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Il bacio di una morta
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Invernizio, Carolina - Scarlini, Luca

Il bacio di una morta

Einaudi, 07/10/2010

Abstract: - I funerali... - ripeté. - Dunque è morto qualcuno nella villa? - Sissignore: è morta la signora contessa... Il romanzo piú celebre di una scrittrice "dalla fama sicura", come scrive nella prefazione al libro Antonia Arslan, "inossidabile, anche se eccentrica". Un testo che in piú di cento anni, "ha sopportato, praticamente senza difese, ogni genere di dotta dissezione, è stato imitato e tradotto, mille volte ristampato, perfino messo in scena con ironia... L'organizzatissima struttura mentale e il robusto ingegno di sceneggiatrice della Invernizio, hanno creato trame che sfidano le mode, e toccano qualcosa nel nostro profondo, un bisogno che non sappiamo di avere".

Da un'altra carne
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De Silva, Diego

Da un'altra carne

Einaudi, 07/10/2010

Abstract: Guido, uno dei figli della signora Traversari, rientra a casa un giorno con un bambino per mano. Salvino ha dieci anni e un passato segreto. Dei suoi genitori non si sa nulla, né Guido fornisce spiegazioni, anche se tra lui e il piccolo sembra esserci una confidenza costruita nel tempo. Per tutti l'arrivo di Salvino è un tornado interiore. Non solo e non tanto perché è difficile accettare l'estraneo, l'intruso che irrompe nelle nostre esistenze e le sconvolge, un po' le brucia e un po' le rigenera. Le ragioni per cui la sola presenza di quel bambino è sufficiente a modificare gli equilibri di una famiglia e degli individui che la compongono sono in gran parte oscure: ed è proprio questa zona buia, questo luogo di verità in movimento, che il romanzo di De Silva attraversa senza dare né chiedere spiegazioni.

L'estraneo
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Giagni, Tommaso

L'estraneo

Einaudi, 08/05/2012

Abstract: L'estraneo è un mezzosangue. È figlio della Roma di periferia ma non ci è nato, è cresciuto nella Roma bene senza mai sentirsi accolto. Quando finisce la sua storia con Alba, il giovane guarda in faccia la propria estraneità e decide di azzerare tutto, e ricominciare. Nella "Roma di Quaresima", estrema periferia. Affitta una stanza nell'appartamento occupato di Andrea, suo coetaneo, che si fa le maschere di bellezza e di sé non racconta nulla, a parte il sogno di avere una Ferrari. Palazzina G di un comprensorio affacciato sul Viale. Qui, in un territorio per il quale ha il passaporto ma del quale non conosce la lingua, l'estraneo prova disarmato e maldestro a "dare del tu alla vita". Tra maniaci del body-building e riti d'iniziazione in gloria al consumismo, tra pellegrinaggi per il Lupo Liboni e guardie devote allo Stato, incontra Marianna. E se ne innamora perché ha bisogno del suo sguardo, per vedersi. Per cercare ostinatamente un'identità. Un ragazzo di oggi, allevato dalla Roma bene ma partorito dalla borgata. Quando la città "delle Rovine" lo rigetta come un corpo estraneo, decide di immergersi nell'estrema periferia, di provare a impararne il ritmo. Ma se è proprio questa la Roma che suo padre gli ha inscritto nel Dna, e da cui voleva affrancarlo col suo impiego da portinaio in centro, non è detto che osservare la città da questa nuova angolazione ribalti la prospettiva. E salvi dal fallimento. Nella grande tradizione letteraria che indaga il rapporto mai risolto tra periferia e centro, Tommaso Giagni aggiunge la sua personalissima voce. Una lingua contaminata e piena d'invenzione, che raccontando le periferie degli anni Zero, disadorne e vivissime, rivela lo spaesamento di un uomo senza appartenenza.

Tu, sanguinosa infanzia
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Mari, Michele

Tu, sanguinosa infanzia

Einaudi, 07/10/2010

Abstract: "Se diventare grandi può rivelarsi un'illusione o uno strazio, l'infanzia - perduta o ritrovata che sia - resta per sua natura qualcosa di intimamente sanguinoso: un'età ferita". Mario Barenghi "Nel suo fanatismo rimembrante Mari fa spesso scoccare scintille di poesia. Ma le pagine dedicate a Urania sono per noi il massimo: mai ci siamo sentiti tanto gratificati". Carlo Fruttero e Franco Lucentini "Otto scrittori è un racconto che si legge con una commozione che dura dall'inizio alla fine, e nella quale entrano malinconia, gioia e ammirazione. Chi come me fa il critico letterario prova una grande invidia per chi lo ha scritto, uno dei più bei racconti italiani degli ultimi dieci anni". Domenico Scarpa "La mitologia di Michele Mari è quella del grande romanticismo tenebroso. Ama la tenebra: attraversata da lampi e da sottili scie luminose. Attorno ad essa, la sua sapiente retorica forma una interminabile eco, facendo risuonare la sua voce attorno alle voci molteplici della letteratura". Pietro Citati E se da qualche parte nel tempo fosse custodito tutto ciò che abbiamo amato da bambini? Il passato raccontato da Michele Mari è quello mitico e irrecuperabile dell'infanzia, eroso negli anni da una diaspora di oggetti e sentimenti il cui ricordo continua a sanguinare. Ma in questi racconti non c'è mai il rimpianto di una perduta età dell'oro, perché la violenza immaginifica dell'autore opera un recupero altissimo di emozioni infantili legate a un universo in cui le sole figure amiche sono quelle dei propri personali mostri e di pochi, semplici ma "fatidici" giocattoli. "Ciò che hai amato anche un solo mattino, tenertelo stretto fino alla morte" diventa un imperativo totalizzante, e così un album di Cocco Bill può avere più valore dell'Iliade, mentre la gelosia per una compagna di classe continua a suscitare struggimenti e antagonismi senza fine. Ogni pagina spalanca abissi di malinconia dove fanno irruzione visioni fantastiche e terrificanti, in cui riecheggiano nitide le voci degli autori più amati - Stevenson, London, Poe, Melville. Così i giardinetti che accolgono gli svaghi pomeridiani dei bambini diventano lande inospitali, dove s'aggirano tremende creature mitologiche come le Antiche Madri; così un puzzle segna l'iniziazione a un'ascesi quasi monastica, così le copertine di Urania o le canzoni degli alpini diventano la palestra di ossessive elucubrazioni mentali, e tutto è tanto più feticisticamente inventariato quanto più la vita sembra cosa riservata ad altri. Una narrazione di trasalimenti e precoci nevrosi, condotta con commozione ma anche con feroce umorismo dalla voce inconfondibile di Michele Mari. Il ritorno di un libro uscito da Mondadori nel 1997, e già considerato da molti un piccolo, imprescindibile classico.

Voglio guardare
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De Silva, Diego

Voglio guardare

Einaudi, 07/10/2010

Abstract: Celeste ha sedici anni, un corpo come molti e un segreto tutto suo. Ogni tanto, spinta da non si sa quale bisogno, scende sulla litoranea e aspetta. Quando una macchina si ferma, lei sale. Davide Heller è un avvocato penalista di successo. Vive solo in un grande appartamento, è un uomo giovane, bello, taciturno. Anche lui ha un segreto da sempre. Il loro incontro è come una bomba guasta che non esplode mai. Una mattina Heller esce di casa in tenuta da jogging, con un grosso zaino sulle spalle: dentro, il cadavere di una bambina. Celeste lo segue per non mollarlo piú. Di cosa è fatto l'interesse che porta Celeste a frequentare la casa di un assassino senz'altro scopo apparente che non sia quello di conoscerla, scoprirla, camminare per le sue stanze quasi visitasse il male che l'uomo ha dentro? Che cosa spinge due esistenze doppie, ordinarie e malate, a instaurare un incomprensibile legame che le induce a cercarsi, aggredirsi e difendersi senza ragioni?

La memoria dei vivi
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Milone, Rossella

La memoria dei vivi

Einaudi, 01/12/2010

Abstract: L'ostinato perdurare dell'amore di fronte alla malattia. Due sorelle diversissime, divise da anni di silenzi e incomprensioni. Un padre anziano che decide di risposarsi, costringendo la figlia a confrontarsi con il grigiore del proprio matrimonio. Da una giovane narratrice napoletana, tre racconti lunghi di sorprendente intensità. Tre storie di donne spaventate dalla libertà, abituate a vivere con lo sguardo rivolto all'indietro, perché in fondo "tutto quello che succede è un ricordo". Arriva un momento in cui il peso delle scelte compiute s'ingrossa fino a travolgerci. I fantasmi del passato chiedono il conto, seguendo un disegno oscuro e inarrestabile che s'intreccia con i legami famigliari e poi scende in profondità, per dare forma a "una solitudine dilagante che pian piano prende spazio nella carne, fino a diventare tessuto essa stessa". Lena ha accantonato la sua carriera accademica per dedicarsi interamente al marito, gravemente malato. Il giorno dell'inaugurazione della stazione faunistica che lei avrebbe dovuto dirigere, si trova faccia a faccia con quel mondo che credeva di aver chiuso fuori dalla porta. Silvana e Carmen hanno lo stesso padre, ma non potrebbero essere più diverse: sottomessa e rispettosa la prima, estroversa e calcolatrice la seconda. Fin da bambina Silvana ha vissuto all'ombra della sorella, e rivederla dopo tanti anni risveglierà in entrambe un rancore sordo, "simile a un conforto". Nice è intontita da una vita che le sembra una perdita di tempo, da un marito capitatole quasi per caso e poi accantonato in un angolo insieme a molti altri pensieri. Quando il vecchio padre si risposa con la signorina Teresa, Nice si sente tradita: accettare la felicità altrui le sembra un compito impossibile. Tre storie, tre destini, tre donne: ciascuna di loro è fotografata nel momento esatto in cui l'amore, la solitudine, il coraggio e il dolore, convergono in un unico punto. È allora che i ricordi diventano ciò che di più prezioso abbiamo, e confrontarsi con i propri errori e le proprie debolezze sembra l'unica via per affrontare le difficoltà del presente. "La memoria sola sopravvive. Se lo dice più volte, nella testa, lo ripete come un mantra, come un Padre Nostro, le serve una qualsiasi forma di preghiera che possa convincerla". Con una voce densa e profondamente istintiva, Rossella Milone riflette sulla vita e sulla morte, compiendo a ogni pagina una dissezione di memorie e affetti di straordinaria maturità. "Si chiede come ci sia finita lì, in quel posto bellissimo, quando sente che i suoi posti adesso sono altri. Certi luoghi li riempie per finta, per sbaglio, il suo corpo non possiede più gli strumenti per convivere col mondo".

Verderame
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Mari, Michele

Verderame

Einaudi, 07/10/2010

Abstract: L'estate del 1969 sembra interminabile, tra gli sceneggiati con Arnoldo Foà, le pagine dei romanzi d'avventura e il caldo immobile del lago Maggiore. Michelino ha tredici anni e ha già letto troppi libri, Felice ne ha sessanta e sta perdendo la memoria: il primo deve trascorrere le vacanze dai nonni, in una casa enorme e misteriosa di cui il secondo è da sempre il custode. Per ingannare la noia, Michelino si inventa un gioco: rimettere ordine fra i ricordi di Felice, "l'uomo del verderame" - incarnazione mitica e spaventosa di migliaia di mostri fantasticati. La memoria di Felice si sta sbriciolando: per tutta la vita si è occupato della grande casa di campagna dove Michelino trascorre le sue vacanze, dell'orto, del verderame da spargere sull'uva, dei conigli da ingrassare, poi uccidere e scuoiare. Ma adesso qualcosa sembra non funzionare più. I suoi ricordi riaffiorano sfalsati e contraddittori, componendo una geografia mentale sempre più inaffidabile. Felice all'improvviso si mette a raccontare una balzana storia di esuli russi, di francesi che parlano sottoterra, di scheletri in divisa nazista: e le lumache che appestano l'orto si trasformano in nemici invincibili, sentinelle di un mondo ctonio e minaccioso. Quale sfida migliore, per un ragazzino che si annoia, di un "viaggio al centro della testa" di quest'orco bonario che da sempre accende la sua immaginazione? Così Michelino si ritrova, come un piccolo Sancho Panza, scudiero nella lotta di Felice contro il mulinare impazzito della sua memoria, consigliere e compagno nella battaglia disperata che l'uomo sta combattendo dentro di sé. Giocando con la tradizione del romanzo d'avventura - e innestando nell'immaginario di Stevenson le ossessioni di Edgar Allan Poe - Michele Mari conduce il lettore lungo un percorso imprevedibile alla scoperta dei propri demoni. Con una passione affabulatoria mai così divertita e travolgente, illumina ancora una volta la natura "sanguinosa" dei ricordi d'infanzia. E riesce così a sfiorare un territorio altro, una zona d'ombra dove ciascuno di noi ha un doppio che lo attende, e poco importa se non sappiamo dargli un nome, "perché non ci dobbiamo preoccupare della storia delle cose e delle parole, dobbiamo usarle solo per il nostro comodo".

Momenti di trascurabile felicità
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Piccolo, Francesco

Momenti di trascurabile felicità

Einaudi, 14/09/2011

Abstract: "Entro in un negozio di scarpe, perché ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero. Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41. E mi guarda, in silenzio, perché vuole una risposta. E io, una volta sola, vorrei dire: e va bene, mi dia il 41". "Gli sms dopo le undici di sera che dicono: dove sei?, che significano molto di più di quello che dicono". "Quando la donna con cui dormo ha capito che ognuno deve dormire dal suo lato. Che ci si può abbracciare prima, o quando ci svegliamo la mattina, ma quando si dorme bisogna stare ognuno per i fatti suoi. Dividendo il letto con la stessa meticolosità con cui si tracciava la linea di divisione del banco con il compagno di banco, a scuola". Sei in coda al supermercato in attesa del tuo turno, magari sei bloccato nel traffico, oppure aspetti che la tua ragazza esca dal camerino di un negozio d'abbigliamento. Sei un po' distratto, insomma. Quando all'improvviso la realtà intorno a te sembra convergere in un solo punto, e lo fa brillare. E allora capisci di averne appena incontrato uno. I momenti di trascurabile felicità funzionano così: possono annidarsi ovunque, pronti a pioverti in testa e farti aprire gli occhi su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato. Per farti scoprire, ad esempio, quant'è preziosa quella manciata di giorni d'agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano. O la soddisfazione nel constatare che un amico ha ripreso in poco tempo tutti i chili persi con una dieta faticosissima che, per qualche giorno, sei stato tentato di fare anche tu. A metà strada tra Mi ricordo di Perec e le implacabili leggi di Murphy - ma col gusto tutto italiano della divagazione - Francesco Piccolo mette a nudo con spietato umorismo i piaceri più inconfessabili, i tic, le debolezze con le quali prima o poi tutti noi dobbiamo fare i conti. Pagina dopo pagina, momento dopo momento, si finisce col venire travolti da un'inarrestabile ondata di divertimento, intelligenza e stupore. Con la stessa sensibilità con cui ha perlustrato l'Italia "spensierata", Francesco Piccolo raccoglie, cataloga e fa sue le mille epifanie che sbocciano a ogni angolo di strada. Perché solo riducendo a spicchi la realtà si riesce ad afferrare per la coda - magari un attimo appena - il senso più profondo della vita.

Goodbye, Columbus e cinque racconti
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Roth, Philip - Mantovani, Vincenzo

Goodbye, Columbus e cinque racconti

Einaudi, 31/01/2012

Abstract: Pubblicato per la prima volta nel 1959, Goodbye, Columbus è la storia di Neil Klugman e della bella e determinata Brenda Patimkin. Lui vive in un quartiere povero di Newark, lei nel lussuoso sobborgo di Short Hills: si incontrano durante una vacanza estiva, tuffandosi in una relazione che ha a che fare tanto con l'amore quanto con la differenza sociale e il sospetto. Un romanzo breve accompagnato da cinque racconti, dotati di un umorismo esplosivo, di uno sguardo penetrante, di una scrittura impietosa.

Racconti di montagna
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Longo, Davide - Longo, Davide

Racconti di montagna

Einaudi, 07/10/2010

Abstract: Raccontare storie di montagna significa disporre la vita su un piano inclinato: piú dura la salita, piú veloce il respiro, rovinose le cadute. La montagna è un teatro estremo dell'esistenza, dunque luogo letterario ideale, attraversato da sempre dagli scrittori piú grandi. La lotta fra un uomo e un angelo, in Un colpo d'ala di Nabokov. La leggenda di Prometeo secondo Kafka. Un amore che finisce, o si riaccende, sullo sfondo del monte Fuji. E poi sinuosi corpi femminili sulle piste da sci; i ghiacci artici e la scoperta della libertà; le storie di neve, guerra e giovinezza raccontate da Primo Levi e da Rigoni Stern. Dall'ascesa al Monte Ventoso di Petrarca alla scalata di una montagna di vetro nel centro di New York, ventitre racconti sulla solitudine, la sfida, il confronto con l'assoluto. Senza dimenticare la scoperta e la gioia di quando salendo "si crea il mondo". "Le storie che cercavo, comuni o straordinarie, reali o ideali che fossero, dovevano essere toccate dalla montagna piú che abitarla. I loro protagonisti dovevano vivere l'esperienza della rarefazione cui la montagna obbliga l'uomo; rarefazione dell'aria, dei suoni, degli incontri, ma soprattutto del tempo. Perché la montagna ci costringe in primo luogo a prendere atto di questa feroce verità: il tempo esiste, è il centro della nostra vita, ma non è fatto a nostra immagine e somiglianza". Davide Longo

Le parole tra noi leggere
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Romano, Lalla - Ria, Antonio - Sereni, Vittorio

Le parole tra noi leggere

Einaudi, 08/05/2012

Abstract: "Minuziosamente, con una precisione di cartella clinica niente affatto pietosa, vengono registrati gli incontri-scontri fra istinti analoghi e divaricati in una quasi sacrilega ricerca di reciproca offesa. Ogni scoperta della donna è un trauma, ogni iniziativa del ragazzo è scontrosa, fiera di autonomia dissacrante. La sommessa, limpidissima poesia dell'autrice, quel suo procedere per vuoti aerei e grumi essenziali, vengono qui coscientemente sacrificati: probabilmente a indicare una nuova strada da percorrere e da proporre... Virginia Woolf, auspicando la nascita del grande scrittore totalmente femminile, ha piú volte insistito sulla necessità che esso si manifesti con caratteri del tutto autonomi dall'esempio e dal modello dello scrittore tout court: finalmente libero dalla leggenda leggiadramente minoritaria della letteratura femminile. Forse questa prova della Romano va considerata in questa direzione. Coraggiosa in piú di un senso". Anna Banti

Puerto Plata Market
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Nove, Aldo

Puerto Plata Market

Einaudi, 01/12/2010

Abstract: Michele ha la maturità classica, è rimasto sei anni disoccupato e adesso fa "materie plastiche vicino Gornate". Ama soprattutto Beautiful, "il porno che vedi tutto", la Juve di Lippi. E andare all'lkea di Cinisello Balsamo. Il suo ideale è la Svizzera, dove il padre lo portava il sabato a far benzina e a comprare il Toblerone. Poiché, "a trent'anni, è il momento di metter su famiglia", e la sua Marina l'ha tradito, parte per Puerto Plata dove, di sicuro, troverà l'amore. Che è come il gratta e vinci. Aldo Nove, per rivelarci i segreti inconfessabili del suo protagonista, inventa una lingua corrotta eppure smagliante, in cui il nome di un'amata merendina, di una puttana caraibica, di un attaccante juventino si innervano dolcemente su vaghezze pseudofilosofiche new-age, o sulla trama di un telefilm o di un cartone animato, visti come testi sapienziali, in un continuo esilarante borborigma. A questa voce lo scrittore alterna quelle originali di personaggi incontrati per le strade di Puerto Plata e pezzetti di giornale, in una sorta di struggente e nevrotica polifonia. E la fuga di Michele in un mondo "periferico" e con l'orologio un po' indietro ma non troppo rispetto all'ltalia, come Puerto Plata, diventa anche il modo piú adatto per far emergere tutto il dolore che c'è dietro l'incantato ma anche straccione Paese dei Balocchi e delle Merci, l'unico luogo, o forse non-luogo, in cui Michele - come tanti che sono stati bambini negli ultimi cinquant'anni - è finora vissuto.

Maledetto Dostoevskij
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Rahimi, Atiq - Melaouah, Yasmina

Maledetto Dostoevskij

Einaudi, 22/05/2012

Abstract: Rassul ha deciso: ucciderà la vecchia usuraia che costringe la fidanzata a prostituirsi. Ma proprio quando abbassa l'ascia sulla testa della donna, è folgorato da un pensiero: sta replicando i gesti del protagonista di Delitto e castigo del suo amato Dostoevskij! Ma non siamo nella Russia dell'Ottocento, siamo nella Kabul di inizio anni Novanta, ancora scossa dagli ultimi fuochi della guerra civile tra comunisti e mujaheddin. Dando vita "al suo" Raskòlnikov, Atiq Rahimi si interroga sulla morale e la libertà in una società presa in ostaggio dalla giustizia tribale e dalla violenza di una guerra senza fine. Rassul, da poco tornato dall'Unione Sovietica, dove ha studiato e conosciuto le opere di Dostoevskij, vuole aiutare la sua ragazza: decide perciò di uccidere la vecchia usuraia che costringe Sophia a prostituirsi. Ma quando sta per abbassare l'ascia sulla testa della vecchia è folgorato da un'improvvisa consapevolezza: sta replicando le gesta di Raskòlnikov, il protagonista di Delitto e castigo! Preso dal panico, si allontana dal cadavere e si dà alla fuga in una città resa allucinata e surreale dai tormenti della coscienza. Ma da chi sta fuggendo Rassul? La polizia sembra indifferente a risolvere un omicidio di cui, tra l'altro, è sparito il cadavere; mentre le autorità religiose, che finita la guerra con i sovietici stanno trasformando il paese in una teocrazia, arrivano al punto di giustificare il crimine. Ben presto Rassul si rende conto che lui è l'unico a cercare un castigo per il suo delitto, l'unico, cioè, a sottostare a una qualche legge, a conservare la memoria di un'etica in un paese in cui ogni legge, ogni etica, è sospesa, mistificata, violata. Una consapevolezza che nasce anche dalla lettura dei romanzi, e primi fra tutti quelli del "maledetto" Dostoevskij. Sarà proprio questa unicità di Rassul a dare scandalo, ad attirare addosso al giovane il risentimento della comunità fino a farne una sorta di capro espiatorio collettivo. Come sempre nei romanzi di Atiq Rahimi, il suo Afghanistan è un palcoscenico estremamente concreto, storico (che sia la Kabul dei mujaheddin o quella, dieci anni dopo, dei talebani in guerra con gli americani) e allo stesso tempo universale: il suo Afghanistan è, cioè, ogni paese, ogni epoca in cui la sospensione della legge lascia l'uomo e la sua libertà in balia di un potere né umano né libero. *** "Un romanzo che dimostra a cosa serve la letteratura. Non è un lusso, neanche in un paese in guerra. Maledetto Dostoevskij, benedetta letteratura". "Le Figaro"

Io e te
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Ammaniti, Niccolò

Io e te

Einaudi, 29/11/2010

Abstract: Barricato in cantina per trascorrere di nascosto da tutti la sua settimana bianca, Lorenzo, un quattordicenne introverso e un po' nevrotico, si prepara a vivere il suo sogno solipsistico di felicità: niente conflitti, niente fastidiosi compagni di scuola, niente commedie e finzioni. Il mondo con le sue regole incomprensibili fuori della porta e lui stravaccato su un divano, circondato di Coca-Cola, scatolette di tonno e romanzi horror. Sarà Olivia, che piomba all'improvviso nel bunker con la sua ruvida e cagionevole vitalità, a far varcare a Lorenzo la linea d'ombra, a fargli gettare la maschera di adolescente difficile e accettare il gioco caotico della vita là fuori. Con questo racconto di formazione Ammaniti aggiunge un nuovo, lancinante scorcio a quel paesaggio dell'adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista. E ci dà con Olivia una figura femminile di fugace e struggente bellezza.

Superwoobinda
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Nove, Aldo

Superwoobinda

Einaudi, 01/12/2010

Abstract: Torna il libro-culto che inizia con il celebre: "Ho ucciso i miei genitori perché usavano un bagnoschiuma assurdo, Pure & Vegetal". Cinquantadue racconti ritmati e inanellati come celle di una prigione sola, appartamenti di un megacondominio, canti di un unico poemetto delle nostre anime dannate. Comico e tragico, comico perché tragico: i personaggi di Nove sono dei poveri deficienti o almeno dei disturbati, dei poveri Renfield senza Dracula o Messia nero da annunciare. Uccidono perché incapaci di distinguere, immersi in un continuo borborigmo, come il padre che straparla di violenza mentre getta il figlio dalla finestra, come tanti altri, in uno psichismo disseminato, instabile, dove non è possibile individualità alcuna. Una sorta di pensiero debolissimo, balbettante e vorace, risultato di una sovraesposizione perenne e metodica al linguaggio forte, fortissimo delle merci.

La custode di libri
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Divry, Sophie - Barbiani, Giusy

La custode di libri

Einaudi, 31/01/2012

Abstract: È una querula bibliotecaria di provincia la donna che parla dalla prima all'ultima riga di questo incantevole monologo. Il suo interlocutore è un ragazzo che usa il seminterrato della biblioteca come bivacco notturno. A lui la custode si rivolge mischiando vita privata, libri, invettive. E la confessione di un tenero rapimento verso uno studente di cui però contempla solo la nuca. La sua voce ci arriva sommessa, un po' nevrotica, la voce di una donna ferita da un amore andato male, chiusa in un riserbo che solo i suoi amati romanzi riescono a scheggiare. Li ama, li classifica, li commenta convinta che solo l'ordine monastico della biblioteca è medicina per il caos dei sentimenti e degli uomini tutti. E poi d'un tratto la sua voce si accende e dalla donna autoreclusa nel sottosuolo esce una pasionaria della letteratura, una tenace sentinella del silenzio, che dalla sua misera trincea di provincia difende la vertigine della bellezza letteraria contro il chiassoso vociare della subcultura di massa.

Il vecchio pozzo
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Szabò, Magda - Ventavoli, Bruno

Il vecchio pozzo

Einaudi, 13/09/2011

Abstract: In un angolo del cortile della casa di Debrecen in cui Magda Szabó visse per molti anni, c'era un vecchio pozzo ricoperto ormai da lungo tempo. Era un luogo al quale la bambina non poteva avvicinarsi - i genitori temevano potesse cedere - e che per questo esercitava un fascino particolare. Le alterne vicende della vita e della Storia condussero poi la scrittrice lontano dalla città natia, nella casa andarono a vivere altri inquilini, il cortile fu frequentato da gente sconosciuta. Ma non per questo l'incanto di quel posto si fece meno intenso: il vecchio pozzo non era più una minaccia, anzi, le sue misteriose profondità custodivano vivi e intatti i frammenti dell'infanzia che la donna ormai adulta e famosa poteva richiamare alla memoria a ogni nuova visita. Appaiono così i genitori, due "scrittori mancati" che tuttavia non rimpiansero mai di non avere consacrato tutta la vita all'arte e diedero alla figlioletta un'educazione particolare tutta intrisa di solidi valori e antichissima cultura; emerge Debrecen, la città in cui il vento era più autentico, l'acqua più buona, le stelle più luminose, fanno capolino il Natale, gli animali, il paesaggio, gli antenati, la scuola, i giochi dell'infanzia. Accostandosi, come un novella Alice, a quel pozzo, che è allo stesso tempo cifra dell'infanzia e del suo mondo interiore, capitolo dopo capitolo Magda Szabó ci svela, con una delicatezza senza pari, l'origine di un'esistenza artistica fuori dal comune.

Milano è una selva oscura
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Pariani, Laura

Milano è una selva oscura

Einaudi, 01/12/2010

Abstract: "Che mi domando e dico: cos'ho mai fatto nella mia vita, oltre a scappare? Il Dante sorride tra sé mentre prova a rispondere... Ché se la vita la fosse un catalogo, potrebbe scriverci: andato in guerra, dato lezioni, emigrato, sposato, diventato padre, ammalato, confinato, letto libri, scritto quatter patanflànn di poesie, viaggiato di notte su un camion per un sacco di riso e una tolla di latte condensato da portare alla Milena, urlato per i bombardamenti, gridato d'allegria nel sole di aprile, venduto libri, perduto il lavoro, finito sotto processo, ben pistaa in la pirotta, camminato... Insomma, una lista lunga, e non sempre di faccende volgari". Ma di tutto questo nella borsa "degli Avanzi" che porta a tracolla restano solo poveri "barlafüs", destinati a finire insieme al Dante "in pasto ai vermi - ipotesi umile - o ai corvi - ipotesi romantica - o agli avvoltoi - ipotesi eroica - o ai piccioni - ipotesi terratèrra". Il Dante si sente diverso dalle altre lingére, che per paura e vergogna non amano mostrarsi e si rintanano nei loro cantucci. A fargli mantenere la testa alta è la cultura di cui nella sua famiglia adottiva si è nutrito fin da piccolo: non ha mai chiesto l'elemosina, e non frequenta neppure il refettorio della San Vincenzo; da quelle "dame del biscottino" "non ci va non ci va non ci va", perché dovrebbe in cambio fare il segno della croce. "Mangià e bev in santa libertà, diga chi voer, l'è on gust cont i barbìs", scriveva il Porta. Parole sante, secondo il Dante, ché anche il primo dei poeti milanesi "l'era della razza dei poerìtt ma gnücch". Lui preferisce accettare quello che la gente gli offre in cambio di un calembour, di una storia ben raccontata o della recita di una poesia. E sa star bene con gli amici, con cui spartire le cicche e un po' di grappa. Intanto rimescola tra sé e sé riflessioni sul mondo, filastrocche, citazioni, frammenti di ricordi o forse di sogni: "memorie che si somministra da solo col gusto di chi fa un solitario..." Fino a quando il suo destino non si compie nel "punto preciso in cui poggiare l'orecchio per terra di modo da sentire battere il polso della città".

Dura madre
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Fois, Marcello

Dura madre

Einaudi, 07/10/2010

Abstract: Il cadavere di un uomo, la schiena crivellata da una scarica di proiettili, ritrovato da una volante in un cantiere edile alla periferia di Nuoro, nel cuore duro della Barbagia: è Michele Marongiu, perito chimico, un fratello morto suicida e un altro che continua in qualche modo a tirare avanti. Dura madre si avvia, come ogni noir che si rispetti, con un morto ammazzato. Poi le indagini, affidate alla perizia di due personaggi già noti ai lettori di Fois, il giudice Corona e il maresciallo Pili, piú un nuovo arrivato, il commissario Sanuti, forestiero e spaesato in una realtà isolana avvezza a "pensare per parabole". Ma nel momento in cui l'inchiesta comincia, e il giallo decolla, la storia vera e propria si è già consumata, e la verità, che "si fa vedere a pezzi come una spogliarellista poco esperta, un po' goffa", è sulla bocca di tutti.

Oltre il confine
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McCarthy, Cormac - Bernascone, Rossella - Carosso, Andrea

Oltre il confine

Einaudi, 04/09/2012

Abstract: Quando il destino gli offre l'occasione di passare oltre il confine, il giovane Billy Parham compie la sua scelta e dirige il cavallo verso il Messico. In un attimo fatale, come il Lord Jim di Conrad, Billy inaugura la propria storia. Siamo alle soglie della Seconda guerra mondiale, Billy e Boyd sono figli di un piccolo allevatore del New Mexico, autoritario e taciturno. Dentro di loro è ancora vivo il ricordo della nonna materna, messicana, e il Paese al di là del confine attira entrambi con un fascino irresistibile. Catturata una lupa che si sta accanendo sul bestiame della famiglia, Billy decide di non consegnarla al padre, che la ucciderebbe, ma di riportarla sulle montagne messicane per restituirla al suo mondo. Inizia cosí, come un'insolita e struggente storia d'amore, il lungo viaggio avventuroso che porterà Bill e il fratello Boyd a ricongiungersi, a perdersi e a ritrovarsi di nuovo. Una storia d'apprendistato e di eterno vagabondare di cavalli e cavalieri, tra deserti di sale, montagne innevate e pianure d'erba alta.