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Per un nuovo Occidente. Scritti 1919-1958
Il Saggiatore, 13/04/2013
Abstract: Durante l'ultimo World Economic Forum di Davos si è scritto che un fantasma stesse perseguitando i potenti della terra, riuniti nella cittadina svizzera: lo spettro di Karl Polanyi, lo scienziato sociale che, con "La grande trasformazione", raccontò l'impatto della società di mercato e dell'industrializzazione sulla civiltà occidentale, e colse meglio di chiunque altro gli effetti politici, culturali e antropologici della crisi degli anni trenta. Oggi, mentre imperversa una nuova Grande recessione, idee che parevano ormai relegate alle librerie polverose dei dipartimenti universitari sono riemerse in tutta la loro attualità. Prima fra tutte, la questione, fondamentale, del ruolo dell'economia nella società. Al centro dei saggi raccolti in queste pagine, scritti tra il 1919 e il 1958 e inediti a livello mondiale, c'è il tentativo di indicare la strada per tornare a un'economia ancorata alla società e alle sue istituzioni culturali, religiose, politiche, in aperta polemica con l'ideologia del laissez-faire. Storico, giurista, antropologo ed economista, decenni fa Polanyi parlava già dei problemi del nostro presente: le distorsioni della democrazia generate dal liberismo sregolato, le conseguenze del capitalismo sull'ambiente, la tendenza alla mercificazione di ogni cosa, il ruolo del potere pubblico nell'affermazione e nella tenuta del sistema economico. La riflessione dello studioso ebreo ungherese sulle filosofie e i modelli istituzionali anglosassoni, continentali, fascisti e sovietici, e sulle loro intersezioni con il sistema economico, sfocia in una proposta alternativa al mercato autoregolato: non un sistema centralizzato, ma un'economia cooperativa, capace di orientare verso un reale progresso umano la produzione e la tecnologia. Una forma di socialismo che elevi a suo valore fondante la libertà della persona, libertà irriducibile alla sola sfera economica e realizzabile soltanto nei legami sociali tra gli individui. Dopotutto, è questo il più formidabile patrimonio culturale dell'Occidente. E sebbene le scelte politiche e l'economicismo abbiano dilapidato tale patrimonio, è solo riscoprendolo che potremo aprirci a un incontro fecondo con le altre civiltà.
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Il Saggiatore, 10/04/2013
Abstract: Luglio 2010. Un fascicolo dell'Fbi arriva su una scrivania nel cuore di Roma. Seduto alla scrivania c'è Eric Salerno e quel plico beige contiene la storia della sua vita: i documenti riservati riguardanti Michele Salerno, giornalista italiano comunista cacciato dall'America dopo ventotto anni trascorsi a combattere capitalismo e imperialismo. Quell'uomo era suo padre. Eric ricostruisce, ricorda, annota e rilegge il passato. È il 1923 quando Michele lascia Castiglione Cosentino per gli Stati Uniti. Non tollera il regime fascista nascente in Italia. Lui, comunista di famiglia cattolica, desidera un vivere intenso, dove la diversità di idee tra i popoli, le nazioni, sia elemento di incontro e non di conflitto. Ha voglia di guardare avanti e ora è nel paese giusto per farlo. Elizabeth Esbinsky, detta Betty, è poco più che una bambina quando viene portata in salvo in America. Alle sue spalle Chojniki, cittadina oggi incastonata tra Belarus e Ucraina, e una lunga scia di morte: le guardie bianche dello zar che combattevano contro i rossi, i pogrom, la guerra civile, le lotte antisemite. Betty porta con sé la coscienza ebraica e l'amore per la libertà di espressione. Michele e Betty si incontrano a New York, si amano. Fanno delle loro singole lotte una lotta comune e assieme assistono alle azioni degli antifascisti in Italia, all'ascesa della dittatura del generale Franco in Spagna, alla persecuzione dei comunisti americani durante la Guerra fredda. Sui giornali e in piazza, l'impegno nella difesa dei diritti umani e civili è la loro motivazione esistenziale. Eric Salerno racconta la storia della migrazione da un paese del Sud Italia, la lotta per sopravvivere nel Bronx, l'amore per una donna incontrata nel nuovo mondo, ma anche la caccia alle streghe anticomunista; e il 23 novembre 1950, il giorno della deportazione in Italia, quando i Servizi, che avevano bollato la lotta al capitalismo di Michele come un'attività di spionaggio, ebbero la meglio. Intenso, affilato, nostalgico, Rossi a Manhattan è il racconto del Novecento attraverso la storia di una famiglia italiana.
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Faligi Editore, 07/06/2013
Abstract: L'opera "Acque di primavera" parla d'amore. In questo racconto di Ivan Turgenev l'amore viene presentato come un sentimento forte, davanti al quale l'uomo è impotente, come lo è anche davanti alle forze della natura. Nei suoi romanzi e racconti degli anni Settanta Turgenev ha esposto soprattutto temi tratti dai ricordi del suo passato. Lo scrittore si è servito di materiale autobiografico per creare in questo racconto una nuova versione dell'uomo superfluo, di un nobile intellettuale che ha sprecato inutilmente le forze della gioventù. Questa è una storia d'amore e di tradimento di un russo all'estero dove il protagonista, prima si innamora inaspettatamente di una bella ragazza italiana che vive con la famiglia a Francoforte e poi, nello stesso inaspettato modo, la tradisce con una donna malvagia. Qui l'autore sviluppa un profondo studio delle emozioni umane di entrambi i temi del racconto: l'amore puro e di grande ispirazione da una parte e la passione cieca e avvilente dall'altra. In entrambe le parti del romanzo, Sanin il protagonista, è la stessa persona di carattere debole, e si comporta come gli uomini superflui delle prime opere di Turgenev. Sanin non ha idee nobili, è una persona mediocre, e lo scrittore misura la sua personalità usando come metro di giudizio l'amore. E in amore Sanin, come vediamo nel racconto, è una persona passiva. Sembra che il protagonista non sia neppure Sanin, ma il flusso della vita che lo incalza, senza dargli il tempo per riprendersi e pensare seriamente a quanto gli sta accadendo. Turgenev descrive il protagonista di "Acque di primavera" come una persona che non riesce nemmeno a stare fermo in una posizione, non è capace di definire lui stesso la propria vita, e per questo motivo segue la direzione del flusso e praticamente si scioglie nel flusso della vita. Il primo tenero amore per Gemma cede il posto alla divorante passione per Maria Polozova che lo trascina, senza fermarsi, verso il tragico finale dove lo attendono la promessa solitudine e la condanna allo strazio spirituale. Perché è accaduto tutto questo, nonostante l'eroismo che era in lui? La colpa è di Maria Nikolaevna? Sembra che Sanin sia diventato vittima delle circostanze, ma il grande scrittore ci fa anche capire che il protagonista non ha nemmeno cercato di padroneggiarle. Verso la fine del racconto si scopre che l'amore per Gemma è stato l'apice della sua vita, mentre il rapporto con Polozova ha delineato una "esistenza senza gioia". Come sempre, Turgenev non ci rivela l'intero processo psicologico del protagonista, ma si ferma solo su alcuni momenti di crisi, e a quel punto tutti i sentimenti e tutte le emozioni che si erano accumulati nel suo animo straripano all'esterno tramite un suo sguardo, un'azione, un impulso.Non possiamo ignorare la forza poetica di Turgenev con la quale accompagna i vari passaggi della narrazione. La prosa di Ivan Sergeevič Turgenev, forse, è la più elegante e la più espressiva di tutta la letteratura russa classica. I paesaggi di Turgenev sono descritti in modo preciso e particolareggiato e, allo stesso tempo sono permeati di una poesia malinconica che stringe il cuore. La natura è presente e rafforza, con un fulmine o una pioggia, lo stato d'animo dei personaggi di "Acque di primavera". Anche i fiori hanno il loro "linguaggio" nel racconto di Turgenev. La rosa rappresenta simbolo dell'amore tra Sanin e Gemma (basta pensare al cognome Roselli). Sanin stesso viene paragonato ad un melo, che nelle fiabe russe rappresenta il simbolo della vita, ma nelle scritture bibliche la mela è il simbolo della caduta nel peccato. Sanin fa la sua dichiarazione d'amore a Gemma nelle vicinanze di un cespuglio di lilla fiorito. E per un motivo ben preciso Turgenev associa alla Polozova i gigli di colore giallo. Il giglio, secondo le leggende, è il fiore della purezza, ma il colore giallo, scelto dallo scrittore, vuole ricordarci che abbiamo di fronte un elemento proprio della perfidia.Turgenev descrive con numerosi dettagli i suoi personaggi di "Acque di primavera". Lo scrittore sceglie di esaltare la personalità di ciascuno di loro facendoli parlare lingue diverse: francese, italiano, tedesco, russo. Grazie a questa stilistica dell'autore, come anche alla descrizione sempre accurata e colma di particolari, leggere il racconto diventa un tuffo piacevole nel mondo dei suoi "attori". Augurando buona lettura aggiungo solo che nel farci soffrire insieme ai suoi eroi Turgenev ci ricorda con insistenza che l'uomo ha sempre la possibilità di scegliere se restare incatenato alle sue debolezze o assecondare la forza del proprio essere.
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Il Saggiatore, 23/05/2012
Abstract: Nel Messico del nuovo millennio, la testa di Josué Nadal, recisa dal corpo durante l'ennesimo episodio di sangue, racconta, ricorda e divaga. Ci presenta personaggi reali e incredibili al tempo stesso: il prete ribelle Filopáter, il magnate Max Monroy, l'avvocato Antonio Sanguínes, la matriarca Antigua Concepción, ma anche il passato, i miti e le speranze tradite di una nazione. Nel nuovo romanzo di Carlos Fuentes la narrazione è drammatica, tenebrosa, angosciante, magnetica. Sullo sfondo, l'atmosfera oscura e desolante di un Messico devastato dalla violenza e dal cinico potere criminale.
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Il Saggiatore, 12/06/2013
Abstract: "Loro sono la sua squadra. Il suo Leeds. Il suo sporco, maledetto Leeds e lo saranno sempre. Non la mia squadra. Mai. Non la mia. Mai. Non questa squadra. Mai." Nel 1974 l'eccentrico Brian Clough accetta di allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l'incarico e, spinto da un orgoglio infinito, accetta nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare. Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni del più carismatico e controverso allenatore del Leeds. Il maledetto United è un romanzo che rimbalza tra passato e presente, paranoia e lucidità, che scava nella realtà e la trasfigura fino a riportarla alla sua essenza più brutale.
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Il Saggiatore, 12/06/2013
Abstract: La chiamano fabbrica dei sogni. Fucina di mondi infiniti in cui tutto è credibile, in cui l'impossibile è la regola. A volte, però, la Storia irrompe e spezza l'incanto. E i sogni diventano incubi. Così il maccartismo, negli anni cinquanta, scrisse una delle pagine più nere della storia del cinema. Kirk Douglas lo osteggiò in prima persona, e ora racconta come la lavorazione del suo Spartacus si legò in maniera indissolubile con la caccia alle streghe. Figlio di immigrati ebrei bielorussi, Douglas arriva a Los Angeles alla fine della guerra, appena trentenne. Si chiama ancora Issur Danielovitch ed è del tutto ignaro delle controversie politiche che già da tempo turbano l'ambiente del cinema. Quando, nel 1947, la Commissione sulle attività antiamericane chiama alcuni personaggi dell'industria cinematografica a rendere conto delle proprie simpatie comuniste, molti a Hollywood decidono di collaborare con le indagini, incriminando i colleghi: in caso contrario, il rischio è di finire sulla "lista nera" e di non poter più lavorare per gli studios. Su quella lista compaiono anche Dalton Trumbo e Howard Fast. Il primo, uno degli sceneggiatori più rispettati e pagati dell'epoca, fa parte degli Unfriendly Ten, i "dieci ostili" che si sono rifiutati di rispondere alle domande del comitato d'inchiesta e che per questo sono finiti in carcere, costretti da lì in poi a lavorare dietro pseudonimo. In veste di produttore con la sua compagnia Bryna, creata nel 1955, Douglas incarica Trumbo di scrivere l'adattamento per un nuovo film sulla figura di Spartaco, il gladiatore trace che capeggiò la rivolta degli schiavi contro la Repubblica romana. La base di partenza sarà Spartacus, il romanzo che Fast ha scritto in prigione dopo l'arresto per la sua dichiarata affiliazione al Partito comunista. In un clima di sospetto e isteria collettiva, Kirk Douglas deve affrontare molte sfide, sullo schermo e fuori, tra il timore per il futuro dei propri figli e i momenti esplosivi con il giovane regista Stanley Kubrick e con attori già affermati come Sir Laurence Olivier, Peter Ustinov, Jean Simmons e Tony Curtis. Ma la sua tenacia e la sua forza morale sono infine premiate: Spartacus vede la luce nel 1960, e con i nomi di Dalton Trumbo e Howard Fast nei titoli di testa. In "Io sono Spartaco!" – arricchito da immagini inedite del set e del dietro le quinte – Kirk Douglas ripercorre le scelte audaci che portarono alla cancellazione definitiva della lista nera, riscrivendo con lucidità e ironia una pagina dolente della storia americana. Quando il potere, cieco, scagliò gli amici contro gli amici, mandò in pezzi famiglie, atterrì e divise un'intera nazione. Quando a rovinare una vita bastava un tratto di penna.
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Lavorare con Microsoft PowerPoint 2013. Guido all'uso
Edizioni FAG, 12/06/2013
Abstract: Il libro si rivolge a utenti che hanno già acquisito un minimo di conoscenza di PowerPoint. Nel corso del testo si impara a creare una presentazione di successo, affrontando argomenti come la possibilità di creare applicazioni interattive e multimediali per la realizzazione di presentazioni e chioschi informativi. Vengono illustrate in particolare le funzionalità avanzate di PowerPoint; quelle di base (creazione di una nuova presentazione, aggiunta di diapositive e così via) vengono comunque ripassate nel primo capitolo per chi ancora non le conosce.Il libro è orientato a chi desidera utilizzare PowerPoint in maniera efficace nel proprio lavoro. Vengono quindi spiegati molti trucchi per la realizzazione di vere e proprie applicazioni multimediali e un intero capitolo è dedicato a come tenere una presentazione in pubblico; inoltre, sono illustrate le tecniche più efficaci per creare presentazioni di forte impatto.
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Le avventure di Héctor Belascoarán
Il Saggiatore, 12/06/2013
Abstract: "Ogni città ha il detective che si merita." Orbo, sfortunato e disilluso, Héctor Belascoarán è uno dei personaggi più memorabili creati da Paco Ignacio Taibo II. Abbandonato un lavoro sicuro e un matrimonio rodato, improvvisatosi detective privato (o "indipendente", come precisa lui stesso), Belascoarán attraversa Città del Messico inseguendo serial killer, poliziotti corrotti, rapinatori e fantasmi. Rancida, tentacolare, matrigna, la capitale messicana è la protagonista di questi racconti e incarna perfettamente il carattere anarchico e disincantato dei suoi abitanti. Questo volume raccoglie le prime tre avventure di Belascoarán: "Giorni di battaglia", "Il fantasma di Zapata" e "Qualche nuvola".
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L'ultima avventura di Héctor Belascoarán
Il Saggiatore, 12/06/2013
Abstract: "Cazzo, era proprio innamorato del Distretto federale. Un altro amore impossibile della sua lunga lista. Una città da amare, da amare pazzamente. Con impeto." Héctor Belascoarán, orbo, disilluso e con una malsana ossessione per la verità, è un detective privato che potrebbe vivere solo in un posto come Città del Messico. Un cadavere vestito da antico romano con tanto di elmo e corazza, una mora dal sorriso magico, poco convinta del suicidio della sorella sono i casi che Héctor affronta, aiutato dai professionisti con cui condivide l'ufficio (un tappezziere, un imbianchino e un esperto di fogne). Anche stavolta le sue indagini si snodano nell'atmosfera sulfurea della capitale messicana, in cui si mescolano violenza e intrighi politici, dove si muore con facilità e talvolta si resuscita. Questo volume raccoglie i romanzi "Niente lieto fine" e "Stessa città stessa pioggia".
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Voland, 30/04/2013
Abstract: Nel cuore di Bologna, Marco, trentenne diviso tra le incombenze giornalistiche e il tentativo di finire un romanzo, vive in una solitudine cocciuta e il più possibile asettica, fino a quando ricompare Lucia, la ragazza che lo ha lasciato qualche anno prima. Ora Lucia cerca Marco, lo assedia e lo porta in giro per paesi e campagne, a visitare i loro luoghi di un tempo, a ritrovare gli amici vivi e gli amici morti. Tra Bassa e Appennini, tra cliniche e osterie, Lucia – come una fragile ma tenace erinni – costringe Marco a rianalizzare le zone più oscure del loro passato.Atti mancati è una storia d'amore e di suspense. È una parabola sul tempo trascorso ostinatamente a occhi chiusi e su quello vissuto a occhi spalancati. È il referto di una malattia, steso con furore analitico e insieme con uno stile semplice, da presa diretta.
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minimum fax, 17/06/2013
Abstract: Che cosa accade a un uomo quando perde tutto? Se il paese è l'Italia e quell'uomo è un intellettuale che per sbarcare il lunario scrive per le riviste di moda, il dramma privato può rivelarsi una porta d'accesso verso un altro tipo di disastro: il mondo contemporaneo. Ecco allora che il protagonista di Fine Impero intraprende la sua discesa al centro della terra aggirandosi nella notte senza fine di ciò che per comodità chiamiamo ancora show business. A fare da traghettatore c'è zio Bubba, un uomo che è "più dei politici": agente, impresario, personaggio misterioso e chiave di volta per comprendere in cosa ci sta trasformando lo spettacolo del potere che (dagli schermi tv invasi dai talent e dai reality, fino al profondo della nostra intimità) contempliamo senza sosta a occhi spalancati. Fino a quando non si spalancherà anche la piccola porta di una tragedia la cui potenza non è possibile arginare – il mistero inesplicabile della morte dei bambini su cui la grande letteratura non fa che interrogarsi ciclicamente. Giuseppe Genna, lo scrittore che meglio ha indagato le pieghe più inquietanti dell'Italia di questi anni, racconta una parabola che ci riguarda da vicino. Abbiamo dimenticato qualcosa di fondamentale tra le stanze di un brutto sogno, e l'unico modo per riprenderla è tuffarcisi dentro.
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Beyond the nation: pushing the boundaries of U.S. History from a transatlantic perspective
Otto, 20/06/2013
Abstract: This book presents the results of a research project conducted by Italian Americanist historians from the Universities of Genoa, Bologna, and Eastern Piedmont, in cooperation with other European scholars specializing in U.S. history. The relationship between the national and the transnational in the history of the U.S. during the 20th century has been the central focus of the project. Recent efforts among scholars based both inside and outside the U.S. to "deprovincialize" and internationalize American history by charting the vast set of historical factors located beyond the nation-state level provide the scholarly context of this text. Indeed, the essays collected here examine crucial moments and issues of national U.S. history and identity in the 20th century by extending their scope to an international and transnational arena. They also touch upon a vast array of subjects related to American history including women's studies, migration, race, popular culture, the welfare state, and intellectual history.
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Il Saggiatore, 20/06/2013
Abstract: In compagnia di uno psichiatra, di uno psicologo, di un musicologo e di un sociologo, Ernesto De Martino condusse nel giugno 1959 una ricerca nel Salento per studiarvi il famoso tarantismo pugliese, la cura rituale del morso della mitica "taranta". Ne nacque questo libro che, con un'impostazione del tutto inedita rispetto a quella di tanta letteratura "meridionalistica" e folclorica, interpreta il fenomeno dal punto di vista storico, culturale e religioso.
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Autodafé Edizioni, 25/06/2013
Abstract: L'Italia del 2012 è un paese in piena crisi materiale e morale, totalmente allo sbando. Ai margini di una Milano disperata, dove violenza, suicidi e povertà fanno da colonna sonora, vive il 37enne Marco Allievi, che sembra condurre un'esistenza anonima e appartata. L'isolamento di Marco nasconde però un segreto: è vittima di allucinazioni e crisi epilettiche, durante le quali tornano, in forma di visioni, gli eventi reali che ha vissuto undici anni prima, nei giorni del G8 di Genova. Una storia di riscatto umano e di presa di coscienza, attraverso il succedersi di vicende imprevedibili, condurrà il protagonista alla scoperta di una realtà possibile.
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Dietro gli occhiali a specchio
MilanoNera, 26/06/2013
Abstract: La vendetta è un piatto che va consumato freddo; possibilmente condito con un pizzico di ironia. L'apice del godimento lo raggiungi quando il tuo avversario è così convinto della sua potenza, da non considerare la tua reazione. Quando poi, si trova davanti un uomo che porta degli occhiali a specchio, le sue possibilità di difesa crollano miseramente: nessuna possibilità di capire se ci sarà da temere, per la sua preziosa immagine, riflessa in quelle lucide lenti nere...
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Hanging man. La vita, le opere e l'arresto di Ai Weiwei
Il Saggiatore, 26/06/2013
Abstract: Pechino, 2011. È sera quando un uomo viene scaricato sulla soglia di casa dalla polizia. Si regge con le mani i pantaloni rimasti senza cintura. Sembra stordito, forse ha paura. Un giornalista gli si avvicina ma lui farfuglia solo poche parole, si schermisce: non può rilasciare interviste e spera nella comprensione dei media. È il 22 giugno e Ai Weiwei torna a casa dopo 81 giorni di reclusione. Due mesi prima, l'opinione pubblica mondiale aveva reagito con sconcerto alla notizia dell'arresto del più famoso artista cinese vivente, simbolo di una nuova cultura in lotta per la libertà di espressione in Cina: la fama internazionale, esplosa nel 2010 con l'installazione Sunflower Seeds alla Tate Modern, non era bastata a proteggere quel tenace contestatore dall'aspetto bonario. Attraverso l'arresto di Weiwei, il mondo intero si confrontava con la violenza del regime cinese per l'assenza di diritti fondamentali dell'individuo, per le detenzioni senza un processo che verifichi la responsabilità dei reati, per la sostanziale mancanza di uno stato di diritto. Le parole di Ai Weiwei raccontano i pedinamenti degli agenti in borghese, la detenzione e il rilascio, le angherie del governo, la rabbia e la frustrazione, ma anche le idee e i nuovi progetti; Barnaby Martin le raccoglie una a una nelle stanze dello studio di Pechino. Insieme ricostruiscono la vita dell'artista: l'infanzia con la madre e il padre Ai Qing – poeta amatissimo in patria – e le peregrinazioni dopo la rottura di Qing con Mao; l'adolescenza e i primi anni a Brooklyn con la scoperta di Jasper Johns, Andy Warhol e Marcel Duchamp alla ricerca di un proprio stile. E poi le opere: la pittura, le creazioni protodadaiste, le performance ironiche e le opere concettuali che obbligano lo spettatore a riflettere sulla realtà, per immaginare e realizzare il cambiamento. "Hanging Man" è la testimonianza del coraggio con cui Ai Weiwei ha saputo riprendere la contestazione dopo il suo rilascio, nonché la prova della determinazione con cui Barnaby Martin, senza temere ritorsioni, ha dipinto un affresco sulla Cina moderna, sul suo artista più grande, sulle condizioni dei suoi intellettuali e sullo stato psicologico del partito al governo.
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Nutrimenti, 26/06/2013
Abstract: Quando alla metà del secolo scorso si inizia a vociferare di una meravigliosa croce in avorio di età medievale, finita nella collezione di un controverso mercante d'arte dalle attività oscure, la notizia risveglia l'interesse dei musei di tutto il mondo. La natura della croce, sul cui cartiglio appare l'ambigua iscrizione "Gesù di Nazareth, Re dei Confessori", provoca più di un dubbio sulla sua autenticità, dando vita a un'avvincente odissea di decisioni e ripensamenti, offerte e ritrattazioni. Con la tensione di una spy story, l'ex direttore del Metropolitan Museum di New York racconta questo e altri retroscena che si nascondono oltre le facciate degli acquisti d'arte da parte dei grandi musei mondiali: i personaggi ambigui, la dedizione al contrabbando, l'assenza di scrupoli.
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Millennium. Re, predoni, cavalieri e la nascita della cristianità
Il Saggiatore, 26/06/2013
Abstract: Di tutte le civiltà che esistevano nell'anno Mille, quella dell'Europa occidentale sembrava la peggior candidata per un futuro radioso. Paragonati agli imperi scintillanti di Bisanzio o dell'Islam, i regni frammentati affacciati sull'Atlantico sembravano poveri, impauriti e poco sviluppati. Ma l'anarchia di quegli anni non era il presagio per la fine del mondo, ma la fucina di un ordine radicalmente diverso. "Millennium" è la storia di quell'anarchia. È l'avvincente panoramica dei secoli che precedono e seguono l'anno Mille, dell'epoca di Guglielmo il Conquistatore, di Papa Gregorio VII e degli abati di Cluny, di vichinghi, monaci e servi della gleba, dei castelli e dell'invenzione della cavalleria, della prima crociata lanciata da Urbano II, oltre che del primo conflitto tra Stato e Chiesa. È la narrazione di come la cultura dell'Europa - irrequieta, creativa e dinamica - è stata forgiata dalle convulsioni di quello straordinario periodo. Edizione tascabile di "Millennium. La fine del mondo e la nascita della cristianità".
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Storia del popolo americano. Dal 1492 ad oggi
Il Saggiatore, 26/06/2013
Abstract: Quando, negli anni settanta, Howard Zinn si lanciò nel progetto di questo libro, insegnava storia da vent'anni. In base alla propria esperienza, aveva constatato che la storiografia ufficiale ometteva numerosi elementi cruciali della storia statunitense. Da qui l'idea di un testo che sottolineasse le atroci conseguenze dei conflitti armati e il costo umano delle decisioni prese da politici e uomini d'affari: un libro di storia nazionale che desse voce ai "vinti", alle donne, alle minoranze etniche e ai lavoratori.
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Il Saggiatore, 03/07/2013
Abstract: Nel 1949 esce "Il secondo sesso" che fece, allo stesso tempo, successo e scandalo. Con veemenza da polemista di razza, de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna e i relativi attributi. In questo saggio l'autrice si esprime in un linguaggio nuovo, parla di controllo delle nascite e di aborto, sfida i cultori del bel sesso con "le ovaie e la matrice". Affronta temi il tema della sessualità, il lesbismo, la prostituzione, l'educazione religiosa e la maternità, indicando alle donne la via per l'indipendenza e l'emancipazione. Provocando il pubblico conservatore, de Beauvoir cerca riconoscimento personale e solidarietà collettiva, e li avrà: l'opera, di respiro universale, è diventata una tra le fondamentali del Novecento. Prefazione di Julia Kristeva. Postfazione di Liliana Rampello.