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× Nomi Citati, Pietro
× Data 2018

Trovati 2 documenti.

Il silenzio e l'abisso
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Citati, Pietro

Il silenzio e l'abisso

Mondadori, 22/05/2018

Abstract: Se, come dicono i mistici ebraici, il silenzio è la voce con la quale Dio parla all'uomo, la grande letteratura è la voce con la quale l'uomo parla a se stesso, in un linguaggio che esprime con infallibile evidenza l'infinita, contraddittoria e oscura trama di pensieri e sentimenti, sogni e passioni, che da sempre agitano l'animo umano.Nella sua penetrante rivisitazione di pagine e figure memorabili della letteratura universale, Pietro Citati ne offre esempi eloquenti. L'urgenza della fede in un "Principio Supremo", radice comune delle tre religioni monoteiste, e l'amore per il Gesù dei Vangeli, raccontato e vissuto da Francesco, Angela da Foligno, sant'Ignazio e, quattro secoli dopo, da don Milani. Il "lavoro di commentatore dell'universo" di Montaigne e la cupa malinconia dietro le quinte delle commedie di Molière. La "furia di infinito" di Chateaubriand, attratto dalle magiche voci e dal sacro orrore delle foreste americane, e l'"esorbitante" pulsione visionaria di Balzac, incarnata nel personaggio del forzato Vautrin che da genio del male e dell'inganno si trasforma imprevedibilmente nel fautore del bene comune e di un'utopistica harmonia mundi. I tormenti di Charlotte Brontë, che solo nell'ombra della propria infelicità trova la giusta luce per narrare nel suo ultimo libro la storia di due persone felici, e la nevrastenia di Dostoevskij, schiavo della penna e inesorabilmente attratto dalla vertigine della roulette, forse perché sola metafora possibile di quel grande gioco d'azzardo che è per lui la letteratura.Ancora, il fascino per il mistero del dolore che portò Cechov nell'isola di Sachalin, il luogo delle "più intollerabili sofferenze", e la depressione che come un incubo irruppe nella vita di Tolstoj, confluendo nelle Memorie di un pazzo. L'ossessione di Stevenson per il Male Assoluto, impersonato dal diabolico signore di Ballantrae, e la fatale prossimità di Conrad "al limite estremo" - come il capitano Whalley del racconto omonimo -, in cui si è già con "un passo dentro la morte". O l'incontenibile euforia di Virginia Woolf a passeggio per le vie di Londra, l'amata città-teatro di cui era estasiata spettatrice e in cui perdeva se stessa, abolendo "il suo io immenso e vertiginoso".E, fra gli italiani, la "divertita, insaziabile, disperata" curiosità che Calvino provava per se stesso, e il male invisibile sepolto nell'anima di Gadda, quella "fascia di tenebra" che ricopre tutte le cose visibili e invisibili, velando persino le apparizioni più dolci della natura.Assumendo spesso un punto di osservazione apparentemente marginale, Citati sa cogliere l'essenza di ogni creazione letteraria e artistica, che è, come scrive Scott Fitzgerald, un "nuotare sott'acqua e trattenere il fiato", e che da sempre convive con l'abisso, lo intuisce o ne viene perdutamente folgorata, in un ambiguo intreccio con la biografia del proprio artefice. Un'esperienza dell'assoluto e del silenzio che si capovolge nel miracolo stupefacente della parola.

La mente colorata
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Citati, Pietro

La mente colorata

Adelphi, 08/05/2018

Abstract: Nato da un progetto a lungo accarezzato, "La mente colorata" è soprattutto un'interpretazione narrata dell'"Odissea", dove velocità e leggerezza celano un immane lavoro di documentazione. Un racconto, dunque, che "conquista senza scampo", come ha scritto Piero Boitani, giacché "intrecciare ancora una volta il tessuto stupefacente dell'"Odissea", e insieme interpretarlo nell'arazzo più vasto della letteratura greca, non è esattamente cosa facile", e Citati lo fa apparire "semplice e limpido". Ma c'è di più: per Citati, che coltiva in egual misura la passione per gli antichi e per i moderni, l'Odissea inventa le leggi dell'arte del narrare, ne sperimenta ogni forma e possibilità, sicché dal poema si dipartono luminosi tragitti, che ci proiettano verso i libri che verranno: "Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister", "Anna Karenina", la "Recherche" sono costruiti secondo lo stesso principio sinfonico; nell'isola dei Feaci Ulisse fonda il racconto fantastico, che ha ispirato le storie delle "Mille e una notte", Potocki, Hoffmann, Poe, e nella capanna di Eumeo il racconto d'avventura, da cui discendono i romanzi ellenistici, Dumas, Stevenson. Comprendere l'"Odissea" significa, del resto, comprendere "noi stessi, l'arte moderna, il nostro futuro".