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Le nozze di Figaro. Mozart massone e illuminista
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Bramani, Lidia

Le nozze di Figaro. Mozart massone e illuminista

Il Saggiatore, 05/03/2020

Abstract: Cristallizzato nell'immagine del genio irriverente preso solo dalla sua arte, folle e sregolato nel suo inconsapevole talento, Wolfgang Amadeus Mozart è rimasto intrappolato per secoli nel mito del puer aeternus. Tuttavia Mozart non era svagato o ingenuo. D'indole brillante e multiforme, era perfettamente immerso nel suo tempo: sensibile ai fermenti che ispiravano gli ultimi fulgori del Secolo dei Lumi, aveva una biblioteca ricchissima con testi all'avanguardia e frequentava le personalità più illustri dell'epoca; era in sintonia con i princìpi riformatori dell'assolutismo illuminato dell'imperatore Giuseppe II e manteneva intensi rapporti con le logge massoniche viennesi e tedesche, nutrendosi dei loro ideali di tolleranza etica, religiosa e politica, di uguaglianza fra i sessi e fra le classi, arrivando persino a progettare di fondare una società segreta ispirata agli stessi valori.Soprattutto, Mozart diede voce a questo afflato con lo strumento che meglio padroneggiava, la musica, attraverso capolavori come Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte e La clemenzadi Tito. Le nozze di Figaro, in particolare – con la sua trama di una coppia di servi e una moglie che si oppongono a un padrone e marito dispotico e bugiardo –, grazie all'analisi di Lidia Bramani si rivela testimonianza massima della cultura europea di fine Settecento, vero e proprio manifesto illuminista, nonché critica serrata e implacabile alle forze più ottuse e conservatrici della società,di allora come di oggi.Leggere Le nozze di Figaro di Lidia Bramani significa immergersi nella biografia di una delle menti più straordinarie della storia, e poter fruire con nuova consapevolezza di quelle opere con cui Mozart sognava di cambiare il mondo – quelle opere con cui Mozart il mondo l'ha cambiato.

Vivere la musica. Affrontare gli ostacoli, i cattivi maestri e le folli regole del gioco
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Motta, Francesco

Vivere la musica. Affrontare gli ostacoli, i cattivi maestri e le folli regole del gioco

Il Saggiatore, 19/03/2020

Abstract: "C'è un solo modo per trovare la propria strada nella musica: sbagliare. Poi, sbagliare ancora. Sbagliare di nuovo, sbagliare per sempre. Sbagliare e sfilarci di dosso tutte le nostre convinzioni. Fino ad arrivare al cuore di ciò che stiamo cercando. Fino a trovare noi stessi." La musica ascoltata alla radio. In macchina, a letto. Le canzoni su Spotify, i vecchi cd che si graffiavano dopo pochi secondi. Lucio Dalla, le Spice Girls, i Doors. Le giornate in un garage a fare cover rock. Prendere una chitarra e suonare. Suonare e cantare. Scrivere una canzone. Ogni istante della nostra vita ha la sua precisa colonna sonora; la musica ci accompagna ogni giorno, modula il nostro umore, genera ricordi, ci traghetta nel futuro. La musica è sempre dentro di noi. Il cantautore Francesco Motta racconta che cosa significa vivere con la musica: cosa spinge molti giovani a voler diventare musicisti o cantanti, che ostacoli si incontrano lungo il cammino e in che modo è possibile affrontarli. Condivide, riavvolgendo il nastro della sua vita, storie e riflessioni intorno a problemi fondamentali: l'importanza della solitudine e del silenzio, lo scoramento per quello che si ha in testa e non si riesce a esprimere, l'imprevedibile viaggio che si compie ogni volta che si inizia a scrivere una canzone.Vivere la musica è un manuale sentimentale per mettere a nudo le nostre emozioni attraverso note e parole, e un manifesto poetico per riscoprire la vera bellezza della musica, per tornare ad ascoltarla con le orecchie, il cuore e lo stupore di un bambino.

Il segreto di Ella
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Howe, Cath - Sartori, Gioia

Il segreto di Ella

Terre di mezzo, 26/03/2020

Abstract: Ella è appena arrivata in città con la mamma, non conosce nessuno, non vede l'ora di farsi dei nuovi amici… e ha un grande segreto. Dov'è suo padre? Perché ogni giorno lei gli scrive delle lettere? Quando Lydia, la più popolare della scuola, decide di diventarle amica, a Ella non sembra vero. Ma Lydia ha un secondo fine, e quando riuscirà a scoprire il segreto, lo userà per ricattarla. Mettendola di fronte a una scelta inevitabile.

Le Sabine
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Aymé, Marcel - Mazza Galanti, Carlo - Mazza Galanti, Carlo

Le Sabine

L'orma editore, 28/03/2020

Abstract: Le imprevedibili peripezie di una giovane donna con il dono dell'ubiquità. Partendo da questo spunto surreale il maestro del fantastico francese, Marcel Aymé, dà fondo a tutta la sua inesauribile immaginazione e intesse un racconto esilarante su una vita affollatissima che si dischiude in mille esistenze simultanee.

Martin il romanziere
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Aymé, Marcel - Mazza Galanti, Carlo - Mazza Galanti, Carlo

Martin il romanziere

L'orma editore, 28/03/2020

Abstract: In questo geniale racconto del maestro del fantastico francese possiamo seguire le surreali peripezie di un romanziere che, per quanto non voglia, non riesce mai a non uccidere i propri protagonisti. Finché, una mattina, per salvarsi la vita, uno dei suoi personaggi salta fuori dalle pagine e viene a fargli visita…La penna inconfondibile di Marcel Aymé per una novella pirandelliana che anticipa Queneau e Woody Allen.

Ricaduta
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Aymé, Marcel - Mazza Galanti, Carlo - Mazza Galanti, Carlo

Ricaduta

L'orma editore, 28/03/2020

Abstract: Josette e Bertrand stanno per sposarsi, ma un discusso disegno di legge rischia di mettere a repentaglio il loro amore. Il governo, infatti, ha intenzione di istituire "l'anno di ventiquattro mesi": i due si ritroverebbero ad avere rispettivamente tredici e nove anni e dovrebbero attendere un decennio prima di potersi unire in matrimonio. In questa novella gioviale e spumeggiante lo sguardo ironico e giocoso di Marcel Aymé si appunta sulle assurdità della burocrazia e sulle manie della vita famigliare.

L'età della tigre
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Carozzi, Ivan

L'età della tigre

Il Saggiatore, 05/09/2019

Abstract: "Sfera Ebbasta lo champagne lo sperpera, lo dissipa, lo scialacqua, e il gracidare del liquido che precipita e macchia l'asfalto poroso sembra lo scroscio di una svergognata e liberatoria pisciata."La gigantografia di un individuo in pelliccia sintetica rosa appare un mattino sui muri di Milano. Il suo nome è Sfera Ebbasta, la sua voce soffia dal ventre dell'Auto-Tune, le sue gengive ospitano denti dorati. Chi è quella creatura fluorescente in agguato ovunque, fra i mezzanini della metropolitana e nelle piazze scintillanti del centro? Perché la trap e i suoi eroi di plastica si sono insinuati nei nostri discorsi e nei nostri sogni? Cosa ci dicono di noi? A chiederselo è uno scrittore smarrito, che per rispondere deve scoprire il vuoto tra la sua generazione e quella di chi oggi ha vent'anni. Provando ad abitare quel vuoto con la scrittura, finisce per. per interrogare in modo sempre più intimo se stesso e il suo tempo; per vagare a caccia di un incontro rivelatore in una città doppiata dai social network, tra quartieri che sembrano rendering in cui pullulano figure a una dimensione e mercati multietnici simili a una delirante Vārānasī. L'età della tigre è una narrazione asimmetrica e randagia; il toccante resoconto di un tempo esausto e dei suoi inconsapevoli desideri."L'editore ha invitato l'autore, qualora lo desiderasse, a dissociarsi dalla copertina pubblicando una breve nota. L'autore ne approfitta, apprezzando il gioco e lo spirito della proposta. Perciò dichiara che il soggetto ritratto in copertina, dal suo punto di vista, non rappresenta il libro né l'autore. Un libro che si occupa di un linguaggio chiamato trap non è per forza un libro pop, come la copertina sembra suggerire. Inoltre il libro non tratta esclusivamente di trap. Fosse stato per l'autore, in copertina ci sarebbe una foto della nonna o quella in bianco e nero di uno specchio impolverato, a cui si accenna a un certo punto nel testo, dove è scritta la parola "salario"."Ivan Carozzi

La pioggia gialla
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Llamazares, Julio - Zani, Denise - Gentile, Andrea

La pioggia gialla

Il Saggiatore, 05/09/2019

Abstract: "Uno strano brusio mi fece svegliare di soprassalto. Era una notte fredda e la pioggia gialla oscurava la finestra. All'inizio pensai che fosse il vento. Ma mi stavo sbagliando. Proveniva da un punto imprecisato della casa. Era un mormorio di voci, di parole vicine."Non è rimasto nessuno ad Ainielle. Se ne sono andati gli uomini e le donne, i pastori e i contadini, i giovani, i vecchi, gli animali. Rimangono i serpenti, nascosti sotto le rovine delle case. E rimane Andrés. Erano lui e sua moglie, prima, poi Sabina si è impiccata nel mulino abbandonato e ora, a fargli compagnia, non rimane che una cagna macilenta. Anche i villaggi vicini si stanno svuotando, dissanguati dalla guerra e da un progresso senza nome e senza pietà. Ma Andrés non ha intenzione di andarsene, nemmeno quando la pioggia gialla del tempo comincia a cadere e i fantasmi dei suoi morti tornano a visitarlo. Romanzo più per convenzione editoriale che per essenza, perché la sua natura è più vicina all'elegia e alla trenodia, di cui riprende l'ossessione per le anafore e le ripetizioni, La pioggia gialla è – nelle parole di Andrea Gentile, dalla postfazione che chiude il libro – romanzo della pura morte, poiché tutto, nella vicenda di Andrés, è fine, ma anche romanzo della pura vita, perché è il suo respiro, costante, affannato, a imprimere alle pagine il ritmo slavinante di un postremo testamento che è, insieme, un inno all'umana resistenza.

Macchia. Il romanzo dei luoghi
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Kinsky, Esther - Albesano, Silvia

Macchia. Il romanzo dei luoghi

Il Saggiatore, 26/09/2019

Abstract: "La mattina andavo in paese. Quando ormai pensavo di conoscere tutte le strade, tornava a schiudersi una scalinata, un viottolo ripido. Vedevo i vecchi puntare i piedi contro la pendenza. La gente aveva il cuore buono, lì, allenato su quelle salite, giorno dopo giorno."Quando M., il suo compagno, muore, Esther Kinsky decide di partire comunque per il viaggio che avevano organizzato in Italia. Un'Italia lontana dagli stereotipi e dalle cartoline, dalle piazze affollate di turisti, dalle vie dello shopping. È un'Italia, quella che Esther Kinsky visita, immergendosi in profondità nello spirito di ogni luogo per coglierne il mistero nascosto, fatta di villaggi e vigneti, di cimiteri, di vecchi ponti di pietra; un'Italia che vive nelle voci delle persone che la popolano e nei versi degli animali e dei fiumi che la attraversano, descrivendo una geografia insieme fisica e interiore. Parte diario di viaggio e parte narrazione intima che cerca nei luoghi un rispecchiamento dell'anima, Macchia – memore della lezione di Thoreau e del suo Walden – è la testimonianza lirica di un'anima nuda di fronte al dolore della perdita e alla bellezza della scoperta, un pellegrinaggio e una catarsi, da cui si esce con uno stupore sincero e profondo per la capacità di Kinsky di scovare l'universale nel più piccolo dei dettagli: un'arancia al mercato, una foglia, un ricciolo di nuvola.

Sesso, droga e lavorare
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Lo Stato Sociale

Sesso, droga e lavorare

Il Saggiatore, 19/09/2019

Abstract: La vita. Nascere e crescere. Andare male a scuola, occupare la scuola, fare fuga da scuola per andare al parco. Andare al parco e farsi una canna sotto il sole. Avere le allucinazioni. Pensare a mille cose, non pensare proprio a nulla. Domandarsi che cos'è il nulla? Che forma ha, che odore fa il nulla? Pensare a quanto è bello il sesso, dentro una macchina, dietro un'aiuola. La sera starsene a casa sul letto a sognare. Le stelle, gli abissi, i buchi neri. Nella mente. I Radiohead. Nello stereo. I System of a Down. Sulla maglietta. E poi d'estate al mare. La spiaggia, gli ombrelloni, le ragazze. La vita. Nascere e crescere, e poi…E poi si va a lavoro. L'ufficio, il capo, la scrivania. Giacca e cravatta. Buongiorno e buonasera. Perdere il lavoro, trovarne un altro. Perdere l'altro, cercarne uno nuovo. Vivere per lavorare. Lavorare per vivere. Era meglio fare l'università. Fare l'università e capire che non è servita a nulla. Lo stipendio, poco o niente. Andare a ballare per non pensare al mondo. Il mondo fa schifo ma la vita è bella. Anche quella ragazza è bella. Il suo corpo, bello. La sua voce, bella. Sposarla, farci i figli, forse un giorno divorziare. L'amore. Che cos'è l'amore? L'amore non esiste, non è niente, è tutto. Ma che significa tutto? Com'è fatto il tutto? La vita. Nascere e crescere, e poi…Sesso, droga e lavorare è l'autobiografia del nostro tempo, un romanzo di formazione scritto dal gruppo che più ha saputo dare voce alle speranze e alle delusioni di un'intera generazione. Un libro che racconta chi siamo stati, chi siamo e chi forse saremo, e in cui i protagonisti, alla fine, siamo proprio noi.

Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz
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Dyer, Geoff

Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz

Il Saggiatore, 24/10/2019

Abstract: Ci sono saggi che parlano di jazz, romanzi ambientati nel mondo del jazz, raccolte di articoli, analisi musicologiche, biografie di jazzisti. E poi c'è Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer. Libro unico e inafferrabile, oggetto letterario misterioso che sfugge e resiste a ogni tentativo di incasellarlo in un genere, testo mercuriale e metamorfico che muta a ogni nuova lettura, Natura morta con custodia di sax è un libro sul jazz, sull'influenza che questa musica ha avuto sulla società e la cultura occidentali, sulle vite di alcuni dei musicisti più importanti della storia – Lester Young, Charles Mingus, Thelonious Monk –, vite evocate con tanta vividezza che, secondo Jonathan Lethem, "si può sentire il whisky sulla lingua, l'odore dei mozziconi di sigaretta, i colpi di tosse fra una registrazione e l'altra".Ma Natura morta con custodia di sax è anche un libro sulla poesia, sulla fotografia, sugli sconfinati spazi americani che un Geoff Dyer giovanissimo attraversa in auto con la fidanzata, ascoltando jazz, solo jazz, mentre guidano sotto un cielo illimitatamente blu. È un libro sulla musica, e su come la musica può cambiare la vita. Sull'arte, sulla bellezza, sulla bellezza imprevedibile della vita. È, soprattutto, un libro sulla scrittura, dove la scrittura si piega fino a diventare puro suono; finché la parola si spoglia della sua rigidità per diventare – in queste pagine che il New Yorker ha definito "notturne rêverie musicali" – gioco, continua allusione, improvvisazione, sogno.

La nostalgia del futuro. Scritti scelti 1948-1989
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Nono, Luigi - De Benedictis, Angela Ida - Rizzardi, Veniero - Schoenberg Nono, Nuria

La nostalgia del futuro. Scritti scelti 1948-1989

Il Saggiatore, 10/10/2019

Abstract: "Qual è il tratto principale del Suo carattere?" "La nostalgia del futuro." Una battuta, detta con la rapidità di un lampo, che descrive alla perfezione il temperamento di Luigi Nono, forse il compositore che più ha vissuto il suo tempo e che del suo tempo è stato guida.L'arco creativo di Nono abbraccia la quasi totalità del secondo Novecento, dall'esordio del 1950 alle soglie degli anni novanta. A circa tre decenni dalla sua morte, nuovi strumenti e conoscenze permettono di comprendere meglio le sfumature del pensiero compositivo multiforme e irrequieto sotteso a questo itinerario artistico. Un cammino che va dall'apprendistato assieme a Bruno Maderna a Il canto sospeso, modulato su frammenti di lettere di condannati a morte della Resistenza europea; da Intolleranza 1960, esordio di un nuovo teatro musicale in cui impegno politico e denuncia sociale si fondono con la musica, a Prometeo, che si muove verso un orizzonte in cui la visione lascia gradualmente il campo al puro ascolto. Fino ad arrivare alla ricerca di realtà sonore inaudite e al "suono mobile" che sono alla base della sua ultima produzione, caratterizzata dalla consapevolezza della caducità insita in una ricerca (artistica e umana) sempre proiettata verso un infinito "oltre".La nostalgia del futuro, ora presentato in una nuova edizione aggiornata e ampliata, è lo specchio di tutti i frammenti della personalità di Nono; una raccolta degli scritti e delle maggiori interviste che hanno accompagnato la sua produzione musicale, che con essa hanno interagito e "collaborato". Sono testi che invadono ogni spazio di un'esistenza in musica – analisi di teoria della composizione, discussioni sul ruolo sociale del compositore, interventi polemici o direttamente politici – e che negli ultimi anni si aprono a riflessioni di carattere intimistico e utopistico. In ogni parola vibra l'intensità dei pensieri di Nono, in ogni riga risuona la sua voce, restituitaci da due tra i massimi esperti della sua musica, intensa quanto i segni rossi chetracciava come fulmini sulle sue partiture.

Vampiri. Una nuova storia
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Groom, Nick

Vampiri. Una nuova storia

Il Saggiatore, 19/09/2019

Abstract: Vampiri. Gli angoli di un sogghigno macchiato di sangue. Artigli adunchi avvolti in nuvole di pizzo. Svolazzi di mantelli neri nella brumosa notte vittoriana. Un paletto nel cuore, fasciato di seta. Vampiri. Crediamo di sapere tutto di loro: abbiamo letto Dracula e Intervista col vampiro; siamo stati vittime del loro incanto nel buio di una sala cinematografica; ne distinguiamo le fattezze emaciate, da Max Schreck a Bela Lugosi. Conosciamo i miti, le credenze, il potere del sangue che infonde forza sovrumana nelle loro vene. Non c'è, del resto, creatura che abbia esercitato una presa più magnetica – così simile al mesmerismo dei loro occhi ferali, delle loro voci stregate – sull'immaginario occidentale. Che cos'altro rimane da dire del vampiro?Moltissimo, sostiene Nick Groom, o forse ancora tutto, perché quanto pensiamo di sapere non è che la punta emersa di un vasto continente sotterraneo, misterioso e inesplorato, del quale solo la più rigorosa delle analisi storiografiche può restituire una mappa attendibile; perché la fortuna del Dracula di Bram Stoker e delle sue infinite metamorfosi cinematografiche ci ha fatto dimenticare che la storia del vampiro ha origini antiche, radici che affondano nelle superstizioni dell'Europa orientale, cui l'Illuminismo ha dato sostanza, prima che il Romanticismo le trasformasse in sogni e incubi. In romanzi.Occorre dunque una nuova storia del vampiro, per restituirgli la pienezza di significati – scientifici, culturali, religiosi, simbolici – che gli è propria, per impedire alla mitografia hollywoodiana di appiattirne la figura, in favore di una sensualità che, a ogni nuovo adattamento, smarrisce qualcosa del sentimento perturbante da cui è scaturita. Vampiri è una nuova storia, spaventosa ed eccitante, salutata da più parti come la più autorevole mai scritta, dalla cui lettura si esce con una consapevolezza profonda delle inestricabili sizigie fra leggenda e medicina, letteratura e religione che hanno portato alla nascita di un archetipo immortale.

Guida turistica per esploratori dello spazio
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Ereditato, Antonio

Guida turistica per esploratori dello spazio

Il Saggiatore, 24/10/2019

Abstract: Tutta la nostra storia è il racconto di un viaggio. Dalla caverna al bosco, oltre le montagne impervie, dentro il terrore degli abissi marini, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire. Fino a quando anche la Terra ha iniziato a starci stretta, e abbiamo rivolto il nostro sguardo sognante lassù, verso il cielo. Ancora più su, mai sazi di conoscenza: l'immenso cosmo, l'irraggiungibile spazio extragalattico.Ma come arrivarci, lassù? Come diventare esploratori dello spazio, turisti dell'infinito? Antonio Ereditato ci imbarca in questa traversata affidandosi alle possibilità della fisica. Ci guida nella costruzione di una caravella spaziale, assembla un equipaggio capitanato da un'intelligenza artificiale, mette in valigia la relatività einsteiniana, l'antimateria, le leggi fondamentali e gli esperimenti realizzati con gli acceleratori di particelle, scrivendo un libretto d'istruzioni comprensibile a tutti. Poi si parte: tappa dopo tappa, sull'imperscrutabileLuna, tra le stelle che illuminano i nostri sogni, a due passi dal Sole, sulla soglia perigliosa di un buco nero, oltre i confini del Sistema Solare, ai margini impossibili dell'Universo. A tu per tu con il mostro cosmico Sagittario A* – il Re della Galassia –, nel mezzo dello sconosciuto nulla, tra Andromeda e la Via Lattea, affacciati al finestrino della nostra navicella per ammirare per la prima volta ciò che non avremmo mai immaginato di vedere.Per fare infine ritorno sulla Terra quarantasette anni dopo, quando però, sul nostro pianeta, saranno trascorsi ben ventimila secoli. Cosa troveremo? Sarà la fine? No, forse solo l'inizio di una nuova, inaspettata avventura.

Chiedimi scusa
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Ensler, Eve

Chiedimi scusa

Il Saggiatore, 03/10/2019

Abstract: Devo chiederti scusa, mia piccola Eve. Devo spiegarti come ho potuto oltrepassare quel confine, il tabù supremo. Come ho potuto desiderare la mia bambina così appassionatamente. I primi anni ho combattuto il desiderio, sai? Mi limitavo a entrare in camera tua e guardarti dormire. Ero innamorato della tua innocenza, della tua tenerezza angelica. Poi, quando avevi cinque anni, un giorno piangevi forte e io non sapevo più come consolarti, e ho cominciato ad accarezzarti, Eve. Da allora non sono più riuscito a smettere. Ero penetrato in una nuova galassia di estasi: un viaggio senza ritorno oltre la morale umana.Ma quella volta – avevi nove anni – mi hai fatto arrabbiare così tanto, Eve. Tutto il mio amore si è trasformato in rabbia quella volta. Quella notte. Quella notte ti ho tolto tutta la purezza di cui ero schiavo. Quella notte ti ho squarciato. Da allora non sono più riuscito a smettere. E così hai iniziato a svegliarti urlando terrorizzata. Non riuscivi più a fare pipì. Non riuscivi più a mangiare, a lavarti, a parlare. Eri come morta.Poi un giorno ti sei tagliata i capelli e ti sei messa a vestirti come un ragazzo. Sei diventata brutta. Io ti avevo sfigurata, e il risultato mi disgustava. Ho cominciato a insultarti e a picchiarti, a prenderti a schiaffi , a pugni, a cinghiate. Ho stretto le mie mani intorno al tuo collo quasi fino a strangolarti. Ti ho sbattuto la testa contro il pavimento quasi fino a romperla. Ti ho buttato giù dalle scale. Volevo spezzarti, distruggerti, devastarti. Volevo eliminare la testimone delle mie nefandezze.Io ti ho ucciso, Eve. Io, tuo padre. Eppure tu sei sopravvissuta. E ora che sono morto, finalmente riesco a dire la verità, tutto quello che i vivi non possono dirsi. Ora confesso e ti chiedo scusa. Le scuse che hai aspettato per tutta la vita. Ma quanti uomini, quanti padri hanno mai chiesto scusa? Prestami la voce, Eve, per chiederti scusa. Di' tu la verità per me. La verità rende liberi. Liberati, Eve, liberati finalmente di me.

Ghiaccio. Viaggio nel continente che scompare
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Tedesco, Marco - Flores D'Arcais, Alberto

Ghiaccio. Viaggio nel continente che scompare

Il Saggiatore, 26/09/2019

Abstract: Una patina gelida avvolge il confine del mondo. Un panorama metafisico di ghiaccio e silenzio che si estende senza interruzioni sotto un sole immobile come una sentenza. Dentro questa bianchezza – divina, pura, violenta – si schiudono energie primordiali, e fossili preistorici convivono assieme a microscopiche creature che con la loro vita sfidano l'eterno. Se esiste un luogo in cui cercare il futuro del pianeta e interrogarne la storia, questo è la Groenlandia, l'isola regina del Circolo polare artico.Il glaciologo Marco Tedesco, uno dei massimi esperti mondiali del cambiamento climatico, ci guida alla scoperta del paese dei ghiacci. Il suo è un avventuroso resoconto scientifico della spedizione da lui condotta nell'Artico, tra lunghi tragitti nella neve, laghi che collassano sparendo nel blu in pochi minuti, improbabili cammelli polari e giganteschi detriti meteoritici. Un percorso che è anche una riflessione sul nostro domani attraverso la scomparsa del presente, dal pericoloso innalzamento del livello delle acque alle folli marce degli orsi bianchi verso l'entroterra in cerca di cibo; fino alla percorribilità sempre maggiore di rotte un tempo inviolabili, come il leggendario "passaggio a nordovest", oggi battute persino da costose crociere turistiche.Ghiaccio, scritto da Marco Tedesco con Alberto Flores d'Arcais, è il racconto di una terra misteriosa e disabitata, nel quale le operazioni dei ricercatori si alternano all'epopea dei grandi esploratori artici e delle meno note esploratrici, e alle leggende delle rare popolazioni locali. Un viaggio al limite dell'umano, alla ricerca di risposte su di noi che solo il muto ghiaccio sa custodire.

Scritti in mostra. L'avanguardia come zona 1958-2008
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Mauri, Fabio - Alfano Miglietti, Francesca

Scritti in mostra. L'avanguardia come zona 1958-2008

Il Saggiatore, 12/09/2019

Abstract: Il corpo di Pier Paolo Pasolini usato come schermo per la proiezione del Vangelo secondo Matteo; una giovane donna con la stella di David tatuata sul petto, che si taglia i capelli e li usa per formare lo stesso segno su uno specchio; un muro di vecchie valigie che racchiude ogni muro, ogni storia insanguinata del Novecento; la sagoma di un monitor che preme sotto una tela, reclamando la sua ingombrante presenza.Sono sufficienti poche opere a testimoniare la varietà e l'ampiezza semantica della produzione di Fabio Mauri, uno dei più grandi maestri dell'avanguardia italiana. All'origine della sua arte tragica ed eretica – eppure segnata da una vena di malinconia che raggiunge lo spettatore come una carezza –, le esperienze esistenziali e politiche dei suoi primi diciotto anni di vita: la guerra, la conversione, gli amici ebrei mai più ritornati, la follia e l'internamento. Esperienze indagate e rimodulate attraverso i linguaggi e i materiali più diversi: dagli schermi degli anni cinquanta – ad attestare la precoce consapevolezza che quell'oggetto sta diventando la principale forma simbolica del mondo –, fino alle più recenti installazioni degli anni zero; e ancora, dall'objet trouvé alla performance, dalle proiezioni alla scrittura. Scrittura che è centrale nella sua pratica artistica, come evidenzia il contributo alla fondazione delle riviste Il Setaccio (con Pasolini), Quindici (con Eco, Sanguineti, Pagliarani, Balestrini, Porta, Arbasino, Manganelli), La città di Riga (con Kounellis).Scritti in mostra testimonia il cruciale rapporto tra un artista e la sua curatrice. I testi che lo compongono hanno accompagnato il percorso estetico di Fabio Mauri per cinquant'anni, fino a quando, grazie all'iniziativa di Francesca Alfano Miglietti, sono stati raccolti in un unico volume. Alcuni sono nati come parte integrante di una mostra o come analisi di un'opera o di un autore, altri sono appunti in qualche modo autobiografici: istanti privati che diventano drammaticamente pubblici. Se questo avviene è grazie a una voce che rompe l'omogeneità a cui ci ha abituati gran parte dell'arte contemporanea, raccontando, attraverso una critica serrata all'ideologia, un secolo della nostra storia.

L'alba del nuovo tutto. Il futuro della realtà virtuale
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Lanier, Jaron - Vezzoli, Alessandro

L'alba del nuovo tutto. Il futuro della realtà virtuale

Il Saggiatore, 26/09/2019

Abstract: Il termine "realtà virtuale" forse vi farà pensare a vecchi film come Il tagliaerbe o Matrix, ai romanzi di William Gibson oppure a enormi visori che rischiano di far sembrare molto stupido chi li indossa. In verità questa tecnologia ha continuato a evolversi nel corso degli anni ed è attualmente alla base dei più importanti esperimenti in campo medico, informatico e dell'intrattenimento.Lo sviluppo della realtà virtuale è indissolubilmente legato alla vita, quasi romanzesca, dell'uomo che ne è stato padre e pioniere: Jaron Lanier. A soli tredici anni si iscrive all'università, studia matematica, musica e programmazione e vive in una cupola geodetica che ha costruito insieme al padre. Poi si mette in viaggio per la California su una macchina mezza distrutta e approda nell'epicentro creativo della Silicon Valley, dove fonda vpl Research, la prima azienda al mondo a sviluppare interfacce e software per la realtà virtuale.L'alba del nuovo tutto di Jaron Lanier è un atto d'amore totale nei confronti del progresso tecnologico e delle sue potenzialità. Nel racconto di Lanier la realtà virtuale è un sogno lucido condiviso da più individui, lo spazio in cui possiamo mettere a frutto la nostra creatività e, al tempo stesso, la chiave per amare ancora di più la nostra esistenza reale. I mondi virtuali che ci attendono nel futuro non saranno un luogo di fuga in cui ottundere le nostre menti, ma un laboratorio in continua evoluzione dove sviluppare le nostre capacità e comunicare e interagire con gli altri. E la creazione di questi mondi può essere considerata una vera e propria forma d'arte, che fonde i linguaggi della programmazione con quelli della musica e del cinema.In un'epoca segnata dall'ingerenza degli algoritmi nella nostra vita e dai timori legati alle intelligenze artificiali, L'alba del nuovo tutto è una salutare ventata di ottimismo, il manifesto di una visione radicalmente positiva della tecnologia che mette al centro gli esseri umani e le loro emozioni.

Il libro a venire
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Blanchot, Maurice - Ceronetti, Guido - Neri, Guido

Il libro a venire

Il Saggiatore, 03/10/2019

Abstract: Proust e Artaud, Musil e Hesse, Joubert e Rousseau: questi alcuni degli autori scandagliati nel Libro a venire. Qui Maurice Blanchot affronta di petto le questioni primarie della scrittura: l'oscura esigenza di scrivere e la morte a cui è condannato ogni autore – quella cui si consegnò Blanchot stesso –; l'antica necessità di mettere l'infinito in una parola e la lotta contro il demone della vocazione;l'incontro con l'immaginario e lo scontro con le leggi segrete del racconto; la metamorfosi del tempo in spazio narrativo e l'insufficienza del linguaggio; il dolore della lettura e l'incomunicabilità della critica letteraria.Soprattutto affronta la domanda ineludibile: dove va la letteratura? Blanchot prova a immaginare la morte dell'ultimo scrittore, col quale sparirebbe il piccolo mistero della scrittura. Non è improbabile: l'era senza parola è già stata e sarà ancora realtà. Un'epoca in cui non solo non esisteranno nuove opere, ma sarà vieppiù impossibile rifugiarsi nelle antiche, perché i signori di quel tempo decreteranno il rogo della Biblioteca di Alessandria, di tutti i libri e di tutti i saperi. Allora l'arte sarà morta, e sorgerà una nuova dittatura.Oppure verrà il Libro: quello premeditato da Mallarmé nel 1866, che Blanchot descrive come un libro a più facce – una rivolta verso il Nulla, un'altra verso la Bellezza. Un libro senza autore, impersonale. Un libro assente, che poggia sul riconoscimento dell'irrealtà, che non sussiste davvero, non si può tenere in mano: un passato inconsumato e un avvenire impossibile. Un libro senza lettore.Raccolta di brevi saggi pubblicati a partire dal 1953 sulla Nouvelle Revue Française sotto il titolo "Recherches" e apparsi in volume nel 1959, Il libro a venire è fedele alla propria ispirazione originaria: mantenere aperta la ricerca in quel territorio in cui trovare è mostrare tracce e non inventare prove. Frutto dell'età aurea della letteratura, della critica e della filosofia francesi del Dopoguerra, èun'opera che sa nominare l'innominabile, dotata di una forza che supera passaggi di secolo, mutamenti sociali e tecnologici, declino delle arti. Il capolavoro di uno dei massimi teorici novecenteschi della letteratura, che non cessa di parlarci

L'arte della truffa. Come le frodi più famose della storia rivelano il funzionamento del nostro mondo
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Davies, Dan - Peddis, Cristiano - Salsi, Francesca

L'arte della truffa. Come le frodi più famose della storia rivelano il funzionamento del nostro mondo

Il Saggiatore, 24/10/2019

Abstract: Il primo caso di truffa sugli appalti pubblici è testimoniato dalla Bibbia. Spett a invece a Demostene l'onore di essere diventato famoso contrastando le frodi. Vince la palma della balla più sensazionale dell'Ottocento Sir Gregor MacGregor: riuscì a vendere terreni e concessioni di una nazione inesistente nell'America centrale.Mentre nel dopoguerra Anthony De Angelis, il "re dell'olio dell'insalata", dominava il mercato internazionale spacciando barili immaginari di olio di soia. E se Ponzi è passato alla storia con la sua truffa a piramide, i suoi eredi continuano a promettere agli incauti facili ricchezze investendo nei campi più bizzarri, dagli aspirapolvere all'allevamento di piccioni.La verità è che la storia dell'economia è, anche, la storia delle truffe che l'hanno da sempre accompagnata. I trucchi per arricchirsi in maniera illegale possono essere genialmente semplici, inutilmente complicati, più o meno rischiosi, ma secondo Dan Davies sono tutti sintomi di falle e debolezze nei sistemi che regolano il mondo economico.Non è così difficile sfruttarle, abusando dell'altrui ducia e dell'impossibilità di controllare ogni passaggio di una transazione per creare una falsa realtà – una ditta, un prodotto o un'intera miniera d'oro – allo scopo di fregare il prossimo e fare soldi sulla sua pelle.Armato di una scrittura ironica e avvincente, Dan Davies con L'arte della truffa svela i retroscena e il funzionamento delle frodi più celebri, ripercorre le vicende, non certo esemplari, dei loro arte ci e mostra come i meccanismi economici che stanno alla base della nostra società sono proprio gli stessi che permettono ai truffatori di prosperare.