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Trovati 20 documenti.

Sidney Sonnino
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Delli Quadri, Rosa Maria - Bussoni, Mario - Fiocchi, Flavia

Sidney Sonnino

Pelago, 28/02/2022

Abstract: Intelligente e colto, dall'aria di "dignitosa compostezza", Sidney Sonnino è considerato "la coscienza del Risorgimento" per la natura del suo operato, a partire dal suo primo trattato del 1870, Il suffragio universale in Italia, nel quale mise in luce i problemi sociali in particolare del Meridione, e fino alla morte, sopravvenuta il 24 novembre 1922. Ricoprì in Parlamento i più alti ministeri, tra cui le Finanze e il Tesoro, oltre a essere ministro degli Esteri durante la Grande Guerra, nel lungo periodo di tempo tra il patto di Londra e la conferenza di pace di Parigi. Entrò nella vita pubblica colmo di speranze e di ambizioni, ne uscì nel 1919 distrutto, lamentando l'incurabile solitudine morale dell'individuo.

H. Philippe Pétain
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Marchi, Michele - Bussoni, Mario

H. Philippe Pétain

Pelago, 28/02/2022

Abstract: Per Henri-Philippe Pétain detto "Précis-le-Sec", asciutto e caustico, l'esercito fu la sua famiglia. Insegnò tattica per la fanteria all'École supérieure de guerre, affinando le concezioni su cui fonderà le proprie scelte nella Grande Guerra, in particolare l'alternanza della linea difensiva con quella offensiva. Lontano dai conflitti politici che agitarono la Francia, non piaceva a molti eppure, in trenta mesi di guerra, diventò il comandante in capo delle armate francesi di Nord e Nord-Est. De Gaulle disse di lui: "Troppo fiero per l'intrigo, troppo forte per la mediocrità, troppo ambizioso per essere un arrivista". Un ritratto molto diverso dal Pétain che, nel 1940-1944, assunse posizioni dalla portata nefasta in veste di capo del governo collaborazionista di Vichy.

Nicola II
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Beonio Brocchieri, Vittorio Hajime - Bussoni, Mario - Fiocchi, Flavia

Nicola II

Pelago, 28/02/2022

Abstract: Nicola II Romanov ereditò nel 1894 un Paese ben diverso dalla Russia dell'assolutismo paterno: la linea Transiberiana, il commercio marittimo, l'industrializzazione, l'urbanizzazione e la crisi agraria seguita da aspre tensioni sociali. Conservatore, tradizionalista e autocrate, riteneva che il potere gli derivasse direttamente da Dio. Né la concessione tardiva delle riforme, con i violenti moti del 1905, né l'entrata nel Primo conflitto mondiale misero al riparo l'Impero dalla rivoluzione del 1917. Lo zar credette che il popolo lo avrebbe riportato al trono. Morì invece fucilato, con la sua famiglia e pochi altri, nel luglio 1918. Con lui si chiuse la storia della Russia zarista, che era iniziata con Ivan il Terribile nel XVI secolo.

Benedetto XV
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Noce, Tiziana - Bussoni, Mario - Fiocchi, Flavia

Benedetto XV

Pelago, 28/02/2022

Abstract: Sulle orme di Leone XIII, Benedetto XV, d'intelletto acuto e di grande equilibrio, fu un papa diplomatico. Fermo e tenace, a volte passionale, non conobbe impazienze né stanchezze, tanto che si disse che "la sua azione ebbe sempre la regolarità di un pendolo". Patrizio genovese di vecchia razza, compensò una sua certa impopolarità con l'austerità ieratica e l'alto senso di un ruolo oltreumano. Molti colsero la sua grandezza morale, il valore evangelico del suo "no" alla guerra e l'instancabilità della sua predicazione senza riserve della pace. Fu intransigente non solo nei riferimenti culturali e religiosi ma anche nel dare preminenza al messaggio cristiano di amore fra gli esseri umani e, questo, né vincitori né vinti glielo perdonarono.

Giorgio V
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Medas, Giulia - Bussoni, Mario - Bonanni, Paolo

Giorgio V

Pelago, 28/02/2022

Abstract: Giorgio V, secondogenito del principe di Galles, avrebbe voluto solcare i mari con la Royal Navy e invece, a causa della morte di suo fratello maggiore, diventò erede al trono, cui ascese nel 1910. Scrupoloso, dotato di senso del dovere ma poco portato per la politica, affrontò vicende complesse che mutarono il volto del suo Paese: le riforme che limitarono il potere della Camera dei Lord, il decentramento legislativo, l'indipendenza irlandese, il suffragio femminile. Fu vicino alla popolazione durante la guerra e la crisi successiva, promuovendo il primo governo di coalizione tra conservatori e liberali. Superò le tempeste che segnarono il crollo di molti regnanti europei, spesso membri della sua stessa famiglia, come lo zar Nicola. La morte, sopraggiunta nel 1936, non gli fece vivere il Secondo conflitto mondiale.

Georges Clemenceau
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Marchi, Michele - Bussoni, Mario

Georges Clemenceau

Pelago, 21/04/2022

Abstract: Georges Clemenceau, il presidente del Consiglio francese che condusse il Paese alla revanche dopo le umiliazioni del 1870-1871, restituì l'Alsazia-Lorena all'integrità nazionale e svolse un ruolo decisivo alla conferenza di pace di Parigi del 1919. L'uomo più famoso di Francia tra il 1917 e il 1920, ma anche il "grande oppositore" che il sistema sembrò accettare solo come extrema ratio, quando assunse la guida del Paese nel novembre 1917 aveva appena compiuto settantasei anni. Punto di riferimento di una classe parlamentare impegnata nel tentativo di sottomettere il potere militare a quello politico, fu testimone ma allo stesso tempo attore, avvocato ma ugualmente giudice di tutti i principali conflitti che percorsero la Francia dal 1875 allo scoppio della Grande Guerra.

Enver Pascià
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Santangelo, Andrea - Bussoni, Mario - Santangelo, Andrea

Enver Pascià

Pelago, 21/04/2022

Abstract: La storia del ministro della Guerra Enver Pascià è il racconto di un uomo che tentò con ogni mezzo, persino i più efferati ed esecrabili, di impedire la caduta e la disgregazione dell'Impero ottomano. Convinto di essere sempre nel giusto, persino in esilio, si batté per la causa panturca e per una Turchia forte e rispettata nel mondo. La sua morte, in circostanze mai del tutto chiarite, è una dichiarazione d'amore per la sua patria perduta e per i valori che sin da piccolo gli erano stati ispirati. Simbolo della recente storia turca, noto in Occidente per il coinvolgimento nel genocidio degli armeni, la guerra di Libia e un paio di colpi di Stato, ritenuto uno dei "cattivi" del secolo scorso, fu grande in tutto: aspirazioni, cultura, crudeltà, coraggio, talento, intelligenza, carriera e caduta.

Woodrow Wilson
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Curli, Barbara - Bussoni, Mario - Fiocchi, Flavia

Woodrow Wilson

Pelago, 21/04/2022

Abstract: Rettore di Princeton, professore di Economia politica, Wilson diventò governatore del New Jersey nel 1910 per i democratici. Presidente due anni dopo, abolì il protezionismo, decise la prima imposta federale permanente sul reddito, creò il sistema della Federal Reserve, attuò leggi antitrust e di tutela sul lavoro. Dal 1914 mantenne a lungo il Paese nella neutralità. Con l'invio di enormi contingenti per la fine del 1918, trasformò la sua nazione nell'unico creditore del dopoguerra. In Europa per negoziare la pace sulla base dei cosiddetti "quattordici punti", accolto come salvatore, fu scalzato dagli alleati. Riportò in America un trattato per la Lega delle nazioni che non ebbe fortuna. Visse gli ultimi anni, colpito da ictus, lontano dal mondo.

John J. Pershing
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Connors Brendan - Bussoni, Mario - Bonanni, Paolo

John J. Pershing

Pelago, 21/04/2022

Abstract: Nato nel settembre del 1860 nel Nord-Est del Missouri, cadetto all'Accademia militare di West Point, John Pershing non pareva essere particolarmente predisposto per la carriera militare, che fu invece straordinaria: da ufficiale di cavalleria combatté contro i nativi nel West, fu insegnante di Scienze militari, prese parte alla guerra di Cuba e guidò la campagna contro i Moro nelle Filippine. Osservatore in Giappone durante la guerra russo-giapponese, comandò la spedizione in Messico contro Villa. Promosso generale, nel maggio 1917 fu a capo dell'American Expeditionary Force, destinato a combattere al fianco delle forze dell'Intesa nella Grande Guerra. Tornato in America, fu nominato General of the Armies, il più alto grado dell'esercito americano.

Erich von Falkenhayn
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Santangelo, Andrea - Bussoni, Mario

Erich von Falkenhayn

Pelago, 21/04/2022

Abstract: Erich von Falkenhayn, il generale tedesco che concepì e diresse la tremenda battaglia di Verdun, fu ben diverso dai classici generali prussiani. Mosca bianca della macchina militare del Kaiser, divenne noto perlopiù a seguito delle sue sfortunate campagne militari, per la sua inaspettata nomina a ministro della Guerra, nel 1913, e per non aver saputo portare la Germania alla vittoria. Si difese scrivendo due memoriali e molti articoli. La storia ci ha consegnato il profilo di un uomo grigio, triste e riservato che infine si ammalò e morì tormentato dalle critiche al suo operato. Fu un uomo di pensiero piuttosto che d'azione, un filosofo della guerra.

Vittorio Emanuele III
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Gentile, Pierangelo - Bussoni, Mario

Vittorio Emanuele III

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Asceso al trono a poco più di trent'anni in seguito all'assassinio del padre, Vittorio Emanuele III è stato re d'Italia per quasi mezzo secolo, protagonista delle maggiori vicende del Novecento: dalla Prima guerra mondiale alla nascita dell'impero coloniale, dal periodo fascista alla Seconda guerra mondiale e alla fine del Regno d'Italia. Inizialmente favorevole al non intervento italiano nella Grande Guerra, in seguito, anche per le sue simpatie verso la causa irredentista, abbandonò la Triplice Alleanza per passare all'Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia) e dichiarare guerra all'Austria-Ungheria. Fu fortemente criticato per non essersi mai opposto all'ascesa del fascismo, all'emanazione di leggi antiebraiche e all'appoggio italiano alla Germania di Hitler.

Francesco Giuseppe
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Cardini, Franco - Bussoni, Mario

Francesco Giuseppe

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Il vero mondo di Francesco Giuseppe, imperatore a diciotto anni nel cruciale 1848, fu l'esercito: non tolse mai l'uniforme, ma alla guerra fu nettamente contrario. Conobbe solo sconfitte. Il ricordo di Solferino e gli insegnamenti di Metternich lo spinsero a una politica di pace irrealizzabile. Tanti i suoi lutti: la figlia Sofia, di due anni, la cugina Matilde d'Asburgo-Teschen, il fratello Massimiliano, imperatore del Messico, fucilato dai rivoltosi, il figlio Rodolfo d'Asburgo-Lorena, suicida a Mayerling, e l'amata moglie Sissi, uccisa da un anarchico nel 1898. Il 28 luglio 1914 ai "suoi popoli" parlò dei disegni della Provvidenza, in risposta ai suoi errori. Morì il 21 novembre 1916, insieme a quella Mitteleuropa di cui Vienna fu centro.

Giovanni Giolitti
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Beonio Brocchieri, Vittorio Hajime - Bonanni, Paolo - Bussoni, Mario

Giovanni Giolitti

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Il 21 marzo 1914 Giovanni Giolitti rassegnava per la quarta volta le dimissioni da capo del governo, proponendo a Vittorio Emanuele III, come successore, il liberale conservatore Antonio Salandra: si chiuse con quest'atto l'età giolittiana. Un ventennio durante il quale, con difficoltà e battute d'arresto, le istituzioni rappresentative si consolidarono, lo Stato liberale si avviò verso una vera democrazia ed ebbe inizio la trasformazione dell'Italia in un Paese industriale. Tra luci e ombre, la nazione entrava nel mondo moderno. Qualche mese più tardi l'Europa precipitava nella Prima guerra mondiale: sebbene Giolitti non abbia avuto parte diretta nella guerra e fosse anzi su posizioni neutraliste, l'Italia che vi partecipò, un anno più tardi, era senza dubbio l'Italia di Giolitti.

Pietro Badoglio
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Rosso, Claudio - Fiocchi, Flavia - Bussoni, Mario

Pietro Badoglio

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Pietro Badoglio ebbe una vita lunga. Due guerre mondiali, due sconfitte: la prima a Caporetto, la seconda in Grecia. Una sola vittoria: in Etiopia ad Addis Abeba, nel 1936, tra violazioni alla Convenzione di Ginevra e denunce internazionali. Titubante in battaglia, fu tenace solo nel perseguire la carriera, rapida oltre ogni dire: in poco più d'un decennio (1912-1925) da maggiore a capo di Stato maggiore generale. Instancabile, collezionò medaglie, titoli, remunerazioni. Fu ambasciatore plenipotenziario a Rio de Janeiro, senatore del Regno d'Italia, maresciallo del fascismo; nel 1943, con la caduta di Mussolini, fu a capo del governo che passò alla storia per un armistizio tradito e una fuga con ignominia. Divenne così capro espiatorio delle colpe proprie e altrui.

Guglielmo II
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Valzania, Sergio - Bussoni, Mario

Guglielmo II

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Un viaggio di ottantadue anni, la vita dell'ultimo Kaiser Guglielmo II Hohenzollern, nipote della regina Vittoria d'Inghilterra e di Guglielmo I di Prussia, imparentato con quasi tutti i regnanti dell'epoca: dal 27 gennaio del 1859, quando nacque con una malformazione che ne segnò il carattere, al 1941, quando morì esule in Olanda. Di lui la propaganda nemica disse malissimo; poi, riabilitato, emerse una figura più umana, difficile. Amava le divise, le corazzate e i viaggi per mare e per terra. Educato severamente, non si risparmiò ma non fu uno stratega né, pur essendosi liberato di Bismarck, riuscì mai a governare. Campione di gaffe, ebbe pochi amici. Passò per le due guerre mondiali, la Prima da protagonista sconfitto, la Seconda da esule, amareggiato dalla deriva antisemita del suo Paese.

Luigi Cadorna
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Rosso, Claudio - Bussoni, Mario - Bussoni, Mario

Luigi Cadorna

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Uomo deciso e tenace sino alla testardaggine, puntiglioso e impulsivo, soggetto a impuntature, aduso a troppo ottimismo e all'estrema fiducia in se stesso, animato da una passione veemente che il più delle volte rasenta il fanatismo, il generalissimo Luigi Cadorna vivrà la Grande Guerra come avulso dalla realtà e come un "fatto personale", quasi una sfida, ritenendo che guidare il Regio Esercito con il pugno di ferro fosse sufficiente per ottenere la vittoria finale. Senza mai prendere in considerazione, come ha fatto notare qualche studioso, che "la corda troppo tirata, finisce inevitabilmente, prima o poi, con lo spezzarsi". Privo di familiarità con ufficiali e soldati, da lui accusati di viltà e ignominia, fu protagonista della più cocente sconfitta italiana.

Winston Churchill
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Beonio Brocchieri, Vittorio Hajime - Bussoni, Mario - Bonanni, Paolo

Winston Churchill

Pelago, 22/12/2021

Abstract: La vita di Winston Churchill è durata quasi un secolo. Nato in un'illustre famiglia dell'Inghilterra vittoriana nel 1874, mentre Thomas Hardy pubblicava Via dalla pazza folla, morì nella Swinging London del 1965, pochi mesi dopo l'uscita di A Hard Day's Night dei Beatles. Sulla scena politica – dal suo ingresso in parlamento, nel 1900, al governo da lui presieduto, caduto nel 1955 – ha ricoperto quasi tutte le cariche istituzionali. Ha contribuito alla vittoria della Gran Bretagna in due guerre mondiali, è stato tra gli artefici della transizione da un ordinamento politico liberale a una democrazia compiuta, ha servito due regine e quattro re. Scrittore prolifico, nel 1953 ha ricevuto un Nobel per la letteratura.

Raymond Poincaré
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Gervasoni, Marco - Bussoni, Mario - Bonanni, Paolo

Raymond Poincaré

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Nato nel 1860, Raymond Poincaré, presidente della Repubblica francese prima, durante e dopo la guerra (1913-1920), fu un forte sostenitore dell'entrata della Francia nel conflitto (del quale attribuì la responsabilità alla Germania), sembra anche nel tentativo di ridare al suo Paese l'Alsazia-Lorena. Patriota intransigente, soprannominato "Poincaré la guerre", fu un fautore della vittoria a tutti i costi e sostenitore dell'offensiva a oltranza. Nominando Georges Clemenceau alla presidenza del Consiglio nel 1917, pur detestandolo, si assicurò l'operato di un politico energico che portò la Francia alla vittoria. Al tavolo delle trattative di pace difese strenuamente i diritti francesi, tanto da occupare la Ruhr, nel 1924. Al suo funerale, dieci anni dopo, la Francia ebbe opposte reazioni.

Armando Diaz
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Rosso, Claudio - Bussoni, Mario

Armando Diaz

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Armando Diaz, nato a Napoli nel 1861, Duca della Vittoria e maresciallo d'Italia, fu equilibrato in tutto: fisico, animo, intelletto. Succeduto a Cadorna dopo Caporetto, seppe guidare il Comando supremo adeguandosi alle esigenze della guerra e con Badoglio diresse la resistenza sul Grappa e sul Piave fino all'offensiva di Vittorio Veneto, nell'ottobre 1918. Firmò il "bollettino della vittoria" ma disse: "La guerra è stata vinta dal popolo italiano". A differenza degli altri ufficiali, il "metodo Diaz" lo distinse dalla dittatura cadorniana per l'umanità e il duttile pragmatismo di stampo meridionale. Fu ministro della Guerra per un anno, sotto il fascismo. Morì a Roma nel 1928 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, accanto ad altri protagonisti della Grande Guerra.

Cesare Battisti. Fabio Filzi
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Albeltaro, Marco - Bussoni, Mario - Albeltaro, Marco

Cesare Battisti. Fabio Filzi

Pelago, 22/12/2021

Abstract: Cesare Battisti, trentino che visse sotto l'Austria, divenne martire e simbolo dell'irredentismo. Aveva iniziato a venticinque anni, nel 1900, la sua battaglia per l'autonomia del Trentino dal Tirolo austriaco, battaglia cui aveva poi aderito il giovanissimo istriano Filzi. Erano mossi da un'idea di patria che era la stessa di Garibaldi e di Mazzini: qualcosa di eroico, disinteressato, epico e perfino romantico, per cui sacrificare qualsiasi cosa. Allo scoppio della guerra si arruolarono volontari, combatterono nella controffensiva alla Strafexpedition e furono fatti prigionieri. In quanto cittadini austriaci disertori, furono mandati al patibolo in una Trento ancora per poco austriaca. Combatterono, insieme a tanti altri irredentisti, la loro "quarta guerra d'Indipendenza".