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UTET, 30/05/2017
Abstract: Nell'ottobre dell'801, nella piccola località di Porto Venere attraccarono alcune navi su cui torreggiavano le insegne del califfo: lo sfavillante corteo dell'ambasciatore Ibrahim ibn al-Aghlabn era diretto ad Aquisgrana, carico di doni per l'imperatore Carlo Magno, incluso un maestoso elefante albino che seminò il panico tra gli abitanti del minuscolo borgo. Si trattava della degna risposta a una prima ambasciata dell'imperatore a Baghdad, nel 797, volta a stringere rapporti col califfato per fronteggiare i pirati musulmani che infestavano il Mediterraneo e per arginare la presenza omayyade in Spagna. L'immagine di quell'elefante, apparso nel golfo ligure come un esotico miraggio, rimane impressa a segnare una tregua momentanea nel lungo, conflittuale e sanguinoso rapporto tra Oriente islamico e Occidente cristiano. Meno di due secoli prima, dopo la morte di Maometto, le masse islamiche si erano affacciate al Mediterraneo dalle profondità del deserto, fino a lambire i confini dell'impero erede dell'antica tradizione romana: Bisanzio. Sotto la guida dei primi califfi, le avanguardie di una nuova religione, simile e al contempo diversa dal cristianesimo, si lanciarono alla conquista di nuove terre e alla sottomissione di interi popoli. Ma fu solo con le prime crociate che il mondo cristiano abbracciò una volta per tutte l'idea di un conflitto religioso oltre che politico, dando il via a una terribile Guerra dei mille anni. In questo lungo e avvincente racconto storico cambieranno gli attori principali e gli assetti geopolitici, nasceranno nuovi imperi e cadranno nella polvere magnifici sultani e orgogliosi sovrani, si combatteranno grandiose battaglie e logoranti assedi, muteranno le armi e le tecnologie fino a giungere sulle soglie del terzo millennio. Sembra infatti sorgere all'orizzonte l'alba di un nuovo, crudele califfato, che per l'Occidente non ha in serbo cortei, né regalie, né tanto meno elefanti in dono: efferatezze e terrorismo sono la loro unica idea di ambasciata. Arrigo Petacco scandaglia senza remore e pregiudizi dieci secoli di scontri e violenza, alleanze e sotterfugi, massacri e devastazioni, per individuare cause e premesse di un presente che si fa di giorno in giorno più inquieto.
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UTET, 12/12/2016
Abstract: Uno straordinario inedito del creatore di Sherlock Holmes. Nel 1880 il giovane Arthur Conan Doyle, ancora studente universitario, si imbarca quasi per caso come medico di bordo sulla baleniera Hope, diretta al Polo Nord: i lunghi mesi che seguiranno, tra cacce sanguinose, animali feroci, esplorazioni, tempeste e comiche disavventure, cambieranno la sua vita per sempre. ------------------- Avventura nell'Artico è il diario in cui Conan Doyle racconta le sue esperienze in quelle regioni remote e sconosciute, un personale romanzo di formazione tra i ghiacci del Polo. E quando non bastano le parole, aggiunge minuziose illustrazioni: disegna barche, marinai, balene, orsi polari, panorami e tramonti tracciati a colori nei momenti di tranquillità, cullato dal rollio placido della nave. Di pagina in pagina, il libro rivela una doppia anima: è un diario di viaggio, che ricostruisce la prassi della caccia alle balene, la quotidiana lotta per la sopravvivenza dei marinai e l'interesse crescente per il mito dell'Artico, ancora tutto da conquistare; ma è anche un'opera già dal sapore letterario, fonte d'ispirazione per romanzi e racconti. Un vero e proprio scrigno di immagini e suggestioni, in cui il futuro inventore di Sherlock Holmes custodirà per sempre la dimensione epica della giovinezza e l'archetipo di ogni avventura: "Dietro di noi il riverbero luccicava debolmente sino a svanire e io avevo visto, probabilmente per l'ultima volta, a parte nei miei sogni, l'oceano di Groenlandia". "Forse Conan Doyle non si vedeva come uno scrittore all'epoca, ma le sue parole, spesso scritte con le mani gelate su una nave beccheggiante, mostrano già lo spirito di un narratore" - Bill Streever, The New York Times
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UTET, 07/02/2017
Abstract: L'amore è avventura. Parole che diventano baci e morsi feroci. Musica ascoltata in loop, di notte. Ed è filosofia, il genere di filosofia in atto che, da Socrate in poi, insegna l'amore nell'unico modo possibile: trasformandosi in una vera e propria dichiarazione. Ma l'amore inteso in questo modo è in pericolo nella nostra epoca, dominata dal piacere e dal narcisismo dell'io che vuole addomesticare ogni passione eccessiva. Come ritornare alla verità dell'amore nell'epoca della sua fine? È ciò che spiega Simone Regazzoni in questo libro, che è al contempo saggio filosofico e schietto memoir, condividendo la sua esperienza personale e mettendo a frutto le teorie di grandi maestri (da Platone a Eco, da Dante a Lacan), attraverso frammenti autobiografici e suggestioni musicali, con uno stile incalzante come una traccia di Springsteen e meravigliosamente jazz come A Love Supreme di Coltrane. "È ora di parlare, per dirti, semplicemente, la verità. Quella che leggerai qui è la fedele trascrizione di una lunga, confusa, complicata dichiarazione d'amore: sussurrata una notte, tanto tempo fa. Ci sei tu, nel buio. C'è il tuo silenzio. C'è la filosofia. C'è la musica. E c'è quella notte, che dura ancora, in me."
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UTET, 25/05/2017
Abstract: "Provavano la sofferenza profonda di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati: quella di vivere con una memoria che non serve a niente" si legge nella Peste di Camus. E forse proprio in Europa si consuma oggi questa maledizione: colpisce i milioni di europei "prigionieri" di una crisi che sembra senza fine e senza nome, e si ripercuote sui milioni di "esiliati" che migrano attraverso un continente le cui rovine non sembrano più utili a nessuno. Se ci fermiamo a pensare, infatti, il degrado dei monumenti e dei paesaggi, il declino delle città storiche e il diffondersi dei ghetti urbani si rivelano come i diversi segnali di una crisi non solo economica e politica, ma culturale: il patrimonio che ci circonda non è più un serbatoio di memoria ed energia civile, ma viene sfruttato solo in ottica turistica, ridotto a brand da un'Europa schiava dei Trattati e della Troika, schiacciata sull'eterno presente dei mercati. Per invertire la rotta non basta appellarsi a un generico recupero della tradizione umanistica e a una nuova centralità della cultura, perché occorre chiedersi: quale tradizione? E quale idea di cultura? Per rispondere a queste domande Salvatore Settis segue un percorso inedito e illuminante: dall'iconoclastia "diffusa" di questi anni alla centralità delle rovine nella storia europea, dalla necessità di ricalibrare l'idea di "classico" in un'ottica multiculturale fino alla genealogia di un'Europa nata dalla doppia eredità di Atene e di Gerusalemme, naturalmente portata a considerare la diversità come un terreno di crescita di una più feconda idea di "creatività", di una più sincera idea di "uguaglianza". Al centro di questa ricognizione Settis pone la vituperata e però incandescente idea di Rinascimento: all'ombra delle grandi rovine dell'Impero Romano, i nostri avi seppero cogliere i semi di una nuova vita, di una possibile ricostruzione. La decadenza non è insomma che un'inevitabile fase di passaggio, la nera notte che prelude a un'alba: se lo vogliamo, ci sarà nuova luce sotto i Cieli d'Europa.
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UTET, 24/01/2017
Abstract: "La civiltà umana", spiega Johan Huizinga nel celebre Homo ludens, "sorge e si sviluppa nel gioco." Ogni giorno partecipiamo a un gioco: quando ci muoviamo in società, quando facciamo sport, quando leggiamo un libro; momenti ludici in cui cambiamo identità, recitiamo una parte o riproduciamo situazioni simboliche. Un'attività complessa ma naturale che permea, spesso in modo inconsapevole, le nostre vite. In questo volume otto studiosi ci mostrano come il gioco sia un momento di crescita, capace di strutturare relazioni, creare luoghi di incontro e di sperimentazione educativa, definire legami sociali, affettività e appartenenze. Dai giochi dell'infanzia studiati da Anna Oliverio Ferraris alle partite di calcio di Christian Bromberger, il gioco infatti non ha solo valenza ludica, ma sa creare comunità, come per esempio nelle kondey, le compagnie africane studiate da Marco Aime; costruire legami, facilitando l'accoglienza e l'integrazione dell'Altro, come rivela Davide Zoletto; oppure far convergere e attraversare le culture, come dimostrano gli studi di Adriano Favole in Oceania. Il gioco può dar vita a opere meravigliose: dalla fantasiosa creatività alle origini del linguaggio esplorata da Alberto Nocentini ai "giochi vertiginosi" di Vladimir Nabokov a cui ci introduce Alessandro Piperno. Completano il quadro, a render conto di questa sfaccettata molteplicità, le "istruzioni per l'uso" di Pier Aldo Rovatti. Otto saggi, otto diversi sguardi su regole ed eccezioni, caso e logica, abilità e azzardo, fortuna e strategia: perché nel gioco è possibile scorgere, come in un microscopio, figure e promesse di ogni possibile umanità. Interventi nel libro: MARCO AIME Giocare con la parentela, giocare con l'età. Relazioni scherzose in Africa CHRISTIAN BROMBERGER Il calcio come "gioco profondo" e denso di significati ADRIANO FAVOLE Giochi in viaggio. Tradizioni, globalizzazione, antropologia del giocare nel Sud Pacifico ALBERTO NOCENTINI Fra etimologia ed enigmistica: alla ricerca delle basi ludiche della linguistica ANNA OLIVERIO FERRARIS Giocare per imparare a vivere ALESSANDRO PIPERNO I giochi vertiginosi di Vladimir Nabokov PIER ALDO ROVATTI "Mettersi in gioco". Qualche istruzione per l'uso DAVIDE ZOLETTO Il gioco dell'ospitalità
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Dei sette romanzi scritti da Luigi Pirandello nell'arco della sua vita, Il fu Mattia Pascal è sicuramente il più noto. Pubblicato in volume nel 1904, contiene tutti i temi prediletti dall'autore: perdita di identità, relativismo, assenza di certezze e falsità delle ideologie. Attraverso la storia di Adriano Meis (il fu Mattia Pascal, erroneamente creduto morto) Pirandello riesce a mostrare le abitudini e le angosce di una società borghese in dissoluzione e l'ansia procurata dalla perdita delle verità ritenute assolute. L'opera, riproposta da Utet in digitale in un'edizione critica ricca di collegamenti ipertestuali, è il punto d'arrivo della prosa pirandelliana, crocevia e compendio della poetica dell'autore.
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UTET, 21/03/2017
Abstract: *** LIBRO DELL'ANNO PER "THE TIMES", "THE FINANCIAL TIMES" E "THE ECONOMIST" *** Il 3 aprile 1917, dopo anni di esilio, Vladimir Il'i¿ Ul'janov, noto tra i rivoluzionari come Lenin, parte da Zurigo per far ritorno in Russia. Ad accoglierlo alla stazione Finlandia di Pietrogrado un'enorme folla festante. Dopo un lungo ed estenuante viaggio attraverso la Germania, la Svezia e la Lapponia, Lenin non appare affatto stanco. Attende questo momento da anni e a giudicare dal tripudio di bandiere rosse e manifesti che ricoprono le vie intorno alla stazione il suo arrivo è celebrato come quello di un messia. Nell'Europa sfiancata dalla Grande guerra, la Triplice alleanza e la Triplice intesa si fronteggiano ormai da anni e il conflitto sembra trascinarsi senza una fine. Gli uomini al fronte sono esausti e i governi ossessionati dalla ricerca di nuovi armamenti, nuove strategie, nuove alleanze. Spezzare le coalizioni è diventato un obiettivo primario e la contropropaganda nei paesi nemici l'arma principale. Nella Germania del Kaiser Guglielmo II, un gruppo di funzionari ha un'idea brillante: perché non alimentare il caos che domina in Russia favorendo il ritorno di Lenin e dei suoi compagni? Mentre il treno piombato messo a disposizione dai tedeschi taglia da sud a nord l'Europa dilaniata dalla guerra, le grandi potenze occidentali danno il via alle loro macchinazioni: agenti segreti, loschi affaristi, militari ribelli e idealisti appassionati cominciano a vorticare intorno all'impassibile leader bolscevico. Cento anni dopo, Catherine Merridale ha scritto un libro di storia che si legge come un'avvincente spy story. La grande epopea della rivoluzione e il racconto di un viaggio si intersecano, restituendoci il ritratto di un uomo che si apprestava a rivedere il suo paese dopo molti anni. Un semplice ritorno a casa destinato a cambiare il mondo intero. "Con la scrittura e l'immaginazione di un romanziere Catherine Merridale ripercorre il lungo viaggio di Lenin e allo stesso tempo intreccia con abilità questa storia con quella della rivoluzione" - The Guardian "La grandiosa, divertente, affascinante storia del viaggio di Lenin verso il potere". - Simon Sebag Montefiore "Per due volte ho perso la fermata in metro mentre leggevo questo libro. Un gioiello tra i libri di Storia, partendo da un singolo episodio Catherine Merridale con humour, precisione e gusto per i dettagli, getta nuova luce sulle sorti di un intero continente in un momento catastrofico". - The Times
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Poeta di straordinaria facilità espressiva e talento narrativo, Ovidio fu una figura molto influente per la letteratura latina, ma anche per la cultura del Medioevo e del Rinascimento. Originario di Sulmona, dove nacque nel 43 a.C., studiò retorica a Roma e frequentò la corte di Augusto, dove divenne famoso grazie alle sue opere elegiache e amorose. Fra queste l'Ars amatoria è senz'altro la più celebre: un componimento poetico in tre libri dedicato agli uomini e alle donne in cerca di avventure galanti. Con una scrittura vivace e smaliziata, Ovidio descrive i luoghi dove è più facile incontrare belle donne, le tecniche utili a un primo approccio così come quelle per far funzionare nel tempo una storia d'amore e, da ultimo, insegna alle donne come tenersi alla larga e difendersi da quelle stesse strategie. Corredata dal testo latino a fronte e da un apparato ipertestuale di note, a cura di Adriana Della Casa, l'edizione digitale dell'Ars amatoria è un'opera incredibilmente moderna e di piacevole fruizione per i lettori di oggi.
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Composto fra il 55 e il 54 a.C., il De oratore è un trattato in tre libri di forma dialogica che illustra i cinque aspetti fondamentali dell'arte retorica: invenzione, disposizione, stile, memoria e azione. Il buon oratore deve essere in grado di seguire al meglio le regole e le tecniche che Cicerone insegna. Mettendo in scena, grazie a personaggi più o meno noti della sua contemporaneità, le diverse opinioni in merito all'arte del parlare bene, Cicerone scrive un'opera ancora oggi utilissima per analizzare i discorsi che ci circondano e per diventare noi stessi consapevoli del modo in cui ci esprimiamo. L'opera è oggi disponibile in versione digitale corredata di testo a fronte e note a cura di Giuseppe Norcio.
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UTET, 24/04/2017
Abstract: Siamo tutti in grado di riconoscere la differenza tra rabbia e paura, tra desiderio e invidia. Sappiamo anche che è meglio non confondere l'affetto con l'amore, il rimpianto con il rimorso, l'euforia con la felicità. Quello di cui non ci rendiamo conto, però, è che lo spettro delle emozioni umane è ancora più sfumato di così: esistono sensazioni che tutti noi abbiamo provato, stati d'animo molto precisi e inconfondibili, e a cui però spesso non abbiamo saputo dare un nome. Eppure in qualche angolo del mondo, in qualche lingua a noi ignota esiste una parola che li definisce: per esempio, solo gli inuit chiamano iktsuarpok il miscuglio di ansia, nervosismo, eccitazione e felicità che prova chi aspetta l'arrivo di ospiti a casa, o la risposta a una mail importante; per i finlandesi, kaukokaipuu è l'inspiegabile nostalgia per un posto dove non siamo mai stati; gli spagnoli chiamano vergüenza ajena l'imbarazzo empatico di chi assiste alle figuracce altrui. Tiffany Watt Smith attraversa storia, antropologia, scienza, arte, letteratura e musica in cerca delle espressioni con cui le culture di tutto il mondo hanno imparato a definire le proprie emozioni, e nel frattempo ci rivela come siano complesse e sorprendenti anche quelle che credevamo di conoscere bene. Di parola in parola veniamo risucchiati nel caleidoscopio di questo libro divertente, colto e curioso, metà enciclopedia e metà atlante, che mentre mappa le differenze affettive tra i popoli ci ricorda che proprio nell'universalità di ciò che proviamo ci scopriamo uguali. "Questa rassegna di emozioni da tutto il mondo ci fa capire che non ci servono meno parole per descrivere ciò che proviamo: ce ne servono molte di più." The Guardian "Ogni emozione è una categoria di storie in cui riversare la propria esperienza personale" - la Repubblica ""Tu chiamale, se vuoi, emozioni", cantava Battisti. Per dare un nome alle sue sensazioni avrebbe avuto bisogno di questo libro" - Laura Pezzino, Vanity Fair
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Storia e geografia del Giro d'Italia
UTET, 18/04/2017
Abstract: 13 maggio 1909, 2.53 del mattino. Milano è illuminata a festa. Sul rondò di piazzale Loreto gremito di persone i ciclisti si preparano ad affrontare i 400 chilometri di strade fangose e dissestate che li separano da Bologna. Il primo Giro d'Italia sta per avere inizio. Dopo oltre un secolo, oggi, la Corsa Rosa celebra la sua centesima edizione: cento gare fatte di inseguimenti e cadute, vittorie in volata e salite estenuanti che si sono fissate nella memoria collettiva del paese, diventando un patrimonio condiviso. A restare impresse, tuttavia, non sono solo le gesta degli atleti, ma anche le cornici che le hanno ospitate, edizione dopo edizione. Con verve narrativa e autentica passione, Giacomo Pellizzari percorre l'Italia da nord a sud allestendo un tour immaginario in 21 tappe: un viaggio tra i silenziosi sentieri dell'Abetone nel giro del 1940, sulle passerelle di barche allestite a Venezia nel 1978, tra i ponti modulari sul mare della Maddalena nel 2007, lungo gli stradoni impolverati su cui intere generazioni hanno atteso per ore il passaggio dei corridori. Questa Storia e geografia del Giro d'Italia prende così i contorni di una lunga epopea: la fuga solitaria di Coppi sul Pordoi, lo scatto da grimpeur d'altri tempi che ha consacrato Pantani sul Mortirolo, l'impressionante tenacia di Merckx sulle Tre Cime di Lavaredo o l'eroica scalata al Bondone di Charly Gaul sono momenti in cui un intero paese si è unito intorno ai suoi eroi, inseguendoli con lo sguardo dai bordi delle strade, sospirando attaccati alle radioline o esultando nel buio dei tinelli rischiarati dalla luce dei televisori. Non solo momenti fondamentali della storia del ciclismo ma, soprattutto, tappe uniche della storia popolare del nostro paese.
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UTET, 16/05/2017
Abstract: Nel momento della battaglia, le nazioni, i popoli e gli eserciti mettono in campo tutto ciò che possiedono per ottenere la vittoria: cultura, etica, tecnologia, arte, coesione sociale, inventiva, ricchezza, fede, organizzazione. In un lasso di tempo breve, a volte poche ore, tutto questo si concentra e si contrae in uno spazio esiguo, come in certe catastrofi astronomiche, quando una stella esplode e sprigiona in un singolo istante enormi quantità di energia che si lasciano dietro solo polvere e detriti, e nessun ricordo di sé. Sono infatti innumerevoli, nella storia d'Italia, i racconti deformati, le memorie studiate a tavolino, le dimenticanze volute e anzi ricercate. E così, dalla scaramuccia all'epopea, dalla vittoria strategica alla battaglia campale, spesso la Storia non lascia alcuna traccia nei luoghi dov'è passata. Il viaggiatore di battaglie è allora colui che ostinatamente va alla ricerca di quella polvere e di quei detriti, che si mette in ascolto, in cerca dell'eco e delle vibrazioni superstiti di quella lontana esplosione. Fra monumenti e ossari, musei e manifestazioni, documenti e poesia, Marco Scardigli ci conduce alla scoperta dei grandi campi di battaglia italiani, insegnandoci a leggerne le tracce rimaste o la loro muta assenza. Attraversando più di venti secoli di storia d'Italia, riviviamo allora le antiche guerre combattute in Sicilia; saliamo sulla torre di San Martino e passeggiamo attraverso il Risorgimento; a Marsala e a Caprera inseguiamo Garibaldi e il suo mito; sul Carso ripercorriamo le trincee della Grande Guerra; infine rivolgiamo un pensiero alle tragedie del passato più recente. Perché recuperare la memoria delle battaglie passate non significa tanto celebrare la guerra, quanto preservare la Storia e, con essa, il valore sofferto della pace.
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Nato a Treviri nella prima metà del IV secolo e morto a Milano nel 397 d.C., città della quale divenne vescovo e santo patrono, Ambrogio è stato uno dei personaggi più influenti del secolo. Il suo apporto fu notevole in diverse questioni religiose, dalla regolarizzazione della liturgia alla lotta agli eretici, alla difesa del primato della Chiesa di Roma. Più della metà dei suoi scritti è dedicata all'esegesi biblica e il suo corpus è composto di opere oratorie-esegetiche, morali-ascetiche, dogmatiche-sistematiche e catechetiche. L'Exameron tratta i sei giorni della creazione del mondo, lasciando trasparire una profonda ammirazione per l'opera divina. Il pensiero dell'autore è oggi accessibile anche in ebook assieme al ricco apparato di rimandi e note ipertestuali a cura di Giovanni Coppa.
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UTET, 28/02/2017
Abstract: Il generale Charles Orde Wingate è noto alla storiografia militare come il teorico della "guerriglia", capace di rivoluzionare con un'intuizione la strategia bellica britannica in piena seconda guerra mondiale. Ma quel che non tutti sanno è che al suo genio militare si accompagnava una personalità bizzarra: oltre a portare al polso una grossa sveglia al posto dell'orologio, era detestato dai colleghi ufficiali perché si lavava poco, mangiava grandi quantità di cipolle e li riceveva nella sua tenda il più delle volte nudo, coperto solo dalla sua amata Bibbia e dall'inseparabile casco coloniale. L'ultima grande guerra del Novecento è stata una lunga epopea fatta di tragedie e di battaglie, di gloriosi comandanti e imprese eroiche, di soldati temerari che si sono immolati per il loro paese, di fini strateghi e abili combattenti. Ma a voler scandagliare con cura i libri e i documenti, si scopre tutta una schiera di soldati che fecero dell'eccentricità la loro uniforme: generali, spie, partigiani, uomini e donne che si distinsero per il loro carattere e le loro abitudini curiose, indizi rivelatori di un'attitudine spiccata al pensiero laterale. Perché forse solo chi è fuori dagli schemi riesce davvero a sorprendere l'avversario. Andrea Santangelo, profondo conoscitore della storia militare, ci porta con sé sui principali campi di battaglia squadernandoci davanti un ricco patrimonio di storie: leggiamo così del colonnello che provò a resistere alle bombe tedesche imbracciando una cornamusa; delle molte donne che nonostante i pregiudizi dell'epoca raggiunsero incarichi pericolosi, guidando squadriglie di aerei o distinguendosi come cecchini implacabili; del colonnello della Wehrmacht che combatteva il caldo in kilt, del generale cowboy che credeva nella reincarnazione e di molti altri personaggi, valorosi compagni di armi nel variopinto esercito degli eccentrici.
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L'arte occidentale della guerra
UTET, 27/06/2017
Abstract: Si narra che, quando gli fu suggerito di attaccare i persiani di notte per coglierli impreparati, Alessandro Magno rispose sdegnato: "La strada che indichi è quella dei banditi e dei ladri, il cui unico fine è l'inganno. Preferisco rammaricarmi della sorte avversa anziché provar vergogna per la mia vittoria". Il grande condottiero macedone dimostrava così di aver interiorizzato la cultura greca anche nell'ethos disperato e fiero della battaglia campale. Perché l'arte occidentale della guerra, spiega Victor Davis Hanson in questo saggio ormai classico, si fonda sulla ricerca dello scontro diretto di fanteria, terribile e risolutivo. Un'invenzione greca, tramandata dall'epica di Omero e dalle storie di Tucidide e Senofonte. La battaglia campale non era infatti una pratica comune, nelle guerre antiche, spesso più simili a una guerriglia episodica e selvaggia. Proprio per evitare gli assalti e la devastazione di campi e vigneti, i Greci costruirono una diversa idea di guerra, che si legava a doppio filo con l'essenza stessa della libertà e della democrazia: ogni uomo libero era disposto a correre il rischio di morire in poche ore nel cozzo brutale di lance e scudi, anziché lasciare le proprie terre e i propri cari in ostaggio delle sortite, delle razzie e degli incendi. È impossibile, allora, ragionare di questa idea di guerra senza calarsi nei panni del soldato semplice, dell'oplite schierato nella falange sul far della battaglia. Hanson non si limita infatti ad analizzare la struttura sociale delle città-stato, a ricostruire le tattiche o descrivere nel dettaglio le pesanti armi e gli equipaggiamenti. Riesce invece a disciogliere la storia nel racconto, facendoci rivivere in prima persona quel momento: respiriamo l'eccitazione e la paura, la solidarietà tra compagni di linea e la ferocia del corpo a corpo, ma anche i suoni, gli odori, la fatica... Tutta la dimensione umana dello scontro, tutto il peso di quell'ethos e di quel sacrificio. L'arte occidentale della guerra sopravviverà ai Greci e ad Alessandro Magno, perseguitando come un mito e un fantasma tutta la storia militare occidentale, dalle crociate a Napoleone, dal secondo conflitto mondiale fino alla disfatta americana del Vietnam, quando una nuova e diversa guerriglia segnerà la crisi e forse la fine di quel modello, l'illusione di una guerra nobile, di una vittoria pulita e priva di vergogna. "Un piccolo capolavoro di sapienza e stile." ¿ The Economist "Un libro travolgente." ¿ Christopher Hitchens "La Guerra di tipo occidentale, che i greci concepivano come una prova del fuoco, ha portato i loro discendenti nell'abisso dell'olocausto. La meditazione brillante e commovente di Victor Davis Hanson può contribuire, speriamo, ad allontanarci da quella voragine." ¿ John Keegan
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Luigi Pirandello, nato a Girgenti nel 1867, è stato scrittore, poeta e drammaturgo. Fra tutti i generi, era specialmente affezionato all'attività teatrale: sono quattro i volumi, intitolati Maschere nude, pubblicati da Treves dal 1918 al 1921. Così è (se vi pare), rappresentato per la prima volta a Milano nel 1917, si propone di scardinare le convenzioni teatrali dell'epoca, dove dominavano ancora Verga e d'Annunzio, e porta in scena una storia al cui centro è la ricerca della verità, una verità assoluta che tuttavia non può mai essere trovata. Mettendo in ridicolo i salotti e le famiglie borghesi, Così è (se vi pare) svela la facciata di rispettabilità che permea le abitudini della società italiana a cavallo dei due secoli. Il dramma si fa così portatore di un invito al dubbio e allo scetticismo, più che mai attuale anche in questa nuova edizione digitale, arricchita di note critiche a cura di Guido Nicastro, fruibili attraverso link ipertestuali.
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Aristotele (384-83 a.C. - 322 a.C.) è uno dei più grandi pensatori dell'antichità. La sua attività di ricerca ha affrontato metafisica, fisica, etica, politica, psicologia, biologia, poetica, retorica e logica, e la sistematizzazione da lui data a queste discipline ha dominato la cultura occidentale almeno sino al XVII secolo. La sua Metafisica, "la più rigorosa delle scienze", esce oggi per Utet, con la cura di Carlo Augusto Viano, in una versione digitale arricchita di un apparato critico accessibile in modalità ipertestuale.
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Approdato nel 1831 in America per sfuggire alle conseguenze della Rivoluzione, il giovane Alexis de Tocqueville era pronto a immergersi in una nuova realtà e a lasciarsi alle spalle la confusione della vita politica francese. Di lì a poco avrebbe scoperto una società in prepotente sviluppo, un mondo inesplorato che nessuno aveva ancora descritto né compreso davvero. Queste sono le origini del trattato La democrazia in America. A risvegliare l'istinto politico di Tocqueville fu soprattutto la scoperta della radicale diversità fra gli Stati Uniti e la Francia: in America, la democrazia era "vita". La scoperta dell'America, per Tocqueville, si traduce a tutti gli effetti in una nuova "scienza politica" che, facendo tesoro del modello americano, con i suoi picchi di progresso e i suoi punti ciechi, può e deve essere applicata a tutte le società avanzate. Il pensiero dell'autore è ora disponibile anche in versione digitale, corredato da un apparato di note, a cura di Nicola Matteucci, fruibili in modalità ipertestuale.
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UTET, 12/05/2017
Abstract: Di origine mantovana, ma ben presto frequentatore della corte augustea a Roma, Publio Virgilio Marone fu il maggiore dei poeti latini. Dopo una serie di scritti giovanili, che lo avvicinavano a Catullo, le Bucoliche sono la prima delle sue opere mature. Costituite di dieci componimenti poetici sotto forma di dialoghi o "canti amebei", danno voce ai temi più svariati, ma tutti legati da un'ambientazione pastorale. Dalla nostalgia per la vita campestre ai timori per la guerra, dalla sofferenza amorosa alla celebrazione di una nuova età di felicità per l'uomo (la famosa IV ecloga, per la quale nel Medioevo Virgilio fu considerato un profeta del cristianesimo), le Bucoliche vengono proposte in una nuova versione digitale, completa di testo a fronte e di un ricco apparato di note critiche, a cura di Carlo Carena, facilmente consultabile grazie ai rimandi ipertestuali.
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Vite degli artisti, vite degli architetti
UTET, 19/09/2017
Abstract: Nel 1991, Hans Ulrich Obrist organizza il suo primo Kitchen Show, un'esposizione nella cucina dell'appartamento dove vive a San Gallo, in Svizzera. All'epoca ha solo ventitré anni. Troppo giovane per curare mostre in musei o gallerie, ha deciso insieme a Peter Fischli e David Weiss di sperimentare questa nuova strada: portare l'arte fuori dai circuiti canonici e inserirla in uno spazio raccolto, per recuperare l'intimità nel rapporto tra artista e opera. L'intuizione di Obrist si rivela geniale e le mostre sono un successo. Il suo nome comincia a circolare tra artisti e curatori. Obrist, guidato da una curiosità febbrile, si ritaglia uno spazio nel circuito dell'arte contemporanea: partecipa a mostre e fiere internazionali, studia i cataloghi delle gallerie e i manuali di storia dell'arte ma soprattutto inizia a intervistare gli artisti non appena ne trova l'occasione. Il suo modello sono Le Vite di Giorgio Vasari, il suo modus operandi ruota intorno a quella stessa idea su cui si basavano i Kitchen Show: l'artista viene messo a suo agio, ricreando la familiarità del dialogo estemporaneo "come se ci trovassimo in un bar". Negli anni successivi, mentre si afferma come uno dei più importanti curatori d'arte, Obrist raccoglie oltre 2 mila e 500 ore di registrazioni. Intervista pittori, architetti, scultori, filosofi, scrittori; ogni parola viene incisa su nastro magnetico e conservata in una monumentale opera archivistica. Nelle diciannove interviste qui raccolte seguiamo Obrist mentre conversa di cinema e poesia con David Hockney, di ready-made e specchi con Gerhard Richter, di performance e Yoko Ono con Marina Abramovic¿ o di progetti mai realizzati e desideri con Zaha Hadid. Nella sua opera di resistenza all'oblio Obrist disegna la più accurata mappa dell'inventiva artistica degli ultimi vent'anni e allo stesso tempo ci indica le coordinate per l'arte del futuro.