Trovati 13 documenti.
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Genova : S. Marco dei Giustiniani, 1982
Quaderni di poesia
De beneficiis / / L. Annaeus Seneca
Pisa : In aedibus Giardini editori e stampatori, 1982
Scriptorum romanorum quae extant omnia ; 379/388
Naturales quaestiones, 1. / / L. Annaeus Seneca
Pisa : In aedibus Giardini editori e stampatori, 1982
Scriptorum romanorum quae extant omnia ; 389/393
Naturales quaestiones, 2. / / L. Annaeus Seneca
Pisa : In aedibus Giardini editori e stampatori, 1982
Scriptorum romanorum quae extant omnia ; 394/398
Torino : Unione tipografico-editrice torinese
Abstract: Il volume riporta il testo latino e la traduzione italiana dei sei libri dei Fasti e i frammenti di opere perdute del poeta Ovidio (Medea, Fenomeni, Epigrammi...). I Fasti sono un poema elegiaco con cui l'autore si propone di narrare e spiegare, mese per mese, le feste del calendario romano. Il piano originario prevedeva l'articolazione del lavoro in dodici libri, uno per ogni mese del calendario, ma, interrotto dall'esilio, Ovidio ne compose solo sei, relativi alla prima parte dell'anno. Oltre all'intento didascalico è evidente nell'opera anche uno scopo celebrativo dell'antica Roma in accordo con la volontà di restaurazione morale e religiosa di Augusto. Il testo dei Fasti pubblicato nel volume è quello dell'edizione Teubneriana più recente.
Volumen 10. Pars prior, sectio 1 : P-Perimelides
Berlin ; New York : De Gruyter, [1982-1997]
Contre les gentils / Arnobe ; texte établi, traduit et commenté par Henri Le Bonniec. Livre 1
1982
Fa parte di: Arnobius <255-327>. Contre les gentils / Arnobe ; texte établi, traduit et commenté par Henri Le Bonniec
Milano : BUR, 1982
BUR classici ; 365
Storia di Roma dalla sua fondazione. Libri 3-4 / Tito Livio ; traduzione di Mario Scandola
Milano : BUR, 1982
BUR classici ; 390
Torino : Einaudi, 1982
I millenni
1982
Fa parte di: Ovidius Naso, Publius <43 a.C.-18 d.C.>. Opere di Publio Ovidio Nasone
Abstract: Amore legge il titolo del nuovo libro di Ovidio, Rimedi contro l’amore, e subito protesta: «Vedo che mi si muove guerra», dice. Ma l’autore replica con fermezza: no, non puoi accusare me, che sono il tuo poeta, che «tante volte ho portato le insegne sotto il tuo comando». Io, sostiene con lampeggiante allusione all’Iliade, non sono Diomede, «da cui fu ferita tua madre», Venere: «io ho amato sempre, / e se mi chiedi cosa faccio, anche ora amo». Si aprono così i Rimedi contro l’amore di uno che è il poeta dell’Arte di amare e degli Amori, e che l’amore ha cantato in tutti i modi, dall’epico all’elegiaco, dal tragico all’estatico. Anche quando dà consigli contro l’amore, Ovidio dice di Amore: come un Cherubino mozartiano avanti lettera, parla d’amor vegliando, parla d’amor sognando, parla all’acqua, all’ombra, ai monti, e se non ha chi l’oda, parla d’amor con sé. Ovidio aveva insegnato «con quale arte ci si può procurare / l’amore»: «la nuova Musa», proclama, «non disfa l’opera antica». «Imparate a guarire da chi vi ha insegnato ad amare», scrive: «una sola mano vi darà la ferita e il rimedio.» I Rimedi ribaltano infatti in più occasioni i consigli offerti dall’Arte di amare, mentre Ovidio si presenta come l’erede romano di scrittori ellenistici di poemi curativi quali Nicandro; ma è anche nella scia di Lucrezio, che nel libro IV del de rerum natura spiega come evitare i lacci d’amore, e di Cicerone, «che nel quarto libro delle Tusculanae tratta il desiderio come una malattia dell’anima». In realtà, non c’è verso, tra gli ottocento in cui si dipana il poemetto, che non possegga, oltre alla dimensione erotica, un accenno retorico o letterario – all’interno di una rete puramente ovidiana costituita dai Medicamina, dalle Metamorfosi e dalle Eroidi, ma anche verso l’esterno, per esempio con allusioni alle Elegie di Properzio. Il libello, spesso trascurato o sminuito dalla critica, si rivela invece capitale, perché i Rimedi «costituiscono uno snodo fondamentale nello sviluppo dell’idea ovidiana che la poesia ha la capacità di influenzare e cambiare il mondo, simbolicamente e letteralmente».