Trovati 855355 documenti.
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HarperCollins Italia, 03/02/2023
Abstract: "All'improvviso da essere giovane mi ritrovo vecchio. Quando è successo? E come?" Questo, o qualcosa di simile, è quello che pensa Giorgio, alla vigilia del suo sessantesimo compleanno. Che sia arrivato, anche per lui, il tempo dei bilanci? Un'ex moglie, una vita tra Firenze e New York, un buon momento personale e professionale. E la certezza di avere quarant'anni. Certezza che però si deve scontrare con la data impressa sulla carta di identità e con un elenco considerevole di acciacchi e malanni.A sei anni di distanza dal suo precedente libro, Giorgio van Straten torna al romanzo e racconta, con uno sguardo straordinariamente acuto e ironico, un protagonista degno dello Zuckerman di Philip Roth e del Barney di Mordecai Richler.Lo spaesamento di una generazione, i desideri che non invecchiano con l'età, le relazioni, complicate ma inesauribili, con i propri affetti più cari – la donna amata, il migliore amico, la figlia –, gli incontri galanti più o meno occasionali, la crisi politica e sociale del mondo in cui si è vissuti e invecchiati, il ritratto, tratteggiato con sarcastica dolcezza e dolce sarcasmo, degli ambienti intellettuali di sinistra italiani e americani, una riflessione, leggera e profonda, sul tempo che passa. E, ovviamente, una disperata vitalità.Tutto questo è il teatro messo in scena da van Straten nel suo nuovo, indimenticabile romanzo.
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Laterza, 13/01/2021
Abstract: "Il viaggio raccontato da Mangano lungo la complessa filiera agroalimentare permette di conoscere ciò che si nasconde nel piatto in cui mangiamo. La conoscenza come strumento per essere liberi e scegliere consapevolmente. Il cibo come elemento con una potenza straordinaria capace al contempo di indebolire o favorire giustizia sociale: nostra la scelta, nostra la responsabilità."Carlo Petrini, Slow FoodAl supermercato siamo contenti di trovare passate di pomodoro e arance 'sottocosto'. Spesso le compriamo, soddisfatti del risparmio. Poi capita di indignarci leggendo certe notizie spaventose sui lavoratori delle campagne.C'è un filo comune che lega quelle notizie ai nostri comportamenti d'acquisto. Questo libro indaga la filiera di alcuni prodotti agricoli ad alto rischio, dalle arance ai pomodori, all'uva. Andando a ritroso dal supermarket ai centri di distribuzione, fino alle serre e ai campi, scopriamo che la brutalità del caporalato e la 'modernità' della globalizzazione convivono senza scontrarsi. E che l'economia globale porta i contadini di Rosarno a competere con quelli brasiliani; i pugliesi con i cinesi; i piemontesi con gli spagnoli. I ghetti sono la parte visibile del problema. Le cause vanno cercate in una filiera dominata dagli intermediari e sovrastata da oligopoli capaci di imporre i prezzi, a ogni costo.Antonello Mangano ci accompagna in un lungo viaggio dagli agrumeti di Rosarno alle industrie di succo d'arancia tra Messina e Catania, dai supermercati del milanese ai campi di pomodori di Foggia e Ragusa, fino alle centrali logistiche padane. Infine, scopriremo i frutteti di Saluzzo e i vigneti del Chianti, perché lo sfruttamento si annida persino nelle aree più ricche.Il libro si chiude con una domanda cruciale: se non voglio essere 'complice' di un sistema ingiusto, come devo comportarmi? Le alternative, per fortuna, sono numerose.
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Laterza, 13/01/2021
Abstract: Nel 1992, trent'anni fa, cominciava il crollo della prima Repubblica e il passaggio alla seconda. Convenzionalmente si ritiene che questo passaggio sia stato legato alle inchieste di Mani pulite e alla decimazione per corruzione di un'intera classe politica. In realtà, i fattori che portarono a questa caduta furono molteplici e questo libro, per la prima volta, li analizza nel loro insieme.
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C'è speranza se questo accade al Vho
Laterza, 13/01/2021
Abstract: Mario Lodi è stato uno dei protagonisti di quella straordinaria stagione di rinnovamento della scuola italiana che ha tentato di superare il vecchio modello autoritario per realizzare tra i banchi i valori della comunità democratica repubblicana. Questi diari, che ripercorrono la sua esperienza di maestro elementare tra il 1951 e il 1962, sono diventati una lettura fondamentale per tutti coloro che hanno a cuore non solo la scuola ma più in generale le sorti delle nuove generazioni. E in una fase storica come quella attuale, in cui crescono le aree di disagio (purtroppo anche per i bambini), in cui dilaga la retorica sulla formazione d'eccellenza e in cui è concreto il rischio di un ritorno alla scuola di classe, ricordare la lezione di Mario Lodi è più che mai urgente. Come ricordava Tullio De Mauro: "Nella scuola che Mario ha vissuto e che propone non c'è posto per bambini considerati più dotati o per quelli giudicati meno dotati, ma per bambini ciascuno dei quali ha un particolare potenziale da coltivare e sviluppare e mettere in comune". Un grande classico per ricordare che occuparci dei bambini vuol dire avere a cuore il futuro di tutti.
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Laterza, 13/01/2022
Abstract: Come è potuto accadere che il potere legislativo passasse di fatto nelle mani dell'esecutivo riducendo le funzioni delle assemblee elettive a meri compiti di ratifica? E soprattutto: un assetto politico resta 'democratico' anche quando il 'demo' se n'è andato? O si trasforma in una democrazia dei signori?Da oltre trent'anni l'Italia vede attuarsi periodicamente soluzioni 'irregolari' delle crisi politiche. Ciampi, Monti, Draghi. Da tempo i presidenti della Repubblica si regolano come se fosse in vigore da noi la Costituzione della Quinta Repubblica francese, o forse pensano che sia ritornato lo Statuto Albertino: convocano 'qualcuno' che metta le cose a posto. Non possiamo non chiederci se, tra le cause immediate di questa deriva, non ci sia il disinvolto e reiterato ricorso alla cosiddetta 'unità nazionale' e al conseguente assembramento di formazioni politiche ritenute antitetiche ma destinate a perdere, nel corso di tali esperienze, larga parte dei loro connotati. È probabile che tutto questo si sia verificato sotto la pressione incalzante di costringenti strutture extranazionali in grado di imprimere una accelerazione. Ma il problema ineludibile che abbiamo di fronte è: a quale prezzo e con quale riassetto del nostro ruolo internazionale si sia prodotta una tale mutazione, e se essa sia irreversibile.
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Il re di Girgenti. Nuova ediz.
Sellerio Editore, 15/07/2021
Abstract: Una nuova edizione de Il re di Girgenti arricchita da un'intera sezione originale. Un omaggio a Camilleri a due anni dalla sua scomparsa. Un'epopea appassionante sullo sfondo dei grandi eventi della Storia, un inno alla libertà, un romanzo dal respiro epico che consacra lo scrittore non solo per le sue doti uniche di narratore, ma anche per la potenza dello stile e dell'immaginazione.
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Bollati Boringhieri, 05/09/2013
Abstract: Tecniche dello Yoga – Frutto dell'esperienza diretta del mondo e della cultura indiana che il giovanissimo Mircea Eliade fece a partire dal 1928 sotto la guida del grande poeta e storico del pensiero indiano Surendranath Dasgupta, Tecniche dello Yoga non è né un manuale né una introduzione alle sue tecniche destinata a ricercare nuovi adepti. In una ricca e dettagliata indagine sul mondo ideale indiano che ha visto sorgere la prassi dei diversi Yoga, Eliade descrive magistralmente la specificità della filosofia yogica, secondo la quale per raggiungere il distacco dal mondo occorre praticare una serie di discipline psicofisiche che permettano di arrivare alla concentrazione e alla contemplazione nei suoi diversi stati. All'esposizione di queste tecniche segue l'esame dei rapporti tra lo Yoga e le diverse religioni, nel quadro degli orientamenti mistici e gnostici della spiritualità indiana.
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Idea. Contributo alla storia dell'estetica
Bollati Boringhieri, 13/01/2022
Abstract: Muovendo da un'indagine sistematica sui canoni e i principi d'autorita classico-rinascimentali – la prospettiva, le proporzioni, l'idea – Panofsky ripercorre qui la vicenda delle diverse risposte date all'eterna questione del rapporto tra soggettoe oggetto dell'opera d'arte. Sulla scorta di un imponente apparato documentario, egli mostra come l'iconoclastia platonica lasci il posto alla valorizzazione medievale dell'immagine quale specchio della Bellezza divina, e come il Rinascimento colmi la frattura tra realta e invenzione con regole di composizione e prospettiva. Tra Manierismo e Classicismo, poi, torna a imporsi l'individualita dell'artista, che infonde nella propria creazione quell'Idea destinata a dare ordine e senso a un mondo oggettivo di per se privo di armonia: il suo intervento "purifica" la natura distillandola in opera. Secondo la formula di Panofsky, "l'arte ha sempre avuto il valore di una sorta di ponte gettato sull'abisso che separa la realta dall'Idea".
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Yesterday. Filosofia della Nostalgia
Ponte alle Grazie, 10/02/2022
Abstract: Il suono della fotocamera del nostro smartphone riproduce il clic di scatto di una macchina analogica. Il meccanismo della nostalgia comincia da qui, da una profonda contraddizione insita nella promessa tecnologica del nuovo millennio, che sembra fondarsi proprio sul bisogno di re-immaginare il passato, invece che inventare il futuro. Retro-topia l'ha chiamata Zygmunt Bauman. "La versione contemporanea della nostalgia si è sviluppata con l'aumento delle tecnologie. […] Viviamo in un'supermercato della memoria' come lo ha definito l'antropologo Arjun Appadurai. I nuovi strumenti tecnologici di archiviazione rendono fruibile e disponibile sincronicamente tutto il passato" scrive Lucrezia Ercoli, sondando con lo sguardo della filosofia il nostro tempo. Quando la moda, il cinema, le serie tv e i social network si guardano indietro in un'ottica celebrativa significa che il futuro non è più percorribile? Sin dagli albori dell'umanità, il mito di un'età dell'oro precedente ha scandito i momenti di crisi: se la fiducia verso ciò che ci aspetta viene meno, non resta che ancorarsi a un tempo remoto. Per uscire da questa impasse l'autrice prova a tracciare i contorni dell'invenzione della 'nostalgia'. Scorgere fra le vetrine, gli spot televisivi e il cinema il funzionamento dell'effetto nostalgico ci consente di ridimensionare il fenomeno e di avvicinarci alla sua comprensione. Forse è proprio dove si avverte il bisogno di tornare indietro che comincia a delinearsi il futuro.
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Adelphi, 13/01/2022
Abstract: "Concupiscenza libraria" ce lo ha confermato: la recensione, "minimo mostriciattolo", può trasformarsi in una magnifica narrazione che ha come personaggi "le parole di un libro", in letteratura sulla letteratura o, se vogliamo, in uno specifico genere letterario, magari ambiguo, arbitrario, "impuro", persino irresponsabile, ma capace di svelare quell'"immagine segreta", quello "strato sotterraneo" in cui risiede la grandezza di un libro. Occorre, certo, che il recensore sia un "animale passionale" e soprattutto uno scrittore, giacché "recensire è scrivere". Inveterato bibliomane, Manganelli ha frequentato i più diversi autori: ma a quali in particolare riservava la sua devozione? Quali considerava "complici di libertà"? E ancora: quale idea della letteratura tale costellazione proietta? Lo scopriremo grazie a questa raccolta, che completa "Concupiscenza libraria": "... è una prima approssimazione di ciò che cerco: un luogo insieme notturno e labirintico" leggiamo a proposito di Borges. Un luogo unico, dunque, irripetibile, inimitabile: un "incantesimo che agisce in guise occulte tanto che il così detto scrittore non ne sa, non ne saprà mai nulla". Esattamente ciò che troviamo in Dickens, Yeats, Savinio, Nabokov, Borges, Landolfi, Calvino, Calasso. Qualcosa di oscuro, elusivo, enigmatico, lontano anni luce dal "languore affettuoso", dal compiacimento di certi autori pensosi, virtuosi e saggi: "Ora, non è facile tollerare un saggio, non è facile lottare con un uomo comprensivo e antico:" ammette riferendosi a Carlo Levi "ma almeno in letteratura, si può".
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Il mio passato è un fiume malvagio. Lettere 1946-1973
Adelphi, 13/01/2022
Abstract: Le lettere di questo stupefacente epistolario sono in gran parte indirizzate ad Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Paul Bowles e pochi altri, uniti dalla convinzione di essere destinati a qualcosa di grandioso, e guidati dallo stesso Burroughs, guru sui generis e artefice di un "lungo, immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi". Seguiremo così "el hombre invisible" – come lo avevano soprannominato gli arabi – per i vicoli di Tangeri, lo vedremo sperimentare, fino al limite, ogni tipo di droga e cercare ovunque strumenti per scardinare "il film fraudolento" della realtà. Come un ricercatore folle chiuso nel suo laboratorio, che coincide con il cosiddetto mondo, Burroughs si espone a tutti i virus, a partire dalla parola, ma sonda anche altre vie, meglio se astruse e pericolose: dall'orgone di Wilhelm Reich alla dream machine di Brion Gysin, dal mitico yage amazzonico a Scientology. E riesce a sopravvivere. Il racconto di amori, amicizie, avventure esotiche ilari e turpi, prigionie, ricoveri, e perfino dell'uccisione accidentale della moglie, documenta inoltre la nascita di quella singolare forma narrativa che verrà poi identificata con "Pasto nudo", dove Burroughs trasforma le sue ossessioni, quasi sempre di carattere sessuale, in brani di una musica verbale distorta, acida, aliena. Rivolgendo il suo occhio clinico in primo luogo verso se stesso, Burroughs coglie anche manie e fobie americane, dal dopoguerra a oggi, patite sulla propria pelle e restituite con gli interessi alla comunità – e l'autoritratto disegnato dalle lettere si rivela così un'impietosa radiografia del suo paese.
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Adelphi, 13/01/2022
Abstract: Nel 1928 Landolfi è studente all'Università di Firenze. Dai corsi ufficiali, però, si tiene "a rispettosa distanza": la sua unica, "beata", occupazione è parlare per notti intere di letteratura con gli amici Carlo Bo, Leone Traverso e Renato Poggioli. "Lì era la nostra università," ricorda "a quella vera non andavamo mai". È grazie a Poggioli che scopre la letteratura russa: e in questa disciplina, che a Firenze allora nessuno professava, si laureerà nel 1932 con una tesi sull'opera di Anna Achmatova. Intanto, nel 1930, sono usciti un racconto, "Maria Giuseppa", e la recensione al "Re Lear delle Steppe" di Turgenev: il suo doppio destino – di scrittore e di slavista – è segnato. Ma "slavista" è forse il termine meno adatto. Incontrando la letteratura russa, Landolfi incontra in realtà una parte di sé: e l'"uomo superfluo" – in cui confluiscono senso di estraneità, stanchezza spirituale, profondo scetticismo – diventa uno specchio nel quale non cesserà di guardarsi. Per non parlare del dualismo morale, dei fantasmi, dell'innocenza russa, di Gogol' e Dostoevskij, che entrano stabilmente fra gli agenti attivi della sua immaginazione, per poi rifluire nella narrativa. Non meraviglia allora che in Russia Landolfi non sia mai andato: quel paese era per lui, e sarebbe rimasto, un'immagine, la matrice di una letteratura consegnata a un "eterno romanticismo", nonché di scrittori irriducibili agli schemi, capaci di ricreare da capo il proprio mondo. Né meraviglia che il prestigio di russista gli sia apparso da ultimo una persecuzione: proprio come le traduzioni, lavori venali che, diceva, "sempre più mi allontanano dal mio proprio lavoro". Resta il fatto che, al di là delle scintillanti e magistrali versioni che sino al 1967 Landolfi ha continuato a produrre, i suoi scritti sulla letteratura russa rivelano una capacità di intuirla che non ha molti uguali nel nostro Novecento: e che ci lascia ammirati.
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Adelphi, 13/01/2022
Abstract: Luogo deputato a radunare "le deiezioni dell'anima", il diario è il più degradato, il più "gloriosamente abietto" dei generi: ma in Landolfi, ha scritto Manganelli, subisce una radicale metamorfosi. Anziché catalogo di eventi ed emozioni quotidiane, diventa un'invenzione retorica dove passato e futuro si fondono in un "perituro istante" e il tempo risulta annullato; anziché documento privato, diventa, nella sua instabile tessitura di temi, rifiuto di sé. Mutevolmente, in "Des mois" – terzo pannello dopo LA BIERE DU PECHEUR e "Rien va" – Landolfi trascorre infatti dalla particolare coloritura delle immagini di sogno, irriproducibili dalla parola, alla segreta fraternità con una gatta (i gatti sono per lui i soli animali che conoscano la noia umana, quella legata al vuoto, al "tempo senza fondo"); dal conflitto tra la "lusinga dei miei vizi" (cioè il richiamo della vita) e la mediocrità borghese (cioè l'abiezione) allo stile, che nei grandi scrittori è distanza, capacità di considerare frasi e parole meri strumenti e non già "sacri arredi"; dal naturale stato di sottomissione agli eventi che ci impedisce di adattarci alla desiderata e aborrita libertà al rapporto con i figli, che, usciti dal "malevolo nulla", lo sfidano con la loro presenza miracolosa e accusatrice, lasciandolo lacerato tra "una tragica sollecitudine e la coscienza della metafisica inanità di qualsiasi affettuoso intervento". Centro di questo simulato e veritiero diario è del resto – sono ancora parole di Manganelli – "il sacrilegio, la violazione, la violenza per diniego, la clandestina e blasfema celebrazione di una irreparabile impurità, una fessura che ferisce il mondo da parte a parte, e ne annuncia la vocazione catastrofica".
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Corbaccio, 20/01/2022
Abstract: Da Vado Ligure a Haifa: la storia dei sopravvissuti alla Shoah che emigrarono in Palestina con l'aiuto di tanti italiani"Un saggio che ricostruisce il viaggio della libertà." la RepubblicaLiguria, 1946: durante una notte estiva, più di mille ebrei attendono in silenzio di potersi imbarcare su una nave dalla spiaggia di Vado. Sono sopravvissuti ai campi di sterminio e alle marce della morte, per mesi sono rimasti nascosti in attesa di raggiungere la Palestina forzando il blocco navale imposto dalla Gran Bretagna. Nell'Italia caotica del primo dopoguerra, una parte di loro ha trovato accoglienza in centri sparsi in tutta la Penisola: da via dell'Unione a Milano a Sciesopoli sulle Prealpi bergamasche, da Villa Bencistà a Fiesole a Tradate, a Modena… in una rete di sostegno in cui operano, ai margini della legalità, militari della Brigata ebraica, partigiani, agenti dell'Alyah Bet, figure straordinarie come Yehuda Arazi, Raffaele Cantoni, Ada Sereni.Dall'Europa dell'Est alla spiaggia di Haifa passando per l'Italia, Rosie Whitehouse segue le tracce di questi passeggeri clandestini e ne racconta le storie, ne ricostruisce i nomi e le vicende individuali, talora per la prima volta. Chi erano le persone in attesa sulla spiaggia di Vado? Da dove provenivano, come sono riuscite a sopravvivere? E perché, dopo essere stati liberati, così tanti ebrei non si sono sentiti né a casa né al sicuro in Europa? Oggi siamo capaci di ricordare anche questo aspetto della Shoah? Il suo è un viaggio nel tempo in un'Europa ebraica annientata e, insieme, nello spazio, nell'Italia, Germania, Polonia, Lituania, Israele di oggi, dove Rosie Whitehouse è andata a visitare campi di concentramento, campi profughi, musei e memoriali, e a intervistare i sopravvissuti e i loro figli e nipoti. Perché grazie alla conoscenza diretta è possibile ridurre quell'incolmabile distanza che esiste tra noi e chi ha vissuto l'orrore indicibile della Shoah e comprendere in modo adeguato il contesto in cui è nato lo Stato di Israele e l'ideologia di quanti, brutalmente privati delle loro radici e con un futuro incerto e oscuro davanti a loro, furono determinati a crearsi una nuova patria. Un libro importante che scava in profondità alla ricerca di risposte, sempre urgenti nella coscienza europea.
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Corbaccio, 20/01/2022
Abstract: Il primo libro di Reinhold Messner"'Questo libro è stato pubblicato più di cinquant'anni fa, poco dopo la tragedia del 1970 sul Nanga Parbat in cui perse la vita mio fratello Günther. Su quella vetta non mi era venuto a mancare il senso della vita, ma l'equilibrio interiore … Ero alla fine del mondo ed ero rimasto solo e sperduto.' Così Reinhold Messner racconta la genesi del suo primo libro, che oggi viene riproposto a mezzo secolo di distanza in una nuova edizione aggiornata dall'autore. Il Ritorno ai monti del 1971 è stato, per il giovane Messner (allora ventisettenne), un momento catartico di scrittura con cui recuperare l'equilibrio e i valori perduti. Ma ancor più per il mondo alpinistico di allora, e per la letteratura di montagna, è stato un momento di rottura. Rivoluzionario, nei contenuti e nella forma. Erano gli anni in cui ancora risuonavano le pagine eroiche e superomistiche di Bonatti, Desmaison, Rébuffat, i récit d'ascension ricchi di pathos e tempeste. Messner invece scrive di una montagna esistenziale ed ecologica ante litteram, un alpinismo gestuale e istintivo, felice, fine a se stesso. Alternativo al consumismo imperante, alle leggi del profitto, alla mediocrità del vivere cittadino. Ed è proprio Messner a ridefinire per primo la pratica alpinistica come mezzo per tornare 'a una condizione umana che un tempo era ovvia e naturale: alla semplicità e all'essenzialità della vita'. L'ecologia, anzi 'la cura per la montagna' e per i compagni di avventura sottendono a tutto il racconto del futuro conquistatore di 8000, ed è sempre un piacere rileggere le prime avventure sull'Ortles, sulla Marmolada, sulle Droites, sul Sass dla Crusc, dove il giovane Messner ritrova 'il senso del lavoro creativo, della prova superata e dell'opera compiuta, e tale sensazione è di per sé un motivo di felicità'".Paolo Paci
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Garzanti, 20/01/2022
Abstract: "Un romanzo che mostra come le librerie siano luoghi unici. "Publishers Weekly"Perfetto per chi ama la magia di una vecchia libreria polverosa e conosce il potere del libro perfetto. "Kirkus ReviewsChe ci si creda o meno, le librerie sono luoghi magici. Lo sa bene Poppy che, insieme alla sua famiglia, ne gestisce una diversa dalle altre e ancora più speciale, perché è capace di cambiare umore come un essere umano. E di rivolgersi ad avventori che provengono da ogni luogo e ogni tempo e che, qui, si danno appuntamento per scambiarsi idee fantasmagoriche. Per far sì che la libreria funzioni a dovere, però, si devono seguire le rigide regole stilate dal Sommo Consiglio dei Librai e fare attenzione a non contravvenire alla norma più importante: mai usare la magia per sé stessi! Cose terribili accadono a chi fa di testa propria. Cose che Poppy non riesce nemmeno a immaginare. Fino al giorno in cui iniziano a verificarsi inspiegabili e misteriosi avvenimenti: nebbie scure si insinuano tra gli scaffali, la porta d'ingresso rifiuta di chiudersi, cala il buio nella sezione dei romanzi per ragazzi, le ore si confondono l'una con l'altra. Un caos mai visto prima che si scatena proprio quando suo padre non sta bene e suo fratello, che dovrebbe darle una mano, ha deciso di fare pasticci con il tempo per aiutare il suo migliore amico in pericolo. Ben presto, Poppy si trova a fare i conti con un segreto più grande di lei. Ma non ha paura. È pronta a rischiare il tutto e per tutto per salvare la libreria di famiglia. Perché senza storie il mondo è in bianco e nero e il compito di un bravo libraio è proprio quello di prendersi cura dei libri e della fantasia per diffondere luce e speranza in ogni dove.La libreria magica di Poppy è un esordio luminoso che sorprende e commuove. La penna a un tempo delicata e vivace di Mindy Thompson ci guida nel cuore pulsante di una libreria che vive delle proprie storie. E abbraccia la bellezza del coraggio e il potere dell'immaginazione per ricordarci che i sogni e le avventure migliori spesso nascono tra le pagine di un libro.
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La vita nascosta. Le memorie di una sopravvissuta
Guanda, 20/01/2022
Abstract: Quella del 1939 è un'estate felice per Esther Gutman. I primi amori, la scuola, il pattinaggio… La sua si direbbe un'ordinaria adolescenza a Łódź, la seconda città della Polonia, dove vive con i genitori e la sorella. Ma nel settembre dello stesso anno tutto cambia: con l'invasione nazista le condizioni per gli ebrei diventano sempre più dure. Così il padre, resosi conto che rimanere in città è diventato troppo rischioso, decide di raggiungere il fratello nel suo paese d'origine, Chmielnik. Qui, Esther conosce Ezjel Lederman, un giovane studente sionista dal carattere deciso e integerrimo. Tra loro nasce un'amicizia fatta di passeggiate nel ghetto e di lunghe chiacchierate alla ricerca di una normalità perduta, finché nell'ottobre del 1942 la situazione precipita. Il padre di Esther viene deportato in un campo di lavoro e anche Ezjel deve lasciarla: sta partendo insieme al fratello e ai genitori per rifugiarsi a casa degli Zal, una famiglia di cattolici polacchi. Un'informazione che le salverà la vita. Poco dopo, infatti, Esther decide di cercare aiuto proprio da loro, mentre la madre e la sorella vengono catturate dai nazisti. Non le rivedrà più. A oltre sessant'anni di distanza e dopo un matrimonio felice, Esther sente la necessità di rivivere in questo intenso memoir, arricchito dalle riflessioni del marito Ezjel, i ventidue mesi trascorsi nascosta nella fattoria degli Zal, fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa. E racconta poi di come insieme ai Lederman abbia trovato rifugio proprio in Germania per riuscire, infine, ad approdare avventurosamente negli Stati Uniti. Una storia di fuga e salvezza, narrata con lo sguardo limpido e pieno di speranza di una donna forte, capace di vedere la solidarietà e il coraggio anche in un tempo che non smette di atterrire per la sua tragicità.
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Bollati Boringhieri, 10/02/2022
Abstract: "Questo libro spesso ricorda i saggi più belli di Oliver Sacks, a volte la profondità di analisi di Sapiens di Yuval Noah Harari, anche se Deisseroth afferma di aver preso ispirazione soprattutto da Il sistema periodico di Primo Levi. ""The Guardian"Cosa provoca sentimenti intensi nella persona sana o malata? O, più direttamente, cosa sono in realtà quei sentimenti, in senso fisico, fino al livello delle cellule e delle loro connessioni?La malattia mentale è una delle maggiori cause di sofferenza umana, ma le ragioni per cui portiamo questo peso e la natura di queste malattie sono ancora un mistero. Ora, la nostra comprensione ha raggiunto un punto di svolta.Karl Deisseroth racconta casi clinici provenienti dalla sua esperienza di medico di psichiatria d'emergenza e li spiega alla luce di scoperte scientifiche sorprendenti ottenute da tecnologie inedite, che lui stesso ha contribuito a sviluppare. Tra queste, la rivoluzionaria "optogenetica", una tecnica che consente di accendere o spegnere specifiche cellule cerebrali usando la luce.Unendo in un unico racconto le intuizioni provenienti da questa tecnologia, le storie struggenti dei suoi pazienti e la nostra storia evolutiva, Deisseroth dipana la grande avventura delle emozioni umane. Leggeremo di una giovane donna affetta da un disordine alimentare, che rivela come la mente può ribellarsi contro le pulsioni più primitive del cervello, come fame e sete; vedremo un uomo anziano, soffocato nel silenzio dalla demenza, che ci mostrerà come gli esseri umani si sono evoluti per sentire la gioia, ma anche la sua assenza; e soffriremo assieme a una donna uigura lontana dalla sua patria, apprendendo con lei l'insostituibile importanza dei legami sociali. Grazie alle eterne domande sulla condizione umana, conosceremo le radici di disturbi ancora poco compresi come la depressione, la psicosi, la schizofrenia e la sociopatia, che studiati in maniera innovativa e raccontati con profonda partecipazione ci faranno capire una parte del nostro cervello e del nostro sé.Con sconcertante intensità e vividezza e con la sua partecipata empatia, Proiezioni ci mette di fronte all'essenziale bisogno di interrogarci sulla nostra condizione di essere umani, sui sentimenti universali di perdita e dolore che scaturiscono dalle relazioni e sulle fratture profonde dei modi in cui possiamo percepire la realtà.
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Bollati Boringhieri, 17/02/2022
Abstract: C'è un tratto paradossale sullo sfondo del viaggio che Giacomo Marramao intraprende lungo i sentieri del pensiero moderno e contemporaneo: l'impossibilità di concepire il tempo – sia il tempo "quotidiano", della nostra esperienza soggettiva, sia il tempo "esterno", della fisica – al di fuori del riferimento a una rappresentazione spaziale. È un'idea che sbaraglia una ricorrente pretesa della filosofia (incarnata eminentemente in Heidegger, di cui il libro propone una critica radicale): quella di estrapolare una dimensione "autentica", "pura" della temporalità, liberata dal suo riferimento alla spazializzazione.Rinunciare a questa pretesa permette innanzitutto di apprezzare la stretta interdipendenza tra scienze duree sapere umanistico. Da sempre, in effetti, il carattere fecondamente "visionario" della scienza fisica è intrecciato con le intuizioni dell'arte e della poesia. E viceversa le rivoluzioni scientifiche, introducendo nuove immagini del mondo, impattano non solo sulle pratiche della scienza, ma anche sulle idee filosofiche. È accaduto con la prima rivoluzione scientifica di Galileo e Newton. E accade così anche oggi, con la nuova immagine dell'universo dischiusa dalla relatività generale e dalla fisica quantistica, che hanno portato allo scoperto l'inganno della freccia del tempo, che si muove dal passato verso il futuro.Nella nuova visione del mondo, l'"ora" e il "qui" hanno perso il loro significato universale, assoluto. Spazio e tempo, lungi dall'essere semplici contenitori, vengono curvati dai corpi. La materia è energia, discontinuità, dinamica di relazioni: non più "sostanza", ma "evento". Mentre la teoria della gravità quantistica scommette addirittura sulla possibilità di delineare un'immagine del mondo che faccia a meno del concetto di tempo.Al centro di questa scommessa, tra il tempo della fisica e quello della filosofia, si muove la ricerca di Giacomo Marramao, che esplora le riflessioni di Agostino, Leibniz, Husserl, Wittgenstein, Heidegger. A questo libro Nicola Abbagnano dedicò la sua ultima recensione, che compare qui come Appendice. Abbagnano celebrava una prospettiva sul tempo inteso come "visione di un angolo del mondo, luce gettata su qualche aspetto concreto". Per riconoscere e fronteggiare quella fuga del tempo contro la quale l'uomo lotta, da sempre.
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Feltrinelli Editore, 13/01/2024
Abstract: Le immagini sono il cuore del linguaggio del potere. I dibattiti di oggi sulla cosiddetta "cancel culture" e sulla presunta tendenza di alcuni gruppi sociali a limitare la libertà di espressione altrui non colgono che ogni testo, identità o forma sono da sempre sottoposti a relazioni di potere, che di volta in volta ne hanno indotto la vittoria o la cancellazione, la preservazione o la mutilazione. E i cancellati di ieri possono certo rischiare di diventare i cancellatori di oggi o di domani.Nel passato, come nel presente, le figure sono state impiegate per costruire, negoziare, negare la fama, l'onore, la reputazione, il credito degli individui, nell'ambito di specifici e ricostruibili rapporti economici, sociali e culturali. Per conoscere questa saga piena di intrighi e colpi di scena è necessario decifrare le relazioni storiche e contemporanee fra immagini e potere, e poi inquadrare le figure nei loro contesti di creazione, rielaborazione e superamento, anche per il tramite della cancellazione.Germano Maifreda, storico dell'economia, costruisce un intreccio di storie che raccontano un passato in cui le idee, assieme ai testi e alle figure che le trasmettevano, sono state più volte cancellate o corrette attraverso l'applicazione di teorie e pratiche di potere sbilanciate, talora violente. Dal Rinascimento, quando l'immagine divenne un dispositivo per l'affermazione di nuovi ceti sociali o minoranze come gli ebrei, passando per gli spartiti censurati nel Risorgimento e per le statue contese durante l'Unità d'Italia, Giordano Bruno a Roma e Paolo Sarpi a Venezia, fino alle opere d'arte sequestrate ai "nemici" durante la Seconda guerra mondiale e alle scene proibite in "Salò" di Pasolini, Maifreda ci svela come dai conflitti passati fra movimenti, idee, gruppi sociali abbiamo ereditato un universo culturale niente affatto neutrale o intatto.