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Trovati 28 documenti.

La schiavitù spiegata ai ragazzi
Libri Moderni

N'Diaye, Joseph

La schiavitù spiegata ai ragazzi / Joseph N'Diaye ; traduzione di Gaia Amaducci ; prefazione di Koichiro Matsuura ; postfazione di Marco Aime

Melito di Napoli : Marotta e Cafiero, 2025

Le mosche bianche ; 17

Abstract: Per più di tre secoli, milioni di africani sono stati catturati e venduti come bestie nelle Americhe. Uomini, donne e bambini venivano separati e ammassati per tre mesi nelle stive delle navi negriere. Finivano di essere uomini per diventare merce, sfruttati nelle piantagioni di zucchero e cotone. Li marchiavano, gli cambiavano nome, gli imponevano di credere in Cristo. Questo libro ci porta dentro le navi, nei villaggi, nei campi a un passo dalle frustate. Un viaggio che prende il largo dall’isola di Gorée, che ci impone di fare i conti con la storia, quella scomoda, quella in cui siamo i carnefici. Joseph N’Diaye ha salvato dall’oblio la Casa degli Schiavi di Gorée, isoletta al largo di Dakar da cui partivano le navi negriere. Ha trasformato un rudere in un museo: migliaia di giovani africani si riappropriano della loro storia. Età di lettura: da 10 anni.

Il grande gioco del Sahel
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Aime, Marco - De Georgio, Andrea

Il grande gioco del Sahel

Bollati Boringhieri, 16/09/2021

Abstract: La fascia subsahariana, chiamata Sahel ("sponda" in arabo), è da secoli caratterizzata da un clima aleatorio, legato alla caduta irregolare delle piogge. Qui, da sempre, la convivenza tra allevatori e contadini è necessaria, ma è anche fonte di conflitti per le risorse.Negli ultimi anni, però, gli scontri si sono trasformati in veri e propri eccidi, anche a causa dell'intreccio delle questioni territoriali con il nuovo jihadismo. Diversi massacri hanno insanguinato i villaggi dei Paesi Dogon, in Mali, e della regione saheliana del Burkina Faso, causando decine di migliaia di sfollati.Nel 2009 un Boeing 727 è atterrato in pieno deserto, su una pista d'atterraggio fai-da-te: una colata di cemento nel mezzo del nulla. Il velivolo, ribattezzato "Air Cocaine", trasportava diverse tonnellate di cocaina destinate all'Europa. Quello che sta avvenendo in Sahel, quindi, ci riguarda da vicino, perché quella regione è diventata uno dei principali snodi della politica internazionale, specie quella sommersa. Sul Sahel convergono interessi diversi, che vedono coinvolte grandi potenze europee come la Francia, i nuovi piani espansionistici in Africa della Cina, le mire egemoniche delle più radicali fazioni jihadiste, il mercato internazionale di droga e di armi e la lucrosa tratta dei nuovi schiavi verso l'Europa.Con stile chiaro, in presa diretta, Marco Aime e Andrea de Georgio ci portano in questo territorio complesso, in cui si snodano i destini di un'umanità in lotta per la sopravvivenza, mostrando traffici ancora troppo poco conosciuti al lettore europeo.

L'umanità in gioco
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Zoletto, Davide - Aldo, Pier - Piperno, Alessandro - Nocentini, Alberto - Bromberger, Christian - Favole, Adriano - Aime, Marco

L'umanità in gioco

UTET, 24/01/2017

Abstract: "La civiltà umana", spiega Johan Huizinga nel celebre Homo ludens, "sorge e si sviluppa nel gioco." Ogni giorno partecipiamo a un gioco: quando ci muoviamo in società, quando facciamo sport, quando leggiamo un libro; momenti ludici in cui cambiamo identità, recitiamo una parte o riproduciamo situazioni simboliche. Un'attività complessa ma naturale che permea, spesso in modo inconsapevole, le nostre vite. In questo volume otto studiosi ci mostrano come il gioco sia un momento di crescita, capace di strutturare relazioni, creare luoghi di incontro e di sperimentazione educativa, definire legami sociali, affettività e appartenenze. Dai giochi dell'infanzia studiati da Anna Oliverio Ferraris alle partite di calcio di Christian Bromberger, il gioco infatti non ha solo valenza ludica, ma sa creare comunità, come per esempio nelle kondey, le compagnie africane studiate da Marco Aime; costruire legami, facilitando l'accoglienza e l'integrazione dell'Altro, come rivela Davide Zoletto; oppure far convergere e attraversare le culture, come dimostrano gli studi di Adriano Favole in Oceania. Il gioco può dar vita a opere meravigliose: dalla fantasiosa creatività alle origini del linguaggio esplorata da Alberto Nocentini ai "giochi vertiginosi" di Vladimir Nabokov a cui ci introduce Alessandro Piperno. Completano il quadro, a render conto di questa sfaccettata molteplicità, le "istruzioni per l'uso" di Pier Aldo Rovatti. Otto saggi, otto diversi sguardi su regole ed eccezioni, caso e logica, abilità e azzardo, fortuna e strategia: perché nel gioco è possibile scorgere, come in un microscopio, figure e promesse di ogni possibile umanità. Interventi nel libro: MARCO AIME Giocare con la parentela, giocare con l'età. Relazioni scherzose in Africa CHRISTIAN BROMBERGER Il calcio come "gioco profondo" e denso di significati ADRIANO FAVOLE Giochi in viaggio. Tradizioni, globalizzazione, antropologia del giocare nel Sud Pacifico ALBERTO NOCENTINI Fra etimologia ed enigmistica: alla ricerca delle basi ludiche della linguistica ANNA OLIVERIO FERRARIS Giocare per imparare a vivere ALESSANDRO PIPERNO I giochi vertiginosi di Vladimir Nabokov PIER ALDO ROVATTI "Mettersi in gioco". Qualche istruzione per l'uso DAVIDE ZOLETTO Il gioco dell'ospitalità

Altri orizzonti
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Vanoli, Alessandro - Vannini, Marco - Gheno, Vera - Demetrio, Duccio - Favole, Adriano - Aime, Marco

Altri orizzonti

UTET, 19/04/2022

Abstract: Mettersi in viaggio per scoprire il mondo e se stessi, è stato questo anelito a segnare l'evoluzione del genere umano. Il cammino verso nuovi orizzonti, il pellegrinaggio degli studiosi, l'avventura degli esploratori. È il movimento ad averci reso umani, e l'esigenza di andare oltre il qui e ora alla ricerca di forme di spiritualità, di nuovi incontri, di altri orizzonti geografici, linguistici o filosofici è il fil rouge di questo volume. Sei interventi per approfondire il tema del cammino: Marco Aime ci racconta la storia di due donne che a inizio Novecento sfidarono l'ambiente maschile dell'antropologia per uscire dall'accademia ed effettuare ricerche sul campo; Duccio Demetrio descrive la relazione tra pensiero e cammino, individuando nel movimento la metafora filosofica della condizione umana; Adriano Favole recupera i resoconti di viaggio di Bruce Chatwin per ritrovare quel senso del vagabondaggio che può aiutarci a esaminare il presente e reimparare a spostarci in un mondo postpandemico; Vera Gheno osserva il vagare inafferrabile della lingua, necessario per districarci nella complessità del presente; Marco Vannini parte dall'ascesa di Petrarca al Monte Ventoso per parlarci dell'allargamento degli orizzonti esteriori, punto di vista privilegiato sull'interiorità per conoscere veramente la propria anima; infine, Alessandro Vanoli spazia dalla leggenda di Sindbad al Milione di Marco Polo per mostrarci come la mente umana abbia sempre immaginato mondi favolosi prima ancora di osservarli, e come sia stato il potere della fantasia a spingerci oltre l'ignoto. Un'antologia che supera i confini tra le discipline per affrontare il rapporto tra movimento e conoscenza, perché muoversi è l'unica possibilità per allargare sempre più l'orizzonte di quel che sappiamo. Interventi nel libro: Marco Aime Lettere da Sanga. Denise Paulme e Deborah Lifchitz: due etnologhe sul campo Duccio Demetrio Filosofia del camminare. Passeggiare, peregrinare, vagabondare Adriano Favole Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin al crocevia del viaggio Vera Gheno La via delle parole verso una società più equa Marco Vannini Oltre l'orizzonte dell'anima. Il cammino della mistica Alessandro Vanoli La scoperta e il sogno. Come i viaggi e l'immaginazione hanno creato il nostro mondo

La carovana del sultano
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Aime, Marco

La carovana del sultano

EINAUDI, 26/04/2023

Abstract: Nel 1324 Mansa Musa, il sultano del Mali, "l'uomo piú ricco che il mondo abbia mai visto", intraprende il suo pellegrinaggio verso La Mecca, a capo di un immenso corteo lungo decine di chilometri e composto da migliaia di uomini e da altrettanti dromedari carichi di quintali e quintali d'oro. Un viaggio destinato a entrare nella storia, ammantato di leggenda, grazie alle cronache arabe dell'epoca e dei secoli a venire. L'autore ricostruisce quel cammino, inserendolo nel contesto storico e culturale del tempo, rivelandone gli aspetti politici e strategici oltre a quelli religiosi ed economici. Il percorso della carovana del sultano diventa cosí una sorta di metafora, utile a spiegare la fitta rete di legami e di scambi, che avvolgeva il Mediterraneo, unendo l'Africa all'Europa. Si viene cosí a delineare una lettura nuova e multicentrica della storia, in cui l'Africa è un'importante protagonista e non la terra isolata dell'hic sunt leones. "Disegnata la cornice, delineato lo sfondo, il racconto del viaggio di Mansa Musa assume una valenza piú ampia di quella esplicitamente religiosa legata al pellegrinaggio alla Mecca. La ricostruzione delle peripezie della carovana, carica d'oro e di schiavi, diventa, infatti, il resoconto di un'operazione politica e di immagine quanto mai moderna e in gran parte riuscita. La traversata del deserto, l'arrivo al Cairo, che all'epoca era l'equivalente della New York attuale, e l'incontro con il sultano mamelucco si rivelano cosí i tasselli fondamentali per accreditare il Mali, come il suo sovrano, nel vasto mondo islamico del tempo. Ciò che ho cercato di fare è stato sottrarre, almeno in parte, quel viaggio alla ricezione un po' stereotipata piú diffusa, per riportarlo nella storia e connetterlo con le complesse reti che caratterizzavano il mondo mediterraneo e l'Africa subsahariana".

I morti degli altri
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Aime, Marco - Faloppa, Federico

I morti degli altri

EINAUDI, 21/10/2025

Abstract: Perché non proviamo la stessa empatia per i morti che in qualche modo "non ci appartengono"? Al di là della nazionalità, è il prossimo che è scomparso dall'orizzonte dei nostri interessi piú intimi. Viviamo un progressivo allontanamento che gli individui contemporanei stanno manifestando gli uni nei confronti degli altri. Perché non proviamo la stessa empatia per i morti che in qualche modo "non ci appartengono"? Perché, per esempio, per i morti dell'attentato a "Charlie Hebdo" siamo scesi in piazza e per quelli dell'attentato di Boko Haram in Nigeria negli stessi giorni abbiamo mostrato indifferenza? La risposta si spinge quindi, inevitabilmente, oltre il tema della morte: al di là della nazionalità di origine, è il prossimo che è scomparso dall'orizzonte dei nostri interessi piú intimi. Assistiamo e viviamo un progressivo allontanamento che gli individui contemporanei stanno manifestando gli uni nei confronti degli altri. Allontanamento che non è solo fisico; ciò che è scomparso è il senso di prossimità, inteso in senso emozionale, affettivo, comunicativo.

Gli uccelli della solitudine
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Aime, Marco

Gli uccelli della solitudine

Bollati Boringhieri, 30/10/2010

Abstract: Lo sguardo dell'antropologo Marco Aime che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore Ismaël Haidara Dadié, torna a posarsi su Timbuctu, "mitica" città carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una società complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche all'etnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le "compagnie d'età". Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della società tombouctienne: basate esclusivamente sull'età e caratterizzate da un'assoluta uguaglianza interna e dall'impiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietà tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perché hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano "gli uccelli della solitudine".

Di pietre, di sabbia, di erba, di carta
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Aime, Marco

Di pietre, di sabbia, di erba, di carta

Bollati Boringhieri, 03/05/2024

Abstract: Quello che Marco Aime presenta in queste pagine non è propriamente ricerca antropologica, né letteratura, e certo neppure fotografia. È un po' tutte queste cose assieme. Dopo trent'anni di lavoro sul campo e di insegnamento, e dopo essersi a lungo interrogato sul mestiere dell'antropologo e sull'immagine spesso distorta che noi europei abbiamo dell'"altro", Aime racconta qui la propria storia, prima ancora che di studioso, di viaggiatore appassionato. Perché è dall'amore per il viaggio che è scaturita la sua curiosità per popoli, costumi, strutture sociali, miti e mondi, fatti di pietre, di sabbia, di erba e di carta, a seconda di dove si guardi.Si ha un bel studiare di "osservazione partecipante" sui testi fondativi della disciplina – quelli imprescindibili di Clifford, Malinowski, Geertz e di tutti i maestri più vicini a noi –, di "metodo induttivo", di "visione olistica"; quando poi si arriva sul "campo", l'esperienza personale cambia sempre la prospettiva e ci vuole una buona dose di empatia e di intelligenza per ricavare qualcosa di utile e di originale. Così come ci vuole davvero un occhio allenato per catturare immagini fotografiche tanto incisive, come gli scatti riprodotti in questo libro.L'"altro" non è necessariamente "esotico", in Africa o in Asia; spesso lo trovi anche dietro casa, nelle montagne appena fuori città. Ripercorrendo la carriera del suo autore, Di pietre, di sabbia, di erba, di carta ci porta in luoghi lontani (Pakistan, Benin, Mali, Timbuctu, il Sahel), ma anche vicini (Alpi occidentali, Val di Susa e Lampedusa), dimostrando che nel diverso ci si può imbattere ovunque. Anche noi siamo diversi. E in questi racconti l'attività dell'antropologo non è sempre fatta di interviste e appunti, ma anche di tentativi, di attese, di solitudine e di momenti in cui non accade assolutamente nulla. Troppo spesso, infatti, l'antropologia, a dispetto del suo nome altisonante, si perde in tecnicismi e astrazioni, finendo per trascurare proprio il fattore umano.

African graffiti. "Taxi brousse" e altri racconti dalle strade d'Africa
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Aime, Marco

African graffiti. "Taxi brousse" e altri racconti dalle strade d'Africa

Stampa Alternativa, 15/04/2013

Abstract: Non un libro sull'Africa, ma su alcune persone incontrate nel corso di quasi trent'anni di viaggi. Sono le storie raccolte da Marco Aime. Donne, uomini, bambini visti prima con gli occhi frettolosi e a volte poco saggi del turista, poi con quelli più attenti del ricercatore e dell'amico: delusioni e grandi gioie. Tanti giorni passati nei villaggi all'ombra di un mango, nelle buvette male illuminate a bere birra, per le vie caotiche e inquinate delle città, tra le bancarelle colorate dei mercati, nel silenzio polveroso dei deserti. A chiacchierare, a guardare, ad ascoltare, scrivere, fotografare. Sempre senza la pretesa di capire fino in fondo storie, culture, tradizioni con le quali al massimo, dopo tanto tempo di convivenza, riesci sì e no a familiarizzare.

L'Africa e il mondo. Riannodare le storie dall'antichità al futuro
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Fauvelle, François-Xavier - Lafont, Anne - De Georgio, Andrea - de Georgio, Andrea - De Marco, Giulia - Donà, Anna - Aime, Marco

L'Africa e il mondo. Riannodare le storie dall'antichità al futuro

ADD Editore, 24/05/2024

Abstract: a cura di Francois-Xavier Favelle e Anne LafontUna storia mondiale dell'Africa, una storia africana del mondo. Portando alla luce il dialogo che le società del continente hanno sempre intrattenuto con il resto del mondo, da Lucy a Black Lives Matter, questo libro lancia una doppia sfida. Non solo l'Africa ha una storia, ma – a volte suo malgrado – è stata al centro delle vicende del mondo, dall'Antico Egitto alle guerre mondiali, dal traffico di oro e avorio allo sfruttamento di coltan e cobalto.Per superare gli stereotipi culturali di "culla dell'umanità", di serbatoio di milioni di uomini incatenati nelle navi negriere, François-Xavier Fauvelle e Anne Lafont orchestrano i contributi di autori e autrici che raccontano un'Africa pienamente partecipe alla formazione della civiltà contemporanea. Sotto la lente dell'arte, della natura, delle religioni, delle resistenze e diaspore si compone un continente in movimento da cui non hanno mai smesso di irradiarsi culture, economie, estetiche. Riannodare queste storie, un capitolo dopo l'altro, costruisce la nuova storia tra l'Africa e il mondo, dall'antichità al futuro.AUTRICI E AUTORI:Ana Lucia Araujo, Pascale Barthélémy, Jean Godefroy Bidima, Guillaume Blanc, François Bon, Marie-Laure Derat, Souleymane Bachir Diagne, Sarah Fila-Bakabadio, Erika Nimis, Marian Nur Goni, Anne Ruderman.

L'altro e l'altrove
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Aime, Marco - Papotti, Davide

L'altro e l'altrove

Einaudi, 25/09/2012

Abstract: Mai come negli ultimi decenni il turismo è diventata un'attività che si nutre di immagini e di immaginari. Viviamo in una società fortemente mediatizzata, che produce un'enorme quantità di immagini finalizzate alla conoscenza e al consumo di luoghi e persone, che diventano patrimonio condiviso delle varie "comunità" turistiche e si trasformano via via in una sorta di icone. Partendo da approcci disciplinari diversi ma convergenti, come quello dell'antropologia culturale e della geografia, Marco Aime e Davide Papotti, basandosi su un percorso teorico supportato dall'analisi di casi esemplari, mettono in luce alcuni dei meccanismi che portano alla costruzione degli immaginari relativi a luoghi, spazi, eventi e dimensioni di vita esotiche. Immagini e immaginari che condizionano fin da prima della partenza ogni forma di incontro con la diversità, sia essa di carattere naturalistico- ambientale, sia invece di tipo etnico-culturale, e che determinano il nostro rapporto con l'altro e con l'altrove, perpetuandosi e riproducendosi in una sorta di circolo autoreferenziale.

Il primo libro di antropologia
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Aime, Marco

Il primo libro di antropologia

Einaudi, 01/04/2014

Abstract: Che cos'è l'antropologia culturale? Se lo chiedete a una persona di media cultura, ne avrete forse una risposta abbastanza sensata. Se lo chiedete a un antropologo, preparatevi ad ascoltare una trattazione lunga e complessa dalla quale uscirete con le idee meno chiare di prima. Marco Aime prova a spiegare chi è e cosa fa un antropologo oggi, rovesciando gli approcci teorici tradizionali. In effetti la natura dell'antropologia non è piú cosí definita, di popoli sconosciuti da studiare ce ne sono sempre meno, i confini tra l'Occidente e il cosiddetto Sud del mondo sono sempre piú labili, i paradigmi del secolo scorso sono crollati e l'antropologo si trova ad affrontare problematiche sempre nuove, i terreni di ricerca sono mutati e in molti casi gli studiosi sono tornati a casa, occupandosi di eventi culturali vicini, contaminandosi con altri saperi. La purezza, cosí come l'oggettività, non è piú una virtú. Ai quattro angoli del mondo come sotto casa propria, l'antropologo osserva, guarda, ascolta, assaggia, tocca, annusa. Il suo sapere si costruisce su basi sensoriali, prima di arrivare a tradursi in teorie e modelli. Sul terreno, egli non vede strutture, società, politica, economia, ma gente che si incontra, parla, combatte, si scambia oggetti, produce, costruisce, mangia, si organizza, prega, vive. Perciò questo libro ha una scansione percettiva: parte dall'osservazione concreta di quanto è sotto gli occhi di tutti, per arrivare solo alla fine ai costrutti teorici piú ampi di un mondo intricato ed affascinante.

Eccessi di culture
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Aime, Marco

Eccessi di culture

Einaudi, 10/06/2014

Abstract: Sono molti i problemi che sorgono nel momento in cui si intende definire l'identità di un gruppo. È come voler fotografare una classe di bambini che non stanno mai fermi, che si scambiano continuamente di posto, e magari a scattare la foto è un fotografo anch'egli inquieto e continuamente in movimento. Fissare un'identità significa renderla unica, escludere le altre ipotesi: è un'operazione politica che nasce da rapporti di forza. Parole come cultura, identità, etnia, razzismo compaiono con insistenza nei discorsi dei politici, sulle colonne dei giornali, nei dibattiti televisivi, e la sempre maggiore enfasi posta sulle culture e sulle loro presunte radici conduce a una crescente attenzione verso il locale e i localismi, alcuni dei quali vengono poi impugnati e caricati di aspirazioni globali. Molti dei cosiddetti "conflitti culturali" che sembrano caratterizzare la nostra epoca, spesso sotto la patina della cultura celano ben altre spinte, ben altri interessi. Può sembrare paradossale che sia un antropologo a denunciare l'attuale eccesso di attenzione alle culture, alle diversità, alle identità, ma il rischio è che il troppo relativismo si trasformi in una nuova maschera della discriminazione.

La fatica di diventare grandi. La scomparsa dei riti di passaggio
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Aime, Marco - Pietropolli Charmet, Gustavo

La fatica di diventare grandi. La scomparsa dei riti di passaggio

Einaudi, 26/08/2014

Abstract: Nella materia liquida di questo tempo che indebolisce ogni gerarchia, i conflitti tra le generazioni sembrano passati di moda. Genitori e figli si trovano vicini all'improvviso, tanto nei comportamenti quanto nel modo di guardare il mondo, in famiglie che, invece di essere allargate, sono "allungate". Al posto del classico rapporto di subalternità, compare cosí una condizione piú complice e paritaria, che in alcuni casi si trasforma in vera e propria amicizia. Un fatto all''apparenza positivo, ma che nasconde una questione cruciale: non è sulla frattura condivisa tra giovani e adulti che si struttura l'identità? In questo libro Marco Aime e Gustavo Pietropolli Charmet affrontano la progressiva svalutazione di quei riti di passaggio, come la leva militare o il fidanzamento, che scandivano fino a ieri lo sviluppo del nostro ruolo sociale, e le sue conseguenze. Perché, se l'autorità dei genitori tende all'estinzione, la scuola perde d'importanza e l'ingresso nel mondo del lavoro pare sempre piú un miraggio, quando arriva il momento delle responsabilità?

Una bella differenza
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Aime, Marco

Una bella differenza

Einaudi, 20/01/2015

Abstract: La differenza ha profonde radici storiche e culturali ed è il frutto delle risposte che i diversi gruppi umani hanno saputo dare ai differenti habitat con cui si sono trovati a convivere. Marco Aime, dialogando con le sue nipotine Chiara ed Elena, racconta dei suoi viaggi, dei suoi incontri immaginari con colleghi celebri come Claude Lévi-Strauss o Bronisl/aw Malinowski - nel libro citati semplicemente per nome, - e mediante aneddoti ed esempi spiega le diverse concezioni che i tanti popoli della terra hanno dello spazio, del tempo, della famiglia, dell'economia, del corpo. Nel suo insieme il libro dà vita a una sorta di breve e semplice corso di antropologia che fornisce ai lettori, giovani e adulti, gli strumenti critici per osservare il mondo con altri occhi. - Zio, è vero che tu insegni antro... non mi ricordo piú come si chiama. - Antropologia, sí è vero Chiara. - Mi spieghi cos'è? Che non è mica tanto chiaro. - Sedetevi qui, anche tu, Elena. - Ma lei è piccola! - Non importa, vedrai che capirà. L'importante è comprendere che nel mondo ci sono differenze nel modo di pensare e di comportarsi, ma che nessuno è inferiore agli altri. Bisogna imparare che se qualcuno si comporta in modo diverso da noi, forse avrà le sue ragioni e ai suoi occhi siamo noi a essere diversi. Indice: Quando eravamo scimmie Ma che razza di gente! Quanti parenti! Corpi disegnati Il pianto del ramo Parlare per creare Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei Lo scherzo di Orazio Tutto casa e famiglia Chi si muove e chi sta fermo Nascere, crescere, morire Non c'è solo l'orologio Siamo tutti un po' stranieri La magia del dono Una visita inattesa Ridendo e scherzando

L'oltre e l'altro
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Rumiz, Paolo - Caramore, Gabriella - Favole, Adriano - Brilli, Attilio - Bay, Allan - Appadurai, Arjun - Aime, Marco

L'oltre e l'altro

UTET, 07/03/2014

Abstract: L'uomo è un essere errante, naturalmente predisposto a conoscere il mondo. E a raccontarlo. Per questo, l'incontro con l'altro, il confronto con il diverso, sono spesso snodi cruciali per una società. Per questo, in ogni epoca la letteratura - da Omero a Marco Polo a Ryszard Kapuscinski - misurandosi su questi temi ha raggiunto alcuni dei suoi punti più alti. Ma come si articola il delicato rapporto tra chi visita e chi è visitato? Quanto in profondità si spinge il legame tra un viaggiatore e la sua meta? A che velocità e su quali canali si sposta la moltitudine di oggetti culturali al tempo della globalizzazione? Qual è il ruolo della parola, nel contatto con lo straniero? Il viaggio - metaforico e reale, interiore ed esteriore - è il terreno comune su cui si confrontano in queste pagine studiosi come gli antropologi Marco Aime e Adriano Favole, lo storico della letteratura Attilio Brilli, un brillante interprete degli effetti della globalizzazione come Arjun Appadurai, la raffinata commentatrice dell'esperienza religiosa Gabriella Caramore, ma anche un'autorevole firma del giornalismo enogastronomico come Allan Bay e un narratore coraggioso e viaggiatore ostinato come Paolo Rumiz. Attraversando i confini delle singole discipline e inoltrandosi in quelle regioni affascinanti dove la sociologia e l'antropologia incrociano la gastronomia, la linguistica e la religione, gli autori di questi saggi ci accompagnano a ritroso nella storia, sulle tracce dei luoghi della vita di Gesù, o in parti remote del mondo, tra le tribù dei nativi dell'Oceania, fino ai fasti medievali della mitica Timbuctu. In un mondo in continua e costante accelerazione, queste sette "variazioni sul viaggio" ci rendono più consapevoli di come la frequentazione dell'oltre e l'esperienza dell'altro siano occasioni privilegiate di formazione interiore, episodi decisivi durante i quali si definisce la nostra stessa identità. Interventi nel libro: MARCO AIME Lontano da dove? Diverso da chi? Il viaggio e l'immaginario ARJUN APPADURAI Così vicini, eppure così lontani ALLAN BAY Il viaggio del cibo ATTILIO BRILLI I mille volti del viaggio e le lusinghe dell'Oriente GABRIELLA CARAMORE Tra deserto e mondo. I luoghi di Gesù di Nazaret ADRIANO FAVOLE Lo specchio rovesciato. Viaggiatori e antropologi nello sguardo dei "nativi" PAOLO RUMIZ Una grammatica del viaggiatore leggero in pensieri narrabondi

L'arte della condivisione
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Serianni, Luca - Latouche, Serge - Caillé, Alain - Bosio, Laura - Bodei, Remo - Aria, Matteo - Favole, Adriano - Aime, Marco

L'arte della condivisione

UTET, 14/09/2015

Abstract: In un momento in cui la crisi economica impone un ripensamento profondo del nostro vivere insieme, l'arte di condividere diviene una strategia importante e di grandissima attualità. Lo sharing - come la rete ci ha insegnato a chiamare la condivisione - diventa a tutti gli effetti un'opportunità per ridefinire il nostro presente, forse l'ultima possibilità che abbiamo per affrontarne le contraddizioni.  Nel contributo del filologo e linguista Luca Serianni l'analisi della condivisione linguistica nel nostro paese prende l'avvio dal passato, dall'"italiano pidocchiale" del XVI secolo. Profondamente radicata nel presente è invece l'idea di una rivendicazione etica dell'Europa immaginata da Marco Aime. La possibilità di colonizzare galassie e trasferirvi il genere umano, prima che la Terra diventi inabitabile, proietta infine il ragionamento del teorico della "decrescita felice" Serge Latouche nel futuro. I lettori curiosi alla ricerca di nuovi strumenti di comprensione troveranno stimoli inaspettati e originali anche nei contributi della scrittrice Laura Bosio, del filosofo Remo Bodei, del sociologo Alain Caillé e degli antropologi Matteo Aria e Adriano Favole.  La condivisione, il mettere in comune risorse e opinioni, è alla base della convivenza civile. Elemento costitutivo dell'umanità e di molti aspetti della contemporaneità, il condividere si contrappone all'individualismo possessivo, alla competizione e al consumismo. All'arte della condivisione, tra passato, presente e futuro, dedicano qui le loro riflessioni otto acuti osservatori del mondo di oggi. Interventi nel libro: MARCO AIME Europa da condividere MATTEO ARIA, ADRIANO FAVOLE La condivisione non è un dono! REMO BODEI Un mondo condiviso: un'utopia? LAURA BOSIO Eyes wide open. Guardare, vedere e condividere con gli altri ALAIN CAILLÉ Vivere insieme contrapponendosi senza massacrarsi. Il progetto convivialista SERGE LATOUCHE Ritrovare il senso della misura e scongiurare la mancanza di limiti LUCA SERIANNI Da quando l'italiano è una lingua condivisa?

Dono, dunque siamo
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Zoja, Luigi - Zamagni, Stefano - Niola, Marino - Natoli, Salvatore - Boella, Laura - Bauman, Zygmunt - Bartezzaghi, Stefano - Aime, Marco

Dono, dunque siamo

UTET, 16/05/2013

Abstract: Il dono - oggetto materiale o metafora di uno stile di vita - è al centro delle più stimolanti riflessioni sull'essenza profonda dell'economia e della società, oltre che sulla natura stessa dell'uomo. L'opposizione tra un'idea di società basata sulla solidarietà e un mondo utilitaristico - così simile al nostro - non riguarda solo l'economia, ma anche l'etica e la cultura nel suo complesso. Per questo, negli otto interventi che compongono il volume troviamo, accanto all'illustre sociologo della vita liquida Zygmunt Bauman, economisti come Stefano Zamagni, ma anche Marco Aime e Marino Niola, antropologi attenti al contemporaneo, filosofi come Laura Boella e Salvatore Natoli, psicoanalisti come Luigi Zoja, e perfino un giocoso umanista sui generis come Stefano Bartezzaghi. Interventi nel libro: MARCO AIME Eppur si dona STEFANO BARTEZZAGHI Il dono è un nodo, il regalo è una regola ZYGMUNT BAUMAN La solidarietà ha un futuro? LAURA BOELLA Perdonare SALVATORE NATOLI Logica del dono. È sempre l'utile contro il gratuito? MARINO NIOLA Il lievito del dono STEFANO ZAMAGNI Il dono come gratuità in economia LUIGI ZOJA Dono e obbligo. Una riflessione sul contributo sociale

Tra i castagni dell'Appennino. Conversazioni con Francesco Guccini
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Guccini, Francesco - Aime, Marco

Tra i castagni dell'Appennino. Conversazioni con Francesco Guccini

UTET, 02/12/2014

Abstract: Un viaggio in treno fino a Pàvana, lungo la ferrovia Porrettana, per avvicinarsi nel modo più autentico allo spirito delle canzoni e dei luoghi di Francesco Guccini. È il viaggio, metaforico e reale, che intraprende l'antropologo Marco Aime, e insieme a lui ogni lettore, che ha con questo libro l'occasione di scoprire, attraverso la viva voce di Guccini, i ricordi più personali, insoliti e inaspettati attinti da una vita intera tra musica e poesia. Un viaggio emozionante e suggestivo, ma al contempo molto concreto, fatto di paesaggi aspri come i boschi dell'Appennino che Guccini ci invita da sempre, attraverso i suoi versi, a scoprire. E popolato di personaggi curiosi come la vecchia signora di Pàvana che indica ad Aime - appena sbarcato nel borgo gucciniano per eccellenza - la casa del cantautore annunciando, con il tono fiero e rispettoso di chi segnala a un turista il museo del Louvre a Parigi, o il Colosseo a Roma: "Lì c'è Guccini". Tra i castagni dell'Appennino è, naturalmente, anche un viaggio nella memoria, che ripercorre l'evoluzione artistica ed esistenziale di una delle più grandi voci del panorama musicale italiano. Dai primissimi dischi ed esibizioni nelle osterie alle influenze letterarie che percorrono tutta la sua produzione, dagli anni delle contestazioni politiche ai piccoli vezzi privati che hanno accompagnato decenni di concerti, fino a diventare mitici rituali collettivi, ciò che emerge in queste pagine è soprattutto la volontà di Guccini di esprimere, con le parole e con i versi, la sua esperienza di vita e la sua personale visione del mondo. "Per me scrivere canzoni voleva dire raccontare la propria esistenza, le proprie vicende. Non convivo spesso con la malinconia. Non è una mia caratteristica, se non forse nel momento del ricordo, perché il ricordo a volte immalinconisce. Il fatto è che noi il futuro non lo conosciamo e il presente è fugace, quindi viviamo soprattutto nel passato, nel ricordo. Ma quando poi le racconto, queste cose, le vesto sempre di ironia." "Guccini incanta ancora, e attraverso questa conversazione al presente, che riporta il lettore nella magia del passato, anche il testo è musica" - Caterina Minnucci, Il Fatto Quotidiano "Che siate suoi fan della prima ora o meno, una lettura consigliata" - Fabio Guastalla, Il Mucchio Selvaggio

Senza sponda
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Aime, Marco

Senza sponda

UTET, 14/09/2015

Abstract: Migliaia di vite "senza sponda": sono quelle dei migranti che cercano rifugio nel nostro Paese, in fuga da bombardamenti e carestie, da cambi di regime, guerre intestine e povertà, che si tratti della Nigeria di Boko Haram, della Libia in preda all'instabilità politica, dell'Egitto sconvolto dalle conseguenze dolorose della sua "primavera" mancata o della Siria ora in balia dell'Isis. Migliaia di esistenze travolte dalle onde del mare o spezzate dalla fatica del deserto: profughi in viaggio per raggiungere una parte del mondo che sognavano migliore, una sponda dove credevano di essere accolti. Ma così non accade. In un'Italia dalla memoria troppo corta, che volentieri dimentica il suo stesso passato di migrazione, è facile identificare nei profughi dei nuovi barbari, colpevoli di invadere le nostre coste per impoverirle, se non per depredarle. Una reazione diversa è possibile, però, proprio ricordando le nostre radici: imparando ad accogliere umanamente chi cerca rifugio sulle sponde italiane, per non cadere in quella che papa Francesco a Lampedusa ha chiamato "globalizzazione dell'indifferenza". È ciò che propone lo scrittore e studioso Marco Aime in questo pamphlet, agile e provocatorio, che getta una luce nuova sui casi più tragici della nostra attualità grazie agli strumenti dell'antropologia. Se "indifferenza" significa scegliere di non scegliere, l'unica scelta che ci rende davvero umani è la decisione di non voltare lo sguardo e aprirci invece all'altro, al di-verso, allo straniero. Per farlo, è sufficiente seguire l'esempio della gente di Lampedusa: imparare l'accoglienza dai gesti quotidiani degli abitanti dell'isola più tormentata dagli sbarchi, che, da anni, nonostante questo si prodiga per aiutare chi arriva, spesso facendosi carico delle inadempienze dello Stato.