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La via della seta
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Boulnois, Luce

La via della seta

Bompiani, 30/11/2016

Abstract: Samarcanda, Bukhara, Khotan o Chang'an: sono alcune tappe dei famosi itinerari tra Oriente e Occidente lungo la via commerciale più famosa del mondo, molto evocata e spesso idealizzata dagli esploratori occidentali di fine Ottocento e inizio Novecento. Ma in che modo gli antichi romani scoprirono quei luoghi remotissimi? Cosa sapevano i cinesi del mondo europeo e come hanno fatto a conservare per secoli il segreto della produzione della seta? Marco Polo è davvero arrivato in Cina, oppure è stato solo una figura leggendaria? In questo libro, magnificamente scritto e che copre più di dieci secoli di storia, Luce Boulnois ha riversato lo studio prodigioso e appassionato di una vita. E, attraverso un'analisi rigorosa e documentata, risponde a ognuna di queste domande, raccontandoci i rapporti tra Oriente e Occidente e le reciproche influenze alla luce delle ultime scoperte archeologiche e dei recenti sconvolgimenti geopolitici.

Noi tre
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Fortunato, Mario

Noi tre

Bompiani, 30/11/2016

Abstract: Noi tre è la storia di Pier Vittorio Tondelli, di Filippo Betto e dell'autore di questo romanzo – tre ragazzi che volevano essere scrittori.Venivano dalla provincia, avevano pochi mezzi e "consideravano la letteratura il loro mondo segreto, oltre che la principale ragion d'essere". E poiché avevano quasi tutto in comune, "si amarono come ci si ama da ragazzi, senza remore morali né pietà". L'Italia è quella degli anni ottanta del secolo scorso. Un Paese opulento, di colpo incline a scrollarsi di dosso le molte ipocrisie della tradizione cattolica e di quella comunista. L'Italia che dissipò se stessa nell'ubriacatura del consumismo, ma anche una nazione che finalmente si affacciava alla modernità. Nella musica pop trionfavano le band neoromantiche. In letteratura si riscopriva il minimalismo. Nell'arte tornava l'uso dei pennelli e della tela. La pubblicità – Andy Warhol era ancora vivo – usciva dal dominio dell'economia per entrare in quello dell'estetica. Pier, Filippo e Mario inventarono un linguaggio quotidiano di amicizia, complicità, erotismo. E quella fu la loro "età del jazz" formato tascabile. Erano giovani, si sentivano liberi e persero tutto. Pier incontra subito la notorietà letteraria, pagandola a caro prezzo. Filippo è il più giovane: possiede il distacco dei fratelli minori, ma l'inquietudine lo divora. Mario, che dei tre si direbbe il più forte, è tuttavia il meno sicuro di sé. Pubblicando i loro libri, i ragazzi diventano uomini. Ma alla soglia dell'età matura Pier se ne va per colpa dell'aids. Poi anche Filippo va via, nella maniera contraddittoria e caotica che ha segnato la sua esistenza. Così Mario, rimasto solo, si chiede per anni se raccontare la storia della loro giovinezza meravigliosa e irrevocabile. Si chiede, e continua a farlo, che cosa ne penserebbero gli altri due. E per tentare di capirlo scrive Noi tre.

La mia vendetta
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Slaughter, Karin - Ricci, Anna

La mia vendetta

HarperCollins Italia, 01/12/2016

Abstract: Un racconto agghiacciante e diabolicamente intelligente scritto dalla regina del crime internazionale.Pam è stata una moglie devota e leale per vent'anni. Con John ha condiviso tutto – gli amici, la carriera, un figlio – e ha vissuto il matrimonio esattamente come previsto dai voti nuziali: in ricchezza e in povertà, nel bene e nel male... Fino al giorno in cui una tragedia ha cambiato tutto. Allora, dopo averla tradita pubblicamente nel modo peggiore, John se ne è andato. Nei tre anni successivi è diventato ricco sfondato mentre lei vive sulla soglia della povertà; la sua vita non fa che migliorare, mentre quella dell'ex moglie peggiora di giorno in giorno. br>Poi la fortuna gira di nuovo, e tutto a un tratto Pam ha l'opportunità di pareggiare i conti. E in un modo che nessuno avrebbe mai potuto prevedere.Questo ebook contiene un estratto di La ragazza dimenticata, il nuovo romanzo di Karin Slaughter.

Tre amici in cerca di saggezza
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André, Christophe - Jollien, Alexandre - Ricard, Matthieu - Baucia, Francesco

Tre amici in cerca di saggezza

Beat, 30/11/2016

Abstract: Un filosofo, uno psichiatra e un monaco buddhista – tre voci diverse, tre uomini che di solito si avventurano su strade che all'apparenza non coincidono affatto – si sono riuniti per tentare di rispondere alle domande che ogni essere umano si pone sulla propria condotta di vita, sulla propria maniera di dare un senso all'esistenza. Quali sono le nostre aspirazioni più profonde? Come fare in modo che il nostro mal di vivere non si accresca oltre misura?Come vivere con gli altri? Come sviluppare la nostra attitudine al bene e all'altruismo? Come diventare più liberi?Su ognuno di questi argomenti, e su molti altri ancora, i tre hanno discusso delle loro esperienze, dei loro sforzi e delle lezioni apprese lungo la loro ricerca e il loro cammino.Il risultato è questo straordinario trattato di saggezza a tre voci, un libro limpido e luminoso, fatto di punti di vista differenti che convergono sul compito essenziale dell'esistenza.Un libro per apprendere il mestiere di vivere."La vita è troppo breve per essere sprecata".Christophe André"Pagine illuminanti che fanno davvero bene".Version fémina"Un'opera fondamentale per uomini e donne di oggi".Le Parisien

Confessioni di un peccatore eletto
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Hogg, James - Pareschi, Monica

Confessioni di un peccatore eletto

Beat, 30/11/2016

Abstract: Robert Wringhim nasce nella tenuta di Dalcastle, in Scozia, verso la fine del XVII secolo, quando il paese è lacerato da violente dispute politiche e religiose tra gli avversari, in larga parte seguaci della Riforma, e i sostenitori, in larga parte cattolici, di Giacomo II, il re costretto a riparare in Francia.Wringhim nasce ufficialmente dall'unione della virtuosa figlia di uno zelante calvinista di Glasgow, un tale Baillie Orde, e George Colwan, erede dei possedimenti di Dalcastle di Balgrennan, "un buontempone" per il quale il timore di Dio non è molto superiore a quello nutrito per gli uomini. Robert non fa neanche in tempo ad emettere il primo vagito che il laird, il possidente di Dalcastle, rende chiaro di non avere alcuna intenzione di concedergli il proprio nome, visto che non intrattiene da tempo rapporti di sorta con sua moglie, rivelatasi ai suoi occhi di gentiluomo di campagna, incline a una rustica allegria, come la più inflessibile e la più cupa tra tutti i lugubri seguaci della Riforma.Così, mentre suo fratello George cresce come un ragazzo generoso e di buon cuore in compagnia del padre nella dimora principale di Dalcastle, per un anno e mezzo Robert vive segregato con la madre in un'ala secondaria del castello, finché non è allevato da Mr Wringhim, l'eminente pastore calvinista, assiduo frequentatore della madre, impietosito a tal punto da acconsentire a dare al bambino il suo nome.Il ragazzo è in tal modo precocemente esposto ai rigori della fede rigida e arbitraria del suo pastore. Gli insegnano a pregare due volte al giorno, e sette volte alle feste comandate, ma solo per gli eletti, dato che agli altri, ai blasfemi, come Lord Colwan e il fratello George, non è riservato altro che la più pura avversione.L'incontro con un enigmatico personaggio, Gil-Martin, un essere con poteri demoniaci o, forse, soltanto il prodotto di una mente alterata, porta alle estreme conseguenze l'esaltazione religiosa di Robert, che arriva a compiere le più efferate nefandezze credendosi il flagello nella mano del Signore, lo spirito devastatore nelle dimore degli empi, immune alle leggi e allo stesso peccato. Così, quando una mattina il giovane George viene trovato assassinato, i sospetti non possono che ricadere sul fratellastro, misteriosamente svanito nel nulla.Scritto nel 1824, Confessioni di un peccatore eletto può essere letto come una magistrale satira dei paradossi della fede, e in modo particolare della dottrina della predestinazione, come un potente affresco dell'identità nazionale scozzese così come si è storicamente data, oppure come quel magnifico romanzo sulla duplicità dell'animo umano che influenzò Robert L. Stevenson nella stesura del suo capolavoro Il dottor Jekyll e mr. Hyde."Un capolavoro inclassificabile: thriller, horror gotico, crime novel, fantasy, trattato di follia, satira della dottrina calvinista della predestinazione".The Independent"Un classico scozzese, un classico della letteratura mondiale".Ian Rankin, Observer "Un'opera così toccante, così divertente, così appassionata, così precisa e così misteriosa, che la sua riscoperta, dopo un lungo oblio, è stata una sorpresa che non ha ancora esaurito la sua risonanza".Karl Miller, The Times Literary Supplement

Il bravo di Venezia
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Lewis, Matthew Gregory - Vitangeli, Raffaella

Il bravo di Venezia

Beat, 30/11/2016

Abstract: Venerato un tempo da tutta Napoli, bandito poi dalla città in seguito alle trame ordite da uno spietato nemico, dopo varie peregrinazioni segnate dall'onta dell'onore perduto, all'alba del Settecento Abellino giunge a Venezia. Nelle cenciose vesti dell'ultimo dei vagabondi e dei reietti, si aggira per le calli, incutendo spavento e timore coi tratti alterati del suo viso, degni del più orribile degli angeli caduti.Una triste condizione, che lo spinge verso un destino ineluttabile: diventare il bravo di Venezia, il più temuto e inafferrabile bandito della città dei Dogi.Di lì a poco compare al cospetto del supremo magistrato della Serenissima un giovane di straordinaria bellezza, capace di confondere la mente e l'anima di ogni fanciulla. Dice di essere un aristocratico fiorentino, di chiamarsi Flodoardo e di essere in grado di liberare la città dai bravi, innanzi tutto dal più ripugnante ed efferato di tutti: Abellino.La risolutezza del giovane convince il Doge, che scaccia ogni sospetto di trovarsi davanti a un avventuriero. La sua avvenenza, inoltre, non tarda a fare breccia nel cuore di Rosabella, l'incantevole nipote del supremo magistrato.Opera dello stesso autore de Il monaco, primo romanzo gotico inglese della storia, Il bravo di Venezia è un avvincente racconto ambientato in una Venezia in cui nulla è ciò che sembra.Da grande conoscitore della letteratura tedesca, Lewis lo ricavò riadattando una storia di Heinrich Zschokke. Viene oggi riproposto in una traduzione italiana capace di restituire il duello epico e carico di mistero che l'alimenta, e di catturare l'attenzione del più smaliziato dei lettori odierni."Un'opera che si distingue per varietà e imponenza degli episodi. E per l'immaginario ricco, potente e fervido dell'autore".Samuel Taylor Coleridge "Un romanzo di inizio Ottocento ricco di suspense e mistero".Marzia Fontana, il Venerdì

Jamaica Inn
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Du Maurier, Daphne - Vaggi, Marina

Jamaica Inn

Beat, 30/11/2016

Abstract: All'inizio dell'Ottocento, Mary Yellan, giovane orfana di belle speranze e di avvenente aspetto, giunge al Jamaica Inn, una locanda tra i picchi e le scogliere della Cornovaglia, terra, all'alba del nuovo secolo, di pietre e ginestre rachitiche, di pirati e predoni.Dopo la morte della madre, l'unica parente rimasta alla ragazza è la zia Patience, proprietaria della locanda insieme col marito Joss Merlyn. Nel viaggio attraverso la brughiera selvaggia della Cornovaglia, Mary ha immaginato il Jamaica Inn come un accogliente rifugio, una dimora degna di quella zia che, da bambina, le appariva leggiadra come una fata con le sue cuffie ornate di nastri e le sue gonne di seta.Il suo sgomento è grande, dunque, quando scopre che la taverna è un covo di vagabondi, bracconieri, furfanti e ladri della peggior specie, e che della zia Patience, giovane donna vanitosa e piena di vita, non è rimasto nulla. Al suo posto c'è una povera creatura sfiorita, terrorizzata da un uomo gigantesco e brutale: suo marito, Joss Merlyn.Mary Yellan scapperebbe subito da quell'edificio buio e malmesso, dove nessun avventore oserebbe mai mettere piede, se non fosse per lei un punto d'onore difendere la zia dalle angherie di Joss, e se la sfida con quell'uomo violento, sorta forse dalla segreta, inconfessabile affinità sempre esistente tra caratteri forti, non la solleticasse.Quella taverna, dove si danno appuntamento i peggiori sgherri della Cornovaglia, è soltanto il porto di traffici illegali tra la costa e il Devon o è qualcosa di peggio, qualcosa che oltrepassa la stessa enigmatica figura di Joss? E che cosa ha a che fare la stanza chiusa in fondo al corridoio con i carri che si fermano ogni notte nel cortile della locanda? Romanzo in cui personaggi violenti e, insieme, fragili si muovono sullo sfondo di un paesaggio selvaggio, Jamaica Inn è un vero thriller di alta scuola, pieno di suspense e di inaspettati colpi di scena, una delle opere più riuscite dell'autrice di Rebecca, la prima moglie."Jamaica Inn si divora dalla prima all'ultima pagina".The Times "Jamaica Inn è forse il romanzo storico più perfetto che sia stato mai scritto".Good Guide Book

Amore e inganni ovvero Lady Susan Vernon di Jane Austen finalmente vendicata
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Stillman, Whit - Zabini, Alessandro

Amore e inganni ovvero Lady Susan Vernon di Jane Austen finalmente vendicata

Beat, 30/11/2016

Abstract: Deliziosi capelli biondi, delicati occhi grigi e ciglia nerissime, Lady Susan Vernon dimostra non più di venticinque anni, sebbene in effetti ne abbia dieci di più. Il suo contegno è del tutto adorabile e la sua voce e le sue maniere garbate e seducenti. E poi possiede l'incantevole qualità di apparire quasi sempre di ottimo umore, quali che siano le circostanze. Tuttavia c'è chi la giudica impertinente e presuntuosa e sostiene che la condotta da lei tenuta nel cercare marito per la figlia Frederica non si limiti affatto al fare civettuolo in uso nella buona società. Si sussurra che abbia addirittura trascurato il defunto consorte e incoraggiato altri uomini in passato, e stia ora cercando un marito, preferibilmente molto ricco, perfino per se stessa. Per questo, mentre il mondo grida allo scandalo, Lady Susan decide di cambiare strategia e senza preavviso alcuno si presenta a Parklands, dimora di suo cognato, capostipite dell'illustre famiglia DeCourcy. Una residenza rinomata per la straordinaria bellezza della sua facciata palladiana e per il contegno non certo esemplare del suo casato. Qui, nella quiete e nel lusso di un'antica dimora, lontana dalle voci maligne che circolano sul suo conto, Lady Susan intende cercare una nuova via che conduca lei e la giovane Frederica all'agognato altare.Giunto a noi per la prima volta nel 1784, grazie alla penna di una giovane Jane Austen, questa storia ci viene ora raccontata dal nipote di James Martin e della stessa Lady Vernon, Rufus Martin. Inorridito dal modo in cui quell'"autrice zitella, famigerata per le sue narrazioni vergate con penna intinta nel veleno e celate sotto la veste d'agnello dell'Anonimato" ha trattato la figura di sua zia, Rufus si assume quale sacro obbligo il compito di convincere il mondo intero della probità delle intenzioni di Lady Susan. Dal suo puntiglioso resoconto emerge il quadro di una gentildonna moralmente retta, benché scandalosamente attraente e civettuola, che si adopera per il bene della figlia e dell'intera comunità, in netto contrasto con l'epistolario austeniano, posto in calce a questo romanzo.Riuscitissima e divertente riscrittura dell'opera di Jane Austen, Amore e inganni è una commedia di costume diabolicamente spassosa, e imperdibile per tutti i lettori della grande scrittrice inglese, notoriamente inclini ad apprezzare l'ironia più di ogni altra cosa."Se amate la Austen sovversiva, crudele, divertente e scandalosa, allora amerete Amore e Inganni di Whit Stillman".The Times"Un adattamento incisivo e tremendamente spiritoso".Independent"Divertente... Lady Susan rimane deliziosamente malvagia".Vogue

Lolly Willowes
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Townsend Warner, Sylvia

Lolly Willowes

Adelphi, 15/12/2016

Abstract: Lolly Willowes è una donna amabile e solitaria, "benestante e con tutta probabilità destinata a non sposarsi". Va a Londra dal fratello maggiore. Ma rimane sempre un essere a parte rispetto alla famiglia, dove a poco a poco diventa una "zia Lolly" che tutti pensano di conoscere come un soprammobile. Intanto la mente di Lolly vaga, si allontana, si estrania in modo irrevocabile dal perbenismo bonariamente coercitivo dei suoi parenti.Lolly, in verità, cova da sempre in sé qualcosa, che è una vocazione: la vocazione della strega. Nella sua vita, osservata dall'esterno, sembra che non accada mai nulla. E invece in lei si tesse "un complotto di tenebra". Così, un giorno, Lolly si scrolla di dosso ogni vincolo e va a vivere da sola, in campagna. Ancora non sa che lì è andata per offrirsi come preda al Principe delle Tenebre. Che sarà puntuale ad aspettarla. Con impavida naturalezza, con ironica euforia, Lolly scopre una notte di trovarsi in mezzo a un Sabba e riconosce negli altri accoliti molti fra i suoi paciosi compaesani. Ma più che al Sabba, che finisce sempre per somigliare un po' a un ballo di beneficenza, Lolly è incline al colloquio con il Demonio, si presenti egli come un gatto irsuto o come un guardacaccia o come un paesaggio (e rare volte il paesaggio ha parlato come in questo romanzo). Allora si accende una superba esaltazione amorosa. Lolly, la "vergine negletta", ormai irraggiungibile dalla tediosità del mondo ("No! Non mi avrete. Non tornerò indietro"), ha scoperto quanto vi è di esplosivo in lei ("Ma le donne lo sanno di essere dinamite, e non vedono l'ora che si verifichi l'esplosione che renderà loro giustizia"). Di quella deflagrazione farà dono al suo "amoroso cacciatore", dallo sguardo "che non desidera e che non giudica", con il quale Lolly intreccia il suo dialogo, capriccioso e sottile, fra l'amante e l'amata: "Tu sei oltre, i miei pensieri sprizzano da te come nella teoria della forza centrifuga"."Lolly Willowes" apparve nel 1926.

Contro-passato prossimo. Un'ipotesi retrospettiva
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Morselli, Guido

Contro-passato prossimo. Un'ipotesi retrospettiva

Adelphi, 15/12/2016

Abstract: Questo romanzo, forse il più sottilmente paradossale e ragionato di Guido Morselli, invece che a un possibile futuro ci guida a un "contro-passato prossimo" pieno di sorprese. Come avvenne che la Prima guerra mondiale fu vinta, non già dalle potenze dell'Intesa, e con esse dall'Italia, ma da quelle degli Imperi Centrali? E come si svolse la sconcertante "Edelweiss Expedition", fulminea, ingegnosissima operazione militare con cui gli austriaci conquistarono nel giro di poche ore l'Italia settentrionale, dando così una svolta decisiva a tutta la guerra? E attraverso quali travagliate vicende sorse, negli anni immediatamente successivi, e sotto la guida di Rathenau, la UNOD (in italiano, Comunità Europea Democratica)? Prendendo le mosse dalle private elucubrazioni strategiche di un oscuro ufficiale nella Vienna del 1910, facendoci passare attraverso "una galleria di feluche, galloni, spalline, decorazioni", attraverso aule di Parlamenti e corridoi di Ministeri, colpi di mano militari, equivoci, sviste, inganni, manovre, astuzie, attentati, Morselli risponde a questi interrogativi, che certo faranno fremere i devoti del "Fatto, questo sacro mostro", ricostruendo davanti ai nostri occhi un passato ipotetico che ha un'allucinante concretezza, una tranquilla plausibilità, tale da indurci a concordare con lui che "il paradosso sta dalla parte dell'accaduto: dall'altra parte se ne sta, sconfitta, quella che chiamiamo (sebbene con ottimismo) 'logica delle cose'".Il puntiglioso accanimento nell'inseguire il dettaglio – di cui si ha una prova sbalorditiva nella prima parte, dedicata alla descrizione della "Edelweiss Expedition" –, la trascinante vena ironica e polemica, la lucidità nel percepire i rapporti fra le forze politiche ed economiche e nell'inserirvi l'azione dei singoli, da Rathenau a Hindenburg, da Giolitti a Lenin, rendono continuamente provocante la lettura di questo romanzo, che è insieme una macchina fantastica nutrita da un sottile estro teatrale e un rovente pamphlet contro la superstiziosa ossequienza alla Storia, che tanto spesso ha impedito e impedisce di vedere come la storia di fatto avviene.

Lo Stradivari perduto
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Falkner, John Meade - Poggi, Valentina

Lo Stradivari perduto

Neri Pozza, 30/11/2016

Abstract: Nel 1842, come ogni giovane di belle speranze proveniente da Eton, John Maltravers frequenta l'Università di Oxford, iscritto a uno dei più antichi college inglesi, il Magdalen Hall. Nelle ore libere dagli studi coltiva la sua grande passione: la musica. Valente violinista, si esercita spesso nel suo appartamento, accompagnato al pianoforte da William Gaskell, studente al New College ed eccellente pianista. In una notte insolitamente calda, quando Gaskell ha appena lasciato il Magdalen Hall, sfogliando gli spartiti lasciati sul tavolo dall'amico, John è attratto da una copia manoscritta di alcune suite, redatta a Napoli nel 1744. Seguendo uno di quei misteriosi impulsi che sfuggono al controllo della ragione, posa lo spartito sul leggio, toglie il violino dalla custodia e comincia a suonare l'Areopagita, l'unica suite del libro che ha il pregio di un titolo. Alle battute iniziali di un'aria piena di brio, sente dietro di sé un cigolio proveniente da una vecchia poltrona di vimini. Un po' divertito, un po' seccato, senza volgere lo sguardo, conclude l'aria, chiude lo spartito e va a dormire. Qualche tempo dopo, alle prime luci dell'alba di una notte insonne – sotto l'effetto esaltante dell'incontro serale con la bella Constance Temple – dopo aver suonato con incomparabile slancio l'inizio della suite, attaccando di nuovo quell'aria, John riavverte quel rumore sinistro, seguito stavolta da una sensazione inconsueta e sconvolgente. Volge lo sguardo e, nella luce argentea del mattino, scorge, seduta sulla poltrona di vimini, la sagoma di un uomo… Scritto dalla mano sapiente di John Meade Falkner, ispirato a grandi classici gotici come Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde, pari per eleganza a capolavori come Giro di vite di Henry James, Lo Stradivari perduto è la storia di una possessione che, nella compita Inghilterra vittoriana, travolge un giovane uomo sino al punto da trascinarlo lontano dagli affetti, dalla fede, dai retti principi morali, tra città gotiche e corrotte, atmosfere pagane e un'Arte così perfetta da sembrare maledetta. La storia della possessione di un rispettabile gentleman vittoriano "Scrivere una ghost-story lunga non è affatto semplice. Molti classici che narrano il soprannaturale tendono per questo a essere racconti. Lo Stradivari perduto rappresenta un'eccezione rara e importante. Un'opera estesa che trascende le limitazioni del genere".The Independent

Palazzokimbo
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Ventre, Piera

Palazzokimbo

Neri Pozza, 30/11/2016

Abstract: Nella prima metà degli anni Settanta, Stella, detta a scuola stelladamore, col nome attaccato al cognome, ha un palazzo intero per madre. A Napoli, tutti lo chiamano Palazzokimbo per via dell'enorme insegna pubblicitaria che campeggia sul tetto. Chili e chili di ringhiere, porte blindate, chiavistelli… un clangore di ferro risuona per i suoi otto piani, fino alla cima, una distesa asfaltata e ricoperta di antenne, da cui si scorge tutta la città, compresa la striscia di mare dove si erge la Saint-Gobain, la vetreria proprietaria degli appartamenti in cui vive il personale della fabbrica. Settanta famiglie di operai, come il papà di Stella, e impiegati ed elettricisti che hanno a che fare con silice, ossidi, nitrati e amianto, e rientrano a casa coi vestiti che sopra i baveri sembra vi sia uno spolvero di talco. All'ottavo piano abita la famiglia D'Amore. Ci sono i genitori, zia Marina, la sorella signorina di papà, i nonni paterni, Stella e sua sorella Angela. C'è pure un gatto, battezzato Otto, per un semplice calcolo d'aggiunta. Tanti D'Amore, e ciascuno con un passo e una voce, un modo di sbattere le porte, di strascicare i piedi, di richiudere sportelli, di calibrare il volume della televisione. Quattro piani sotto vive la signora Zazzà, che calza sempre le pantofole, indossa una quantità di stracci variopinti e cela un segreto che nessuno conosce. Quando non si aggira per Palazzokimbo, Stella trascorre il tempo incantato della sua infanzia con Consiglia, l'amica del cuore coi capelli rossi che le sfiammano lampi sulle spalle, le guance accese e la lingua velenosa. Nel ventre di Palazzokimbo penetrano, però, anche i fatti di fuori, gli eventi terribili della fine degli anni Settanta: la deindustrializzazione, il rapimento Moro, la strage di Bologna… L'esistenza dignitosa della brulicante umanità di Palazzokimbo appare allora soltanto come una fugace parentesi, e l'infanzia incantata di Stella come un breve preludio alla consapevolezza dei guasti della vita che l'età adulta dona. Finalista al Premio Neri Pozza 2015, Palazzokimbo svela il talento di una scrittrice capace di dare nuova linfa al romanzo di formazione e di restituirci con brio e impeccabile scrittura l'atmosfera dell'Italia degli anni Settanta. Romanzo finalista al Premio Neri Pozza 2015."Un romanzo ben costruito. Una forma curata e sicura. La protagonista resta il centro dell'universo narrativo ed esistenziale rappresentato con perizia dentro Palazzokimbo".Mirella Armiero, Corriere del Mezzogiorno - Campania"Domina nel romanzo di formazione della Ventre la fisicità strabordante di ogni elemento, che però ha una scintilla incantatoria agli occhi della bambina, che tutto tramutano in occasione per affrontare e conoscere il mondo".Pier Luigi Razzano, la Repubblica Napoli "Lo sguardo di una bambina su una metropoli tra voci e sortilegi".Fabrizio Coscia, il Mattino"Napoli insegna la cultura della condivisione che oggi in Italia non esiste più".Vittorio Zincone, Sette "Un romanzo dalla forte potenza narrativa...Un libro che coinvolge, perché chi scrive ha il vero dono di raccontare una storia".Romana Petri"Una scrittura molto bella, sapiente, affascinante, sicura".Sandra Petrignani

Boule de suif
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Maupassant, Guy de - Allegri, Giuseppe

Boule de suif

Feltrinelli Editore, 01/12/2018

Abstract: "La donna, di quelle che chiamano galanti, era celebre per la sua precoce floridezza, che le era valsa il nome di Boule de suif, palla di sego. Bassa, rotondetta, un vero fior di lardo, dalle dita paffute, strozzate alle falangi, simili a rosari di salsicciotti, dalla pelle lustra e tesa, un seno enorme e prorompente sotto gli abiti, era nondimeno seducente e molto corteggiata, tanta la sua freschezza era gradevole alla vista." Cercando di sfuggire all'invasione dei prussiani, un eterogeneo gruppo di fuggiaschi francesi dovrà cercare di convincere la giovane cortigiana che hanno tutti trattato con disprezzo a salvarli.In una nuova, fresca traduzione, il racconto nato da una sfida lanciata da Émile Zola che consacrò il genio di Maupassant.Numero di caratteri: 85.575

Ingrossare le schiere celesti
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Bouysse, Franck - Togliani, Maddalena

Ingrossare le schiere celesti

Neri Pozza, 01/12/2016

Abstract: Romanzo dall'atmosfera hitchcockiana, nella quale i contorni noti e i volti amici si trasfigurano alla luce macabra del sospetto, Ingrossare le schiere celesti è un noir d'autore magistrale, paragonato per lo stile, crudo e poetico assieme, alle migliori opere di Georges Simenon.Gus ha più di cinquant'anni e del mondo conosce soltanto i campi della sua isolata fattoria tra i monti, il bosco limitrofo e il paese di Pont-de-Montvert, nel sud della Francia, in cui saltuariamente è costretto a scendere per fare compere e commerciare. È un uomo schivo, diffidente, di poche parole: tutto ciò che gli interessa è continuare la propria vita senza essere disturbato, tra i suoi animali e la natura circostante, fino alla fine dei suoi giorni. Come unica compagnia, oltre all'amato cane Mars, ha Abel, il vicino, di vent'anni più vecchio, con il quale condivide le serate tra bicchieri di vino e reciproci racconti. Un giorno, mentre sta cacciando con Mars, sente dei colpi d'arma da fuoco e delle grida provenire dalla tenuta di Abel. Si precipita dal vicino e si trova davanti un luogo apparentemente abbandonato e tranquillo. Di Abel nessuna traccia. Sulla neve vicino al recinto brillano però inquietanti macchie rossastre. L'indomani, quando si imbatte finalmente nell'amico, Gus è sorpreso dal suo atteggiamento ostile. Le spiegazioni di Abel trasudano l'odore acre della menzogna. Ha sparato al proprio cane, dice, scambiandolo per una volpe, e non ha altro da aggiungere. Parole ambigue, che sono soltanto il preludio di una serie di avvenimenti oscuri. Di lì a poco, infatti, Mars viene ritrovato al margine del bosco, in apparenza ferito orrendamente da un animale più grosso, ma con accanto al corpo delle tracce confuse e il portachiavi di una Volkswagen. Poi, nelle ore in cui l'intero paese è in lutto e in preda alla costernazione per la morte dell'Abbé Pierre, una delle figure più carismatiche del Novecento francese, un gruppo di singolari predicatori si presenta alla porta di Gus alla ricerca di una collega scomparsa. Il turbamento di Gus si muta allora nella fredda certezza che qualcosa di inquietante sta accadendo lì, tra i suoi monti. Il miglior thriller francese dell'anno...per originalità e potenza delle sue parole, e una trama di prim'ordine.Christophe Laurent, Nice Matin"Un romanzo abbagliante, che mi ha lasciato sbalordito. Che talento! Che lingua! Fa pensare ai romanzi più duri di Simenon".Bernard Poirette"Un romanzo bellissimo, misterioso e struggente".La Cause Littéraire

Dal naufragio di Europa
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Pound, Ezra - Cookson, William - Agamben, Giorgio - Paradisi, Valentina

Dal naufragio di Europa

Neri Pozza, 01/12/2016

Abstract: Questa ampia antologia degli scritti in prosa di Ezra Pound è la sola che l'autore abbia fatto in tempo ad autorizzare tre mesi prima della morte. Che tratti di poesia, di religione o di economia, la sua voce parla "dal naufragio di Europa", dalla "terra devastata" della cultura occidentale, che forse nessuno come lui ha attraversato con assoluta lucidità e altrettanto assoluta visionarietà. Solo Pound – ha detto una volta Eliot – è capace di vedere tutte le figure del passato come contemporanee: Omero e Cavalcanti, Dante e Mussolini, Mani e Browning, Persefone e Woodrow Wilson, Confucio e Arnaut Daniel sono per lui ugualmente vivi e ugualmente significanti. Per questo l'ABC dell'economia non è meno importante dei principi dell'arte della poesia e la critica, tuttora attuale, del sistema bancario, "che strozza i popoli attraverso la moneta", va di pari passo in queste pagine con una limpida introduzione agli assiomi della religione e della filosofia. Che il poeta che aveva percepito con più acutezza la crisi della cultura moderna abbia dedicato un numero impressionante di opuscoli alla critica della "denarolatria" e dell'usura è, in questo senso, perfettamente coerente. "Gli artisti sono le antenne della specie. Gli effetti del male sociale si manifestano innanzitutto nelle arti. La maggior parte dei mali sociali sono alla loro radice economici". "Pound è il poeta che si è posto con più rigore e quasi con "assoluta sfacciataggine" di fronte alla catastrofe della cultura occidentale".Giorgio Agamben

Daphne
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Rosnay, Tatiana de - Folin, Alberto

Daphne

Neri Pozza, 01/12/2016

Abstract: "Il ritratto di una donna ribelle, libera, completa". Marine Tilly, Le PointIl 13 maggio 1907 a Mayfair, in una imponente dimora dal frontespizio neoclassico, nasce Daphne du Maurier, figlia di Gerald e Muriel Beaumont.Sua madre, Muriel, è un'ex attrice di teatro, che ha esordito sulle scene nel 1898, anno in cui era quasi un'adolescente. Nel 1902 ha incontrato Gerald; recitavano nella stessa commedia, scritta da quello che sarà poi un amico di famiglia: James Matthew Barrie, detto zio Jim, l'autore di Peter Pan. Muriel Beaumont ama dire che ha smesso di calcare i palcoscenici quando, diventata una du Maurier, ha dovuto far fronte ai suoi doveri di moglie e di madre, ma, crescendo, Daphne capisce subito la ragione vera della sua scelta. Nella tribù dei du Maurier c'è posto per un solo attore, un solo istrione capace di brillare e fare il bello e il cattivo tempo: suo padre Gerald.Abile, creativo, affascinante sulle scene, Gerald du Maurier è da tempo oggetto di venerazione delle spettatrici che accorrono numerosissime alle sue rappresentazioni, e non tarda a esserlo anche di sua figlia Daphne, suscitando, tra le mura domestiche, una malcelata gelosia da parte di Muriel.Daphne attende con impazienza quei momenti privilegiati al primo piano di Cannon Hall, la casa al numero 14 di Cannon Place, in cui, accanto al focolare, di fronte a una tazza di tè, con una sigaretta tra le dita, Gerald le racconta l'infanzia di suo padre, George du Maurier, detto Kiki, pittore e romanziere che si era dedicato alla scrittura grazie all'amico Henry James.La lettura dei romanzi di Kiki, innanzi tutto Peter Ibbetson, l'opera in cui rievoca il fascino della Parigi del 1840, apre a Daphne il mondo incantato della letteratura. Leggere Dickens, Thackeray, Scott, Stevenson, Wilde le appare un sortilegio, una potente via di fuga, tanto affascinante quanto l'Isola Che Non C'è di Peter Pan, l'eroe che è entrato nel suo cuore una sera d'estate della sua infanzia, in cui Daddy si è affacciato nella nursery assieme a zio Jim, un ometto dallo sguardo intenso, baffoni neri e fronte alta.Vestita come un impertinente ragazzino, con calzoncini corti, calzettoni di lana, grosse scarpe sgraziate, anche Daphne ha la sua Isola Che Non C'è, il mondo racchiuso in un quaderno lungo e nero, su cui scrive nel silenzio della sua stanza al secondo piano. Un quaderno in cui si annuncia già il suo luminoso destino di scrittrice… Con una prosa impeccabile, Tatiana de Rosnay ci restituisce il romanzo della vita di una delle più complesse e tormentate figure di donna del Novecento, la scrittrice inglese Daphne du Maurier, autrice di romanzi come Rebecca, la prima moglie, Gli uccelli, Jamaica Inn."Questo libro si legge come un romanzo. Ma niente è inventato. È tutto vero. È il romanzo di una vita". Tatiana de Rosnay"La biografia di Daphne du Maurier alza il sipario sull'esistenza aristocratica e dorata, ma anche oscura e torbida dell'autrice britannica". Roberto Bertinetti, il Messaggero"Tatiana de Rosnay ci propone ci propone una biografia più avvincente di un romanzo". Grazia Giordani, L'Arena

Vita e morte di Emile Ajar
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Gary, Romain - Fedriga, Riccardo - Fedriga, Riccardo

Vita e morte di Emile Ajar

Neri Pozza, 01/12/2016

Abstract: "Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie ": il 21 marzo 1979 Romain Gary terminò con queste lapidarie parole la stesura di questa piccola opera. Due giorni prima di togliersi la vita con un colpo di pistola nel suo appartamento di rue du Bac a Parigi, precisamente il 30 novembre 1980, provvide a inviarla al suo editore, Robert Gallimard, con la raccomandazione di renderla pubblica previa intesa con Diego Gary, suo figlio. Il 17 luglio 1981 Gallimard diede alle stampe l'opera, e la pubblicazione costituì un evento che mise letteralmente a soqquadro l'intera società letteraria parigina. Quelle paginette rivelavano, infatti, che Émile Ajar, il romanziere vincitore del Goncourt con La vita davanti a sé, l'inventore di un gergo da banlieue e da emigrazione vent'anni prima di Pennac, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary, l'autore bollato dallo stesso comitato dei lettori della narrativa Gallimard come uno scrittore finito, "a fine carriera". Lette oggi, a 35 anni di distanza dalla pubblicazione, esse non appaiono soltanto come la divertita confessione di una delle più grandi "mistificazioni letterarie" mai avvenute, ma anche come un autentico "testamento letterario" che getta luce sull'idea di letteratura che ha guidato l'intera opera di Romain Gary. Un'idea fondata, come scrive Riccardo Fedriga nella postfazione a questa edizione, su "una vera e propria "poetica del fare pseudo", cioè diventare un personaggio che non si appartiene mai, inafferrabile, sempre altro sia a se stesso sia da se stesso". Émile Ajar, Fosco Sinibaldi, Shatan Bogat, Romain Gary stesso, pseudonimo di Roman Kacev, non sono altro, da questo punto di vista, che nomi di questa poetica, tentativi, cioè, di uscire dall'"impostura dell'esistenza" reale e di vivere la propria autentica esistenza nella verità della letteratura."Uno dei più immaginifici inventori di storie e di se stesso è stato Romain Gary".Wlodek Goldkorn, l'Espresso"Gary/Ajar crea un linguaggio nuovo da banlieue e da emigrazione, che anticipa la realtà mettendo in scena il ritratto di una società francese multietnica".Fulvio Panzeri, Avvenire

Percorsi e luoghi della conoscenza. Dialogando con Giovanni Solimine su biblioteche, lettura e società
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Di Domenico, Giovanni - Paoloni, Giovanni - Petrucciani, Alberto - Di Domenico, Giovanni - Paoloni, Giovanni - Petrucciani, Alberto

Percorsi e luoghi della conoscenza. Dialogando con Giovanni Solimine su biblioteche, lettura e società

Editrice Bibliografica, 02/12/2016

Abstract: Il volume è una testimonianza di stima e di ringraziamento che alcuni colleghi, collaboratori ed amici di Giovanni Solimine desiderano offrirgli per la sua attività di studioso e di docente universitario, e si presenta come una sorta di "seminario virtuale" organizzato in tre "sessioni" o "tavole rotonde", dedicate rispettivamente alle Biblioteche pubbliche (gestione consapevole, funzioni, futuro), alla Lettura (dal quadro storico all'ambiente digitale) e al contesto più ampio in cui biblioteche e lettura sono stati inquadrati appunto da Giovanni Solimine nel suo recente volume Senza sapere. Ciascuna "sessione" contiene quattro o cinque "interventi di discussione", uno dei quali con funzione introduttiva e di raccordo. Gli interventi fanno il punto, spesso a partire da sollecitazioni degli scritti di Giovanni Solimine, sui temi più attuali che riguardano le trasformazioni delle biblioteche e della lettura nell'epoca della rete e il loro ruolo per la crescita culturale e sociale del paese, in un momento in cui si avverte con particolare urgenza la necessità di rilanciare le politiche culturali, dell'istruzione e della ricerca. Oltre ai curatori (Giovanni Di Domenico, Giovanni Paoloni, Alberto Petrucciani) intervengono Massimo Belotti, Massimo Bray, Paola Castellucci, Gianfranco Crupi, Tullio De Mauro, Paolo Di Giovine, Chiara Faggiolani, Anna Galluzzi, Mauro Guerrini, Giuseppe Laterza, Guido Melis, Gino Roncaglia, Paolo Traniello, Maurizio Vivarelli, Paul Gabriele Weston.

L'estate prima della guerra
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Simonson, Helen - Brovelli, Chiara

L'estate prima della guerra

Neri Pozza, 01/12/2016

Abstract: È l'estate del 1914 a Rye, un piccolo centro che emerge dalle paludi piatte del Sussex come una magnifica isola di tetti rossi protesa verso il mare. L'arciduca Francesco Ferdinando è stato assassinato a Sarajevo, ma la vita in paese scorre tranquilla. L'eco di quanto accade a Whitehall, la sede londinese del Foreign Office, di solito sonnolenta in quella stagione, e ora brulicante di funzionari affaccendati, politici e generali, giunge decisamente attutita tra le strade della piccola città. Giacca e gonna strette, secondo i dettami della moda, collo lungo e capelli castani delicata-mente raccolti sulla nuca, Beatrice Nash sbarca a Rye per prendere possesso dell'incarico di in-segnante di latino nel locale ginnasio. I membri dell'amministrazione della scuola, l'arcigna moglie del sindaco, Mrs Fothergill, Lady Agatha Kent, dama in vista del paese che sogna di veder emergere un giorno dei grandi leader dai figli dei contadini con i calzoni corti e le ginocchia sporche, erano pronte ad accogliere "un'insignificante fanciulla", come Lady Marbely si era premurata di assicurare. Grande è dunque la loro sorpresa quando si imbattono in una giovane donna attraente che si è lasciata presto alle spalle la frivolezza dell'infanzia, accompagnando il padre letterato nei suoi numerosi viaggi e, dopo la morte del genitore, decidendosi a vivere del suo lavoro senza convolare a nozze, come impone il costume del tempo a una ragazza orfana. Stabilitasi nel paese, a Beatrice Nash basta poco per scoprire la sottile linea che separa gli a-bitanti di buon cuore di Rye da quelli animati dalla gretta cura dei propri interessi. Tra i primi figu-rano certamente Lady Agatha, cui premono davvero le sorti del ginnasio, Daniel Bookham, giova-ne poeta dai capelli spettinati ad arte e l'aria bohémien, l'amico del cuore di quest'ultimo, Craig-more, figlio dell'altezzoso Lord North, e Hugh Grange, il giovane, aitante assistente di Sir Alex Ramsey, chirurgo tra i più stimati d'Inghilterra. Tra i secondi Mrs Fothergill, la prepotente moglie del sindaco, l'untuoso Mr Poot, suo nipote, e Lord North, che non esita a ricorrere agli stratagem-mi più subdoli pur di spezzare il legame che unisce Daniel Bookham a suo figlio Craigmore. Il 4 agosto del 1914 la Germania invade il Belgio e, com'è abitudine di tutte le guerre, il conflitto travolge il piccolo ordinato mondo degli abitanti di Rye, mutando desideri e speranze e mostrando, ad un tempo, il vero volto del coraggio e della viltà. Con una scrittura meticolosa e ricca di fascino Helen Simonson tratteggia un vivido, acuto ri-tratto della società inglese di inizio Novecento, evocando un'intera epoca attraverso la descrizione delicata e struggente dell'estate che ha preceduto il primo grande conflitto mondiale."Una storia che diverte e avvince… che parla di intelligenza, dignità e coraggio".New York Times"Radioso… mi sono trovata a girare le pagine con crescente stupore e piacere. La Simonson ricorda una Jane Austen o un Henry James dei nostri tempi e L'estate prima della guerra è un autentico gioiello".Paula McLain, autrice di Una moglie a Parigi

La fonte sacra
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James, Henry - Perosa, Sergio - Agamben, Giorgio

La fonte sacra

Neri Pozza, 02/12/2016

Abstract: "La fonte sacra è il solo romanzo lungo in cui James si serve di una voce narrante in prima persona […]. Leon Edel ha riassunto in due righe la trama del romanzo: "un acuto e ipersensibile osservatore passa un fine settimana in una casa di campagna studiando ciò che ritiene essere il modo in cui due coppie si svuotano a vicenda". La "sacra fonte" che dà il titolo al libro è quella da cui ciascuno dei quattro, secondo il narratore, attinge vita, intelligenza e giovinezza, che passa poi all'altro, alternativamente svuotandosi e riempiendosi. Ciò che – attraverso una fitta trama di ipotesi e di smentite, di indizi e di controprove, che fanno assomigliare il romanzo a una detective-story senza delitto – il narratore si studia di comprendere è da quale donna – da quale fonte – Gilbert Long, notoriamente sciocco, ha tratto improvvisamente la sua intelligenza e bevendo a quale sorgente la quarantenne signora Brissenden ha riacquistato la giovinezza che suo marito, anagraficamente più giovane, ha invece perduto […]. Nessuna delle risposte che di volta in volta egli crede di dover dare – Lady John, May Server, forse la stessa signora Brissenden – trova conferma […]. La fonte sacra è, in questo senso, l'esperimento supremo dell'arte di Henry James […]: ciò che alla fine il narratore – e con lui il lettore – contempla è un'ispirazione pura e senza oggetto, una Musa senza volto e senza nome […]". Dalla prefazione di Giorgio Agamben "La fonte sacra è l'esperimento supremo dell'arte di Henry James".Giorgio Agamben "Uno straordinario metaromanzo in cui il grande scrittore americano mette in scena la propria visione della creazione artistica".Benedetta Craveri, la Repubblica