Trovati 181 documenti.
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Adelphi, 23/01/2012
Abstract: "Nell'oscurità il locale è vasto come una cattedrale. Si ha il senso di un vuoto immenso. I radiatori emanano ancora un certo tepore ... Delfosse accende un fiammifero. Si fermano un secondo per riprendere fiato, per calcolare il percorso che devono compiere. E all'improvviso il fiammifero cade, mentre Delfosse lancia un grido acuto ... Anche Chabot ha scorto qualcosa. Ma non è riuscito a distinguere bene ... Sembrava un corpo disteso sul pavimento, accanto al bar ... Dei capelli nerissimi...".(Le inchieste di Maigret 3 di 75)
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Adelphi, 23/01/2012
Abstract: Invece di farsi più completo e più decifrabile, il personaggio stava diventando inafferrabile... La fisionomia dell'uomo con la finanziera troppo stretta si andava via via offuscando fino a non avere più niente di umano... "Alla foto, sola immagine tangibile e teoricamente completa che Maigret possedesse, si sostituivano altre immagini sfuggenti che rifiutavano di sovrapporsi, mentre avrebbero dovuto fornire il ritratto di un unico uomo".(Le inchieste di Maigret 4 di 75)
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Adelphi, 23/01/2012
Abstract: Maigret guardava Joris, e un lieve sorriso gli errava sulle labbra. Strano uomo! Per cinque giorni, non riuscendo a dargli un nome, al Quai des Orfèvres l'avevano chiamato "l'Uomo". Era stato fermato sui Grand Boulevards mentre si aggirava in preda al panico fra gli autobus e le macchine. Lo interrogano in francese. Nessuna risposta. Provano con altre sette o otto lingue. Niente. E neppure il linguaggio dei sordomuti funziona. Un pazzo? Nell'ufficio di Maigret lo perquisiscono. Il vestito che indossa è nuovo, nuova la biancheria, nuove le scarpe. Dagli indumenti sono state strappate tutte le etichette. Niente documenti. Niente portafogli. Cinque bei biglietti da mille franchi infilati in una tasca.(Le inchieste di Maigret 5 di 75)
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Adelphi, 08/02/2012
Abstract: In un nebbioso, buio pomeriggio di novembre, Eugène Malou si spara un colpo di pistola uscendo dalla casa del conte d'Estier, a cui ha invano tentato di chiedere un prestito. Tutti, in città (una piccola città della provincia francese), pensano che lo abbia fatto perché ormai era rovinato. E da una virulenta campagna di stampa hanno appreso sul suo passato dettagli sordidi, inquietanti. Alla famiglia lo spericolato imprenditore non lascia neanche i soldi per il funerale. Tensioni e rancori non tarderanno a scatenarsi, e ciascuno andrà per la sua strada. L'unico a restare in città sarà Alain, il figlio minore, che non accetta né di andare a vivere a Parigi con la madre, né di condividere con la sorella, una procace giovane donna la cui aggressiva impudicizia lo turba e lo imbarazza, l'appartamentino che le ha preso in affitto il suo amante, un noto chirurgo fornito di una moglie e due bambine. Ad Alain toccherà un compito arduo: uscire dall'inconsapevolezza in cui ha sempre vissuto, e soprattutto ricostruire un'immagine coerente dell'uomo che è stato suo padre – mettendo insieme gli sparsi tasselli della propria memoria e i racconti di quei pochi che l'hanno conosciuto davvero. Nel corso di quella che sarà al tempo stesso una sorta di indagine e un'iniziazione alla vita, il ragazzo scoprirà non solo quanto possano essere ingannevoli le apparenze, ma anche quale sia la vera ragione del suicidio di Eugène Malou. E saprà di essere, come suo padre, come suo nonno, un autentico Malou. Allora, e soltanto allora, potrà andare "incontro al suo destino".
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Adelphi, 27/02/2012
Abstract: C'era in lei un'umiltà esagerata. I suoi occhi cerchiati, il suo modo di muoversi senza far rumore, senza sfiorare le cose, quel suo fremere d'inquietudine alla minima parola, corrispondevano abbastanza all'idea che ci si fa della serva abituata a ogni durezza. Sotto quelle apparenze si sentivano però come dei sussulti di orgoglio, che lei si sforzava di non lasciar trasparire. "Era anemica. Il suo seno piatto non era fatto per risvegliare i sensi. Eppure c'era qualcosa di attraente in lei, qualcosa di torbido, di avvilito, di vagamente morboso". (Le inchieste di Maigret 6 di 75)
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Adelphi, 27/02/2012
Abstract: "Vuole un buon consiglio, commissario?". Radek aveva abbassato la voce e si era chinato verso il suo interlocutore. "Guardi che so perfettamente quello che lei penserà... E del resto, poco me ne importa!... Ma le do lo stesso il mio parere o, se preferisce, il mio consiglio... Lasci perdere!... Si sta mettendo in un terribile pasticcio...". Maigret era immobile, con lo sguardo fisso. "E prenderà un granchio dopo l'altro, perché non ci capisce niente...". Il cecoslovacco si animava a poco a poco, ma in maniera contenuta, molto particolare. Maigret notò le sue mani, che erano lunghe, di una bianchezza straordinaria e picchiettate di lentiggini. Sembravano tendersi, partecipare a modo loro alla conversazione. "Guardi che non sto mettendo in dubbio la sua competenza professionale! Se non ci capisce niente, ma proprio niente, è perché fin dall'inizio lei si è mosso in base a elementi falsati. Di conseguenza tutto è falso, non le pare?... E tutto quello che scoprirà sarà falso dal principio alla fine...".(Le inchieste di Maigret 8 di 75)
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Adelphi, 27/02/2012
Abstract: "Una notte... Saranno state più o meno le tre... Camminavamo in rue... No, il nome della via neanche glielo dico... Una strada qualsiasi. Da lontano vediamo una porta che si apre... C'era una macchina accostata al marciapiede... Un tizio esce spingendone un altro... Anzi no, non è che lo spinga... Immagini uno che si porta a spasso un manichino e vuole farlo camminare come se fosse un vecchio amico!... Lo ficca in macchina, si siede al volante... Il mio socio mi lancia un'occhiata e siamo già sul paraurti posteriore... Non per niente allora mi chiamavano il Gatto!... Giriamo per un sacco di strade... Il tizio che guida ha l'aria di cercare qualcosa, di essersi sbagliato... Alla fine arriva al canale Saint-Martin, e allora capiamo cosa cerca... Ha indovinato anche lei, eh?... Il tempo di aprire e richiudere la portiera, e il corpo era già a mollo...".(Le inchieste di Maigret 9 di 75)
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Adelphi, 27/02/2012
Abstract: "Guardi..." mormorò Duclos indicando il paesaggio intorno a loro, il paesino pulitissimo dove tutto era in ordine come nella credenza di una brava massaia, il porto troppo piccolo per riuscire a turbare quell'atmosfera tranquilla e le facce serene della gente con i grossi zoccoli gialli infilati ai piedi. E continuò: "Qui tutti si guadagnano da vivere... Tutti sono felici, o quasi... E, quel che è più importante, tutti controllano i propri istinti, perché questa è la regola, è un dovere se si vuole vivere in una collettività... Pijpekamp può confermarle che i furti sono rarissimi... È vero che, se uno ruba due libbre di pane, non se la cava con meno di qualche settimana di prigione... Nota qualcosa che non va?... Qui non ci sono vagabondi!... Non ci sono mendicanti... È l'ordine istituzionalizzato...".(Le inchieste di Maigret 10 di 75)
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Adelphi, 26/03/2012
Abstract: "Lei veniva avanti, la figura ancora indistinta nella semioscurità. Veniva avanti come la protagonista di un film, o meglio come la donna dei sogni di un adolescente. Era vestita di velluto nero? Fatto sta che era più scura di tutto il resto, che spiccava come un'ombra intensa, sontuosa. E la poca luce ancora sospesa nell'aria si concentrava sui suoi capelli biondi e leggeri, sul viso opaco". "Ho saputo che desidera parlarmi, commissario... Ma la prego, si accomodi...". "Il suo accento era più marcato di quello di Carl. La voce cantava, abbassandosi sull'ultima sillaba delle parole. E il fratello le stava accanto come uno schiavo al fianco della regina affidata alla sua protezione". (Le inchieste di Maigret 11 di 75)
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Adelphi, 26/03/2012
Abstract: "La contessa di Saint-Fiacre teneva ancora la faccia tra le mani. Era rigida, immobile, come la maggior parte delle altre vecchie". ""Ite missa est... La messa è finita..."". "Solo allora Maigret capì quanto era stato angosciato. Quasi non se n'era reso conto. Senza volerlo sospirò di sollievo". [...] "Ancora tre persone... Due... Qualcuno spostò una sedia... Rimaneva solo la contessa, e Maigret ebbe un fremito d'impazienza...". "Il sacrestano, che aveva concluso il suo compito, gettò uno sguardo alla signora di Saint-Fiacre, e un'espressione dubbiosa gli si dipinse sul volto. In quel medesimo istante il commissario avanzò. "Giunti accanto a lei, rimasero entrambi stupiti di quell'immobilità e cercarono di vedere il volto che le mani giunte continuavano a nascondere". "Turbato, Maigret le sfiorò una spalla. Il corpo vacillò, come se fino a quel momento fosse stato sorretto da un filo, poi rotolò a terra e rimase inerte". "La contessa di Saint-Fiacre era morta". (Le inchieste di Maigret 12 di 75)
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Adelphi, 26/03/2012
Abstract: "Insomma, che cosa ci faceva in quel posto? Non era in missione ufficiale! Qualcuno accusava i fiamminghi di avere ucciso una giovane donna, ma non era nemmeno sicuro che fosse morta!". [...] "E, ammesso che fosse morta, l'avevano davvero uccisa? Magari, uscendo avvilita dalla drogheria, si era lasciata attirare dalle acque torbide del fiume". "Non c'erano prove! Non c'erano indizi! Machère procedeva a testa bassa, ma non avrebbe scoperto nulla, per cui da un giorno all'altro la Procura avrebbe certamente deciso di archiviare il caso". "Perché dunque Maigret si lasciava invischiare in quello scenario che gli era del tutto estraneo?".
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Adelphi, 26/03/2012
Abstract: "Su un angolo della scrivania c'era, aperto, il bollettino della polizia con le foto segnaletiche di una ventina di ricercati. Quasi tutte facce dai tratti bestiali, che portavano il marchio della depravazione". ""Ernst Strowitz, condannato in contumacia dal Tribunale di Caen per aver ammazzato una contadina sulla strada per Bénouville..."". "E la postilla, in rosso: ""Pericoloso. Gira sempre armato"". "Un tipo destinato a vender cara la pelle. Maigret, tuttavia, avrebbe preferito aver a che fare con lui piuttosto che con quel vischioso grigiore, con quelle storie di vicende familiari, con quel delitto ancora inesplicabile ma che sospettava atroce".(Le inchieste di Maigret 15 di 75)
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Adelphi, 26/03/2012
Abstract: Il volume contiene cinque inchieste del commissario Maigret: "Il cane giallo", "Il pazzo di Bergerac", "Una testa in gioco", "La balera da due soldi" e "Un delitto in Olanda".
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Adelphi, 11/04/2012
Abstract: Era stato un uomo molto potente. Per molti, moltissimi anni. La sua carriera politica lo aveva portato a un passo dal diventare Presidente della Repubblica. Adesso, vecchio e malato, era una sorta di monumento vivente, e in tutte le redazioni dei giornali (di questo lui era certo) i "coccodrilli" dovevano essere già pronti da tempo. Eppure, da quando si era ritirato sulla costa normanna, dopo la caduta del suo ultimo governo e la sincope che lo aveva colpito, il presidente sapeva di essere strettamente sorvegliato. Non solo da quelli che lui chiamava i suoi cani da guardia – gli ispettori che si davano il cambio davanti a casa sua dietro preciso incarico del ministero degli Interni –, ma anche dall'infermiera che lo curava, dalla segretaria, e dal fedele autista. Gli stessi (e pure di questo era quasi certo) che frugavano con accanimento fra i suoi libri e le sue carte – soprattutto dal giorno in cui aveva detto a un giornalista di aver cominciato a scrivere le sue memorie "non ufficiali". Qualcuno, evidentemente, lo considerava ancora pericoloso. Ma chi? Magari uno che era stato, a venticinque anni, il suo timido, devoto segretario particolare, e che adesso stava per diventare primo ministro; uno che lui, l'anziano presidente, era certo di tenere in pugno: perché conservava, nascosta fra le pagine di un libro, una lettera, oltremodo compromettente, dell'ex segretario. Era quella che tutti cercavano? O le sue minacciate memorie? E in quanti erano, a cercare, e per ordine di chi? Ma in fondo, poi, che importanza aveva ormai tutto questo?
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Il cavallante della "Providence"
Adelphi, 23/04/2012
Abstract: ""Che diavolo ci faceva quella donna in un posto simile?"". "In una stalla, con gli orecchini di perle, il braccialetto firmato, le scarpe di camoscio bianco!". "Doveva essere arrivata ancora viva, visto che il delitto era stato commesso dopo le dieci di sera". "Ma in che modo? E perché? E nessuno aveva sentito nulla! Lei non aveva gridato, e i cavallanti non si erano neppure svegliati...". "Se non fosse stato per quella frusta che non si trovava, probabilmente sarebbero passati anche quindici giorni o un mese prima che qualcuno scoprisse il cadavere, per caso, nel rivoltare la paglia!". "E altri cavallanti sarebbero venuti a russare accanto a quel corpo di donna!".(Le inchieste di Maigret 16 di 75)
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Adelphi, 23/04/2012
Abstract: ""Potete sedervi..."". ""No, grazie!" disse la donna che, tra i due, era decisamente la più nervosa: "Sarà una cosa rapida..."". "Maigret poteva vederla in faccia, illuminata dalla luce violenta di una lampada. Non ebbe bisogno di osservarla a lungo per classificarla. Del resto, gli era bastata la foto, benché si vedesse solo il busto...". "Una bella ragazza, nell'accezione popolare del termine. Una ragazza dalle forme appetitose, con denti sani, un sorriso allettante e lo sguardo sempre acceso". "Più esattamente una bella troietta, provocante, avida di piaceri, sempre pronta a dare scandalo o a scoppiare a ridere in modo sguaiato".(Le inchieste di Maigret 17 di 75)
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Adelphi, 23/04/2012
Abstract: Maigret accese la pipa, lasciò che il fiammifero bruciasse fino in fondo e poi si alzò chiamando: "Cameriere!". Ritto in mezzo alla sala con la sua mole imponente, aspettava il resto guardandosi tranquillamente attorno. "Dove andiamo?" gli chiese Philippe quando furono usciti. Maigret si voltò a guardarlo come se fosse stupito di trovarselo davanti. "Tu vai a dormire" rispose. "E tu, zio?". Il commissario alzò le spalle, si ficcò le mani in tasca e si allontanò senza rispondere. Aveva trascorso una delle peggiori giornate della sua vita. Per tutte quelle ore, seduto nel suo angolo, si era sentito vecchio e rammollito, privo di risorse e di idee. Ma adesso dentro di lui era scattato qualcosa, si era accesa una fiammella. Doveva approfittarne subito. "La vedremo, perdio, eccome se la vedremo!" borbottò per farsi coraggio.(Le inchieste di Maigret 20 di 75)
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Adelphi, 23/01/2012
Abstract: Questo libro segna l'atto ufficiale (1931) del commissario Maigret. "La presenza di Maigret al Majestic aveva inevitabilmente qualcosa di ostile. Era come un blocco di granito che l'ambiente rifiutava di assimilare. "Non che somigliasse ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate. "Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi. "Aveva in particolare un modo tutto suo di piazzarsi in un posto che era talora risultato sgradevole persino a molti colleghi".(Le inchieste di Maigret 1 di 75)
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Adelphi, 28/05/2012
Abstract: ""Hanno ucciso qualcuno del personale?" chiese sorpresa ma senza emozione". ""No, però è successo nei sotterranei... È questo lo strano della faccenda... Provi a immaginare una cliente, una cliente facoltosa, scesa al Majestic con il marito, il figlio, una governante e un'istitutrice... Un appartamento da più di mille franchi al giorno... Bene, questa donna viene strangolata alle sei del mattino, e non in camera sua ma nello spogliatoio dei sotterranei... Perché con ogni probabilità è lì che è stato commesso il delitto... Che cosa ci faceva una così nei sotterranei?... Chi ha potuto attirarla là sotto e come?... E per giunta a un'ora in cui gente come lei di solito è ancora immersa in un sonno profondo..."". "Le parole di Maigret non sortirono un grande effetto: Charlotte aveva aggrottato le sopracciglia come se le fosse venuta un'idea ma l'avesse subito scartata. Poi aveva lanciato un rapido sguardo a Prosper che si stava scaldando le mani sopra la stufa – mani bianchissime, dalle dita quadrate, coperte di peli rossi". (Le inchieste di Maigret 21 di 75)
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Adelphi, 28/05/2012
Abstract: Per tutti, dalle vecchiette appostate dietro le tendine smosse ai ragazzini che poco prima lo avevano superato girandosi a guardarlo con insolenza, lui era l'intruso, l'indesiderabile. O, peggio ancora, era qualcuno di cui non ci si poteva fidare, venuto da chissà dove a fare chissà che cosa. Sarà stato anche per via di quegli sguardi che lo spiavano, ma il commissario, che camminava con le mani sprofondate nelle tasche del pesante cappotto, si sentiva come uno di quegli squallidi personaggi tormentati da un vizio segreto che si aggirano nei paraggi della porte Saint-Martin o altrove con le spalle curve e lo sguardo sfuggente, rasentando le case per prudenza alla vista di un agente della Buoncostume. Era forse un riflesso della triste figura di Cavre? Ebbe quasi voglia di mandare a prendere la sua valigia dai Naud, di salire sul primo treno e di andare dal giudice Bréjon per dirgli: "A Saint-Aubin non mi vogliono... Suo cognato se la sbrogli da sé...". (Le inchieste di Maigret 22 di 75)