Trovati 858306 documenti.
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Storia della fatica. Dal Medioevo a oggi
Il Saggiatore, 20/11/2024
Abstract: Storia della fatica è un'esplorazione della stanchezza attraverso le epoche e le culture: una narrazione in cui si incrociano i cambiamenti delle nostre strutture socio-lavorative e quelli riguardanti i corpi e l'autopercezione, l'impatto della guerra e la nascita ed evoluzione dell'attività sportiva. Dal lavoratore medievale chino a vangare la terra fino all'impiegato ingobbito sulla scrivania o risucchiato dallo schermo di un pc, il modo in cui definiamo la fatica ha sempre detto molto del rapporto che abbiamo con noi stessi, con gli altri e con il nostro organismo. Se infatti dietro ogni sforzo c'è sempre stato un racconto e in ogni manifestazione della spossatezza c'è sempre stata la descrizione di un ruolo sociale o una promessa di redenzione, anche nei metodi che abbiamo escogitato per alleviare questa sensazione si nasconde il segno della società e delle sue metamorfosi: dalla scoperta in età moderna degli abiti freschi, del tabacco, del caffè e di altri stimolanti chimici (non ultime le droghe) al ricorso alle terapie psicologiche, alla meditazione e all'ascolto di sé per alleviare stress, disagi psicosomatici e burnout. Alternando testimonianze scritte ad altri documenti d'archivio, quest'opera approfondisce i molti modi in cui sono cambiati i suoi simboli di secolo in secolo, arrivando fino ai giorni nostri, a uno sfinimento che si è moltiplicato in modo incontenibile, spostandosi dal corpo alla mente e dalla vita lavorativa a quella domestico-familiare. Ciò che sembra suggerirci Georges Vigarello è che solo collocando ciò che succede oggi in un processo di trasformazioni storiche saremo in grado di comprenderci meglio e di arrivare al punto in cui la fatica sia sì una costante con cui convivere, ma soprattutto qualcosa che è possibile gestire e controllare.
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Il Saggiatore, 25/11/2024
Abstract: Tre nidi racconta del bello che c'è accanto a ognuno di noi, della gioia di trovare il proprio posto nel mondo. C'è una Madonnina che è una colomba tutta bianca. C'è un falco azzurro che vuole uccidere Dio. C'è un gufetto che vive assieme al padre nella mansarda di un castello. Da lì, librandosi in volo, si potrebbe sorvolare la corrente dello Scuropasso o le colline di Vallemezzo e arrivare a Montallegro. Raggiungere Eli, una ghiandaia con cui il gufetto talvolta gioca; abbracciare la Madonnina, lei che ha "perduto il suo piccolo quando piccolo oramai non era più"; forse, se si è fortunati, avvistare Dio, che vive nel segreto. Il gufetto però è timoroso, muove i suoi passi sulla terra lì vicino come a misurarla, e ogni punto su cui posa lo sguardo risuona di nomi: attorno a lui ci sono i barattoli colmi di api, i cuochi ranocchi, le chiesette votive abitate da cavalli e astori, il perimetro dolce delle cose che respirano, bruciano e "crodano"; il mondo conosciuto. E poi ci sarebbe l'altrove, "il mondo che continua" oltre la collina di cui gli ha parlato la Madonnina, con il suo miraggio di avventura, con i suoi sogni e i suoi incubi che stentano a prendere forma.
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Il Saggiatore, 21/11/2024
Abstract: Una vita di paese è una raccolta di poesie che ci immerge nella quotidianità di un borgo rurale, tra le vite ordinarie e i paesaggi interiori dei suoi abitanti. Louise Glück ci conduce attraverso le stagioni, i cicli della natura e le emozioni umane: un uomo trova conforto nel crepuscolo, dei giovani amanti esplorano l'intimità, una donna anziana rivendica la libertà della notte, un contadino brucia le foglie morte, un uomo cerca rifugio nel vino e nei ricordi, una coppia riscopre la passione perduta. Desiderio e solitudine, amore e perdita, memoria e oblio, vita e morte si intrecciano nei versi della poetessa. Una vita di paese è un invito a rallentare, a osservare il mondo con sguardo poetico, a cogliere il segreto dei gesti abituali e a riflettere sulla nostra esistenza. A ricordarci che la poesia può nascere anche dai gesti più semplici e che la vita, pur nella sua fragilità, è un dono sorprendente.
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Il proprio tempo appreso col pensiero. Scritto politico postumo
Il Saggiatore, 25/11/2024
Abstract: Con questo scritto "volutamente postumo", stilato in quelli che sapeva sarebbero stati gli ultimi mesi della vita, Mario Tronti consegna a chi rimane il condensato del suo programma di critica della politica. Senza che mai vengano meno la passione, l'ironia, il disincanto di sempre, ritornano i temi del suo incessante ricercare attorno alla possibilità di trasformazione del mondo, nella consapevolezza disillusa che il suo "Che fare?" è inattuale ma non improponibile. Ancora una volta al centro della riflessione di Tronti sono la storia politica del Novecento e i suoi snodi, dagli albori del secolo al biennio 1989-1991, una parabola osservata a distanza di decenni dalla sua conclusione e dall'assestamento di un nuovo ordine mondiale. Ma la storia non interessa a Tronti come oggetto di racconto, compito dello storico, o di interpretazione, compito del filosofo, bensì come oggetto di pensiero, e questa è prerogativa del politico. Pensiero di parte, naturalmente, perché pensare dev'essere condizione del trasformare, "estrarre dal passato accenni di futuro". La riflessione sulla storia è così anche una riflessione, del tutto priva di autobiografismi, sulla propria vicenda di pensatore, in cui sono convocati autori "che dicono le stesse sue cose": Marx, Hegel, Lenin, i classici del realismo politico, ma anche Paolo di Tarso e la "secolarità sacra" di Panikkar, oltre alle profezie degli artisti amati, Musil, Mann, Dostoevskij. La ricapitolazione delle vicende su cui Tronti ha ragionato e di quelle di cui è stato testimone diretto è retrospettiva quel tanto che serve a lanciare un programma per il presente, come le consegne provocatorie a "salvare la rivoluzione dal socialismo " e a "salvare la libertà dalla democrazia".
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Il Saggiatore, 25/11/2024
Abstract: La Casa della luce è un'opera unica in tre movimenti: tre racconti raggelanti di una delle più importanti autrici giapponesi contemporanee; tre donne dalla vita apparentemente serena e banale, che si trovano a fronteggiare l'abisso, inatteso, che si fa strada in loro. Una clinica, un pensionato studentesco e un orfanotrofio: sono questi i luoghi familiari e assieme sconosciuti in cui le protagoniste di queste storie proiettano i ricordi di un passato cristallizzato e vivono un presente sospeso e immobile. Edifici essenziali, anonimi, talvolta austeri o asettici, luminosi e insieme tetri, nei quali il tempo trascorre con l'estrema lentezza delle gocce che cadono da un soffitto logoro, tra i gesti di una routine descritta con glaciale precisione. Nel primo racconto una ragazza documenta con cinismo e crescente morbosità i nove mesi di gravidanza della sorella maggiore. Nel secondo, una donna, assillata da un rumore che rimbomba nella sua testa, torna nella residenza studentesca in cui ha vissuto durante gli anni dell'università per accompagnare suo cugino; proprio lì, dove un ragazzo è sparito inspiegabilmente. Nel terzo, un'adolescente descrive la sua vita dentro una casa-famiglia gestita dai propri genitori, nella quale si sente la più orfana tra gli orfani e finisce per coltivare invidie, pericolose vendette e un inconfessabile amore. Nella Casa della luce Yoko Ogawa racconta l'inquietudine della normalità: la crepa che d'improvviso appare tra le nostre illusioni di sicurezza e che minaccia di distruggere tutto ciò che abbiamo costruito un gesto alla volta, un sussurro alla volta, come "api sotto la pioggia".
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Il Saggiatore, 25/11/2024
Abstract: In Scrivere oltre la razza, bell hooks affronta il dibattito contemporaneo sul razzismo e offre un punto di vista radicale per eliminare le barriere socioculturali che ci dividono, ancora oggi, per colore, classe e genere, anche all'interno del femminismo. Hooks parte da un assunto fondamentale: l'ideologia suprematista bianca è più viva che mai e plasma l'esistenza di chiunque, non solo delle persone nere, trasmettendosi all'interno delle singole comunità lungo i binari delle differenze economiche, sociali e di genere. Un condizionamento avviene, per esempio, dal momento in cui i bambini e le bambine vengono introdotti alla cultura dominante (che per l'autrice si riassume nella locuzione "patriarcato capitalista imperialista suprematista bianco"), specialmente attraverso i media, l'educazione scolastica e l'influenza – a volte negativa – dei loro compagni. Spaziando dall'estetica che perpetua l'immagine della donna bianca e bionda come "più bella", sino alle rappresentazioni razzializzate dei personaggi neri in film e libri contemporanei, e prendendo spunto dalle biografie di Malcolm X e Martin Luther King, l'analisi di bell hooks è chirurgica nell'evidenziare quali siano i problemi e quanto facciano parte dell'impalcatura stessa su cui si regge la nostra società. Ma, come sempre, la sua scrittura non ci lascia imprigionati nell'evidenza di una questione sociale. Ogni barriera può e deve essere abbattuta e la soluzione è ancora una volta l'amore, perché dove c'è amore non può esserci dominio. Attraverso le pratiche di cui ha fatto esperienza in prima persona e che sono il fulcro del suo attivismo, come quelle dell'ascolto, della condivisione e della partecipazione nella diversità, è possibile superare il razzismo e trasformare radicalmente la nostra vita quotidiana.
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Il Saggiatore, 22/11/2024
Abstract: L'invalido di guerra Nat Hocken scruta il mare vicino alla sua fattoria. Gli piace osservare il movimento degli uccelli sopra l'acqua, vedere come cambia al mutare delle stagioni, seguendo l'urgenza di mettersi in viaggio, migrare verso sud. Quest'anno, però, gli uccelli sembrano molti più del solito e meno timorosi del contatto umano: si avvicinano imprudentemente agli aratri al lavoro sui campi, si accalcano alle finestre come a cercare un riparo dall'inverno che si avvicina. Qualcosa non va. Perché uno stormo ha assalito Nat in casa sua cercando di penetrargli con il becco le orbite? Perché i cieli si fanno neri di bestie improvvisamente ostili? Con il passare delle ore le aggressioni si fanno sempre più feroci e frequenti. È l'inizio di una battaglia tra natura e uomo che non potrà che concludersi con la sconfitta di una delle due parti. I sei racconti della raccolta Gli uccelli – qui riproposti come nell'edizione del 1952 – sono uniti da un filo di tensione e angoscia. Daphne du Maurier si dimostra ancora una volta una maestra dell'attesa, capace di andare in profondità nelle psicologie, di dare vita a una suspense in grado di farci provare il desiderio che il tormento finisca subito e, assieme, che continui ancora a lungo. Spesso considerata una scrittrice di "genere", commerciale, e quindi trascurata dalla grande critica, in questi racconti du Maurier si dimostra invece straordinariamente abile nel cesellare il terrore con un'abilità sovrannaturale, di dipingere l'ossessione in modo impossibile da dimenticare. Dimostrando che la grande scrittura non è quella che ti indica con precisione gli uccelli che volano nel cielo: è quella che non ti fa più guardare al cielo nello stesso modo.
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Il Saggiatore, 25/11/2024
Abstract: C'è una coppia in un ristorante a Venezia. A guardarli da lontano sembrano due turisti di mezz'età in vacanza. Se si osserva meglio, ci si accorge invece del freddo che li avvolge: sono passati solo pochi mesi da quando la loro bambina, Christine, è morta e da allora la donna è crollata in una profonda depressione. Due anziane sorelle li avvicinano; una di loro, cieca, sostiene di essere una sensitiva e di aver "notato" di fianco a loro una bambina bionda con un impermeabile rosso. Che sia il fantasma di Christine?È l'inizio di una frequentazione che si farà giorno dopo giorno sempre più inquietante e morbosa: mentre la donna, convinta di poter comunicare con la figlia, diverrà a poco a poco succube delle due, il marito tenterà di tutto per sottrarla al loro abbraccio soffocante. Quando, dopo una misteriosa serie di omicidi, la veggente vaticinerà una disgrazia che si abbatterà sull'uomo se non lascerà subito Venezia, la moglie dovrà prendere una decisione: a chi credere? Che cosa fare? Trasportato sul grande schermo nel 1973, con Julie Christie e Donald Sutherland nel ruolo dei coniugi, in oltre cinquant'anni la tensione generata da questo racconto non ha mai smesso di soggiogarci. Il terrore che unisce le cinque storie raccolte in Non voltarti è infatti un'angoscia invisibile, che si annida tra le pieghe della psiche umana, nelle sue ossessioni, nelle sue debolezze. Con una scrittura sempre elegante, anche al culmine della suspense, Daphne du Maurier in queste pagine ci mette davanti agli angoli bui che si possono celare dietro ogni spiaggia assolata, dietro ogni spensierata occasione di riposo, dietro ogni momento di intimità. Perché è proprio quando stiamo tirando il fiato per uno scampato pericolo che dobbiamo avere più paura; è proprio allora che "voltarsi" o "non voltarsi" diventa una questione di vita o di morte.
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La carne impassibile. Salvezza e salute fra Medioevo e Controriforma
Il Saggiatore, 03/12/2024
Abstract: La carne impassibile è una discesa nell'immaginario torbido e salvifico del corpo dal Medioevo alla Controriforma: partendo da testi minori e documenti poco noti, Piero Camporesi ci conduce in un territorio in cui bellezza e atrocità convivono e in cui i confini tra cucina e chirurgia, occultismo e teologia, sacro e profano si fanno sottili fino a confondersi. Per la società medievale il corpo era il centro di tutti i discorsi pubblici e privati: da un lato oggetto di esorcismi e torture, piaghe e sporcizia, specchio di un universo corruttibile e immondo; dall'altro scrigno di medicine e unguenti taumaturgici, intrinsecamente legato, nella sua mortalità, al divino. Per secoli nelle pagine di medici, filosofi e sacerdoti, è stata proprio la promessa di una vita ultraterrena in cui diverremo materia "impassibile ", beata e incorruttibile a relegare la fisicità al campo dell'esecrabile e del deperibile, serbatoio di ogni vizio e lordura. Tra profumati oli curativi che sgorgano dalle reliquie dei santi "mirobliti" e corpi appestati brulicanti di "entomata", vermi e insetti, Camporesi ci guida in un racconto della carne quale essenza dell'umano, specchio delle sue paure, ansie e speranze; ma anche lente attraverso cui guardare il mondo. Questo libro ci spinge al confronto con una narrazione della corporalità molto distante dalla nostra. Nell'epoca digitale, fatta di immaterialità, filtri e proiezioni, Camporesi ci invita a rivolgere lo sguardo al passato, ai suoi errori e alle sue illusioni: perché è proprio recuperando i vuoti e le mancanze degli antichi che possiamo tornare a dare pienezza alla carne di cui sono fatti i nostri corpi.
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Il Saggiatore, 26/11/2024
Abstract: Quando hanno chiesto a Krzysztof Kieślowski il motivo per cui ha scelto di fare cinema, la risposta è stata: "Non so fare altro". Blu, bianco e rosso è il racconto in prima persona di questa radicale presa di coscienza lunga tutta una vita: un viaggio introspettivo in cui si intrecciano storia privata e collettiva, che ci conduce a scoprire il mistero nascosto dietro ogni inquadratura del regista polacco. Al centro dei film di Kieślowski c'è sempre stata l'umanità. Un'umanità spesso velata di dolore e miseria, ma comunque nobile nei suoi tentativi, anche maldestri, di trovare un senso all'esistenza. È stato per avvicinarsi a questa verità che Kieślowski ha iniziato a documentare su pellicola le vite delle persone che incontrava: lavoratori, contadini, soldati, gente comune; questo fino a quando i suoi film non sono stati usati dalla polizia della Polonia comunista, del cui regime è sempre stato convinto oppositore, per indagare i suoi concittadini. È in quel momento, ci spiega il regista, che la sua fiducia nel documentario crolla. Kieślowski si rifiuta allora di diventare strumento del potere e sceglie la finzione, con la sua promessa di libertà creativa e di indipendenza. Quelli che ne nascono sono film capaci di raccontare con onestà la colpa e la redenzione, l'incertezza del vivere, l'alienazione, la solitudine, e che qui il loro stesso autore ripercorre e analizza, illustrandoci come sono stati realizzati materialmente, in che contesto e quali sono le esperienze personali, i tormenti e le riflessioni che li hanno ispirati. Blu, bianco e rosso è un'autobiografia e un testamento poetico: l'invito a desiderare un'arte che sia in grado di esprimere le angosce e le emozioni umane; che sappia in qualche modo spiegare di che cosa è fatta davvero quella parte di universo colorata dalle nostre vite.
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Il Saggiatore, 11/12/2024
Abstract: Mina. La voce del silenzio è il ritratto collettivo di un mito. Un viaggio nella musica, la televisione e la cultura italiane degli ultimi settant'anni per capire davvero chi è, fuori e dentro la sua leggenda, Mina.A partire da quel giorno dell'estate 1958, quando "nasce" sul palco della Bussola di Marina di Pietrasanta, la presenza di Mina ha trasformato per sempre il modo di percepire la musica degli italiani. È impossibile isolare un solo aspetto della rivoluzione che la sua vita e la sua carriera hanno rappresentato: l'eleganza dei movimenti di fronte alle telecamere, con cui ha incantato generazioni davanti allo schermo; lo stile inconfondibile del trucco, dei capelli e dei vestiti, replicato e imitato ma mai davvero superato; l'ironia e l'intelligenza, sue grandi alleate; la dizione, con cui ha esaltato le parole dei grandi autori che hanno scritto per lei, da Mogol a Cristiano Malgioglio, da Fabrizio De André a Lina Wertmüller; il suo modo unico di cantare, che ancora oggi, dopo innumerevoli ascolti, ci ammutolisce. Nei decenni ha inciso oltre cento album e interpretato mille canzoni, è stata sex symbol e madre, femminista e tradizionalista, attrice e imprenditrice, protagonista di ogni programma televisivo e voce totale lontana dai riflettori.Questo volume, aperto dalla prefazione di Ivano Fossati, esplora i tanti volti della figura carismatica e sfuggente di Mina: dal successo, giovanissima, al ritiro dalle scene a nemmeno quarant'anni; dalle ovazioni al culto sofisticato e sotterraneo; dalla fascinazione per il jazz alle copertine che ne distorcono e reinventano l'immagine; dagli editoriali per riviste e quotidiani ai musicarelli. Un libro che è un'ode alla meraviglia cangiante di un personaggio unico: perché nel trasmutarsi continuo di musica e società, moda e gusto, solo la camaleontica Mina ha saputo trovare un modo per rimanere "Mina", sempre e comunque
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Il Saggiatore, 12/12/2024
Abstract: Un pianeta senz'acqua è lo studio più completo sulla desertificazione a cui sta andando incontro la Terra. A metà tra il saggio e il reportage narrativo, Fred Pearce racconta come l'accesso all'acqua, risorsa più preziosa anche del petrolio, stia diventando il campo su cui si giocherà la sopravvivenza del pianeta e dei suoi fragili equilibri geopolitici. Fred Pearce si imbarca in un viaggio attorno al globo alla scoperta degli scompensi generati dalla presenza o assenza di fonti idriche: dalle dighe sul fiume Mekong progettate dalla Cina, che rischieranno di minare il sostentamento degli abitanti di Cambogia e Vietnam, al dirottamento del letto del fiume Giordano da parte di Israele per trasportare acqua nelle sue città, prosciugando così una valle intera; dal lago Ciad, che negli ultimi cinquant'anni ha perso più del novanta per cento della sua superficie, innescando conflitti ed emigrazioni forzate che coinvolgono milioni di persone, fino al Rio Grande, ormai sempre più spesso ridotto a un rigagnolo fangoso, ma da cui dipendono le coltivazioni di un'intera regione. Un pianeta senz'acqua rivela come dietro un rubinetto aperto ci sia un mondo sotterraneo intimamente collegato, che, se osservato accuratamente, può descrivere lo scarto apparentemente irrecuperabile tra paesi ricchi e paesi poveri, spiegare i movimenti di popolazione verso il Nord del pianeta e mettere sotto gli occhi di tutti le conseguenze dei cambiamenti climatici degli ultimi decenni. Uno sguardo sul nostro presente e passato recente per afferrare ciò che ci aspetta nel futuro: perché, se per capire da dove nascono i nostri fiumi e i nostri laghi ci abbiamo impiegato secoli, per capire come moriranno potrebbero volerci pochi decenni.
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La parola della poesia. Da Leopardi ad Augusto Blotto
Il Saggiatore, 12/12/2024
Abstract: La parola della poesia è un'indagine critica su quella parte di mondo che si nasconde tra le pieghe di un verso, che viene risvegliata da un accento, che mostra le sue contraddizioni grazie alla metrica. Progettata dallo stesso Agosti come volume unico, questa raccolta di saggi è il tentativo di individuare, a partire dalle opere di autori noti e meno noti, che cosa sia quel territorio cangiante e alchemico che da millenni chiamiamo "poesia". La parola poetica è forse la parte del linguaggio che più di tutte unisce pulsioni viscerali e significati raffinati, simbologie sonore e associazioni inattese. Per capire però che cosa la differenzi dalle altre forme di espressione umana e perché alcune idee ed emozioni possano essere descritte con esattezza solo attraverso di essa, in queste pagine Stefano Agosti percorre un itinerario inedito tra le liriche di classici e contemporanei, inseguendone gli echi dentro e fuori dal canone: ecco allora che l'Infinito di Giacomo Leopardi, in cui ogni lemma sfida l'indicibile, si giustappone ai grafemi di Giorgio Orelli; la lingua mimetica delle onomatopee di Giovanni Pascoli si proietta nelle deflagrazioni semantiche di Edoardo Sanguineti; le creature verbali di Arthur Rimbaud trovano eredi nei tentativi di Augusto Blotto di trascrivere "quanto sta fuori dall'ordine del discorso". La parola della poesia è il lascito intellettuale di un critico che prima di tutto si è avvicinato alla poesia per amore: il racconto delle infinite capacità della parola di piegarsi e brillare, sporcarsi e abbagliare, evocare e tacere. Perché solo imparando a riconoscerne, verso dopo verso, la potenza, possiamo riuscire a provare lo stupore di sentirci compresi e circoscritti; di sentirci, per la prima volta, "detti".
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Mercurio, 29/11/2024
Abstract: "Jane vuole sottrarsi a un destino infame e per farlo è disposta a pagare qualsiasi prezzo. È una changeling, una bambina scambiata nella culla, rapita al mondo umano. È stata condotta in catene in un universo fatato e guerrafondaio, e costretta a lavorare in una fabbrica di draghi di ferro, tenuti insieme dall'odio e dall'acciaio. Melanchthon è uno di loro, il più maligno e violento, ormai malfunzionante e destinato alla demolizione. Lui e Jane stringono un patto, uniti come sono da sentimenti di vendetta, rancore e voglia di bruciare ancora nella notte. La fuga dalla fabbrica è solo il primo passo, ma è ciò che viene dopo il vero incubo: crescere e trovare la propria strada in una società scomposta, consumata dall'avidità e dalla brama di potere, dalle droghe e dal sesso occasionale, il tutto con i più improbabili compagni: coboldi, fate, goblin ed elfi corrotti che sniffano polvere di fata in club esclusivi. Ma la magia dei draghi di ferro non conosce limiti, e Melanchthon infesterà la mente e il destino di Jane, finché un giorno non tornerà da lei per un ultimo folle volo. Michael Swanwick sovverte gli archetipi con un libro anarchico e febbrile, diventato in breve tempo un cult del dark fantasy. La figlia del drago di ferro è la storia di una bambina, di una ragazza, di una donna che combatte da sola contro la violenza del mondo e contro quel drago che, come un impulso autodistruttivo, non smette di venirci a trovare."
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Heartbeat Edizioni, 13/12/2024
Abstract: A Miami, sono un re.L'inizio e la fine. La verità da cui la mia regina non potrà mai fuggire.Sono Thiago Rivera De Leon e non credo nelle seconde possibilità, non mostro mai pietà a chi è così stupido da mettersi contro di me.La lealtà ti fa guadagnare favori, ma se cerchi di rovesciare il re della città ti ritroverai con una delle mie pallottole in mezzo agli occhi.Una semplice promessa che mantengo sempre rispettando due regole: Non perdono. Non dimentico.E dopo aver trascorso gli ultimi cinque anni dietro le sbarre, sono uscito con due obiettivi in mente...Uccidere i bastardi responsabili.Reclamare la mia Luna.
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Le plurali editrice, 29/06/2022
Abstract: La vittima numero otto viene trovata come tutte le precedenti: truccata con cura, vestita a festa e ben composta sul proprio letto. Nessun segno di effrazione alla porta o di violenza. Ancora una volta, si tratta di una donna anziana.Ancora un'altra è un romanzo poliziesco ambientato a Genova e segue in parallelo le indagini dell'ispettrice Elena Masala e le mosse dell'operatrice sociosanitaria Giulia Santelmi, impegnata in una letale e psicotica missione: far smettere di soffrire le sue pazienti, per sempre. Ma nessun delitto è perfetto e, a complicare i piani di Giulia, ci pensano quelli del fratello di lei, malato di gioco e sommerso dai debiti. Con Ancora un'altra Sabrina Mills ci lascia entrare anche nella storia personale dell'ispettrice, una donna transgender innamorata del suo lavoro e del marito, alle prese con l'affidamento di una giovane ragazza vittima di violenza familiare. L'autrice intreccia, con disinvoltura e raffinatezza, i diversi punti di vista e le storie delle personagge, sfumando il personale nel politico e mescolando la suspence a scottanti tematiche sociali.
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Sette peccati necessari. Manifesto contro il patriarcato
Le plurali editrice, 23/11/2022
Abstract: Un manifesto potente e dissacrante che costringe a guardare in faccia il sistema patriarcale: complesso, pervasivo e internazionale. Mona Eltahawy, giornalista e attivista egiziano-americana, elenca sette "peccati" da commettere per essere e fare ciò che vogliamo, per liberarci da violenza e discriminazione, per distruggere il patriarcato. Con un'incredibile ricchezza di dati ed esempi di vita, l'autrice ci porta nei suoi viaggi in giro per il mondo, dal Sudafrica alla Cina, dalla Nigeria all'Arabia Saudita, dall'Egitto all'Irlanda, dalla Bosnia agli Stati Uniti. Mostra, con un approccio intersezionale, come il patriarcato si serva di diversi livelli di oppressione per mantenere il suo controllo e come, nel mondo, le donne lo sfidino ogni giorno. Esprimere rabbia, attirare l'attenzione, ricorrere alla volgarità, avere ambizioni, ottenere potere, agire e reagire alla violenza, vivere la lussuria: questo è ciò che ci insegnano a non fare, per tenerci sottomesse e impaurite, obbedienti e grate. Sono i sette peccati della religione del patriarcato, solo rivendicandoli possiamo davvero innescare una rivoluzione, nelle nostre vite private e nelle società in cui viviamo.
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People, 27/11/2024
Abstract: La "sinistra" (virgolette obbligatorie) italiana sembra volersi rimangiare tutto ciò che ha fatto al governo negli ultimi dieci anni, dal Jobs Act alle riforme istituzionali. È una paradossale buona notizia. Per il resto, è ancora prevalente la politica di reazione alla destra e alle sue posizioni sempre più estreme: si reagisce molto e si agisce poco. E si parla molto di schemi e poco di scelte e di strategie. Non è solo un problema italiano. Manca un'idea di società, una visione che provi a raccontare una società migliore. Sembra che abbiamo accettato la società del così com'è, senza provare a rilanciare le vecchie ma sempre nuove sfide per una società di liberi e uguali. Anche le parole sono bandite: se parli di socialismo ti prendono per matto. E invece, se aggiornato ai tempi in cui viviamo, alla crisi climatica e ai nuovi orizzonti dei diritti, un socialismo serve eccome. Da portare con sé, tascabile, come volevano gli offlaga disco pax. E da passare di mano in mano, perché si affermi una cultura politica diversa e più rappresentativa.
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People, 27/11/2024
Abstract: Prendendo le mosse dalla storia di Enric Duran, attivista catalano conosciuto come il "Robin Hood delle banche", il libro racconta alcune delle maggiori crisi finanziarie degli ultimi decenni e analizza le contraddizioni della mega macchina denominata finanzcapitalismo, mettendo in luce le sue torsioni sempre più autoritarie, le modalità con cui domina il mondo del lavoro, attenta alla nostra salute mentale, erode i diritti, amplifica le disuguaglianze, influenza le traiettorie geopolitiche, alimenta la crisi climatica, determina un'insensata corsa al riarmo. Rivelandosi un enorme edificio dalle mura fragili, pronte a sgretolarsi davanti ai nostri occhi increduli, e spingendoci, ora più che mai, a immaginare e costruire un'alternativa contro il suo afflato mortifero.
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People, 09/12/2024
Abstract: La vita dei propri genitori, quella oltre alla genitorialità, è un miste¬ro per tutti i figli. È con la consapevolezza di non conoscerla davvero che Piera ed Elena, madre e figlia, finiscono da uno psicoterapeuta, trascinate da Carlotta, nipote della prima e figlia della seconda, dopo l'ultimo litigio tra le due. A scatenarlo, l'ennesima sparizione di Piera, che da quando è rimasta vedova si comporta come una ragazzina. Le tre iniziano un viaggio nella memoria e nelle loro storie famigliari, alla ricerca di quell'amore che, all'apparenza, nessuno ha mai saputo dimostrare loro, e delle risposte tanto a lungo negate. In quale momento della nostra vita impariamo davvero ad amare? Sono le nostre famiglie a insegnarcelo o quello che c'è fuori? Soprattutto, quanto sappiamo davvero della vita di chi ogni giorno giudichiamo in maniera fe¬roce e che magari ha vissuto facendo di tutto per cercare di met¬terci al riparo dal dolore?