Trovati 858726 documenti.
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Pietro e Ambrogio Lorenzetti / Chiara Frugoni
Antella : Scala, stampa 1995
I grandi maestri dell'arte
Simone Martini / Cecilia Jannella
Antella : Scala, stampa 1994
I grandi maestri dell'arte
[Cinisello Balsamo] : Silvana, stampa 1998
La Fornarina di Raffaello / a cura di Lorenza Mochi Onori
Milano : Electa, 2002
Cinisello Balsamo : Silvana editoriale, [2002]
Cava de' Tirreni : Avagliano, [2000]
I velieri
Da una cantina alla luce / di Paolo Grandi
[S.l. : s.n.], 2016 (Menaggio : Tipografia Gandola)
L'estinzione dei dinosauri / Jacopo Olivieri
EL, 2016
Abstract: Il cretaceo volge al termine, e con lui l'era dei dinosauri. Ma come mai i dominatori della terra stanno scomparendo? Una piccola raptor, fiuta-il-vento, si mette alla ricerca di una risposta...
Modigliani / presentazione di Leone Piccioni
Milano : Skira, [2014]
Skira masters
Abstract: Troppo facile il giro di parole, troppo stretta l'assonanza: Modigliani, Modì, maudit. La storia della promessa, la cui vita fu precocemente spezzata dalla tisi e da una vita dissoluta, era la trama perfetta per una leggenda coronata dal dramma, il suicidio di Jeanne, la giovane compagna, all'indomani della morte del principe di Montparnasse. La leggenda dell'ultimo maudit nacque quel giorno, ma dopo Matisse e Picasso, a Parigi Modigliani era già riconosciuto come uno dei protagonisti dell'arte di inizio secolo. Picasso e Modigliani si erano incrociati a Montmartre e a Montparnasse ma non furono mai veri amici; malgrado questo, secondo Picasso, Modigliani aveva gli occhi acuti, grande fascino e nonostante la sua vita disordinata esaltava quella degli altri (Patani, 1988). Ecco perché forse tutti i testimoni, reali e presunti, avrebbero raccontato poi la propria versione della vita di Modì. Era morto troppo presto, nessuno avrebbe potuto sconfessarli. Non ci riuscì nemmeno chi ci provò davvero, l'altra Jeanne, la figlia di Modigliani e di Jeanne Hébuterne. Presentazione di Eugenio Battisti.
Michelagnolo fiorentino et Rafael da Urbino : : maestri d'arte in Vaticano / / Antonio Paolucci
Città del Vaticano : Edizioni Musei vaticani, c2015
Abstract: Antonio Paolucci, direttore dei Musei guida il lettore alla scoperta dei due grandi artisti del Rinascimento italiano: una sapiente analisi storico-artistica che si addentra nelle loro opere, ne racconta la genesi, ne spiega lo stile e il linguaggio figurativo, esaltandone la potenza espressiva creando un interessante confronto tra i due maestri. Nella prima parte, il genio di Michelangelo: la Pietà, il capolavoro della giovinezza, e la Cupola di San Pietro, ultima impresa dell'artista; la storia della Cappella Sistina, con gli affreschi dei Quattrocentisti e l'iconografia della Volta e del Giudizio universale; infine, la Cappella Paolina, con le storie dei santi Pietro e Paolo. La seconda parte è dedicata a Raffaello, in un percorso che parte dalle Stanze che portano il suo nome e prosegue nelle Logge, fino a giungere nella Pinacoteca, con gli arazzi, e i capolavori pittorici dell'Urbinate.
De Chirico : nel centenario della nascita
Milano : A. Mondadori ; Roma : De Luca Edizioni d'Arte, c1988
Filippo Lippi / / Mary Pittaluga
Firenze : Del Turco, c1949 (stampa 1948)
Monografie e studi d'arte antica e moderna
Bazzano : Artebambini, 2016
Dada
Antonio Ligabue : visioni e tormenti dall'esilio / a cura di Sandro Parmiggiani
Skira, 2016
Abstract: Espulso dalla Svizzera – era nato a Zurigo nel 1899, da madre italiana emigrata e da padre ignoto – Antonio Ligabue approda nel 1919 a Gualtieri, luogo di origine dell’uomo che l’ha legittimato, dandogli il proprio cognome, Laccabue (che poi Antonio muterà in Ligabue). L’infanzia e l’adolescenza sono segnate dall’abbandono (a soli nove mesi di età viene affidato dalla madre a un’altra famiglia), dall’emarginazione (pessimi sono i risultati scolastici, anche se già rivela passione e talento per il disegno di animali) e dall’insofferenza verso il mondo che lo circonda – tuttavia, lui sempre ricorderà il Paese natale come la patria perduta, rappresentata in molti dipinti. A Gualtieri Antonio è “straniero in terra straniera”: non conosce nessuno, parla solo il tedesco, non sa dove potere mangiare e dormire; la stessa madre adottiva, che subito ne chiede il rimpatrio, scrive che “vive come un animale”: si rifugia nella golena del Po, dove lavora come “scariolante”. L’argilla nei pressi del fiume è il materiale con cui modella le sculture; verso la fine degli anni venti inizia a dipingere, incoraggiato e apprezzato da rari estimatori, tra i quali Marino Mazzacurati, ma spesso circondato da ostilità e derisione. Per anni, è costretto a barattare suoi dipinti per un piatto di minestra o per un rifugio in una stalla o in un fienile; lui tuttavia si considera un artista di valore, pur costretto a subire, tra il 1937 e il 1945, tre ricoveri all’Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. Cresce intanto l’interesse per la sua opera visionaria: nel 1955 si tiene la prima mostra personale a Gonzaga; nel 1961 un’esposizione a Roma, alla Galleria La Barcaccia, ne segna la consacrazione nazionale (“il caso Ligabue”), suscitando l’ammirazione e l’interesse di appassionati, critici e storici dell’arte, che certo non si affievoliscono dopo la morte, nel 1965. A cinquantacinque anni dalla prima mostra romana, l’esposizione antologica nel Complesso del Vittoriano presenta oltre cento opere accuratamente selezionate (alcune mai esposte in precedenza) tra dipinti, sculture, disegni e incisioni, e conferma, al di là delle fuorvianti definizioni di naïf o di artista segnato dalla follia, il fascino di questo “espressionista tragico” di valore europeo, nella cui opera spira il vento del moderno.
Considerazioni sulla pittura italiana dei giovani / / Egidio Bonfanti
Milano : Edizioni d'arte Görlich, stampa 1945
Piero della Francesca, o dell'arte non eloquente / / Bernard Berenson ; a cura di Luisa Vertova
Milano : Abscondita, 2007
Miniature ; 50
Abstract: Dopo sessant'anni d'intima dimestichezza con opere d'arte d'ogni specie, d'ogni clima e d'ogni tempo, sono tentato di concludere che a lungo andare le creazioni più soddisfacenti sono quelle che, come in Piero e in Cézanne, rimangono ineloquenti, mute, senza urgenza di comunicare alcunché, senza preoccupazione di stimolarci col loro gesto e il loro aspetto. Se qualcosa esprimono, è carattere, essenza, piuttosto che sentimenti o intenzioni di un dato momento. Ci manifestano energia in potenza piuttosto che attività. La loro semplice esistenza ci appaga. [...] Oso dunque affermare che nei suoi momenti quasi universalmente reputati supremi, l'arte è sempre stata ineloquente come in Piero della Francesca, sempre, come in lui, muta e gloriosa.
Bruno Rovesti : : pittore contadino celebre / / a cura di Sandro Parmiggiani
Milano : Skira, 2016
Abstract: Bruno Rovesti (Gualtieri, 1907-1987) inizia a dipingere nel 1948, durante un lungo ricovero in ospedale, esito di una ferita di guerra, e presto s’afferma, in Italia e all’estero, come uno degli esponenti più autentici e interessanti dei cosiddetti naifs -“pittore contadino celebre europeo”, arriva ad autodefinirsi e firmarsi, per rivendicare un’identità e un’appartenenza. Rovesti nasce e vive nello stesso paese in cui trascorre la propria esistenza, dopo l’espulsione dalla Svizzera nel 1919, Antonio Ligabue, con il quale lavora come scarriolante sugli argini del Po negli anni venti. La condizione di “contadino giù di terra” (la famiglia, in seguito all’escomio, ha dovuto abbandonare il piccolo campo che le consente di vivere) induce Rovesti a praticare, prima dell’approdo alla pittura, i più vari mestieri (bovaro, cavallaro, bracciante, scarriolante, ranaio, barcaiolo, ortolano, frutticoitore e fruttivendolo, lavoratore nelle risaie del Piemonte, fattorino), fino a quello di soldato (è in Africa orientale, Spagna, Albania, Grecia tra la seconda metà degli anni trenta e i primi anni quaranta), sempre comunque “scortato dalla miseria”. Scorrono davanti a noi, nei suoi dipinti, in una sorta di piano-sequenza in cui sconvolte sono le proporzioni tra le cose e le prospettive in cui esse sono collocate, persone, intente alle più varie occupazioni di lavoro o di svago, animali domestici, pesci, uccelli che volano a fitta schiera nel cielo, case ed edifìci, strade, ponti e piazze, alberi spogli che esibiscono le loro radici fuori dalla terra e tronchi tagliati come se fossero arti umani, e una vegetazione ipertrofica e lussureggiante, che tutto assedia e che ovunque cresce, con gli stessi alberi che assumono le sembianze di grandi fiori dai colori vivacissimi, di una sorprendente, felice ebbrezza tonale. Il senso di disincanto e qualche presagio di angoscia latente, che talvolta s’annidano nelle sue opere, si fanno, negli ultimi anni, denuncia visionaria, con il mondo sconvolto dallo scoppio della bomba atomica. Rovesti sempre accompagna le sue opere, sul retro, con una narrazione, nella fervida lingua degli umili abitanti delle terre del Po, di ciò che lui ha inteso rappresentare: espressione dello stesso sconfinato desiderio di raccontare e di navigare nell’immaginario che ha dato vita ai dipinti. Sandro Parmiggiani