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Feltrinelli Editore, 28/09/2019
Abstract: In mille modi siamo indotti a perdere la misura reale di quanto valiamo e di quanto valgono gli altri. Siamo depistati da falsi obiettivi, spaventati da minacce velate, messi alla prova da ipocrisie e richieste pressanti, frecciate ambigue. Cerchiamo consensi e like, oppure prestigio sociale, soldi, applausi. Ci stressiamo per superare una temuta invisibilità, o al contrario ci nascondiamo per evitare un'altrettanto temuta visibilità.La competitività ci induce a quantificare, confrontare e comprare. Invidiamo i successi altrui e ci perdiamo i nostri sogni. Paghiamo con una grande stanchezza l'immane sforzo di essere conformi agli standard. Se falliamo, proviamo vergogna e ci sentiamo esclusi; se abbiamo successo, ci accorgiamo di aver bisogno di altro: di ritrovare le tracce della nostra anima, la capacità di amare più persone e cose possibili.In ogni momento, invece, è possibile scegliere l'arte della riconoscenza, il piacere di trovare le tracce preziose di chi siamo e cosa possiamo raggiungere. È possibile iniziare a guardarci e guardare attorno con occhi nuovi ed empatia. Essere visti e sentiti, vedere e sentire gli altri. Possiamo interessarci alla nostra vita, perché diventi interessante; aprirci al lampo di genio che ci attraversa quando superiamo l'apparente contraddizione fra accettarci e migliorarci. La nostra personale rivoluzione è possibile e inizia da qui, dal trovare un'autenticità e un incontro invece di un'immagine e un pubblico. Perché non siamo ancora riusciti a farlo? Come iniziare a farlo, proprio ora, da qui?
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Feltrinelli Editore, 28/09/2019
Abstract: Primo anno di liceo. Stefania e Giada sono migliori amiche e compagne di banco da sempre. Giada è una ragazza mite, introversa, amante della natura, che adora passare il tempo libero in campagna, nella stalla di suo nonno. Forse è per questo che Eli e Bea, considerate le più belle della scuola, iniziano a prenderla in giro e a emarginarla. Stefania se ne rende conto, si sente in colpa nei confronti dell'amica ma non vuole essere tagliata fuori dal gruppo. Così decide di ubbidire alle due "cattive" e di ignorare Giada. Una scelta che la tormenta, una scelta quasi obbligata. Stefania entra a far parte del trio insieme a Eli e a Bea, inizia a truccarsi, a postare selfie ammiccanti sui social e si trasforma giorno dopo giorno in un clone delle due bulle. Finché una sera, in discoteca, la situazione precipita...
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Feltrinelli Editore, 14/09/2019
Abstract: Ermanno Rea percorre in auto 650 chilometri sull'argine maestro del Po: da un lato il fiume, dall'altro la Valle padana, la Food Valley d'Italia. Viaggio che diventa occasione per un'inchiesta sull'economia di questa terra, sulle sue città, ma anche una scoperta di grandi scenari naturali insospettabili in un'area così densamente popolata. Gli abitanti conoscono sì il loro tratto d'argine, ma solo pochi si rendono conto che il fiume percorre tutto il Nord Italia attraversando un'infinita varietà di paesaggi e di ambienti.
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Feltrinelli Editore, 31/08/2019
Abstract: Apparso a puntate nel 1909, fin da subito "Il giardino segreto" incontrò uno straordinario successo, poi rinvigorito dai giovani fanti di lingua inglese durante la Prima guerra mondiale, che ne fecero uno dei loro libri preferiti in assoluto. Al centro della storia, la vicenda di una bambina orfana, Mary, affidata a uno zio indaffarato e sempre lontano da casa. La prima reazione della bambina, appena arrivata nella villa dello zio, è di rifiuto. Nulla le piace. È scontrosa, capricciosa, scontenta. Ma a poco a poco, grazie ai suggerimenti di Martha, una giovane cameriera di origine contadina, la bambina scopre la bellezza dei luoghi intorno alla casa, si avvicina alla natura e si addolcisce. Ed è sempre Martha a raccontarle una storia che come un dardo colpisce la sua immaginazione: esisteva un tempo un giardino, dove l'adorata moglie dello zio amava stare e che per una tragica fatalità – cadendo dall'altalena – è diventato anche luogo della sua morte...Un grande classico per l'infanzia, riscoperto a partire dagli anni settanta per il suo contenuto a suo modo spirituale e liberatorio, ripreso in diverse versioni cinematografiche.In appendice, "Il mio pettirosso", racconto inedito dell'autrice.
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Feltrinelli Editore, 28/09/2017
Abstract: Kent, 1940. "Tutte le voci maschili sono assenti, perciò il coro dovrà essere sciolto." È questo il messaggio che le signore di Chilbury trovano affisso sulla porta del municipio, dove il coro è solito riunirsi. Tutti gli uomini sono stati arruolati nell'esercito, e il parroco ritiene che un gruppo di donne non debba esibirsi da solo in tempo di guerra. Ma l'arrivo di una nuova insegnante di canto, Miss Prim, porta una ventata di aria fresca nel piccolo villaggio inglese provato dalla paura dei tedeschi, dai primi tragici lutti, dai razionamenti e dall'urlo delle sirene antiaeree nella notte. Così, la decisione è presto presa: il coro femminile di Chilbury non spegnerà la propria voce, ma servirà piuttosto a risollevare gli spiriti demoralizzati della comunità.La vedova Mrs Tilling, infermiera, un figlio appena partito per il fronte, vede il coro come un'opportunità per riempire il vuoto che le attanaglia il cuore. Per Miss Kitty Winthrop, invece, la giovane e precoce figlia del ricco proprietario di Chilbury Manor, il canto è un modo per oscurare la stella della sua affascinante sorella Venetia, decisa più che mai a conquistare ogni scapolo dell'alta società della contea. Intanto Edwina Paltry, una levatrice di pochi scrupoli, intravede l'occasione per arricchirsi in fretta e non esita a metterla in pratica stringendo un patto con il diavolo.Attraverso le lettere e i diari delle protagoniste, si dipana la storia di un gruppo indomito di donne e di una piccola comunità inglese messa alla prova dagli orrori della guerra. Tra intrighi, sospetti e pettegolezzi, si sviluppa un romanzo avvincente e ricco di verve, che racconta come la grande storia si riverberi sulle vite dei singoli e come, nei momenti difficili, la sopravvivenza possa dipendere non solo dal coraggio, ma anche dall'amicizia e dallo spirito di gruppo.
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Adelphi, 29/06/2017
Abstract: Per molti anni, la guerra al terrorismo islamico è stata la caccia a un fantasma che aveva il volto e il nome di Osama bin Laden. Poi un giorno, all'improvviso, quel fantasma è stato ucciso, e il suo corpo scaraventato nell'Oceano Indiano. Ma mentre dagli abissi quel volto e quel nome continuavano a perseguitarci, nelle nostre città, nelle nostre strade, i fantasmi sono diventati legioni: colpiscono e, che vengano o no identificati, subito tornano nel nulla da cui sono emersi. Pochissimi li hanno incontrati da vicino, e in ogni caso nessuno sembra conoscerli come Lawrence Wright. Durante le ricerche che lo hanno portato a scrivere quella che a tutt'oggi rimane la ricostruzione più accurata della nascita di al-Qaeda, "Le altissime torri", Wright ha messo insieme i dieci ampi reportage che compongono questo libro. Sono dieci indagini su storie e personaggi – i piani a lungo termine di al- Qaeda, i metodi con cui due agenti dell'FBI tentano di ostacolarli, le prime esecuzioni in diretta web dell'ISIS – che, semplicemente, nessuno avrebbe saputo raccontare meglio di Wright. Ma sono altrettante dimostrazioni di come la mente del reporter investigativo, a differenza di molte altre, cerchi i sintomi di una malattia dove meno si penserebbe di trovarli. Ad esempio, come Wright qui, in una cronaca dall'interno della Hollywood siriana, tenacemente impegnata a fabbricare sogni a poche settimane dall'inizio di un incubo – la guerra civile senza fine che ancora si sta combattendo.
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Bollati Boringhieri, 22/06/2017
Abstract: Un libro nomade, che viaggia attraverso l'Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: "Una vecchia con l'ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l'attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare". A Ginevra vive la figlia dell'autore, e c'è la tomba di Jorge Luis Borges: "Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura". Non c'è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l'altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell'immaginazione. Nell'attraversare confini e barriere temporali Qui, dove ci incontriamo è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.
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Bollati Boringhieri, 22/06/2017
Abstract: Riscoprire la mente: per John R. Searle, un imperativo tanto più indifferibile quanto più ostacolato da indagini che giudica svianti. Vede intere tradizioni filosofiche annaspare alla ricerca dell'essenza del mentale, e scienze recenti abusare insensatamente di modelli computazionali o informatici. Ma l'oggetto continua a sfuggire alle loro formule prive di potenza esplicativa: ""Lì dentro ci sono degli enunciati invisibili!" (il linguaggio del pensiero); "Lì dentro c'è un programma per calcolatore!" (cognitivismo); ""Lì dentro ci sono solo relazioni causali" (funzionalismo); "Lì dentro, non c'è nulla! (eliminativismo)". Perché, nonostante la "brama di significato" spesso spinga a ipotizzare regole profonde inconsce, non si riuscirà a studiare davvero la mente se non si partirà dalla coscienza come fenomeno naturale soggettivo e qualitativo, dotato di intenzionalità. Eseguendo fino in fondo il compito di "dare alla coscienza il posto che le spetta nella nostra generale concezione del mondo e nel complesso della nostra vita mentale", Searle approda a una compiuta e originale filosofia della mente, antimaterialistica, antidualistica, anticomportamentistica e anticognitivistica.Di rado un'opera filosofica raggiunge il triplice obiettivo di elaborare una nuova teoria, disarticolare con rigore implacabile gli argomenti degli avversari e toccare l'apice espositivo del saggismo. Tre esiti che conferiscono a La riscoperta della mente la statura di un classico.
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Garzanti Classici, 28/06/2017
Abstract: L'esclusa (1901) segna l'approdo di Pirandello al romanzo. Pur vivendo ancora della sensibilità naturalistica dell'epoca, a cominciare dal tema dell'adulterio, tra i più frequentati dalla letteratura del secondo Ottocento, l'opera è già permeata del gusto del grottesco che avrà importanti sviluppi nella narrativa e nel teatro successivi. La vicenda di Marta, sposa ingiustamente accusata di tradimento, ripudiata dal marito, emarginata dalla famiglia e dalla collettività e poi perdonata quando l'adulterio viene realmente consumato, offre a Pirandello il pretesto per far emergere gli aspetti assurdi, contraddittori della vita, e denunciare i pregiudizi moralistici di una società abituata ad appellarsi ad astratti valori di facciata. Il gioco ambiguo del paradosso, caratteristico della filosofia pirandelliana, introduce nello sviluppo narrativo una circolarità che inganna le aspettative del lettore e riconduce la storia al suo inizio: come se nulla fosse successo. Ma la scommessa dell'autore è anche un'altra: sfiorare il tragico e rischiare il melodramma mantenendo gli occhi asciutti dell'umorista.
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Garzanti Classici, 28/06/2017
Abstract: Il più famoso dei romanzi di Pirandello segna l'abbandono definitivo degli schemi narrativi tradizionali e la nascita del moderno romanzo d'introspezione. La storia è emblematica del diffuso disagio esistenziale che accompagna il cambio di secolo: mentre Mattia Pascal cerca di evadere dalla falsità delle relazioni sociali e familiari che lo soffocano, il destino gli offre una opportunità insperata, quella di essere creduto morto. Subito si inventa una nuova identità, convinto di poter vivere un'altra vita. Ma l'apparenza non ha consonanze con il reale e Mattia finisce per autoescludersi definitivamente dalla vita sociale, rimanendo imprigionato suo malgrado nella propria finzione.
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Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Garzanti Classici, 28/06/2017
Abstract: In questo romanzo emerge la visione pirandelliana di un mondo dominato da condizioni sociali e psicologiche di inautenticità e dal continuo scambio tra realtà e finzione. I Quaderni (1915) sono il diario di un uomo-macchina che si identifica a poco a poco con l'occhio cinematografico, che fa propria l'impassibilità della cinepresa davanti a tutto ciò che le accade davanti. Il distacco dell'operatore Serafino dal mondo che lo circonda culmina nella suprema freddezza con cui egli "gira" la scena di un delitto di gelosia che inaspettatamente si compie sotto i suoi occhi e nel mutismo fatale e simbolico che da quel momento suggella per sempre la sua voce.
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Garzanti Classici, 28/06/2017
Abstract: In Uno, nessuno e centomila "c'è la sintesi completa di quello che ho fatto e che farò" ebbe a dichiarare Pirandello. In effetti questo romanzo, che raccoglie gli sviluppi della sua opera drammatica ma che avrebbe potuto esserne il proemio, ha assunto nel tempo un significato insieme conclusivo e inaugurale. La parabola di Vitangelo Moscarda, che guardandosi allo specchio scopre la differenza tra l'immagine di sé che ha sempre coltivato e quella che gli altri ne hanno, per nulla unanime, anzi molteplice e frammentata, può essere considerata la più tipica delle storie pirandelliane. Immaturo e inconcludente, infantile e vanesio, Moscarda è un moderno antieroe del romanzo del Novecento: appartiene alla fitta discendenza del dostoevskijano "uomo del sottosuolo", è parente stretto dello Zeno Cosini di Svevo, e gemello di Mattia Pascal. Lo sgomento intollerabile che egli prova di fronte all'esperienza del suo io frantumato e cangiante lo condurrà all'isolamento e alla follia ma anche alla scoperta dell'infinita libertà di chi, senza nome e senza ricordi, muore e rinasce a ogni istante.
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Fazi Editore, 06/07/2017
Abstract: "Presso tutti gli uomini", dice Omero nell'Odissea, "i poeti godono della massima venerazione e di rispetto, perché la Musa ha insegnato loro il canto e ha cara la stirpe dei poeti".Per quarant'anni Valentino Zeichen ha passeggiato per le vie romane consapevole che i poeti non erano più venerati come al tempo dei greci, ma che, se fosse stato vivo, Omero lo avrebbe celebrato come un grande. Moravia non a caso l'aveva riconosciuto come "un Marziale contemporaneo" e altri nel tempo hanno definito questa figura di poeta sui generis "un libertino minimale settecentesco" (Ferroni), "un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte" (Pagliarani), un neoclassico beffardo, un dandy, un flâneur, un neo liberty, un hidalgo.Oltre che grande poeta, Zeichen è stato un personaggio la cui vita e le cui opere sono già diventate leggenda insieme ai suoi sandali francescani e alla baracca dietro piazza del Popolo in cui, da austro-ungarico trasferitosi a Roma, ha vissuto nello "sdegnoso rifiuto di un qualsivoglia lavoro e con violenti attacchi alla civiltà dei consumi", come ha avuto modo di scrivere Valerio Magrelli. Non è vero quello che spesso hanno sostenuto i critici, e cioè che la "ragione" fosse unicamente al centro dei suoi componimenti. Al contrario, Valentino Zeichen ha messo subito a nudo il "cuore" in una delle sue prime poesie: "Presumibilmente, / sembro un poeta di alta rappresentanza / sebbene la mia insufficienza cardiaca ha per virtù medica il libro Cuore". E non è neanche vero che Zeichen fosse un antilirico. A riprova di ciò, basta leggere alcune sue poesie sulla madre, Evelina, e sulla fanciullezza passata a Fiume, per rendersi conto che nel suo caso l'etichetta di antilirico non ha alcun senso.Il problema di Valentino Zeichen è stato quello di essere un gigante in mezzo ai nani. Nel primo anniversario della morte, che il libro intende celebrare, si ricordi che questa notevole figura di poeta, che nei suoi versi importò anche temi difficili e raramente trattati come quelli riguardanti la geopolitica, la chimica e la scienza, sue grandi passioni, è sempre stata ignorata dai maggiori premi letterari. Fuor di polemica, con questo omaggio che intende raccogliere le sue poesie più belle, si vuole ricordare il poeta, l'amico e soprattutto un uomo che, con la sua coerenza intellettuale e il suo rigore, ha lasciato un segno indelebile nel mondo culturale italiano.
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L'arte di governare la carta. Follia e disciplina nelle biblioteche di casa
Editrice Bibliografica, 21/06/2017
Abstract: I libri hanno conosciuto molti spazi abitativi nel corso della storia: gli scaffali delle tavolette di Ebla, gli armari dei rotoli romani, i bauli degli arabi, la grotta di san Girolamo, l'utopica biblioteca di Warburg, le garçonnière per sola carta, le oasi nel deserto della Mauritania...In queste pagine Ambrogio Borsani ripercorre le abitudini, le regole e le follie legate al mondo del libro. Come riuscivano Rabelais e Hemingway a portarsi dietro una biblioteca in viaggio? Come erano sistemati i 50.000 libri di Umberto Eco e in cosa consiste l'ordine geologico di Roberto Calasso? Ma racconta anche cosa succede quando ci si porta in casa 350.000 libri in un colpo, come ha fatto la signora Shaunna Raycraft.E nella letteratura come vengono usate le biblioteche? Thomas Mann, Stendhal, Elias Canetti, Alessandro Manzoni, Jean Paul, Rudolph Töpffer, Robert Musil, Georges Perec, Luigi Pirandello e molti altri scrittori hanno creato straordinarie pagine di letteratura ambientate nelle biblioteche. Ci sono stati inoltre teorici come Melvil Dewey che hanno inventato sistemi per ordinare i libri nelle biblioteche pubbliche. Ma per quelle di casa? Ripercorrendo la storia dell'ordine e del disordine, L'arte di governare la carta indica alcuni criteri per rendere più armonica la convivenza con i libri, soprattutto quando i volumi che chiedono cittadinanza nel nostro appartamento sono troppi.
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Feltrinelli Editore, 06/03/2013
Abstract: Spik, si sa, è un PPP, un Padre Particolarmente Problematico. Abbandonato dalla terza moglie, è finito sotto i ponti e forse nella trappola della droga. Ma Polleke lo adora, primo perche è suo padre, secondo perche è un poeta, anche se non si decide a scrivere tutte le poesie che ha nella testa."Pochi scrittori hanno un dono pari al suo di immedesimarsi così efficacemente nella psicologia infantile e di affrontare al contempo tematiche difficili con poetica profondità." Andersen
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Beat, 21/06/2017
Abstract: Nick, pittore di mezz'età, e Amy, sua moglie, sono a Istanbul per una breve vacanza che dovrebbe ricompensare le sofferenze patite da entrambi per una grave malattia di cui Nick è stato vittima. Ma la sua morte improvvisa interrompe bruscamente il viaggio e precipita Amy nella più assoluta inerzia, inerzia dalla quale prova a soccorrerla Martha, una giovane scrittrice americana appena conosciuta. Accudita da Martha, Amy rientra a Londra, dove il tempo immobile della vedovanza sembra essere messo da parte, almeno per un po'. Stravagante, capace di gesti tanto impulsivi e gratuiti, quanto sinceri e generosi, Martha appare, tuttavia, agli occhi di Amy come un'intrusa, un'inopportuna. Una sensazione che, insieme a un fastidioso e insistente senso di colpa, non abbandonerà Amy, finché un nuovo, tragico evento la metterà di fronte a una ben più radicale inadeguatezza. "Jane Austen, Elizabeth Taylor, Barbara Pym, Elizabeth Bowen: sorelle nell'anima".Anne Tyler"Una narrazione d'interni che fotografa senza pietà le ipocrisie della classe media nella Swinging London".il Giornale"Elizabeth Taylor, definita la Jane Austen del ventesimo secolo".Il Giornale di Vicenza"Chi ha amato Jane Austen amerà anche Elizabeth Taylor".Gioia & Co
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Beat, 21/06/2017
Abstract: In uno di quei villaggi dickensiani della vecchia Inghilterra, vive Angel Deverell, quindicenne con gli occhi verdi, la carnagione bianca e i capelli scuri, e un animo scontroso e indolente. Senza vere amiche, con un astioso rapporto con la madre, la ragazza vive in un mondo tutto suo, creato dai suoi sogni e dalle sue fantasticherie. Un mondo in cui occupa un posto centrale Paradise House, la villa nobiliare in cui sua zia lavora al servizio di Madam, una vera lady coi polsi ornati da splendidi granati. Il destino, però, ha approntato per Angel la più imprevedibile delle svolte. Un giorno la ragazza decide di trasferire le sue fantasticherie in un romanzo. Grazie al fiuto di un editore di Bloomsbury, l'opera conoscerà un incredibile successo. Angel sarà celebre e ricca e avrà Paradise House e, soprattutto, avrà Esmé Howe-Nevinson, pittore di talento, bello e scapigliato, capace di scoprire la sua natura e di assoggettarsi volontariamente al suo capriccio. Romanzo incluso in una lista delle tredici migliori opere letterarie del dopoguerra pubblicata dallo "Spectator", insieme a capolavori quali Lolita, Herzog e Il signore delle mosche, Angel ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Elizabeth Taylor. "Elizabeth Taylor: la Jane Austen del XX secolo".San Francisco Chronicle"Jane Austen, Elizabeth Taylor, Barbara Pym, Elizabeth Bowen: sorelle nell'anima".Anne Tyler"Elizabeth Taylor è una delle più importanti scrittrici britanniche: un'autrice di grande sottigliezza, compassione, profondità".Sarah Waters
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Beat, 21/06/2017
Abstract: Secondo il Buddha per dimorare in eterno con il Brahma, il Dio universale, bisogna praticare i Brahmavihara, vale a dire l'amore, la compassione, la gioia e l'equanimità. I Brahmavihara sono i quattro elementi costitutivi dell'amore, e sono detti "incommensurabili" poiché crescono ogni giorno all'interno di colui che li pratica, rendendolo felice. Thich Nhat Hanh, celebre monaco vietnamita, maestro zen e poeta, illumina in questo libro la via dei Brahmavihara, attingendo a storie antiche e nuove della grande tradizione buddhista e al ricco bagaglio della sua esperienza personale. Attraverso pagine ispirate, piene di indicazioni pratiche, apprendiamo così i modi di praticare l'amore e "impariamo anche a guarire dalle malattie della rabbia, del dispiacere, della tristezza, della solitudine e degli attaccamenti insani". "Minuto, magro, dai lineamenti aspri ma pronti a schiudersi nel più disarmante dei sorrisi, occhi neri e saettanti sotto la testa rasata, Thich Nhat Hanh è tra i maggiori maestri spirituali del nostro tempo".Cesare Medail, Corriere della Sera"Thich Nhat Hanh è un vero maestro Zen".Ugo Leonzio, l'Unità"Thich Nhat Hanh è un monaco buddhista vietnamita, esule da decenni, proposto al Nobel per la pace da Martin Luther King per l'impegno a favore della fine del conflitto in Vietnam".Fabrizio Mastrofini, l'Avvenire
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Adelphi, 06/07/2017
Abstract: Figlio di un asceta che ha fatto voto di silenzio per ribellarsi ai privilegi della propria casta (e nel quale Naipaul, risolvendo un annoso dilemma, identifica l'ispiratore di "Sul filo del rasoio" di Maugham) e di una donna appartenente al gruppo sociale degli "sfavoriti", il giovane Willie Chandran si trasferisce dall'India nella Londra degli anni Cinquanta. Qui entra in contatto con la realtà degli immigrati caraibici e dei primi tumulti razziali, frequenta il mondo bohémien che anima la vita notturna di Notting Hill e pubblica un libro di racconti d'ambientazione latamente coloniale che riesce a ottenere il plauso – moderato – della critica. Ma l'incontro con Ana, immigrata dall'Africa portoghese, lo spingerà a sottoporsi a una seconda "traduzione": la seguirà infatti nel suo paese d'origine, dove si celebrano gli ultimi, mesti riti del colonialismo. E in Africa resterà diciotto anni, senza per questo riuscire a sottrarsi a quel sentimento di estraneità che da sempre e ovunque lo affligge. Privo di una vera occupazione, timoroso di perdere tanto la sua lingua madre quanto l'inglese – che gli ha dato un barlume di notorietà letteraria –, mosso dal desiderio velleitario di condurre una vita più nobile di quella del padre, nella quale non vede eroismo bensì soltanto un'irredimibile povertà spirituale, Willie scivola malinconicamente verso una sorta di paralisi affettiva. Fino a dover amaramente riconoscere, superati i quarant'anni, di essere rimasto come una crisalide: incompiuto, senza cittadinanza nel mondo, in larga parte ignaro della vita e di se stesso.Con la fredda lama del suo stile che ignora il superfluo, Naipaul consegna alla letteratura un memorabile ritratto che si colloca in posizione eminente nella galleria dei déracinés. Un ritratto che allude all'autore stesso – poeta degli apolidi e di coloro che soltanto nella scrittura riescono a trovare la propria vera casa."In Inghilterra aveva imparato a convivere con l'idea della propria diversità. Dapprima quella sensazione di diversità lo aveva aiutato a liberarsi delle crudeltà e delle regole di casa sua. Ma poi in alcuni casi – con June, per esempio, poi con Perdita, e talvolta al college quando c'erano dei problemi – aveva cominciato a usare quella diversità come un'arma, mostrandosi più semplice e rozzo di quel che era. Era l'arma che era pronto a usare con la ragazza africana. Ma non ce n'era bisogno. Non c'era, per così dire, nulla a cui opporsi, nessun sospetto da vincere, nessuna sensazione di distanza"."La metà di una vita", il libro con cui è tornato al romanzo dopo molti anni, è stato pubblicato per la prima volta nel 2001.
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Adelphi, 13/07/2017
Abstract: Il libro più importante della sua vita, Canetti lo portò sempre dentro di sé ma non lo compose mai. Per cinquant'anni procrastinò il momento di ordinare in un testo articolato i numerosissimi appunti che, nel dialogo costante con i contemporanei, con i grandi del passato e con i propri lutti familiari, andava prendendo giorno dopo giorno su uno dei temi cardine della sua opera: la battaglia contro la morte, contro la violenza del potere che afferma se stesso annientando gli altri, contro Dio che ha inventato la morte, contro l'uomo che uccide e ama la guerra. Una battaglia che era un costante tentativo di salvare i morti – almeno per qualche tempo ancora – sotto le ali del ricordo: "noi viviamo davvero dei morti. Non oso pensare che cosa saremmo senza di loro".Sospeso tra il desiderio di veder concluso "Il libro contro la morte" – "È ancora il mio libro per antonomasia. Riuscirò finalmente a scriverlo tutto d'un fiato?" – e la certezza che solo i posteri avrebbero potuto intraprendere il compito ordinatore a lui precluso, Canetti continuò a scrivere fino all'ultimo senza imprigionare nella griglia prepotente di un sistema i suoi pensieri: frasi brevi e icastiche, fabulae minimae, satire, invettive e fulminanti paradossi. Quel compito ordinatore è assolto ora da questo libro, complemento fondamentale e irrinunciabile di "Massa e potere": ricostruito con sapienza filologica su materiali in gran parte inediti, esso ci restituisce un mosaico prezioso, collocandosi in posizione eminente fra le maggiori opere di Canetti.