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La cartella del professore
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Kawakami, Hiromi - Pastore, Antonietta

La cartella del professore

Einaudi, 01/03/2011

Abstract: "Il libro ha una delicatezza che lascia senza fiato". Télérama "La cartella del professore ha tutti gli ingredienti per diventare il romanzo d'amore dell'anno". Die Zeit Tsukiko ha poco meno di quarant'anni. Vive sola, e dopo il lavoro frequenta uno dei tanti piccoli locali di To-kyo- dove con una modica spesa si possono mangiare ottimi manicaretti e bere qualche bicchiere di birra o di sake. È un'abitudine molto diffusa fra gli uomini della metropoli, meno fra le donne. In una di queste occasioni incontra il suo insegnante di giapponese, che riconosce, malgrado i tempi del liceo siano ormai lontani, quando lo sente ordinare le stesse pietanze. Tsukiko e il prof, come lei lo chiama, iniziano a parlare e trovano subito un'intesa nella loro passione per il cibo. Fagioli fermentati con tonno, frittelle di radici di loto, scalogni sotto sale e altre leccornie della delicata cucina giapponese accompagnano gli incontri mai programmati, ma non per questo meno frequenti, di due persone così diverse eppure simili nella quieta accettazione della propria solitudine, e ogni incontro rappresenta un impercettibile avvicinamento, serve a chiarire dubbi e fraintendimenti. Ma la donna fatica a trovare una sua dimensione adulta, e il professore - che è vedovo e ha settanta anni - non riesce a uscire dal suo passato di marito e insegnante. Arriva la stagione dei funghi, le ferie di Capodanno passano senza allegria, poi fioriscono i ciliegi, si organizza una gita che delude le aspettative e termina, come tante serate, nel torpore dell'alcol... Trascorrono così due anni. E dopo infiniti appuntamenti, giunge il momento in cui il prof, nella sua lingua un po' vecchiotta, con i suoi modi di fare non proprio disinvolti, vince il pudore e chiede a Tsukiko se accetterebbe di frequentarlo "con la prospettiva di stringere una relazione amorosa". La storia di un amore insolito, e la scoperta di una scrittrice capace di cogliere, senza mai cadere nel sentimentalismo, la dolcezza della vita.

Il mastino dei Baskerville (Einaudi)
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Doyle, Arthur Conan

Il mastino dei Baskerville (Einaudi)

Einaudi, 01/03/2011

Abstract: Un'oscura leggenda vuole che tutti gli eredi maschi della famiglia dei Baskerville siano uccisi da un misterioso animale che si aggira nella brughiera: un cane mostruoso e gigantesco con gli occhi di fiamma che di notte fende la brughiera alla ricerca dell'ultimo erede di turno. Ma che cosa si nasconde davvero dietro le apparizioni della terrificante belva? Sospeso tra racconto del terrore e giallo classico, Il mastino dei Baskerville è considerato il capolavoro di Arthur Conan Doyle, un racconto insuperabile per il senso di mistero e il fascino della suspense che lo pervadono.

Storie di libri
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Casalegno, Giovanni - Casalegno, Giovanni

Storie di libri

Einaudi, 10/05/2011

Abstract: I libri possono essere la causa di efferati delitti: si può uccidere per la prima edizione aldina del libro piú bello del Rinascimento o anche per odio verso i libri, per invidia e gelosia. I libri possono essere pericolosi e maledetti: è il caso del famigerato e terribile Necronomicon, o di uno strano manoscritto che sembra avere il potere di far sparire le persone. I libri possono essere poi la causa di una delle malattie piú terribili e insieme piacevoli: la bibliofilia. I libri possono sostituire la vita vera e occupare lo spazio di tutta un'esistenza. Ma i libri sono soprattutto piacere. Chi li ama sa quali soddisfazioni sanno regalarci. Da Flaubert a d'Annunzio, da Nerval a Hesse, da Pirandello a Cortázar, da Lovecraft ad Asimov, un'originale antologia in cui i libri diventano oggetti di voluttà e di mistero, oggetti pericolosi e maledetti, oggetti che dànno la vita, ma anche la morte.

Frankenstein
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Shelley, Mary - Lamberti, Luca

Frankenstein

Einaudi, 01/03/2011

Abstract: Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti - Mary e Percy Shelley, e William Polidori - di scrivere, per gioco, cun racconto dell'orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull'origine della vita: l'angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell'orrore in cui il mostro è piú umano del suo creatore.

La valle delle donne lupo
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Pariani, Laura

La valle delle donne lupo

Einaudi, 18/10/2011

Abstract: "La montagna, piú che un luogo geografico, è un'esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale". E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l'hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di "affrontare a viso aperto il grave del mondo". Sono balenghe, diverse, eccentriche, "tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio". Eppure, forse proprio per questo, cariche di un'oscura forza leggendaria. Una ricercatrice s'inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenísia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero: è lei la memoria di quei posti. È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e "il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti ". Comincia cosí il rapporto tra la scrittrice e l'anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitín, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, "un bisquí di settebellezze", rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento. "Agli uomini il sudore e alle donne il dolore", la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina. Via via il ricordo produce un vortice di storie e un crudo sentimento di rabbia; vicende atroci vissute da ragazze e donne di ogni età, come quelle delle "balenghe ", sotterrate nel prato che Fenìsia vede dalla sua cucina... una folla di fantasmi di cui può immaginare perfino l'aspetto, e a cui sente di appartenere. Perché anche lei custodisce un segreto, e ha una convinzione: esiste "un puntino che è il posto della piú grande lucidità e della piú grande intimità con sé: lí dentro, ciascuno sa per scienza infusa, nella lingua dei segreti e dei sussurri, che la vendetta è la cosa più saggia". *** "Fin dal titolo del suo nuovo romanzo, La valle delle donne lupo, Laura Pariani lascia intuire di essere tornata, dopo qualche diversivo, a uno dei momenti centrali della sua narrativa. È l'esplorazione del mondo femminile, evocato, con passione antropologica, in ambienti chiusi e marginali che ne fanno risaltare le peculiarità (...) Laura Pariani delinea con robusta efficacia la vita della montagna, senza assolverla per la sua resistenza alle vane lusinghe della modernità. Il suo microcosmo offre soltanto lo sfondo più nitido di una dolorosa, conflittuale condizione umana". Lorenzo Mondo, "Tuttolibri"

Vite che non sono la mia
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Carrère, Emmanuel - Balmelli Maurizia

Vite che non sono la mia

Einaudi, 29/03/2011

Abstract: Carrère fa molto di più che raccontare: trasforma il mondo in letteratura. Come un grande ritrattista, dipinge molto di più che il riflesso esatto di una persona o di una situazione: dipinge la sua verità. Le Monde Carrère ha fatto di una donna che si prepara a lasciarci, un'eroina del quotidiano da amare per sempre. Les Inrockuptibles Nell'esperienza di ogni lettore c'è sempre l'incontro - spesso casuale, a volte unico - con un libro dall'apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più sedimentate convinzioni. Ecco: Vite che non sono la mia è uno di quei libri. La storia è, come spesso lo sono le storie vere, semplice e terribile. Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c'è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère - accidentale testimone dello strazio di una famiglia - si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto: la sorella della compagna dello scrittore - che casualmente si chiama anche lei Juliette - ha avuto una ricaduta del cancro che già da ragazza l'aveva colpita rendendola zoppa. Ha trentatre anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo. Dall'incontro con Étienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l'esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre: deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze in un corpo a corpo con quell'informe che è la vita. Raccontare ciò che ci fa più paura. Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la propria. È quello che fa un testimone. Nascono così questo libro e i ritratti dei personaggi che lo abitano: tra i più luminosi e commoventi della letteratura contemporanea.

Troppa felicità
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Munro, Alice - Basso, Susanna

Troppa felicità

Einaudi, 18/10/2011

Abstract: Gioca a shanghai con le sue storie, Alice Munro, da sempre. Getta sulla pagina posti, alberi, situazioni e donne, cucine, abiti e animali, e con mano ferma se li riprende, li riordina provvisoriamente dentro la storia successiva, di raccolta in raccolta. Intanto passano gli anni e le verità che accendono improvvise i suoi racconti si sono fatte longeve. Non perché durino, ma perché non smettono di accendersi di nuovo, emanando altra luce, un'altra luce. Con Troppa felicità, tuttavia, il lettore avverte il passaggio in corsa di un'elettricità inedita, una scarica di tremenda libertà. Queste storie sembrano spingersi un passo oltre il segreto contenuto in storie passate, e non per consumarlo rivelandolo, ma per complicarne l'esito a partire dalla consapevolezza temeraria della vecchiaia. E se altrove l'immaginazione aveva provato a raffigurarsi l'orrore della morte di un bambino, qui i figli a morire sono tre, e a ucciderli è il padre. Se altrove una madre imparava a sopportare l'abbandono della figlia, qui all'abbandono del figlio segue il coraggio di rappresentare l'incontro, anni dopo, con uno sconosciuto di cui un tempo si conosceva a memoria ogni millimetro di intimità. Se altrove la fragile e caparbia convenzionalità dell'infanzia coagulava in dispetti odiosi ai danni di una qualsiasi creatura debole, qui tocca il fondo di una banalità del male senza scampo. Non è cambiato il narrare di Alice Munro, è solo un po' più lontano il luogo dove ci porta a incontrare noi stessi. E dove ci lascia, in medias res, sforbiciando una frase, a volte anche solo una parola, che non se ne va più. Susanna Basso *** "Ci risiamo, Alice Munro non fa che migliorare. A pennellate finissime, la sua visione restituisce ogni qualità dell'umano, dalla più generosa alla più corrotta, e l'effetto non può che definirsi magistrale". "The San Francisco Chronicle" "Munro è bravissima nella costruzione del racconto e nell'ideazione degli intrighi, e sa come trascinare il lettore in un clima freddamente angosciante, dove l'umanità sembra dare costantemente il peggio o il mediocre, la piena banalità del male di cui siamo intrisi". Goffredo Fofi, "Internazionale" "Dieci racconti di bellezza incandescente(...) Le sue raccolte, e anche questa, sembrano disegnare con pacata ma illuminante precisione i contorni implacabilmente imprecisi delle nostre attuali esistenze". Mario Fortunato, "l'Espresso" ""E poi arriva un altro breve racconto e ti risolve la vita" dice Alice Munro, quando le chiedono perchè non scriva romanzi. A noi arriva un altro breve racconto per sconvolgerci la vita. Accende una luce, poi di nuovo subito buio, ed ecco che ne comincia un altro". Annalena Benini, "Io Donna" "Lo stile della Munro è così misurato che niente appare eccessivo, e ogni gesto, ogni movente, ogni pensiero dei personaggi è come il risultato di uno scavo profondo, piuttosto che di un'esibizione sadica. E se l'orrore può assumere anche aspetti meno eclatanti, ma non per questo meno perturbanti, quello che sconcerta è la capacità della Munro di metterci davanti alla banalità del male senza comode vie di fuga, costringendoci a guardare dentro noi stessi". Fabrizio Coscia, "Il Mattino"

La vedova incinta
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Amis, Martin - Balmelli, Maurizia

La vedova incinta

Einaudi, 17/05/2011

Abstract: "Nel libro Keith si chiede se la bellezza abbia abbandonato il mondo: se lo ha fatto, è appena tornata in forma di letteratura grazie a questo singolare, scintillante romanzo". The New York Times Book Review "State indietro e preparatevi ai fuochi d'artificio". The Sunday Times Questa è la storia di un trauma sessuale. Non era più di primo pelo quando gli accadde, era un adulto fatto e finito; e consenziente - assolutamente consenziente. Ma non per questo non ne è stato segnato: Keith ha poco più di vent'anni durante quell'estate torrida, infinita ed eroticamente decisiva che trascorre in un castello italiano insieme alla sua ragazza, un'amica e un variegato manipolo di altri personaggi degni di una commedia shakespeariana. Qualche escursione, un ozioso tuffo in piscina e non resta molto con cui occupare il tempo se non flirtare con gli altri giovani della compagnia e abbandonarsi alle proprie ossessioni. Due, nel caso di Keith: il sesso e la letteratura. Sono anni in cui l'educazione sentimentale inizia a esser declinata come un bollettino di guerra: quella tra i sessi naturalmente, di cui Keith si trova a essere volenteroso ma smarrito fantaccino spedito a un fronte mai come allora in movimento. Un eccitante (o angosciante) interregno sospeso tra il ritiro dell'ancien régime sessuale cacciato dalla rivoluzione dei costumi e l'instaurarsi di un nuovo governo: del resto, come dice il poeta, "il mondo uscente non lascia eredi, bensí una vedova incinta". E poi c'è la letteratura: la conquista faticosa, perennemente inconclusa, di un proprio stile, di una propria voce che riecheggi quella dei padri (ripercorsi uno dopo l'altro come in un particolareggiato compendio della materia) ma che da loro non si faccia sopraffare. In questo senso La vedova incinta è anche un romanzo di formazione in cui la sostanza stessa della scrittura, con la sua labirintica ricchezza stilistica, i cambi di registro, le molteplici stratificazioni e allusioni, diventa allegoria della conquista. Il sortilegio del tempo trasforma il passato in qualcosa "di ricco e di strano", dice un altro poeta (in tanti occhieggiano fra le pagine di questo libro), e a volte può anche capitare di trarne qualche precetto. Regola numero uno: la cosa più importante che abbiamo è la nostra data di nascita. Che ci colloca dentro la Storia. Regola numero due: prima o poi ogni vita umana si fa tragedia, talvolta prima, sempre poi. Seguiranno altre regole.

Buono pulito e giusto
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Petrini, Carlo

Buono pulito e giusto

Einaudi, 18/10/2011

Abstract: Partendo dall'analisi dei cattivi comportamenti alimentari della nostra società, Carlo Petrini ci propone una riflessione per creare modelli nuovi di consumo, per un minore spreco del cibo, per un maggior rispetto dell'ambiente e dell'uomo, in base a tre semplici ed essenziali criteri: buono, pulito e giusto. Buono: relativamente al piacere che deriva dalle qualità organolettiche di un alimento; pulito: ovvero prodotto senza stressare la terra; giusto: cioè conforme ai concetti di giustizia sociale nei processi di produzione e distribuzione. Attraverso vivaci frammenti autobiografici (dalla storia dei peperoni di Costigliole d'Asti, agli incontri con le culture contadine in Messico, Scandinavia, Africa...) intercalati a riflessioni, cifre e proposte concrete, l'autore ci fa comprendere come sia possibile disegnare per il nostro pianeta un futuro sostenibile e un nuovo stile di vita.

Cielo di sabbia
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Lansdale, Joe R. - Conti, Luca

Cielo di sabbia

Einaudi, 21/06/2011

Abstract: Oklahoma, anni Trenta. Jack ha appena finito di seppellire entrambi i genitori e si aggira tra le rovine della sua casa, distrutta da una delle tempeste di sabbia che sconvolgono lo Stato, quando viene raggiunto da Jane e suo fratello Tony. Anche loro hanno perso tutto quello che avevano, e vagano in un mondo senza vita, nel quale ogni cosa, dalle piante al cibo, è sommersa sotto uno strato di polvere rossa. Ai tre ragazzi non rimane che rubare una macchina (il cui padrone è morto anche lui nella tempesta) e partire alla volta del Texas orientale, nella speranza di trovare pace e un¿occasione per ricominciare a vivere. Ma la strada fino in Texas, tra rapinatori e vagabondi, cavallette e alligatori, deliziose vedove e spietati sfruttatori, si rivelerà lunga e tortuosa, e costringerà i tre ragazzi a crescere e a confrontarsi con quel misto inestricabile di malvagità e solidarietà che alberga in ogni essere umano. "Uscii in retromarcia dalla rimessa e mi avviai traballante sulla sabbia. Le gomme non facevano bene contatto, e fui costretto a rallentare. Poi prendemmo il via. Era come cavalcare sulle onde dell'oceano. Andavamo lenti, ma andavamo. Non intendo raccontare storie. Furto o no, era una bella sensazione ritrovarsi al volante di una Ford V8, il piede sull'acceleratore e la consapevolezza di lasciarsi alle spalle tutti quei morti e quella sabbia per andare incontro a non so quale speranza. Proprio non sapevo dove stavo andando, ma una cosa la sapevo per certo. Dovunque stessi andando, su quella Ford rubata, è sicuro che intendevo arrivarci alla svelta".

Viaggio in Sardegna
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Murgia, Michela

Viaggio in Sardegna

Einaudi, 08/03/2011

Abstract: "Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose si strusciano nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C'è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto piú parlato, le parole sono luoghi piú dei luoghi stessi, e generano mondi. Questo è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci percorsi alla ricerca di altrettanti luoghi, piú uno. Undici mete, perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è cosí la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate".

Malone muore
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Beckett, Samuel - Tagliaferri, Aldo

Malone muore

Einaudi, 22/11/2011

Abstract: Malone muore è un fondamentale punto di svolta nella narrativa di Beckett. Da un lato è l'ultima prova di una narrazione centrata su un personaggio ancora in qualche modo romanzesco (Malone buon ultimo dopo i vari Murphy, Mercier, Molloy, Moran), dall'altro è già la liquidazione di quel modello, un post-romanzo che si costruisce intorno a un'assenza, a un'attesa indefinita e infinita, dove il soggetto non ha più alcuna identità. Le storie che Malone immagina nell'attesa di morire si confondono tra loro, i personaggi si sovrappongono, l'autore e il lettore svaniscono in quell'"unico grande ronzio continuo" che è la strana, buffa e tragica condizione della vita.

Un eremo non è un guscio di lumaca
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Zarri, Adriana

Un eremo non è un guscio di lumaca

Einaudi, 29/04/2011

Abstract: "Qualcuno dice che mi sono "ritirata" in un eremo; e io puntualmente reagisco. Un eremo non è un guscio di lumaca, e io non mi ci sono rinchiusa; ho solo scelto di vivere la fraternità in solitudine. E lo preciso puntigliosamente per rispondere all'obiezione che concepisce questa solitudine come un tagliarsi fuori dal contesto comunitario. E invece no. L'isolamento è un tagliarsi fuori ma la solitudine è un vivere dentro". È questo un libro da leggere in silenzio. Con la schiena ben dritta e gli occhi che guardano avanti mentre esplorano il mondo nei suoi dettagli: fiori, piante, frutta, animali. Così tutto ciò che vedi ti parla di sé e insieme di altro, degli altri, di quello che è fuori, diverso e straordinariamente unico. Se ti abbandoni a queste pagine, se le esplori e le ascolti, scopri che le stagioni della natura sono quelle dell'uomo e della vita, di un'età che si compie e si arricchisce ad ogni passo e sguardo. Scopri che una scelta di silenzio contemplativo è un modo per parlare forte e meglio a tutti. Che la solitudine può essere un luogo fecondo di incontro, una condivisione e un dialogo duraturo. Che una gatta (pardon, una micia), può anche scaldarti il cuore e che per difendere e proteggere ciò in cui credi vale ancora la pena di affrontare battaglie e sacrifici. Adriana Zarri, teologa, scrittrice, eremita, donna libera, prima di morire a novantuno anni compiuti, ha condotto tante battaglie e ha appoggiato, anche in aperto contrasto con le posizioni della chiesa cattolica, le iniziative a favore del divorzio e dell'aborto e le discussioni sul celibato del clero. Con la sua voce sottile, eppure vibrante e sicura, ci guida in un mondo antico e nuovo che è poi il nostro. Diverso e nuovo è il modo in cui lei va incontro al mondo. E diverso e nuovo è il modo di dirlo, usando con consapevolezza, e assaporandola, la potenza della parola: una parola meditata a lungo e coccolata, a volte stridente e scomoda, a tratti polemica, ma sempre affascinante e coraggiosa nella sua poetica esattezza. Nelle pagine di Erba della mia erba, pubblicate per la prima volta nel 1981 e qui riproposte, così come negli Altri resoconti di vita, narrazioni nuove e inedite, la propria esperienza di silenzio e di un vivere appartato è raccontata (senza essere mai testimoniata) nel suo farsi concreto, nello scorrere quotidiano e inconsueto di gioie, incontri, speranze e paure. Il proprio eremo, che sia l'amata cascina isolata del Molinasso oppure Cà Sàssino con il suo giardino pieno di rose, è sempre un luogo della vita e dell'anima dove racconto e realtà convivono e si contaminano, dove lo studio e la riflessione sono impastati di vita. E dove l'ospitalità, l'amicizia, la meditazione, la natura, la libertà e il dialogo non possono che essere momenti indispensabili alla vita e alla sua complessa bellezza.

La linea d'ombra (Einaudi)
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Conrad, Joseph - Marenco, Flavia

La linea d'ombra (Einaudi)

Einaudi, 01/11/2011

Abstract: Alle prime avvisaglie di giovinezza finita il protagonista di questo piccolo capolavoro decide di lasciare il mare e i tropici. Ma nell'albergo dove attende la nave che lo rimpatrii gli si presenta la grande occasione: un posto da capitano. E cosí il giovane ufficiale decide di affrontare il viaggio verso la maturità imbarcandosi su un veliero come stregato dal ricordo del precedente capitano morto pazzo, con un mare disperatamente immobile, con un equipaggio estenuato dalle febbri, marinai scheletrici che non hanno piú forza per manovrar le vele, in attesa di un soffio di vento che dissipi l'incantesimo.

La mummia della Repubblica
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Luzzatto, Sergio

La mummia della Repubblica

Einaudi, 05/04/2011

Abstract: Il lettore di questo libro si appresta a scoprire i dettagli di una vicenda che potrà sembrargli fin troppo gotica, e che ha per protagonista un misconosciuto scienziato di Lodi, Paolo Gorini: l'artefice materiale della mummia della repubblica. Dopo la morte del capo, il 10 marzo del 1872, i mazziniani scommisero su una conservazione perenne del suo carisma politico: dove la ricetta imbalsamatoria di Gorini valesse da pietra filosofale, e il Mazzini in carne e ossa, riscattato dalla sua umana caducità, garantisse al mazzinianismo un elisir di lunga vita. Ma il destino d'oltretomba di Mazzini avrebbe riservato, alla prova dei fatti, non poche sorprese. Con una nuova Premessa dell'autore.

Finanzcapitalismo
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Gallino, Luciano

Finanzcapitalismo

Einaudi, 01/03/2011

Abstract: Mega-macchine sociali: sono le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o servo-unità. Esistono da migliaia di anni. Le piramidi dell'antico Egitto sono state costruite da una di esse capace di far lavorare unitariamente (appunto come parti di una macchina) decine di migliaia di uomini per generazioni di seguito. Era una mega-macchina l'apparato amministrativo- militare dell'impero romano. Formidabili mega-macchine sono state, nel Novecento, l'esercito tedesco e la burocrazia politico-economica dell'Urss. Come macchina sociale, il finanzcapitalismo ha superato ciascuna delle precedenti, compresa quella del capitalismo industriale, a motivo della sua estensione planetaria e della sua capillare penetrazione in tutti i sottosistemi sociali, e in tutti gli strati della società, della natura e della persona. Così da abbracciare ogni momento e aspetto dell'esistenza degli uni e degli altri, dalla nascita alla morte o all'estinzione. Perché il finanzcapitalismo ha come motore non più la produzione di merci ma il sistema finanziario. Il denaro viene impiegato, investito, fatto circolare sui mercati allo scopo di produrre immediatamente una maggior quantità di denaro. In un crescendo patologico che ci appare sempre più fuori controllo. È possibile correggere le storture più evidenti della civiltà malata del denaro? Luciano Gallino, dopo aver disegnato, in un formidabile affresco, le grandi linee di questo processo, di natura epocale, prova a indicarci le strade possibili della "salvezza", le vie di fuga, tutte difficili è vero, alla ricerca di nuovi, ineluttabili, contromovimenti.

Racconti di Natale
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Massimi, Fabiano - Massimi, Fabiano

Racconti di Natale

Einaudi, 01/10/2011

Abstract: In questo volume, per la prima volta, tutti questi Natali vengono riuniti in una raccolta di racconti straordinari, in cui i piú bei nomi della letteratura di ogni tempo - da Stevenson ad Auster, da Calvino a Buzzati, dalla Alcott a Conan Doyle - fanno a gara per stupire, commuovere, divertire, emozionare, in un coro di voci uniche e ormai classiche che regalano il ritratto piú completo del giorno piú speciale dell'anno.

I fiumi profondi
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Arguedas, José M. - Bonetti, Umberto

I fiumi profondi

Einaudi, 01/03/2011

Abstract: "I fiumi profondi trasmettono qualcosa di un altro emisfero psichico ed espressivo" Mario Luzi Figlio di un avvocato di provincia finito in carcere, Ernesto, il bambino protagonista dei Fiumi profondi, è stato allevato dalle vecchie "mamme" di una comunità india. Il contatto con la natura immacolata e l'essere cresciuto in un mondo primitivo hanno marcato indelebilmente il suo carattere. Quando finisce in un collegio di Abancay, vive nel ricordo dei suoi amici indios e dei grandi e austeri paesaggi che era abituato a "respirare". Poi ad Abancay esplodono contemporaneamente il tumulto delle prostitute, la peste e la rivolta degli indios. Ernesto sembra ritrovare se stesso: sente in questi sconvolgimenti il segno di un destino superiore e vi partecipa come trascinato da forze magiche. La fuga dal collegio sarà per lui un ritorno alle sorgenti stesse della vita.

Il diavolo in blu
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Mosley, Walter - Amato Bruno

Il diavolo in blu

Einaudi, 19/04/2011

Abstract: "Quest'uomo ha un tocco davvero magico. Il diavolo in blu è senz'ombra di dubbio il romanzo di esordio piú forte e originale che abbia mai letto. Verrà inevitabilmente paragonato a Chandler, ma ha una limpidezza e una precisione che Chandler non ha mai raggiunto, e quel che racconta è di un'importanza fondamentale". Andrew Vachss Los Angeles, 1948. Easy Rawlins, texano, reduce di guerra, è appena stato licenziato dalla fabbrica aeronautica dove aveva trovato lavoro al rientro dal fronte, e ha un bisogno disperato di soldi per pagare l'ipoteca sulla sua casa. Soltanto per questo accetta la proposta di DeWitt Albright, un sedicente avvocato dall'aria quanto meno sospetta, che gli chiede di battere i locali di Watts e raccogliere notizie su Daphne Monet, una bellissima ragazza dalla pelle bianca come l'avorio, ma che adora la musica e la carne nera. L'indagine sembra facile, e Easy si muove in un ambiente del quale conosce molto bene luoghi e regole. Ben presto, però, la pista che dovrebbe portare a Daphne si riempie di cadaveri, Easy si trova con la polizia e la malavita addosso, e solo l'intervento di Mouse Alexander, un vecchio amico di Houston a suo agio con pistole e coltelli, potrà forse aiutarlo a salvarsi la pelle. Pubblicato per la prima volta nel 1991, e salutato come uno dei capisaldi del new noir, Il diavolo in blu è stato trasposto per il cinema nel 1995 da Carl Franklin, con Denzel Washington nel ruolo di Easy Rawlins.

1Q84 - Libro 1 e 2
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Murakami, Haruki - Amitrano, Giorgio

1Q84 - Libro 1 e 2

Einaudi, 08/11/2011

Abstract: 1984, Tokyo. Aomame è bloccata in un taxi nel traffico. L'autista le suggerisce, come unica soluzione per non mancare all'appuntamento che l'aspetta, di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza, nascosta e poco frequentata. Ma, sibillino, aggiunge di fare attenzione:" Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola". Negli stessi giorni Tengo, un giovane aspirante scrittore dotato di buona tecnica ma povero d'ispirazione, riceve uno strano incarico: un editor senza scrupoli gli chiede di riscrivere il romanzo di un'enigmatica diciassettenne così da candidarlo a un famoso premio letterario. Ma La crisalide d'aria è un romanzo fantastico - o almeno così dovrebbe essere - tanto ricco di immaginazione quanto sottilmente inquietante: la descrizione della realtà parallela alla nostra e di piccole creature che si nascondono nel corpo umano come parassiti turbano profondamente Tengo. L'incontro con l'autrice non farà che aumentare la sua vertigine: chi è veramente Fukada Eriko? Intanto Aomame (che pure non è certo una ragazza qualsiasi: nella borsetta ha un affilatissimo rompighiaccio con cui deve uccidere un uomo) osserva perplessa il mondo che la circonda: sembra quello di sempre, eppure piccoli, sinistri particolari divergono da quello a cui era abituata. Finché un giorno non vede comparire in cielo una seconda luna e sospetta di essere l'unica persona in grado di attraversare la sottile barriera che divide il 1984 dal 1Q84. Ma capisce anche un'altra cosa: che quella barriera sta per infrangersi. 1Q84 è stato accolto, alla sua uscita in Giappone, come il capolavoro di Murakami Haruki e immediatamente elevato a oggetto di un autentico culto, tanto che sono comparsi libri e riviste che provano a indagare i misteri e rispondere agli interrogativi che solleva questo romanzo fluviale, ricco di storie (e storie dentro storie), personaggi, idee. Un Murakami al suo meglio che riesce come non mai a centrifugare le suggestioni più diverse (dal folklore giapponese all'immaginario manga, dalla fantascienza occidentale alla tradizione letteraria orientale) e a esplorare le nostre ossessioni per dare vita a un mondo del tutto personale, onirico e malinconico, in cui nessuna realtà parallela ripaga per la nostalgia di un'amicizia d'infanzia, per un amore mancato.*** "Avviso ai nuovi lettori di Murakami: crea dipendenza". "San Francisco Chronicle" "I romanzi di Murakami resistono a ogni definizione: sembrano vivere di vita propria". "Daily Telegraph"