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Mondadori, 27/02/2024
Abstract: Sul finire degli anni Trenta, mentre all'orizzonte rumoreggia già la guerra, un giovane lombardo, Mario Ghersi, si trova a svolgere il servizio militare in un paesino del Meridione, dove si innamora di una ragazza del posto, Rita; la natura volubile e in qualche modo selvaggiamente libera della donna renderà impossibile per il soldato portare avanti una storia d'amore che rimarrà solo accennata. Altrettanto incompiuta è la relazione di Rosa Gagliardi con il fidanzato, per ben diversi motivi: il ragazzo infatti muore in Libia nella battaglia di Sciara Sciat. Protagoniste dei due lunghi racconti qui riuniti e già pubblicati assieme nel 1958, Rita e Rosa non potrebbero essere più diverse, eppure le accomuna un unico destino di solitudine e disillusione; soprattutto, a legare le loro vicende essenziali, la nitidissima narrazione di Cassola che, come scrive Massimo Onofri, "ci appare sempre come un atto di obbedienza alla vita, di modo che nella limpidezza di superficie possa affiorare ciò che giace nel buio dei fondali".
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Mondadori, 23/10/2012
Abstract: Nella Volterra degli anni Trenta, Fausto e Anna vivono l'incanto del primo amore tra inquietudini adolescenziali e dubbi sui modelli dell'ambiente di provincia. Si ritrovano per caso anni dopo - Fausto uomo e partigiano, Anna moglie e madre - ormai divisi dal loro differente vissuto. Il passaggio a un'età più matura, pur nel riferimento a tempi e luoghi precisi, si eleva a paradigma del diventare adulti attraverso le scelte attuate, divergenti per lo scarto tra l'ideale, inseguito nell'irresolutezza dall'intellettuale Fausto, e il reale, incarnato dalla pragmaticità semplice della meno esitante Anna. E in quanto tappa della ricerca che Fausto fa di se stesso, la Resistenza, rappresentata con fedeltà alla storia, è illuminata nei suoi significati e nelle sue ombre dagli interrogativi del protagonista. Vicenda amorosa ed esperienza dell'impegno, vita e destini si fondono mirabilmente nel realismo antiretorico di Cassola, che fa di questo suo primo romanzo (apparso nel 1952 e poi riscritto nel 1958) un capolavoro della letteratura italiana del dopoguerra.
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Mondadori, 22/03/2013
Abstract: Mara è una giovane di Monteguidi, piccolo paese della Val d'Elsa, che all'indomani della Liberazione conosce il partigiano Bube, eroe della Resistenza, e se ne innamora. Questi, tornato alla vita civile imbottito di precetti di violenza e vendetta, ha commesso un delitto e, dopo un periodo alla macchia, viene catturato e condannato a quattordici anni di carcere. Mara, maturata proprio grazie alla forza del sentimento per Bube e divenuta ormai donna, decide di aspettare l'amato con animo fedele e ostinato. Con questo romanzo - pubblicato nel 1960 e seguito nel 1963 da una celebre versione cinematografica interpretata da Claudia Cardinale - Cassola si aggiudica il premio Strega e raggiunge il successo anche internazionale. La ragazza di Bube segna una profonda cesura nella narrativa italiana del dopoguerra: benché ispirato a una vicenda realmente accaduta, il romanzo si arricchisce di elementi psicologici e lirici superando le istanze neorealiste, tanto per il linguaggio quanto per il rifiuto dei dogmatismi ideologici. "Il romanzo" sostiene infatti Cassola "viene prima di ogni interpretazione della realtà, è la ricerca continua della verità degli uomini."
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Mondadori, 08/10/2013
Abstract: Opera d'esordio di Cassola, la raccolta La visita del 1942 è, nell'edizione accresciuta del 1962 che qui si pubblica, molto più di una ristampa a distanza di vent'anni. Gettando uno sguardo à rebours sui suoi inizi, all'indomani del successo de La ragazza di Bube, lo scrittore traccia anche un bilancio dell'oggi alla luce di quel lontano passato, e sul ritorno ad esso costruisce il proprio futuro narrativo. Lo scorrere del tempo, al quale egli sempre si rapporta, è ne La visita motivo ispiratore e cardine di una poetica che riconduce le singole vite all'ininterrotto fluire dell'esistenza. Segmenti di un unico destino, i microcosmi di queste prose brevi compongono il romanzo della vita che, tra memoria e attesa, non conclude mai e di quel fluire restituisce il ritmo. Sono schegge d'autobiografia e storie, intuite o presagite da un semplice gesto, di un'umanità comune, còlta nell'elementarietà dell'esistere. Ne rivela il senso profondo, trasformando la loro fissità di istantanee in epifanie del quotidiano, l'evocatività della scrittura antiretorica di Cassola in cui, tra echi montaliani e influssi del primo Joyce, si racchiude il segreto della sua arte.
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minimum fax, 13/06/2019
Abstract: Tra le 8.35 e le 8.45 del 4 maggio 1954 si verifica uno scoppio di grisou al pozzo Camorra, nella miniera di lignite di Ribolla. In seguito all'esplosione e all'incendio di polvere di carbone, muoiono quarantatré minatori. È una tragedia nazionale. Le salme vengono portate in un'autorimessa per essere ricomposte e identificate, poi allineate nella sala del cinema. Su ogni bara l'elmetto da minatore, e sotto lo schermo un altare di bandiere rosse. Le donne piangono; i vecchi operai ripetono la stessa frase come un salmo responsoriale: "L'avevamo detto tante volte che doveva succedere, ed è successo".In questa camera ardente improvvisata l'inchiesta che Carlo Cassola e Luciano Bianciardi stavano conducendo sulle condizioni di lavoro dei minatori toscani cambia natura. Entrambi si sono ormai affratellati a questi uomini dai polmoni sconciati, di poche parole, spesso di famiglia contadina e in maggioranza di fede comunista. Gli hanno prestato i loro libri, organizzato proiezioni e incontri, ne hanno ascoltato il destino di infortuni e silicosi. La sciagura non è dovuta a una tragica fatalità, ma "a una consapevole inadempienza" da parte della Montecatini: è il capitolo finale, il più doloroso, di una lunga storia di sfruttamento, dalla formazione delle prime società minerarie alla nascita dei villaggi operai, alle lotte antifasciste e sindacali. I minatori della Maremma diventa così un'orazione funebre e un atto d'accusa, un'opera coraggiosa all'epoca della sua pubblicazione che conserva ancora oggi intatta la sua attualità.
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minimum fax, 18/02/2021
Abstract: Il gigante cieco uscì nel 1976, al tempo dell'incubo atomico e dell'equilibrio del terrore. L'anno dopo, coerentemente alle proprie idee, Cassola fondò la Lega per il disarmo unilaterale. A rileggerlo adesso, questo breve trattato politico, storico e filosofico ci appare ancora esplosivo e spaventosamente attuale: solleva questioni di fondo, che non hanno avuto soluzione, e la posta in gioco è ormai la sopravvivenza della specie."Io non so se certe persone influenti si siano accorte che stiamo andando verso l'abisso", scrive qui l'autore. Con il suo stile logico e lineare, ripercorre la storia degli uomini come un cumulo di assurdità e ne denuncia la probabile, e forse imminente, estinzione per una catastrofe ambientale o lo scoppio di una guerra nucleare. La sola alternativa è riprendere la proposta di Platone e di Voltaire e affidare il potere all'intelligenza. Servono un nuovo illuminismo e la creazione di un ordine mondiale, combinare l'esame attento della realtà con la spinta dell'utopia, capire con chiarezza dove e perché le rivoluzioni del passato sono fallite o sono state tradite, e schierarsi apertamente contro il nazionalismo armato e la morale del branco, l'arte decadente, lo storicismo e il riformismo.Quello di Cassola è un discorso accorato sulla necessità e improrogabilità di una rivoluzione culturale. L'arte non è un oggetto di consumo ed esiste per consolarci con la bellezza, ma tocca agli artisti dire come il mondo deve cambiare e avviare la rivoluzione più grande di tutte: la nascita dell'internazionale. Altrimenti il sonno della ragione partorirà i suoi ultimi mostri.