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Trovati 18 documenti.

Fotocopie
Libri Moderni

Berger, John <1926-2017>

Fotocopie / John Berger ; edizione italiana e traduzione a cura di Maria Nadotti

Milano : Il saggiatore, 2021

La cultura ; 1427

Abstract: Conversare con una ragazza su un autobus in Irlanda, osservare una donna prendersi cura di un piccione in una piazza di Londra, condividere un pranzo con i lavoratori del mercato in Galizia, camminare con un ragazzino che porta un fucile a tracolla per le strade di Delhi. Piangere la morte di un caro amico e guardarne un altro, un sopravvissuto dei gulag, prepararsi per un trasloco, sfrattato dalla casa in cui sua madre ha aspettato per quattordici anni che facesse ritorno dalla Siberia. In Fotocopie John Berger presenta una collezione di attimi, ciascuno colto nel momento di più intensa vividezza, bloccati come in uno scatto fotografico a rappresentare la storia della nostra epoca e quella dell'autore. Vignette, fotogrammi, ricordi; ogni vicenda, ogni «fotocopia verbale», è una persona che ha toccato l'esistenza di Berger, lasciando con quel contatto un'impronta indelebile. Tra queste ci sono gli uomini e le donne che incontriamo quotidianamente, ma anche artisti e scrittori come Paul Klee e Simone Weil, a loro volta evocati a partire da una visione: disegni stesi su un prato verde le cui linee ricordano all'autore l'artista austriaco o il tavolo di legno di pero in una casa di Parigi su cui la scrittrice francese concepì le proprie opere. Il rapporto tra immagine e linguaggio diventa, nella prosa di Berger, un legame simbiotico: l'occhio cattura l'istante, la scrittura lo ancora al flusso del tempo e ne fa proliferare le numerose possibilità evocative. Nello stile discreto e intensamente cinematografico di Berger, queste ventinove Fotocopie traboccano di odori, di suoni e di vita, ed emanano una malinconica nostalgia. L'effetto di questi piccoli ricordi è un delicato eppure inevitabile distacco dal passato; la metamorfosi della memoria privata in scritti di portata universale.

Sulla motocicletta /
Libri Moderni

Berger, John <1926-2017>

Sulla motocicletta / / John Berger ; con scritti di Javier Caletrio ... [et al.] ; a cura di Maria Nadotti

Vicenza : Pozza, 2019

Piccola biblioteca Neri Pozza

Abstract: «Sulla moto si affronta ad alta velocità ogni fatto che s'incontra. Il corpo e la macchina seguono gli occhi che trovano la strada dove passare, intatti. Il senso di libertà deriva dal fatto che l'attesa tra la decisione e la conseguenza è minima, e se c'è una resistenza o un ritardo li si usa come rimbalzo. In moto, se si vuole continuare a vivere, non si pensa ad altro oltre quello che c'è. Guidare una motocicletta non ha niente a che fare con la velocità. È un'esperienza intensissima di libertà psichica e fisica». Nel 2002, in un'intervista a una stazione radio di Los Angeles, John Berger descrive così la sua passione per la motocicletta, sorta durante il servizio militare nell'esercito britannico - lo destinarono al compito di staffetta, di addetto al recapito di messaggi - e mai più abbandonata, tanto che, ad Antony, alle porte di Parigi, lo si vede, quasi novantenne, dare lezioni di guida alla figlia sedicenne dell'amica Tilda Swinton. Guidare una moto, per Berger, è «un'esperienza intensissima di libertà psichica e fisica» poiché è un'arte che «differisce da ogni altro tipo di guida». Un'arte «spinoziana» - come scrive Andy Merrifield in questo volume, ricordando come Spinoza impregni ogni gesto reale e di pensiero di Berger - perché «interessa l'intero corpo e il suo istintivo senso dell'equilibrio». Con la sua meccanica e le sue due instabili ruote, la moto è, per Berger, mezzo di trasporto d'elezione, ma anche metafora, esca al lavoro congiunto di corpo e mente, strumento di ricerca e di piacere che implica costantemente una perfetta coincidenza tra occhio e mente, mano e cuore. Curato da Maria Nadotti, questo libro è un omaggio all'arte di guidare la motocicletta secondo John Berger, offerto a tutti coloro che ne condividono in qualche modo l'«esperienza di libertà». Contributi di Javier Caletrío, John Coward, Andy Merrifield, Maria Nadotti, Tom Penn.

La lingua rubata
Libri Moderni

Shibli, Adania

La lingua rubata : di letteratura, Palestina e silenzio : una riflessione e un dialogo con Maria Nadotti / Adania Shibli ; traduzione di Nausikaa Angelotti, Daniela Marina Rossi

Bellinzona : Casagrande, 2025

Alfabeti. Babel

Abstract: Questo libro, pubblicato in occasione dei vent’anni del festival di letteratura e traduzione Babel, riunisce uno scritto di Adania Shibli e una conversazione tra lei e Maria Nadotti. «In Palestina/Israele, crescendo ti rendi conto che la lingua è molto più di uno strumento per raccontare o comunicare. Può essere attaccata, può essere distrutta, può essere maltrattata. La questione è quindi: come ci si può fidare della lingua quando è essa stessa causa di dolore, quando ti abbandona e devi affrontare la crudeltà nella solitudine, senza parole?» Nello scritto e nella conversazione che compongono questo libro, una scrittrice palestinese guarda a quel che sta accadendo nella sua terra. Ma nel momento in cui vorrebbe dirlo, vede con sgomento la lingua ritirarsi, venirle meno. «Cosa puoi dire di fronte a una distruzione di questa portata?» osserva parlando con la saggista Maria Nadotti. «È una sensazione molto strana. Di colpo il linguaggio ti abbandona». Eppure – come è capitato in tante tragedie della storia – la letteratura resiste, cercando modi di dire l’indicibile anche quando il linguaggio sembra irreparabilmente «attaccato, spezzato, abusato». Adania Shibli è stata ospite di Babel Palestina nel 2011, in un’edizione curata con la consulenza di Maria Nadotti.

Interessi truccati : giochi di travestimento e angoscia culturale / Marjorie Garber ; edizione italiana [e traduzione] a cura di Maria Nadotti
Libri Moderni

Garber, Marjorie

Interessi truccati : giochi di travestimento e angoscia culturale / Marjorie Garber ; edizione italiana [e traduzione] a cura di Maria Nadotti

Milano : Raffaello Cortina, 1994

Le conchiglie

Abstract: Che cosa ha a che vedere l'abito con la sessualità? E in che modo i codici d'abbigliamento contribuiscono a organizzare e disorganizzare la società? Donne e uomini si nasce o si diventa? E che legame esiste tra sesso e genere? Perché cinema, teatro e rappresentazione, da Shakespeare a La moglie del soldato, da Andy Warhol a Robert Mapplethorpe, da Boy George al Teatro dell'Opera di Pechino, sembrano vivere della logica del travestitismo? A queste e a varie altre domande il libro prova a dare risposta, in un tour de force di humor, gusto del paradosso e spregiudicatezza intellettuale.

Cataratta / John Berger ; disegni di Selçuk Demired ; traduzione di Maria Nadotti
Libri Moderni

Berger, John <1926-2017>

Cataratta / John Berger ; disegni di Selçuk Demired ; traduzione di Maria Nadotti

Roma : Gallucci, 2015

Alta definizione Gallucci

Abstract: Il miracolo della vista, e del suo recupero, nel monologo interiore di uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo. Con il commento a china del vignettista di Le monde diplomatique.

G.
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Berger, John - Nadotti, Maria

G.

Neri Pozza, 29/05/2012

Abstract: Figlio di un ricco commerciante livornese e della sua giovane amante nordamericana, G. viene concepito nel 1886, quattro anni dopo la morte di Garibaldi, l'eroe che ha incitato la nazione a diventare se stessa, l'uomo che a ogni italiano sarebbe piaciuto essere. Il suo apprendistato alla vita si svolge nella campagna inglese, affidato alle cure dei cugini materni Beatrice e Jocelyn, superstiti di una famiglia aristocratica decaduta e di una classe sociale in estinzione. Allontanato dalla madre e dal padre, condannato fin dall'origine al destino di chi non ha patria né appartenenza, G. incarna fino in fondo l'individuo contemporaneo in bilico tra libertà e solitudine, invenzione di sé e autodistruzione.Lo troveremo, raffinato involontario europeo ante litteram, nelle principali città degli stati-nazione degli anni a cavallo tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento: Parigi, Milano, Londra, Trieste. Cosmopolita, poliglotta, innamorato di altrove, costeggerà con l'interesse freddo dell'osservatore distante i grandi rivolgimenti storici, politici, sociali, tecnologici della sua epoca, spingendo il suo sprezzo per la vita "come ci è data" fino a morirne.Attraverso un'arditissima scrittura romanzesca, che di continuo si ferma a interrogarsi su se stessa, sul ruolo del narratore, sull'impossibilità di descrivere senza distorcere, sul desiderio dello scrittore (fatale alla verità) di dire tutto, Berger indaga l'asimmetrico assetto della Storia. Da una parte i potenti, dall'altra i deboli e gli espropriati e, più specificamente, come sia andato disegnandosi lungo l'asse del potere il ruolo delle donne e quello degli uomini, quali abusi siano stati tacitamente subiti o siglati dalle prime e perseguiti dai secondi, con quali effetti di deformazione sulla vita dei due sessi e della società nel suo complesso. G. come Garibaldi. G. come Don Giovanni. G. come il nome che John Berger dà – o sceglie di non dare – al protagonista del radicale romanzo/saggio che nel 1972 gli fece vincere l'ambito Booker Prize, il più importante premio letterario inglese, e che oggi torna in una nuova traduzione italiana.Un romanzo che analizza, contesta, interroga, rivela, suggerisce, mostra il farsi delle cose proponendo così anche il loro possibile disfarsi, invitando con forza i lettori a fare la loro parte, a mettersi in gioco. Una formidabile e provocatoria sfida narrativa e intellettuale, un affresco storico carico di pathos, che riconosce solo all'individuo il diritto di mettere in discussione il confine tra vita e morte.M.N.

Il taccuino di Bento
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Berger, John - Nadotti, Maria

Il taccuino di Bento

Neri Pozza, 27/02/2014

Abstract: Forse non tutti sanno che il filosofo Baruch Spinoza – detto Bento –, uno degli esponenti del razionalismo del XVII, antesignano dell'Illuminismo e sommo conoscitore dell'esegesi biblica, disegnava. Anzi, era intimamente ossessionato dal disegno. Dopo la scomunica e la cacciata dalla comunità ebraica di Amsterdam, si dedicò al disegno con un trasporto così assoluto che, quando non lavorava come tornitore di lenti, si rinchiudeva nel suo studio ad abbozzare figure o paesaggi, a tracciare centinaia di schizzi a matita e a china. Quando morì, i suoi amici recuperarono le sue lettere, i manoscritti, gli appunti, ma non trovarono nessuna traccia dei suoi disegni.Molti anni dopo, a John Berger viene regalato un vecchio taccuino da disegno e l'autore, mosso da un impulso segreto e convincente, sente che quel libricino è proprio quello di Baruch Spinoza. Inizia così un dialogo a due voci e a quattro mani in cui l'autore e saggista inglese – convinto che nella silenziosa pratica del disegno risieda la chiave per accedere al senso del mondo e delle cose – immagina di rileggere le parole del filosofo olandese, e di osservare il mondo con i suoi occhi. Il risultato è un libro che, con una prosa limpida e delicata, crea un ponte tra l'Olanda del XVII secolo e il tempo inquieto in cui viviamo. Una mappa stupefacente che aiuta a orientarsi nel nostro incerto presente, a indagare la sostanza profonda delle cose, e la relazione che ci lega a esse.

Contro i nuovi tiranni
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Berger, John - Nadotti, Maria

Contro i nuovi tiranni

Neri Pozza, 04/06/2013

Abstract: Esiste una nuova specie di tiranni che non ha nulla a che vedere con i dittatori del passato. Hanno una faccia anonima, vagamente rassicurante, "come la sagoma dei furgoni portavalori". Sono vestiti in modo impeccabile, hanno capigliature curate, occhi svelti che osservano tutto, orecchie capienti "come banche dati" e un'insaziabile brama di controllo. Dicono di essere esperti di economia e di politica, ma conoscono solo la legge del guadagno e decidono delle vite di migliaia di persone. Sono i profittatori. E questo libro è contro di loro.Questi scritti che John Berger ha prodotto nell'arco di quasi sessant'anni (dal 1958 al 2012) riflettono la genialità e la ricca versatilità dell'autore, e spaziano con estrema naturalezza da articoli sulla politica recente (Bush, Sarkozy e Dominique Strauss-Kahn) ad appelli per la mobilitazione, da brevi scritti sull'arte e sulla fotografia (Il bisogno di imparare) a racconti struggenti (Qui, dove ci incontriamo, in cui l'autore parla con la madre morta dieci anni prima). Attraversando le transizioni epocali del Novecento, come la nascita dello stato di Israele o il crollo del muro di Berlino, l'autore non risparmia critiche illuminanti e caustiche alle guerre preventive degli Stati Uniti e alle proteste no-global, fino al recente crack finanziario mondiale.Il mondo contemporaneo è una sfera tra le mani di John Berger, che la osserva e la tocca con una tenerezza, una passione e un'indignazione inusitate nella letteratura del nostro tempo, e la consegna al lettore perché ripensi "i confini della politica"; perché rifletta sul "potere delle parole" troppo spesso lasciate a chi ne fa un uso cinico, persuasivo, e manipolatorio; perché capisca che il senso di questo presente assurdo sta non soltanto nella memoria di un passato collettivo, ma anche nelle piccole cose che ci accadono ogni giorno, che ci parlano di noi, della nostra vita, e ci fanno sentire "meno soli, non solo nel mondo, ma anche nella Storia".Un libro unico come il suo autore – vincitore del Man Booker Prize, il più noto riconoscimento per la letteratura inglese – che "non trascina la politica nell'arte", ma guarda alla politica attraverso la lente d'ingrandimento dell'arte, perché "si può fare arte raccontando una storia o scrivendo su un affresco di Giotto, oppure studiando in che modo una lumaca arriva in cima a un muro".

Paesaggi
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Berger, John - Overton, Tom - Nadotti, Maria

Paesaggi

Il Saggiatore, 06/06/2019

Abstract: Paesaggi è la più completa raccolta degli scritti di John Berger dedicati all'arte e alla letteratura. Chi è alla ricerca di un ponderoso volume di critica, con quadri monografici e rigide periodizzazioni, dovrebbe guardare altrove; chi invece è già un lettore di questo "rinascimentale uomo contemporaneo" si stupirà ancora una volta di tanta varietà di saggi, poesie, racconti e meditazioni, ritrovando lo sguardo di uno storyteller che mai ha inteso la scrittura come un atto di possesso, ma sempre come un modo per abitare il presente e mutarne la trama.In questo volume, ideale prosecuzione di Ritratti, John Berger è l'osservatore tenace di vasti panorami popolati da figure umane, alla ricerca di mappe del nostro tempo. Dapprima si tratta soprattutto di paesaggi teorici, in cui Berger incontra gli scrittori e gli artisti che più hanno accompagnato il suo pensiero: da Walter Benjamin a Gabriel García Márquez, da Rosa Luxemburg a James Joyce. Poi si passa all'esplorazione – a volte reale, sempre letteraria – di paesaggi fisici: la Palestina resistente, abitata da bambini e cavalli selvaggi; la Parigi dei cubisti e la Venezia marcescente della Biennale; la città di Delft che "sgorga dagli occhi di chi l'ha lasciata"; la campagna senza tempo in cui i contadini hanno insegnato a Berger "il poco che so"; fino al fluido mercato del mondo odierno, in cui ognuno è un consumatore perduto in una geografia assente.Raccontando questi luoghi, John Berger racconta se stesso, il suo modo ardente e combattivo di cercare uno spazio da condividere e di indagare lo sguardo. Ogni paesaggio parla per lui di "rischio e avventura": il rischio e l'avventura, in questi Paesaggi composti dagli anni cinquanta a oggi, sono quelli di un pensiero pronto in qualsiasi momento a farsi mettere a repentaglio da un'opera perturbante o un fatto inatteso, che si pone sempre, qualsiasi cosa scelga di narrare, sul limite sottile del mistero.

Tutto sull'amore
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bell hooks - Nadotti, Maria - Cornalba, Lucia

Tutto sull'amore

Il Saggiatore, 31/10/2022

Abstract: Perché abbiamo paura di parlare d'amore? Tutto sull'amore di bell hooks nasce da questa domanda che spesso genera imbarazzo, reticenza, e persino rabbia.Nonostante l'amore sia il sentimento più spontaneo e universale, che segna l'esistenza di ogni essere umano, parlarne, confessarlo a qualcuno, provare a raccontare come si agita dentro di noi ci terrorizza e ci disorienta: l'angoscia che le nostre parole non siano comprese, i nostri desideri corrisposti o i nostri sogni realizzati, genera un insensato odio per l'amore che tutti finiamo per vivere.Questo condiziona negativamente il modo che abbiamo di amare, lo contagia di insicurezza e di dolore, guasta la sua capacità di cambiarci e di restituirci speranza, ma soprattutto di migliorare il mondo attorno a noi. Perché l'amore, prima di essere la fantasia fiabesca che anima canzoni, libri e film, è innanzitutto una forza: una forza spirituale, che incide sulle nostre coscienze, ma anche una forza politica, che orienta le decisioni sempre secondo sentimenti di incontro e di costruzione, e mai di dissoluzione e distruzione.Per scongiurare quell'odio contro l'amore è fondamentale imparare ad avere cura di sé, scrive bell hooks, e riappropriarsi dell'amore come spazio in cui ciascun individuo si sente libero di parlare e di ascoltare senza timore ciò che lo agita dentro. Amare, allora, non sarà più sinonimo di soffrire, ma di edificare, progettare, immaginare il domani.Amare non significa soffrire. Amare non significa avere paura. Amare è prendersi cura di sé, farsi del bene, farlo a chi ci sta accanto. Amare non significa distruggere. Amare significa costruire. Tutto sull'amore di bell hooks è un libro che insegna a costruire la propria vita con amore.

Qui, dove ci incontriamo
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Berger, John - Nadotti, Maria

Qui, dove ci incontriamo

Bollati Boringhieri, 22/06/2017

Abstract: Un libro nomade, che viaggia attraverso l'Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: "Una vecchia con l'ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l'attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare". A Ginevra vive la figlia dell'autore, e c'è la tomba di Jorge Luis Borges: "Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura". Non c'è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l'altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell'immaginazione. Nell'attraversare confini e barriere temporali Qui, dove ci incontriamo è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.

I love Dick
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Kraus, Chris - Nadotti, Maria

I love Dick

Neri Pozza, 04/07/2017

Abstract: Filmmaker sperimentale di trentanove anni, Chris è sposata con Sylvère, docente universitario di cinquantasei anni. Appassionata d'arte di cattiva qualità, che secondo lei rende molto piú attivo chi la osserva, Chris, diversamente da Sylvère, non si esprime in un linguaggio teorico. È abituata perciò ad attenersi a un perfetto silenzio quando Sylvère si avventura nei suoi discorsi sulla teoria critica postmoderna. Non facendo piú sesso, i due però non evitano affatto di parlare. Praticano anzi una rigorosa "decostruzione" a modo loro. In altre parole, si raccontano tutto.Dopo aver trascorso l'intero anno sabbatico di Sylvère in un cottage sperduto tra le montagne a un'ora e mezza da Los Angeles, una sera i due cenano in un sushi bar di Pasadena con Dick, critico culturale inglese e buon conoscente di Sylvère. Durante la cena, mentre i due uomini discettano sulle ultime tendenze del postmoderno, Chris si accorge che Dick cerca di continuo il suo sguardo, e non può fare a meno di sentirsi eccitata da quell'inaspettata attenzione. Eccitazione che si accresce quando, dopo aver raggiunto casa di Dick nel deserto di Antelope Valley, per trascorrervi la notte ed evitare cosí di avventurarsi sulle strade innevate, Chris si rende conto che l'inglese flirta apertamente con lei. Lo sogna perciò tutta la notte. Ma la mattina dopo, quando si sveglia sul divano letto offerto dal loro generoso ospite, Dick non c'è piú.Quella scomparsa le sembra il perfetto compimento di un'intensa storia non vissuta, anzi, come confessa a Sylvère, di una "Scopata Concettuale ". Una volta tornati nel cottage, Sylvère – per un gioco perverso o forse perché per la prima volta dall'estate scorsa Chris gli appare animata e viva – le suggerisce di scrivere a Dick e di esprimergli i suoi sentimenti.Pubblicato per la prima volta nel 1997 e tornato prepotentemente a far parlare di sé, I love Dick è un romanzo di culto considerato "uno dei piú importanti libri femministi degli ultimi due decenni" (Observer) oltre che "un formidabile romanzo di idee" (New Statesman)."Questo è il libro piú importante sugli uomini e sulle donne che l'ultimo secolo ci ha lasciato".Guardian"I Love Dick è uno dei più importanti libri mai scritti sull'essere donna".Observer Magazine"Uno dei piú esplosivi, rivelatori, laceranti e insoliti memoir mai portati sulla pagina".Rick Moody"Per anni, prima di leggerlo, ho continuato a sentir parlare di I love Dick. Sono in ritardo di due decenni, ma ho capito subito di avere tra le mani un testo incandescente".Leslie Jamison, New Yorker

Damasco
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Amiry, Suad - Nadotti, Maria

Damasco

Feltrinelli Editore, 05/10/2017

Abstract: Suad Amiry conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Baroudi, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le figlie femmine. Una saga appassionante e poetica sospesa tra realtà e finzione, una rievocazione innamorata e nostalgica di un mondo raffinatissimo spazzato via dal fanatismo e dalla crudeltà, ma soprattutto una riflessione sul senso della maternità e sul silenzio come estremo gesto d'amore. Una storia e un affresco che dall'Impero ottomano arrivano al presente ulcerato del Medio Oriente. I personaggi sono memorabili, la scrittura leggera, le emozioni grandi.

Frida in America
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Stahr, Celia - Nadotti, Maria

Frida in America

Neri Pozza, 14/10/2021

Abstract: Quando, a ventitrè anni, giunse negli Stati Uniti insieme al marito, il muralista Diego Rivera, la giovane Frida Kahlo era una pittrice alle prime armi, da tutti considerata null'altro che la "piccola moglie messicana" di un artista all'apice della fama. La loro prima fermata fu San Francisco, dove Diego era stato invitato dall'architetto americano Timothy Pflueger per dipingere un murale sulla parete del Pacific Stock Exchange. Sebbene entusiasta di partire, Frida fece fatica a dire addio alla propria famiglia mentre lasciava l'amata patria messicana per Gringolandia, come lei chiamava gli Stati Uniti. Le incognite erano tante: com'era davvero quella terra straniera? Sarebbe stata in grado di comunicare, vista la sua scarsa padronanza dell'inglese? Ma, soprattutto, avrebbe trovato ispirazione per la propria arte?Frida era una figlia della rivoluzione messicana, come amava dire, una paladina appassionata dei diseredati e degli ultimi della terra. Eppure le ci volle la permanenza negli Stati Uniti perchè le fondamenta su cui poggiava la sua idea di casa e di paese natale vacillassero, costringendola a vedere una realtà diversa. In questa terra straniera lottò e incespicò, talora maledicendola, tal'altra accettandola, raffigurandola tuttavia sempre con occhio attento all'umorismo che ribolliva sotto la superficie della sofferenza. E alla fine il soggiorno a Gringolandia la mutò profondamente, come artista e come donna, trasformando la Señora Rivera nella Frida Kahlo dei suoi dipinti più ispirati.Dal quando, nel 1983, Hayden Herrera ha dato alle stampe il suo Frida (Neri Pozza, 2016), non ci sono state altre biografie di rilievo sulla pittrice. E nessun autore ha esplorato in profondità il corpus di opere creato dall'artista durante la sua permanenza negli Stati Uniti. Concentrarsi su questi anni cruciali della sua evoluzione consente di capire più a fondo questa donna e artista geniale. Schiude una porta su molti dei temi, degli atteggiamenti e delle norme con cui Frida si scontrò in questo periodo significativo della sua vita, che gettò le basi della sua identità, della sua immagine pubblica e del suo maturo stile artistico a venire."Celia Stahr chiarisce il profondo impatto che il soggiorno di Frida a San Francisco, Detroit e New York ebbe sull'arco della sua creatività". Booklist"Con una ricerca meticolosa e una scrittura impeccabile, l'avvincente resoconto di Stahr fornisce un'analisi accademica ma accessibile sia per le femministe che per gli amanti dell'arte". Publisher's Weekly"Celia Stahr si concentra sul periodo americano della grande pittrice messicana, un periodo di trasformazione per la Kahlo e la sua arte". Washington Independent Review of Books

Jungle Nama. Il racconto della giugla
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Ghosh, Amitav - Nadotti, Maria - Gobetti, Norman

Jungle Nama. Il racconto della giugla

Neri Pozza, 11/11/2021

Abstract: CON QUESTO EBOOK CONTRIBUISCI A PIANTARE NUOVI ALBERI NELLA "FORESTA NERI POZZA" SU TREEDOM.Questo libro narra di un'antica leggenda custodita nel cuore delle Sundarban, la più grande foresta di mangrovie del mondo. È la leggenda di Dokkhin Rai, uno spirito terribile che, spargendo il terrore, detta la sua legge selvaggia e regna incontrastato sulla foresta. Sotto le sembianze di una tigre, compare all'improvviso al cospetto degli sventurati che osano avventurarsi nel suo reame e ne divora ossa, pelle, mani.È la leggenda di Bon Bibi e di suo fratello Shah Jongoli, due esseri dal grande potere che accorrono da un deserto lontano, richiamati dalle preghiere e dalle suppliche delle creature della giungla in preda al terrore. Forte e misericordiosa Bon Bibi, guerriero dall'energia mostruosa Sha Jongoli, dopo una lotta selvaggia i due pongono fine alla tirannia di Dokkhin Rai, confinandolo alla foce del fiume, là dove l'acqua si unisce alla terra. Bon Bibi impone così la sua nuova legge, una legge che nasce dalla sua sagacia: nel regno degli umani nessun demone dovrà mettere piede; alla foce del fiume, invece, dove Dokkhin Rai avrà la sua fortezza, nessun essere umano dovrà avventurarsi. È, infine, la leggenda di Dhona, il mercante detto il Riccone, che non può accontentarsi dell'agiatezza raggiunta. La sua cupidigia agogna una nuova avventura, un nuovo viaggio al di là di ogni confine e proibizione.Come un antico cantore di miti, Amitav Ghosh narra questo magnifico racconto della giungla ricorrendo al potere magnetico dei versi, meravigliosamente tradotti in questa edizione italiana da Norman Gobetti e Anna Nadotti. Ne scaturisce un libro prezioso soprattutto per le giovani generazioni che, disegnato da Salman Toor, ridesta l'antica, sapiente legge che ha governato per millenni il rapporto tra gli esseri umani e la natura: la legge di Bon Bibi, per la quale è bene non sfidare mai il cuore selvaggio della natura piegandola ai propri voleri, se si vuole garantire l'equilibrio della terra. Equilibrio che, come mostrano le nefaste conseguenze del cambiamento climatico in corso, è oggi profondamente minacciato dalla "sconfinata" attività degli esseri umani."Un racconto che fornisce una carta etica – quasi una legge – per insegnare alle persone il giusto comportamento... La morale di fondo della leggenda è che le persone devono cercare di vivere in armonia con l'ambiente. Un messaggio di vitale importanza oggi". Times India

Sul buon giornalismo
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Kapuscinski, Ryszard - Berger, John - Nadotti, Maria

Sul buon giornalismo

Feltrinelli Editore, 23/04/2024

Abstract: "Non c'è giornalismo possibile fuori dalla relazione con gli altri esseri umani." Ryszard KapuścińskiIl lavoro del giornalista è cambiato enormemente nel corso degli ultimi trent'anni. Molti degli aspetti tecnici che formavano la quotidianità di un reporter alla fine del XX secolo – appunti su carta, articoli dettati al telefono, comunicazioni inviate via telegramma o fax – sono ormai scomparsi. Eppure, le motivazioni, i sacrifici, le decisioni alla base del lavoro sono rimasti gli stessi. In questi tre dialoghi raccolti da Maria Nadotti due grandi figure che hanno attraversato il Novecento riflettono sui modi e le strade dell'indagine e della narrazione. Ryszard Kapuściński, imprescindibile maestro del reportage, ricorda la scelta etica che ha guidato la sua vita professionale; riflette sulla necessità dell'esperienza diretta e del rischio, sull'attenzione per le fonti – soprattutto per le persone – e sui vantaggi dell'anonimato sul campo, sul rapporto tra giornalismo, potere e indipendenza. Una riflessione a cui dà avvio, nel primo colloquio, un altro grande maestro del Novecento: John Berger. Scrittore, pittore, critico d'arte, uomo allenato a cogliere la verità celata negli aspetti minimi del quotidiano, Berger affianca il suo punto di vista di "contadino" stanziale a quello del "marinaio" Kapuściński in perenne movimento. E lascia indicazioni preziose per qualsiasi aspirante giornalista, e per chiunque scriva: "un invito ad ascoltare per poi trovare una stanza per la storia, l'abitazione del racconto, dove si entra per scriverlo".

Presenza della morte
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Ramuz, Charles Ferdinand - Nadotti, Maria

Presenza della morte

Feltrinelli Editore, 25/02/2025

Abstract: Nel 1922 C.F. Ramuz non poteva certo immaginare gli effetti devastanti del riscaldamento climatico, ma, traendo spunto dalle temperature record registrate a Ginevra durante l'estate di quell'anno, compose un romanzo di sconcertante precisione nella sua capacità di ritrarre, con un secolo d'anticipo, il disastro ambientale che ci vede coinvolti. Con lo scarto poetico che la letteratura concede, Ramuz racconta l'entusiasmo diffuso per l'aumento delle temperature, con la stagione dei bagni che, nella città sulle rive di un lago alpino, si prolunga fino al cuore dell'autunno. Ma, con l'avanzare del tempo, lo spostamento infinitesimale dell'orbita terrestre e il conseguente scivolamento del pianeta verso il Sole dipingono i contorni di una fine inevitabile. Giorno dopo giorno il caldo crescente infiacchisce la vita sulla Terra, in una parabola discendente che cattura lo stravolgimento globale attraverso i suoi più concreti risvolti nella quotidianità delle persone, nelle loro psicologie, nelle loro relazioni più intime. Nell'arco di un secolo il romanzo di C.F. Ramuz ha smesso di essere una fantasiosa distopia per piombare su di noi con la forza di un meteorite, grazie alla scabra precisione di una lingua scheggiata, esplosa, e a una cadenza ossessiva e quasi ipnotica che pure conserva, al suo cuore, un inestinguibile, sofferto amore per questo mondo mutilato e per la nostra incompiuta umanità."Ho amato solo l'esistenza. Semplicemente che le cose esistano, qualsiasi cosa, non importa come. Tutto."

Frida : vita di Frida Kahlo / Hayden Herrera ; tradotto e curato da Maria Nadotti
Libri Moderni

Herrera, Hayden <1940->

Frida : vita di Frida Kahlo / Hayden Herrera ; tradotto e curato da Maria Nadotti

Milano : Serra e Riva, 1991