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Il vizio dell'arte
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Bennett, Alan

Il vizio dell'arte

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: I lettori italiani sanno fare i loro conti, e conoscono bene la quantità di risate che Alan Bennett riesce a scatenare quando maneggia uno spunto anche elementare (la sgradita visita di topi d'appar­tamento, ad esempio), o ritrae personaggi familiari in situazioni incongrue (un'anziana regnante cui capita in mano, per la prima volta o quasi, un libro). Per calcolare quanto rideranno qui, basterà dunque fare la somma fra un compito apparentemente banale (correggere un libretto d'opera) e i due eccentrici, litigiosi e, com'è ovvio, spiritosissimi mostri sacri chiamati a svolgerlo, nel corso di un lungo battibecco immaginario ma tremendamente verosimile: W.H. Auden, nientemeno, e Benjamin Britten.

Fight night
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Trucco, Stefano

Fight night

Bompiani, 26/11/2014

Abstract: Questa è la storia di Alessandro ed Ettore, due ragazzi genovesi a cui la vita ha tirato presto uno dei suoi colpi peggiori: la perdita del padre.Alessandro è ambizioso, egocentrico e fragile. A diciannove anni si ritrova già a essere un perdente: suo padre, il "faccendiere", si è ucciso dopo la scoperta di un giro di corruzione e malaffare, facendogli conoscere la povertà e il desiderio di ritrovare il suo posto nel mondo.Ettore è figlio del primo italiano morto a Kabul, ed è diventato un piccolo criminale irresponsabile a causa dell'abbandono e dei privilegi a cui l'ha abituato il fatto di avere avuto per genitore un "eroe" − il fatto che al posto di suo padre ci sia il poliziotto più marcio della città non aiuta.Alessandro ed Ettore sono due kickboxer che vengono da esperienze estreme, al margine della legalità, in una Genova in bianco e nero che è un porto delle nebbie, e non solo esteriori.Sono in guerra con il mondo, con le donne e con gli uomini. Il loro coraggio, la loro volontà di sacrificio sono sempre sul punto di trasformarsi in odio e risentimento. Due vite abbandonate a un vortice autodistruttivo che si incroceranno in un incontro decisivo di fronte a una platea molto più vasta di quanto potessero immaginare, sotto lo sguardo corrosivo dei media. Ma alla fine saranno loro due soli, uno di fronte all'altro sul ring, armati solo di se stessi, dei loro corpi mortali e delle loro esistenze scheggiate dal caso, dal destino, dagli amori incompiuti. Scorrerà del sangue, che altro? In definitiva è solo la lotta a decidere quel che si è davvero.Dalla voce di un autore emergente, il racconto di un mondo duro e caotico, al di qua o al di là dell'umano, senza scrupoli né sconti, sul confine fra il ridicolo e l'osceno, dove i colpi piombano addosso imprevedibili. Ganci in pieno volto, ganci che possono raggiungere l'anima.

Sette notti
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Kostioukovitch, Elena

Sette notti

Bompiani, 26/11/2014

Abstract: Viktor Zieman, quarantenne colto, poliglotta e un po' sciupafemmine, fa l'archivista: è specializzato nel ritrovamento di manoscritti perduti, falsificati, occultati. Il suo mestiere è salvaguardare la memoria, portare alla luce la verità. Improvvisamente, alla vigilia della sua partenza per la Fiera di Francoforte, riceve una telefonata: un'improbabile agenzia letteraria bulgara vuole vendergli i manoscritti del nonno, Semyon Zalusski, colui che nei primi sette giorni di maggio del 1945 ritrovò i tesori della pinacoteca di Dresda trafugati dai tedeschi, rischiando nell'impresa la sua stessa vita.Ora Viktor ha solo una settimana per recuperare i preziosi documenti legati alla storia della sua famiglia, una storia avvolta nel mistero. Ed ecco che ha inizio una rocambolesca avventura in cui passato e presente, suspense e comicità fluiscono senza sosta l'uno nell'altro in un vortice che coinvolge non solo il mondo dell'editoria, ma anche giornalisti, agenti del KGB e mafia russa. Con uno stile che coniuga ironia e cultura, scanzonatezza e lirismo, thriller e romanzo storico, Sette notti è una lettura unica nel suo genere, che avvince il lettore, lo fa ridere e lo fa piangere e, alla fine, lo lascia senza fiato.

Racconti di Malá Strana e altre storie praghesi
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Neruda, Jan - Wldová Tosi, Alena - Cosentino, Anna

Racconti di Malá Strana e altre storie praghesi

Marsilio, 26/11/2014

Abstract: Racconti di Malá Strana e altre storie praghesi contiene, in una nuova traduzione, i più bei racconti della celebre raccolta, nei quali il lettore ritroverà personaggi nerudiani indimenticabili, come i nemici-amici Ryšánek e Schlegl, il nobile mendicante Vojtíšek, il commerciante Vorel con la sua pipa, la piagnucolosa signora Ruska, dedita ai funerali.Accanto a queste vecchie conoscenze, presentiamo inoltre alcuni altri testi nerudiani finora inediti in italiano: ambientati a Praga, ne esprimono anch'essi l'inconfondibile atmosfera, allo stesso tempo razionale e misteriosa, senza rinunciare a una buona dose di umorismo. Di tutti gli scritti qui selezionati è tratto saliente la maestria stilistica e narrativa, unita a una penetrante capacità di osservazione e di comprensione della vita, storica e interiore. Ne emerge un ritratto vivido e intenso della società e della cultura centroeuropea a metà del XIX secolo, raffigurata nella sua prospettiva praghese.

Semiologia del paesaggio italiano
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Turri, Eugenio - Vallerani, Francesco

Semiologia del paesaggio italiano

Marsilio, 26/11/2014

Abstract: Il paesaggio di cui si parla in questo libro - che esce ora in una nuova veste - non è soltanto lo scenario fermo, acquisito, apparentemente immutabile con cui si confronta il vivere quotidiano, ma anche e soprattutto il paesaggio che vive e si trasforma nel tempo col mutare delle forme di vita, dei modi di produrre e di rapportarsi delle società con il proprio territorio. Tanto il primo è spesso carico di suggestioni, quanto il secondo può stravolgere ogni immagine sotto la spinta di nuove attività e iniziative. Così è accaduto in Italia nei decenni trascorsi, quando la violenza delle trasformazioni ha sconvolto, cancellato o devastato paesaggi tra i più celebrati. È stato un salto di civiltà o una corsa illusoria e distruttiva? La domanda può trovare risposta solo attraverso una storia di come è cambiata l'Italia, Paese di tensioni, frenesie, fantasia, dove non è spesso riconosciuto il valore semantico del paesaggio. Ancora oggi assistiamo alla difficoltà di assumere la pianificazione paesistica quale strumento-guida delle trasformazioni. Laddove un tempo il paesaggio si configurava attraverso interventi esperti e secolari che esprimevano per intero una cultura, quello dell'Italia d'oggi sembra il risultato di interventi caotici, incoerenti, improvvisati, espressione di una società priva di disegni ideali, trascinata solo dalle regole del gioco economico e delle sue scenografie consumistiche, soggetta a un potere politico che non si è mai preoccupato di saldare presente e passato, come base dell'identità nazionale, di costruire architetture territoriali efficienti, di guidare consapevolmente le trasformazioni. Spesso complotti invisibili hanno operato e operano nel paesaggio italiano, cosicché riesce difficile oggi leggerne il senso, cogliere quel rapporto tra natura e cultura che dovrebbe essere la prima rivelazione semantica del paesaggio e offrire un'indicazione sul futuro di una società che, bene o male, ha fatto il suo ingresso nella cosiddetta età post-industriale. A meno che non sia proprio questo il senso del post-industriale o del post-moderno.

La città nel golfo
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Pahor, Boris

La città nel golfo

Bompiani, 26/11/2014

Abstract: Nel 1943, nell'Italia occupata dai nazisti, uno studente in Legge sloveno – Rudi – getta la divisa e si rifugia sui monti. Preso il treno per andare verso la sua città natale, incappa in un commando di tedeschi a cui sfugge miracolosamente trovando rifugio in campagna.È qui che viene accolto dalla diciottenne Vida, una ragazza sognante, pervasa da ideali forse ingenui ma profondi e da un desiderio irresistibile di andarsene, di cambiare l'orizzonte della sua vita. Rudi si sente molto attratto da lei, ma non tollera il fatto che Vida rinneghi la propria slovenità. Il senso di inferiorità culturale che la ragazza esprime con le sue scelte lo irrita profondamente e lo spinge a riaffermare, per contrasto, le proprie radici, rievocando episodi e aneddoti che hanno segnato la sua vita e quella della comunità slovena in Italia dopo la fine della Grande Guerra e l'avvento del fascismo. A confondere ancor di più sensazioni e sentimenti sopraggiunge una ragazza che Rudi aveva conosciuto in treno: Majda, una staffetta partigiana, incaricata di portarlo da suo fratello. Rudi entra così in contatto con la lotta armata. Ma è questa lotta, dalla cui fascinazione non riesce a liberarsi, che lo condanna all'isolamento. La sua vita non può concedersi all'amore, tutti i ruoli imposti dalla Storia non possono essere dismessi, ad ogni costo.Affresco della Resistenza e moderna epopea dell'uomo umiliato e offeso, ma capace di rinominare le cose proprio mentre si guarda alle spalle e traendo forza da quello sguardo per vedere un futuro davanti a sé, inizia con questo romanzo la riproposta delle opere di un grande narratore contemporaneo, che ha posto al centro del suo scrivere i dilemmi dell'identità nazionale e storica.

I tre giorni di Pompei: 23-25 ottobre 79 d. C. Ora per ora, la più grande tragedia dell'antichità
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Angela, Alberto

I tre giorni di Pompei: 23-25 ottobre 79 d. C. Ora per ora, la più grande tragedia dell'antichità

Rizzoli, 26/11/2014

Abstract: Il 24 ottobre del 79 d.C. sembra un venerdì qualsiasi a Pompei, una città abitata da circa dodicimila persone che, come innumerevoli altre nell'Impero, lavorano, vanno alle terme, fanno l'amore. Ma alle 13 dal vicino Vesuvius si sprigiona una quantità di energia pari a cinquantamila bombe atomiche e, in meno di venti ore, sotto un diluvio ustionante di ceneri e gas, Pompei è soffocata da sei metri di pomici, mentre la vicina Ercolano viene sepolta sotto venti metri di fanghi compatti. Migliaia di uomini e donne cercano di scappare, invocano gli dèi, ma trovano una morte orribile. E solo in epoca moderna saranno scoperti alcuni dei loro corpi, contorti nella disperazione della fuga. Dopo molti anni passati a studiare la zona vesuviana, con il supporto di archeologi e vulcanologi Alberto Angela ricostruisce come in presa diretta i giorni che ne segnarono il tragico destino.Per farci respirare le atmosfere di quei momenti, individua alcuni personaggi storicamente esistiti – la ricca matrona Rectina, un cinico banchiere, un politico ambizioso… – e li segue passo dopo passo, in un percorso che si può fare ancora oggi, per strade, campagne, case o locali pubblici. In questo modo, non solo ci fa scorrere davanti agli occhi la vita quotidiana (prima) e la morte (poi) come in un film mozzafiato, ma dà anche nuove, illuminanti risposte a intriganti interrogativi: perché nessuno si era accorto di vivere alle pendici di un vulcano-killer? Come mai alcune eleganti domus erano diventate laboratori artigiani? E che cosa legava Plinio il Vecchio, naturalista e ammiraglio scomparso nella tragedia, all'affascinante Rectina?Dettagliatissimo e aggiornato con gli studi più recenti, è un viaggio emozionante nel mondo antico, lo sconvolgente reportage di una tragedia, un libro unico che si legge come un romanzo e ha la profondità di un grande saggio. È il 79 d.C., benvenuti a Pompei.

Villa Triste
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Modiano, Patrick

Villa Triste

Bompiani, 26/11/2014

Abstract: Per non andare a combattere in Algeria – siamo ai primi degli Anni Sessanta – un giovane francese di cui sappiamo molto poco, va a rifugiarsi in una stazione termale affacciata su un lago dell'Alta Savoia, a pochi chilometri dalla Svizzera. Volendo nascondere la sua identità, si presenta come un discendente di una nobile famiglia russa: il conte Chmara. Dopo qualche tempo, incontra una ragazza molto affascinante che ha qualche anno più di lui: Yvonne. Lei dichiara di essere una attrice che ha appena finito di partecipare al film di un regista tedesco, girato proprio da quelle parti. I due si innamorano e, nella località turistica che col suo Casino, i ricevimenti, i campi da tennis, i concorsi di bellezza, sembra essere attrezzata di tutto punto per proporsi come una imitazione sbiadita e volgare della Costa Azzurra in cui un tempo avevano folleggiato Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda, e W.S. Maugham avrebbe sfogato fino all'ultimo il suo pessimo umore, vivono una lunga estate di passione e di bugie. Yvonne fa parte di quegli esseri misteriosi – sempre gli stessi – che, come sentinelle, se ne stanno ai bivi della nostra esistenza e, nel momento stesso in cui li incontriamo, ci travolgono. Il finto conte Chmara è un apolide della vita, alla ricerca del passato e del tutto. Sono, entrambi, protagonisti di "quel momento della giovinezza in cui tutto è sul punto di precipitare e presto sarà troppo tardi per tutto". È inevitabile che, insieme, costruiscano una vicenda drammaticamente esemplare. Villa triste, il romanzo che Patrick Modiano scrisse quando ancora non aveva compiuto trent'anni, è un romanzo inquietante, a tratti ironico e "cattivo", fascinosamente rétro, percorso da una potente vena d'erotismo. Modiano, in questo, è un maestro. Conosce perfettamente la misura. E quali sono i gesti, quali sono le parole, quali sono i luoghi, in cui si nasconde il desiderio. Giorgio Montefoschi

I viali di circonvallazione
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Modiano, Patrick

I viali di circonvallazione

Bompiani, 26/11/2014

Abstract: Un figlio cerca il padre che dieci anni prima lo ha abbandonato. Lo trova in uno dei villaggi più graziosi della Seine-et-Marne, ai margini della foresta di Fontainebleau, nel ristorante dell'albergo del Clos-Foucré, in compagnia di due individui orribili. Lui – un falsario vissuto di ogni tipo di imbrogli – è un uomo corpulento, di tipo orientale: sembra un enorme mollusco accasciato dalle vicende della vita. I due amici – dai quali è trattato malissimo, con irrisione e disprezzo – si barcamenano, uno dirigendo un giornale di pettegolezzi e articoli ricattatori, l'altro (ex legionario) cercando denaro col poker e il biliardo. Attorno a loro, una piccola corte di donne ambigue, ex prostitute, personaggi loschi, rappresentanti della Francia peggiore che odia i comunisti e gli ebrei. Questo il quadro all'interno del quale si muove la vicenda de I viali di circonvallazione, romanzo giovanile di Patrick Modiano. Sono sufficienti dieci anni perché un padre, trovandosi a tu per tu con il figlio, non lo riconosca? O dobbiamo pensare che finga di non riconoscerlo e aspetti il momento opportuno, per gettare la maschera e rivelare a se stesso, e a suo figlio, la propria abiezione morale? Modiano non si preoccupa, ovviamente, di sposare né l'una né l'altra tesi. A lui interessa il tempo: quello che precede la distanza dei dieci anni, e il figlio, lo sperduto Telemaco parigino, ricostruirà con infinita pazienza per raccontare la vita trascorsa insieme fino al momento dell'abbandono. È il racconto picaresco, struggente, a tratti inverosimile, di due sconfitte. E di un immenso amore: quello del figlio per il padre; quello finale del padre per il figlio disconosciuto. Ma anche questo amore ha bisogno di tempo per rivelarsi. E qui sta la bellezza del romanzo di Patrick Modiano: come affiora, come cresce, e poi sempre più è legittimato dal passato, il sentimento che nessuna avversità potrà mai distruggere. Giorgio Montefoschi

Via delle Botteghe Oscure
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Modiano, Patrick - Montefoschi Giorgio

Via delle Botteghe Oscure

Bompiani, 26/11/2014

Abstract: "Gente strana, che al passaggio lascia solo una scia di nebbia che prontamente svanisce. Con Hutte chiacchieravo spesso di questi esseri di cui le orme si perdono. Nascono un bel giorno dal nulla e al nulla ritornano dopo un fugace brillio. Reginette di bellezza, gigolos, farfalle. La maggior parte, anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai." Chi parla è Pedro McAvoy Stern, protagonista-narratore di Via delle Botteghe Oscure, il romanzo con il quale Patrick Modiano, già noto al grande pubblico, vinse nel 1978 il Premio Goncourt. Hutte è il responsabile di una Agenzia di Investigazioni nella quale il narratore ha lavorato per alcuni anni: ora è stanco, lascia l'agenzia e si trasferisce a consumare la sua vecchiaia a Nizza. Pedro McAvoy Stern è un uomo che alcuni anni prima, per colpa di una amnesia, non sa più chi è. Gli "esseri di cui le orme si perdono" sono il suo passato. L'agenzia è chiusa. Lui può cominciare a investigare su se stesso. Giorgio Montefoschi

La ballata di Peckham Rye
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Spark, Muriel

La ballata di Peckham Rye

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: Pubblicato nel 1960, ai tempi delle più pensose e tediose divagazioni sulla "letteratura industriale", questo romanzo le doppiava fulmineamente con uno sberleffo, proiettandosi in un paesaggio che molto somiglia a quello di oggi. Scandendo i tempi di una "ballata" sinistra ed euforica, la Spark ci racconta come la direzione di una fabbrica tessile ebbe la malaugurata idea di assoldare un "esperto in scienze umane" capace di "far andare a braccetto industria e cultura", di infondere "un'ampia visione del mondo" in impiegati e operai, infine di debellare l'assenteismo. Ma non fece i conti col diavolo, al quale compiti di questo genere sono quanto mai congeniali – oltre che produttivi di imbrogli, beffe, ricatti e occasionali assassinii. Con uno humour freddo e irresistibile, che si limita a mostrarci l'evidenza meccanica e incongrua dei comportamenti e delle parole, Muriel Spark si abbandona nella "Ballata di Peckham Rye" a un divertimento vizioso e lancinante, quasi un apologo che irride tutto, anche la propria morale.

Kim
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Kipling, Rudyard

Kim

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: Orfano di un sergente irlandese, cresciuto come un monello indiano nei vicoli di Lahore, Kimball O'Hara "non faceva niente, e con enorme successo". La sua avventura, che si snoda sotto la protezione del lama Teshoo e del mercante di cavalli Mahbub Ali, ci conduce attraverso pianure e montagne, dall'afrore dei bazar ai climi rarefatti delle lamasserie tibetane alle pendici dello Himalaya, fra treni e caravanserragli, villaggi e postazioni militari, travestimenti e agguati. E ovunque si posi "l'occhio complice" sarà un tripudio di "nuovi scorci", un inno all'India amata nella sua molteplice unità dal suo più celebre cantore, Rudyard Kipling.

L'imbarazzo della scelta
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Bennett, Alan

L'imbarazzo della scelta

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: Chi ha visto i quadri della National Gallery con gli occhi di Alan Bennett sarà felice di ritrovare in queste pagine il cicerone di "Una visita guidata": e stavolta lo seguirà a Leeds, a Aberdeen o nell'Irlanda del Nord, per bearsi con lui dei suoi pittori preferiti.

La morte della Pizia
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Dürrenmatt, Friedrich

La morte della Pizia

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: "Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l'ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l'avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro". Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio "La morte della Pizia" e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un "nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio". L'insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l'enigma.

L'incarico
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Dürrenmatt, Friedrich

L'incarico

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: Allo psichiatra Otto von Lambert hanno ammazzato la moglie presso le rovine di Al-Hakim: chi ha violentato la donna, lasciando che gli sciacalli ne dilaniassero le spoglie in un mare infuocato di sabbia e pietre? Au­tentico mostro, von Lambert affida alla giornalista televisiva F. l'incarico di raggiungere le pendici dell'Atlante e ricostruire un "delitto di cui lui come medico era l'artefice, mentre l'ese­cutore non rappresentava che un dato casuale". Come nel romanzo "Giu­stizia", si tratta anche qui di mettere in scena una realtà parallela, che consenta un'os­ser­vazione dei fatti postuma e fittizia: un occhio onnipresente e occulto osserva del resto tutto e tutti, e il mondo è percepibile soltanto attraverso l'o­biettivo asettico e glaciale di una macchina fotografica, di u­na telecamera o di un satellite. Via via che la sua temeraria indagine prosegue, la giornalista si addentra in un universo tecnologico-primordiale, rimane invischiata in un intrigo golpistico e internazionale, si cala nei labirinti scavati da anonimi apprendisti stregoni nelle viscere del deserto. Labi­rinti ultramoderni, eppure popolati da esseri arcaici e avidi di sangue come l'idiota di guerra Achille, veterano del Vietnam e novello Minotauro, il quale, mentre infierisce sulle vittime, declama l'"Iliade" in greco, o come il suo amico Poli­femo, il cameraman zoppo, cui tutti danno la caccia e che per occhio ha un obiettivo in perenne funzione. Con questo 'giallo' potente e implacabile Dürrenmatt ci trascina in un mondo alla mercé di occhi elettronici, dove l'unico cui sia dato osservare tutto e tutti è un indifferente Dio nascosto.

Giustizia
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Dürrenmatt, Friedrich

Giustizia

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: Tutta giocata di sponda è la partita di biliardo (umano) che innerva questo geniale romanzo giallo, o meglio "antipoliziesco", giacché sin dall'inizio ci esibisce l'assassino. La prima palla a finire in buca, per un colpo à la bande, è la testa calva del professor Winter: questo esimio germanista, centrato dai proiettili dello squisito consigliere cantonale Kohler, cade con la faccia nel piatto di tournedos Rossini che stava assaporando nel ristorante Du théâtre. E a una a una rotoleranno in buca le altre palle – uno stolido playboy, una squillo d'alto bordo, due protettori dai pericolosi ombrelli, una perfida nana e le sue guardie del corpo –, delineando così un autentico rompicapo: "Il comandante era disperato ... Un omicidio senza motivo per lui non era un delitto contro la morale, bensì contro la logica". D'altro canto Kohler in galera è l'uomo più felice del mondo: trova giusta la pena, meravigliosi i carcerieri, e intreccia serafico ceste di vimini. Ha un unico desiderio: che l'avvocato Spät, squattrinato difensore di prostitute, si dedichi finalmente a un'impresa seria (ma a lui sembrerà pazzesca) e riesamini il caso muovendo dall'ipotesi che a premere il grilletto non sia stato lui: "Deve montare una finzione, null'altro ... spesso la notte ... mi chiedo come apparirebbe la realtà se l'omicida non fossi io ma un altro. Chi sarebbe quest'altro?". Accettata la sfida, Spät precipiterà in un vortice, in una paradossale commedia umana e filosofica che tiene tutti – lettori inclusi – con il fiato sospeso: perché mai dietro le sbarre Kohler è tanto ilare? E perché ha fatto fuori Winter? Comunque stiano le cose, questo "giallo" – tra i più spiazzanti che sia dato leggere – è una festa della suspense, del grottesco più rutilante e della più sapida teatralità, e insieme un romanzo sull'impossibilità della giustizia.

La panne
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Dürrenmatt, Friedrich

La panne

Adelphi, 26/11/2014

Abstract: Quattro pensionati – un giudice, un avvocato, un pubblico ministero e un boia – ammazzano il tem­po inscenando i grandi processi della storia: a So­crate, Gesù, Giovanna d'Arco, Dreyfus. Ma è certo più divertente quando alla sbarra finisce un impu­tato in carne e ossa: come Alfredo Traps, viag­gia­tore di commercio, che il fato conduce un giorno al­la villetta degli ex uomini di legge. La sua auto­mobile ha avuto una panne lì vicino, ma lui non se ne rammarica, anzi: pregusta già il lato piccante della situazione. Si ritrova invece fra i quattro vec­chi signori simili a "immensi corvi", che gli il­lu­strano il loro passatempo. Traps è spiacente: non ha commesso, ahimè, nessun delitto. Niente pa­u­ra, lo rassicurano, "un reato si finiva sempre per tro­varlo". Bisogna confessare, dunque: "che lo si vo­glia o no, c'è sempre qualcosa da confessare". Tra squi­site portate e vini d'annata, il gioco si fa sem­pre più allarmante, finché Traps scopre in sé l'ar­tefice di un delitto che merita "ammirazione, stu­pore, ri­spetto", degno, anzi, "d'essere an­no­ve­ra­to fra i più straordinari ... del secolo" – un de­lit­to ca­pace di rendere "più difficile, più eroica, più preziosa" la sua meschina vita di imbrogli e adul­teri. Ora, per la prima volta, quella giustizia che ave­va sempre ritenuto "astratta cavillosità ves­sa­to­ria" illumina il suo limitato orizzonte "come un im­mane, inconcepibile sole".

Come cavalli che dormono in piedi
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Rumiz, Paolo

Come cavalli che dormono in piedi

Feltrinelli Editore, 26/11/2014

Abstract: Nell'agosto del 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l'Impero austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude che "prima che le foglie cadano" il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come un'epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell'oblio, schiacciato dall'epopea di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale della memoria. Paolo Rumiz comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e Joseph Roth, mitica frontiera dell'Impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. Alla celebrazione Rumiz contrappone l'evocazione di quelle figure ancestrali, in un'omerica discesa nell'Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende risposta e respira pietà – la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L'Europa è lì, sembra suggerire l'autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di un'unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

Onda
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Deraniyagala, Sonali - Brovelli, Chiara

Onda

Neri Pozza, 17/11/2014

Abstract: La mattina del 26 dicembre 2004, Sonali è a Yala, un parco nazionale lungo la costa sudorientale dello Sri Lanka, con tutta la sua famiglia: Steve, il marito, i due figli e i vecchi genitori. Sono arrivati da Londra da quattro giorni, entusiasti all'idea di trascorrere le vacanze in un luogo dove abbondano le aquile pescatrici. Vikram, il figlio di otto anni, le adora a tal punto che se ne sta seduto ore e ore sulla sponda della laguna che confina con l'albergo, nella speranza di vederle.Sulla soglia della camera, Sonali chiacchiera con Orlantha, una giovane amica che ha fondato a Colombo un'orchestra di bambini, quando quest'ultima sussurra: "Oh, mio Dio, il mare sta entrando".Sull'oceano avanza la cresta bianca di un'onda. Un fenomeno insolito, poiché dalla stanza il mare è di solito soltanto un luccichio azzurro al di sopra dell'ampia distesa di sabbia che scende ripida verso l'acqua."Nulla di allarmante", pensa Sonali e chiama Steve a contemplare lo spettacolo, mentre Vikram, seduto accanto all'uscita sul retro, legge la prima pagina di un libro, Lo Hobbit.Tutto, però, precipita in un attimo. La spuma raggiunge la battigia, scala un pendio e si tramuta in onde che sciabordano sul crinale dove termina la spiaggia e non tornano indietro, anzi si fanno piú vicine. Marroni o grigie, superano veloci le alte conifere e, minacciose, si dirigono verso la loro camera.Sonali e Steve capiscono che è ora di fuggire. Le mani strette in quelle dei bambini corrono verso il vialetto di fronte all'albergo, incuranti dei sassi e delle spine che graffiano la pelle. A metà del viale una jeep, uno di quei veicoli da safari, li prende a bordo. L'autista guida veloce, mentre Vikram scoppia a piangere e Steve loabbraccia stringendolo a sé. Sono quasi in fondo al vialetto, a un passo dal sentiero sterrato che costeggia la laguna, quando l'acqua sciaborda improvvisa sulle loro ginocchia e la jeep, le ruote prive ormai di presa sul terreno, prende a ondeggiare. L'ultima immagine, che resterà per sempre impressa nella mente di Sonali, è lo sguardo terrorizzato di Steve – gli occhi sgranati, la bocca spalancata – mentre fissa qualcosa di terribile alle sue spalle.Questa è la storia di una donna che ha perduto tutto nello tsunami del 2004, uno dei piú grandi disastri naturali dell'epoca moderna.Finalista al National Book Critics Award, inserito dal New York Times tra i migliori libri del 2013, è la cronaca piú commovente che ci sia dato leggere di quella tragedia e, con il suo stile scarno e potente che rifiuta ogni sentimentalismo, l'indimenticabile racconto del ritorno alla vita di una sopravvissuta.Finalista al National Book Critics Circle Award 2013.Finalista al Barnes & Noble DiscoverGreat New Writers Award."Un libro splendido, bellissimo".Joan Didionvincitrice del National Book Award"Indimenticabile…Il libro piú straordinario sul dolore che abbia mai letto".Cheryl StrayedThe New York Times Book Review"Una certa grandezza si riverbera nell'agile e semplice prosadi Deraniyagala".The New York Times"Onda è sorprendente sotto molti punti di vista, ma forse piú di tuttilo è per la sua scrupolosa onestà e mancanza di patetismi... Non haun lieto fine, perché il tempo non guarisce tutte le ferite, ma documentaun'esperienza che è inimmaginabile e, ad un tempo, terribilmente umana".Tom BeerNational Book Critics Circle

Jane Eyre
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Brontë, Charlotte - Pareschi, Monica - Chevalier, Tracy

Jane Eyre

Neri Pozza, 12/06/2014

Abstract: Orfana e priva di mezzi, la piccola Jane Eyre viene accolta da parenti ricchi ma ostili, sottoposta a soprusi e umiliazioni d'ogni genere, privata di qualunque forma elementare d'affetto. Non bastasse, viene affidata ai rigori di un duro collegio vittoriano che, lungi dal domare il suo carattere combattivo, ne affina le qualità esaltandone l'intelligenza, la dirittura morale, il talento e il gusto.Eroina del suo tempo, in cui già risuona l'eco delle tensioni sociali proprie della contemporaneità, dotata di una solida istruzione, oltre che di una sensibilità raffinata, di uno spirito romantico e, non ultimo, di uno squisito sense of humour, Jane a diciotto anni affronta il mondo. Un mondo che, nell'Inghilterra a metà strada tra due rivoluzioni industriali, non può che essere, per lei ragazza nullatenente ma acculturata, il mondo del lavoro: ad attenderla c'è un impiego modesto ma dignitoso come istitutrice nella residenza di un membro dell'antica aristocrazia terriera.È qui, in questa moderna versione del castello principesco, accogliente ma pur sempre fornito di oscuri recessi che custodiscono segreti innominabili, che Jane conosce l'amore: un amore romantico e cerebrale, e perciò problematico, contrastato, negato. È qui che l'intreccio sentimentale, le prove ancestrali che dovranno affrontare la fanciulla e il suo principe, le moderne streghe e draghi e orchi affiorano prepotentemente alla superficie del romanzo realistico, borghese e vittoriano, tutto teso a tracciare l'epopea economica, sociale, matrimoniale dei suoi eroi e delle sue eroine.Come accade ai grandi classici, le innumerevoli letture e riletture, tra cui quelle cinematografiche, anche recenti, e un buon numero di romanzi a questo ispirati, hanno evidenziato i vari aspetti del libro, restituendoci, di volta in volta, una Jane Eyre romantica,vittoriana, gotica, femminista, postcoloniale, postmoderna. Tuttavia è nell'intreccio, sapiente e allo stesso tempo naturale, di motivi realistici e romantici,pittoreschi e domestici, nella continua dialettica tra necessità del cuore e istanze della mente, tra urgenze dei sensi e richiami etici che sta la modernità dirompente di questo romanzo, e in definitiva il fascino senza tempo della sua protagonista. Romantica e concreta, orfana e principessa, istintiva e razionale, volitiva e tenera, intelligente e passionale, straordinaria e normale, Jane non mancherà diessere amata dalle lettrici e dai lettori, oggi come ieri, e per molto tempo ancora."Charlotte Brontë scrisse altri tre romanzi, Shirley, Villette e The Professor, nessuno dei quali, peraltro, eguagliò il successo di Jane Eyre. Perché è Jane a sedurci: un personaggio potente che, grazie alla tempra morale e all'autostima, riesce a superare le avversità e a restare al fianco dell'uomo che ama. I lettori non possono far altro che fare il tifo per lei".Tracy Chevalier