Trovati 859114 documenti.
Trovati 859114 documenti.
[Milano] : Ponte alle Grazie, 2010
Abstract: Nel 2012 non finirà certamente il mondo: ma potrebbe cambiare la Storia. Il triennio '12-14 si prospetta infatti come un crocevia di eventi epocali. Non solo, come già paventano banche centrali e istituti di rating, siamo ancora dentro la crisi, ma essa potrebbe intensificarsi gravemente. Fra le cause, la fragilità economica legata al debito USA ma anche di alcuni paesi europei, con la scadenza di titoli di Stato e obbligazioni per il mostruoso totale di circa ventimila miliardi; la guerra valutaria e commerciale fra Occidente e Cina; la crisi dell'Unione Europea con il rischio di una sua scissione, ed eventi politici di grande portata: le elezioni presidenziali in USA, Francia e Russia, il cambio della dirigenza cinese, la nomina del nuovo governatore della BCE e, nella nostra piccola Italia, la possibilità strisciante di forme soft o meno soft di secessione. Grazie al rigoroso supporto di dati per lo più ignoti al pubblico, Aldo Giannuli ricostruisce gli scenari che da questo complesso puzzle di avvenimenti potrebbero sorgere negli anni a venire. Associando lettura economica e lettura politica degli eventi con una precisione e una competenza rare, 2012: la grande crisi è anche un vademecum per la comprensione del mondo d'oggi, uno strumento che ci consentirà di affrontare le sfide e partecipare ai dibattiti dei prossimi anni.
Milano : Il Saggiatore, 2010
Abstract: Nel corso della Storia, paesi ricchi e paesi poveri hanno contratto debiti e crediti, hanno subito tracolli e vissuto momenti di ripresa, lungo una sequenza straordinaria di crisi finanziarie. Gli esperti e i politici hanno sempre proclamato questa volta è diverso, affermando che la nuova situazione avesse poco a che fare con i disastri del passato. Questo libro è la dimostrazione che quello che dicono è sbagliato. Passando al vaglio sessantasei paesi appartenenti ai cinque continenti, Questa volta è diverso rappresenta uno sguardo comprensivo e accessibile alla varietà delle crisi finanziarie e ci guida attraverso otto folli secoli di panico bancario, default e inflazione, dalla svalutazione della moneta nel Medioevo alla catastrofe attuale. Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff, prestigiosi economisti che con le loro ricerche hanno influenzato il dibattito politico e scientifico legato alla crisi d'inizio millennio, sostengono che le crisi sono riti di passaggio sia per i mercati emergenti, sia per quelli consolidati. E traggono importanti lezioni dalla Storia per mostrare quanto abbiamo imparato. Con analisi persuasive e messe di dati inoppugnabili, Reinhart e Rogoff dimostrano come i tracolli dei vari paesi colpiscano all'unisono con straordinaria frequenza, durata e ferocia. Esaminano le caratteristiche delle cadute delle monete, l'inflazione e l'inadempienza delle nazioni nei confronti dei debiti internazionali.
Torino : Einaudi, 2010
Abstract: Nel clima di crisi globale, anche in Italia stanno venendo alla ribalta questioni come l'impoverimento del ceto medio e le disuguaglianze crescenti, e tuttavia il racconto prevalente continua a rassicurare sulla tenuta complessiva del nostro Paese, sia dal punto di vista economico che sociale. Marco Revelli ha un'opinione diversa. Utilizzando le statistiche ma anche le storie di cronaca, raccontando la difficile realtà dell'economia e della povertà ma anche le emozioni che corrono sotto la superficie visibile sui mass media, in questo libro Revelli ci mostra un'Italia terribilmente fragile, in cui molti, caduta la speranza di migliorare le proprie condizioni, cercano un effimero risarcimento a danno degli ultimi, spingendoli sempre più giù, sempre più ai margini. Un Paese in cui i fondamenti della convivenza civile e forse della stessa democrazia sono erosi dalle disuguaglianze e dal modo in cui la politica, invece di attenuarle, cavalca i risentimenti e il rancore da esse generati. Un Paese in cui forse per la prima volta nella storia il motto del Boccaccio: Solo la miseria è senza invidia, non è più valido.
Roma ; Bari : Laterza, 2011
Abstract: A partire dall'attuale crisi finanziaria, e sollecitato dalle domande di Citlali Rovirosa-Madrazo, Zygmunt Bauman esamina alcuni dei temi morali e politici più urgenti del nostro tempo: dal terrorismo internazionale e dal fondamentalismo religioso al declino dello Stato-nazione, alle minacce del riscaldamento globale, a cosa accade delle nostre vite. Se si potessero paragonare le teorie sociali o i teorici della sociologia alle attrezzature di cucina, Zygmunt Bauman sarebbe sicuramente uno dei coltelli più taglienti. Tuttavia la sua lama, come la maggior parte delle lame, è a doppio taglio. Se si cerca di imparare a utilizzarlo senza farsi male si finirà puntualmente per affettarsi un dito e inondare di sangue le cipolle senza riuscire ad arrivare al cuore di esse per la semplice ragione che non esiste. Bauman riesce a far apparire simili a cipolle i tanti e complessi strati della storia e la saga della filosofia occidentale. Mentre sfida il capitalismo, Bauman sfida anche il comunismo: e questa è forse un'altra buona ragione per leggere la sua opera in tempi di recessione. Bauman insorge contro la Chiesa e contro lo Stato che ama definire inseparabili fratelli siamesi - senza mostrare alcun segno di nostalgia né dell'una né dell'altro. E come se non bastasse, sembra sfidare la scienza o, più precisamente, conserva verso di essa fiducia e rispetto, ma sospetta del suo flirt con il mercato.
La crisi d'impresa e i piani di ristrutturazione : profili economico-aziendali / Giampiero Sirleo
Roma : Aracne, 2009
Dipartimento impresa ambiente & management ; 8
Abstract: Il testo vuole individuare delle soluzioni alla crisi d'impresa maggiormente efficaci ed efficienti, con lo scopo di tutelare il ceto creditorio e di risollevare l'impresa stessa rilanciandola economicamente e finanziariamente.
Milano : Feltrinelli, 2011
Abstract: Alla fine degli anni trenta negli Stati Uniti c'erano ancora situazioni di povertà dickensiana. Era trascorso del tempo dalla crisi economica del 1929, dai primi interventi del presidente repubblicano Hoover, dall'elezione alla presidenza del democratico Roosevelt nel 1932 e dall'avvio della politica del New Deal, che nell'interpretazione storica corrente avrebbe posto fine alla Depressione. Ma perché allora la crisi durò tanto a lungo? Nella lettura liberista proposta dall'autrice, furono gli interventi del governo in ambito economico a rendere grande la Depressione. Hoover non credeva davvero nelle capacità del laissez-faire e del libero mercato e, come Roosevelt dopo di lui, non comprese la fondamentale salute e potenzialità di crescita dell'economia americana degli anni venti. Il New Deal dapprima creò insicurezza e sfiducia con una serie di esperimenti statalisti, poi finì per consolidare il potere delle lobbies. Molti rimasero così esclusi dalle preoccupazioni dell'amministrazione: poveri contadini, piccoli commercianti, cittadini i cui interessi e la cui condizione furono trascurati. Sono questi, per Shlaes, gli uomini dimenticati, quelli in nome dei quali anche Roosevelt diceva di agire che attesero una ripresa e un lavoro che, seppur promessi, non arrivarono. Una interpretazione della storia della Grande Depressione e del New Deal in cui emergono, a fianco dei presidenti e dei loro collaboratori, le vicende degli oppositori, più o meno illustri, alle scelte del potere politico.
Con i soldi degli altri : il capitalismo per procura contro economia / Luciano Gallino
Torino : Einaudi, 2010
Abstract: Una massa di risparmio equivalente al Pil del mondo viene gestita, a loro esclusiva discrezione, da enti finanziari quali fondi pensione, fondi di investimento, assicurazioni e vari tipi di fondi speculativi. La maggior parte è controllata da grandi banche. Il loro mestiere consiste nell'investire quotidianamente soldi degli altri: per questo sono chiamati investitori istituzionali. In appena vent'anni il peso di questo capitalismo per procura nell'economia mondiale è diventato formidabile: gli investitori istituzionali hanno oggi in portafoglio oltre la metà del capitale delle imprese quotate. Nel tutelare gli interessi dei risparmiatori, sono in genere indifferenti alle conseguenze sociali degli investimenti che effettuano. Il loro unico criterio guida è la massimizzazione a breve termine del rendimento finanziario. Dalla crisi esplosa nel 2008, che ha coinvolto in diversi modi anche gli investitori istituzionali, si potrà stabilmente uscire soltanto con nuove forme di regolazione dell'economia. Posto che controllano la metà di essa, le riforme dovranno necessariamente coinvolgere anche questi enti: se i loro capitali fossero investiti in infrastrutture, scuole, trasporti, ambiente, l'economia del mondo ne trarrebbe sicuro vantaggio. A tale scopo occorrerebbe anche ridare voce, nelle loro strategie di investimento, ai milioni di persone che a essi affidano i loro soldi.
Milano : Mondadori, 2009
Abstract: Per molti anni abbiamo sentito parlare di declino dell'industria e di primato dei servizi, come se le uniche risorse in grado di garantire un futuro all'Italia fossero offerte dalla finanza, dall'hi-tech, dal turismo o dalla genialità di qualche stilista: un Paese di moda, banche e grand hotel. Addio fabbriche, addio anima meccanica che ci aveva accompagnato negli anni del boom economico. Adesso, però, nel ciclone della più profonda crisi economica internazionale del dopoguerra, ci si accorge con sorpresa che, nonostante tutto, il punto di forza della nostra economia resta proprio la manifattura. Antonio Calabrò racconta che l'Italia rimane un grande Paese industriale, il secondo d'Europa. E in un viaggio alla scoperta della parte più vitale dell'imprenditoria italiana, mette in luce dati, fatti e personaggi, spiegando come considerare con occhi nuovi un settore della nostra economia che tanto spesso è stato sottovalutato. L'industria media e medio-grande, protagonista del cosiddetto quarto capitalismo, è un esercito di 4600 aziende all'avanguardia sul piano dell'innovazione, in grado di conquistare la leadership su tutti i mercati internazionali. Si tratta di imprese che creano occupazione e sviluppo, cardine di un tessuto produttivo diffuso di centinaia di migliaia di piccole aziende, dinamiche, spesso finanziariamente solide, aperte al mondo che cambia.
Nuova ed. aggiornata e ampliata
Milano : Garzanti, 2009
Abstract: Nel 1999 Paul Krugman aveva raccontato le crisi che hanno devastato diverse economie in Asia e in America Latina, lanciando un terribile monito: può accadere anche da noi, e possiamo andare incontro a una nuova Grande Depressione. Così come i batteri diventano resistenti agli antibiotici, anche la moderna finanza è diventata immune ai rimedi escogitati dopo la crisi del '29. I primi anni del nuovo millennio, con il boom di Wall Street e il trionfo della finanza allegra, sembravano smentire questa previsione. Poi è arrivato il grande crac del settembre 2008, e nelle stesse settimane Paul Krugman ha vinto il Premio Nobel per l'Economia. In questa nuova edizione del Ritorno dell'economia della depressione, ampiamente rivista e aggiornata, Paul Krugman ci fa capire come la deregulation e le dinamiche di un sistema finanziario svincolato da ogni controllo abbiano prodotto la peggiore crisi dagli anni Trenta a oggi. E ci illustra le misure che bisogna prendere perché fenomeni del genere non si ripetano.
Milano : Feltrinelli, 2011
Real cinema
Abstract: Una cronaca del crudo risveglio di un sistema che si credeva invincibile, capace di convertire tutto e tutti alla religione del profitto senza freni, il racconto, come se fosse un giallo, dell'assassinio dell'economia mondiale. E l'elenco dei colpevoli è lungo e doloroso, così come la lista dei politici e dei manager che, in ossequio alle leggi di Wall Street, si sono rifiutati di rispondere alle domande del regista. Nel libro, a cura di A. Bignami, una guida per gli insegnanti che vogliano mostrare il film nelle scuole: per spiegare alle nuove generazioni come evitare che la Grande Crisi si ripeta. I profili dei protagonisti della crisi. Un glossario della finanza. Inoltre: saggi politico-economici di D. Harvey, N. Roubini, S. Mihm e contributi critici di P. Mereghetti, G.A. Nazzaro, V. De Cecco e R. Cremona. Il DVD è arricchito dalle scene eliminate dal film; dal racconto della realizzazione di Inside Job e da un commento del regista Charles Ferguson e della produttrice Audrey Marrs.
Inside job [Videoregistrazione] / diretto da Charles Ferguson
Milano : Feltrinelli, 2011
Real cinema
Abstract: Una cronaca del crudo risveglio di un sistema che si credeva invincibile, capace di convertire tutto e tutti alla religione del profitto senza freni, il racconto, come se fosse un giallo, dell'assassinio dell'economia mondiale. E l'elenco dei colpevoli è lungo e doloroso, così come la lista dei politici e dei manager che, in ossequio alle leggi di Wall Street, si sono rifiutati di rispondere alle domande del regista. Nel libro, a cura di A. Bignami, una guida per gli insegnanti che vogliano mostrare il film nelle scuole: per spiegare alle nuove generazioni come evitare che la Grande Crisi si ripeta. I profili dei protagonisti della crisi. Un glossario della finanza. Inoltre: saggi politico-economici di D. Harvey, N. Roubini, S. Mihm e contributi critici di P. Mereghetti, G.A. Nazzaro, V. De Cecco e R. Cremona. Il DVD è arricchito dalle scene eliminate dal film; dal racconto della realizzazione di Inside Job e da un commento del regista Charles Ferguson e della produttrice Audrey Marrs.
Il grande saccheggio : l'età del capitalismo distruttivo / Piero Bevilacqua
Roma ; Bari : Laterza, 2011
Abstract: Dovrebbe apparire chiaro che non ci sarà 'ripresa' e che non è il caso di aspettarla. Godot non arriverà. Oggi dovrebbe apparire evidente una realtà elementare. Occorre travalicare i confini della cultura economica che ha generato la crisi, per comprendere che non si è verificato un semplice guasto. Non è una ammaccatura della carrozzeria. È il motore, il cuore della macchina, che è bloccato dalla ruggine e non ce la fa più. Piero Bevilacqua non ha dubbi: la crisi esplosa nel 2008, e tuttora in corso, non è semplicemente il frutto di una speculazione finanziaria finita male per assenza di regole. È invece il segnale di una crisi di sistema che si esprime in una gigantesca disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e in una organizzazione della società che non corrisponde più alle potenzialità produttive del capitalismo del nostro tempo. Pensare di uscire dalla crisi con la semplice regolamentazione dei mercati finanziari è un'illusione. Occorre riorganizzare interamente la società. L'immensa ricchezza che il capitale è oggi in grado di produrre, che potrebbe fornire benessere e libertà all'umanità intera, poggia su pilastri culturali e su un'architettura sociale ancora sostanzialmente ottocenteschi. I rapporti tra gli stati, gli orari di lavoro, i ritmi della vita quotidiana, l'organizzazione delle città, il nostro rapporto con la natura, tutto si regge ancora entro i vincoli e le culture della vecchia società industriale.
Torino : Codice, 2011
Abstract: La crisi che nell'autunno del 2008 ha minato profondamente il sistema finanziario e bancario americano, allargandosi in breve tempo come uno tsunami, ha avuto e avrà effetti profondi sull'organizzazione economica e sociale. Non è stata una semplice crisi: per la prima volta dagli anni Trenta gli Stati Uniti hanno dovuto fare i conti con uno spettro che credevano di avere definitivamente allontanato, quello della depressione economica. A più di due anni dal fallimento della Lehman Brothers, Richard Posner, esponente di spicco della scuola di pensiero che da sempre professa l'assoluta fiducia nel libero mercato, ne analizza le cause, gli errori della politica (in buona e cattiva fede), le reazioni iniziali e le prospettive future. Una lucida autocritica che mette in discussione la reale validità di questo capitalismo, e che si chiede se sia giunto il momento di ripensare un nuovo ordine economico. Prefazione di Federico Rampini.
Milano : Jaca Book, 2009
Abstract: In questi anni in cui l'industria degli armamenti gode di una salute invidiabile, in confronto ai segnali ed eventi di crisi economica che provengono un po' da tutti i settori economici, questo quarto volume dell'Annuario Giorgio La Pira si interroga, con accenti, sensibilità, competenze disciplinari differenti, sul carattere della fase attuale, sull'intreccio fra dinamiche degli armamenti e crisi finanziaria internazionale: questi anni sono, nel solco di un trend pluriennale, un momento di prosecuzione di un generalizzato riarmo mondiale, con una possibile accelerazione della corsa agli armamenti in quanto via di uscita da una crisi che non si riesce a superare con altri percorsi di incremento della domanda, oppure proprio quest'ultimo dato costituito dalla crisi costituisce uno stimolo oggettivo alla ricerca di nuove politiche di disarmo e controllo degli armamenti, il cui peso è finanziariamente insostenibile?In un momento di incertezza, dovuto alla crisi economica internazionale, alle sue possibili ripercussioni sull'industria a produzione militare e ad assetti internazionali ancora fluidi, per capire le tendenze di un fondamentale fattore di instabilità politica internazionale quale il mercato degli armamenti serve una pluralità di punti di vista, culturali e disciplinari, uniti da rigore metodologico.In questo l'Annuario si pone come uno strumento di documentazione e informazione dedicato a studiosi, ricercatori e operatori, o anche cittadini interessati alle tematiche della pace, delle armi, dei processi di disarmo e dei conflitti su scala internazionale. Nell'Annuario vengono analizzati infatti i dati aggiornati della produzione di armi, le cifre del commercio internazionale e in particolare di quello italiano, con dati su paesi destinatari, imprese, istituti finanziari, i volumi e le tendenze delle spese militari italiane e mondiali, ma anche il quadro istituzionale che potrebbe vincolare questo mercato (i trattati internazionali sul controllo degli armamenti), alcuni primi elementi di analisi sul rapporto fra produzioni belliche e sistema bancario e finanziario, e la politica europea di sicurezza e difesa, nell'intreccio fra i suoi aspetti operativi e quelli più eminentemente politici e organizzativi.Il volume, curato da Chiara Bonaiuti e Achille Lodovisi, esperti di problemi della difesa e del disarmo, contiene saggi di Andrea Baranes, Giorgio Beretta, Cecilia Corsi, Achille Lodovisi, Francesco Mancuso, Massimo Paolicelli, Lorenzo Striuli.
Roma : Fandango, [2011]
Documenti
Abstract: Debito pubblico troppo elevato, l'Italia rischia di diventare come la Grecia. Ce lo sentiamo dire da mesi ormai. Dopo l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna, siamo noi i prossimi a essere messi sotto osservazione. Ma cosa c'è dietro al fallimento della Grecia? E cosa può fare l'Italia per evitare lo stesso destino? Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della televisione pubblica greca ERT ci racconta con un linguaggio semplice e diretto la grave crisi che sta attraversando il suo paese e minaccia di contaminare l'Europa. La Grecia, come l'Italia, soffre di un enorme debito pubblico (i due paesi sono rispettivamente al primo e al secondo posto della famigerata classifica dei più alti debiti pubblici europei in rapporto al PIL). Un sistema politico inefficiente con una burocrazia pletorica, totalmente asservita ai politici, un governo travagliato e diviso da mille interessi clientelari e l'Unione Europea che ci ha impiegato un anno a capire cosa stesse succedendo. Le disperate misure di contenimento del debito e di tagli alla spesa pubblica che il governo Papandreou sta mettendo in atto per cercare di restituire i prestiti che l'Europa ha concesso alla Grecia stanno mettendo a durissima prova la popolazione. Da due anni si susseguono violentissime proteste con decine di scioperi generali e duri scontri con la polizia fuori dal Parlamento. Come la Grecia spiega le ragioni di una crisi drammatica che rischia di travolgere l'intero sistema della moneta comune europea.
Roma : Gruppo editoriale L'Espresso, 2011
Limes ; 6/2011
Il bene di tutti : l'economia della condivisione per uscire dalla crisi / Enrico Grazzini
[Roma] : Editori internazionali riuniti, 2011
Abstract: Il mondo è sconvolto da una crisi senza precedenti, che non sembra essere prossima alla conclusione. Eppure esiste una via per uscirne e passa per la gestione responsabile dei beni comuni. Un modo per rompere le catene che paralizzano il fragile eguilibrio globale, un modo per valorizzare una nuova economia democratica, per lottare con spirito rinnovato contro le corporation che hanno sprofondato il mondo nella recessione. Dall'America di Obama fino all'Europa unita dall'euro, ma divisa dalle politiche nazionali, le proposte concrete e l'analisi dell'economia dei commons: beni preziosi da salvaguardare, per garantire il bene di tutti.
2030, la tempesta perfetta : come sopravvivere alla grande crisi / Gianluca Comin, Donato Speroni
Milano : Rizzoli, 2012
Abstract: Nei prossimi 40 anni la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi. Come potrà il nostro pianeta reggere i consumi attuali, tanto più se estesi ad altri due o tre miliardi di persone che aspirano a omologarsi allo stile di vita dei Paesi più ricchi? Serviranno 2 miliardi di nuovi posti di lavoro, ma contemporaneamente le riserve energetiche si andranno esaurendo, l'acqua diventerà un bene sempre più prezioso, il pianeta continuerà a riscaldarsi e sarà colpito sempre più spesso da grandi catastrofi naturali. Presentando sconcertanti dati di fatto e ricorrendo agli apporti di diverse discipline, dall'economia alla politica, Gianluca Comin e Donato Speroni ci spiegano come nel 2030 i problemi che oggi cominciano a manifestarsi potrebbero combinarsi in una tempesta perfetta di impatto devastante. Siamo pronti a farvi fronte? Certo, la responsabilità è dei governi nazionali: è ora di smettere di perseguire miopi priorità e di cominciare ad adottare politiche lungimiranti, consapevoli della necessità di trovare soluzioni globali. Ma, come ci ricordano gli autori, la vera sfida è per tutti noi cittadini, comunità locali, imprese, organizzazioni non profit: i comportamenti virtuosi non riguardano solo un diverso modo di consumare, ma un diverso modo di pensare i rapporti con gli altri, di dare valore al capitale sociale, di misurare la felicità senza ricorrere al Pil. Le nuove tecnologie metteranno a disposizione dell'umanità risorse immense, purché siamo in grado di farne buon uso.
Come vivere in tempo di crisi? / Edgar Morin, Patrick Viveret
Milano : BookTime, 2011
Titanic-Europa : la crisi che non ci hanno raccontato / Vladimiro Giacchè
Aliberti, 2012
Abstract: La crisi che stiamo vivendo ci è stata spiegata così. L'elenco dei suoi presunti colpevoli è molto più lungo delle scuse di John Belushi. Dai titoli tossici ai trucchi contabili della Grecia, dalla bolla immobiliare negli Stati Uniti a quelle di Irlanda e Spagna, dai vecchi debiti dello Stato italiano alla politica monetaria della Federal Reserve. Nessuno di questi colpevoli, ovviamente, è in grado di spiegarla. Questo libro ripercorre le fasi della crisi economica più grave dai tempi della Grande Depressione e ci spiega perché non si tratta né di una crisi finanziaria che ha contagiato l'economia reale, né di una crisi causata dal debito pubblico di qualche Stato europeo. Chiarisce per quali motivi le politiche anti-crisi adottate dall'Unione Europea ci stanno portando al disastro e, soprattutto, cosa fare per evitarlo.