Trovati 15910 documenti.
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Bazzano : Artebambini, 2016
Dada
Antonio Ligabue : visioni e tormenti dall'esilio / a cura di Sandro Parmiggiani
Skira, 2016
Abstract: Espulso dalla Svizzera – era nato a Zurigo nel 1899, da madre italiana emigrata e da padre ignoto – Antonio Ligabue approda nel 1919 a Gualtieri, luogo di origine dell’uomo che l’ha legittimato, dandogli il proprio cognome, Laccabue (che poi Antonio muterà in Ligabue). L’infanzia e l’adolescenza sono segnate dall’abbandono (a soli nove mesi di età viene affidato dalla madre a un’altra famiglia), dall’emarginazione (pessimi sono i risultati scolastici, anche se già rivela passione e talento per il disegno di animali) e dall’insofferenza verso il mondo che lo circonda – tuttavia, lui sempre ricorderà il Paese natale come la patria perduta, rappresentata in molti dipinti. A Gualtieri Antonio è “straniero in terra straniera”: non conosce nessuno, parla solo il tedesco, non sa dove potere mangiare e dormire; la stessa madre adottiva, che subito ne chiede il rimpatrio, scrive che “vive come un animale”: si rifugia nella golena del Po, dove lavora come “scariolante”. L’argilla nei pressi del fiume è il materiale con cui modella le sculture; verso la fine degli anni venti inizia a dipingere, incoraggiato e apprezzato da rari estimatori, tra i quali Marino Mazzacurati, ma spesso circondato da ostilità e derisione. Per anni, è costretto a barattare suoi dipinti per un piatto di minestra o per un rifugio in una stalla o in un fienile; lui tuttavia si considera un artista di valore, pur costretto a subire, tra il 1937 e il 1945, tre ricoveri all’Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. Cresce intanto l’interesse per la sua opera visionaria: nel 1955 si tiene la prima mostra personale a Gonzaga; nel 1961 un’esposizione a Roma, alla Galleria La Barcaccia, ne segna la consacrazione nazionale (“il caso Ligabue”), suscitando l’ammirazione e l’interesse di appassionati, critici e storici dell’arte, che certo non si affievoliscono dopo la morte, nel 1965. A cinquantacinque anni dalla prima mostra romana, l’esposizione antologica nel Complesso del Vittoriano presenta oltre cento opere accuratamente selezionate (alcune mai esposte in precedenza) tra dipinti, sculture, disegni e incisioni, e conferma, al di là delle fuorvianti definizioni di naïf o di artista segnato dalla follia, il fascino di questo “espressionista tragico” di valore europeo, nella cui opera spira il vento del moderno.
Bruno Rovesti : : pittore contadino celebre / / a cura di Sandro Parmiggiani
Milano : Skira, 2016
Abstract: Bruno Rovesti (Gualtieri, 1907-1987) inizia a dipingere nel 1948, durante un lungo ricovero in ospedale, esito di una ferita di guerra, e presto s’afferma, in Italia e all’estero, come uno degli esponenti più autentici e interessanti dei cosiddetti naifs -“pittore contadino celebre europeo”, arriva ad autodefinirsi e firmarsi, per rivendicare un’identità e un’appartenenza. Rovesti nasce e vive nello stesso paese in cui trascorre la propria esistenza, dopo l’espulsione dalla Svizzera nel 1919, Antonio Ligabue, con il quale lavora come scarriolante sugli argini del Po negli anni venti. La condizione di “contadino giù di terra” (la famiglia, in seguito all’escomio, ha dovuto abbandonare il piccolo campo che le consente di vivere) induce Rovesti a praticare, prima dell’approdo alla pittura, i più vari mestieri (bovaro, cavallaro, bracciante, scarriolante, ranaio, barcaiolo, ortolano, frutticoitore e fruttivendolo, lavoratore nelle risaie del Piemonte, fattorino), fino a quello di soldato (è in Africa orientale, Spagna, Albania, Grecia tra la seconda metà degli anni trenta e i primi anni quaranta), sempre comunque “scortato dalla miseria”. Scorrono davanti a noi, nei suoi dipinti, in una sorta di piano-sequenza in cui sconvolte sono le proporzioni tra le cose e le prospettive in cui esse sono collocate, persone, intente alle più varie occupazioni di lavoro o di svago, animali domestici, pesci, uccelli che volano a fitta schiera nel cielo, case ed edifìci, strade, ponti e piazze, alberi spogli che esibiscono le loro radici fuori dalla terra e tronchi tagliati come se fossero arti umani, e una vegetazione ipertrofica e lussureggiante, che tutto assedia e che ovunque cresce, con gli stessi alberi che assumono le sembianze di grandi fiori dai colori vivacissimi, di una sorprendente, felice ebbrezza tonale. Il senso di disincanto e qualche presagio di angoscia latente, che talvolta s’annidano nelle sue opere, si fanno, negli ultimi anni, denuncia visionaria, con il mondo sconvolto dallo scoppio della bomba atomica. Rovesti sempre accompagna le sue opere, sul retro, con una narrazione, nella fervida lingua degli umili abitanti delle terre del Po, di ciò che lui ha inteso rappresentare: espressione dello stesso sconfinato desiderio di raccontare e di navigare nell’immaginario che ha dato vita ai dipinti. Sandro Parmiggiani
Milano : Skira, [2016]
Abstract: Attorno a Caravaggio propone una serie di comparazioni tra dipinti, alcuni di identico soggetto, mai visti assieme e vuol essere anche un laboratorio e un'occasione di scambio e ricerca su Caravaggio, artista che continua a porre questioni cruciali agli storici dell'arte arrivando ad appassionare allo stesso tempo il grande pubblico. Si tratta quindi di un confronto con finalità scientifiche e conoscitive, attraverso cui s'intende sottoporre all'attenzione di visitatori e studiosi alcuni problemi di attribuzione relativi alle opere esposte per l'occasione. Il volume propone un confronto tra la Cena in Emmaus di Brera e cinque dipinti con attribuzioni a Caravaggio variamente accolte, contestate o assegnate ad altri pittori suoi contemporanei. Il confronto provocatorio tra questi dipinti è il terzo di una serie di dialoghi pittorici in programma alla Pinacoteca di Brera, che condurranno al riallestimento di tutte le trentotto sale del museo entro il 2018. Il naturalismo radicale di Caravaggio univa all'osservazione degli aspetti fisici un uso del chiaroscuro drammatico, quasi teatrale, caratterizzato dal passaggio dalla luce all'ombra. I temi religiosi di Caravaggio erano spesso tratti dai canoni della Controriforma cattolica, in particolare le sue versioni della storia di Giuditta e Oloferne, che narra la decapitazione del generale assiro tratta dal Libro di Giuditta, non accolta nella Bibbia ebraica e ritenuta apocrifa dai protestanti. Il modo migliore per verificare un'attribuzione è disporre i dipinti fianco a fianco, in un dialogo che offre un'opportunità rara, eccezionale sia per gli storici dell'arte sia per il pubblico. Un museo, ormai, non si assume alcuna responsabilità in merito alle attribuzioni fornite dai prestatori, siano essi pubblici o privati, ma serve come un laboratorio pubblico. La Giuditta di Tolosa è attribuita dal proprietario a Caravaggio, mentre la copia è assegnata a Louis Finson. Un Finson firmato è dunque affiancato da una copia dell'originale perduto. La via per giungere alla certezza di un'attribuzione è complessa e piena di dibattiti tra esperti già molto prima che un'opera entri nel museo; e anche allora, una nuova ricerca può modificare un'attribuzione. Caravaggio è un artista che ha fatto discutere i suoi contemporanei e fa discutere ancora oggi.
Cinisello Balsamo : Silvana ; [Torino] : Intesa San Paolo, [2016]
L'impressionismo di Zandomeneghi / a cura di Francesca Dini, Fernando Mazzocca
Venezia : Marsilio, 2016
Abstract: Dopo le due grandi mostre dedicate nel 2005 a Boldini e nel 2013 a De Nittis, era giunto il momento per Palazzo Zabarella, proprio in coincidenza con il centenario della morte avvenuta nel 1917, di realizzare una rassegna sul terzo degli italiani a Parigi, il veneziano Federico Zandomeneghi che, più degli altri due, ha saputo inserirsi nel clima sperimentale della capitale francese, quando grazie soprattutto al movimento degli Impressionisti era diventata la straordinaria officina della modernità. Come gli è stato riconosciuto dall'amico Diego Martelli, che è stato l'unico italiano a capire e a far conoscere quei pittori rivoluzionari cui dedicò la celebre conferenza tenuta nel 1879 a Livorno, Zandò, come veniva familiarmente chiamato dai suoi amici francesi, fu l'unico italiano a fare parte del gruppo, partecipando alle loro mostre alternative a quelle dei Salon ufficiali. Così egli scelse di legarsi anche al loro mercante, il grande Durand-Ruel, senza farsi attrarre come tanti altri che transitarono a Parigi, dalla sirena di Goupil e dai facili guadagni, convertendosi a una pittura piacevole ma senza anima. (Federico Bano, Presidente della Fondazione Bano)
Teufen (CH) : Genialtutor.com, 2016
Caravaggio : fashion and fabrics / a cura di Francesco Gonzales, Tom Foakes, Flavia Fiori
Cinisello Balsamo : Silvana editoriale, [2016]
London : V&A Publishing, 2016
Abstract: Published to accompany the V&A's major spring exhibition, Botticelli Reimagined, 5 March to 3 July 2016 The Florentine painter Sandro Botticelli (1445-1510) is one of the greatest artists of all time. Renowned for the iconic Birth of Venus and Primavera, his work has become part of our collective visual memory, influencing product development, fashion design and artists as diverse as Andy Warhol, Dante Gabriel Rossetti, Rene Magritte and Jeff Koons. But Botticelli's fame today was by no means a foregone conclusion. Quickly forgotten after his death, he was only rediscovered as an artist in the nineteenth century - and much of what we know of his work has been pieced together from fragmentary evidence; only three of his works are signed or documented. Since then, 'Botticelli' has been interpreted in many different ways, and has led to many questions. How does a painter acquire international fame? What made Botticelli a pop icon? Why are his works considered timeless? What is it that makes him so 'European' that his Venus appears on the 10 cent coin?What we can say - safely - is that Botticelli, more than any other Old Master, inspired and continues to inspire modern and contemporary art.
[Gravedona] : Società storica Altolariana, [2016]
Futurballa : 1913-1918 / a cura di Antonello Negri
Milano : Skira, [2016]
L'arte in una stanza ; 4
Milano : Jaca book, 2016
Arte
Abstract: A metà del XVI secolo il cardinale Ricci si avventurò in un'impresa impegnativa; volle far decorare con una magnifica serie di affreschi il palazzo di proprietà della sua famiglia, che fu poi dei Sacchetti, ubicato in Via Giulia, a Roma. Il salone fu realizzato da uno dei più famosi artisti di quei tempi e, per quasi tutte le altre sale, venne retribuito principalmente un giovane francese che si affermò poi come grande scultore a Parigi. Gli affreschi, però, rivelano molte mani diverse, e non possono quindi essere opera sua. Una studiosa di fama, la professoressa Nicole Dacos, si è resa conto che il francese dovette limitarsi a fornire gli schemi dei fregi e a eseguirne gli stucchi mentre le pitture furono affidate a diversi principianti venuti pure dall'estero per imparare l'arte italiana, e diventati più tardi quasi tutti celebri. Il palazzo si presenta a noi, oggi, come un tesoro ritrovato, prezioso esempio della pittura manierista. Il lavoro che ora presentiamo si caratterizza come un resoconto colto, e tuttavia vivo, di quella vicenda. In questo volume l'autrice esplora i diversi cicli pittorici, ne indaga l'ispirazione e il contesto artistico che li produsse, senza tralasciare la questione dell'attribuzione.
L'Aprile di Fontanesi : : la rivoluzione del paesaggio / / a cura di Piergiorgio Dragone
Milano : Gallerie Maspes, 2016
Pragmata ; 3
Giovanni Segantini / Beat Stutzer ; edito dalla Fondazione Giovanni Segantini
Zurigo : Scheidegger & Spiess, c2016
[S.l.] : Emuse, [2016]
Abstract: La Galleria Bellinzona, che segue da lungo tempo l'itinerario pittorico di Giuliano Collina, ha raccolto, in una significativa selezione, alcune opere dell'artista che ruotano tutte attorno al tema della crocifissione. Opere che fanno parte di un processo più ampio, frammento di un tutto che sembra attendere continuamente il suo compimento. E accanto alle opere ritroviamo la presenza di dichiarazioni di poetica dell'artista che tracciano anch'esse un itinerario. Parola e immagine sono due componenti rilevanti nel lavoro di Collina che si potenziano a vicenda e che ci suggeriscono una piccola sacra conversazione.
[S.l. : s.n.], stampa 2016 (Cremona : Fantigrafica)