Trovati 6 documenti.
Trovati 6 documenti.
2. ed.
Bern : Edizioni Del CAS, 2009
Locarno : A. Dadò, 2009
I cristalli ; 22
Abstract: Nel novembre del 1917 Stefan Zweig ottenne un permesso dall'archivio di guerra di Vienna, dove prestava servizio, e si recò in Svizzera con lo scopo di tenere alcune conferenze e di assistere alle prove del suo dramma Geremia, che venne messo in scena a Zurigo nel febbraio 1918. La sua permanenza in Svizzera doveva limitarsi soltanto a due mesi, ma Zweig riuscì a ottenere alcune proroghe e infine venne totalmente esentato dall'obbligo del servizio militare. In cambio, si impegnò a scrivere regolari corrispondenze per un giornale di Vienna e poté rimanere in Svizzera fino al marzo 1919, soggiornando prima a Zurigo e poi a Rüschlikon. I quindici mesi trascorsi in Svizzera coincisero con la fine del primo conflitto mondiale e marcarono una svolta decisiva nella sua vita. È infatti nel periodo trascorso in Svizzera, segnato in particolare dallo stretto rapporto di amicizia e dal fitto scambio epistolare con Romain Rolland, che Zweig prese piena coscienza del crollo della vecchia Europa e cominciò il lungo cammino sull'orlo dell'abisso che lo portò infine all'esilio e al suicidio. Questa presa di coscienza di Zweig emerge soprattutto dai diari del periodo trascorso in Svizzera, qui proposti in versione integrale, e dalla sua corrispondenza, della quale si propone una vasta scelta.
Giralune : sommerseriemerse / Erika Zippilli-Ceppi
Edizioni Ulivo, 2009
Sentieri invisibili / Giuseppe Battarino
Lugano : Todaro, copyr. 2009
Vol. 5: 2000 e oltre : tendenze della contemporaneità
2009
Fa parte di: L'arte del XX secolo
Abstract: Il volume analizza i movimenti, artisti, opere e fenomeni culturali che hanno caratterizzato il secolo scorso e il primo decennio del nuovo millennio, presentando i multiformi fenomeni artistici e una selezione degli artisti che hanno conosciuto un proprio significativo sviluppo a partire dalla seconda metà degli anni novanta e che si sono affermati o hanno confermato una loro specificità nel corso di questo primo decennio del nuovo millennio. La serie dei saggi si apre con l'intervento di Lea Vergine dedicato alle geografie mutanti dell'arte contemporanea: dallo spostamento degli assi produttivi verso aree del mondo prima neglette, alle figure del curatore e del critico; dalla creatività femminile, all'eredità della Body Art. Fanno seguito l'intervento di Nicolas Bourriaud, il quale analizza con ricchezza di riferimenti i temi e i problemi emersi nell'epoca postmediale con particolare riferimento al tema delle installazioni, dei video e dei media; di Angela Vettese, la quale affronta le questioni dell'identità, dei generi e della visione del sé; di Klaus Honnef, al quale si deve una rilettura delle posizioni critiche della contemporaneità. A questi temi d'ordine generale, seguono i saggi specifici di Gabriella Belli, Luca Molinari, Paco Barragán, Walter Guadagnini.
Si parla troppo di silenzio : un incontro immaginario tra Edward Hopper e Raymond Carver / Aldo Nove
Ginevra : Skira, copyr. 2009
Abstract: Nel 1958 un giovane di vent'anni, sposato e padre di una bambina di pochi mesi, ritorna a Paradise, in California. Il ragazzo sbarca il lunario facendo i più disparati lavori. Quel ragazzo si chiama Raymond Carver e il suo sogno è quello di diventare uno scrittore. Negli stessi mesi Edward Hopper, ormai pittore affermato, compie con la moglie Jo un viaggio in macchina negli States e un giorno si ferma vicino al fiume Butte Creek, in California. Tra lo scrittore e il pittore si crea un sodalizio improvvisato, un incontro magico in cui due tra le più potenti menti del Novecento americano confrontano le loro visioni dell'arte e del realismo, che li unisce. In questo racconto immaginario Aldo Nove mette a confronto due delle personalità più eminenti della cultura americana del Novecento. Malgrado la differenza e il mezzo usato per esprimersi, li accomuna un forte senso dell'immanente sospeso, quella poetica dell'apparenza troppo lirica per essere piattamente realista e troppo reale per abbandonarsi a qualunque forma di effetto che non sia la pura magia dei fatti. Degli sguardi, degli spazi, delle parole. Del silenzio.