Trovati 4 documenti.
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La tutela dell'opera d'arte contemporanea
Gangemi Editore, 1/3/2016
Abstract: L'opera affronta una materia poco esplorata: le evoluzioni subite dall'arte contemporanea più recente che ha assunto rilevante valore economico. Ricerca le forme adeguate di tutela penale, a fronte di leggi che non tengono conto delle essenziali trasformazioni intervenute nel settore artistico. Sono analizzate anche le iniziative di tutela civile alle quali si può ricorrere nel caso di illeciti subiti dall'acquirente in buona fede. La terza parte del volume è dedicata alla strumentazione; le complesse tecniche e analisi che gli esperti devono eseguire per rilevare eventuali contraffazioni ovvero alterazioni rilevanti di un'opera autentica. Il volume, destinato alla lettura di critici, galleristi, artisti e collezionisti interessati all'arte contemporanea, utilizza, anche nel trattare temi giuridici, una terminologia semplice e agevolmente comprensibile.Giovanna Corrias Lucente, avvocato penalista dal 1980, docente di diritto e Procedura penale, ha scritto numerosi saggi, in tema di informazione, reati societari, criminalità informatica; ha commentato la Legge e il successivo Testo Unico ed il Codice delle radiotelevisioni, ha pubblicato la monografia: "La tutela penale dei mezzi di comunicazione di massa".Matteo Barra, avvocato romano. Dottorando di ricerca in diritto internazionale dell'economia presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi. Si occupa di protezione e di circolazione dei beni culturali.Chiara Compostella, storica dell'arte e restauratrice diplomata all'Istituto Centrale per il Restauro di Roma. Oltre all'attività di restauro per le Soprintendenze e per i privati, collabora da vari anni con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il Ministero degli Esteri e con diversi organismi internazionali in progetti di formazione e sviluppo nel settore del restauro di opere d'arte e monumenti in Paesi in via di sviluppo.
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Archeologia e progetto. Paesaggi antichi lungo la via Clodia. Ediz. illustrata
Gangemi Editore, 2/3/2016
Abstract: È un paesaggio culturale, opera congiunta della natura e dell'uomo, quello che a metà Ottocento George Dennis raccontò nelle Cities and cemeteries of Etruria, in una visione romantica di rovine, memorie e misteri, illustrata dai suoi schizzi e da quelli dell'amico pittore Samuel James Ainsley. Se ne percepiscono ragioni e tratti peculiari soltanto camminandovi dentro senza sosta come fece Dennis, viaggiatore ed esploratore britannico già abituato ad analoghe fatiche in Portogallo e in terra di Andalusia. Ricognizioni, citazioni antiquarie, racconti e disegni realizzati con la camera lucida gli permisero di individuare e studiare le identità dei luoghi e di raccontarle a studiosi, turisti e studenti di allora. E con tutti loro, alla fine della prefazione, si scusava per l'incompletezza e i possibili errori spiegando con le parole di Plinio il Vecchio quanto fosse difficile "trovare il senso di ogni cosa e prendere ogni cosa nel suo vero senso". Alla ricerca e alla rivelazione del senso dei paesaggi antichi, alcuni un tempo lungo un percorso che poi prese il nome di via Clodia - Cerveteri e Tarquinia, San Giovenale, Luni sul Mignone e Norchia -, contribuisce il lavoro che segue, frutto dell'amore di Luigi Franciosini per questi luoghi e dell'attenta e appassionata attività di ricerca e formazione da lui promossa nel Dipartimento di Architettura di Roma Tre. I progetti e gli studi delle tesi di laurea, i disegni e i plastici soprattutto, raccontano natura, orografia e architettura sepolcrale, strade, forre, fossi e pianori, rocce tufacee della terra e dell'uomo. È uno degli sguardi possibili, un modo di riscrivere oggi il paesaggio degli Etruschi e di raccontarlo a chi lo percorre, dopo secoli di oblio o di trasformazione, in coda alle ricostruzioni poetiche e materiali che lo hanno reinventato dal Settecento in poi, dall'antiquaria alla scienza storica e archeologica, alla letteratura di pilgrimage e alla poesia di Dennis, Carducci, Lawrence, Cardarelli e Huxley, ai restauri novecenteschi di Raniero Mengarelli, instancabile nuovo artefice della Necropoli della Banditaccia. Anche la cultura contemporanea degli architetti può declinare con diversi accenti il suo amore per questi luoghi e dedicare al paesaggio dell'Etruria meridionale sguardi e azioni di valorizzazione capaci di affiancare archeologia, scienze del patrimonio e del territorio, restauro e progetto del paesaggio e dell'architettura. Ne sono un esempio di grande interesse le tesi che qui si pubblicano, un'esperienza didattica che prende le mosse da un finanziamento regionale del 2010-2012 per una ricerca dal titolo Regione Lazio: luoghi d'identità diffusa per il turismo culturale che Alessandra Carlini e Paola Porretta hanno svolto per due anni sul territorio della Tuscia, come è brevemente riassunto nel loro testo. Su questo tema nuove pubblicazioni di studi e di tesi sono in programma e diverse iniziative sono in corso nelle attività didattiche e di ricerca delle lauree magistrali e del terzo livello del Dipartimento di Architettura, anche in risposta ai numerosi progetti di valorizzazione che strutture ministeriali, Regione Lazio e associazioni promuovono in questi mesi. La ricerca sul paesaggio culturale è ancora all'inizio e si presenta come un orizzonte molto promettente di attività universitaria multidisciplinare e interdipartimentale, capace di istruire una programmazione integrata di valorizzazione del territorio storico e del suo patrimonio: gli studi e i progetti architettonici pubblicati in questo volume ne sono un bellissimo esempio e costituiscono un modello di integrazione tra ricerca e didattica.
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Gangemi Editore, 2/3/2016
Abstract: L'Oratorio ha origine durante il XV secolo con la confraternita stessa ed era collocato proprio su quello che è oggi un tratto di Corso Vittorio Emanuele II.Pregevoli artisti hanno qui lavorato, e negli anni si sono susseguiti i nomi di coloro che sembravano essere coinvolti nella decorazione: Girolamo Siciolante da Sermoneta, Taddeo Zuccari, Federico Zuccari e molti altri, a testimonianza di una intensa vita popolare e artistica del luogo.Dall'Oratorio di Sant'Orsola arrivano sia la statua di San Giovanni Battista Giovane, attribuita a Michelangelo, sia alcuni frammenti marmorei di fine quattrocento, sia un grande affresco di Madonna in trono con bambino. Poi, nulla arriva a San Giovanni dei Fiorentini di questo luogo, demolito per permettere a Corso Vittorio Emanuele II di sfociare sul Tevere e arrivare in Vaticano.Ma altri frammenti sono stati salvati e conservati. E sono oggi al Museo di Roma.dall'introduzione di Simone Ferrari
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Musuem. Trattato di museografia
Gangemi Editore, 7/8/2016
Abstract: Fino al secolo scorso, gli scritti inerenti il museo tendevano più che altro a forme di cultura manualistica. Nell'esplicitazione delle tipologie, dei percorsi, dei concetti di illuminotecnica. Tutto ciò finché si è pervenuti al fondamentale evento ricostruttivo dei musei italiani, successivo al secondo evento bellico mondiale, dal quale fu evidenziato il limite di un'interpretazione prettamente pragmatica, che fosse rivolta esclusivamente a finalità conservative e rappresentative. Le distruzioni dopo la guerra non risparmiarono i grandi musei. A porre rimedio ad esse si iniziò fino dagli anni cinquanta, quando fu dato inizio ai primi interventi. Allorché la cultura del conservare e dell'esporre nel museo prese spontaneamente ad intersecarsi con il senso dello spirito critico appartenente alle problematiche del restauro. Assumendo da quell'ambito una speciale sensibilità per le esigenze di riconoscibilità dell'autentico e dell'originale, e per quelle inerenti le metodologie integrative delle lacune. La ricchezza di modalità attuative nel museo in quei mitici decenni passavano per i progetti di Scarpa, di Albini e degli altri che da allora si prese a riconoscere come "I Maestri della Museografia", prettamente italiani, ma in grado di estendere la loro influenza in tutto l'ambito internazionale.SANDRO RANELLUCCI, in un breve periodo funzionario nella carriera direttiva delle Soprintendenze, continuativamente Docente di ruolo di Restauro architettonico nel Campus di Chieti, incaricato di Museografia a Valle Giulia e nell'Università Internazionale dell'Arte, autore di numerosi studi in saggi monografici, deriva dalle occasioni di dialogo con Leonardo Benevolo, PierLuigi Cervellati, Paolo Marconi il senso di una fondativa linea interpretativa comune.