Trovati 43 documenti.
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Donzelli, 2018
Abstract: In fatto di migrazione, la Svizzera rappresenta un caso emblematico e, insieme, un modello ricco di paradossi. Nel 2014, quando per una manciata di voti passò l'iniziativa contro l'immigrazione di massa, la Svizzera espresse anche la nazionale più cosmopolita del Mondiale in Brasile. È il paese europeo che nel secolo scorso ha conosciuto il tasso d'immigrazione più alto del continente, assorbendo quasi la metà dell'emigrazione italiana del secondo dopoguerra. In settant'anni ha raddoppiato la sua popolazione, passando da quattro milioni agli oltre otto odierni, e la migrazione è al centro del dibattito da sempre. Nel 1948, per la prima volta nella sua storia, la Svizzera firmò un accordo di reclutamento di manodopera straniera, che divenne un modello per i successivi e cambiò per sempre la sua storia e quella del suo principale fornitore di donne e uomini, l'Italia. Paese dal quale, a partire dai trafori dell'Ottocento e per un secolo, sono giunti oltre cinque milioni di persone, la metà solo nel secondo dopoguerra.
Donzelli, 2018
Abstract: A distanza di cinquant’anni dal simultaneo manifestarsi dei movimenti di contestazione del ’68 in tante parti del Vecchio continente, iniziamo forse a comprendere che per la sua storia successiva sono rilevanti soprattutto i rivolgimenti, i traumi e i processi che segnarono la Cecoslovacchia, la Polonia e altre aree dell’Europa «sequestrata » dall’impero sovietico, per dirla con Milan Kundera. Per molti versi quei rivolgimenti rappresentarono uno spartiacque: la conferma definitiva che il «socialismo reale» non era riformabile. I processi che attraversarono allora quest’area furono solo apparentemente stroncati a Praga dai carri armati del Patto di Varsavia e in Polonia da una brutale offensiva di regime che assunse violenti toni antisemiti, provocando l’esodo di una ricca comunità intellettuale e di una parte significativa degli ebrei rimasti nel paese dopo la Shoah. In realtà, pur nel modificarsi di prospettive e di visioni del mondo, si dipanano da allora alcuni esili e al tempo stesso straordinari fili che portano al 1989, passando per Charta 77 in Cecoslovacchia o per il Kor e Solidarność in Polonia. Eppure, in quel fatidico ’68, i giovani, gli intellettuali e i rinnovatori di quei paesi, i sostenitori di un «socialismo dal volto umano », non trovarono nei movimenti studenteschi dell’Occidente quel solidale sostegno che sarebbe stato necessario. Né lo ebbero dai partiti comunisti europei. Perché? E perché in molte ricostruzioni storiche complessive ha prevalso spesso una sostanziale rimozione di questi aspetti? A queste domande e a questi nodi rispondono i contributi del libro: il saggio di apertura di Guido Crainz; quelli di Pavel Kolář, Wlodek Goldkorn, Nicole Janigro, Anna Bravo; e i documenti di studenti e intellettuali di allora, con le successive testimonianze di personalità come Jiří Pelikán, Adam Michnik, Zygmunt Bauman.
Donzelli, 2018
Abstract: Quando Corrado Cagli, pittore affermato e figura di spicco della Scuola di Roma, sceglie l'esilio, ha solo 28 anni, ma ha già alle spalle una carriera brillante: ha esposto tra l'altro alla Triennale di Milano e alla Biennale di Venezia. Nel 1938 la dittatura irrigidisce il suo volto e Cagli, ebreo e aperto al dialogo con le avanguardie internazionali, diventa un bersaglio per il regime, deciso a importare in Italia la campagna nazista contro l'arte degenerata. Cagli espatria quindi negli Stati Uniti, dove resterà fino al 1947. Saranno, questi, anni cruciali per lui, dal punto di vista personale e artistico: allo scoppio della guerra si arruola nell'esercito americano e torna in Europa a combattere, documentando l'esperienza con una serie drammatica di disegni; approfondisce la tecnica dei murali, confrontandosi con la scuola messicana allora in auge negli Stati Uniti; acquistati dal MoMA, i disegni di guerra gli procurano la prestigiosa Guggenheim Fellowship; lavora quindi per la neonata Ballet Society di Balanchine. Vicino alla rivista «View» e al suo ambiente surrealista, Cagli inoltre porta avanti una ricerca spaziale che lo condurrà ai disegni astratti sulla «quarta dimensione». Un decennio nomade, quello di Cagli, e finora poco conosciuto, ricostruito in questo studio grazie a un approfondito lavoro di scavo in un ricco materiale inedito, iconografico e testuale, in gran parte pubblicato qui per la prima volta. Un esilio come un cammino di trasformazione, che gli consente di sviluppare appieno la sua poetica: l'arte come ricerca, che matura attraverso percorsi paralleli e una molteplicità di linguaggi e contenuti; un'arte multidirezionale, apparentemente schizofrenica, di respiro internazionale. Come osserva Enrico Crispolti nella Prefazione, sarà proprio questa complessità, questa novità straordinaria - difficile da comprendere nel clima settario e fazioso del dopoguerra italiano - la ragione profonda, malcelata sotto critiche di carattere ideologico e politico, dell'ostracismo subito da Cagli una volta tornato in Italia, un ostracismo che su di lui peserà quasi come un nuovo esilio, questa volta in patria
Cento anni di Grande guerra : cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie / Quinto Antonelli
Donzelli, 2018
Abstract: Cento anni sono trascorsi dalla fine della Grande guerra, cento anni durante i quali la memoria del primo conflitto mondiale si è radicata nella nostra identità. È entrata nel calendario civile con le «feste» del 24 maggio e del 4 novembre; ha segnato il volto delle città con monumenti grandi e piccoli; si è impressa nei nomi delle vie; ha trasformato il teatro delle battaglie in luogo di culto punteggiato da decine di sacrari; persino i resti di quel sistema di trincee, forti e caverne sono diventati mete per pellegrini e turisti. Gli autori di queste pratiche commemorative sono stati i più diversi: esponenti delle gerarchie militari e delle associazioni combattentistiche e d'arma, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti politici; e poi architetti, giornalisti, registi, insegnanti, redattori. Una memoria, tuttavia, troppo spesso dominata da un'unica voce solista, retorica e celebrativa, che glorifica la necessità e il valore della guerra, che osanna gli eroi e sovrasta le voci di chi a quella guerra non ha mai creduto: voci stridenti, indisciplinate, a cui è difficile prestare ascolto. È anche su questo controcanto che si sofferma l'analisi attenta e rigorosa di Quinto Antonelli, sfruttando appieno le armi della cultura «materiale».
Radio Cairo : l'avventurosa vita di Fausta Cialente in Egitto / Maria Serena Palieri
Donzelli, 2018
Abstract: Un’avventura poco nota, ma straordinaria,quella vissuta al Cairo, negli anni della seconda guerra mondiale, da Fausta Cialente (1898-1994), una tra le più grandi scrittrici italiane del Novecento. Siamo nel 1940 e la futura vincitrice del Premio Strega da tempo ormai vive in Egitto, insieme al marito e alla figlia. Voce importante dell’antifascismo nel paese africano, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, intenzionata a svolgere un ruolo più attivo, decide di collaborare con la contropropaganda britannica che ha sede al Cairo. Lascia quindi la famiglia ad Alessandria e si trasferisce nella metropoli cairota, dove intraprende quella che si rivelerà un’esperienza totalizzante, tanto da farle dimenticare per alcuni anni di essere una scrittrice. Capitale di uno Stato ufficialmente non in guerra, base cruciale per gli Alleati e rifugio per i fuorusciti dei paesi dell’Asse, Il Cairo è un ambiente cosmopolita, una zona franca dove la vita mondana è rinvigorita dalla presenza delle alte gerarchie militari e le giornate sono scandite da cocktail, ricevimenti e vernissage: le acque ideali, insomma, per i pesci grossi e piccoli dello spionaggio. E in quelle acque Fausta imparerà a nuotare: decisa, ma sfuggente come un’anguilla. In un’attenta e appassionata ricostruzione biografica, Maria Serena Palieri mette in scena quegli anni egiziani, con l’aiuto della stessa protagonista. Per la prima volta, infatti, vedono la luce in questo volume stralci dei diari tenuti allora da Fausta Cialente – oggi conservati nel Centro Manoscritti di Pavia –, che ci consentono di avvicinarci al mondo intimo di una scrittrice che della riservatezza ha fatto la parola d’ordine. Quello che si apre davanti a noi è un quadro vivissimo e impietoso dello scenario cairota dell’epoca, in cui non mancano ambiguità e insidie, e un autoritratto senza veli della donna che vi prende parte: pagine in cui la passione civile si alterna a un’ironia tagliente e ricca di brio. Riannodando gli anni egiziani a quelli dell’infanzia e della maturità – attraverso articoli, lettere, romanzi, interviste –, il libro racconta le tappe di un’intera esistenza: gli amori, la figlia, l’affetto per il fratello Renato (uno dei più grandi attori dell’epoca) e il dolore per la sua improvvisa perdita, le prime prove narrative, il successo, il giornalismo, i viaggi. Prende forma, in queste pagine, il destino di una nomade, lo spirito irrequieto e irriverente di una grande scrittrice.
Napoli, promemoria / Vezio De Lucia ; prefazione di Tomaso Montanari
Donzelli, 2018
Abstract: «Il piano regolatore di Napoli è l’unico piano di una grande città italiana che non prevede consumo di suolo. Che proprio la città immortalata da Francesco Rosi a simbolo del saccheggio urbanistico sia stata la prima a praticare una virtuosa politica di risparmio del territorio è indiscutibilmente un fatto clamoroso, meritevole della massima attenzione». L'opera racconta la storia del lungo filo rosso che lega il piano delle periferie del sindaco Maurizio Valenzi, negli anni settanta e ottanta, alle dirompenti novità introdotte negli anni novanta dalle sindacature di Antonio Bassolino, fino alle attuali giunte guidate da Luigi de Magistris, che ha difeso con determinazione il progetto Bagnoli confermando i caratteri distintivi e durevoli dell’esperienza urbanistica di Napoli. Di questa storia, ormai quarantennale, Vezio De Lucia è stato protagonista. La sua vita professionale e intellettuale – scrive nella prefazione Tomaso Montanari – «dimostra alla mia generazione che è ancora possibile, nonostante tutto, non dover scegliere tra essere fedeli alle proprie idee o poter incidere sulla realtà. De Lucia non ha scelto tra rigore e pragmatismo: non è arretrato di un millimetro, non ha tradito». Ma il libro racconta anche una storia plurale, vissuta insieme da un gruppo di urbanisti pubblici che hanno dedicato la loro vita al riscatto di Napoli. Un libro denso e conciso che, senza nascondere contraddizioni, limiti ed errori, descrive puntualmente la sostanza e la forma del nuovo piano regolatore approvato nel 2004, l’unico di una grande città a non prevedere zone di espansione. Emerge dal libro un’altra Napoli, che ribalta l’immagine di «città simbolo della speculazione» e quella abitualmente raccontata dalle cronache: una Napoli in cui il sessanta per cento del territorio comunale è rigorosamente tutelato; in cui, caso pressoché isolato, è vigente una disciplina scientifica per i centri storici; in cui l’urbanistica è coordinata con il trasporto pubblico su ferro. Una Napoli, infine, in cui Scampia non è più Gomorra, ma è attraversata da una vitalità prorompente.
Donzelli, 2018
Abstract: I Padri fondatori della Repubblica americana ebbero come costante punto di riferimento vicende e personaggi della Repubblica romana: era ad essi infatti che si richiamava la nuova classe dirigente, alle prese con la costruzione di una nazione. Mai come a cavallo tra Settecento e Ottocento intensi e frequenti furono gli scambi culturali tra le due sponde dell’Atlantico: il codice di comunicazione era dato dal comune background costituito dalla classicità, con il suo bagaglio di storie, miti e personaggi. Lucrezia è appunto la protagonista di una di queste storie, forse la più nota: la Repubblica romana, secondo tradizione, era nata dal giuramento, pronunciato da alcuni patrizi, di vendicare lo stupro da lei subito. Un mito fondativo potente, che si manifesta in un proliferare di rappresentazioni iconografiche, di cui si nutre anche l’America della guerra d’indipendenza. Seguendo le tracce della classicità disseminate fra arte, letteratura e cinema, Silvia Panichi ci accompagna con passo agile alla scoperta di imprevedibili incroci di intellettuali, artisti e politici. L’oceano che separa Vittorio Alfieri dal suo nuovo eroe, George Washington, si rivela così un tragitto breve, e assai trafficato, continuamente solcato da programmi estetici e valori, saperi e modelli mutuati dal mondo antico. Raccontare il presente attraverso i miti del passato ha aiutato la costruzione di una coscienza collettiva nel nascere delle democrazie occidentali. E se è vero che quei miti a tratti ancora oggi riaffiorano, anche in ambiti insospettabili come film o canzoni, ciò avviene in maniera sporadica; da troppo tempo il dialogo con la classicità è stato interrotto: occorre riprenderlo al più presto, per ritrovare un punto di riferimento vitale in una società sempre più disorientata.
Per cercare lavoro : donne e uomini dell'emigrazione italiana in Svizzera / Paolo Barcella
Donzelli, 2018
Abstract: Negli anni della guerra fredda, più di seicentomila immigrati vennero schedati e sorvegliati dalla polizia segreta svizzera. Una larga maggioranza di quegli immigrati, sospettati di attività sovversive, era composta da lavoratrici e lavoratori italiani che avevano scelto la Svizzera come terra promessa. Nella Confederazione elvetica, infatti, gli emigrati italiani furono un importante segmento sociale che per molto tempo coincise con il proletariato locale. Si unirono in associazioni a sfondo politico come le Colonie libere, a sfondo religioso come le Missioni cattoliche, ma fecero anche parte di semplici realtà aggregative, sportive, per il tempo libero, spesso organizzate su base regionale. Gli italiani diventarono presto uno dei principali problemi politici e temi di dibattito del paese, generando forti tensioni sociali dalle quali scaturirono formazioni xenofobe come l’Azione nazionale contro l’inforestierimento. Il libro intende raccontare questa storia dalle mille sfumature attraverso un ampio uso di fonti orali e di scritture di gente comune, tra cui scambi epistolari e testimonianze scolastiche dei figli di italiani, e attraverso numerosi materiali selezionati da archivi privati e pubblici. In particolare, le fonti orali consentono, da un lato, di restituire la complessità di un fenomeno migratorio prodotto al crocevia di tanti diversi vissuti e percorsi e, dall’altro, di non perdere mai il punto di vista degli stessi emigrati, per comprendere meglio le loro esperienze e le sfide quotidiane che hanno dovuto affrontare.
Israele : sogno e realtà di uno stato ebraico / Michael Brenner ; traduzione di Paolo Scotini
Donzelli, 2018
Abstract: Tra i fondatori del movimento sionista che, nella seconda metà dell'Ottocento, auspicavano la creazione di uno Stato ebraico, molti sognavano una nazione che fosse né più né meno come tutte le altre. Quando, nel 1897, Theodor Herzl convocò il primo congresso del movimento sionista, non vi fu però accordo sul modo di riportare alla «normalità» la situazione del popolo ebraico. Herzl propose una «nuova società secolarizzata», dai tratti liberali, che potesse essere al tempo stesso la patria di ebrei e nonebrei; i sionisti dell'Est europeo propugnarono la riproposizione della lingua ebraica e la creazione di una cultura ebraica distinta e separata; i socialisti, dal canto loro, immaginarono una società fondata su comunità di lavoro agricole; e gli ortodossi sognarono una società imperniata sulle leggi delle antiche Scritture. Quando, all'indomani della catastrofe del secondo conflitto mondiale, divenne infine realtà la fondazione di Israele, lo Stato che ne emerse tra mille difficoltà nel 1948 rappresentò tutto meno che un'entità «ordinaria». Nato sulle ceneri del genocidio e di una lunga storia di sofferenze, Israele fu concepito per essere un unicum, una società modello, la sede di un Medio Oriente in grado di aspirare a una nuova modernità e a un'inedita prosperità. Ma fin da quel primo momento furono poste le basi per uno scontro tra i sogni del sionismo e la realtà dello Stato di Israele; uno scontro destinato a continuare fino a oggi. In questo affresco, Michael Brenner evidenzia il paradosso essenziale di questa lunga vicenda, divenuta sempre più decisiva non solo per gli equilibri geopolitici dell'area mediorientale, ma dell'intero scenario mondiale: il desiderio del popolo ebraico di essere al tempo stesso normale ed eccezionale. Si tratta di una contraddizione che attraversa tutta la parabola della definizione di una nuova identità ebraica e israeliana, e contemporaneamente la ricerca di un posto sicuro di Israele nel consesso delle nazioni.
Donzelli, 2018
Abstract: Nel mito greco la giovane Persefone è chiamata Kore, ragazza: la figlia di Demetra e Zeus è infatti solo una ragazza quando viene rapita da Ade. Il dio dell'oltretomba, stregato dalla sua bellezza, la costringe a seguirlo nel regno dei morti, dove le fa mangiare alcuni semi di melograno, senza svelarle che chiunque mangi i frutti degli inferi si condanna a rimanere lì per l'eternità. Nel frattempo Demetra, dea dell'agricoltura, disperata per il rapimento della figlia, provoca sulla terra un lungo e gelido inverno, minacciando di non far tornare la primavera finché Kore non sarà libera. Interviene Zeus, decretando che Kore, ormai diventata Persefone, passerà sei mesi negli inferi e sei mesi in superficie, dividendosi tra i due mondi e determinando così il susseguirsi delle stagioni. Dal mondo greco la storia entra in quello romano, dove Proserpina si sostituisce a Kore/Persefone, Cerere a Demetra e Plutone ad Ade. Delle tre figure femminili coinvolte, Kore, la «ragazza ineffabile», la fanciulla sospesa in un'adolescenza ferma e intoccabile, ha ricevuto minore attenzione, mentre Demetra e Persefone sono state oggetto di ampie rappresentazioni e ricerche. Nel tentativo di contraddire quell'indicibilità, studiosi di diversa formazione e di ambiti disciplinari distanti tra loro ricostruiscono nel volume una possibile fisionomia della ragazza, scoprendone le tracce in un dialogo serrato tra il presente e il passato. Tra archeologia e storia dell'arte, letteratura e scienze umane, antropologia e spettacolo, il libro indaga le apparizioni di Kore a partire dal territorio della Sicilia centrale, che fu il primo teatro del mito; ne confronta i tratti con quelli di altri personaggi, come Fedra; ne analizza l'attualità del connotato misterico; ne riscopre i segni nelle tradizioni popolari antiche e moderne. In questo modo la fanciulla si riaffaccia tra di noi, in tutta la sua complessità, svelandosi ancora come un potente catalizzatore di significati intorno alla natura umana e alle sue inevitabili metamorfosi.
Donzelli, 2018
Abstract: Anno accademico 1963-64. Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma. Rosario Romeo - giovanissimo professore ordinario e già uno dei più prestigiosi storici italiani - tiene le sue prime lezioni. Il corso ha per oggetto un protagonista della storia europea dell'età moderna: il cardinale Richelieu. Per quel corso Romeo scrive un fascio di dispense, oggi introvabili, ma rimaste memorabili tra gli allievi. Rilette a distanza, quelle pagine offrono un saggio di stupefacente vigore interpretativo dell'ascesa al potere del più grande uomo politico del Seicento. E questa la fase - come sottolinea nell'Introduzione Guido Pescosolido, allora allievo di Romeo - nella quale prendono forma e si consolidano le costanti della storia degli ordinamenti politici e degli equilibri di potenza in Europa, destinate a proiettarsi nei secoli successivi. Ancora in pieno Ottocento, il movimento nazionale per l'unificazione italiana e il suo maggiore artefice, Cavour, dovranno fare i conti con le onde lunghe di quelle vicende: l'assolutismo monarchico come forma di regime politico-istituzionale e gli equilibri di potenza incarnati dalla lotta tra Francia e Impero asburgico, in un quadro di frammentazione politico-militare delle altre due componenti decisive dello spazio europeo, l'Italia e la Germania. Si spiega così l'attenzione che Romeo dedica a Richelieu e alla Francia del Seicento, proprio nel momento in cui era ancora immerso nelle roventi polemiche con la storiografia marxista sull'interpretazione gramsciana del Risorgimento e sullo sviluppo capitalistico italiano postunitario, ma stava anche lavorando intensamente alla monumentale biografia su Cavour che vedrà la luce in seguito. Stupisce, in queste pagine, l'ampiezza di visione e la forza dello sguardo prospettico di Romeo. E colpisce la capacità, oggi malauguratamente perduta, di abbracciare contemporaneamente, nella pratica storiografica, ambiti e periodi così diversi, rifuggendo da eccessi di specialismo, pur senza alcuna deroga al rigore e alla serietà dell'indagine.
Storia del popolo albanese : dalle origini ai giorni nostri / Ettore Marino
Donzelli, 2018
Abstract: I sentieri che conducono all'attuale Albania partono dal mondo illirico, destinato a entrare in contatto, durante l'età antica, con i Greci, per essere poi dominato dai Romani. Da lì in avanti, gli albanesi conosceranno invasioni fugaci e stagioni d'eroismo, segnate in particolare, nel corso del Quattrocento, dalla mitica figura fondativa di Giorgio Castriota Scanderbeg. Seguiranno lunghi secoli di dominazione turca. L'indipendenza, sancita nel novembre 1912, dischiuderà la via a travagli nuovi, in un'Europa in guerra e tra nemici sempre aggressivi con l'Albania. Antico e duraturo il legame con l'Italia, specie con Napoli e Venezia; quella stessa Italia che, nel suo tardo sogno colonialista, annetterà lo Stato balcanico nel 1939. Dopo la fine della guerra, l'Albania entrerà nella sfera di gravitazione sovietica: saranno gli anni dell'esperimento stalinista di Enver Hoxha, seguiti, dopo la caduta del regime, dal ribollente caos del primo decennio di riconquistato pluralismo, e infine dagli attuali segni di ripresa. Unico Stato ateo al mondo durante il periodo conclusivo del regime, l'Albania è una terra in cui convivono quattro confessioni religiose. La quotidianità delle popolazioni montane è stata segnata per secoli da codici consuetudinari oggi ancora non del tutto dismessi. C'è, tuttora, una porzione d'Albania oltre confine (Kosovo, Macedonia, Montenegro, Grecia settentrionale), mentre numerose antiche colonie albanesi punteggiano, orgogliose di sé, l'Italia del Sud. II libro ripercorre tutti questi sentieri, e altri ancora, per offrire un quadro completo della realtà albanese, in un originale e inedito sforzo di sintesi.
Città e democrazia : per una critica delle parole e delle cose / Carlo Olmo
Donzelli, 2018
Abstract: Il rapporto tra città e democrazia segna la storia dell'umanità, almeno per quella parte che si riconosce nelle sue matrici greche e giudaiche. Lo segna sino a oggi. Una storia in cui le due parole hanno assunto nel tempo significati diversi, sino ad arrivare a divergere. La parola «democrazia» conosce una crisi legata alla perdita di rapporto con lo spazio e con il limite, concetti che erano a fondamento di altri due termini chiave: rappresentanza e cittadinanza. La parola «città» ha mutato i significati di luoghi topici della democrazia, come la piazza e, per la storia della modernità, i luoghi dell'industria, svuotati e diventati un problema e insieme un'occasione per altre fondamentali «parole» che segnano quel rapporto: ricostruzione, rigenerazione, vuoto e lutto. Non solo. A mutare la relazione tra città e democrazia è intervenuto un fenomeno assai complesso: il ruolo che memoria e identità hanno assunto, almeno dal 1989, nelle politiche urbane e in quelle territoriali. Sono i musei e i luoghi riconosciuti come patrimoni, spesso universali, a guidare le politiche di rigenerazione, intesa quale dimensione di consumo, insieme turistico e culturale, delle città.
Urbanistica e azione pubblica / a cura di Giovanni Caudo e Daniela De Leo
Donzelli, 2018
Abstract: In un contesto di continua ridefinizione del senso e delle possibilità del fare urbanistica in Italia, questo volume intende esaminare le molte variazioni e i numerosi cambiamenti entro cui prende vita l’azione pubblica che interessa direttamente e indirettamente l’urbanistica, il governo del territorio, la pianificazione urbana territoriale, la trasformazione delle città e dei luoghi del vivere e dell’abitare. I contributi, qui raccolti, di un’ampia comunità di studiosi della Società italiana degli urbanisti (Siu) testimoniano come percorsi di affermazione di una molteplicità di esigenze e domande non sempre facili da soddisfare, per un verso, e un’azione pubblica di carattere istituzionale troppo spesso tardiva e inefficace, per l’altro, abbiano fatto emergere una pluralità di modi entro cui i «diversi pubblici» agiscono trasformando città e territori. In questo quadro, proprio la forma che assume il rapporto tra l’azione pubblica e l’agire degli altri soggetti comporta la necessità di ripensare il ruolo del pubblico e, di conseguenza, le forme e i modi di agire degli urbanisti. L’atteggiamento di indifferenza, apatia e afasia rispetto alle profonde trasformazioni delle istituzioni, della natura dei soggetti privati e del privato sociale potrebbe quindi essere superato smettendo di pensare, utilizzare e insegnare con impostazioni teorico culturali univoche e antinomiche, a fronte delle sfide cangianti e polisemiche che città, territori e abitanti pongono ogni giorno.
Donzelli, 2018
Abstract: Lunga è la strada per la piena assunzione del legame donne e democrazia. La battaglia per i diritti delle donne, fin dagli inizi del Novecento, ha avuto un carattere transnazionale, ma è stata più faticosa nel nostro paese. Il successo della partecipazione delle donne al voto per le prime elezioni dell’Italia repubblicana non sarebbe stato possibile senza quel risveglio femminile determinato dalla lotta di Liberazione, dall’organizzazione in partiti politici e dall’associazionismo. Un gruppetto sparuto, quello delle ventuno costituenti, che, pur appartenendo a schieramenti politici diversi, seppe applicare un gioco di squadra su temi come l’uguaglianza, la famiglia, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la parità salariale, l’accesso delle donne alle professioni. Furono le nostre madri costituenti a costituzionalizzare i diritti, a porre la prima pietra di leggi fondamentali per la vita quotidiana della nazione e per la sua modernità. Esse furono nutrici della pace e del sogno, ancora da realizzare, di un’Europa di popoli e di istituzioni garanti dei diritti delle donne. I saggi raccolti in questo volume, che vedono il contributo di studiose e protagoniste della politica italiana, ripercorrono le tappe principali del difficile cammino delle donne verso la partecipazione politica e l’acquisizione di una piena cittadinanza, mettendo in risalto il valore delle protagoniste di quelle battaglie civili e stimolando una riflessione sui compiti lasciati in eredità alla buona politica.
Donzelli, 2018
Abstract: Quando, il 5 giugno 1947, il segretario di Stato George C. Marshall annunciò in un discorso all'Università di Harvard l'ambizioso progetto di ricostruzione dell'Europa che avrebbe preso il suo nome, fu subito chiaro che quella mossa era un punto di svolta nella politica americana verso il continente europeo e per gli equilibri internazionali. Alla fine della seconda guerra mondiale, crollato il progetto di Roosevelt di un «mondo unico» che comprendesse anche l'Urss, si fece avanti con il presidente Truman l'idea di un mondo diviso in due schieramenti. Il conflitto aveva lasciato un'Europa al collasso e sotto la minaccia dell'Unione Sovietica di Stalin: di fronte all'instabilità del Vecchio continente e alla politica di espansione della sfera d'influenza sovietica, gli Usa decisero di fare dell'Europa occidentale il baluardo contro il comunismo. Ma per risanare un'Europa devastata economicamente e socialmente occorreva una nuova strategia che legasse sicurezza economica e militare, promuovendo la ricostruzione con fondi americani di un'Europa unita e capitalista, supportata sul piano militare da una solida alleanza dei paesi occidentali. Con un avvincente ritmo narrativo che intreccia storia politica ed economica, e attingendo a un'inedita documentazione tratta da archivi americani, russi ed europei, Benn Steil ricostruisce la storia del Piano Marshall ponendolo all'origine stessa della guerra fredda, e mostrando come l'inasprimento dei rapporti Usa-Urss fu una conseguenza della determinazione di Stalin a contrastare il Piano e la nascita delle due istituzioni che ne furono diretta emanazione, l'Unione europea e la Nato. Questo libro è un utile strumento per comprendere il processo che ha condotto all'attuale stato delle relazioni economiche e politiche internazionali, come segnala Alberto Quadrio Curzio nella prefazione, e in un momento in cui da più parti si invoca un nuovo «Piano Marshall» per risolvere i problemi del mondo, quella del vecchio piano, dell'originale, è una storia che merita di essere raccontata.
Arte e politica in Italia : tra fascismo e Repubblica / Michele Dantini
Donzelli, 2018
Abstract: Quali sono, se esistono, le continuità sociali e culturali, in Italia, nel passaggio tra fascismo e Repubblica, in un momento dunque di profonde discontinuità politico-istituzionali? E come si collegano tra loro, oppure si disgiungono, il primo e secondo Novecento; gli anni trenta e gli anni cinquanta o sessanta? Quali le «rimozioni» della storiografia postbellica o successiva con cui una nuova generazione di studiosi è oggi chiamata a confrontarsi? In questo suo libro, dedicato ai temi della «liturgia politica» considerati sotto profili specificamente storico-artistici, Michele Dantini si sofferma in modo ampio e dettagliato su alcune figure di artisti, critici, intellettuali che sembrano trovarsi ideologicamente agli antipodi nel corso degli anni venti e trenta: Edoardo Persico, ad esempio, la cui attività è ricostruita non solo con riferimento all'arte e all'architettura, ma anche in relazione alla cultura giuridica, storica e religiosa; o Giuseppe Bottai, delle cui politiche a favore dell'arte contemporanea e del patrimonio è proposta un'interpretazione in larga parte inedita. «Organizzatori» di cultura tra i più noti, da Marinetti a Carli, da Gobetti a Suckert-Malaparte, da Soffici a Croce; un poeta come Montale; e studiosi come Lionello Venturi o il giovane Argan ricevono qui nuova luce, mentre artisti considerati «minori» salgono improvvisamente in primo piano - è il caso di Tullio Garbari. D'altra parte nel saggio su Persico, che si conclude con un attento esame dei progetti per allestimento, Dantini pone le premesse per una comprensione più diramata e molteplice di Lucio Fontana, cruciale trait-d'union tra le due metà del secolo se considerato dal punto di vista dell'«arte sacra» e del suo rinnovamento. Nel far questo l'autore intreccia intimamente, poggiando su basi documentarie rigorose, storia dell'arte, storia politica e storia culturale; e dà conto dell'importanza degli studi di Renzo De Felice e scuola per la storia dell'arte. Vengono riprese così, da punti di vista storiografici e critici insieme, le fila di un dialogo interrotto tra discipline.
Donzelli, 2018
Abstract: La pittura e la scultura, l'affresco e il mosaico, l'arte miniaturista e quella vetraria, la fotografia e le installazioni contemporanee: con la penna di un maestro divulgatore e l'inventiva di un abile narratore, Michael Bird accompagna i giovani lettori nelle botteghe degli artisti e nei più grandi cantieri di tutti i tempi, per svelare le tecniche e i segreti non meno degli intenti creativi - grazie alle splendide illustrazioni di Kate Evans che zoomano sui dettagli e offrono squarci insoliti sui capolavori più famosi. Il risultato è una ricca raccolta di aneddoti e curiosità che spalancano le porte dell'arte ai più piccoli e catturano anche i lettori più grandi. Dalla tomba di Tutankhamon al Partenone, dai templi Aztechi a Vermeer, passando per gli affreschi di Raffaello e le tele degli Impressionisti, fino ai semi di girasole di Ai Weiwei, attraverso le capitali dell'arte: Atene, Angkor Wat, Firenze, Amsterdam, Londra, Parigi, Mosca e New York... un affascinante giro del mondo e delle epoche in 68 storie, tutte da scoprire.
L'anello di Wagner : musica e racconto nella tetralogia dei nibelunghi / Giorgio Pestelli
Donzelli, 2018
Abstract: È l'opera della vita per Wagner. I quattro drammi che compongono "L'anello del Nibelungo" impegnano il compositore tedesco per quasi trent'anni (1848-1876). Una lunga gestazione, durante la quale la riscrittura del mito germanico e la messa in musica si trasformano in un diario spirituale. Wagner intraprende questa impresa in uno dei momenti più inquieti della storia europea: «Il suo temperamento - scrive Giorgio Pestelli - era di quelli che creano meglio sotto la pressione degli eventi, se non degli affanni. Ma che Wagner abbia avuto la costanza di completare il monumento dopo tanti anni, fra ostacoli di ogni sorta, malattie, dubbi, crisi, inimicizie, tracolli finanziari, è uno spettacolo di forza e determinazione che ancora lascia meravigliati». I fermenti rivoluzionari dell'epoca ispirano l'allontanamento dalla realtà al mito: così Wagner può osservare l'uomo in assoluto, affrancato dalla storia, penetrandone le passioni, prima fra tutte quella per l'«oro», il potere, che conduce solo a morte e rovina. E proprio dalla fine, dalla caduta degli dei che Wagner aveva iniziato il racconto. Presto però si rende conto che l'argomento che ha sottomano, la morte dell'eroe, per essere compreso appieno ha bisogno dell'antefatto. Da qui prende avvio una lievitazione della materia fino alle origini della vicenda: nasce così "L'oro del Reno", e via via le altre opere dell'Anello. In questo andare a ritroso nella composizione Wagner inventa una dimensione del tempo narrativo che dal passato fluisce nel presente e viceversa, esercitando un influsso incalcolabile sulla narrativa di fine secolo. Ma in questo cammino a ritroso il grande impianto che aveva ideato, nemico al divino e celebrativo della libertà dell'uomo e delle leggi del cuore, entra in crisi: le inquietudini di Wotan, il padre degli dei, la sua lacerazione interiore, sono il segnale più evidente che qualcosa si è rotto nelle certezze dell'esistenza. È vero, L'anello esprime al massimo grado la concezione wagneriana di «dramma musicale», simbiosi assoluta tra testo e musica, in cui tutto si tiene, tutto è necessario; anche i dialoghi e i monologhi sono cruciali; e nel volume, in cui Pestelli segue passo passo narrazione e sviluppo musicale, anche quei dialoghi e monologhi vengono aperti e spiegati, svelando un meccanismo teatrale dalla logica serrata. Qua e là, tuttavia, nel grandioso edificio dell'Anello, si scorgono crepe, fratture, cose non rifinite, dovute soprattutto a quella creatività impaziente di perfezioni formali con cui Wagner getta un ponte fra tardo romanticismo e decadentismo.