Trovati 9 documenti.
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Trovati 9 documenti.
Poesie d'amore e libertà / Jacques Prevert
Milano : RL libri, copyr. 1999
Fatras / Jacques Prevert ; traduzione di Luigi Tundo ; postfazione di Luciano Bianciardi
4. ed
Parma : Guanda, 1999
Abstract: Apparso in Francia nel 1966, Fatras, uno degli ultimi libri pubblicati in vita da Jacques Prévert, riassume in modo ideale le molteplici esperienze letterarie e stilistiche del grande poeta francese. Testi in prosa, giochi di parole, brevi battute, poesie, teatro, collages fotografici: con la consueta libertà formale e contenutistica, Prévert riafferma qui la sua straordinaria felicità inventiva e la capacità di toccare i sentimenti più vivi del lettore.
Firenze : Salani, copyr. 1998
Abstract: Prévert non è antico, non è sentimentale, non è decadente. Prévert è vivissimo come un adolescente d'oggi. Nonostante Prévert sembri a tratti classico, i suoi versi prefigurano la liberazione sessuale delle nuove generazioni, quella il cui amore vince l'invidia dei vecchi, l'indignazione dei benpensanti e perfino la miseria e la guerra. Versi d'amore allegri, dissacranti, ironici, anarchici, mai retorici, ricchi anche d'umor nero. Ma non è tutta spavalderia. Sul fondo si annida la malinconia di ogni amore, ricchezza splendida ma fragile; da custodire teneramente.
Sole di notte / Jacques Prevert ; a cura di Vivian Lamarque
2. ed
Milano : Guanda, 1993
Abstract: Una raccolta postuma di poesie d'occasione del grandissimo poeta francese: versi scritti per qualche rivista o catalogo, per qualche mostra, per semplice amicizia o per commemorare un incontro, su una cartolina, o un biglietto a qualcuno particolarmente caro. Poesie sparse, qui riunite per ritrovare ancora una volta quell'irresistibile afflato lirico che ha fatto di Prévert uno dei più grandi poeti del nostro tempo.
Paris : NRF : Gallimard, stampa 1991
Abstract: Raccolta di poesie pubblicata subito dopo la Seconda guerra mondiale, è in perfetta sintonia con il clima culturale del proprio tempo. C'è la stessa ansia di uscire dalla pagina ed entrare nella vita che determinò il successo mondano dell'esistenzialismo, c'è l'eco di qualche battuta come si immaginava che Sartre potesse pronunciarne al Café de Flore, c'è il cabaret colto, Brecht, la capacità di fare inquadrature come quelle memorabili dei film di Camé, e di dare alle immagini ora la compattezza del volto proletario e fraterno di Jean Gabin, ora quell'effetto di dissolvenza che per chi ha vissuto in Bretagna sarà sempre un molo che si scioglie a metà tra la sabbia e il cielo, nella nebbia della bassa marea.
Parma : Guanda, copyr. 1990
Abstract: La questione ecologica oggi ha varcato i confini della coscienza individuale per ricoprire un ruolo da protagonista nell'agenda politica mondiale e sulle prime pagine dei giornali. Ma molto prima che diventasse una priorità condivisa e innescasse un dibattito ideologico, è giunto il fiuto, l'istinto del poeta. Grazie a un lessico e a un'iconografia di incredibile attualità, Jacques Prévert conia veri e propri slogan da stampare sui manifesti o da gridare nelle piazze; così incisivi e potenti che, come scrive Edoardo Albinati nella sua introduzione, non crederci sarebbe quasi "segno di malafede, di cattiva coscienza".
Poesie / Jacques Prevert ; a cura di Bruno Cagli
Roma : Newton Compton, 1988
Le foglie morte / Jacques Prevert ; a cura di Maurizio Cucchi
Parma : Guanda, copyr. 1981
Abstract: Una raccolta che presenta il miglior Prévert, il più intenso e il più suggestivo, nella traduzione di uno dei migliori, nuovi poeti italiani. Vi si ritrovano poesie celebri come La luna e la notte, Les enfants de bohème, Bella, La notte bianca e soprattutto Le foglie morte (quella della celebre canzone musicata da Kosma), che sono l'emblema e il titolo dell'intera raccolta. E vi si trovano tutti i toni della poesia prévertiana: la malinconia e l'affettuosità, l'ironia e il disincanto.
2. ed
Parma : Guanda, 1980
Abstract: Il gioiosamente dissacrante Prévert ha questo di bello in più, a rileggerlo oggi: che, senza averlo voluto o saputo a suo tempo, con la sua vivacità dissacra la dissacrazione salita in onore negli anni successivi, in tanti un po' dovunque premessa d'obbligo al fare poesia, poetica condizionata e condizionante e perciò monotona e monocroma nei suoi argomenti e nelle sue applicazioni. (...) Questo gaspilleur delle proprie risorse naturali, questo dispensatore di sorpresa e di ilarità, sorprende ed è irresistibilmente comunicativo, a luci spente e musiche svanite, ancor oggi: come ai loro bei tempi Chaplin e René Clair. (Vittorio Sereni)