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Trovati 7 documenti.

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Il ciclope
Libri Moderni

Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.>

Il ciclope : testo greco a fronte / Euripide ; introduzione, traduzione e note di Guido Paduano

6. ed.

BUR, 2018

Ifigenia in Aulide / Euripide ; traduzione e note di Franco Ferrari ; prefazione di Eva Cantarella
Libri Moderni

Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.>

Ifigenia in Aulide / Euripide ; traduzione e note di Franco Ferrari ; prefazione di Eva Cantarella

[Milano] : Corriere della sera, [2012]

I classici del pensiero libero ; 36Greci e latini

Medea / Euripide ; traduzione e appendice metrica di Ester Cerbo ; note di Ester Cerbo e Vincenzo Di Benedetti ; prefazione di Ranieri Polese
Libri Moderni

Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.>

Medea / Euripide ; traduzione e appendice metrica di Ester Cerbo ; note di Ester Cerbo e Vincenzo Di Benedetti ; prefazione di Ranieri Polese

[Milano] : Corriere della sera, [2012]

I classici del pensiero libero ; 14Greci e latini

Ippolito
Libri Moderni

Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.>

Ippolito / Euripide ; traduzione e cura di Davide Susanetti

Milano : Feltrinelli, 2005

Abstract: Figlio di Teseo e della sua prima moglie, Ippolito è un adolescente casto e devoto ad Artemide: passa il tempo a cacciare, disdegnando Afrodite. Per vendicarsi, la dea dell'amore escogiterà un piano crudele, facendo innamorare di lui la matrigna Fedra, figlia di Minosse e seconda moglie di Teseo. Da questo spunto nasce la tragedia di Euripide presentata in questo volume, con la cura e la traduzione di Davide Susanetti.

Alcesti
Libri Moderni

Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.>

Alcesti / Euripide ; introduzione, traduzione e note di Guido Paduano

8. ed

[Milano : Rizzoli], 2004

Abstract: Rappresentata nel 438 a.C., Alcesti è la più antica fra le tragedie di Euripide a noi pervenute. Ispirata a un mito di cui si narra anche nel Simposio di Platone, essa mette in scena una storia d'amore, che ha per protagonisti il re di Tessaglia Admeto e la sua sposa Alcesti. Admeto ottiene da Apollo la possibilità di sfuggire alla morte, a patto che un altro si sacrifichi in sua vece. E a dare la vita per lui non sono i vecchi genitori, né gli amici fidati, ma la giovane moglie. La tragedia, poi conclusa dall'intervento benefico di Eracle che strappa la donna alle divinità infernali, dà la misura del talento creativo di Euripide, capace di penetrare zone inesplorate dell'emotività umana.

Le baccanti
Libri Moderni

Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.>

Le baccanti / Euripide ; a cura di Giulio Guidorizzi

Venezia : Marsilio, 1989

Abstract: Dioniso vuole diffondere in Grecia il suo culto, a cominciare da Tebe. Qui il vecchio re Cadmo ha chiamato a succedergli il nipote Penteo, figlio di sua figlia Agave. Dioniso per punire Agave e le donne della città della loro poca fede nella sua divinità, le ha invasate. Anche Cadmo e Tiresia sono invasati. Dioniso si presenta in città come un mago. Penteo cerca di far arrestare il falso mago, ma ormai è anch'egli completamente soggiogato e viene convinto ad andare sul monte Citerone a spiare i riti delle baccanti, travestito da baccante. Lì Agave e le donne lo fanno a pezzi credendolo un leone. Cadmo riporta Agave alla coscienza e così la donna scopre di portare come trofeo la testa del figlio. La vendetta del dio è compiuta.

Ifigenia in Tauride
Libri Moderni

Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.> - Euripides <485 a.C.-407/406 a.C.>

Ifigenia in Tauride ; Baccanti / Euripide ; introduzione e traduzione di Umberto Albini ; note di Maurizia Matteuzzi

Milano : Garzanti, 1987

Abstract: Agave porta, infissa in cima a un tirso, la testa del figlio Penteo che le sue compagne hanno fatto a pezzi: la vuole consegnare a Bacco in segno di vittoria. «A lui porta un trionfo fatto di pianto», fa dire Euripide al servo che racconta ciò che ha visto accadere sul Citerone. Invasata, Agave non sa che ciò che brandisce come un trofeo è il capo sconciato del figlio, e il momento nel quale lo capisce costituirà una delle più tremende scene di riconoscimento della tragedia antica. Le "Baccanti" erano iniziate con Dioniso che annunciava di volersi rivelare come dio in Tebe, di desiderare il riconoscimento e la venerazione. Li ottiene a prezzo di un sacrificio immane, che immola la ragione sull'altare della follia, e precipita l'intera stirpe di Cadmo nella disgrazia. In questa tragedia, l'ultima prodotta dal grande teatro del V secolo a.C., e l'ultima, probabilmente, composta dall'autore prima della morte (fu messa in scena ad Atene dal figlio), Euripide «ripropone in modo emozionante e terribile quello che era stato uno tra i temi fondamentali del suo teatro, cioè il conflitto tra ragione e irrazionale». Al suo centro si trova infatti la follia scatenata delle menadi, che infuria sulla montagna, con le donne che, cinte di pelli maculate, inghirlandato il capo di edera, brandendo il tirso nelle mani, si abbandonano a danze furibonde al suono di flauti e tamburelli. «Cos'è mai la saggezza?» si domandano le baccanti del Coro: «quale il dono più bello degli dèi ai mortali?» La loro risposta è spesso sibillina, paradossale: «Non è sapienza il sapere». Le "Baccanti" discutono il tema della sophia in modo insistente, con tutta l'urgenza che il fenomeno culturale e religioso del dionisiaco - superbamente illustrato dal curatore - richiede. «Molti sono gli aspetti delle cose divine, molte cose gli dèi realizzano contro ogni speranza» conclude il Coro, qui come in altre tragedie di Euripide, «ciò che si attende non si compie, dell'inatteso il dio trova la strada.».