Trovati 49 documenti.
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[Milano : Rizzoli], 2001
Abstract: Un dizionario che spiega, per ogni scoperta scientifica, cos'è, come funziona, chi l'ha inventata e quando; una storia della civiltà del nostro pianeta attraverso le scoperte più o meno grandi che hanno trasformato il nostro modo di vivere: da quella degli antibiotici all'aeroplano, dai microchips all'automobile, dall'anestesia alla penna a sfera, dal calcolo differenziale al frigorifero.
Enciclopedia cronologica delle scoperte e delle invenzioni / Giorgio Rivieccio
Milano : Rusconi, 1995
Milano : Rizzoli New Media, 2002
Invito all'Austria / Giorgio Rivieccio, Luciano Zeppegno.
Milano : A. Mondadori, 1982
Oscar Mondadori ; 1562
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Pelago, 29/11/2022
Abstract: Il fascismo rappresentò, nei suoi connotati ideologico-istituzionali, uno Stato che volle generare una nazione e non viceversa; e addirittura uno Stato che inglobò e superò perfino il partito che lo aveva prodotto e con esso la sua ideologia. Portò alla statalizzazione dell'intera società, alla negazione dell'individualità dei cittadini, legittimati nella loro essenza solo dall'aderenza allo Stato, e perfino alla "fascistizzazione" della patria (che giustificava l'uso della violenza contro i suoi critici), concetto che implicitamente cancellava ogni passato storico della nazione. Il dibattito storiografico, che ha risentito in numerosi casi di impostazioni ideologiche aprioristiche da ogni fronte, oggi si concentra meno sulla mistica/demistificazione del ventennio mussoliniano e più sugli aspetti socioeconomici e istituzionali. Si preferisce infatti un'analisi di più ampio respiro di un periodo complesso, che ha visto un cambiamento di rotta, anche della coscienza civile di tanti italiani, e che rappresenta un problema ancora aperto.
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Porsenna. Gli Etruschi, civilizzatori sconfitti
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Popolo dalle origini ancora incerte, diverso da tutti gli altri per lingua, organizzazione sociale e politica, costumi, religione, gli Etruschi al loro apogeo controllavano buona parte di un territorio che andava dal Po all'Alto Lazio, con propaggini fino in Campania. I rapporti con Roma furono complessi: dettero all'Urbe i tre ultimi re, poi resistettero a lungo alle spedizioni di conquista. Si allearono con i nemici dell'Urbe, poi con questa stessa in più occasioni, e soltanto dopo secoli i Romani riuscirono a conquistarne definitivamente il territorio. Ma, soprattutto, influenzarono come nessun altro popolo la civiltà romana, attraverso i riti religiosi, il diritto, le tecniche di organizzazione del territorio, che l'Urbe armonizzò ovviamente con i suoi immodificabili princìpi costitutivi. Roma è debitrice nei confronti degli Etruschi anche dei fondamenti dell'architettura come l'arco e le opere di ingegneria idraulica per il drenaggio delle acque, di simboli del potere come la toga praetexta, i fasci littori, la sella curule, fino ai giochi del circo e alle corse dei carri.
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I Tarquini. Dalla monarchia alla Repubblica
Pelago, 29/04/2023
Abstract: L'arrivo degli ultimi tre re, gli etruschi Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, fece cambiare volto alla monarchia romana. I dinasti etruschi furono essenzialmente dei comandanti militari, portatori di un potere autoritario nuovo e laico, l' imperium, e ascesero al trono senza rispettare le procedure canoniche che prevedevano il consenso degli dèi e del popolo. La forza delle armi si sostituì a quella della religione. Contemporaneamente, soprattutto con Servio Tullio, i re posero in atto profonde riforme istituzionali e amministrative, che dettero vita a un nuovo inquadramento del popolo su base censitaria, consentendo anche ai cittadini ricchi, ma non appartenenti al patriziato, di partecipare al governo della città. Tutto ciò ebbe come risultato uno sconvolgimento della struttura sociale della civitas, creando malcontento sia fra i patrizi sia fra i plebei. La situazione si inasprì con la violenta presa del potere da parte di Tarquinio il Superbo, che instaurò una tirannide di fatto. Fu la fine della monarchia: nel 509 a.C. l'ultimo re venne cacciato da Roma e si instaurò la repubblica, con poteri di governo condivisi e limitati nel tempo.
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Pompeo e Crasso. La guerra sociale e le guerre civili
Pelago, 29/04/2023
Abstract: L'espansione di Roma, che l'aveva portata a conquistare il mondo, ebbe pesanti ripercussioni sulla tenuta interna della repubblica. Gli squilibri sociali e le condizioni dei popoli conquistati, spesso alla mercé dell'avidità dei governatori, necessitavano soluzioni. L'iterata negazione della cittadinanza romana agli italici, alleati storici di Roma, portò al bellum sociale, ossia la guerra contro gli alleati. In Oriente Mitridate, re del Ponto, riprendeva a minacciare: il comando della guerra, prima attribuito poi sottratto a Silla, fu all'origine della marcia di quest'ultimo su Roma. Si susseguirono vorticosamente numerose vicende: la dittatura di Silla, la guerra degli schiavi condotti dal Spartaco, mentre all'orizzonte si profilavano i signori della guerra, uomini politici che maturavano la loro credibilità sui campi di battaglia e facevano pesare i propri successi militari, insieme alla forza minacciosa dei loro eserciti, negli equilibri di potere interni alla res publica. Tra loro, Pompeo, Crasso e Cesare, autori di un patto privato (il trumvirato) per spartirsi lo "Stato". Con la morte di Crasso nella guerra contro i Parti e il trionfo di Cesare per la conquista della Gallia, il patto era ormai spezzato: Roma era in mano al solo Pompeo, e a Cesare non rimase che riprendersi la scena con la forza. Il bellum horribile, ossia la guerra civile tra Cesare e Pompeo, si concluse con la sconfitta del generale d'Oriente nella piana di Farsalo. Cesare era, ora, l'unico padrone di Roma.
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I Celti. Roma incontra l'altra Europa
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Il termine Celti racchiude svariate centinaia di tribù che all'epoca dell'espansione di Roma avevano colonizzato a macchia di leopardo un'area che andava dalla Spagna all'Asia Minore e comprendeva l'Europa centrale, l'Italia settentrionale, le isole britanniche e l'Irlanda. Erano tribù forse di origine diversa, ma che parlavano lingue dalle radici comuni, avevano costumi e culture simili e condividevano parte dei loro pantheon.Per i Romani, Celti era sinonimo di "altro", parte di un mondo barbarico ancora poco conosciuto e proprio per questo percepito come minaccioso, sia sul piano politico e militare sia su quello culturale. Effettivamente, fra queste due popolazioni le differenze erano numerose, molto più accentuate di quelle tra Roma e gli altri popoli mediterranei: da una parte, la concretezza e la coesione dei Romani, dall'altra, la spiritualità e l'individualismo dei Celti.All'inizio del IV secolo a.C. quasi tutta l'Italia settentrionale era, di fatto, parte di un mondo celtico: la minaccia per Roma era palpabile. E mentre l'Urbe si espandeva a sud, iniziò anche a valicare il Po per combattere il nemico sconosciuto. Poi fu la volta dei territori transalpini, prima con Giulio Cesare in Gallia, in seguito con gli imperatori che conquistarono le isole britanniche. Alla fine, i Celti si latinizzarono tribù dopo tribù, anche se in alcuni territori più settentrionali, come certe aree dell'Irlanda e della Britannia, riuscirono a mantenere lingua e tradizioni proprie, la cui eredità è ancora oggi molto viva.
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Scipione Emiliano. Roma espugna Cartagine
Pelago, 29/04/2023
Abstract: La distruzione di Cartagine, che nel 146 a.C. pose fine alla Terza guerra punica, arrivò al termine di un lungo e complesso dibattito in cui intervennero fattori politici, religiosi e perfino economici. Si trattò infatti di una decisione che non era motivata da un casus belli vero e proprio, come per secoli era avvenuto nei precedenti conflitti, ma rappresentò un'autentica guerra preventiva per rendere del tutto inoffensivo un nemico che per un secolo aveva tentato – quasi riuscendoci – di sopraffare Roma e la sua federazione. La paura per la rinascita dello storico avversario dell'Urbe era andata a sommarsi, facendoli traboccare, ai timori di attacchi provenienti dalla Grecia e dall'Asia, anche attraverso il Nord della penisola. Alla fine la pressione psicologica ebbe la meglio e indirizzò l'Urbe verso la scelta di eliminare definitivamente una potenza punica ritenuta solo apparentemente inerte. Era nata frattanto, tra l'irrazionale e il provvidenziale, l'idea, raccolta in Polibio, della signoria mondiale di Roma.
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Lucio Emilio Paolo. La conquista del Mediterraneo
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Con la vittoria di Pidna nel 168 a.C. che pose fine alla monarchia macedone, e la distruzione di Cartagine nel 146 a.C., i Romani avevano ottenuto il dominio incontrastato su quasi tutto il mondo abitato all'epoca noto. Cambiò l'esercizio del potere: al rispetto per i vinti si sostituì quella che Catone il Censore chiamò "tracotanza, arroganza e prepotenza". I Paesi conquistati divennero terreno di spoliazioni e ruberie nei confronti dei popoli sottomessi; il governo delle province si trasformò in un'occasione di arricchimento personale, mentre la povertà si accrebbe tra i contadini-soldati. Per effetto di questo capovolgimento di valori, il divario tra l'aristocrazia e la plebe andò approfondendosi, e il sistema politico romano assunse caratteristiche spiccatamente oligarchiche. La situazione divenne incandescente quando nel 133 a.C. Tiberio Gracco propose la famosa legge che redistribuiva le terre pubbliche privilegiando i poveri: la riforma finì nel sangue ed ebbe inizio il processo che avrebbe portato alla dissoluzione delle istituzioni repubblicane.
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Scipione Africano. La Seconda Guerra Punica
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Roma e Cartagine si sorvegliavano fin dalla nascita della repubblica, quando nel 509 a.C. stipularono un trattato di non belligeranza. Poi, quasi tre secoli dopo, la situazione precipitò. La resa dei conti tra i due dominatori che si fronteggiavano sul Mediterraneo fu rappresentata dalla Seconda guerra punica. Una guerra "mondiale", in un certo senso, perché coinvolse territori come Ispania, Gallia, Italia e Nordafrica. D'altra parte, ormai Roma e Cartagine erano le superpotenze dell'Occidente, e solo una sarebbe potuta sopravvivere. Il conflitto durò oltre sedici anni e si svolse attraverso battaglie epiche e molte cocenti sconfitte per i Romani, come quelle della Trebbia, del Trasimeno e di Canne, finché la situazione si ribaltò con la vittoria finale dell'Urbe a Zama. I protagonisti furono due: Annibale con i suoi elefanti, che giunse a un passo da Roma ma non volle attaccarla, e Scipione Africano, personaggio inizialmente secondario che in seguito prese le redini del conflitto tentando l'inosabile: sconfiggere il generale punico a casa sua, in terra d'Africa.
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Giulio Cesare. Le guerre galliche e la dittatura
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Come tanti giovani aristocratici romani della sua generazione, Caio Giulio Cesare si formò in una Roma che esercitava un ruolo egemonico ma era regolarmente attraversata da crisi politiche e guerre civili. Scampato alle purghe della dittatura di Silla, militò nel Mediterraneo orientale, coprendosi di gloria e rivelando un'autorevolezza non comune. Tornato a Roma, si illustrò anche come politico, e percorse una brillante carriera senatoria; le leggi della Repubblica non gli consentivano però di bruciare le tappe e soddisfare le sue smisurate ambizioni. All'età di quarant'anni strinse un patto politico con Pompeo e Crasso, e nel 59 a.C. assunse il consolato e ottenne poteri straordinari per intraprendere una lunga e vittoriosa campagna nelle Gallie, a partire dal 58. Quando Pompeo ostacolò il suo ritorno trionfale a Roma, decise di giocarsi il tutto per tutto: agli inizi del 49, attraversato il confine delle sue province, conquistò l'Italia e assunse la dittatura. Nel 48 sconfisse Pompeo a Farsàlo, ma la guerra civile proseguiva contro i pompeiani, fino alla vittoria definitiva in Spagna nel 45. Ormai padrone di Roma, adorato dai soldati e dal popolo, poté contare su alleati fedeli come l'egiziana Cleopatra. Ma mentre preparava un'ultima spedizione destinata ad accrescere il potere di Roma in Oriente e in Occidente, molti cittadini influenti lo videro come un tiranno. Temendo per le sorti di una Repubblica ormai agonizzante, ordirono una congiura e lo assassinarono brutalmente in Senato, il 15 marzo del 44. Cesare muore, ma la sua eredità dura ancora.
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Ottaviano Augusto. La fondazione dell'Impero
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Primo imperatore di un impero che formalmente non esisteva, trattandosi della prosecuzione della res publica, Augusto riuscì ad accentrare il potere su di sé evitando eccessive scosse istituzionali, ma assumendo di fatto le prerogative delle diverse magistrature di Roma senza attribuirsene le cariche; peraltro, quando veniva eletto a una carica magistratuale vera e propria, era attento a mantenere una potestà pari a quella del collega, secondo tradizione. Poco versato nell'arte della guerra – cosa che aveva fatto la fortuna di tutti i suoi predecessori dal tempo dei tempi –, si fece conferire un comando militare più elevato di quello di chiunque altro, non limitato da alcun confine ed esercitabile perfino a Roma, territorio da sempre interdetto a chiunque portasse armi. Scrisse di sé: "Fui superiore a tutti per auctoritas". Nella repubblica, auctoritas indicava una posizione autorevole liberamente riconosciuta dai Romani a un concittadino. Nel principato, auctoritas diventa il termine che qualifica il potere stabile e preminente del princeps nello Stato: uno strumento istituzionalizzato di governo. Nominato pontifex maximus, trasformò la sua casa in un tempio per abolire il confine tra il potere profano e quello sacro, e si dotò di tutte le prerogative dei diversi sacerdozi di Roma che regolavano ogni aspetto della vita pubblica. Infine, sempre sgusciando tra le istituzioni per piegarle alla sua persona, stabilì i canoni della successione dinastica. Se non è impero questo…
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Marco Antonio e Ottaviano. L'ultima guerra civile
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Con l'assassinio di Giulio Cesare, la situazione a Roma divenne ancora più caotica che in passato. Già dal giorno dei suoi funerali. A contendersene l'eredità politica e materiale erano in due: Marco Antonio e il giovanissimo Ottaviano, il predestinato. Cercarono un'intesa istituendo un triumvirato con Lepido e diedero il via alla caccia agli anticesariani. Riapparvero le liste di proscrizione con conseguente licenza a chiunque di uccidere i propri nemici (ne fu vittima anche Cicerone); i cesaricidi Bruto e Cassio furono sconfitti con i loro eserciti, mentre Ottaviano e Antonio passavano dalle ostilità reciproche agli accordi. Finché comparve sulla scena Cleopatra, proprio quando Antonio era diventato padrone di fatto dell'Oriente. Mentre questi allarmava Roma con atteggiamenti che facevano presumere una virata dell' imperium in senso orientaleggiante-ellenistico, nell'Urbe Ottaviano garantiva la difesa di interessi consolidati e assicurava la rendita di posizione di Roma e dell'Italia quali centri del potere. Si arrivò allo scontro finale, vinto ad Azio da Ottaviano sui fuggitivi Antonio e Cleopatra. Il predestinato si preparava a fondare l'impero.
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Tiberio. Il principe riluttante
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Designato da Augusto all'ultimo momento a un principato molto lontano dalle sue aspettative, Tiberio dovette destreggiarsi nel nuovo regime imperiale che, istituito solo di fatto dal suo predecessore, presentava ancora molte lacune istituzionali. Non si sentiva né princeps né imperator (carica che non volle mai attribuirsi), dovette fronteggiare i nostalgici della repubblica, il Senato, l'esercito, il cui potere stava cominciando a diventare politicamente decisivo, come i suoi successori avrebbero sperimentato. Riuscì però, senza iniziative clamorose, a riportare una parvenza di calma nella complessa situazione politica, ripianò il debito statale, placò le ribellioni ai confini dell'impero. Nel sentimento popolare è noto più per le sue assenze che per le presenze, in seguito ai lunghi periodi di ritiro che volle vivere: prima a Rodi, poi con il suo autoesilio a Capri, dove trascorse gli ultimi nove anni della sua vita. Ma il vuoto fisico di potere a Roma rischiò di mettere in serio pericolo l'impero con la congiura del suo consigliere Seiano, sventata in extremis. Designò non uno ma due successori, quasi fosse esistito ancora il consolato come carica suprema, tanto da far leggere questo atto come l'ultima beffa nei confronti di un principato cui sentiva di non appartenere.
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Tito. La distruzione di Gerusalemme
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Salito al trono senza traumi dopo il padre Vespasiano, Tito è noto per la definizione di Svetonio "Amore e delizia del genere umano". Le fonti storiche coeve, nell'ambito di una propaganda ben orchestrata dalla dinastia flavia, ricordano infatti che nei suoi due soli anni di regno si comportò in modo ineccepibile. Si era guadagnato la fama con Vespasiano conducendo la guerra giudaica – culminata con la distruzione di Gerusalemme e la diaspora degli Ebrei –, che gli permise di ammantarsi delle vesti dell'eroe. Avviò un poderoso programma di opere pubbliche non solo a Roma ma anche nelle province, che finanziò con una politica economica abile e accorta. E nelle due calamità tragiche di quegli anni, l'eruzione del Vesuvio e l'incendio di Roma, si attivò per avviare un'efficiente macchina dei soccorsi, mettendo mano alle casse dello Stato.Alla sua morte prematura entrò in scena il fratello Domiziano, che le stesse fonti storiche hanno invece dipinto come una persona lussuriosa, vile e crudele. Condusse campagne militari che placarono solo in parte le gravi turbolenze ai confini asiatico e danubiano. E, dopo un tentativo di guerra civile nei territori germanici, avviò una sorta di caccia alle streghe che fece mettere a morte gli oppositori politici e gli intellettuali colpevoli anche solo di allusioni negative sul suo principato. Sfidò apertamente il Senato e, com'era da aspettarsi, cadde vittima di una congiura.
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Caligola e Claudio. Follia e debolezza al potere
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Caligola è stato dipinto, nella sua epoca e in parte ancora oggi, come un individuo folle, dispotico, sanguinario, perverso. Ancora giovanissimo, godette di un vasto consenso popolare, mantenuto nei primi tempi del suo impero. Poi il vento cambiò: l'atteggiamento del Senato divenne freddo, l'immagine che Caligola iniziò a dare di sé fu quella di un tiranno volubile, eccentrico e megalomane. Seguirono fallimenti militari, i conflitti con gli Ebrei, l'eliminazione di potenziali rivali. Anche l'atteggiamento della popolazione nei suoi confronti mutò, a causa dell'introduzione di nuove imposte. La congiura di cui fu vittima, a soli ventotto anni, fu ordita da tutti i poteri forti di Roma (Senato, cavalieri, prefetti, pretoriani, liberti imperiali).Anche Claudio appare nella storiografia in maniera negativa, come un personaggio contraddittorio e imbelle. In realtà, accanto a iniziative incoerenti, rivitalizzò l'efficienza e la credibilità del Senato, compì numerose riforme, sulla scia di quelle di Augusto, per razionalizzare il governo dell'impero, dette grande potere ai liberti nella burocrazia statale, svolse una politica di integrazione delle province, con provvedimenti volti a favorire la concessione della cittadinanza romana e l'ammissione di notabili della Gallia al Senato. Condusse a termine la conquista della Britannia meridionale e ampliò i confini politici dello Stato nel quadro di una visione universalistica del potere romano. Coinvolto in scandali e intrighi di corte, morì avvelenato forse su iniziativa della quarta moglie Agrippina, che non vedeva l'ora di porre sul trono il figlio adolescente Lucio Domizio Enobarbo, più noto come Nerone.