Trovati 854948 documenti.
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Solo il mimo canta al limitare del bosco
minimum fax, 24/09/2015
Abstract: Siamo nel 2467 e da diverse generazioni sono i robot a prendere ogni decisione, mentre un individualismo esasperato regola la vita dell'uomo: la famiglia è abolita, la coabitazione vietata e ognuno assume quotidianamente un mix di psicofarmaci e antidepressivi, mentre le norme della Cortesia Obbligatoria dicono di non guardare l'interlocutore negli occhi. I suicidi sono in aumento, non nascono più bambini e la popolazione mondiale si sta estinguendo. Simbolo e guardiano dello status quo è Spofforth, androide di ultima generazione che insegue un suicidio impedito gli dalla sua programmazione. A lui si contrapporranno Paul Bentley, un professore universitario che, riscoperta casualmente la lettura dimenticata da tempo, grazie ai libri apprende l'esistenza di un passato e la possibilità di un'esistenza diversa, e Mary Lou, che sin da piccola ha rifiutato di assumere droghe pur di tenere gli occhi aperti sulla realtà. Tevis si muove dall'incrocio di queste tre diverse esistenze, dando vita a una distopia postmoderna sulle inquietudini dell'uomo, dove la tecnologia senza controllo si trasforma da risorsa a pericolo.
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Sotto controllo. La salute ai tempi dell'e-health
Il Pensiero Scientifico, 30/09/2015
Abstract: Cos'è l'e-health? Cosa si intende per telemedicina? Se uso una app come dispositivo medico, posso fare a meno di rivolgermi al dottore? Esiste un sito affidabile sul quale trovare informazioni sul disturbo che mi affligge? Se la sanità diventa elettronica che rischi corro? Essere pazienti oggi è diverso rispetto a trent'anni fa: siamo pazienti diversi perché siamo cittadini diversi, immersi in un mondo sempre più digitalizzato e connesso, e siamo tutti imbrigliati nella rete di infrastrutture che gestiscono la nostra salute. Nella convinzione che sia essenziale conoscere e imparare il linguaggio della rete a cui affidiamo i nostri dati, Cristina Da Rold ha cercato di rispondere ai dubbi e alle perplessità che sorgono di fronte all'uso sempre più massiccio del web anche nell'ambito della sanità. Con questo lavoro, frutto di mesi di ricerca, di indagini sul campo e di interviste ai massimi esperti italiani, l'autrice fa chiarezza sulle terminologie, distingue il punto di vista del paziente da quello del sistema sanitario e analizza meccanismi, potenzialità e rischi dell'e-health, fornendoci un prezioso strumento per essere protagonisti informati e consapevoli della sanità nell'era di internet.Presentazione di Federico Guerrini.
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Storia dei simboli matematici. Il potere dei numeri da Babilonia e Leibniz
Il Saggiatore, 16/10/2015
Abstract: La storia dei numeri e dei simboli matematici accompagna e incrementa l'arco della vicenda umana. È una saga epica, costruita dalla specie attraverso crolli di intere civiltà e progressi che sarebbero leggendari, se non fossero documentati. Con gli operatori matematici il genere umano solca i cieli e si avventura nello spazio cosmico, e allo stesso modo affronta il quotidiano sul pianeta. Affabulante e limpido nell'esposizione, Joseph Mazur, tra i più importanti studiosi e divulgatori della matematica, attraversa una storia di storie che lascia affascinati: dalla fondazione dei numeri su tavolette a scrittura cuneiforme a Babilonia quattro millenni or sono, all'invenzione dello "zero" nell'India arcaica, per arrivare alla rivoluzione europea, passando attraverso culture perdute come quelle inca e maya. Matematici, fi losofi , mercanti, maghi – una folla sterminata contribuisce a un ciclo mitico che ha per protagonisti la somma, la sottrazione, la moltiplicazione, la divisione, l'identità, le radici quadrate, il pi greco, le potenze. La forza dei simboli, liberati nella storia universale, muta la comprensione del mondo e la percezione dello spazio e del tempo – e proprio su questi aspetti, in cui si intrecciano mente e realtà, l'analisi di Mazur risulta illuminante, carica di intuizioni, stupefazione e rigore, e capace di svelare associazioni e labirinti inconsci con cui viviamo la realtà d'ogni giorno.
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Il Saggiatore, 26/11/2015
Abstract: L'orchestra è un organismo complesso. Dai piccoli gruppi strumentali del Cinquecento alle molteplici ibridazioni che le vedono protagoniste nel nostro tempo, le orchestre si sono sviluppate, mutando, adattandosi ai corsi e ai ricorsi di un fluire storico, politico e spettacolare, tracciando una traiettoria artistica che ha più di un punto in comune con l'evoluzionismo darwiniano.Enzo Beacco ricostruisce, in queste pagine che coniugano felicità di sintesi e profonditàanalitica, le tappe essenziali di questo percorso. Così, accanto alle star di oggi – i Berliner e i WienerPhilarmoniker, il Concertgebouw e la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra e la London Symphony – convivono quelle realtà che, nella loro poliedricità, hanno contribuito a rendere popolare il repertorio sinfonico: dai primi complessi strumentali che intrattengono la nobiltà e il clero rinascimentali ai concerti che, nel Settecento di Bach e Händel, di Mozart e Haydn, estendono il piacere dell'ascolto alle borghesie cittadine, fino alla grande orchestra romantica che contagia tutti, grazie a Beethoven e Berlioz, a Wagner e Bruckner, a Mahler e Strauss. Grandi orchestre che pretendono grandi sale da concerto, quei templi che a Dresda, Berlino, Londra, Parigi, Milano, Roma, ma anche a New York, Chicago, Boston nel Novecento assisteranno al trionfo dei grandi direttori: Nikisch, Toscanini, Furtwängler, Karajan, Abbado, Muti.Se l'orchestra è la chiave d'accesso alla musica assoluta – l'arte per eccellenza di Schopenhauer,la sola capace di evocare senza ricorrere alla parola, all'immagine, al movimento –, Storia delle orchestre è un libro fondamentale, che attraversa secoli, generi, registri, strumenti, tecniche di riproduzione, senza mai smarrire il filo di un racconto che è sinonimo di Occidente.Questo libro nasce da un'idea sviluppata con l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi inoccasione della stagione sinfonica 2014-15.
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Strani mondi. La ricerca di nuovi pianeti e della vita oltre il Sistema solare
Codice Edizioni, 17/07/2015
Abstract: Da quando si riteneva che la Terra fosse al centro dell'universo a quando si è scoperto che non c'è un solo sistema solare nell'universo sono passati secoli. In compenso, negli ultimi vent'anni sono stati contati più di duemila pianeti in orbita intorno ad altre stelle; e dopo che i primi "avvistamenti" hanno rivelato solo enormi pianeti inabitabili, caldissimi e composti in gran parte da gas tossici, oggi cominciano ad arrivare le prime notizie di mondi potenzialmente ospitali. Sebbene ogni ricerca di civiltà aliena abbia registrato al momento solo fallimenti, non siamo mai stati così vicini alla possibilità di trovare la vita al di fuori della Terra. Jayawardhana ripercorre tutte le tappe di questa straordinaria caccia: le storie dei protagonisti, i progressi tecnologici, i traguardi raggiunti e le ultime scoperte – incluse le sue – che stanno rivoluzionando il nostro modo di guardare al cosmo e stanno gettando nuova luce sull'origine e l'evoluzione dei pianeti.BIORay Jayawardhana è astronomo, professore universitario, scrittore e giornalista scientifico. Lavora su alcuni dei più grandi telescopi del mondo per studiare le origini dei pianeti e delle galassie che formano l'universo. È autore di Cacciatori di neutrini (Codice edizioni, 2014).
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Sul pragmatismo. L'eredità di Peirce, James e Dewey nel pensiero contemporaneo
Il Saggiatore, 15/10/2015
Abstract: Per alcuni il pragmatismo è soprattutto una scuola di pensiero peculiarmente statunitense. Eppure, moltissimi dei più fruttuosi contributi della filosofia occidentale contemporanea – su entrambe le sponde dell'Atlantico – non sono che sviluppi o variazioni sui temi cari a questa tradizione, che vede in Charles S. Peirce, William James e John Dewey i propri fondatori. Per dimostrarlo, Richard J. Bernstein non si limita a prendere in esame i classici del pragmatismo di fine Ottocento, ma dipana i variegati fili che da allora intrecciano il lungo cammino delle idee, fino agli anni più recenti. Emerge così tutta l'attualità di un modo di praticare la filosofia che fa del primato dell'esperienza, della comprensione del mondo sociale e delle politiche di costruzione attiva di un ordine realmente democratico la posta in gioco del pensiero. Il pragmatismo prende le mosse da una critica radicale del cartesianismo, e dunque dal rifiuto di ogni netta separazione tra mente e corpo, soggetto e oggetto, e di ogni illusoria "ricerca della certezza". Nega l'esistenza di una conoscenza "autentica" con fondamenta indubitabili, e che sia possibile mettere da parte tutti i pregiudizi grazie al dubbio metodico. Quella pragmatista è al contrario una concezione non-fondazionale e autocorrettiva della ricerca filosofica, che rinuncia a ogni astrattezza e si basa sulla comprensione del modo in cui gli esseri umani sono formati dalle pratiche sociali normative e contribuiscono a definirle. Perfino in pensatori che non conoscevano i testi pragmatisti, come Wittgenstein e Heidegger, si rintraccia l'eredità di questa impostazione, che ha assorbito e poi trasformato la "svolta linguistica" influenzando alcune delle posizioni filosofi che più originali e feconde degli ultimi cinquant'anni: dal "pragmatismo kantiano" di Jürgen Habermas all'umanesimo profondo di Richard Rorty, alle riflessioni su fatto e valore di Hilary Putnam. Sul pragmatismo è un'indagine lucida e completa sulla diffusione globale e la continuità degli argomenti pragmatisti, ma rappresenta anche un'esortazione a riscoprire il ruolo critico della filosofia nel guidare le nostre scelte, nell'arricchire la nostra esperienza quotidiana e nel promuovere quella che Dewey chiamava "democrazia creativa".
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Il Saggiatore, 22/10/2015
Abstract: Autore di culto della letteratura americana contemporanea, restio alle attenzioni dei media ma autenticamente seminale – suoi gli incubi che hanno ispirato la prima stagione di True Detective –, Thomas Ligotti è unanimamente considerato l'unico, grande successore di Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Lontano dalle atmosfere urbane e quotidiane che caratterizzano l'opera di Stephen King, Ligotti fa sua la lezione dei maestri del passato e mette il lettore di fronte a un orrore che non ha forma né volto né contorno, un orrore che non si può dire, a stento pensare, e che ha nell'assoluta indeterminatezza la radice della presa angosciante che esercita sulla nostra immaginazione.In Teatro grottesco l'orrore nasce da seminterrati in cui il buio e l'umido hanno prodotto una vita brulicante che aspetta di insinuarsi nel nostro mondo; da isolate, solitarie fabbriche nelle cui viscere si producono artefatti meccanici dagli scopi imperscrutabili; da catene di montaggio in cui la presenza umbratile di misteriosi supervisori è così schiacciante da trasformare l'uomo in ingranaggio; da cittadine in cui la vita è una messinscena e solo quanto accade sui palcoscenici di una fiera itinerante è reale. Gli abitanti di questo mondo dalla mente impazzita e il cuore selvaggio si muovono in retrobottega fiocamente illuminati, lungo le pareti di bar fumosi, in gallerie d'arte dall'aspetto sinistro, al centro di paludi dove sopravvivono culti antichi e innominabili, tutti alla ricerca disperata di un senso che sembra perennemente alla loro portata e che, pure, è loro perennemente precluso.In questa geografia che ha perso perfino la precisione toponomastica del New England di Lovecraft, e che si può riconoscere soltanto per il nero del cielo e il grigio della terra, la morte è un canto e la vita un carnevale; di autentico non rimane che l'arte, sembra suggerirci Ligotti, nella cui prosa scabra quanto barocca si celebra, nell'impossibilitàormai di esorcizzarlo, il declino di ogni facile antropocentrismo e, in ultima istanza, dell'Occidente.
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Tramonto libico. Storia di un ebreo arabo
Giuntina, 15/10/2015
Abstract: In questo mémoire, Raphael Luzon racconta la fine della storia millenaria della Comunità ebraica di Libia. Ancora bambino, fu costretto ad abbandonare Bengasi in seguito al pogrom che nel 1967 le folle arabe scatenarono contro gli ebrei. Inizia così per lui un esilio pieno di nostalgia e sofferenze, di cambiamenti e di nuove sfide davanti alle quali non perde mai la speranza di far tornare a battere, almeno nella memoria, il cuore della sua comunità cancellata dall'impeto distruttivo del fanatismo. Eppure Luzon scrive senza risentimento, per lui la ricerca della giustizia non è mai caccia al colpevole; all'ostilità antepone il desiderio di riconciliazione, sapendo che niente muove le coscienze più di una testimonianza sincera, vera, equilibrata. In questo senso, Roberto Saviano scrive nella prefazione: "Consiglio al lettore di soffermarsi, tenerlo un po' più a lungo tra le mani, di risfogliarlo e rileggere alcuni passi, perché nelle parole di Luzon possiamo talvolta trovare l'ispirazione per intraprendere un cammino di pace e di memoria".
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Il Saggiatore, 25/09/2015
Abstract: Per lungo tempo, la storia dell'omosessualità si è risolta nel racconto spettacolare delle vicende biografiche di individui eccezionali – Oscar Wilde, Leonardo, Caravaggio –, certamente famosi per i propri amori, ma tutt'oggi ricordati per gli scandali di cui si resero protagonisti, le controversie non ancora sopite che li riguardano o i loro contributi all'arte, alla scienza, al pensiero. Al contrario, la quotidianità del vivere omosessuale nel corso dei secoli è stata di frequente relegata sullo sfondo della storia del costume, quando non scopertamente ignorata dagli studiosi, più interessati all'eccezione che alla regola. A colmare questa vistosa lacuna interviene Tutta un'altra storia, in cui lo storico e militante Giovanni Dall'Orto raccoglie il frutto di anni di ricerca, disegnando una traiettoria che dalla classicità grecoromana arriva – attraversando gli snodi imprescindibili della nascita della cristianità, del colonialismo e dell'età vittoriana – all'Europa dei totalitarismi: frammenti lirici, lettere private, appunti diaristici, atti processuali, molti dei quali mai pubblicati prima in Italia, vanno a comporre un mosaico immane, tanto eterogeneo nei luoghi e nei tempi quanto coerente nei temi che lo percorrono, restituendo infine voce a chi, per secoli, non l'ha avuta. Con uno stile capace di unire al rigore storiografico il gusto caustico per l'invettiva, Giovanni Dall'Orto affronta scandali e repressioni, riti e consuetudini che hanno accompagnato l'omosessualità occidentale nel suo divenire storico, e in questi corsi e ricorsi trova le ragioni profonde delle divisioni di oggi, delle battaglie, delle conquiste. Nella certezza che soltanto dalla comprensione di ciò che è stato si producono consapevolezza critica e senso di responsabilità – i frutti più maturi della conoscenza storica che, soli, possono nutrire il domani. Il passato, come scrisse William Faulkner, non è morto, "anzi non è nemmeno passato".
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Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi
O barra O, 30/10/2015
Abstract: Una galleria di incontri con i maggiori scrittori della Repubblica Popolare cinese che racconta, attraverso le loro voci e con un taglio giornalistico, un Paese in trasformazione: un mosaico inedito nel panorama editoriale italiano.Il premio Nobel Mo Yan, seduto in una casa da tè, confida che la censura in Cina esiste, ma si può aggirare, professa il suo ottimismo per il futuro del suo Paese e infine rivela la sua passione per i film d'azione hollywoodiani.Un autore come Acheng, che dopo anni di silenzio apre la sua dimora e racconta del romanzo che non può pubblicare.E ancora: Su Tong che parla della condizione femminile; Hu Yua che vede la Cina come una suora che si è fatta prostituta; la "Rowling cinese" Yang Hongying, star della letteratura per l'infanzia; Liao Yiwu, fuggito dal regime e ora memoria poetica di chi vede i propri diritti violati. E molti altri protagonisti della scena letteraria cinese, sia dalle città che dal mondo rurale.
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Il Saggiatore, 25/09/2015
Abstract: Ci sono occasioni nelle quali l'incontro intellettuale fra un artista e un critico – per separare artificialmente due ruoli spesso inscindibili – si realizza nel segno di una concordanza che è vera corrispondenza di intenti e sensi, capace di generare un circolo virtuoso creativo destinato a lasciare duratura impronta di sé. Il Novecento ci ha consegnato luminosi esempi di legami simili, da quello che unì Gianfranco Contini a Eugenio Montale allo stretto sodalizio fra Maurice Blanchot e Georges Bataille, passando per la familiarità talora turbinosa di Emilio Cecchi e Mario Praz e l'affinità davvero elettiva fra Jean-Paul Manganaro e Carmelo Bene. La "complicità" fra Stefano Agosti e Andrea Zanzotto è, fra queste intese, una delle più feconde e durature, se è vero che il primo saggio dedicato da Agosti al poeta suo conterraneo – Zanzotto nasce a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso; Stefano Agosti a Caprino Veronese, accanto al lago di Garda – risale al 1969, solo un anno dopo la pubblicazione di quella Beltà che della poesia italiana contemporanea rappresenta un autentico spartiacque: al suo apparire la raccolta di Zanzotto sovvertì l'ordine tradizionale della letteratura facendo propria non solo la nozione di arbitrarietà del segno linguistico – introdotta da Ferdinand de Saussure nel Corso di linguistica generale, che proprio in quegli anni sconvolgeva le nozioni acquisite del linguaggio –, ma anche quella proposta da Lacan, genuinamente rivoluzionaria, di priorità del significante sul significato. È allora proprio il significante, nella Beltà, a presiedere al reale o, per dirla in altri termini, è il mondo a ruotare intorno alla lingua, persino a esserne creato. Con la profondità critica che da sempre contraddistingue i suoi studi – unita qui a una compartecipazione affettiva che non depotenzia, e anzi mette a fuoco la precisione analitica –, Stefano Agosti scandaglia e illumina di senso una fra le esperienze poetiche più rigorose e ardue della nostra contemporaneità, facendone affiorare costellazioni simboliche e sotterranee analogie, tramature foniche ricorrenti e fondamenta teoriche, tracciando una mappa che si dimostrerà irrinunciabile per chiunque voglia avvicinarsi alla poesia di Andrea Zanzotto.
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Il Saggiatore, 15/09/2015
Abstract: Agli inizi del XX secolo, in una famiglia di Knoxville, Tennessee, tutto si sgretola quando Jay, padre, marito, fratello, muore prematuramente in un incidente d'auto. L'orizzonte di una piccola città della provincia americana si capovolge in un istante. Riaffiorano le frizioni, si ampliano le distanze, si perde man mano il senso dell'unità. Rufus, figlio di Jay, è un bambino di sei anni, genuino come solo a quell'età si può essere, unito al padre da una forte complicità. È lui che assiste attonito al dolore della madre e della sorella minore e all'istantanea disgregazione del nucleo familiare; è lui che si fa narratore dei pochi giorni che separano l'evento tragico dal funerale, alla fine del libro. Quali equilibri infrange una morte in famiglia? A cosa ci si può aggrappare quando si è in caduta libera? E Dio dov'è, perché non interviene? Da un punto di vista all'altro, dalla giovane vedova al suocero ateo, al fratello alcolista, ognuno cerca di dare la sua risposta. James Agee riscrive il momento più tragico della sua infanzia, e attraverso gli occhi attenti di un sé bambino rielabora le reazioni segrete e manifeste dei protagonisti che, a distanza di anni, popolano ancora vivissimi la sua memoria. La prosa cruda e fulminante, e insieme così lirica, di Agee riempie di tensione l'atmosfera gelida e immobile del lutto, mentre le sue parole si insinuano nelle ferite più profonde. Proseguendo nell'opera di riscoperta e valorizzazione dello scrittore americano, il Saggiatore pubblica il suo capolavoro autobiografico, vincitore del Premio Pulitzer postumo nel 1958. Una morte in famiglia è un romanzo di rara potenza emotiva, che Agee continuò a rielaborare negli anni. Un classico della letteratura del Novecento.
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Il Saggiatore, 25/09/2015
Abstract: Annemarie Schwarzenbach ha attraversato la sua epoca come una meteora, la cui scia infuocata è visibile ancora oggi. Scrittrice eclettica di romanzi e racconti, reportage e articoli politici, fotografa di talento e archeologa, non ha mai smesso di fuggire dalla gabbia dorata costruita attorno a lei da una famiglia borghese e da una madre troppo ambiziosa, troppo amorevole e troppo dura. La sua evasione si è trasformata in un viaggio interminabile, a partire dalla Berlino degli anni trenta, vissuta al fianco degli enfants terribles Klaus ed Erika Mann, con cui ha condiviso l'insaziabile aspirazione a una libertà senza compromessi, l'inesauribile ricerca di assoluto, la lotta contro l'ingiustizia sociale e il nazismo, la sete di esperienze, di eccessi e di scrittura. Un incurabile istinto migratorio l'ha condotta lontano dall'Europa: dalla Russia alla Persia, dagli Stati Uniti della Grande depressione al Congo; una galleria di volti e paesaggi, catturati dalla penna e dalla macchina fotografica, rincorrendo domande ineludibili e incontri fugaci e profondissimi. Un vagabondaggio che si è spinto in ogni luogo e con qualsiasi mezzo, giungendo alle montagne e ai deserti dell'Afghanistan, a bordo di una Ford, in compagnia di Ella Maillart: due donne sole e braccate da un'angoscia che non concede tregua, fra tende di cavalieri dal turbante bianco e steppe che si stendono a perdita d'occhio, agli antipodi dell'Europa dove stava per divampare la guerra. Una terribile libertà – opera irrinunciabile per chi voglia avvicinarsi al mondo di Annemarie Schwarzenbach – insegue la parabola di una gioventù nomade, vorace e sfrenata, segnata dall'oppio e dai tanti internamenti e sorretta da una vitalità disperata e irriducibile, stroncata ad appena 34 anni. Grazie alla scoperta di carteggi e manoscritti Dominique Miermont è riuscita a portare alla luce aspetti del carattere di Annemarie Schwarzenbach rimasti sempre in penombra, a restituire con vividezza il suo sguardo così impregnato di umanità e umanismo. Uno sguardo che tradisce il coraggio sovversivo di una giovane che ha eroicamente opposto lo scudo dello spirito a tutte le sue debolezze e dipendenze, divenendo il paradigma della donna moderna. Una figura contradditoria, ribelle, tra le più affascinanti del Novecento.
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Il Saggiatore, 15/09/2015
Abstract: Sotto la superficie dell'agiatezza e di una consapevole virilità borghese, la vita del quarantenne Martin Lynch-Gibbon è divisa a metà: tra la nebbia giallastra e sulfurea che nella Londra dei primi anni sessanta rende ogni cosa inafferrabile e la tranquillità dorata di un matrimonio senza figli; tra la sensualità piena e matura della moglie Antonia e quella candida e scoppiettante di Georgie, giovane amante; tra il fruttuoso commercio di vini, che gli consente una vita serena, ma che non ha mai scelto, e lo studio della storia militare relegato a occasionale passatempo. Martin non fa che compiacersi di una bigamia vissuta spensieratamente, ma quando la moglie, di punto in bianco, gli annuncia di volerlo lasciare, si ritrova spiazzato. Da tempo Antonia ha una relazione con Palmer Anderson, psicanalista e amico di lunga data della coppia. Martin si trasferisce dal fratello Alexander, scultore di vaga fama e fascino discreto. È solo l'inizio di una lunga scia di separazioni, riconciliazioni e dolorose scoperte. Quel che solo l'illusione manteneva unito si lace ra definitivamente, scandendo un percorso di sofferta rieducazione sentimentale che spingerà Martin ad abbandonare egoismi e protezioni. Sarà l'imponente sorellastra di Palmer la figura chiave: cupa e intrigante, lucida e diabolica, Honor Klein è come un angelo armato di una spada che dove si posa recide. In Una testa tagliata, il sesso – edonistico, sfrenato, emancipatore, espressione di recondite debolezze, a volte perfino incestuoso – è un turbine che rimescola continuamente ruoli e rapporti di potere, e scaglia lontano tutto ciò che investe. Il genio di Iris Murdoch – di cui il Saggiatore sta riproponendo le opere più significative in nuove traduzioni aggiornate – ha forgiato una commedia euforica e vertiginosa, che ha il cuore tragico e oscuro del tabù, dell'orrore inconfessabile, in fondo al quale, forse, c'è di nuovo l'amore.
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Gruppo Editoriale Macro, 19/04/2016
Abstract: Che cosa sono i vaccini? Quanto sono efficaci e quanto sono dannosi? Cosa contengono? Come sono nati? Come vengono somministrati? Che collegamenti ci sono tra i vaccini, l'autismo e altre malattie?Queste le tante domande a cui Stefano Montanari e Antonietta Gatti rispondono nel loro instant book Vaccini: sì o no? Cercando di guidare i genitori in una scelta molto difficile, da fare con piena consapevolezza.Ricevi quotidianamente innumerevoli informazioni dai giornali, nazionali e locali, dalle radio, dalla televisione e da internet sull'importanza di vaccinare i tuoi figli e di farlo secondo il calendario stabilito dall'ASL e dell'efficacia dei vaccini antinfluenzali.È molto importante che tu possa avere tutte le conoscenze per scegliere liberamente. La salute è tua e non sei obbligato a metterla nelle mani di altre persone, soprattutto quella dei tuoi bambini.Vaccini: sì o no contiene una sezione straordinaria, probabilmente l'unica finora disponibile in tutto il mondo, con molte analisi del contenuto dei 28 vaccini più utilizzati in Italia, con foto al microscopio elettronico.Ma non solo, in queste pagine vengono descritti le immunità di gregge, la durata della copertura, l'efficacia dei vaccini, gli antibiotici presenti, la mancanza di studi con gruppo di controllo, i vaccini militari, le correlazioni con i casi d'autismo, gli esavalenti, le autorizzazioni facili, la propaganda, l'insabbiamento dei dati negativi, la risposta individuale, l'immunità naturale, l'innocuità di molte malattie infettive, le false epidemie, l'influenza degli interessi dell'industria farmaceutica e molto altro ancora.Favoloso, scritto benissimo, divulgativo e avvincente con un incalzare continuo di fatti, dati e concetti spiazzanti e stimolanti che chiariscono immediatamente la questione vaccini.
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minimum fax, 18/11/2015
Abstract: A oltre trent'anni dalla scomparsa, Eduardo De Filippo (1900-1984) continua a esercitare il fascino umano e artistico che soltanto i grandissimi sanno emanare. In questa biografia ormai classica, il critico Maurizio Giammusso ricostruisce con rigore ed esaustività la vicenta pubblica e privata di Eduardo: l'infanzia trascorsa sotto l'ala del padre naturale, il grande commediografo Eduardo Scarpetta; i rapporti affettuosi con la sorella Titina e quelli burrascosi con il fratello Peppino; il difficile passaggio attraverso gli anni del fascismo, della guerra e del dopoguerra, che sono anche quelli in cui vedono la luce le sue opere più celebri – Natale in casa Cupiello, Napoli milionaria!, Questi fantasmi!, Filumena Marturano – fino alle incursioni tutt'altro che sporadiche nel cinema e nella televisione, che ne faranno una figura di tale rilievo nella cultura e nella società italiana da meritare la nomina a senatore a vita. Un indimenticabile ritratto personale che è anche l'affresco storico di un'epoca. Con una prefazione di Dario Fo
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Il Pensiero Scientifico, 02/10/2015
Abstract: WikiPediatra è un e-book collaborativo. Un progetto partecipativo che vuole coinvolgere i genitori (ma anche i nonni, tutti i familiari e gli insegnanti) per la raccolta di indicazioni chiare e informazioni utili per ridurre le apprensioni e limitare i potenziali errori per lo sviluppo del bambino e della relazione con i genitori. Dal rapporto con l'ambiente (a piedi, in bicicletta, in auto), fino alla cura dei disturbi neuropsichiatrici anche nella fase adolescenziale. Una guida di facile consultazione, in costante evoluzione e ricca di consigli per i genitori e per tutti coloro che guidano i bambini e gli adolescenti nel percorso di crescita e di sviluppo.
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Il Saggiatore, 16/09/2015
Abstract: Quentin P_ è un enigma per i suoi genitori, anche se non credono affatto all'accusa di molestie sessuali mossa da un minore nei suoi confronti. Quentin P_ è un enigma per il suo psichiatra, che comunque lo incoraggia, apprezzando le potenzialità positive dei suoi sogni, di cui parla tanto apertamente. Per sua nonna, Quentin P_ è solo un ragazzo dolcissimo, cui è impossibile dire di no. Ma Quentin P_ in verità è l'assassino psicopatico più terrificante del Michigan. Condannato alla libertà vigilata, Quentin è accondiscendente, ma rimane insensibile a tutto: alla famiglia, ai controlli giudiziari, ai medici. Un giorno, per caso, scopre la lobotomia, e d'un tratto le sue ossessioni prendono forma concreta. Una a una, sceglie le sue vittime obbedendo a una volontà di potenza, il bisogno insopprimibile di creare uno "zombie" tutto per sé che, passivo e remissivo, lo supplichi e lo gratifichi. Esagitato da varie sostanze e dalle sue stesse perversioni sessuali, assolve con zelo ogni sanguinoso compito e, nella meccanicità, acquisisce sempre maggiore astuzia e perizia. Zombie è il romanzo della mente psicotica di un killer seriale che, nel delirio impermeabile del suo monologo, riproduce i movimenti automatici di una società disumanizzata. Joyce Carol Oates descrive con rara maestria efferatezze difficili anche solo da immaginare, in una prosa rapida, tagliente, che evoca il male con una manciata di pensieri dissociati – la sintassi nevrotica di una coscienza che rimane mistero. Leggere questo libro è un'esperienza disturbante: facendo rivivere i nostri peggiori incubi, nella sua tensione nerissima ci tiene prigionieri della mente del mostro, fino a quando vorremo implorare pietà.
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Il Saggiatore, 11/02/2016
Abstract: Una guerra taciturna e sibillina prende campo in Australia alla fine della Seconda guerra mondiale. Un gioco al massacro, spesso confinato solo alla furia dell'intenzione, si ramifica sotterraneamente per le strade, nelle tubature delle case, nei luoghi della sicurezza quotidiana.A Melbourne, Felix, orologiaio ebreo di antica tradizione, incarna l'invisibile anello di congiunzione tra due mondi in inconciliabile coabitazione: da una parte i sopravvissuti alla Shoah, reduci rosi dalla propria storia, dilaniati da un desiderio di vendetta e, insieme, da un bisogno di oblio, arrivati nel continente per sfuggire a un passato sanguinoso e per ricostruire un'identità frantumata dalle persecuzioni naziste, dai massacri nei campi di concentramento e dai fumi delle camere a gas; dall'altra i nazisti, scampati alla giustizia dei posteri nei luoghi più remoti del mappamondo, che vivono sotto falso nome, con discendenze ridisegnate astutamente, svolgendo i lavori più comuni e sorridendo, sempre. Carnefici e vittime, sterminatori e sterminati camminano inconsapevolmente per le stesse strade, mangiano seduti accanto negli stessi ristoranti, si contendono i vestiti nei medesimi centri commerciali.Felix rintraccia i nazisti. E li uccide. Tra riunioni clandestine dentro le mura domestiche e sopralluoghi in incognito a Gerusalemme, dove scopre storie inaspettate che coinvolgono nelle sue ricerche anche l'Ordine dei Templari, l'orologiaio e la sua cerchia di compagni fidati progettano esecuzioni cruente, assemblano ordigni artigianali, ammassano repertori di appunti, schedule e fotografie, tenendo sotto tiro ogni minimo sospetto.In Intrigo, insonnia e rabbia, sublimate dalla razionalità della premeditazione, compongono un miscuglio alchemico esplosivo e letale. Attraverso il racconto di Eric Salerno tutto diventa progettazione maniacale e interpretazione degli orrori rimasti invendicati, che ora popolano la vita dei superstiti come spettri. Ma, se le colpe ricadono dai padri ai figli, lo stesso accade per le ossessioni. E spetterà a Vera, la figlia dell'orologiaio, fare i conti con un inquietante segreto.
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Ledizioni, 10/02/2016
Abstract: Il concetto di uguaglianza, declinato in vari ambiti (antropologico,sociologico, economico, giuridico et cetera), è stato oggetto di riflessionee ragione di conflitto per secoli, fino a diventare il veroe proprio cardine degli Stati moderni: nell'età contemporaneail principio di uguaglianza – formale e sostanziale – è cristallizzatonelle Costituzioni europee e nelle convenzioni internazionali,dalla Costituzione italiana alla Carta dei Diritti Fondamentalidell'Unione Europea, passando attraverso la Convenzione Europeadei Diritti dell'Uomo. L'uguaglianza non è soltanto uno strumentodi tutela per i diritti dei consociati, ma è anche parametrodi allocazione delle risorse all'interno delle comunità.