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× Nomi Nadotti, Anna
× Data 2017

Trovati 4 documenti.

Il ritorno
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Matar, Hisham - Nadotti, Anna

Il ritorno

Einaudi, 21/03/2017

Abstract: Nel marzo del 2012 Hisham Matar s'imbarca su un volo per la Libia. È il suo primo ritorno dopo trentatre anni nella terra color ruggine, giallo e verde intenso della sua infanzia, la terra che lo ha separato dal padre la notte del 1990 in cui Jaballa Matar venne sequestrato dal regime di Gheddafi, condotto nella terribile prigione di Abu Salim e poi fatto sparire. Il figlio Hisham ci accompagna in un viaggio lucido e struggente attraverso i luoghi di una memoria privata che è anche fardello collettivo di una nazione, alla ricerca di un padre perennemente vivo e morto al quale restituire almeno la certezza di un destino. Hisham Matar ha diciannove anni quando suo padre Jaballa, fiero oppositore del regime di Muammar Gheddafi, viene sequestrato nel suo appartamento del Cairo, rinchiuso nella famigerata prigione libica di Abu Salim e fatto sparire per sempre. Ventidue anni piú tardi il figlio Hisham, che non ha mai smesso di cercarlo, può approfittare dello sprazzo di speranza aperto dalla rivoluzione del febbraio 2011 per fare finalmente ritorno nella terra della sua infanzia felice. Quel viaggio verso un presente ormai sconosciuto non è che lo spunto per un itinerario storico e affettivo ben piú vasto. Visitando i luoghi e incontrando i parenti e gli amici che hanno condiviso con Jaballa decenni di prigionia nel "nobile palazzo" di Abu Salim, Hisham può recuperare un passato che risuona in lui con un'eco mai sopita e ritagliare i contorni di un padre che, in assenza di un corpo, risulta privo di confini. Le tappe del viaggio privato s'intersecano con la storia libica del ventesimo secolo, dalla resistenza all'occupazione italiana al flirt di Gheddafi con l'Inghilterra di Tony Blair. Ma anche all'antro piú buio, all'orrore piú raccapricciante, segue, in queste pagine, la luce di un dipinto di Manet, la melodia di un alam: la consolazione dell'arte e della bellezza come autentica espressione dell'uomo. E anche quando della speranza di ritrovare un padre vivo "non rimangono che granelli sparsi", lo sguardo di Matar continua a puntare risolutamente in avanti: "Mio padre è morto ed è anche vivo. Non possiedo una grammatica per lui. È nel passato, nel presente e nel futuro. Ho il sospetto che anche coloro che hanno sepolto il proprio padre provino la stessa cosa. Io non sono diverso. Vivo, come tutti viviamo, nell'indomani". "La storia, che tocca il cuore e non abbassa lo sguardo, di una famiglia dilaniata dalla ferinità del nostro tempo". Kazuo Ishiguro "Matar è un geniale architetto della narrazione e stilista della prosa; il suo approccio piano e il passo misurato sono un efficace contrappunto al tumulto emotivo del suo materiale. Questo libro è un dono straordinario per tutti noi". "The Wall Street Journal" "Non si fa giustizia al nuovo straordinario libro di Hisham Matar definendolo semplicemente "memoir", perché è tante altre cose: riflessione sull'esilio e le consolazioni dell'arte, analisi dell'autoritarismo, storia famigliare, ritratto di un paese nelle ambasce della rivoluzione e appassionata elaborazione di un lutto". "The New York Times Book Review"

Viaggio a Itaca
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Desai, Anita - Nadotti, Anna - Piazzese, Bianca

Viaggio a Itaca

Einaudi, 11/07/2017

Abstract: A metà degli anni Settanta, guidati dal Pellegrinaggio in Oriente di Hermann Hesse, due giovani, l'italiano Matteo e la tedesca Sophie, sono arrivati in India: frequentano l'ashram di Sri Aurobindo sotto la guida ascetica e autoritaria della Madre che dirige la comunità. Sarà necessario un altro viaggio - e Sophie lo farà - per capire chi è veramente la misteriosa Madre e qual è stata la storia che l'ha portata a diventare depositaria della saggezza di Sri Aurobindo. Un viaggio per capire e per salvare il rapporto d'amore fra Sophie e Matteo. La natura ambigua dell'amore divino e dell'amore umano sono al centro di questo romanzo, che Anita Desai ha cominciato a scrivere nel 1992, durante un lungo soggiorno in Italia. I protagonisti sono due giovani europei: Matteo che, come molti altri della sua generazione, negli anni Settanta va in cerca di illuminazione spirituale negli ashram dell'India, e Sophie, una giovane donna tedesca che pur non condividendo il suo bisogno di ascetismo e preghiera decide di seguirlo per amore. Desai osserva con occhio insieme compassionevole e ironico le loro peregrinazioni esistenziali fino all'incontro con la Madre - personaggio centrale del romanzo, esplicitamente ispirato a Mirra Alfassa, che nel 1926 fondò lo Sri Aurobindo Ashram di Auroville. La sua storia ci viene rivelata a poco a poco grazie alle ricerche condotte da Sophie nel disperato tentativo di riportare a casa l'uomo che nel frattempo ha sposato e dal quale ha avuto due figli. Mentre Matteo si prosterna ai piedi della Madre accettando le regole rigide e manipolatorie che vigono nell'ashram, Sophie affronta un altro viaggio, che è anche un viaggio a ritroso nel tempo, sulle tracce della bambina-ragazza-donna che la Madre è stata prima di diventare un'icona, un affascinante oggetto di culto. Dall'Egitto dove è nata, a Parigi, a Venezia e New York, fino all'arrivo in India dove riconosce infine l'amore divino nella persona di Sri Aurobindo, il maestro dal quale si era sentita occultamente guidata. È l'epoca di Madame Blavatsky, di Annie Besant, di Ruth St Denis, l'epoca in cui l'Occidente, indifferente alle imposizioni coloniali, guardava all'India come a una terra di vita spirituale, un luogo di meditazione e di pace di cui intanto si creavano in California le "succursali" di cui ci ha raccontato Christopher Isherwood. Una storia per molti versi dolorosa, che Anita Desai ricostruisce con la consueta sapienza stilistica, investigandone le origini psicologiche e i contorni fiabeschi.

Tutti i racconti
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Desai, Anita - Nadotti, Anna - Nadotti, Anna - Piazzese, Bianca - Vergiani, Vincenzo

Tutti i racconti

Einaudi, 11/07/2017

Abstract: "In un'epoca in cui gli scrittori vengono spesso maldestramente raggruppati per origine etnica, o lingua, o rinchiusi nei ghetti dell'ideologia e del genere, è facile dimenticare la natura trans-nazionale, translinguistica e transessuale della grande letteratura. Quando penso ad Anita Desai, ne vedo distintamente la figura che si staglia, alla pari, accanto a Jane Austin, quell'altra grande scrittrice indiana". Salman Rushdie "Si raccolgono qui tutti i racconti di Anita Desai, ventuno racconti in ordine cronologico inverso, dall'inedito Il pianerottolo del 2007, ai primi racconti scritti per vari periodici indiani negli anni Sessanta. Quasi mezzo secolo di meticolosa ricerca di senso che l'autrice compie attraverso una scrittura che ha nel dettaglio il suo motivo ispiratore e il suo punto di forza. "La scrittura è per me un atto assolutamente privato, un gesto segreto", dice Anita Desai, e con pacata segretezza coglie immagini, episodi minimi, indizi che a un tratto si connettono dando vita a un racconto. Indagati con uno sguardo acuto e inquieto, non solo gli individui ma anche gli spazi e gli oggetti diventano personaggi di queste storie, che si sviluppano come esplorazioni narrative di universi intimi, di luoghi fisici e mentali: un pianerottolo, una veranda stipata di mobili, un lungo corridoio, un capanno per gli attrezzi in giardino, la superficie scabra di un frutto, l'ispessirsi di un silenzio. Difficile a volte distinguere fra un'eco e un passo, tra una presenza e un pensiero. A volte il pensiero fa più rumore, i passi si perdono al di là di una siepe. Ognuno di questi racconti è storia di un cambiamento, di una transizione, di un passaggio talora impalpabile tra un prima e un dopo, un dentro e un fuori, tra vita interiore ed esistenza quotidiana. Il percorso a ritroso tra gli scritti brevi di Anita Desai che qui si propone vuol essere un'occasione, sia per chi li leggerà per la prima volta, sia per chi vorrà rileggerli, per ripercorrere il farsi di una scrittura e di uno stile personalissimi, un coagularsi di frammenti e un dipanarsi di temi che dai racconti spesso sono dilagati nei romanzi in un'ormai lunga carriera densa di riconoscimenti internazionali". Anna Nadotti

La grande cecità. Il cambiamento climatico e l'impensabile
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Ghosh, Amitav - Nadotti, Anna

La grande cecità. Il cambiamento climatico e l'impensabile

Neri Pozza, 24/04/2017

Abstract: Nei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de Il paese delle maree, il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l'immenso arcipelago di isole che si stende fra il mare e le pianure del Bengala. Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente vi avvenivano un argine poteva sparire nell'arco di una notte, trascinando con sé case e persone stavano diventando qualcos'altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate.Che un'intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della terra non è cosa da poco. Mostra che l'impatto accelerato del surriscaldamento globale è giunto ormai a minacciare l'esistenza stessa di numerose zone costiere della terra.La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea. Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose? La risposta è contenuta in questo libro in cui l'autore della trilogia della "Ibis" ritorna con efficacia alla scrittura saggistica.La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci. Ne induce i desideri, producendo l'immaginario che l'accompagna. Una veloce decappottabile un prodotto per eccellenza dell'economia basata sui combustibili fossili non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l'immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l'orizzonte; a Jack Kerouac e a Vladimir Nabokov. Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, è stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.Quando il tema del cambiamento climatico appare, infatti, in una qualche pubblicazione, si tratta quasi sempre di saggistica. La rara e fugace comparsa di questo argomento in narrativa è sufficiente a relegare un romanzo o un racconto nel campo della fantascienza.Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica? Un occultamento della realtà nell'arte e nella letteratura contemporanee tale che "questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l'epoca della Grande Cecità"?"La leggerezza e l'agilità della scrittura di Ghosh riescono a mantenere tutta l'urgenza e le ombre di qualcosa che non riusciamo davvero a guardare: il destino dell'umanità".Giorgio Agamben"Una riflessione acuta, provocatoria e originalissima dalla penna di uno dei più grandi scrittori indiani".la Repubblica"Sono rare le occasioni in cui uno scrittore sfoggia una comprensione così feroce e una capacità narrativa tanto brillante da trasformare un soggetto ben noto portandolo alla luce in questo modo".Naomi Klein, autrice di No logo