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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Il ritratto di una città, una delle piú grandi del mondo, attraverso le voci dei suoi abitanti. Mehta sceglie il modo piú affascinante ed efficace per raccontare la città: ricostruire con il talento del grande narratore i mille romanzi che s'intrecciano nelle strade della metropoli, giorno per giorno. Cosí entrano in scena Sunil, il teppista indú che un giorno dà fuoco a un musulmano e ottiene gloria e fortuna; Ajay Lal, il poliziotto onesto in un mondo di corrotti: Monalisa, la ballerina del beer bar che sa come condurre il gioco della seduzione; Mohsin, il killer della malavita che vorrebbe un giorno sposarsi per amore. E naturalmente gli attori della piú grande industria cinematografica del mondo, quella di Bollywood, dove la vita della città viene rimasticata e digerita per diventare leggenda. Un libro vasto e labirintico come la metropoli che racconta, ricco di vita, storie, emozioni e ricordi personali. "Straordinario... La qualità investigativa del reportage di Mehta, l'abilità con cui persuade gangster e assassini a raccontare le loro storie, sono sorprendenti. È il miglior libro scritto finora su questa grande metropoli in rovina, e merita assolutamente di essere letto". Salman Rushdie
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Einaudi, 02/12/2010
Abstract: È un luogo quasi incantato il Victoria & Albert Museum di Londra, con collezioni straordinariamente ricche. Non a caso Olive Wellwood, affascinante e affermata autrice di libri per l'infanzia, è venuta qui per trarre ispirazione in vista di un nuova storia. E mentre conversa con Prosper Cain, uno dei responsabili del museo, l'attenzione dei loro figli adolescenti Tom e Julian, che stanno perlustrando le infinite gallerie, è attratta dalla misteriosa figura di un ragazzo intento a disegnare alcuni dei preziosi artefatti. Prende le mosse da questo episodio e da questo luogo carico di memoria, di idee, di creatività, una narrazione che, seguendo le vicende di quattro famiglie e di molti altri personaggi, conduce il lettore dal 1895 alla prima guerra mondiale. Todefright, la accogliente casa nel Kent in cui Olive vive con il marito Humphry e i loro sette figli, è in un certo senso il luogo-simbolo in cui trovano espressione tutte le contraddittorie istanze politiche, sociali e artistiche che attraversano e scuotono l'Inghilterra e l'Europa in quei decenni: anarchici russi discutono con educati esponenti della Società fabiana, burattinai tedeschi indagano l'inquietante mondo romantico, suffragiste rivendicano, affrontando il carcere e talvolta la morte, il diritto di voto per le donne, i bambini possono crescere liberi e al di fuori dei rigidi schemi educativi vittoriani. Anzi, l'infanzia diventa oggetto di intenso fascino che trova riscontro in una straordinaria fioritura di libri per e sui bambini: da Rudyard Kipling a James Matthew Barrie, da Beatrix Potter a Kenneth Grahame ed Edith Nesbit (alla quale Olive Wellwood per molti versi assomiglia). Il tutto in un ambiente intriso di arte, di teatro, di letteratura. Con il passare degli anni tuttavia, l'intonaco inizia a sfaldarsi: i segreti si moltiplicano, vengono alla luce e producono dolorose ferite le reciproche infedeltà, la disinvolta esistenza d'artista rivela tutta la sua crudeltà. Sino a quando la guerra, insieme a tanti fragili idealismi, non spazza via anche la vita di gran parte dei giovani protagonisti. "Un libro meraviglioso, un'eloquente testimonianza sull'insidioso potere dell'arte e del mito". The Times Literary Supplement
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Einaudi, 22/05/2012
Abstract: 13 giugno 1923. Clarissa Dalloway, una signora dell'alta borghesia londinese, esce a comprare i fiori per la festa che sta organizzando per la sera. Passeggia per le strade di Londra, sfiora la vita di tanti sconosciuti, ma non ha il fare allegro di chi si prepara a qualcosa di lieto. Il suo incedere è incerto e continuamente ostacolato da pensieri che le affollano la mente, da ricordi che si intrecciano con la nostalgia di ciò che è sfuggito e mai potrà tornare. Desideri, angosce e paure della solitudine, della morte ma anche della vita, si rincorrono in un flusso incessante di parole che aprono ad altre parole. Con La signora Dalloway, qui proposta in una nuova traduzione, Virginia Woolf ci regala un grande romanzo lirico, capace di rivelare tutta la precarietà degli esseri umani, feriti dalle circostanze, inermi di fronte alle correnti della sofferenza e della gioia.
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Einaudi, 26/11/2013
Abstract: Lei "era una bambina magra, delicata, tutt'ossa, come un tritone, con capelli che sembravano fili di fumo illuminati dal sole". E c'era la guerra. L'aviazione tedesca bombardava Londra e i centri industriali. Gli abitanti delle città si rifugiavano in campagna. Come la bambina e sua madre, che per un paradosso del destino in campagna, pur essendo sposata, "può avere una vita della mente". Il padre è via, nei cieli dell'Africa, forse. Sua madre, a cui piacciono le parole, le regala un libro, Asgard e gli dèi, la storia del Ragnarök, la fine senza resurrezione degli dèi norreni. Il libro diventa una compagnia essenziale, la bambina lo legge ogni sera in un tenue spiraglio di luce, ammira il coraggio di Odino, si compiace degli inganni di Loki, si gode le sue avventure subacquee in compagnia della portentosa serpentessa sua figlia. Di giorno riflette su quelle storie, a cui non crede, ma che tuttavia "le si attorcigliavano nel cervello come fumo, ronzando come api scure dentro un alveare". L'aiutano a tenere a bada un'inconscia disperazione. Ha paura, paura che il padre non torni, paura di veder sparire il mondo che conosce. Legge anche i miti greci e le fiabe dei Grimm e di Andersen, ma perfezione e fantasia non le offrono appigli per fronteggiare un senso di disastro imminente. Gli dèi norreni invece vanno incontro al disastro, e in questo le appaiono terribilmente umani, cosí limitati e stupidi. Sanno che verrà il Ragnarök, ma non sono capaci di creare un mondo migliore. Cavalcano nei cieli con un fragore di zoccoli che si confonde con il ronzio degli aerei durante i raid. È un paesaggio di lupi, caverne e acque turbolente, di spettri e bellicosi inganni. In stridente contrasto con l'idillico paesaggio della campagna inglese. Non c'è salvezza nel mito norreno, ma proprio questo aiuta la bambina magra a sopravvivere, anzi, a vivere un'infanzia di pensieri intensi e di precocissime memorie, che sedimentano giorno per giorno traducendosi in un archivio interiore al quale attingerà nel corso della vita. I pensieri e le visioni di cui A. S. Byatt da sempre dissemina i suoi romanzi trovano qui la loro unità, strutturandosi nella narrazione fluida e immaginifica di anni di caos. C'era la guerra - ma da allora ce n'è sempre stata una - e quel caos primordiale appare piú terapeutico di ogni credenza consolatoria. *** "Una lettura brillante, intelligentissima e altamente personale della mitologia norrena [...] Un magistrale arricchimento del mito originale". Ursula K. Le Guin, "Literary Review"
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Einaudi, 11/06/2013
Abstract: Primo romanzo del "quartetto" che ha per protagonista Frederica Potter, La vergine nel giardino è un libro sull'adolescenza, sull'età delle sperimentazioni e delle prime scelte decisive. È anche una meditazione sul desiderio: amoroso, intellettuale e sessuale. La giovane protagonista, con la sua intraprendenza imbarazzante per l'Inghilterra degli anni Cinquanta, anticipa fin da questo libro i passi difficili della donna che sarà, e che i lettori hanno conosciuto nella Torre di Babele.
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Einaudi, 02/07/2013
Abstract: Nel cuore di questo libro ci sono una donna e un bambino. Frederica fugge da un matrimonio sbagliato e da un mondo che non le appartiene, per ritrovare intatta la libertà del corpo, del pensiero e della fantasia. Al suo fianco, il piccolo Leo con la sua confusa e caparbia volontà di non lasciarla andare. Il loro è un tuffo senza rete nel grande mare degli anni Sessanta. E alla loro storia s'intrecciano, in un immenso ambizioso arazzo, tutti i fili di quell'epoca e della sua temperie culturale, estetica e morale. Un grande romanzo con dentro molti libri, la passione e la trasgressione, la ricerca di un modo nuovo di dirsi e di dire, i Beatles e Mary Quant, il fermento artistico, gli echi della guerra in Vietnam... Un grande viaggio nella "Swinging London" dove non tutto è novità, libertà, fantasia.
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Einaudi, 11/06/2013
Abstract: Seguito della Vergine nel giardino e precursore della Torre di Babele, questo romanzo racconta i progetti, gli incontri, l'educazione sentimentale di Frederica Potter, quando la protagonista della saga di A. S. Byatt era studentessa all'Università di Cambridge negli anni Cinquanta. Frederica ha rinunciato al teatro e inizia ad appassionarsi alla pittura. La figura di Van Gogh, la sua irrequietezza, il suo folle bisogno di dare alle cose luce e colori esatti diventa una sorta di contraltare alle sue contrastanti esperienze. Iris Murdoch
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Einaudi, 01/04/2014
Abstract: Alla fine degli anni Sessanta, Londra e l'Inghilterra vivono un periodo di grandissimo fermento. Frederica Potter è diventata conduttrice di un programma televisivo che si chiama Attraverso lo specchio. Nell'università dello Yorkshire nasce un gruppo che si proclama Antiuniversità. E nella vicina brughiera, la guida di una comunità viene assunta da un leader spirituale carismatico e visionario. Visioni di sangue e di fiamme, di specchi e di doppi, trovano un parallelo nel montaggio a mosaico delle trasmissioni di Frederica. Il linguaggio della religione, del mito e della fiaba si mescolano a quelli della scienza e del computer. Una donna che fischia è l'ultima parte del ciclo iniziato con La vergine nel giardino, e proseguito con Natura morta e La Torre di Babele.
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Einaudi, 30/09/2014
Abstract: Judith Earle conduce una vita ritirata nella sua casa di campagna, in una condizione di agiatezza che le permette di non pensare ad altro che a sé. Nessun dovere e nessuna preoccupazione interrompono i suoi vagabondaggi nel giardino, i suoi sogni a occhi aperti. A risvegliarla saltuariamente non c'è che l'arrivo, nella villa accanto, dei cugini Fyfe: quattro maschi e una femmina con cui, sin dall'infanzia, Judith intesse un rapporto discontinuo, a tratti ambiguo, sempre intenso. Di ciascuno Judith sogna, per ciascuno Judith soffre. Gli studi a Cambridge e l'amicizia appassionata di Jennifer, la ragazza piú popolare del college, la distoglieranno per un po' dai Fyfe; ma nulla le renderà piú semplice e lineare - anzi - il duro lavoro di diventare adulta. All'epoca in cui uscí Risposte nella polvere fece scandalo perché parlava "morbosamente" di sesso, e da allora è rimasto un punto di riferimento per generazioni di lettori. *** "Un libro che finisce per consumarti, per trasformare la tua vita interiore, dalla prima all'ultima pagina". Dall'introduzione di Jonathan Coe *** "Nessuno dei figli di quella casa era stato per lei. Eppure era stata lei che, da fuori, vi aveva fatto irruzione, appropriandosi dei cugini a uno a uno. In fondo, era stata piú forte lei di quanto non fossero stati loro tutti insieme. Si era finalmente liberata della propria debolezza, della vana ossessione di dipendere dagli altri. Non aveva piú nessuno all'infuori di sé stessa: meglio cosí".
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Einaudi, 21/10/2014
Abstract: Roland Michell, giovane studioso londinese mite e riservato, trova accidentalmente in un libro appartenuto a un poeta vittoriano due minute di una lettera indirizzata a una donna. Roland s'improvvisa detective, scopre l'identità della destinataria di quella missiva e coinvolge nelle ricerche la collega Maud Bailey. Ripercorrendo i passi della donna e dell'uomo vissuti un secolo prima, visitando i luoghi dei loro incontri e studiando le opere, i due giovani ricostruiscono e ben presto rivivono, una perduta storia d'amore. I successi di pubblico e di critica mettono in luce quella passione che s'impadronisce del lettore impedendogli di separarsi dal libro finché non sarà arrivato a scoprire la traccia di verità, svelata nel rocambolesco finale.
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Einaudi, 11/11/2014
Abstract: 1914. La signora Ramsay, serena e materna. Il signor Ramsay, brusco e severo. Insieme a loro, in vacanza sull'isola di Skye, ci sono gli otto figli e una nutrita schiera di amici. Una sera programmano una gita al Faro. Per James, il figlio piú piccolo, quel faro lontano rappresenta una meta magica e sconosciuta, un luogo a lungo sognato. Ma trascorreranno dieci lunghi anni prima che i superstiti della famiglia Ramsay realizzino quel desiderio in una giornata che farà riaffiorare ricordi mai dimenticati e si trasformerà in un ultimo tentativo di riconciliazione. A partire da un episodio all'apparenza insignificante, Virginia Woolf costruisce un romanzo profondo e straordinario, un viaggio nel cuore di una famiglia, tra conflitti sotterranei, alleanze e tensioni che sopravvivono nel tempo. Un esperimento letterario, un'elegia ai fantasmi dell'infanzia, un caleidoscopio di punti di vista e pensieri che la nuova traduzione di Anna Nadotti restituisce in tutta la sua struggente poesia.
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Einaudi, 16/12/2014
Abstract: Il "piacere di narrare storie, e storie su altre storie" spinge A. S. Byatt a scrivere fiabe, a inserire fiabe nei suoi romanzi, a costruire lunghi racconti fiabeschi come II genio nell'occhio d'usignolo. Soddisfacendo così il bisogno primario di tradurre i sogni in esperienza quotidiana tangibile seppure evanescente. Come sopravvivere altrimenti al senso di perdita che ognuno sperimenta col trascorrere del tempo? Al passato che si accumula alle nostre spalle, al futuro oscurato dal fiato incendiario dei draghi, Byatt reagisce non spezzando artificiosamente il tempo reale, bensì inventando una fantasiosa opportunità, quella di muoversi in compagnia dei propri fantasmi, di dar loro un corpo, per quanto stravagante, indiscreto e inusuale esso possa sembrare. Tre "storie fantastiche" narrate nel più classico dei modi, ma i cui protagonisti "fuori del tempo" ci risultano assolutamente contemporanei.
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Einaudi, 17/12/2014
Abstract: Il fascino discreto del mondo vittoriano, già protagonista di Possessione, fa da sfondo alle due storie che compongono questo libro costruito con equilibrio ma anche attraversato da passioni violente. Nel primo racconto, Morpho Eugenia, William Adamson, sopravvissuto a un naufragio sulla via del ritorno dall'Amazzonia, vive la contrastata esperienza del sogno di un amore ideale e si illude di aver trovato in Eugenia la donna della sua vita. Lei, in apparenza perfetta ma in realtà priva di scrupoli, lo farà scivolare in un'abiezione morale senza scampo. Nel secondo racconto, L'angelo coniugale, A. S. Byatt ci trasporta invece nel bel mezzo di una seduta spiritica. Emily Tennyson, la sorella del poeta, che ha perduto da giovane il fidanzato, va alla scoperta di un altro amore inaspettato attraverso una sofferta rievocazione, in un caleidoscopio di realismo, scienza, magia e indimenticabili colpi di scena.
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Einaudi, 17/02/2015
Abstract: Come sopravvivere, se tutto intorno a te va in pezzi e sei solo un bambino?, si chiede Ajay, voce narrante di questo nuovo libro di Akhil Sharma. E si dà una risposta precisa: imparando a scriverne. Se la fatica dei giorni diventa materia narrativa, se le persone diventano personaggi, se una biografia famigliare diventa un romanzo, forse chi lo scrive riuscirà a sopravvivere e, chissà, a vivere. Inizia cosí ad assemblare ricordi, a captare umori, sorveglia le persone e le cose ricostruendo una vita che si è sdoppiata due volte: in esterni, quando la famiglia, padre, madre e due figli, è emigrata negli Stati Uniti; e in interni, quando un tragico incidente l'ha spezzata fin nelle piú intime fibre. Dall'India frugale degli anni Settanta, volando in direzione delle voci che fino a quel momento sentivano roche alla radio, hanno raggiunto l'Eldorado statunitense: acqua corrente, ascensori, semafori, tv a tutte le ore, pubblicità in buca, ma anche spaesamento linguistico e razziale, incomprensibili e talora comiche segregazioni, cui fanno da contrappeso l'esplorazione della città e la scoperta di biblioteche cui Ajay e Birju accedono come Aladino alla grotta. La lettura, una lanterna magica. I due ragazzi crescono, vanno a scuola con ottimi risultati; l'ansiosa cupezza del padre si smussa e la madre si adatta al nuovo paese. Ma questo universo in costruzione crolla quando Birju ha un grave incidente. Cosí l'Eldorado diventa un Calvario e il letto di Birju la croce intorno a cui ruotano e si frantumano le loro esistenze. La madre accudisce il figlio sostenuta dalla comunità degli immigrati indiani, con il suo corredo di guaritori e santoni. Fra rituali estenuanti e terapie fallimentari, non ha tempo per il figlio sano. Il padre, deluso dalla scienza, sua unica dea, si arrende all'alcol. L'adolescente Ajay si aggrappa ai primi baci di una compagna di scuola e al suo salvagente di carta. Rannicchiato nella sua stanza, legge. Divora ogni saggio su Hemingway che trova in biblioteca, poi i suoi romanzi e racconti. Li analizza, li annota, li usa come scialuppa per traghettare fuori da sé, senza abbellimenti e giri di parole, il farsi di una perdita. Akhil Sharma ha dedicato anni a scrivere questo romanzo autobiografico, il secondo dopo il durissimo Un padre obbediente. Ce lo consegna come un talismano. Questo può fare la scrittura, sembra dirci, salvarti la vita, svelare ciò che nascondevi, restituirti a te stesso. Anna Nadotti *** "Un assoluto controllo della lingua di fronte al disastro, la dimostrazione che la mancanza si può dire in parole". "The Guardian" "Una maestria rara". Kiran Desai "Un romanzo meraviglioso". Mohsin Hamid
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Einaudi, 24/11/2015
Abstract: Un aspirante poeta e un vate della letteratura si incontrano: in un esilarante e al tempo stesso amaro romanzo, Anita Desai offre l'affresco inedito di una realtà in bilico tra affascinanti tradizioni e un problematico presente. Deven, un modesto maestro di hindi che ha abbandonato Delhi per guadagnarsi una magra esistenza in una desolata cittadina di provincia, ha un'unica consolazione: la poesia. Luce segreta delle sue mediocri giornate è infatti l'amore per la grande tradizione poetica urdu. Un giorno, finalmente, proprio la poesia urdu sembra offrire a Deven un'inattesa possibilità di riscatto, quando deve intervistare addirittura il massimo vate di Delhi, l'anziano Nur. Ma il povero insegnante scoprirà, suo malgrado, che la missione pullula di insidie. La poesia urdu infatti, fra donne ferine e comprimari infidi, si nutre ancora degli intrighi di corte, e non mancano, per di piú, i rischi tutti moderni dell'incontro con la tecnologia. Pirotecnico, comico e al contempo malinconico, questo geniale romanzo mette a confronto contemporaneità e passato, dandocene un ritratto spettacolare.
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Einaudi, 04/01/2016
Abstract: Briciole di vita costituiscono lo spunto di ognuno di questi nove racconti di Anita Desai. Nove storie diverse, dislocate in luoghi diversi, India, Cornovaglia, Messico - il paese dove la scrittrice trascorre vari mesi all'anno e che più le ricorda l'India, per i colori e per la malinconica allegria dei suoi abitanti. Briciole di vita che segnano l'impalpabile confine tra vita esterna e vita interiore, dettagli che acquistano un imprevisto rilievo, ora bizzarro ora tragico, ora di quieta accettazione del mistero dell'esistenza. Così è Diamante, il cagnoletto nero protagonista del racconto che dà titolo alla raccolta, l'imprevisto che travolge la casa e la vita dell'uomo che lo accoglie. In ogni racconto il protagonista viene messo all'improvviso di fronte a se stesso da un fatto di cui è casualmente testimone e che apparentemente non lo riguarda, e tuttavia produce in lui un cambiamento, altera un equilibrio, scava nella coscienza facendo riaffiorare ricordi. C'è una sorta di intimità reiterata di racconto in racconto, per quanto le situazioni cambino, e cambino i contesti e i personaggi: è l'intimità di Anita Desai con il dettaglio rivelatore, quello che svela un muto indolenzimento interiore. A questi dettagli Desai presta la sua penna, qui felicissima, una penna che non graffia mai il foglio, ma ci si appoggia sopra con garbo. Accompagna piuttosto i personaggi nell'attraversamento del guado che il destino ha loro riservato, e non importa se il guado è una strada bianca e polverosa di una cittadina messicana dove riecheggiano i versi di Octavio Paz; o un treno indiano che insieme al protagonista trasporta la sua storia vera, quella che lui ancora non conosce; o un albergo di una località marina che tuttavia non s'affaccia sul mare. Ci sono tutti i temi cari a Desai, in questi racconti, le case come luogo di giochi e scherzi della memoria, paesaggi bellissimi e concreti, fragili sicurezze maschili, fantasmi femminili.
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Einaudi, 04/01/2016
Abstract: Uno scialle e una confezione di tè vengono spediti a un giovane indiano che studia in America, per confortarne il soggiorno lontano da casa con la familiarità del loro calore e dei loro profumi. Nello spazio di tempo impiegato dal pacco per raggiungere Arun, la sorella maggiore Uma affronta una nuova caldissima estate con gli anziani genitori, nella polverosa casa di famiglia. Distanti migliaia di chilometri due mondi si specchiano in un rovesciamento per molti aspetti solo apparente. Uma e Arun hanno caratteri molto simili: l'indolenza che li accomuna affiora dietro i loro diversissimi destini. Come maschio Arun ha ottenuto il privilegio di un'istruzione americana, come femmina Uma ha fallito due matrimoni combinati, "sperperando" la dote due volte, come non manca di rimproverarle il padre. Dal mondo che li circonda, che capricciosamente li spinge alla rinuncia o all'eccesso, a digiunare o a divorare, non vogliono altro che essere lasciati in pace. Uscendo dalla porta di servizio, senza alzare la voce, con una silenziosa dignità.
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Einaudi, 04/01/2016
Abstract: Fuoco sulla montagna è un dramma severo e impietoso, il ritratto di tre frastornate solitudini che si rincorrono e si perdono nel paesaggio solo apparentemente intatto delle pendici himalayane. Un orizzonte senza tempo fa velo ai ricordi insopportabili di due vecchie donne, Nanda Kaul e l'amica Ila Das, e a quelli dolorosi e recenti di una strana, avventurosa bambina che sembra un insetto, Raka. Intanto, nella valle che la protagonista osserva dall'alto si ripetono antiche violenze e ingiustizie, che Desai ci mostra quasi senza dirle, con calviniana, pittorica esattezza. Non stupisca il nome di Carignano, dove il romanzo è ambientato. Fu Federico Peliti (1844-1914), uomo d'affari e artista italiano che qui volle costruire la sua abitazione indiana e che di questi luoghi ci ha lasciato straordinarie immagini fotografiche, a dare al grappolo di case sul crinale il nome del paese in cui era nato. Anna Nadotti "Aveva tutto ciò che voleva, lì a Carignano, a Kasauli. Lì sul crinale del monte, in quella tranquilla dimora. Era il luogo, la fase dell'esistenza che aveva desiderato e preparato per tutta la vita - se ne era resa conto fin dal primo giorno trascorso lì, sentendo sbocciare un grande, pacato sollievo - e finalmente ci era arrivata. Non voleva nessuno, non voleva nient'altro. Qualunque cosa fosse sopraggiunta o accaduta, sarebbe stata un'intromissione indesiderata, un fastidio".
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Einaudi, 24/11/2015
Abstract: Per il protagonista di questo nuovo romanzo di Anita Desai, un viaggio intrapreso per caso in un momento di crisi esistenziale diventa un meticoloso percorso alla scoperta di sé e delle proprie origini. La scrittrice indiana, con la sua scrittura sensuale ed esatta, compone una partitura in quattro movimenti, ognuno dei quali corrisponde a un momento del viaggio di Eric in uno spazio che trova nella memoria il suo unico confine. E proprio per progressivi aggiustamenti della memoria il protagonista si fa strada da Cambridge, Massachusetts, dove vive, al Messico, alla Cornovaglia degli antenati paterni e di nuovo al Messico, in un percorso dove la nozione di spazio si confonde con quella di tempo. Scanditi, l'uno e l'altro, da chilometri di ricordi, e interrotti, l'uno e l'altro, dalle lacerazioni che la storia provoca sul fragile tessuto delle storie individuali. Anita Desai ripropone in questo libro un tema che ritorna in tutta la sua opera, quello del rapporto con il passato, con gli antenati, con la storia che condiziona e plasma i destini dei singoli. Qui, dando la parola ai defunti, sfida le amnesie del nostro tempo, riporta in superficie i sotterranei percorsi a zigzag su cui è fondata la modernità e restituisce colore alle cancellature apportate sulla mappa del mondo. Anna Nadotti "Ogni giorno cavalcava da sola per miglia e miglia imparando a sopportare il sole, la sete e la solitudine. Cavalcava sulla mesa dove un forestiero avrebbe potuto perdersi facilmente nell'informe monotonia del pietrame e imparò che essa aveva lineamenti e contorni per chi sapeva guardare. C'erano ruscelli invisibili, segnati solo da occasionali macchie di pioppi ricurvi e di alberi di ahuehuete, e qualche villaggio isolato con capanne di adobe dal tetto piatto dove i cani abbaiavano vedendola passare e le donne smettevano di pesare il mais o strofinare la biancheria nelle tinozze per rivolgerle sguardi silenziosi. Intorno ai villaggi correvano staccionate di steli di frumento secco che sembravano mormorare e brontolare in una lingua che dovette apprendere".
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Einaudi, 25/10/2016
Abstract: Tre novelle, un trittico, o meglio un retablo a tre ante sulle quali Anita Desai dipinge tre personaggi silenziosi, tre figure marginali alle prese con valori e disvalori dell'India contemporanea. Ambientate in luoghi dove si stende l'ombra lunga della storia, le tre novelle descrivono spazi fisici e mentali sui quali tuttora incombe il passato. Ne sono protagoniste figure indolenzite, un anziano custode, una traduttrice frustrata e un artista segreto, ognuno a suo modo maestro della cancellazione di sé. E che tuttavia proprio cancellandosi impongono la propria presenza, una sorta di corporeità dell'ombra. Nel Museo dei viaggi ultimi, anta sinistra del retablo, un funzionario governativo viene invitato in una scolorita dimora a visitare i tesori collezionati da un padrone nomade e assente. Gli fa da guida nelle innumerevoli stanze un anziano custode, mentore che nulla ha da invidiare al Virgilio che accompagna Dante dagli inferi alle porte del Paradiso. Porte custodite, qui, da una figura sorprendente quanto inattesa, l'incarnazione stessa della storia e della simbologia indiana. In Tradurre, tradursi, l'altra anta del retablo, un'insegnante di mezz'età si misura con il mestiere di traduttrice ma, incoraggiata dai primi risultati e da un inedito senso di autorealizzazione, comincia a confondere la linea di confine fra chi scrive e chi traduce, fra pagina bianca e pagina già zeppa di segni. Mettendo cosí a repentaglio i suoi risultati, annichilisce i propri desideri. Tra le cupe velature delle ante laterali, si staglia il pannello centrale del retablo, quello che dà titolo all'opera, L'artista della sparizione. Ravi, il protagonista, vive come un eremita in quel che resta della casa di famiglia tra le cime himalayane. Dedicandosi al silenzio e alla solitudine ma anche all'allestimento di un rifugio segreto nei boschi. Quando una troupe di documentaristi di Delhi s'insinua in quel luogo appartato, lui si isola sempre piú lontano, fino a sparire. E i colori si schiariscono, si addensano, filtrati dalle luci. Anita Desai fa sfoggio di tutto il suo talento pittorico in queste narrazioni dove la scrittura dischiude un mondo e lo rende visibile, una visibilità che ha qualcosa di straziante e qualcosa di magico. Come in tutte le sue opere, Desai esige una lettura intima, un ascolto da vicino. La disponibilità di chi legge a intessere e ricordare. Anna Nadotti *** "Anita Desai è una degli eredi di Tolstoj. Una scrittura altrettanto sensuale, profonda e misteriosamente percettiva". "The Times" *** "C'è una grande eloquenza e un'ampia gamma di emozioni in ognuna di queste novelle, che condividono un umorismo arguto e sbieco, e grande eleganza espressiva. Le storie che ci raccontano meritano lo sforzo di ascoltare da vicino. In altre parole: se Desai vi sembra una scrittrice quieta, vuol dire che non sapete ascoltare". "The New York Review of Books"