Trovati 71 documenti.
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Enciclopedia cronologica delle scoperte e delle invenzioni / Giorgio Rivieccio
Milano : Rusconi, 1995
Milano : Rizzoli New Media, 2002
Invito all'Austria / Giorgio Rivieccio, Luciano Zeppegno.
Milano : A. Mondadori, 1982
Oscar Mondadori ; 1562
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Pelago, 20/01/2024
Abstract: La Seconda guerra punica era cominciata decisamente male per i Romani. Da uno scontro in terra iberica che avrebbe potuto concludersi lì, Annibale era riuscito a spostare il conflitto in Italia dove era giunto con l'esercito e gli elefanti. Tre sconfitte consecutive per l'Urbe, finché si arrivò alla battaglia decisiva. A Canne l'esercito romano fu sbaragliato, lasciando sul terreno circa 70.000 morti in dodici ore; quelli cartaginesi furono meno di un decimo. Dal massacro i Romani rimasero intontiti, disorientati e privi del grosso delle truppe. Si temeva l'arrivo fatale di Annibale nell'Urbe, ma ciò non avvenne. Iniziò invece un periodo inaspettato di tregua: il cartaginese oziava e i Romani si svegliarono dal torpore del temporeggiamento voluto da Quinto Fabio Massimo riuscendo a rimettersi in piedi prima del previsto. Seguirono anni di stasi, segnati da scontri di piccola entità, finché Scipione decise di spostare il conflitto in terra d'Africa, e per Annibale fu la fine.
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Pelago, 20/01/2024
Abstract: Nell'agosto del 1917 gli austro-ungarici, impressionati dalla violenza dell'attacco italiano sull'Isonzo, chiesero aiuto ai tedeschi. La controffensiva delle due forze congiunte si scatenò il 24 ottobre, dando inizio a quella che è nota come battaglia di Caporetto, la località strategica tra l'Isonzo e la pianura friulana. I combattimenti durarono fino al 9 novembre, quando le forze italiane furono definitivamente sbaragliate. Si contarono oltre 300.000 tra morti, feriti e prigionieri (40.000 solo nel primo giorno) e altrettanti sbandati, in quello che rappresenta il più grande insuccesso nella storia dell'esercito italiano. L'inchiesta sulle cause di Caporetto, al di là della rimozione del comandante supremo Luigi Cadorna, fu un palleggio di responsabilità tra i vari gradi militari, e in sintesi la colpa fu suddivisa tra tutti: generali, soldati, governo, forze politiche e perfino lo stesso popolo, quasi uno "sciopero militare" come Cadorna aveva pubblicamente insinuato. In realtà le manchevolezze strategiche e tattiche italiane furono molte.
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Pelago, 20/01/2024
Abstract: La battaglia di Poitiers giunse in un momento in cui gli Arabi, già padroni di parte della Spagna, compivano continue scorrerie in territorio francese, spingendosi fino alle zone più centrali del territorio. La sconfitta e la morte sul campo del governatore islamico Abd al-Rahman da parte di Carlo Martello segnò senza dubbio la fine degli sconfinamenti arabi nel cuore della Francia, e ciò probabilmente contribuì a rendere questo scontro tra i più iconici della storia. Tuttavia, non sappiamo quanto la battaglia abbia realmente rappresentato l'evento che impedì l'islamizzazione della Francia prima, e di tutta l'Europa poi, come alcuni storici nei secoli hanno sostenuto.Ma in Occidente la vittoria sugli islamici assicurò a Carlo Martello la preminenza nel regno di Francia, all'epoca tutt'altro che omogeneo, consentendogli così di governare anche al sud. La sua dinastia assunse una tale importanza che, pochi anni dopo, nel 751, suo figlio Pipino sarebbe stato addirittura incoronato dal papa quale nuovo re dei Franchi, estromettendo l'ultimo sovrano merovingio e sanzionando ufficialmente il potere assoluto dei carolingi.
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Pelago, 20/01/2024
Abstract: Federico Barbarossa aveva compiuto quattro incursioni in Italia, radendo al suolo molte città del nord (compresa Milano), per ridurre all'obbedienza i Comuni e sancire l'egemonia dell'impero sul territorio italiano e su ogni cosa che lì vivesse o fosse contenuta. La questione si inseriva anche nel quadro di un'aspra lotta contro il pontefice per la supremazia tra papato e impero. Dopo la distruzione di Milano, parte dei Comuni del nord si coalizzarono nella Lega Lombarda per combattere l'imperatore, il quale riunì un esercito fra le sue truppe in Italia e altre giunte dalla Germania. Alcuni errori di sottovalutazione delle forze e dei movimenti del nemico fecero sì che Barbarossa venisse colto di sorpresa a Legnano: la battaglia che ne seguì fu vinta in modo decisivo dai Comuni, e l'imperatore si salvò per un soffio. Sette anni dopo, con la pace di Costanza, Barbarossa concesse moltissimo ai Comuni, accogliendo la maggior parte delle loro richieste, attribuendo loro grandi spazi di autonomia e rendendoli città-Stato indipendenti, al di là di una sottomissione all'impero che ormai era poco più che formale; si affermò quindi definitivamente la civiltà comunale nell'Italia del nord.
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Pelago, 20/01/2024
Abstract: Il nome Saratoga è legato alla storica battaglia del settembre-ottobre 1777 che cambiò le sorti della Guerra d'indipendenza americana e della storia del mondo intero. Fu il vero punto di svolta di un conflitto che sembrava non lasciare dubbi su chi avrebbe prevalso. Nonostante l'iniziale sproporzione di forze tra la Gran Bretagna – la maggiore potenza commerciale, economica, militare e navale dell'epoca – e le sue tredici colonie dichiaratesi Stati indipendenti nel 1776, prive di un governo comune, queste ultime ebbero la meglio a Saratoga e successivamente nell'intera guerra. Furono favorite da una migliore leadership a livello strategico, da maggiore capacità di sfruttare le peculiarità dell'ambiente naturale in cui si svolse il confronto e da fortissime motivazioni patriottiche. Agli inglesi mancò una coerente guida politica e strategica da parte di Londra, che non assegnò un obiettivo chiaro e preciso né risorse sufficienti per conseguirlo. Grazie a Saratoga, potenze come Francia e Spagna non ebbero più dubbi a scendere in campo con gli Stati Uniti, e questi ultimi si mostrarono agli occhi del mondo come una vera e propria nazione, di status pari alle altre.
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Pelago, 20/01/2024
Abstract: Nel 334 a.C., dopo aver ottenuto il controllo di quasi tutta la Grecia, Alessandro Magno sbarcò in Asia per iniziare la sua campagna persiana. Conquistate le città greche sotto l'egemonia persiana in Anatolia, entrò nel cuore dell'impero persiano affrontando e mettendo in fuga il "re dei re" Dario III nella battaglia di Isso, che gli dischiuse l'avanzata verso la Siria e la Mesopotamia. Assicuratosi anche il dominio sull'Egitto, il re macedone riprese la marcia verso oriente e nel 331 a.C. affrontò nuovamente Dario a Gaugamela, lungo il Tigri. Nonostante la sua grande inferiorità numerica, tale da far dire agli storici di oggi che nessun moderno comandante avrebbe accettato lo scontro, l'esercito di Alessandro raggiunse la vittoria grazie all'impiego di tattiche superiori e all'uso intelligente delle forze di fanteria leggera. Dario, in preda al terrore, si diede alla fuga. Terminata la battaglia, il Macedone iniziò l'inseguimento di Dario, il quale deposto e ferito dai suoi stessi dignitari morì poco prima che sopraggiungesse il suo nemico. Nel 330 a.C. Alessandro riprese la campagna: sottomise le satrapie più orientali dell'Impero persiano finché arrivò nell'attuale India. Fu l'ultima tappa della campagna che doveva consacrarlo come il più grande condottiero dell'antichità.
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Pelago, 01/03/2024
Abstract: A partire dal V secolo le popolazioni degli Angli e dei Sassoni si erano stabilite nell'ex provincia romana della Britannia, dove esercitarono il loro potere per ben sei secoli. Poi, nel 1066, il duca di Normandia Guglielmo, che si riteneva legittimato a occupare il trono inglese – già oggetto delle brame dei sovrani di altre nazioni –, decise di prenderselo con la forza. Attraversò la Manica con alcune centinaia di navi e con l'appoggio del fratellastro Oddone di Bayeux, nonché di nobili di altre regioni francesi. Informato dello sbarco, il re anglosassone Aroldo II mise velocemente insieme un esercito per fronteggiare lo straniero a poche miglia dalla Manica, nei pressi della località di Hastings. La battaglia si svolse per tutta la giornata del 14 ottobre. Aroldo ricorse a una tattica difensiva già usata in passato: il "muro di scudi" formato dai fanti a ranghi serrati che creavano una barriera impenetrabile. Ma Guglielmo rispose con un movimento in tre fasi: attacco degli arcieri per oltrepassare il muro di scudi, assalto della fanteria e carica finale della cavalleria. Dapprima lo scontro volse a favore degli anglosassoni, ma dopo lunghi combattimenti Guglielmo ebbe la meglio, soprattutto perché la morte di Aroldo in battaglia disorientò le sue truppe.Guglielmo fu incoronato re d'Inghilterra nel Natale del 1066. Ebbe così inizio la dominazione normanna sulle isole britanniche che avrebbe influenzato profondamente la storia e la civiltà inglese, la quale acquisì quei tratti che ancora oggi, sebbene in parte molto ridotta, la caratterizzano.
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Pelago, 01/03/2024
Abstract: Il 7 settembre 1860, dopo essere sbarcato in Sicilia con i Mille e aver risalito l'Italia, Garibaldi entrò a Napoli tra ali di folla festante. L'esercito borbonico sembrava dissolto, ma non era così. Il re delle Due Sicilie Francesco II tentò l'ultima carta giocando in casa, con le sue truppe riunite e schierate su una sponda del Volturno, il fiume che delimitava a nord il piccolo territorio ancora nelle sue mani e a sud il resto d'Italia che aveva perduto. I borbonici erano ben equipaggiati con soldati formatisi nell'accademia militare e un nutrito gruppo di mercenari; a fronteggiarli c'era un esercito di volontari, con comandanti formatisi sul campo e armi decisamente inferiori in numero e qualità. Il 1° ottobre l'esercito delle Due Sicilie iniziò l'offensiva per impadronirsi di Santa Maria Capua Vetere e Caserta – dove era dispiegata parte delle truppe di Garibaldi –, per riappropriarsi poi di Napoli. Dopo una serie di scontri paralleli nell'ampio territorio della battaglia, nel pomeriggio i garibaldini cominciarono a far ripiegare i lealisti, anche grazie allo scarsissimo coordinamento delle truppe borboniche e dei rispettivi comandanti. Decisivi furono anche episodi di eroismo delle camicie rosse e di gestione delle truppe da parte di Garibaldi e dei suoi fedelissimi come Nino Bixio e Stefano Türr. A sera, la ritirata dell'esercito delle Due Sicilie lasciò Garibaldi padrone del campo e vincitore della battaglia. Il successivo incontro di Teano fra l'Eroe dei due mondi e il re sabaudo Vittorio Emanuele II sigillò l'unificazione territoriale della penisola.
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Pelago, 20/01/2024
Abstract: A un mese dalla dichiarazione di guerra della Germania alla Francia nella Prima guerra mondiale, le truppe tedesche erano arrivate a 40 chilometri da Parigi. Iniziò così una mobilitazione, un "azzardo felice e imprevisto" che in pochissimi giorni riuscì a inviare sul fronte della Marna oltre un milione di combattenti, i quali in sette giorni bloccarono le truppe del Kaiser e le ricacciarono indietro, sia pure al prezzo di 50.000 tra morti e dispersi. Ad aiutarli furono errori tattici e inadempienze del comando teutonico, che permisero agli Alleati franco-britannici di rompere le prime linee tedesche e portarle allo sbandamento. A quel punto la situazione si congelò: sarebbero passati quattro anni perché la Germania, ormai sconfitta nella guerra, si allontanasse dalla Francia.La battaglia della Marna segna il punto di non ritorno per il fronte occidentale, ma allo stesso tempo lo specchio nel quale si riflettono tutte le brutalità e le incoerenze che caratterizzeranno i quattro anni e mezzo successivi di quella che doveva essere, ma solo in teoria, una "Grande breve guerra".
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Pelago, 01/03/2024
Abstract: Nel 60 a.C. Giulio Cesare, Licinio Crasso e Gneo Pompeo si erano uniti in un triumvirato di fatto per impadronirsi della res publica romana, iniziando così a condizionare le decisioni del Senato e delle assemblee popolari con il fine di soddisfare reciproci interessi e personali ambizioni. Morto Crasso, l'alleanza fallì e i rapporti tra i due superstiti si radicalizzarono, in particolare con concordanza tra gli interessi di Pompeo e la politica anticesariana del Senato. Cesare vide tagliati fuori se stesso e le sue ambizioni, specie quando gli fu rifiutato di rientrare in Italia con l'esercito. Invece, valicando il Rubicone con le sue legioni, di fatto dichiarò guerra ai pompeiani. Iniziò a occupare una città dopo l'altra mentre Pompeo lasciava la penisola per organizzare il suo esercito cosmopolita. I due si ritrovarono nella penisola balcanica con le rispettive forze militari. Ma per sette mesi si sfidarono in operazioni belliche minori, insidie, cambi di tattica, attese, spostamenti. Lo scontro definitivo avvenne a Farsalo, in Grecia, quando uomini della stessa stirpe, della stessa città, parenti, in alcuni casi fratelli, si sarebbero scontrati e uccisi per causa loro. La battaglia sembrava persa in partenza da Cesare, il quale invece, con una tattica innovativa, ebbe in mano la vittoria. Pompeo fuggì in Oriente per finire ucciso in Egitto dai suoi ex alleati, già passati con il vincitore. I pompeiani irriducibili continuarono la lotta contro Cesare, per finire vinti anch'essi. Ma la vera perdente fu la res publica romana, destinata a estinguersi di lì a breve.
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Pelago, 29/11/2022
Abstract: Il fascismo rappresentò, nei suoi connotati ideologico-istituzionali, uno Stato che volle generare una nazione e non viceversa; e addirittura uno Stato che inglobò e superò perfino il partito che lo aveva prodotto e con esso la sua ideologia. Portò alla statalizzazione dell'intera società, alla negazione dell'individualità dei cittadini, legittimati nella loro essenza solo dall'aderenza allo Stato, e perfino alla "fascistizzazione" della patria (che giustificava l'uso della violenza contro i suoi critici), concetto che implicitamente cancellava ogni passato storico della nazione. Il dibattito storiografico, che ha risentito in numerosi casi di impostazioni ideologiche aprioristiche da ogni fronte, oggi si concentra meno sulla mistica/demistificazione del ventennio mussoliniano e più sugli aspetti socioeconomici e istituzionali. Si preferisce infatti un'analisi di più ampio respiro di un periodo complesso, che ha visto un cambiamento di rotta, anche della coscienza civile di tanti italiani, e che rappresenta un problema ancora aperto.
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Porsenna. Gli Etruschi, civilizzatori sconfitti
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Popolo dalle origini ancora incerte, diverso da tutti gli altri per lingua, organizzazione sociale e politica, costumi, religione, gli Etruschi al loro apogeo controllavano buona parte di un territorio che andava dal Po all'Alto Lazio, con propaggini fino in Campania. I rapporti con Roma furono complessi: dettero all'Urbe i tre ultimi re, poi resistettero a lungo alle spedizioni di conquista. Si allearono con i nemici dell'Urbe, poi con questa stessa in più occasioni, e soltanto dopo secoli i Romani riuscirono a conquistarne definitivamente il territorio. Ma, soprattutto, influenzarono come nessun altro popolo la civiltà romana, attraverso i riti religiosi, il diritto, le tecniche di organizzazione del territorio, che l'Urbe armonizzò ovviamente con i suoi immodificabili princìpi costitutivi. Roma è debitrice nei confronti degli Etruschi anche dei fondamenti dell'architettura come l'arco e le opere di ingegneria idraulica per il drenaggio delle acque, di simboli del potere come la toga praetexta, i fasci littori, la sella curule, fino ai giochi del circo e alle corse dei carri.
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I Tarquini. Dalla monarchia alla Repubblica
Pelago, 29/04/2023
Abstract: L'arrivo degli ultimi tre re, gli etruschi Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, fece cambiare volto alla monarchia romana. I dinasti etruschi furono essenzialmente dei comandanti militari, portatori di un potere autoritario nuovo e laico, l' imperium, e ascesero al trono senza rispettare le procedure canoniche che prevedevano il consenso degli dèi e del popolo. La forza delle armi si sostituì a quella della religione. Contemporaneamente, soprattutto con Servio Tullio, i re posero in atto profonde riforme istituzionali e amministrative, che dettero vita a un nuovo inquadramento del popolo su base censitaria, consentendo anche ai cittadini ricchi, ma non appartenenti al patriziato, di partecipare al governo della città. Tutto ciò ebbe come risultato uno sconvolgimento della struttura sociale della civitas, creando malcontento sia fra i patrizi sia fra i plebei. La situazione si inasprì con la violenta presa del potere da parte di Tarquinio il Superbo, che instaurò una tirannide di fatto. Fu la fine della monarchia: nel 509 a.C. l'ultimo re venne cacciato da Roma e si instaurò la repubblica, con poteri di governo condivisi e limitati nel tempo.
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Pompeo e Crasso. La guerra sociale e le guerre civili
Pelago, 29/04/2023
Abstract: L'espansione di Roma, che l'aveva portata a conquistare il mondo, ebbe pesanti ripercussioni sulla tenuta interna della repubblica. Gli squilibri sociali e le condizioni dei popoli conquistati, spesso alla mercé dell'avidità dei governatori, necessitavano soluzioni. L'iterata negazione della cittadinanza romana agli italici, alleati storici di Roma, portò al bellum sociale, ossia la guerra contro gli alleati. In Oriente Mitridate, re del Ponto, riprendeva a minacciare: il comando della guerra, prima attribuito poi sottratto a Silla, fu all'origine della marcia di quest'ultimo su Roma. Si susseguirono vorticosamente numerose vicende: la dittatura di Silla, la guerra degli schiavi condotti dal Spartaco, mentre all'orizzonte si profilavano i signori della guerra, uomini politici che maturavano la loro credibilità sui campi di battaglia e facevano pesare i propri successi militari, insieme alla forza minacciosa dei loro eserciti, negli equilibri di potere interni alla res publica. Tra loro, Pompeo, Crasso e Cesare, autori di un patto privato (il trumvirato) per spartirsi lo "Stato". Con la morte di Crasso nella guerra contro i Parti e il trionfo di Cesare per la conquista della Gallia, il patto era ormai spezzato: Roma era in mano al solo Pompeo, e a Cesare non rimase che riprendersi la scena con la forza. Il bellum horribile, ossia la guerra civile tra Cesare e Pompeo, si concluse con la sconfitta del generale d'Oriente nella piana di Farsalo. Cesare era, ora, l'unico padrone di Roma.
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I Celti. Roma incontra l'altra Europa
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Il termine Celti racchiude svariate centinaia di tribù che all'epoca dell'espansione di Roma avevano colonizzato a macchia di leopardo un'area che andava dalla Spagna all'Asia Minore e comprendeva l'Europa centrale, l'Italia settentrionale, le isole britanniche e l'Irlanda. Erano tribù forse di origine diversa, ma che parlavano lingue dalle radici comuni, avevano costumi e culture simili e condividevano parte dei loro pantheon.Per i Romani, Celti era sinonimo di "altro", parte di un mondo barbarico ancora poco conosciuto e proprio per questo percepito come minaccioso, sia sul piano politico e militare sia su quello culturale. Effettivamente, fra queste due popolazioni le differenze erano numerose, molto più accentuate di quelle tra Roma e gli altri popoli mediterranei: da una parte, la concretezza e la coesione dei Romani, dall'altra, la spiritualità e l'individualismo dei Celti.All'inizio del IV secolo a.C. quasi tutta l'Italia settentrionale era, di fatto, parte di un mondo celtico: la minaccia per Roma era palpabile. E mentre l'Urbe si espandeva a sud, iniziò anche a valicare il Po per combattere il nemico sconosciuto. Poi fu la volta dei territori transalpini, prima con Giulio Cesare in Gallia, in seguito con gli imperatori che conquistarono le isole britanniche. Alla fine, i Celti si latinizzarono tribù dopo tribù, anche se in alcuni territori più settentrionali, come certe aree dell'Irlanda e della Britannia, riuscirono a mantenere lingua e tradizioni proprie, la cui eredità è ancora oggi molto viva.