Trovati 63271 documenti.
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Bompiani, 03/04/2012
Abstract: Sessantanove "nuovi" racconti di Moravia, dispersi su giornali, riviste, almanacchi, fra il 1928 e il 1951. Una rinnovata ispezione in varie biblioteche, che Simone Casini e Francesca Serra hanno condotto con mano sollecita, ha dato un frutto insperato. Moravia sembrava aver "dimenticato", o lasciato alla sonnolenta dimenticanza degli archivi parte proficua del proprio lavoro. Da quello straordinario regista della propria esistenza che l'autore de "Gli indifferenti" è stato, vale la pena credere che in quell'oblio abbia avuto parte una voluta ambiguità. Non si trattava di salvare subito in volume quanto egli pensava fosse il fior fiore del proprio "raccontare" - anche se i racconti che raccolse via via nel corso degli anni Trenta e Quaranta, non per pochi lettori rappresentano un vertice espressivo ineguagliato. Il volume "Racconti 1927-1951" che li raduna, da "Cortigiana stanca" a "Luna di miele, sole di fiele", è un classico della narrativa italiana del '900. Credo che Moravia puntasse a fissare un canone di sé, o un'immagine, quella dello scrittore racchiuso per intero in un principio di realtà, di "romanziere realista", con tutto quanto rappresentava quest'idea, in senso anche filosofico: non scrittore fotografo della vita, ma narratore interprete dei sospetti che con crudezza l'esistenza declina. Secondo questo criterio egli costruì, selezionò quei suoi volumi. I racconti ora ritrovati ci fanno capire che se certamente è stato l'interprete più felice della tradizione "realista" italiana che si incardina nei nomi di Boccaccio, Machiavelli, Goldoni e Manzoni, altro c'era nella sua immaginazione, che parrebbe situarsi fuori di quella linea, e che in lui trovò sintesi efficace. Questi racconti "nuovi", scanditi in tre fasi - quelli che dagli esordi sfiorano lo scoppio della guerra, quindi i racconti che disegnano "tipi", "caratteri" in bilico fra classicità e surrealismo; infine le narrazioni "romane" e "ciociare" del dopoguerra, grondanti felicità visiva - questi racconti, nella loro interezza, ci dicono che Moravia è stato anche buon lettore, discepolo, sosteneva, di Rimbaud e di Dostoevskij. Pagine di sprofondamento nelle oscurità, nelle "caverne" della psiche, pagine di avviso che il male è sempre sulle porte dell'anima, e poi paure e dilavate, rivoltate fantasie, dove visioni di moderna civiltà urbana spiovono in una atmosfera di cifrata irrealtà: Moravia sembra qui catturato dagli aspetti provocatori, sornionamente e comicamente provocatori anche, del grande decadentismo europeo. Insomma, si tratta di scritti utili soltanto alla ricognizione di un laboratorio, di un'officina? La risposta è no. Non c'è un momento in cui Moravia scrivendo abbia dismesso l'idea che il narratore debba raccontare e raccontare, catturare il proprio lettore, tenerlo alla gola per non fargli perdere il piacere, il gusto di correre l'avventura del mondo, anche se questa avventura è pur sempre un'incognita. Ma, sosteneva, è l'incognita della "bella vita". (Enzo Siciliano)
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Bompiani, 12/03/2012
Abstract: Lui: Guido, quarantenne, giornalista di strada poi di TV. Lei: Chiara, trentenne, insegnante, femminista, infine convertita all'omosessualità. La loro storia nata da un'attrazione intellettuale da parte di lei e fisica da parte di entrambi, un anno dopo consuma la propria crisi in una sazietà triste che provoca in Chiara un malessere profondo, una sempre più evidente volontà di chiudere quell'esperienza. Due tragici e misteriosi eventi (l'uccisione di un famoso modello e il suicidio di un noto senatore comunista) scuotono l'ambiente mondano e quello politico-televisivo. Una parziale chiave di lettura dei due misteri, e non solo di essi, si trova nelle cartelle cliniche del padre di Guido, uno psichiatra filosofo appena andato in pensione. Guido, attraverso la loro lettura, viene a conoscenza di straordinarie vicende umane e patologie che rivelano la "normalità della follia". Tutto questo in un romanzo estremo il cui protagonista è perennemente scisso tra i sogni della propria esigente ma velleitaria moralità e l'inevitabile ma sgradevole necessità del compromesso, che lo fa sentire come "fuori dalla grazia". "Quell'uomo sinistro le chiese con l'espressione in volto di un manichino di Grandi Magazzini: 'Dunque, signora, cosa posso fare per lei?' 'Uccidere un uomo. Forse.' 'Siamo tutti di carne e ossa, qualche curiosità fuori contratto possiamo permettercela. Si può sapere qualcosa di più su quell'uomo? Dopotutto se dovremo intervenire non sarà come tirare al piattello. Anche i killer hanno un'anima.'"
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Storia dei mille narrata ai giovinetti
Bompiani, 12/03/2012
Abstract: La Storia dei Mille narrata ai giovinetti, pubblicata per la prima volta nel 1904, è forse l'opera di Giuseppe Cesare Abba che nei decenni successivi ha riscosso il maggior interesse di pubblico. Il testo, composto con toni celebrativi ed enfatici, ripercorre l'avventura di Garibaldi e dei suoi uomini analizzando il contesto culturale e politico in cui si formò la spedizione. Cavour, Mazzini, il desiderio dell'Unità d'Italia, e poi la Sicilia, la regione dove si poteva affermare il grande sogno risorgimentale di un popolo finalmente unito, sono gli elementi attorno ai quali Abba costruisce la sua partecipata narrazione. Narrazione di un viaggio, di una traversata, di un sogno che si realizza e che centocinquant'anni dopo è quanto mai utile far riascoltare ai ragazzi.
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Bompiani, 12/03/2012
Abstract: Figura controversa, a fronte di un'indiscussa fama come eccezionale virtuoso del pianoforte, per il suo talento compositivo Franz Liszt manca ancora oggi di una definitiva collocazione nella storia della musica.Michele Campanella, fra gli interpreti lisztiani più noti a livello internazionale, ne delinea un ritratto complesso e "vissuto", che parte dalla sua personale esperienza di concertista. Dall'esposizione del "caso" Liszt, attraverso un discorso metodologico sugli aspetti tecnici necessari a un'adeguata interpretazione dei testi, si sviluppa un percorso musicale che è anche un racconto biografico, sino alla definizione di una nuova immagine del compositore ungherese.Trionfante virtuoso e frequentatore dell'alta società, Liszt termina i suoi anni chiuso nella riservatezza dell'asceta e nella sperimentazione di nuovi linguaggi musicali. Una storia da riscoprire.
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Bompiani, 12/03/2012
Abstract: Chi è il poeta e chi il pazzo? È, il poeta, un genio dell'immaginazione sempre in bilico sull'orlo della follia o piuttosto è il pazzo a esplorare la dimensione poetica dell'esistenza ai confini della ragione? Non cercate una risposta in voi, ma trovate la soluzione nella penna irriverente e ironica di Gilbert K. Chesterton: una raccolta di sei racconti, che hanno come protagonista Gabriel Gale, poeta detective a caccia di ambigui criminali, figure bivalenti macchiate dal reato ma a loro volta vittime della pazzia. Ma lo stesso Gabriel, investigatore della mente umana, risolve i misteri lottando contro la ragione. Egli è, infatti, anche un poeta, è un artista, e in lui la razionalità lascia spesso il posto all'immaginazione: come un funambolo cammina sulla corda tesa sopra l'abisso che separa sanità e pazzia, realtà e menzogna, per far scoprire al lettore che la soluzione più semplice, la più logica, non è mai quella giusta. Perché anche la ragione, a ben guardare, troppo spesso si rivela una trappola.
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Bompiani, 12/03/2012
Abstract: COMMENTARI REALI DEGLI INCA Pubblicati a Lisbona nel 1609, i Commentari reali degli Inca appaiono da subito come un libro destinato a lasciare una traccia profonda nella storiografia moderna: essi infatti sono opera di Garcilaso de la Vega, detto "l'Inca", un meticcio figlio di un capitano spagnolo e di una peruviana di sangue regale, e rappresentano dunque il primo tentativo di uno sguardo "dall'interno" nella realtà della civiltà precolombiana. La monumentale opera di Garcilaso, in cui si uniscono le memorie della tradizione incaica alla narrazione della conquista spagnola, è però qualcosa di più di un semplice resoconto storico. La scrittura fluida e maestosa di Garcilaso – ritenuto uno dei maggiori prosatori di lingua spagnola – tesse un racconto in cui si sposano l'antico e il moderno, il mito e la cronaca, la nostalgia di un passato irrecuperabile e la coscienza dell'incedere degli eventi: un racconto, pertanto, "meticcio" come il suo autore, e apolide nel panorama dei generi letterari. E ancora oggi le sue pagine si presentano a noi come l'orizzonte in cui il Nuovo Mondo perde definitivamente la propria estraneità agli occhi dell'Occidente.
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Bompiani, 15/02/2012
Abstract: A quale tribù appartieni?"Si avverte un'alacrità e una solerzia compositiva d'antico artigiano: Moravia prende le parole più usuali, ne saggia la resistenza, le lascia ricadere sulla pagina così che esse trattengano qualcosa, e non solo qualcosa, del suo averle sfiorate. Di un pianista si direbbe: è questione di tocco." Enzo Siciliano"Questo libro - scriveva Moravia - è stato scritto nel modo seguente: viaggiando in Africa per svago e desderio di estraneamento, senza fare inchieste nè ricerche nè nulla di tutto ciò che, quando si ha intenzione di scrivere su un viaggio, si fa 'apposta'. In Africa ho voluto portare soltanto me stesso, così com'ero, con la cultura e I'informazione di cui già disponeva e niente di più. Se ho letto dei libri sull' Africa l'ho fatto per curiosità, non per crearmi una competenza d'altronde impossibile. Insomma si tratta di un libro di impressioni; cioè della storia di una felice e invaghita disponibilità. Così il fine che il libro, modestamente, si propone non è di informare, né di istruire né tanto meno di giudicare ma di ispirare al lettore lo stesso interesse e la stessa simpatia che mi hanno spinto a viaggiare per il continente nero."
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Bompiani, 03/04/2012
Abstract: Romanzo visionario e corrosivo, L'osteria volante è uno dei libri più conosciuti dell'autore inglese. Con la sua tipica cifra onirico-immaginifica, Chesterton ambienta la storia in un'Inghilterra di cento anni dopo, quindi dei nostri tempi, in cui i grandi poteri economici hanno stretto un'alleanza con l'Islam, ritenendo che sia meglio del Cristianesimo per mantenere un adeguato controllo sociale sulla popolazione.Lo strano connubio fra i potentati commerciali e la legge islamica porta alcune conseguenze paradossali, tra cui l'introduzione di norme che mettono fuori legge gli alcolici.Ed è così che un capitano irlandese, Patrick Dalroy, decide di fomentare una rivoluzione popolare, portando in giro per tutto il paese l'insegna di un pub: L'osteria volante.Così avrà inizio la rivolta. Coinvolgente fino all'ultima pagina, il libro lascia stupefatti per la capacità di intravedere un futuro che, all'epoca di Chesterton, era assolutamente inimmaginabile.
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Bompiani, 02/04/2012
Abstract: Dopo un'animata discussione sul tema dell'anarchia, Luciano Gregory, poeta anarchico, riesce a convincere l'amico e collega Gabriele Syme della serietà delle sue argomentazioni e a condurlo a una riunione del Consiglio Centrale Anarchico. I membri della setta hanno fatto però una scelta bizzarra, decidendo di assumere per maggior sicurezza i nomi dei giorni della settimana, e quando Syme sceglie di entrare a farne parte, gli viene assegnato il nome di Giovedì. Ma Syme in realtà non è ciò che dichiara di essere, bensì un agente di Scotland Yard... Da questa sorprendente rivelazione prende l'avvio una girandola di false identità, misteriose allusioni e paradossali ambivalenze, perché ogni membro del Consiglio ha i suoi segreti, e la trama diventa un susseguirsi di eventi concitati e strabilianti, che convergono verso l'enigmatica figura del Presidente, che ha assunto il nome del settimo giorno, Domenica. Ma qual è la natura di questa misteriosa associazione e quali sono i suoi veri scopi? E chi si cela veramente dietro la figura di Domenica, che suscita in Syme una paura irrazionale?
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Bompiani, 05/04/2012
Abstract: Patrimonio d'arte, di storia e di cultura, Venezia è una città straordinaria, il cui splendore è l'espressione di un grande passato. Rivolgendosi a coloro per i quali la conoscenza della città vuol essere anche il soddisfacimento di una curiosità intellettuale, Alvise Zorzi interpreta con competenza il destino del "piccolo popolo" di pescatori, tessitori e marinai che cercarono sulle isole anfibie un luogo di sopravvivenza e seppero poi trasformare un territorio di sabbie e canneti in una sfavillante città di palazzi, chiese, teatri, giardini, cantieri, piazze. Ma Venezia vive anche per opera dei grandi mercanti che nel passato trovarono le rotte per Alessandria d'Egitto, Trebisonda, il Mar Nero, la Giordania, fino all'India e al Catai, e delle grandi famiglie che ne determinarono la ricchezza e lo sfarzo. Perciò, indagando nella documentazione catastale e negli estimi patrimoniali, l'autore segue anche da vicino le sorti degli Orseolo, dei Dolfin, dei Mocenigo, dei Pisani, dei Venier, degli Zorzi, dei Vendramin e dei Foscari. E il ritratto che delinea della sua città, a partire dal 25 marzo 421 – data leggendaria della formazione – fino al 17 ottobre 1797 – giorno in cui con la firma del trattato di Campoformio venne sancita la fine della Serenissima – è un documento appassionato in cui si rintracciano i fatti noti o ancora inesplorati, i trionfi e le sconfitte, l'apoteosi o la decadenza. Ma anche una guida emozionante per chi in Venezia vuol cercare la forza o la dolcezza dei sensi e dei sentimenti con la volontà, però, di capire.
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Bompiani, 05/04/2012
Abstract: "In questo volume il lettore troverà prove cospicue di quell'arte del racconto che Alberto Moravia ebbe quale dono indiscutibile. Ho sentito affermare spesso che Moravia sia più artista come scrittore di racconti che come scrittore di romanzi: è un'opinione pari a un'altra, ma non priva di concrete ragioni. E' vero che Moravia si diede al racconto con la passione di un artigiano, una passione che non conobbe soste; e se riteneva che il racconto fosse animato da un'intuizione molto vicina a quella della poesia, mentre invece il romanzo era spiegato nel sentimento architettonico della forma, attraverso una struttura all'interno della quale lo 'studio della vita' è convesso in un'articolata visione del mondo, se riteneva questo, ho sempre avuto l'impressione che egli si desse al racconto, più che per un raptus ispirativo o sotto lo stimolo di una 'intuizione lirica', proprio per essere fedele a una tensione d'allenamento, lo scaldarsi i muscoli, in vista di quello scatto duro e faticoso che mette a segno un romanzo. In lui, nella sua fisiologia di scrittore, racconto e romanzo erano indissolubilmente legati. Moravia raccontava che Calvino un giorno gli disse: "Smetti di scrivere racconti romani, ne hai scritti troppi." Lui smise, ma non smise di scrivere racconti: voltò pagina, e nacquero i racconti de "L'automa". In questo volume sono riuniti i racconti che Moravia, lungo l'arco della vita, senza mai radunarli in volume, pubblicò su giornali e riviste. Sono pagine sparse, perdute talvolta su testate di cui non c'è più notizia: molti sono ritagli trovati tra le sue carte, in casa, ammucchiati nel caotico disordine che per lo scrittore era abituale" (dalla prefazione di Enzo Siciliano)
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Bompiani, 21/03/2012
Abstract: C'è stato un tempo, negli anni settanta del Ventesimo secolo, in cui un uomo, Carlo Silvestro, veniva apprezzato per i suoi articoli sui giornali musicali. Ma quando nel 1978 andò a Pune, la terra di Osho, qualcosa cambiò. Oggi, quell'uomo, che ha assunto il nome di Svatantra Sarjano, vive a Goa. In questo libro ha deciso di mostrare a chiunque voglia leggerlo il suo "approccio alla vita". Se la parola ha perso per noi occidentali il suo significato originario, la sua anima, la sua collocazione nella rosa dei simboli, Sarjano vuole recuperare questa realtà profonda, che è prima delle parole scritte, perché rimanda alla parte essenziale di noi: invisibile, in apparenza, ma attingibile attraverso una speciale attenzione, la stessa che ci fa capire che "la Sorgente di tutto ciò che esiste e l'anima sono la stessa cosa, e tutto ciò che esiste forma un'unità con questa Sorgente e con quest'anima".Il segreto si chiama "semplicità". Ma per arrivare a questo strato primitivo di roccia bisogna sottrarre ciò che ostacola il cammino, i condizionamenti palesi e sotterranei, il dualismo mente-corpo, femminile-maschile, cultura-ignoranza: in una parola, tutti i falsi concetti che l'uomo contemporaneo si è costruito per rendere assoluta la sua separazione dal fondamento di ogni cosa. Seguire il cammino indicato con umiltà da Sarjano significa allora leggere insieme a lui il grande romanzo del vero Essere, che è qui con noi, vicino a noi, e pronto a svelarsi a uno sguardo innocente.
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Bompiani, 05/04/2012
Abstract: Il soggetto è storico: la presa da parte dei Turchi, nel tardo quattrocento, della cittadina puglise d'Otranto. Ma io, più che il soggetto, lo chiamerei lo sfondo, tutt'altro che decorativo ma vivo e vero nel suo tumultuare di galeoni, di scimitarre e di bombarde, se non addirittura un felice pretesto, tanto per dar motivo alla mano, e soprattutto all'estro e al cuore, di muoversi e rappresentarci una delle più belle Romanze, nel senso antico e nobile della parola, da noi apparse: una storia la quale non tocca tanto l'epica esteriore dell'avvenimento, bensì l'altra, quella molto più nascosta e intima di Coloro, uomini e donne che ne furono i concreti protagonisti: gli Eroi, per tornare alle definizioni enfatiche, e i Martiri. La Corti, con l'udito fino di chi è mosso da amore, ha saputo ascoltare alcune di quelle antiche voci (di quelle brillanti giovinezze, di quelle vite), del resto identiche alle figura d'oggi, e in altrettanti racconti in prima persona, concatenati dal motivo conduttore della battaglia, è riuscita a comporre uno spartito musicale tra i più affascinanti, dove l'intera Terra d'Otranto "suona" vivissima non solo nella sua realtà storica di allora, ma in quella, anche geografica ed etnica, d'oggi e di sempre. Una Terra d'Otranto che appunto per la sua concretezza diventa poeticamente la terra delle passioni più vere, e dei più genuini sentimenti dell'intera unità nostra". Giorgio Caproni, "La Nazione", 30 gennaio 196
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Bompiani, 03/04/2012
Abstract: L'invidia è un sentimento che cresce lentamente. Uno scrittore-giornalista, per una serie di incontri casuali e di circostanze, viene travolto da una curiosità sempre più ossessiva per un famoso artista: Julian Sax. Vorrebbe conoscerlo, intervistarlo, ma sembra che vi sia attorno al grande pittore uno schermo protettivo che ne impedisce il contatto. Quando finalmente lo scrittore riuscirà a vederlo, verrà sorpreso da un imbarazzo e da una timidezza tali da non riuscire neppure a parlargli. Sarà sua moglie, l'affascinante e sensuale Rossa, a portarlo da Tony's, il piccolo tea-room a Londra dove Sax trascorre alcune ore della sua giornata, accompagnato da figli, modelle e amici. La libertà e la consapevolezza del talento di Sax suscita un sentimento sempre più insistente e profondo di invidia nel protagonista, fino alla gelosia per timore che sua moglie Rossa possa soccombere al fascino di quel seduttore, un lupo con gli occhi azzurri e penetranti, che attira le donne, le ritrae e le abbandona. Come finirà la storia? In un susseguirsi imprevedibile di passioni, di colpi di scena, di sentimenti contrastanti che lasciano il lettore stupefatto. Elkann, in questo romanzo, ritrova il filone narrativo di Il padre francese in cui realtà e finzione coinvolgono il lettore in una storia vissuta da personaggi che non potrà dimenticare.PREMIO MONDELLO 2006
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Bompiani, 05/04/2012
Abstract: Dominato dalla figura di un personaggio, Sergio, che si può definire compositore e no, italiano e no, marito e no, che si sente perverso e attraente e passa facilmente dall'orgoglio alla insicurezza, dall'euforia al panico, il romanzo si snoda attorno a un tema - precipitare dentro, la temerarietà o l'insidia - che ricorda come le circostanze sono poca cosa, mentre il carattere è tutto. Ambientato in spazi cosmopoliti, tra New York e Venezia e altre città europee, volti e geografia si intrecciano in un gioco di estrema suggestione, in cui emerge tutta la maestria narrativa di Alain Elkann.
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Bompiani, 03/05/2012
Abstract: Da narciso a Blade Runner a Frankenstein. La mitologia è ancora attuale? Secondo lo psicoanalista Aldo Carotenuto l'immaginario fantascientifico è quello che meglio si presta a indagare gli archetipi del postmoderno. Attraverso un'accurata analisi delle maggiori opere di fantascienza – da Jules Verne a Isaac Asimov, da Herbert George Wells a Philip Dick – è possibile ricostruire gli scenari delle paure collettive. Ombre, proiezioni e fantasie che trovano nell'alieno, nei robot e nei mostri le loro incarnazioni. E che non sono poi così lontane dalla realtà quotidiana: l'alieno infatti è il persecutore che alberga in ognuno di noi. Tra creatività e patologia, l'Autore ci introduce nel mondo dell'immaginazione e delle sue metamorfosi.
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Boulevard de Sébastopol e altri racconti
Bompiani, 03/05/2012
Abstract: Boulevard de Sébastopol riunisce per la prima volta due precedenti raccolte di racconti, Le due babe (1986), Vendita all'asta (1993) e l'inedito Bar Jole (2000). Sono storie verosimili; ma il racconto di Elkann fissa il divertimento e l'assurdo che tutte le persone rivelano, a chi le sa guardare con tenerezza e senso del comico. L'umorismo però non è assoluto.Gli oggetti differenti – il pallone di un bambino e una Opel bianca –, le tante città care allo scrittore, New York, Parigi, Londra, Gerusalemme, i luoghi più diversi – le sale d'aeroporto, Saint-Patrick durante un funerale mondano, un supermercato, la campagna nel Sussex o un bar Sport a Roma – costruiscono il circo ininterrotto di un universo di casi fuggevoli, di brevi sorprese, di persone distratte o in fuga; o in fuga è piuttosto il tempo.
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: L'Africa Nera di Alberto Moravia: "inviato speciale" del Corriere della Sera tra il 1975 e il 1981, l'eccezionale cronista annota impressioni, riferisce usi e costumi, descrive luoghi e paesaggi incontrati in un viaggio che è insieme motivo di riscoperta letteraria, valutazione estetica e riflessione socio-antropologica. Così la risalita in battello del fiume Zaire diventa riscontro delle pagine più intense del romanzo africano di Joseph Conrad "Cuore di tenebra"; la cruda luce tropicale della Costa d'Avorio riflette il sogno contemplativo di Gaugin; l'immagine di morte del deserto si trasforma, passando attraverso disperazione e miraggio, in sorprendente immagine di vita.
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: È una raccolta di racconti legati da un clima di attesa e sospensione: la scoperta giovanile della sessualità, rito di passaggio spesso sofferto e torbido che viene magistralmente trattato nel famoso racconto: "Il vassoio davanti alla porta".
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: "Il Moravia 'politico' riflette sui temi pubblici dell'attualità contemporanea la stessa situazione che il Moravia 'scrittore' indaga sul piano privato e interiore dei personaggi. I saggi politici tendono ad esplicitare e a ridurre il contrasto che nell'opera narrativa è implicito e fecondo, formulando da un lato la denuncia di un orizzonte ristretto e sostanzialmente borghese, e manifestando dall'altro lato la tensione utopica verso alternative possibili. È questa dialettica profonda a caratterizzare l'engagement di Moravia, che dunque si muove tra la polarità negativa del 'già visto', entro cui si iscrivono esperienze oppressive pur tanto diverse tra loro quali il vittorianesimo, il fascismo, lo stalinismo, e la polarità positiva del nuovo e del 'mai visto', che ha qui una sorta di suggestivo e precoce manifesto nel saggio del 1944 su La speranza, ovvero cristianesimo e comunismo e che Moravia addita poi, con un entusiasmo talora disarmante, in esperienze storiche come la rivoluzione culturale cinese, oppure la contestazione studentesca del Sessantotto o, in una diversa accezione, l'emergenza del Terzo Mondo. Tra il saggio del 1944 e l'anelito utopico del decennio 1968-1978 si crea così in Impegno controvoglia un cortocircuito significativo, che, mentre si presta a facili smentite e talora ad atroci ironie, documenta un aspetto importante e caratteristico del pensiero di Moravia."dall'Introduzione di Simone Casin