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Einaudi, 23/07/2013
Abstract: Una piccola comunità dell'Altipiano di Asiago è uscita stremata dalla Grande Guerra: ovunque macerie, povertà, disoccupazione. Chi non emigra all'estero ha davanti a sé come unico lavoro possibile quello del "recuperante": battere la montagna alla ricerca dei residui bellici da rivendere per pochi centesimi. Giacomo, il protagonista del romanzo, apprende il mestiere fin da bambino: quando una giornata di recupero significava un concreto aiuto al magro bilancio familiare, o un piccolo svago domenicale. Al seguito del padre e nel silenzio dei monti, impara a dialogare con i soldati scomparsi, ma anche a conoscere la natura, ad amarla, a decifrarne il linguaggio segreto. Quello che Rigoni Stern racconta è un mondo ancora integro, dominato da un forte senso della comunità, sapiente nella sua conoscenza e nel rispetto della natura e dei suoi ritmi: una civiltà armoniosa che oggi appare travolta da un degrado irreversibile. L'autore ce la restituisce con poetica semplicità in un libro che è testimonianza appassionata, narrazione di memoria e "foto di gruppo" di profonda verità umana.Cronologia della vita e delle opere a cura di Giuseppe Mendicino.
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Come l'acqua sul fiore di loto
Einaudi, 11/06/2013
Abstract: Il libro racconta la vita avventurosa di una giovane donna, Shim Chong. Shim Chong ha solo quindici anni quando viene venduta dal padre vedovo (la madre è morta dandola alla luce) a un mercante cinese che la conduce in Cina per diventare la concubina di un ricco ottuagenario. Durante il viaggio in mare dalla Corea alla Cina, si consuma una cerimonia dopo la quale lei riceve un altro nome (e un'altra vita): diventa Lianhua, Fiore di Loto. Qui viene iniziata ed educata ai codici richiesti dal suo nuovo ruolo, a vestirsi, truccarsi, profumarsi per ricevere (quando la notte è illuminata dalle lanterne rosse) il suo signore: Padron Chen. L'uomo ha ottant'anni e, nonostante l'ardore che lo anima, alla sua morte, che sopraggiunge nel letto della giovane dopo una notte di amore, Fiore di Loto è ancora vergine. Ma per poco. Sarà infatti posseduta contro la sua volontà dal figlio scapestrato del padrone e in cambio verrà da lui condotta a Jinjiang per continuare il suo apprendistato nell'universo delle case da tè, dove le geishe danzano, suonano e cantano e servono gli ospiti che dopo aver giocato a mah jong, a dadi, a carte richiedono i piaceri della carne. Le avventure di Lianhua si svolgono tra terra e mare, in residenze signorili, bordelli, regge e case da tè. Fiore di Loto viaggia da Nanchino a Taiwan a Singapore. Nella sua lunga vita è concubina, prostituta, geisha, moglie (il marito verrà condannato a morte tramite la pratica del seppuku), madre, tenutaria di case di piacere, fino a essere, per un breve periodo, anche una principessa. Chong muore anziana, dopo essersi ritirata in una sorta di eremo insieme alla fedele dama di compagnia e a un monaco, confortata dall'affetto di una ragazza che, in un perfetto movimento circolare, sembra lei da giovane. Sullo sfondo, Sok-yong descrive con precisione e lucidità i problemi legati all'enorme cambiamento che la Cina ha attraversato con il colonialismo e la modernizzazione. Ed è ben tratteggiata la fine di un mondo, un mondo inesorabilmente segnato dall'apertura all'occidente. *** "Un grande autore. Un grande romanzo erotico, mitologico, sentimentale. Da gustare senza moderazione". "Le Monde"
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La bellezza delle cose fragili
Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Kweku Sai è morto all'alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l'aveva disegnata lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima: un rapido schizzo, poco piú che un appunto, come quando si annota un sogno prima che svanisca. Il suo sogno era avere accanto a sé, ognuno in una stanza, i quattro figli e la moglie Fola. Una casa che fosse contenuta in una casa piú grande - il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo - e che, a sua volta, contenesse una casa piú piccola, la sua famiglia. Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi figli e da Fola. Tra loro, adesso, ci sono "chilometri, oceani, fusi orari (e altri tipi di distanze piú difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e domande che per troppo tempo nessuno ha fatto)". Perché il chirurgo piú geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le piú importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Lontano da Olu, il figlio maggiore, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere. Lontano dai gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite. Lontano da Sadie, dalla sua inquietudine, dal suo sentimento di costante inadeguatezza. E lontano da Fola, la sua Fola. Ma le cose che sembrano piú fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano piú resistenti, quelle che si scoprono piú forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del Tempo. L'esordio di Taiye Selasi è un romanzo su una famiglia contemporanea, un affresco potente e vertiginoso del mondo globalizzato (non a caso è stata proprio lei a coniare il termine, subito entrato nel linguaggio comune, di "afropolitan" per descrivere quei figli dell'immigrazione degli anni Sessanta e Settanta, brillanti, privi di complessi d'inferiorità, lontani da ogni stereotipo "etnico"), ma anche un'elegia, delicata, intima, sulla perdita e sulla bellezza. *** "Fatevi scappare La bellezza delle cose fragili e vi perderete uno dei migliori nuovi romanzi della stagione". "The Economist" *** "Questo libro sembra contenere il mondo intero, non lo dimenticherò mai". Elizabeth Gilbert, autrice di Mangia, prega, ama
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Incapace di sopportare l'infelicità del figlio, il professor Rivlin tenta di riallacciare i legami con la famiglia dell'ex nuora. Iniziano cosí le sue indagini, e le sue visite, per venire a capo di un enigma che lo fa macerare nell'ansia. Il professore ebreo, tuttavia, non riuscirà a risolvere il mistero da solo, e gli arabi, temuti e amati, arriveranno ad aiutarlo. Ambientato tra il 1998 e il 1999, quando ancora erano vive le speranze di pace e l'Autonomia palestinese compiva i primi passi in Cisgiordania, La sposa liberata conferma ancora una volta la maestria narrativa e poetica di Abraham Yehoshua, ponendolo tra i maggiori scrittori della letteratura mondiale.
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar. *** Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti a Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il primo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico. Mentre il secondo, Nakata, fugge dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile, schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Inquietante, avvincente e visionario, Kafka sulla spiaggia è il romanzo che consacra Murakami come uno dei piú grandi narratori contemporanei.
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Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Questa raccolta - composta di due parti scritte a trent'anni di distanza l'una dall'altra - mostra la necessità e la coerenza di tutto l'arco poetico di Ivano Ferrari. La prima parte (Le bestie imperfette) contiene poesie ritrovate su un vecchio quaderno scritto all'epoca di Macello. In un "tempo animale" si muovono figure colte al limite della morte e anche oltre, i carnefici mortali e le bestie morenti, i loro "gesti supremi", il puledro ucciso mentre è ancora "sporco di madre", gli animali che "muso contro muso | si scambiano le lingue" prima di morire, la mano che fruga nelle viscere ("cosí piccola e calda | in mano mia | la morte"), la farfalla che si posa sulla mano di chi sgozza e poi vola via "verso altri modi di morire". La seconda parte contiene poesie scritte in morte della moglie. Dopo il dolore animale, siamo qui di fronte al dolore umano. Il titolo (La morte moglie), cosí calzante e assoluto, potrebbe essere il titolo generale di tutta l'opera di questo poeta, che qui si trova vicino alla moglie morente. Sono uno di fronte all'altra ("io sono quello che non ha il biglietto | tu la polena col tumore"), da pari a pari ("allora guardami bene in faccia | vivere da morti non è difficile"). Siamo nel regno dell'agonia e della morte, dove anche la poesia partecipa di questa terribile compressione ("muore sta morendo la materia | enorme ombra d'alfabeto"). Laconica per troppo accumulo, sarcastica per troppo dolore, sgraziata per troppa grazia, la voce di questo poeta è una di quelle che, una volta sentite, non si dimenticano piú. Se non vivessimo in un paese di morti, questa voce dissonante e unica non sarebbe solo una voce marginale intesa da pochi ma voce centrale della poesia italiana di questi anni. Antonio Moresco
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La franca sostanza del degrado
Einaudi, 23/07/2013
Abstract: Autore appartato e insofferente alle etichette, Ivano Ferrari presenta con questo volume la sua raccolta piú matura e organica. La franca sostanza del degrado è il risultato di un percorso poetico iniziato nella seconda metà degli anni Settanta. Se i testi degli esordi sono caratterizzati da una violenta e marcata "materialità", il libro cresce fino a comprendere toni astratti e amorosi, invettivi e meditativi. I versi, scanditi dai "tonfi sordi di una scrittura carnosa", vanno cercando maggiore distanza e controllo rispetto ai dati con cui si confrontano. La fisicità e il corpo a corpo con la realtà della prima parte si caricano progressivamente nell'interiorizzata registrazione e messa a fuoco di un mondo dominato dall'impurità. La poesia si abbassa radicalmente sulle cose, fino a diventare nello stesso tempo identificazione e scontro con la realtà.
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Negli anni '30 lo stato di Bahia, terra di cacao e di grandi latifondisti, diviene il miraggio per migliaia di diseredati che accorrono alla ricerca di un lavoro. Amado ha visto, ha studiato quella realtà con l'intelligenza di un etnologo o di un antropologo, e ha poi trasfuso in queste pagine tutta la sua capacità di raccontare, da autentico cantastorie della vita brasiliana. Mettendosi lui stesso nella parte di un bracciante, alfabetizzato ma incolto, nato da famiglia benestante però costretto da un rovescio finanziario a cercare lavoro, Amado racconta di fatiche disumane e di amori travolgenti e sensuali, di crudele violenza e di altruismo, di ingenuità e di fede, di morte e di sofferenza, di prepotenze dei fazendeiros e di spensierata allegria dei giovani, dipingendo con i suoi forti e coinvolgenti colori il quadro di un mondo e di tante vite.
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La conservazione metodica del dolore
Einaudi, 02/10/2012
Abstract: A causa di un attacco epilettico che risale al dicembre del '79 Benito, fotografo quarantacinquenne, ha rimosso un decennio della sua esistenza. Ma un giorno il volto di Margherita affiora dolorosamente dall'oblio e lo costringe a ricordare. A cercare il senso di Omissis, la raccolta di foto senza nesso apparente che Benito ha proposto per la mostra piú importante della sua carriera. Ad affrontare il fantasma delle donne che non ha saputo amare, e anche sua moglie Angela, che gli chiede di essere un uomo migliore. A salvare sua figlia da una fatale eredità. Per riemergere dal nero di china in cui è sprofondato con l'illusione di proteggersi dal proprio male, Benito ci si deve tuffare ancora una volta. Ogni foto di Omissis scatena un ricordo. Ogni ricordo ha il volto, la voce di un mondo vitale e scomparso. Ma anche l'afa di un pomeriggio in riva al fiume, in cui l'infanzia fu inghiottita dal dolore. *** "L'eterna lotta del bene e del male sta in questo romanzo: dove il bene è il dolore che grida, sbatte, s'impossessa del corpo, e da nascosto che era si fa malattia visibile, afferrabile; e il male è il tentativo di respingere il dolore nella dimenticanza, renderlo invisibile e inafferrabile". Giulio Mozzi
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Einaudi, 09/04/2013
Abstract: Una casa isolata. Un cane che abbaia nella notte. Un omicidio spietato. Un detective in borghese bravo a seguire le tracce e a far parlare gli indizi. Una verità che non si può accettare. Dodici persone vivono nella casa, una è la vittima, chi è il colpevole? È un giallo nella sua forma piú pura, ma è anche un drammatico fatto di cronaca che dall'Inghilterra dell'Ottocento parla ancora oggi alle nostre coscienze.
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Il teorema del lampione o come mettere fine alla sofferenza sociale
Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Tutto è irragionevole in ciò che accade nel mondo d'oggi: piú di cinque anni di stagnazione, un balzo della disoccupazione e del lavoro precario, il declino del ceto medio, l'esplosione delle disuguaglianze. Ma da dove viene questa irragionevolezza e perché la accettiamo? Questo libro è un invito al viaggio nei territori che abbiamo intravisto durante le crisi che si sono succedute dal 2007-2008: la crisi della teoria economica, la crisi finanziaria mondiale, la crisi bancaria, la crisi europea dei debiti sovrani, e, infine, quella dei nostri sistemi di misura. Con un bilancio insopportabile: noi affrontiamo l'avvenire con gli occhi rivolti al cono di luce che ci giunge dal passato. Non possiamo trovare nulla sotto queste luci, se esse non sono in grado di illuminare il tempo presente. Le nostre teorie economiche - falsificate a piú riprese dai fatti - e le nostre politiche rivolte a obbiettivi che derivano da esse (stabilità dei prezzi, concorrenza, sostenibilità del debito) non riescono piú a rendere conto della realtà né a rispondere ai bisogni della popolazione. Il teorema del lampione è, in egual misura, un appello a dare piú peso all'esigenza di legalità senza la quale le nostre democrazie deperiscono, le nostre economie funzionano male e il benessere della popolazione si riduce ai minimi termini.
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Ritorno a Torino dei signori Tornio
Einaudi, 28/05/2013
Abstract: La Torino che i signori Tornio vedono dal tram, non è quella dei loro tempi, colma di certezze, ma è una Torino passata, che attraverso il tram si confronta con un presente totalmente nuovo. Una città ricca di colorate incertezze, di variopinti dubbi, di novità inaspettate: "L'Avvocato? Ma... non è... possibile... Ma com'è che Torino c'è ancora, senza di lui?" Attraverso una pièce di straordinaria densità Giuseppe Culicchia costruisce un libro che nel raccontare di una città ormai cambiata, descrive in realtà una generazione e un Paese diversi ma disorientati, che sanno bene ciò che non sono piú ma non sanno ancora cosa diventeranno. Ritorno a Torino dei signori Tornio verrà rappresentata a Torino in occasione del centenario dell'Azienda tranviaria torinese, su un palcoscenico inusuale, una motrice tranviaria appositamente modificata.
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Einaudi, 05/03/2013
Abstract: Annunciata e attesa da molti anni, questa nuovatraduzione dell'Ulisse è diventata essa stessauna specie di leggenda. Finalmente il lettore puòconstatare l'entità e la qualità del lavoro di Celati,un lavoro da scrittore, teso a restituire il ritmoe i toni dell'originale joyciano, ritrovando anche,là dove possibile, il sapore delle citazioni di vecchiecanzoni, fatti di cronaca dimenticati: insomma,l'enorme massa dei riferimenti alti e bassi di cuiil libro è gioiosamente colmo.La migliore occasione per accostarsi o riaccostarsia uno dei capolavori della narrativa novecentescascoprendone, oltre all'intelligenza e alla complessità,la musica di sottofondo, ipnotica e incantatrice.***L'Ulisse è un libro scritto da qualcuno che doveva diventare tenore (Joyce quando abitava a Trieste), uno che aveva imparato a trasmettere sulla pagina ciò che i musicisti chiamano "orecchio interno", al di là del senso oggettivo delle parole. In effetti, se facessimo il calcolo di quante cantate spuntano nell'Ulisse ogni poche pagine, vedremmo un ventaglio di citazioni canterine che sono la spina dorsale joyciana per scavalcare tutti i discorsi e intendersi con diversi richiami musicali: dall'opera lirica alla filastrocca oscena, da un canto gregoriano ("Gloria in excelsis Deo") al rumore della carrozza del viceré che passa sul lungofiume ("Clapclap, Crilclap"), dai nursery rhymes a una poesia tedesca sul canto delle sirene ("Von der Sirenen Listigkeit..."), dal verso del cuculo ("Cucú! Cucú") al Fiore di Siviglia (opera lirica), dalle battute per tenere il ritmo d'una pagina ("Tum" "Tum") a quelle di altri suoni ("Pflaap! Pflaap! Pflaaaap"), alla cantata mozartiana, ricorrente nei pensieri di Mr Bloom: "Vorrei e non vorrei, mi trema un poco il cor", e cosí via.Dalla prefazione di Gianni Celati
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Einaudi, 23/07/2013
Abstract: Nello spazio chiuso di un mattatoio, "la grande sala dove si esibisce la morte", Ivano Ferrari mette in scena uno spietato e cruento interregno uomo-animale determinato da una schiacciante sopraffazione. Un Macello che rimanda ad altri macelli che continuano ad attraversare la nostra vita di specie e che è campo di battaglia, lager, laboratorio, chiesa, teatro e dove i macellatori sono carnefici, tecnici, sacerdoti, registi. In questa raccolta poetica intensa e perentoria, piena di accensioni, implorazioni, crudeltà, straziante sarcasmo e personaggi animali e umani difficili da dimenticare, ogni verso ha un suo ictus determinato da una provocazione lessicale, tonale e psichica che diventa immediatamente lacerazione visiva. La materia, la carne - come la poesia - vengono messe in totale sofferenza e la vita è registrata nel suo punto limite e anche oltre, nelle sue ulteriori degradazioni istologiche eppure non ancora al termine del suo percorso di profanazione e violenza.
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Pa'am Achat: "Una volta". Cosí, il piú delle volte, cominciano le fiabe ebraiche. La formula è usuale, persino scontata. Se non che né prima né dopo quell'"una volta" c'è modo di trovare il verbo, un qualsivoglia attestato di esistenza nel tempo. Da quelle due parole in poi, la fiaba ebraica si dipana sospesa in un tempo che non è dato immaginare, libera dai confini d'ogni concepibile realtà, dove si nutre ogni illusione fuorché quella di collocare la storia in qualche "dove" o "quando". [...] Ironia, a tratti verace umorismo, sommessa distanza dalla realtà, profonda saggezza e inguaribile pazienza sono le virtú delle fiabe ebraiche - siano esse echi di adagi biblici o rifacimenti di motivi stranieri. In un caso o nell'altro, il filo conduttore del racconto, l'atmosfera che si respira, hanno inequivocabile la connotazione d'Israele. Dalla Prefazione di Elena Loewenthal
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Einaudi, 10/09/2013
Abstract: Partiamo dall'inizio. Da quando per sfuggire al traffico sferzante della città, e provare a contrastare l'insonnia, Antonio compra una bicicletta. La notte, però, continuano ad assalirlo pensieri che si susseguono indisciplinatamente: una sorta di "intasamento democratico" in cui il problema del riscaldamento globale ha lo stesso valore di un bottone dei pantaloni che si stacca. Ma proprio da quel magma prende forma l'idea di girare un documentario sui sentimenti, che mischi neuroscienza, biologia evolutiva e psicologia: C'è chimica tra noi. Perché gli uomini e le donne oggi sembra che in amore si siano scambiati i ruoli? Siamo davanti a una mutazione antropologica? C'entra il fatto che per piú di un milione di anni siamo stati cacciatori- raccoglitori e il sesso non necessitava di estenuanti dichiarazioni? Bisogna intervistare senz'altro Luigi, affidabile libertino e pittore sensibile alle sfumature del cielo, e coinvolgere nel progetto Paola, produttrice single, piena di empatia, il cui "languore negli occhi è un tintinnio di malessere". Ma il disordine delle notti si ricompone al mattino, quando i figli fanno colazione e tocca accompagnarli a scuola - Brando fissato con il calcio, Marianna alle prese con la creatività e i suoi cascami. Cominciano cosí giornate fatte di aerei da prendere per lavoro - ogni volta con l'ansia di arrivare troppo tardi, in barba al cliché del meridionale pigro -, consigli di classe dove accapigliarsi sul cibo biologico in mensa e "cene bislacche" in cui giocando ai mimi si finisce per rivelare aspetti terribili del proprio carattere. Aggiungeteci il funambolico tentativo di tenere a bada gli automatismi da maschio casertano che porterebbero Antonio a corteggiare tutte le donne, e l'avversione viscerale per il fanatismo ecologista. Cosí la realizzazione del documentario si allontana, e quel sentimento dolceamaro della delusione rischia di prendere il sopravvento, perché "mica la parola amore rende la vita migliore, no, semmai la rende possibile, migliore certo che no". Antonio Pascale compone un caleidoscopio abrasivo, divertentissimo, incastrando alla perfezione scene brillanti e riflessioni sovversive. Ci restituisce cosí la complessità del nostro tempo e dei sentimenti, perché si può parlare dei massimi sistemi raccontando di quanto sia difficile trovare un parcheggio alla propria bici, o al proprio cuore.
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Einaudi, 02/04/2013
Abstract: Durante un turno di notte in fabbrica, all'improvviso la paura. Proprio cosí, dal nulla. Come se gocciolasse dalla testa un brivido lunghissimo. E poi di colpo caldo, caldo fino quasi a smettere di respirare. Da quel momento il protagonista deve fare i conti con le crisi di panico, mentre la sua vita a poco a poco va in frantumi. Il suo rapporto con Lucia, il lavoro alla catena di montaggio, le amicizie: tutto salta in aria per il deflagrare continuo di quell'ordigno sempre innescato. Sarà l'incontro casuale con un anziano ex operaio e con uno psichiatra a spingerlo a risalire fino a monte quel fiume di terrore. Anche se farlo significherà scivolare spesso sul fango dei ricordi. Dopo aver raccontato con forza e leggerezza le emozioni adolescenziali, Christian Frascella torna con un romanzo in cui dimostra di avere la maturità, innanzitutto letteraria, per affrontare i propri fantasmi ed evocare quelli del lettore, in una seduta spiritica coraggiosa e commovente. Ci sono cose che puoi dire, e dire cosí, solo se le hai vissute. *** "Adesso aveva di nuovo fame. Voleva ricominciare a mangiarmi, l'ansia. Un paio di morsi per assaggiarmi, all'inizio. E poi fauci spalancate per azzannarmi in un unico boccone. Ero diventato il suo pasto quotidiano. Tre volte al giorno, piú qualche spuntino".
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Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Peppino è il garzone delle consegne a domicilio. La sua merce è prelibata, ma non è per tutti. E i misteri che nasconde sono inconfessabili. Stretto sul sedile dell'autobus, Peppino non fa che parlare, come Forrest Gump sulla panchina. Parla da solo, come gli idioti: cosí pensano gli altri. Non sanno che parla a Marisa. Che a Marisa è intrecciato il suo destino. Nel suo avventuroso viaggio tra periferie dimenticate e lussuosi palazzi romani, tra una vita scellerata e i ricordi di un passato che lo tormenta, Peppino dovrà riscattarsi o soccombere per sempre. Fino a un impensabile colpo di scena. *** "Un uomo che viaggia da solo sull'autobus della notte porta sempre con sé un gran segreto e lo accompagnano molte vergogne. E gli uomini che custodiscono segreti e vergogne è meglio non disturbarli".
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Einaudi, 05/03/2013
Abstract: Ricostruire l'origine delle dimensioni ecologiche dell'uomo non è soltanto un esercizio intellettuale ma può ispirare la ricerca di soluzioni concrete al problema che siamo riusciti a crearci in duecentomila anni sulla Terra. Come in un processo all'uomo, questo libro ripercorre - in chiave ecologica - le tappe dell'evoluzione e dello sviluppo culturale di Homo sapiens, dal Paleolitico alla svolta della Rivoluzione industriale e oltre, per saldare l'attualità dell'emergenza ambientale alla nostra preistoria. Come è nato l'opportunismo che ci fa vivere nei climi piú inospitali e sfruttare le catene trofiche di ecosistemi tanto diversi? Quando abbiamo cominciato a trasformare la flora e a eliminare le faune? Come abbiamo sviluppato la capacità di costruire originali nicchie ecologiche per intrappolarvi noi stessi e le specie che abbiamo scelto di schiavizzare? Quali sono state le prime attività umane a lasciare il segno nell'atmosfera e a modificare il clima? Un viaggio negli straordinari archivi paleoclimatici, paleontologici, archeologici e genetici che la scienza moderna ha aperto, alla ricerca delle prime impronte antropiche sugli ecosistemi del pianeta e delle premesse che ci hanno portato allo sfruttamento insostenibile delle loro risorse, per comprendere come ha avuto origine questa "colpa".
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Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Torna Chiara, la buffa e un po' imbranata protagonista di Volevo essere una gatta morta. E stavolta le sue catastrofiche avventure sentimentali si colorano di una tinta gialla che le rende ancora piú avvincenti. Chiara ha una casa tutta per sé, e anche un lavoro, neppure troppo precario, in un'improbabile ditta di cosmetici. Non combatte piú con le gatte morte, si è rassegnata a vederle prevalere sempre e comunque. Gli uomini vanno e non vengono, mentre le amiche rimangono le stesse, ingombranti quanto affettuose. Tutto (quasi) normale, insomma, finché qualcuno non comincia a perseguitarla, mandandole lettere sempre piú minacciose e penetrando addirittura in casa sua. Un disastro, non fosse che a indagare sul misterioso stalker è il commissario di polizia Patrick Garano: bello e impossibile, pare appena uscito da uno dei film che Chiara guarda e riguarda, sognando a occhi aperti... *** "Chiara Moscardelli, con stile ironico e deciso, dà voce a tutte quelle ragazze alla ricerca disperata di una vita normale, con un lavoro almeno soddisfacente e se possibile un fidanzato". "Vanity Fair" *** "Beato chi sa far ridere, beato chi sa trasformare le proprie disgrazie in materia esilarante..." "Il Venerdí di Repubblica"