Trovati 63397 documenti.
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L'archivio segreto di Mussolini
UTET, 11/06/2019
Abstract: I carteggi personali, i dossier dell'OVRA, i ricatti, le richieste di favori, le intercettazioni, i documenti riservati: un'indagine avvincente nell'archivio personale di Benito Mussolini. Dongo, 27 aprile 1945: il partigiano Pedro sequestra una borsa di cuoio rossiccio dalle mani di Benito Mussolini, che l'ha custodita gelosamente fin dall'inizio della fuga. Il Duce lo mette in guardia: "Fate attenzione. Badate che fra questi documenti ve ne sono alcuni importanti per il domani dell'Italia". Molto si sarebbe poi favoleggiato su quella borsa, scatenando un intrigo a tratti parossistico di spie, falsari, sciacalli e truffatori, una baruffa di vero e falso che lascia aperti molti interrogativi ancora oggi. Ma il suo archivio segreto si estendeva ben oltre le carte della borsa di Dongo, poiché il Duce nascondeva un'indole meticolosa e classificatoria, forse ai limiti del maniacale - di quanto passava sul suo tavolo non buttava mai via nulla, neppure un invito a pranzo o una partecipazione di nozze. Negli anni ha così accumulato centinaia di dossier in cui, attraverso lettere, denunce anonime e intercettazioni telefoniche, l'intera attività politico-erotico canagliesca dei gerarchi veniva minuziosamente registrata, pronta a essere impugnata al momento opportuno; né mancano i manoscritti, le bozze dei comunicati redatti dai membri del partito, personaggi rissosi come Roberto Farinacci o "cretini ubbidienti" come Achille Starace, tutto corretto con pazienza dal pennino a punta quadra del dittatore ex maestro di scuola. Ma lo stesso scrupolo Mussolini lo riservava anche alla propria documentazione più personale, miniera di reperti insospettabili: i temi da studente, i cimenti letterari da scrittore d'appendice, le inesauribili richieste dei 334 parenti (veri o sedicenti che fossero), le trascrizioni delle telefonate con Claretta Petacci e persino un carteggio col cancelliere dell'Austria Dollfuss, traccia di una parentesi antihitleriana del fascismo. Tra rigore storiografico e divertita curiosità, Arrigo Petacco interroga le carte degli archivi privati di Mussolini e lascia affiorare un'immagine del dittatore inusuale, tra compulsioni di controllo e ipercorrettismi linguistici. Alla fine, in questo alternarsi di spionaggio e gossip, L'archivio segreto di Mussolini segna un altro capitolo della complessa storia del ventennio nero d'Italia, tanto stentoreo ed epico nelle sue esternazioni propagandistiche quanto torbido e a volte farsesco nel segreto delle stanze e dei rapporti personali.
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UTET, 24/09/2019
Abstract: Dal Medioevo ai giorni nostri, tutte le menzogne, le bugie e i falsi che hanno cambiato, a un certo punto, il corso della Storia. Anno Domini 1165, Costantinopoli. Per strade tortuose, tra le mani dell'imperatore Manuele Comneno arriva una lettera inattesa e forse inattendibile. A scrivere è l'oscuro Prete Gianni: sedicente gran monarca delle Indie, discendente dei Re magi, sovrano supremo di un immenso territorio incantato dimora di ciclopi ed elefanti, intende offrire alla cristianità la sua amicizia per combattere da alleati la minaccia dei Mori infedeli. Scherzo naïf o macchinazione diplomatica, quell'improbabile epistola comparsa dal nulla avrebbe proliferato per oltre cinquecento anni, legittimando guerre di conquista, trattati fantasma, spedizioni senza ritorno alla ricerca di un personaggio fantomatico e un regno inesistente. Se la Storia è tradizionalmente il tentativo di ricostruire la verità dei fatti, questa vicenda ci ricorda che spesso fatti veri vengono messi in moto da menzogne, imposture, distorsioni - quelle che oggi chiameremmo fake news ma che invece sono vecchie quanto l'umanità. Ben prima dei forum sulle scie chimiche esistevano infatti le dicerie degli untori, e prima del piano Kalergi si moltiplicavano infinite logge segrete, rosacrociane, templari, e prendeva forma la teoria del complotto giudaico-massonico che avrebbe portato agli sciagurati Protocolli dei Savi di Sion utili ai più neri fascismi. In questa nuova edizione Errico Buonanno aggiorna e amplia il suo almanacco favoloso di vere storie false, rigoroso nelle fonti e ironico nel piglio, che ci restituisce l'immagine borgesiana della Storia come una piazza in cui da sempre mercanteggiano coscienza e sogno, luce e fantasmagoria, verità e finzione. Dalla Donazione di Costantino all'invenzione del kilt scozzese, dalla cabala al Santo Graal, le frottole più incredibili - almeno in apparenza - si sono inverate nel mondo. Ma non serve indignarsi, anzi: Sarà vero è anche un sincero tributo al potere dell'immaginazione, perché se quella che Umberto Eco chiamava "la forza del falso" è in grado di riplasmare la realtà che conosciamo, significa anche che non esiste un limite a ciò che possiamo sognare.
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UTET, 03/09/2019
Abstract: Un tour originalissimo, sbilenco e appassionato attraverso una delle letterature più grandi di sempre. Quando per un viaggio organizzato si ritrova nel ruolo insolito di guida tra le strade di San Pietroburgo, Paolo Nori scopre che i turisti sono più interessati a visitare la casa dove nella finzione abitava il protagonista di Delitto e castigo che non la sede della polizia dove Dostoevskij fu nella realtà processato. E d'altra parte è per noi più reale Anna Karenina delle sue contemporanee in carne e ossa, perché come diceva ¿klovskij: "Quello che c'è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sui giornali e nelle enciclopedie". Così, dopo quarant'anni di frequentazione, tra libri letti, amati e tradotti, Nori scrive il suo Corso sintetico di letteratura russa, che di accademico ovviamente non ha nulla. Esilarante e rocambolesco, sbilenco e a suo modo intimo, passa in rassegna le idiosincrasie e il genio dei grandi autori: da Pu¿kin che per primo e forse per caso abbandona l'aristocratico francese per scrivere "nella lingua dei servi della gleba", creando di fatto il romanzo russo, a Erofeev che in piena dissoluzione dell'Urss riempie di bestemmie un capitolo del suo Mosca-Petu¿ki, mettendo però cortesemente in guardia le lettrici; da Tolstoj che in una lettera dice di non poterne più di scrivere "la noiosa, la triviale Anna Karenina" a Dostoevskij che si considera "un uomo felice che non ha l'aria contenta"; da Gogol' che dopo ogni (supposto) fiasco fugge all'estero fino a Brodskij che si fa dettare dall'agente del Kgb il motivo della sua stessa richiesta di espatrio. Eppure se anche davvero I russi sono matti, hanno creato in appena due secoli una delle più grandi letterature mai esistite, capace di cogliere l'umorismo tragico dell'esistenza e di togliere l'"imballaggio" alle parole, restituendo loro tutta la forza poetica perduta nell'uso, di cogliere l'intraducibile byt (diciamo per semplicità: la vita) nel suo farsi, di costruire romanzi pieni, come diceva un detrattore di Pu¿kin, di "scenette insignificanti da vite insignificanti", ma che forse proprio per questo ancora oggi ci sembrano più veri del vero. "Paolo Nori ci fa viaggiare nella letteratura di un paese dove i personaggi dei romanzi sono diventati più veri dei loro autori." - Giulia Villoresi, Il Venerdì di Repubblica "Questo libro è un viaggio personale nella letteratura russa e nelle storie e nelle parole dei suoi immensi scrittori, e nei personaggi che hanno costruito." - Annalena Benini, Il Foglio
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UTET, 18/06/2019
Abstract: Quando Tim Parks riceve una mail dall'Università di Heidelberg, rimane colpito: vogliono invitare scrittori e filosofi a visitare i loro dipartimenti e intervistare i neurobiologi, gli psicologi e gli scienziati che ci lavorano, per "scoprire se "le scienze" possano gettare le basi per una "nuova metafisica"". Curioso, pensa Parks. Come può l'osservazione del mondo, pur con tutte le riflessioni e speculazioni del caso, condurre al perché dell'esistenza del mondo? La domanda è interessante, poiché presuppone che la scienza stia prendendo lo spazio un tempo occupato dalla filosofia, se non addirittura dalla religione. E così Parks accetta, abbandonando i propositi di un nuovo romanzo e approfittandone per addentrarsi ancora di più in un tema che da tempo lo ossessiona: che cos'è la coscienza, e come funziona davvero? Molti filosofi e neuroscienziati credono infatti che l'esperienza sia chiusa ermeticamente nei nostri crani, una rappresentazione olografica e in fin dei conti inaffidabile della realtà esterna. Colori, odori, suoni, sensazioni, tutto avverrebbe solo nella nostra testa. Eppure, quando i macchinari più sofisticati tracciano ciò che succede nel cervello, trovano solo miliardi di neuroni che si scambiano impulsi elettrici e rilasciano sostanze chimiche. Tutto qua? Ma che cosa ho in testa racconta in presa diretta il viaggio in questo mondo di esperimenti complicati e professori stralunati (o metodici), spesso fideisticamente certi dei loro dogmi e dell'oggettività del loro approccio. Nei suoi incontri, nelle interviste e nelle domande che pone, Tim Parks si prende allora il ruolo di un novello Candido, instillando dubbi da scrittore in queste implacabili macchine di tetragona razionalità. Allo stesso tempo, però, in questi giorni di ricerca e confronto, ogni dialogo smuove in lui pensieri e cambia prospettive, al punto che la semplice esperienza di una colazione in albergo, di una passeggiata nel parco, di un risveglio silenzioso nell'aria umida dell'autunno diventa qualcosa di diverso, di completamente nuovo. Forse giunti all'ultima pagina non capiremo davvero che cosa sia la coscienza, ma il mondo ci apparirà più reale e vivo che mai. "In questo memoir divertente e spregiudicato Tim Parks racconta i suoi sforzi per svelare il mistero della coscienza, riuscendo a rendere affascinante e accessibile un argomento intricato. Si introduce in questo campo affollato del sapere con l'approccio di un profano, ma è spesso in grado di mettere alla prova i più esperti neuroscienziati con le sue domande." ¿ David Lodge "Un viaggio incredibile nel cervello umano. E Parks mostra bene che cosa ci sia dietro l'idea che la realtà esterna sia solo una rappresentazione soggettiva, un'immagine della nostra mente: è un pensiero consolante, che lusinga il nostro ego perché ci dice che ognuno di noi crea di fatto il suo personalissimo mondo." ¿ Will Self "Mescolando crisi di mezza età, cartoni della Pixar e teorie neuroscientifiche, Tim Parks parte alla ricerca della coscienza, terreno di studi ponderosi tra filosofia e scienza. Eppure riesce a tracciare un sentiero di piacevoli conversazioni nella giungla dei paper accademici e dei seminari, scoprendo qualcosa in più su che cosa significa essere umani." ¿ The Observer
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UTET, 19/11/2019
Abstract: Una volta, si dice, Oscar Wilde rifiutò un medicinale per via del suo colore "marrone sporco": per convincerlo a curarsi, il farmacista dovette sostituirlo con un flacone di bellissimo liquido "rosso-rosa" e pastiglie che "splendevano come l'oro". Un'altra volta, agli amici preoccupati per il suo pallore mattutino rivelò, esausto: "Il fatto è che ieri ho colto una primula in giardino, dopo stava così male che ho dovuto passare la notte sveglio al suo capezzale". Il più classico dei problemi per un biografo è trovarsi con poco materiale di partenza. Ma esiste un altro, speculare problema: averne fin troppo. Così è per Wilde, di cui già in vita si moltiplicavano aneddoti, battute, aforismi, fanfaronate, miti e leggende: riverberavano dalle colonne dei giornali al cicaleccio dei circoli letterari, si amplificavano di bocca in bocca in una gara a chi la sparava più grossa, gara che spesso era vinta da Oscar stesso, suo primo mitologo e ufficio stampa, creatore del personaggio che si trovava a impersonare ogni giorno, fino a restarne forse imprigionato. Un paradosso? Certo, ma per chi aveva eletto il paradosso a stile e l'ironia ad arma non restava che vivere una vita all'altezza: genio della commedia, si ostinava a scrivere tragedie; dandy di natali aristocratici, si dichiarava a favore di un individualismo "socialista"; dissacratore di ogni autorità e norma morale, si appellò alla legge per proteggere la relazione con Lord Alfred Douglas, dando così inizio al processo che avrebbe decretato la sua rovina; mattatore dei più eleganti salotti, precursore del futuro culto della celebrità, morì solo e dimenticato - al funerale si presentò appena una manciata di persone. A lungo i biografi sono rimasti vittima di questo incantesimo: non riuscendo a districare in lui la vita dall'opera, anche perché in un'opera d'arte suprema aveva trasformato la vita stessa, hanno schiacciato l'una sull'altra, confondendo i piani e faticando a restituirci la verità dei fatti. Riportando alla luce nuovi documenti, tra lettere inedite e atti del processo, Matthew Sturgis penetra nella complessità romanzesca del tardo Ottocento attraverso una delle sue personalità più geniali e discusse, costruendo con perizia quello che è stato accolto dalla critica come il miglior libro mai scritto sul grande autore irlandese: Oscar, la biografia definitiva. "Una lettura sagace della figura di Wilde e delle sue ambiguità, condotta attraverso una messa a fuoco precisa e accurata del periodo storico." - Colm Tóibín "Al di là di quanto ne sappiate su Wilde, questo libro non vi lascerà delusi. Pagina dopo pagina Sturgis riesce a cogliere l'essenza contraddittoria della vita incredibile dello scrittore: sfavillante, decadente, maledetta." - John Walsh, The Sunday Times "Dando voce alle carte del processo e a lettere inedite, questo saggio ci regala un ritratto vivace di Oscar Wilde, dall'ascesa folgorante al tragico declino. Meticoloso, paziente e infaticabile, Matthew Sturgis si destreggia tra i documenti con un'abilità senza pari." - Anthony Quinn, The Guardian "Indagando la vita dell'artista in una prospettiva nuova, e non di rado rivelatoria, Matthew Sturgis riporta alla luce le delusioni e le ferite di Wilde e riesamina il rapporto tra la vita e l'opera con la lente dello storico." - Kate Hext, The Times Literary Supplement
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UTET, 08/10/2019
Abstract: Sede del maggior numero di siti dell'Unesco, l'Italia è considerata dai tempi del Grand Tour "il Paese più bello del mondo". Le civiltà che si sono succedute, dai Latini fino ai giorni nostri, le declinazioni regionali di arte, lingua e cucina, hanno reso il nostro un Paese unico per stratificazione di civiltà, testimonianze storico-artistiche, varietà di paesaggi. Un ecosistema che era giunto più o meno intatto alla Seconda guerra mondiale si ritrovò, in un breve volgere di anni, seriamente minacciato. Più che i disastri della guerra, fu la rapidissima ricostruzione senza regole a rovinare il volto del nostro Paese. Qualcuno cominciò a reagire: grazie all'associazione Italia Nostra, nata a Roma nel 1955, si conobbero Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni i quali, con la collaborazione di Antonio Cederna, organizzarono la mostra itinerante Italia da salvare (1967) che per la prima volta sensibilizzò l'opinione pubblica su questi temi. Erano e restarono una minoranza ma, dopo un primo tentativo abortito, la Crespi e Bazzoni fondarono nel 1975, insieme ad Alberto Predieri e Franco Russoli, il fai, Fondo per l'Ambiente Italiano. La grande novità del fai, una fondazione privata, rispetto a quanto c'era stato prima, era acquisire e gestire proprietà e beni per poi aprirli al pubblico. Dopo l'acquisto del Monastero di Torba (1977), un complesso monumentale longobardo, i primi anni della storia del fai furono piuttosto stentati. Arrivarono proprietà di enorme valore culturale e artistico come San Fruttuoso, il Castello della Manta, la Villa del Balbianello, il Castello di Masino, ma gli iscritti crescevano con grande lentezza, come enormi, anche perché affrontati per la prima volta, erano i problemi di gestione, organizzazione e sensibilizzazione a questi temi. Fondamentali per aumentare la popolarità furono dapprima le Giornate fai di Primavera, in cui per un fine settimana restavano aperti luoghi speciali solitamente chiusi, e, più tardi, il censimento I Luoghi del Cuore. Oggi a distanza di anni il fai conta oltre 190 000 iscritti, più di sessanta beni salvati e una crescita che prosegue costante con obiettivi sempre più ambiziosi, oltre a testimoniare una nuova forma di amore per il nostro Paese. In questo libro, frutto di esplorazione di archivi e raccolta di testimonianze, Alberto Saibene racconta per la prima volta la storia della più grande impresa culturale privata in Italia: una storia di passione e responsabilità, di resistenza quotidiana e di bellezza.
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UTET, 03/09/2019
Abstract: In un paesino abruzzese un'orsa passeggia tranquillamente con i suoi cuccioli per i vicoli del borgo, entra nei giardini in pieno giorno, mangia dagli alberi da frutto. I suoi video fanno il giro del web e l'orsa, battezzata Gemma, diventa una celebrità. Su una spiaggia del Tirreno, a pochi chilometri da Pisa, impresse nella sabbia, compaiono le tracce inequivocabili di un lupo, uscito dal folto dei boschi in cerca di cibo; a Roma famiglie di cinghiali si aggirano tra i sacchetti della spazzatura lasciati vicino ai cassonetti ricolmi... Dopo secoli di declino, caccia indiscriminata, distruzione dei loro habitat, oggi gli animali selvatici stanno riprendendo a popolare la penisola, superando e aggirando le barriere che dovevano tenerli lontani, i muri e i recinti con cui l'uomo ha cercato di escludere la natura dalla società. Specie che rischiavano l'estinzione, come l'orso o il lupo, hanno ritrovato posto tra i nostri boschi, le lontre sono tornate a popolare i ruscelli, lo sciacallo dorato, fino a poco fa totalmente sconosciuto, ha superato il confine sloveno, e, per la prima volta dopo cinquecento anni, finalmente è stato visto un castoro in territorio italiano. Daniele Zovi, esperto forestale e raffinato narratore, attraverso la storia di otto animali disegna la cartina di un'Italia selvatica, misteriosa e incantevole, che resiste alla corsa allo sviluppo e allo sfruttamento delle risorse. E guadagna terreno, ricordandoci che il mondo della natura selvaggia è anche il nostro mondo e parlando di nuovo ai nostri cuori di libertà e bellezza, emozione e rispetto. "Una narrazione intrisa di emozione e rispetto" - Telmo Pievani, La Lettura
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Juventus. Storia di una passione italiana
UTET, 15/10/2019
Abstract: La prima vera storia della Juventus. La storia della squadra, dei suoi giocatori, dei suoi dirigenti, dei suoi tifosi, ma anche la storia di una città e di un paese intero. Nell'autunno del 1897 un gruppo di allievi del liceo Massimo d'Azeglio di Torino, uno dei più prestigiosi del capoluogo piemontese, si riunisce nell'officina dei fratelli Canfari per fondare una società sportiva studentesca. Al centro del progetto, un gioco da poco importato dall'Inghilterra: il football. Da quei ragazzi in camicia bianca e pantaloncini neri che rincorrevano un pallone cucito da un calzolaio con avanzi di suole, nasceva la Juventus. In oltre cento anni di storia, la bacheca della "Vecchia signora" si è riempita di trofei, decine di campioni si sono avvicendati sul campo da gioco, tracciando l'evoluzione della squadra più amata e, allo stesso tempo, più odiata d'Italia. A guardarli con lo sguardo dello storico, tuttavia, gli annali juventini non raccontano semplicemente le vicende sportive, i cicli vittoriosi e le cocenti delusioni. Dietro quelle coppe, negli spazi tra le foto delle formazioni ufficiali, emerge potente la storia di una città e di un intero paese: l'arrivo della prima guerra mondiale, che portò quei ragazzi che fondarono la squadra dai campi da gioco alle trincee sul fronte austriaco; l'avvento del regime fascista e le leggi razziali che costrinsero alle dimissioni dai vertici societari tutti i dirigenti ebrei; e poi, naturalmente, il rapporto con la famiglia Agnelli, la Fiat, il boom del dopoguerra e i cambiamenti del tessuto sociale che l'emigrazione di massa da sud verso nord portò a Torino e a tutta l'Italia. Su questo sfondo storico si stagliano i trofei del trio magico Charles-Sívori-Boniperti, la bicicletta iconica di Parola, la tragedia dell'Heysel, i successi sotto la guida di Trapattoni, le magie di le roi Platini, fino al "neocalcio", allo scandalo calciopoli, alla Serie B e alla rinascita. Aldo Agosti e Giovanni De Luna, tra i massimi storici italiani e accaniti tifosi bianconeri, rileggono la storia del club con rigore e passione, perché la costruzione dello stile Juventus, l'evoluzione del modello imprenditoriale e del rapporto con il potere e con la società circostante possono raccontare da una nuova, inedita, prospettiva i cambiamenti di oltre un secolo di storia del nostro paese. "Non c'è nulla in Italia di paragonabile a questo libro" - Massimo Raffaeli, il Venerdì di Repubblica
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UTET, 10/09/2019
Abstract: Una sera di marzo a Princeton, un fotografo insistente, un ultimo scatto prima di andare - e la foto di Albert Einstein che fa la linguaccia diventa un'icona del Novecento, a ricordare a tutti che si può essere geni senza perdere l'impertinenza. Un freddo giorno islandese, una stretta di mano tra due uomini in paltò davanti al mondo intero - Ronald Reagan e Michail Gorba¿ëv avevano messo la parola fine alla Guerra fredda. Una festa parrocchiale, una chitarra da quindici sterline e quel momento di coraggio che permette a John di presentarsi a Paul - se non ci fosse stato quell'attimo, yesterday sarebbe rimasto un giorno come un altro. La storia di tutti, e anche la Storia con la S maiuscola, spesso gira intorno a un istante, un incontro, un giorno preciso. Due persone si imbattono l'una nell'altra, una telefonata accende la notte, certi sentieri si incrociano in nodi invisibili e improvvisamente c'è un prima e un dopo. Così nascono le leggende, così iniziano i movimenti che cambiano il mondo, così si ridisegnano i contorni di un'esistenza, o di molte più di una. Come sfogliando un album di Polaroid, Valentina Farinaccio ci racconta le storie di quei giorni speciali: da Marilyn Monroe a Greta Thunberg, da Battisti e Mogol a Steve Jobs, da Raymond Carver a Massimo Troisi, ritroviamo in ogni racconto la magia e l'emozione di quando tutto è cambiato e nessuno lo sapeva ancora, di quegli attimi straordinari che appartenevano a un giorno qualunque. Quel giorno.
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UTET, 12/11/2019
Abstract: Dietro ogni filo c'è una storia: dalle tracce preistoriche di fibre colorate rinvenute in una grotta del Caucaso alle bende di lino che avvolgevano il corpo di Tutankhamon; dalle vele di lana con cui i Vichinghi anticiparono Colombo sulla rotta per le Americhe al dedalo di leggendarie Vie della Seta su cui sciamavano le delicate stoffe cinesi e i preziosissimi bachi trafugati e poi diffusi in Occidente; dai calicò e chintz indiani traghettati sulle navi di Sua Maestà britannica, pronti a dare avvio alla Rivoluzione industriale, alle piantagioni di cotone americane nutrite di schiavi che furono la scintilla della Guerra civile; dalle tute spaziali cucite a mano per raggiungere la Luna ai tessuti tecnologici in grado di spingere l'essere umano oltre i suoi limiti fisici, per farci conquistare di volta in volta l'Everest o il Polo Nord, un nuovo record olimpico o nientemeno che il futuro. Dopo l'Atlante sentimentale dei colori, Kassia St Clair delinea una nuova storia e geografia culturale, rintracciando nei tessuti e nelle loro peregrinazioni quella che pian piano diventa La trama del mondo: una struttura nascosta, data spesso per scontata ma non per questo meno fondamentale, che accompagna e sorregge tutti i grandi rivolgimenti sociali e le conquiste dell'ingegno. Brillante e scorrevole, ricco di aneddoti e spunti di riflessione, La trama del mondo segue il filo della Storia fino a scoprirla intrecciata alla realtà che ci circonda, intessuta negli abiti che indossiamo ogni giorno. "Notevole. Ambizioso, erudito e allo stesso tempo brillante e incredibilmente coinvolgente." - Libro dell'anno di 'History Today' "La storia del mondo vista attraverso la cruna di un ago. Incantevole." - The Spectator "Una storia del tessuto illuminante, piena di fascino." - The Sunday Times "Un felice intreccio di testi e tessuti in tredici storie finemente elaborate." - Nature "La trama del mondo vi farà ripensare il vostro rapporto con i tessuti." - Elle "Magnifico. Questo libro splendido mette i tessuti al centro della storia." - Strong Words
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Io, tu, noi. Vivere con se stessi, l'altro, gli altri
UTET, 29/10/2019
Abstract: Una guida autorevole alla scoperta dell'arte della convivenza. Con gli altri, ma soprattutto con se stessi. Ogni giorno ci imbattiamo in noi stessi. Non ci piacciamo, ci disapproviamo. Vogliamo cose diverse, incompatibili: l'avventura e la sicurezza, la solitudine e la compagnia, la fermezza e il patteggiamento, la parola e il silenzio. Non siamo un Sé unico, centrale e coeso, ma una pluralità di sé: il nostro funzionamento psichico è il risultato della loro convivenza, pacifica o irrequieta. E sempre legata all'altro. Non siamo un sistema isolato, impensabile è un io senza un tu, il tu dell'amore e di tutte le relazioni che cercano un riconoscimento reciproco: essere genitori, terapeuti, insegnanti, amici. Ma cosa significa convivere? Questo libro ci invita a immaginare la convivenza come l'incontro di tre livelli dell'esperienza psichica: io-tu-noi. Il mondo delle convivenze è circolare e concentrico: se non vivo con me stesso, dialogando con i molti che mi abitano, non saprò vivere con l'altro e con gli altri. E questo si ripercuoterà sulla mia vita interiore. Con esempi dalla letteratura e dal cinema, dalle storie cliniche e dalla vita di tutti i giorni, Vittorio Lingiardi ci guida nelle stanze di un'anima a tre piani, mostrandoci la difficoltà e la bellezza di addentrarsi in ciò che è complesso e molteplice; di conciliare i nostri conflitti; di imparare ad amare nel ritmo delle rotture e delle riparazioni; di abitare i permeabili confini del mondo tra curiosità e paura, nostalgia e trasformazione. Partendo da due presupposti: che la psiche è una città aperta e la convivenza sociale nasce dentro di noi. "Si esce dalla lettura di questo libro con una più profonda conoscenza di quello che siamo, e di quello che dovremmo essere, nella coscienza che io, tu e noi, identità, relazione e comunità, formano un cerchio dinamico essenziale alla nostra vita." Eugenio Borgna,Corriere della Sera "Per Lingiardi, il modo migliore per fare la pace con se stessi è raccontarsi, riprendere in mano le fila del discorso ancor meglio se accompagnati da qualcuno. La parola, d'altronde, esiste davvero solo in presenza dell'ascolto." Michela Marzano,la Repubblica
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Indisponibilità e disponibilità della vita
UTET, 10/03/2020
Abstract: Un'opera completa, documentata e originale su una delle tematiche più controverse e coinvolgenti di tutti i tempi, oggi più che mai al centro del dibattito. Nel celebre dialogo platonico Fedone, Socrate afferma con tranquillità: "Noi uomini siamo proprietà degli dèi". È facile notare come una tale affermazione risuoni con le posizioni classiche del cristianesimo in materia, ma d'altra parte è un fatto che la filosofia di ogni matrice da sempre ragioni senza sosta sulle zone liminari dell'esistenza. Nella fattispecie, nonostante la progressiva secolarizzazione del mondo, in cui l'uomo sembra essere ormai l'unico padrone del proprio destino, una domanda fondamentale continua a pesare sulla soglia di uscita: se la vita è a nostra disposizione, lo è anche la morte? Oggi che la tecnica ha complicato il discorso, estremizzandone presupposti e conseguenze, "indisponibilità della vita" e "disponibilità della vita" restano formule di centrale importanza, che sintetizzano due diverse maniere complessive di accostarsi ai temi della bioetica e del diritto. Tuttavia, nonostante il suo carattere "strategico", in letteratura questo binomio non è stato specificamente e organicamente tematizzato. Così, dopo anni di studio, Giovanni Fornero ne traccia per la prima volta la fisionomia storico-teorica complessiva, mostrandone le concretizzazioni giuridiche e penalistiche, soprattutto in relazione ai controversi problemi della morte medicalmente assistita. Indisponibilità e disponibilità della vita è un paziente e approfondito lavoro di ricerca giuridica e filosofico giuridica che persegue gli ideali del rigore e della chiarezza, rivolgendosi quindi non solo agli specialisti ma anche al più largo pubblico, sensibile all'incandescente urgenza di questi temi. Fornero infatti non si limita a ricostruire lo stato dell'arte, né a registrare il dibattito in corso (e i suoi antecedenti storici), ma prende apertamente posizione in merito alle cruciali questioni del diritto di morire, del suicidio assistito e dell'eutanasia volontaria. Questioni che oggi più che mai sono al centro di un acceso dibattito nel nostro Paese e che interpellano nello stesso tempo l'etica, la filosofia, il diritto, la politica pensata e quella agita.
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La crisi della coscienza europea
UTET, 01/10/2019
Abstract: Alla fine del Seicento, in un'Europa ancora percorsa dalle tensioni della Controriforma, si intravedono soffusi i bagliori dell'imminente Secolo dei lumi: di ritorno dalle Americhe e dall'Oriente, i primi viaggiatori dischiudono nuovi orizzonti per la geografia e l'immaginazione; interpretando la Bibbia e le Scritture come documenti storici, Baruch Spinoza e Richard Simon insinuano il dubbio sull'autenticità di credenze tradizionali e "verità rivelate"; e mentre l'empirista John Locke indaga l'intelletto umano a partire dai suoi limiti, con il calcolo infinitesimale Gottfried W. Leibniz e Isaac Newton sembrano invece determinati a portar quei confini sempre più lontano. Sono gli albori di una rivoluzione culturale che, guidata da un rinnovato spirito di geometria, spianerà la strada verso l'Illuminismo e la moderna civiltà di diritto. Analizzando il periodo compreso tra il 1680 e il 1715, Hazard coglie il momento di trasformazione collettiva che avrebbe definito l'identità culturale dell'Europa odierna, un'identità fluida e non scevra di contraddizioni, frutto del turbamento dinanzi all'alterità, all'eresia e all'audacia intellettuale di una generazione di liberi pensatori, filologi, scienziati, artisti, philosophes, disseminati fra i centri e le periferie del continente. Affresco vivido di un'epoca complessa e prismatica - pubblicato nel 1935, anno oscurato dai nazionalismi e dai fanatismi ideologici -, La crisi della coscienza europea resta tuttora un esempio insuperato di erudizione storiografica, ampiezza di sguardo e potenza affabulatoria, una pietra miliare nella storia delle idee. "La Crise resta un testo vivo, in quanto disegno magico e indelebile e a cui si ritorna sempre con sentimenti complessi di scoperta di una nuova regione dello spirito umano, che nel crogiuolo della rottura ha perfino più energia vitale del proprio compimento." - dall'introduzione di Giuseppe Ricuperati
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Come ringiovanire invecchiando
UTET, 03/12/2019
Abstract: Dall'autore de Il cervello anarchico le più recenti scoperte nei campi della medicina, della prevenzione e della nutrizione, alla ricerca della (quasi) eterna giovinezza. Come ringiovanire invecchiando può sembrare un titolo provocatorio, e in parte certo lo è, perché la provocazione è un'arte che Enzo Soresi pratica da sempre. Ma non è mai fine a se stessa: nella sua lunga carriera di pneumologo, oncologo, studioso e sperimentatore, Soresi ha scelto di non dare per scontato niente, nessuno dei dogmi su cui la medicina rischia di adagiarsi. Ha preferito invece metterli in discussione, e mettersi in discussione come medico, ogni volta che l'evidenza dei fatti sollevava dubbi di metodo e prassi. In questo sta la provocazione, il sovvertimento: nel considerare per esempio la salute non come "assenza di malattie" ma come "qualità della vita"; nel rifiutare l'idea di una cura sempre uguale, standardizzata, perché ogni persona va seguita nel suo particolare percorso di malattia; nello spostare la bilancia sempre più verso la prevenzione; nella preferenza assoluta per un approccio olistico, che tiene conto non solo del quadro clinico ma anche della psiche e delle circostanze ambientali; nella consapevolezza del ruolo preziosissimo e vitale dell'effetto placebo e della nutrizione, a volte superiori ai farmaci tradizionali; nella convinzione che il ruolo della medicina non sia sostituirsi alle difese immunitarie, ma piuttosto supportarle, risvegliarle, scatenarle. Il dottor Soresi, con l'aiuto del saggista medicoscientifico Pierangelo Garzia, torna ad affrontare i temi a lui più cari, ripercorrendo la sua esperienza di medico, primario e persino paziente. Questa volta, però, per spingere più in là la sua ricerca ha deciso di aprire le porte del suo studio, invitando un consesso di oncologi, immunologi, radiologi, nutrizionisti, fisioterapisti, psichiatri, psicoterapeuti, endocrinologi, fitoterapisti, pneumologi e pazienti: perché se la medicina ideale è quella integrata, che considera l'essere umano come sistema complesso e interconnesso, il saggio ideale di medicina integrata deve assomigliare il più possibile a un simposio, dove i saperi e le esperienze di tutti possano contribuire al bene di ognuno. E alla fine, dopo che le più avanzate prospettive mediche avranno rovesciato le ultime sorpassate convinzioni, sarà possibile rovesciare anche la naturale progressione del tempo, e scoprire davvero Come ringiovanire invecchiando. Con i contributi di: Stefano Agostini, esperto in fitoterapia - Flavio Allegri, pneumologo - Massimo Barberis, anatomopatologo - Marco Biagi, farmacologo - Chiara Bolognini, giornalista e paziente oncologica - Claudio Bonfioli, radiologo - Andrea Chellini, bodyworker - Francesco Di Pierro, biologo e farmacologo - Anne Galles, psicoterapeuta - Pere Gascón, oncologo - Augusto Iossa Fasano, psichiatra e psicoanalista - Norberto Ivan Martani, massofisioterapista - Claudio Pagliara, oncologo ed esperto di medicina olistica - Silvio Spinelli, psichiatra ed esperto in nutrizione - Gianfranco Trapani, pediatra e nutrizionista - Claudio Verusio, oncologo e radioterapista - Caterina Vitali, paziente di Enzo Soresi - Luisella Vigna, medico dietologo - Franco Zarattini, neurologo.
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Storia dei templari in otto oggetti
UTET, 03/12/2019
Abstract: Gerusalemme, 1120: nel cielo chiaro del mattino, dove prima risuonava il canto del muezzin, ora vibrano i rintocchi bronzei della campana del Tempio di Salomone. In questo luogo mistico, crocevia dei fedeli di varie confessioni, hanno da poco preso dimora i chierici guardiani dei caravanserragli e delle vie di pellegrinaggio verso la Città Santa. Da questa nuova casa hanno tratto il nome: templari. Ma di quella campana che tenne a battesimo i milites Christi oggi non resta che una fotografia in bianco e nero, scovata tra le carte d'archivio ora al museo Rockefeller. Con questa campana comincia la Storia dei templari in otto oggetti di Franco Cardini e Simonetta Cerrini, entrambi convinti che la Storia non si trovi soltanto racchiusa nei libri, ma anche e forse soprattutto nei reperti che il tempo lascia dietro di sé. Così una chiave, un cucchiaio, un sigillo, una formula magica, un reliquiario, un portale si rivelano scrigni prosaici di verità liberate dalla polvere del passato, dalle incrostazioni delle leggende. Questi oggetti raccontano in modo nuovo e originale la vicenda dei templari, ripercorrendone gli snodi principali e le sottotrame più segrete: conosceremo la reliquia della Vera Croce rubata da un sacerdote che, pentito, decide di lasciarla in custodia ai templari di Brindisi prima di essere gettato tra le onde; seguiremo le rocambolesche peripezie di Ruggero di Flor, il templare che si fece corsaro, e assisteremo alla retata francese in cui furono catturati più di mille milites tra cui Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell'ordine. Risolveremo l'enigma dell'architettura templare, scopriremo che cosa aprivano le chiavi del Tempio e che cosa significa l'immagine dei due cavalieri sul loro misterioso sigillo; vivremo la quotidianità dei riti del cibo e del vino, la fedeltà che legava ogni templare al suo cavallo. Infine, sulla scia delle fantomatiche logge massoniche e rosacrociane, evocheremo la resurrezione postuma del loro mito tra verità e mistero, complotti e chimere, tutto infuso idealmente nell'ultimo oggetto, una preziosa tiara neotemplare del XIX secolo. Con rigore storiografico e viva curiosità, Cardini e Cerrini guidano il lettore tra le teche illuminate di un museo ideale, mostrando ancora una volta come la Storia si nasconda nei dettagli, spesso superando di slancio la fantasia dei romanzi.
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UTET, 03/03/2020
Abstract: Un libro che aiuta genitori e insegnanti nel difficile compito di guidare gli adolescenti d'oggi. Narcisisti schivi e rinchiusi in se stessi, spiriti fragili e spavaldi, apatici e indisciplinati, ragazzi iperconnessi eppure soli. Sono molti i paradossi che sembrano contraddistinguere questa nuova generazione di adolescenti, di fronte ai quali gli adulti si trovano spesso impreparati. Capita così che genitori e insegnanti nascondano le proprie carenze di educatori dietro inutili gesti autoritari o inveiscano contro il potere ormai fuori controllo di tecnologie mobili ed ecosistemi digitali, di cui, nella maggior parte dei casi, sono loro stessi assidui frequentatori. Gli adolescenti degli anni zero, usciti da un'infanzia ovattata e ricca di privilegi, non utilizzano più il conflitto e la trasgressione per affermare se stessi. Sono, invece, ostaggio di ideali presto disillusi e aspettative smisurate e scontano la mancanza di figure autorevoli capaci di guidarli nel loro percorso evolutivo. Il cyberbullismo, il ritiro sociale, l'autolesionismo, la bulimia e l'anoressia sono solo alcuni dei modi in cui si manifesta una sofferenza nascosta e trascurata. Psicoterapeuta con anni di esperienza clinica, Matteo Lancini ci spiega con semplicità come e perché gli adolescenti di oggi sono così diversi da quelli di ieri, confutando miti affettivi e stereotipi infantilizzanti, e ci invita ad aprirci all'ascolto per capire cosa serve davvero ai nostri ragazzi.
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La fine della storia e l'ultimo uomo
UTET, 18/02/2020
Abstract: Uno dei testi più citati e meno letti della storia della filosofia politica. Un classico profetico, oggi più attuale che mai. Fin dalla sua prima apparizione nel 1992, La fine della storia e l'ultimo uomo ha infiammato il dibattito pubblico. Prendendo spunto da questo libro diventato immediatamente incandescente (o, forse, solo dal suo titolo provocatorio), si interpretava l'attualità: la caduta del muro di Berlino aveva davvero posto fine allo scontro ideologico decretando la definitiva vittoria delle democrazie liberali? La direzione su cui procedeva la Storia umana era ormai canalizzata e irreversibile? Per decenni, giornalisti, storici e politologi hanno gareggiato nel fornire prove che confutassero questa tesi. Da un colpo di stato in Perù a una fase transitoria di stagnazione economica mondiale, fino agli attentati dell'11 settembre 2001, decine di esempi sembrarono smentire le argomentazioni di Fukuyama. Credendo di contestare l'idea di fondo del libro, in molti lo hanno citato e criticato, anche se forse solo in pochi lo avevano letto e compreso appieno. Perché in questo volume, rimasto nei decenni come un classico del pensiero politico, Fukuyama non si limita ad analizzare la fine dei regimi autoritari che devastarono il ventesimo secolo, ma tenta di delineare i nuovi, possibili pericoli che in futuro avrebbero minacciato la stabilità dell'ordine democratico. Nazionalismo e sovranismo, fondamentalismo religioso e progresso scientifico avrebbero messo l'ultimo uomo di fronte a una nuova sfida, non più legata all'assetto economico sociale scelto dalle istituzioni, ma a un ben più profondo bisogno di riconoscimento identitario. Un'idea visionaria. Una sfida a cui, a quasi trent'anni di distanza, tutti i governi liberali sembrano non aver ancora trovato una soluzione. "Confrontarsi con La fine della storia" infatti, sottolinea Gianfranco Pasquino nella nuova prefazione, "obbliga a riflessioni approfondite che sentiamo, oggi più di ieri, indispensabili, urgenti, feconde." "Il primo libro che coglie appieno i mutamenti destinati a dilagare in tutto il mondo. Un vero capolavoro." ¿ George Gilder, The Washington Post "Un'affascinante cornice storico-filosofica in cui leggere il ventunesimo secolo." ¿ Tom Wolfe
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UTET, 14/01/2019
Abstract: In tempi di politica minima occorre ripartire dalle basi per ricostruire una conoscenza minima della politica La Repubblica italiana, sorta dalle macerie della guerra e inserita da subito nel tessuto politico della tradizione democratica europea, vive momenti di grande confusione. Guerre di visualizzazioni e like su Facebook, baruffe senza costrutto nei talk show, scenette tragicomiche nelle austere aule di Senato e Camera. A questo ircocervo tra reality show e vaudeville siamo talmente assuefatti che ci sembra l'unico orizzonte possibile. La ragione sta nell'ignoranza diffusa e persino compiaciuta che pare essersi impossessata del discorso corrente. Tra l'ansia da sondaggio e il termometro ossessivo dei social network, viviamo un assetto da campagna elettorale permanente dove i politici possono dire tutto e il contrario di tutto, fiduciosi nella labile memoria storica del loro elettorato e nell'inerzia intellettuale dell'opinione pubblica che dovrebbe sorvegliare e in caso criticare. Però, chi ancora crede nella democrazia sa che è imperativo reagire all'attuale temperie di approssimazione, fumisteria e populismo. Che è necessario impegnarsi per pulire il linguaggio, per fare uso corretto dei concetti fondamentali, per comunicare insegnando e imparando, giorno dopo giorno. Con il cuore e la testa ai Minima moralia di Theodor Adorno, Gianfranco Pasquino impartisce sei nitide, ironiche, affilate lezioni sui nodi cruciali della politica contemporanea: i meccanismi elettorali, gli speculari spettri di governabilità e rappresentanza, il ruolo e i compiti delle istituzioni nella complessa architettura della democrazia, lo spauracchio degli eurocrati e il mito del sovranismo. Ripercorrendo la nostra complicata storia nazionale, ma attingendo dove serve anche agli esempi europei e internazionali, Minima politica racchiude e sprigiona il minimo di conoscenze che i cittadini devono acquisire per capire gli accadimenti politici e partecipare ogni giorno alla vita di questo confuso e malgovernato Paese.
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Einaudi, 06/04/2020
Abstract: Nel febbraio del 1945 Luciano Bolis, militante del Partito d'Azione, fu arrestato dai fascisti. Rinchiuso nelle carceri genovesi di via Monticelli e orribilmente torturato, per non rivelare i nomi dei suoi compagni tentò il suicidio squarciandosi la gola con una lametta. Trasportato in fin di vita all'ospedale, fu poi liberato dai partigiani con un colpo di mano proprio alla vigilia del 25 aprile. La peculiarità di questo libro rispetto all'insieme della memorialistica resistenziale consiste, oltre che nella naturale forza narrativa di Bolis e nel carattere estremo della sua esperienza, nell'assenza di qualsiasi intento celebrativo. Qui non c'è alcun destino storico di popolo, alcun collettivo a cui attingere energie o in cui diluire la propria angoscia. C'è invece un uomo solo, chiuso nel carcere con i suoi pensieri e i suoi tormenti, unica risorsa il dialogo interiore. E unica fede: gli imperativi morali da cui far dipendere i comportamenti e le scelte politiche.
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Educazione interculturale nella scuola
BUR, 07/04/2020
Abstract: Che cos'è l'educazione interculturale? È quanto di più innovativo ha realizzato la scuola negli ultimi vent'anni La nostra scuola, in tutti i suoi ordini e gradi, è abitata da studenti nati da famiglie italiane e da altri provenienti da tutte le parti del mondo, che seguono i genitori o gli adulti di riferimento nei viaggi, nelle migrazioni, negli spostamenti fra città e fra paesi. Il rapporto educativo che si sviluppa nelle classi è quindi sempre più complesso, con forti implicazioni di tipo cognitivo e affettivo, sociale e relazionale. In questo ambiente è importante che vengano curati la dimensione linguistico-comunicativa, il contesto conversazionale, gli aspetti legati ai valori, ai comportamenti e agli stili di vita. L'educazione interculturale è lo strumento per affrontare la complessità della realtà moderna e consentire a più culture - con le loro diversità linguistiche, religiose ecc. - di convivere ed entrare in relazione tra loro: una forma di pensiero che ispira l'azione didattica quotidiana perché l'istruzione diventi un diritto di tutti, come prevede la Costituzione italiana. In questo libro - giunto alla sua quarta edizione, un piccolo "caso editoriale" nella produzione pedagogica italiana - Mariangela Giusti propone un percorso semplice ed efficace, oltre che imprescindibile, per la formazione degli studenti universitari, dei nuovi insegnanti e dei mediatori impegnati nella grande sfida della società interculturale.