Trovati 858440 documenti.
Trovati 858440 documenti.
Risorsa locale
Pelago, 29/06/2023
Abstract: Giovanni Spano (Ploaghe, 1803-Cagliari, 1878) fu canonico della cattedrale di Cagliari e insegnò Sacra Scrittura e lingue orientali nell'università di quella città, fino a divenirne rettore nel 1857. Nel 1871, quindi, fu eletto senatore del Regno d'Italia. Commissario per le antichità dell'isola, ne approfittò per dare avvio a uno studio sistematico delle antichità dell'isola, promuovendo scavi ed esplorazioni. Ne venne una collezione archeologica unica, che una volta completata fu donata parte al museo di Cagliari e parte al gabinetto archeologico di Sassari. Parallelamente, Spano si spese perché i reperti che venivano via via alla luce fossero accompagnati da studi che trovarono posto sul "Bollettino archeologico sardo" e altrove.Interessato anche agli ambiti filologico e folkloristico, Spano diede alle stampe alcune monografie in ambito linguistico, tra cui "Ortografia sarda nazionale, ossia Gramatica della lingua Logudorese paragonata all'italiana" (1840); "Vocabolario sardo-italiano e Italiano-sardo" (1851-52); "Vocabolario sardo geografico, patronimico ed etimologico" (1872).
Risorsa locale
Pelago, 29/06/2023
Abstract: Giuseppe Dessì (Villacidro, 1909-Roma, 1977), figlio di un ufficiale di carriera, come reazione alle prolungate assenze del padre sviluppò fin da ragazzo uno spirito di ribellione che si sposava con la sua vocazione alla solitudine. Più volte bocciato, interruppe il ginnasio e si dedicò a intense letture private, scoprendo per esempio Leibniz e Spinoza. Questo riaccese in lui la voglia di misurarsi con una formazione regolare, che lo avrebbero condotto a laurearsi a Pisa.Entrato in contatto con i maggiori letterati dell'epoca, Dessì divenne uno scrittore di assoluto rilievo, capace di mettere in dialogo memoria personale e storia, scavo psicologico e trattazione veristica della narrazione. Tra i suoi libri, che vennero pubblicati dai maggiori editori nazionali, ricordiamo "I passeri" (1955), "Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo" (1959), "Il disertore" (1961) e "Paese d'ombre" (1972).
Risorsa locale
Giulio Cesare. Le guerre galliche e la dittatura
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Come tanti giovani aristocratici romani della sua generazione, Caio Giulio Cesare si formò in una Roma che esercitava un ruolo egemonico ma era regolarmente attraversata da crisi politiche e guerre civili. Scampato alle purghe della dittatura di Silla, militò nel Mediterraneo orientale, coprendosi di gloria e rivelando un'autorevolezza non comune. Tornato a Roma, si illustrò anche come politico, e percorse una brillante carriera senatoria; le leggi della Repubblica non gli consentivano però di bruciare le tappe e soddisfare le sue smisurate ambizioni. All'età di quarant'anni strinse un patto politico con Pompeo e Crasso, e nel 59 a.C. assunse il consolato e ottenne poteri straordinari per intraprendere una lunga e vittoriosa campagna nelle Gallie, a partire dal 58. Quando Pompeo ostacolò il suo ritorno trionfale a Roma, decise di giocarsi il tutto per tutto: agli inizi del 49, attraversato il confine delle sue province, conquistò l'Italia e assunse la dittatura. Nel 48 sconfisse Pompeo a Farsàlo, ma la guerra civile proseguiva contro i pompeiani, fino alla vittoria definitiva in Spagna nel 45. Ormai padrone di Roma, adorato dai soldati e dal popolo, poté contare su alleati fedeli come l'egiziana Cleopatra. Ma mentre preparava un'ultima spedizione destinata ad accrescere il potere di Roma in Oriente e in Occidente, molti cittadini influenti lo videro come un tiranno. Temendo per le sorti di una Repubblica ormai agonizzante, ordirono una congiura e lo assassinarono brutalmente in Senato, il 15 marzo del 44. Cesare muore, ma la sua eredità dura ancora.
Risorsa locale
Pelago, 29/06/2023
Abstract: Antonio Segni (Sassari, 1891-Roma, 1972) si laureò in giurisprudenza nel 1918, per poi subito intraprendere la carriera accademica: insegnò dunque a Perugia (1920-25), Cagliari (1925-30) e Pavia (1931-32). Fu quindi per un ventennio a Sassari, prima di trasferirsi nel 1954 a Roma. Parallelamente, fu attivo in politica fin da giovanissimo (Partito popolare), per poi entrare nel numero degli organizzatori della Democrazia cristiana in Sardegna dal 1943.Nel 1946 Segni fu eletto alla Costituente. Deputato (1948-62) e più volte ministro – si spese per un piano di riforma agraria di cui fu tradotto in legge un ampio stralcio – ricoprì anche, per due volte, la carica di presidente del Consiglio (1955-57 e 1959-60). Culmine della sua carriera politica fu l'elezione a presidente della Repubblica nel maggio 1962. Rimase in carica per poco più di due anni, tuttavia, perché colpito da un ictus cerebrale nel 1964 fu sostituito (agosto) nelle funzioni di capo dello Stato dal presidente del Senato Cesare Merzagora, quindi a dicembre si dimise.
Risorsa locale
Pelago, 29/06/2023
Abstract: Enrico Costa (Sassari, 1841-1909) iniziò a lavorare quindicenne, dopo essere rimasto orfano di padre: dapprima in un forno, poi come assistente di un ingegnere e infine divenendo impiegato bancario, mestiere che avrebbe fatto a vari livelli – fino ad assumere il titolo di tesoriere del Banco di Sardegna – per tutta la vita. Questo non gli impedì di seguire la sua grande passione per gli studi storici, centrati in particolar modo sulla Sardegna, dando l'avvio a una straordinaria attività di poligrafo.Autore di libretti d'opera ("David Rizio", con musiche di Luigi Canepa), di romanzi storici (tra cui "Il muto di Gallura", dedicato alle vicende di Bastiano Tansu, celebre bandito dell'Ottocento che compì una strage ad Aggius), di racconti (il primo fu "Storia di un gatto"), di un'opera enciclopedica in tre volumi dedicata alla sua città ("Sassari") e fondatore di giornali ("La Stella di Sardegna" e "Il Gazzettino Sardo"), Costa seppe destare l'ammirazione di molti, tra cui Grazia Deledda, che in una sua intervista se ne sarebbe dichiarata "discepola".
Risorsa locale
Pelago, 29/06/2023
Abstract: Di nobili origini – il padre, ufficiale della Marina, aveva preso parte ai moti angioyani – Giuseppe Manno (Alghero, 1786-Torino, 1868) si formò in diritto canonico e civile a Cagliari. Iniziò in quella città la propria carriera divenendo avvocato fiscale patrimoniale presso la Reale Udienza, fu segretario di Carlo Felice di Savoia e infine, nel 1817, si trasferì a Torino. In Piemonte prese parte al processo di riassetto giuridico della Sardegna con il "Codice feliciano".La carriera di Manno fu costantemente in ascesa, ed egli arrivò a ricoprire la presidenza dapprima del Senato di Piemonte, poi di quello del Regno d'Italia, infine della Corte Suprema di Cassazione. Fedele servitore della Casa di Savoia, non perse mai l'amore per l'isola che gli aveva dato i natali e alla quale dedicò due opere monumentali: "Storia di Sardegna" (1825-27), in quattro volumi, e soprattutto "Storia moderna della Sardegna", che vide la luce in due volumi nel 1842.
Risorsa locale
Ottaviano Augusto. La fondazione dell'Impero
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Primo imperatore di un impero che formalmente non esisteva, trattandosi della prosecuzione della res publica, Augusto riuscì ad accentrare il potere su di sé evitando eccessive scosse istituzionali, ma assumendo di fatto le prerogative delle diverse magistrature di Roma senza attribuirsene le cariche; peraltro, quando veniva eletto a una carica magistratuale vera e propria, era attento a mantenere una potestà pari a quella del collega, secondo tradizione. Poco versato nell'arte della guerra – cosa che aveva fatto la fortuna di tutti i suoi predecessori dal tempo dei tempi –, si fece conferire un comando militare più elevato di quello di chiunque altro, non limitato da alcun confine ed esercitabile perfino a Roma, territorio da sempre interdetto a chiunque portasse armi. Scrisse di sé: "Fui superiore a tutti per auctoritas". Nella repubblica, auctoritas indicava una posizione autorevole liberamente riconosciuta dai Romani a un concittadino. Nel principato, auctoritas diventa il termine che qualifica il potere stabile e preminente del princeps nello Stato: uno strumento istituzionalizzato di governo. Nominato pontifex maximus, trasformò la sua casa in un tempio per abolire il confine tra il potere profano e quello sacro, e si dotò di tutte le prerogative dei diversi sacerdozi di Roma che regolavano ogni aspetto della vita pubblica. Infine, sempre sgusciando tra le istituzioni per piegarle alla sua persona, stabilì i canoni della successione dinastica. Se non è impero questo…
Risorsa locale
Pelago, 29/06/2023
Abstract: Giovanni Maria Angioy (Bono, 1751-Parigi, 1808), discendente di una famiglia nobile e agiata, studiò diritto a Cagliari, dove ottenne ben presto una cattedra e la nomina a Giudice della Reale Udienza. Raggiunto dalle idee della Rivoluzione francese, tuttavia, all'indomani dei moti antifeudali avvenuti sull'isola (1794-95) si rese conto delle reali condizioni in cui viveva la popolazione, soprattutto nelle parti più interne del territorio. Si rifiutò quindi di riscuotere tributi per conto dei Savoia, raccolse attorno a sé un consenso sempre più vasto e divenne un rivoluzionario. L'insurrezione sperata però non ci fu. Con una taglia sulla testa, riuscì a riparare avventurosamente in Francia, dove approfondì la propria posizione libertaria. Nonostante i tentativi, non fu però mai in grado di rientrare per liberare l'isola.
Risorsa locale
Marco Antonio e Ottaviano. L'ultima guerra civile
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Con l'assassinio di Giulio Cesare, la situazione a Roma divenne ancora più caotica che in passato. Già dal giorno dei suoi funerali. A contendersene l'eredità politica e materiale erano in due: Marco Antonio e il giovanissimo Ottaviano, il predestinato. Cercarono un'intesa istituendo un triumvirato con Lepido e diedero il via alla caccia agli anticesariani. Riapparvero le liste di proscrizione con conseguente licenza a chiunque di uccidere i propri nemici (ne fu vittima anche Cicerone); i cesaricidi Bruto e Cassio furono sconfitti con i loro eserciti, mentre Ottaviano e Antonio passavano dalle ostilità reciproche agli accordi. Finché comparve sulla scena Cleopatra, proprio quando Antonio era diventato padrone di fatto dell'Oriente. Mentre questi allarmava Roma con atteggiamenti che facevano presumere una virata dell' imperium in senso orientaleggiante-ellenistico, nell'Urbe Ottaviano garantiva la difesa di interessi consolidati e assicurava la rendita di posizione di Roma e dell'Italia quali centri del potere. Si arrivò allo scontro finale, vinto ad Azio da Ottaviano sui fuggitivi Antonio e Cleopatra. Il predestinato si preparava a fondare l'impero.
Risorsa locale
Tiberio. Il principe riluttante
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Designato da Augusto all'ultimo momento a un principato molto lontano dalle sue aspettative, Tiberio dovette destreggiarsi nel nuovo regime imperiale che, istituito solo di fatto dal suo predecessore, presentava ancora molte lacune istituzionali. Non si sentiva né princeps né imperator (carica che non volle mai attribuirsi), dovette fronteggiare i nostalgici della repubblica, il Senato, l'esercito, il cui potere stava cominciando a diventare politicamente decisivo, come i suoi successori avrebbero sperimentato. Riuscì però, senza iniziative clamorose, a riportare una parvenza di calma nella complessa situazione politica, ripianò il debito statale, placò le ribellioni ai confini dell'impero. Nel sentimento popolare è noto più per le sue assenze che per le presenze, in seguito ai lunghi periodi di ritiro che volle vivere: prima a Rodi, poi con il suo autoesilio a Capri, dove trascorse gli ultimi nove anni della sua vita. Ma il vuoto fisico di potere a Roma rischiò di mettere in serio pericolo l'impero con la congiura del suo consigliere Seiano, sventata in extremis. Designò non uno ma due successori, quasi fosse esistito ancora il consolato come carica suprema, tanto da far leggere questo atto come l'ultima beffa nei confronti di un principato cui sentiva di non appartenere.
Risorsa locale
Tito. La distruzione di Gerusalemme
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Salito al trono senza traumi dopo il padre Vespasiano, Tito è noto per la definizione di Svetonio "Amore e delizia del genere umano". Le fonti storiche coeve, nell'ambito di una propaganda ben orchestrata dalla dinastia flavia, ricordano infatti che nei suoi due soli anni di regno si comportò in modo ineccepibile. Si era guadagnato la fama con Vespasiano conducendo la guerra giudaica – culminata con la distruzione di Gerusalemme e la diaspora degli Ebrei –, che gli permise di ammantarsi delle vesti dell'eroe. Avviò un poderoso programma di opere pubbliche non solo a Roma ma anche nelle province, che finanziò con una politica economica abile e accorta. E nelle due calamità tragiche di quegli anni, l'eruzione del Vesuvio e l'incendio di Roma, si attivò per avviare un'efficiente macchina dei soccorsi, mettendo mano alle casse dello Stato.Alla sua morte prematura entrò in scena il fratello Domiziano, che le stesse fonti storiche hanno invece dipinto come una persona lussuriosa, vile e crudele. Condusse campagne militari che placarono solo in parte le gravi turbolenze ai confini asiatico e danubiano. E, dopo un tentativo di guerra civile nei territori germanici, avviò una sorta di caccia alle streghe che fece mettere a morte gli oppositori politici e gli intellettuali colpevoli anche solo di allusioni negative sul suo principato. Sfidò apertamente il Senato e, com'era da aspettarsi, cadde vittima di una congiura.
Risorsa locale
Caligola e Claudio. Follia e debolezza al potere
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Caligola è stato dipinto, nella sua epoca e in parte ancora oggi, come un individuo folle, dispotico, sanguinario, perverso. Ancora giovanissimo, godette di un vasto consenso popolare, mantenuto nei primi tempi del suo impero. Poi il vento cambiò: l'atteggiamento del Senato divenne freddo, l'immagine che Caligola iniziò a dare di sé fu quella di un tiranno volubile, eccentrico e megalomane. Seguirono fallimenti militari, i conflitti con gli Ebrei, l'eliminazione di potenziali rivali. Anche l'atteggiamento della popolazione nei suoi confronti mutò, a causa dell'introduzione di nuove imposte. La congiura di cui fu vittima, a soli ventotto anni, fu ordita da tutti i poteri forti di Roma (Senato, cavalieri, prefetti, pretoriani, liberti imperiali).Anche Claudio appare nella storiografia in maniera negativa, come un personaggio contraddittorio e imbelle. In realtà, accanto a iniziative incoerenti, rivitalizzò l'efficienza e la credibilità del Senato, compì numerose riforme, sulla scia di quelle di Augusto, per razionalizzare il governo dell'impero, dette grande potere ai liberti nella burocrazia statale, svolse una politica di integrazione delle province, con provvedimenti volti a favorire la concessione della cittadinanza romana e l'ammissione di notabili della Gallia al Senato. Condusse a termine la conquista della Britannia meridionale e ampliò i confini politici dello Stato nel quadro di una visione universalistica del potere romano. Coinvolto in scandali e intrighi di corte, morì avvelenato forse su iniziativa della quarta moglie Agrippina, che non vedeva l'ora di porre sul trono il figlio adolescente Lucio Domizio Enobarbo, più noto come Nerone.
Risorsa locale
Pelago, 26/07/2023
Abstract: I primi cinque anni di potere furono denominati "l'età d'oro" di Nerone, per la sua amministrazione saggia e avveduta, come anche gli storici a lui ostili (cioè tutti) avevano dovuto ammettere. La sua buona politica, celebrata da poeti e letterati, avrebbe portato clemenza nell'esercizio della giurisdizione, il ripristino dello stato di diritto, il rispetto delle prerogative dei consoli e del Senato. Realizzò molte opere pubbliche e combatté poche guerre, strettamente difensive. Poi, però, attuò alcune riforme amministrative che andavano nella direzione di un rafforzamento dell'assolutismo imperiale e di un forte contrasto con il Senato: ai questori dell'erario, nominati dai senatori, sostituì i prefetti dell'erario, scelti da lui stesso, in modo da togliere al Senato ogni possibilità di incidere sulle finanze dello Stato. Nerone divenne così un personaggio sempre più fuori controllo, sotto il profilo politico, personale e umano.Nell'ambito familiare e della cerchia dei suoi sostenitori le cose andarono progressivamente peggio: i dissapori con la madre Agrippina, che pure aveva fatto carte false affinché succedesse a Claudio, condussero al matricidio; stessa fine fecero la moglie Ottavia e – pare – la successiva, Poppea. Intanto Roma bruciava nel famoso incendio del 64 e, se ormai sembra esclusa ogni sua responsabilità nell'evento, Nerone approfittò della situazione per crocifiggere cristiani e costruirsi una nuova residenza, la Domus Aurea, espropriando terreni privati. Toccò infine a lui diventare bersaglio di congiure; sventata quella di Pisone, affollata di partecipanti, perse via via tutti i suoi sostenitori finché si trovò attorno solo nemici: militari, pretoriani, senatori. E non gli rimase che togliersi la vita.
Risorsa locale
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Completamente privo di autorevolezza e di credenziali per aspirare al dominio del mondo, proveniente dalla borghesia rurale di provincia ma ottimo soldato, Vespasiano riuscì a salire al trono grazie all'acclamazione degli eserciti di stanza in Oriente e a una serie di auspici e prodigi ben orchestrati. Ma in un momento in cui, dopo Nerone e l'anno dei tre imperatori, l'impero era allo sbando, seppe riportarlo su binari di stabilità, pace e prosperità. Governò una specie di "monarchia costituzionale", comandando con la forza della legge e del diritto e attribuendosi competenze che nessun altro imperatore aveva avuto. La conseguenza fu di ridurre ulteriormente le prerogative di un Senato che negli ultimi decenni aveva progressivamente perduto potere.A fare le spese, anche in senso materiale, della nuova organizzazione furono le province di quell'Oriente che Vespasiano non aveva mai amato e che – a differenza di tanti suoi predecessori e successori – sentiva lontanissimo da sé e dall'antica romanità che intese ripristinare. I più colpiti furono i Giudei, sottomessi – con il contributo decisivo del figlio Tito – mediante una spietata repressione della loro rivolta, culminata con la distruzione del tempio di Gerusalemme. Gli Ebrei si videro imporre una tassa speciale, legata unicamente alla religione professata (evento senza precedenti), e soprattutto furono allontanati dalla loro terra; ebbe così inizio il lungo e doloroso esilio di questo popolo.
Risorsa locale
Pelago, 29/08/2023
Abstract: Ci sono cose che nemmeno un ente onnipotente è in grado fare? Quali sono i confini dell'onnipotenza? Da secoli, gli uomini si sono interrogati sull'intellegibilità di uno degli attributi divini fondamentali e sui paradossi che sembrano scaturire da esso. Tuttavia, è facile vedere come, per cercare di comprendere l'onnipotenza, siano necessarie molte altre nozioni: volontà, necessità, libertà, possibilità e così via. I paradossi dell'Onnipotenza non solo sono un capitolo importante nell'analisi razionale degli attributi divini, ma attraggono e affascinano da sempre anche coloro che non aderiscono a una visione religiosa del mondo. Perché l'onnipotenza chiama in causa la stessa struttura logica e metafisica della realtà. Il volume è una guida semplice e completa per addentrarsi nei labirinti dell'onnipotenza alla scoperta di pietre talmente pesanti che nemmeno un dio onnipotente può sollevare, di eventi passati che sembrano essere fissati nella storia eterna dell'universo e dei limiti posti dalla libertà degli uomini.
Risorsa locale
Pelago, 29/08/2023
Abstract: In questo volume sono affrontati due problemi: come armonizzare le liste di preferenze individuali per ottenerne una soddisfacente per l'intera collettività, cioè la legge di benessere sociale, e come individuare una legge elettorale che sia veramente democratica. In entrambi emergono vari paradossi. In particolare, nel testo viene sviluppato e commentato un fondamentale teorema di Kenneth Arrow, il quale dimostra che, paradossalmente, alcune richieste del tutto ragionevoli per ottenere una legge di benessere sociale veramente democratica implicano che solo la dittatura può soddisfarle. In secondo luogo, si considerano le più diffuse leggi elettorali proporzionali e maggioritarie, e se ne analizzano le proprietà che consentono di evitare alcuni paradossi riscontrati in votazioni realmente avvenute. Anche qui si dimostra che, paradossalmente, non esiste una legge elettorale in grado di garantire un'equa ripartizione dei seggi che sia esente da giustificate critiche.
Risorsa locale
Pelago, 29/08/2023
Abstract: Il paradosso del Sorite, chiamato anche il paradosso del mucchio, si origina quando tentiamo di rispondere alla seguente domanda: qual è il numero minimo di granelli di sabbia che ci vogliono per formare un mucchio? Dare la risposta non è facile perché comunemente riteniamo che un solo granello di sabbia non possa fare la differenza fra una quantità di granelli che costituisce un mucchio e una quantità che non lo costituisce.La questione filosofica interessante è: che cosa ci insegna il paradosso del Sorite? I filosofi hanno fornito diverse risposte, e in questo volume vengono ripercorse – in modo semplice e accessibile – le diverse proposte teoriche avanzate per far fronte al paradosso.
Risorsa locale
Traiano. L'apogeo dell'Impero romano nel mondo
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Molti storici hanno scritto che con Traiano si aprì l'epoca d'oro dell'impero romano: fu imperatore abile nella politica espansionistica, nella guerra, nella munificenza e beneficenza pubblica, nelle leggi. È rimasto celebre per le campagne che giunsero alla sottomissione della Dacia (odierna Romania) e, a Oriente, di Armenia, Assiria e Nabatea, condotte vivendo e combattendo in mezzo alle sue truppe. Nessun altro imperatore avrebbe ulteriormente allargato i confini dell'impero. Nato in Spagna, Traiano fu il primo princeps provinciale e, anche in forza di ciò, inaugurò l'epoca dell'ingresso dei provinciali nella politica dell'impero, fortemente indicativa del ricambio sociale che continuava a prodursi nei ceti nobiliari, che si preoccupò di avere sempre al suo fianco. Con lui si aprì anche un'epoca felice per il pensiero giuridico romano, attraverso la creazione di un legame tra i giuristi e il trono imperiale che si sarebbe protratto in futuro. Abolì il delitto di lesa maestà e, anche per questo, non volle essere divinizzato in vita. Avviò un programma che prevedeva fondazioni alimentari per i giovani poveri dell'Italia e benefici per i contadini, contribuendo alla ripresa economica della Penisola. Nei confronti dei cristiani restò ambiguo, ma se non altro li sottrasse alla persecuzione legata alla professione di una fede non romana.
Risorsa locale
Pelago, 29/08/2023
Abstract: Due criminali vengono interrogati dalla polizia, che vuole scoprire se hanno commesso assieme un colpo. Entrambi sono "perfettamente" razionali, ma proprio per questo si trovano in una situazione paradossale: sanno che la cosa migliore per entrambi sarebbe tacere, ma sanno anche di non poterlo fare, e che alla fine entrambi confesseranno, andando assieme in prigione. Questo apparente paradosso è un problema classico della teoria matematica dei giochi, che studia le decisioni razionali nei più vari contesti strategici, dal commercio alla guerra. Il dilemma del prigioniero continua a ispirare riflessioni cruciali sulla possibilità e la razionalità della cooperazione spontanea, sfidando le nostre intuizioni comuni così come le teorie di matematici, filosofi, politici, economisti e scienziati sociali.
Risorsa locale
Pelago, 29/08/2023
Abstract: Questo volume verte sui limiti dell'informatica, in particolare sull'indecidibilità del cosiddetto problema della fermata. Si tratta di un tema che di solito non viene classificato tra i paradossi, ma che tuttavia presenta affinità e legami strettissimi con alcuni paradossi intesi in senso proprio, per esempio con il paradosso del Barbiere. I risultati presentati nel volume furono ottenuti nel contesto delle ricerche pionieristiche di Alan Mathison Turing sulle macchine calcolatrici e sul concetto di computazione. In un certo senso, tali risultati delimitano il campo dell'informatica, stabilendone i confini: vi sono cose che un programma per calcolatore non potrà mai fare, non per vincoli contingenti di tipo tecnologico, ma per ragioni teoriche.