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Due vite
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Trevi, Emanuele

Due vite

Neri Pozza, 28/05/2020

Abstract: VINCITORE DELLA LXXV EDIZIONE DEL PREMIO STREGA"L'unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell'unicità". Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all'apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia.Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l'aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l'ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell'unicità di questo libro non stanno nell'impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l'amicizia.Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all'ultimo trasparente e felice,quel legame che accade quando "Eros, quell'ozioso infame, non ci mette lo zampino"."In Due vite si avverte la forza di un racconto che probabilmente da anni premeva nelle intenzioni e sul cuore, e che cuore e intelletto abbiano trovato la strada di pagine talmente essenziali e vere da lasciare i lettori a lungo senza fiato, commossi, coinvolti, perturbati". Sandra Petrignani, Il Foglio "Uno dei libri che ho amato di più in questi ultimi anni". Marco Missiroli "Un libro che in queste settimane ho desiderato imparare a memoria, incorporare le parole come fossero mie". Concita De Gregorio, D, La Repubblica "Questo Due vite è un gioiello di disvelamenti psicologici... E unico è ormai lo stile di Trevi, di prosa d'arte umanissima, quasi prosa d'anima". Luca Mastrantonio, Sette "Questo di Trevi è un libro pervaso dalla luce dell'amicizia, dalla forza quieta e granitica del suo sentimento". Lisa Ginzburg, Avvenire "La capacità di stenografare in pochi segni un destino e di tracciare d'acchito una parabola esistenziale si confermano tratti elettivi della scrittura di Trevi". Massimo Raffaeli, Il Manifesto "Questo libro l'ho letto, sono arrivata alla fine e l'ho ricominciato da capo. Difficile che mi succeda. Avessi tempo lo rileggerei di nuovo. Ora, subito". Luciana Littizzetto

Fuga dal carcere
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De Bosio, Gianfranco

Fuga dal carcere

Neri Pozza, 25/02/2021

Abstract: Nel 1944 Verona è allo stremo delle forze: sfigurata dai bombardamenti e occupata dai tedeschi, dopo la liberazione di Mussolini per mano dei nazisti è diventata una delle capitali della Repubblica Sociale Italiana.Vi è però un'altra Verona, nascosta agli occhi dei più, in cui si muovono, con cautela, coloro che, animati da spirito di libertà e patriottismo, tentano di opporsi al violento potere dei suoi occupanti. È in questo clima che avviene uno degli episodi più noti e celebrati della storia della Resistenza veronese: l'evasione dal carcere degli Scalzi di Giovanni Roveda, figura centrale del sindacalismo italiano e bandiera dell'antifascismo. Testimone diretto della rocambolesca fuga di Giovanni Roveda, Gianfranco De Bosio rievoca, in questo libro lucido e appassionato, non solo l'azione di salvataggio condotta dai sei intrepidi gappisti che il 17 luglio 1944 entrarono nel carcere scaligero, prelevarono Roveda ed ebbero un duro e sanguinoso scontro armato con le guardie carcerarie. Ma anche i mesi precedenti all'evasione, quando, appena ventenne, venne inviato a Verona dal Partito d'Azione veneto con l'incarico di ricostituire il Comitato di liberazione veronese, i cui membri erano stati arrestati e inviati nei campi di concentramento. Mostrando cosa significa servire il proprio Paese e lottare fino all'estremo sacrificio, se necessario, per l'affermazione dei principi di democrazia e libertà, Gianfranco de Bosio ha scritto un libro imprescindibile nella difesa della memoria della Resistenza e di chi, in un'Italia piegata dal fascismo, combatté per la libertà."Verona, per l'azione del Cln e l'impresa eroica degli Scalzi, meritò la medaglia d'oro della Resistenza. Questo esempio di eroismo e coraggio è motivo di orgoglio e va trasmesso ai giovani". L'Arena

Miss Austen
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Hornby, Gill - Zabini, Alessandro

Miss Austen

Beat, 26/03/2020

Abstract: Nel marzo del 1840, Cassandra Austen decide di recarsi nel vicariato di Kintbury, nel Berkshire, in visita a Isabella Fowle figlia del reverendo Fulwar Craven Fowle e di Eliza Lloyd, amica di vecchia data di lei e di sua sorella Jane. Il viaggio in carrozza dalla sua casa di Chawton a Kintbury è scomodo e alquanto dispendioso, ma è quanto mai opportuno. Isabella Fowle si trova nella triste condizione, già nota a Cassandra, di dover abbandonare la casa in cui è vissuta fin dall'infanzia. Con la morte del vicario padre, la donna è rimasta infatti orfana di entrambi i genitori e, dal momento che non si è maritata, priva com'è di eredi maschi, dovrà lasciare il vicariato nelle mani di un certo Mr Dundas. Recare una parola di conforto in simili circostanze è, per Cassandra, doveroso. Non è, tuttavia, la sola ragione che la spinge a Kintbury. Vi è un altro, fondamentale compito che la sorella di Jane Austen deve assolvere. Un tempo, lei e Jane avevano inviato diverse missive personali a Eliza, lettere che ora possono trovarsi ancora in qualche dimenticato cassetto a Kintbury, col rischio di cadere in mani sbagliate. Cassandra è l'esecutrice letteraria della sorella, la protettrice del suo lascito. Nel tempo che le rimane, farà tutto quanto in suo potere per cercare e distruggere qualsiasi prova possa compromettere la reputazione di Jane. Quello che, tuttavia, Miss Austen non ha previsto giungendo a Kintbury, è l'ondata di nostalgia che la travolge non appena varca la soglia della canonica. La prima volta che vi ha messo piede era infatti una giovane gentildonna con indosso il suo abito più bello. Promessa sposa di Tom Fowle, fratello di Fulwar, era stata accolta dalla famiglia al completo e dall'intera servitù schierata in solenne ammirazione… Basato sulla corrispondenza privata tra Jane e Cassandra Austen, Miss Austen non soltanto rivela il rapporto di profondo affetto che ha legato la più amata delle scrittrici inglesi alla sorella maggiore, ma, attraverso lo sguardo inedito di Cassandra, getta una luce nuova sulla vita dell'autrice di Orgoglio e pregiudizio.

Voi non sapete che non ho paura
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Ripa di Meana, Ludovica - Tortorella, Davide

Voi non sapete che non ho paura

Garzanti Classici, 06/02/2020

Abstract: Questo volume nasce come silloge di liriche composte nell'arco di quarant'anni, cresce per volontà propria, e diventa: un romanzo, un dramma, un regesto, uno zibaldone, un sillabario, un murales – insomma, definirlo un ibrido è riduttivo: come se perfino la parola "ibrido" fosse stata costretta a un cambiamento di sesso. Per di più, non tutto è stato previsto dall'autrice, che sa sempre appena un po' di quanto è accaduto, o sta per accadere. Ma che razza di poeta è, Ludovica Ripa di Meana? Una razza venuta dallo spazio, cavalcando un'onda anomala, che annovera un esemplare solo. Un poeta che non si può leggere d'un fiato perché ti fa trasalire di continuo. Che canta quasi sempre ma non fa ballare quasi mai. Una fedele di un amore solo. Che mette tutto Dio dentro la parola che lo nomina, e poi, per ateo che tu sia, ti fa venerare quella parola, e perciò tutte le altre, come venereresti Dio, se ci credessi. Un poeta capace di scrivere un testo che ti cambia in mano per trasmutazione alchemica, che converte la poesia in prosa e la prosa in poesia, la pietra in foglie, e la neve del tempo nell'acqua degli occhi: questo libro. Che non assomiglia a nient'altro. (Davide Tortorella)

Sei per me la sola cosa al mondo
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Fitzgerald, Zelda - Beghini, Caterina

Sei per me la sola cosa al mondo

Garzanti Classici, 06/02/2020

Abstract: Zelda Fitzgerald (1900-1948) visse con Scott un amore all'altezza dei suoi libri: "belli e dannati", fecero della loro vita insieme un'opera d'arte e di sé stessi un simbolo della propria epoca. In questo volume sono raccolte alcune delle lettere più belle che Zelda inviò a Scott nell'arco di dodici anni, tra il 1919 e il 1931: appassionata, anticonvenzionale, burrascosa, in un susseguirsi continuo di slanci e cadute, la loro storia è per sempre immortalata in queste pagine, resa indimenticabile dalla personalità, dall'intelligenza e dalla sensibilità di una donna fuori dall'ordinario.

Eros ha sconvolto il mio cuore
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Saffo - Bergamo, Max

Eros ha sconvolto il mio cuore

Garzanti Classici, 06/02/2020

Abstract: La voce di Saffo ha attraversato oltre duemilacinquecento anni di storia e il suo nome, divenuto presto leggenda, ha stregato e ispirato autori di ogni epoca, da Catullo a Leopardi a Baudelaire. La sua poesia ha dato vita a immagini di grandissima potenza visiva: amore come fiamma sottile che brucia nelle vene, come vento impetuoso che abbatte le querce, come "dolceamara irresistibile creatura" che rende vana ogni difesa. Prima figura femminile della letteratura occidentale, Saffo ha così ritratto i molteplici volti e le contraddizioni di Eros – il tormento, l'ossessione, la dolcezza, la passione, la nostalgia, il rimpianto – in versi immortali e ancora oggi modernissimi.

Il gatto che camminava da solo
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Kipling, Rudyard - CERUTTI, ALBERTINE - Mattioli, Alberto

Il gatto che camminava da solo

Garzanti Classici, 06/02/2020

Abstract: Perché il Dromedario ha la gobba? E l'Elefante, perché ha la proboscide? Per soddisfare la curiosità di Josephine, la figlia maggiore, Rudyard Kipling scrisse e illustrò queste favole: apprendiamo così anche noi, insieme a lei, come siano venute le macchie al Leopardo, e facciamo conoscenza con il misterioso, enigmatico Gatto che cammina da solo. In queste pagine, introdotte da Alberto Mattioli, prende vita un mondo fantastico, popolato di animali parlanti: un mondo che, "con un retrogusto surreale alla Lewis Carroll", promette di divertire, oltre ai bambini, anche la sterminata popolazione di quanti venerano i felini di ogni taglia.

Tu sei l'erba e la terra
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Pozzi, Antonia

Tu sei l'erba e la terra

Garzanti Classici, 06/02/2020

Abstract: "La sua lirica è un fiore sbocciato imprevisto e fugace, purissimo. "La Lettura - Corriere della Sera - Daniele PicciniLe poesie di Antonia Pozzi (1902-1938) sono lo specchio fedele di un'esistenza tormentata e precocemente, tragicamente conclusa. Cantano con delicatezza non comune l'amore impossibile per Antonio Maria Cervi, suo professore di greco e latino, il dolorosissimo allontanamento impostole dal padre, e infine il vuoto, il senso divorante di solitudine confortato soltanto dalla natura e da quel "grembo di monti" che era per Antonia il più caro rifugio. Questo volume raccoglie alcune delle sue poesie più intense, apprezzate da Eugenio Montale e ammirate da T.S. Eliot per la loro "musicalità", "purezza" e "onestà di spirito".

Il più grande bestseller di tutti i tempi (con questo titolo)
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Blauw, Sanne

Il più grande bestseller di tutti i tempi (con questo titolo)

Garzanti, 27/02/2020

Abstract: "Sanne Blauw ci aiuta a muoverci più agilmente in una selva oscura di cifre che nasconde segreti interessanti."Il Secolo XIX"Un saggio brillante."D - la Repubblica"Sanne Blauw mette i numeri al loro posto. "Libero"Non tutto ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere contato."Albert Einstein"Il mio compito è mettere i numeri al loro posto. Non su un piedistallo, non nella spazzatura, ma dove devono stare: accanto alle parole."Viviamo immersi in un mondo fatto di numeri, e ne siamo quasi ipnotizzati: ci affidiamo totalmente ad algoritmi basati su big data, e sempre più spesso a prendere le decisioni non sono persone ma modelli matematici. Mentre le parole vengono facilmente criticate, le cifre offrono più credibilità, vengono considerate più obiettive, e così determinano ciò che mangiamo, quanto guadagniamo, per chi votiamo. Ma i numeri hanno anche un lato nascosto, e in questo libro Sanne Blauw ce lo svela con lucidità e passione: psicologi che camuffano il loro razzismo con le statistiche; magnati del tabacco che interpretano a loro vantaggio i dati sulla salute distruggendo milioni di vite; politici in grado di commissionare sondaggi sempre in loro favore. Per prendere sul serio le cifre, infatti, dobbiamo innanzitutto riconoscere che sono tante le cose che non dicono: il PIL, per esempio, è solo una misura della produzione, non del benessere, e il QI non è niente di più che il punteggio ottenuto in un test, e nulla ha a che fare con la nostra vera intelligenza. Le cifre vengono continuamente gonfiate di convinzioni e pregiudizi fino a renderle ciò che non sono, e l'unico modo che abbiamo per non essere vittime dei numeri e delle loro interpretazioni è imparare a dominarli. Come insegna il titolo di questo libro. 

La presa di Singapore
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Farrell, James Gordon - Cosi, Francesca - Repossi, Alessandra

La presa di Singapore

Neri Pozza, 04/02/2021

Abstract: Singapore, 1937. Walter Blackett, presidente dell'illustre casa mercantile Blackett and Webb Limited, fino a qualche tempo fa non poteva certo lamentarsi della sua vita, condotta sempre nel segno della tranquillità e di una crescente fortuna. Al punto tale che, nei due decenni dopo la Grande Guerra, solo un paio di volte qualcosa ha osato turbare il placido equilibrio della sua esistenza. Si trattava, però, di piccolo questioni, faccende di nessun peso. Nulla, insomma, che potesse essere accostato alle gravose circostanze in cui si ritrova a vivere ora. Saranno i tempi moderni, ma tanto per cominciare Joan, la figlia maggiore, frequenta solo giovani pretendenti del tutto inadatti a lei e alla sua condizione. Un'attitudine intollerabile per un uomo come Walter Blackett, che non può certo lasciare che le figlie convolino a nozze con un avventuriero qualsiasi. Norma vorrebbe che la figlia del presidente della Blackett and Webb Limited sposasse qualcuno che abbia il suo stesso rango all'interno della Colonia. Il figlio di Mr Webb, il suo socio in affari, ad esempio. Peccato che anche per il ragazzo di Webb non sembra valere più alcuna norma: il rampollo è cresciuto con strambe idee progressiste sull'alimentazione e l'istruzione e, anziché affiancare il padre nella conduzione della casa mercantile, lavora per la Società delle Nazioni. Per giunta, con il passare degli anni, lo stesso Mr Webb dà segno di inesplicabili stramberie. Ha preso l'abitudine di potare le rose in giardino completamente nudo e di recente ha anche iniziato a invitare a casa sua giovani cinesi di entrambi i sessi "per modellare il fisico" per mezzo di sessioni di allenamento e ginnastica. Per fortuna gli affari vanno a gonfie vele. La guerra, e la corsa dei governi inglese e americano all'accaparramento di scorte per affrontare un eventuale crollo delle forniture, ha portato la domanda di gomma a livelli mai visti. Certo, gli scioperi dell'ultimo decennio hanno cambiato il volto della Malesia Britannica e ancora scuotono il paese. Ma chi potrebbe lontanamente supporre che il glorioso Impero britannico, con i suoi stabili confini tra classi e nazioni, possa correre un qualche pericolo?Sferzante e irresistibile romanzo sulla caduta dell'Impero britannico e, nello stesso tempo, impeccabile ricostruzione dello sfarzo e delle miserie della vita dei coloni inglesi negli anni Trenta, La presa di Singapore conclude la Trilogia dell'Impero, iniziata con Tumulti e proseguita con L'assedio di Krishnapur, trilogia che ha fatto di J. G. Farrell uno dei più acclamati e importanti scrittori inglesi del Novecento."Un romanzo brillante, complesso, assurdo e malinconico sulle follie e gli splendori dell'Impero coloniale britannico". Hilary Spurling"Questo vivido affresco di Singapore è un libro superbamente costruito, divertente per molteplici aspetti". The Sunday Times"Con la sua arguzia gentile Farrell cattura l'anima di Singapore". Time Magazine

Il mistero dell'Erebus
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Palin, Michael - Arduini, Ada

Il mistero dell'Erebus

Neri Pozza, 02/04/2020

Abstract: Canada, settembre 2014. Lungo la costa di un'anonima isola, una delle migliaia presenti nell'Artico canadese, una barchetta di nome Investigator sta compiendo dei rilevamenti acustici, quando si imbatte in qualcosa di più che sabbia e scogli: distesa sul fondale c'è una forma scura, solida e sconosciuta. Ha la poppa sfondata, come se qualcuno l'avesse morsicata; le travi del ponte sono scoperte e tutte rivestite da uno strato lanoso di vegetazione acquatica; tra i relitti, mezzo sprofondati nella sabbia, ci sono due eliche, otto ancore e un segmento del timone. È una nave, ma non una nave qualunque. È una nave scomparsa dalla faccia della terra, insieme al suo equipaggio, centosessantotto anni prima. Una nave che ha avuto una delle più straordinarie avventure dell'intera storia navale britannica: è la hms Erebus. Commissionata nel 1823, la hms Erebus venne utilizzata, con grande successo, per una spedizione in Antartide dal 1837 al 1840, dove, insieme alla sorella Terror, si guadagnò la formidabile reputazione di essere la nave più affidabile e resistente al ghiaccio di tutta la Marina britannica. Per questo motivo fu scelta per un'altra grandiosa impresa marinara nel glaciale Nord: la conquista del Passaggio a Nord-ovest. Agli ordini dell'Ammiragliato britannico, nel maggio del 1845 il capitano Sir John Franklin, celebre esploratore e ufficiale della Royal Navy, salì a bordo di una nave perfettamente equipaggiata per una spedizione della durata di tre anni: motori a vapore e ponti erano stati rinforzati, abbondante cibo era ammassato nella stiva e a bordo c'erano strumenti avanzatissimi per studiare il magnetismo, la geologia, la botanica e la zoologia e addirittura una macchina fotografica per dagherrotipi. Tutto faceva pensare a un'impresa organizzata con cura e dopo profonde riflessioni. Alle dieci e trenta del mattino del 19 maggio l'Erebus e la Terror levarono le ancore, ruotarono di 360 gradi per essere sicure che le bussole funzionassero e finalmente la spedizione di Franklin verso il Passaggio a Nord-ovest prese il via, con ventiquattro ufficiali e centodieci uomini a bordo. Fu l'inizio di uno dei peggiori disastri nella storia delle esplorazioni artiche. In questo suggestivo libro Michael Palin offre un resoconto di prima mano del percorso e delle condizioni affrontati dall'equipaggio dell'Erebus che, nel 1846, insieme alla Terror, svanì dalla faccia della terra. Cos'è veramente accaduto all'Erebus? Com'era fatta? Dov'era riuscita ad arrivare? Come aveva potuto sopravvivere a tanto, per poi scomparire in quel modo misterioso? Ricercato e illustrato sapientemente con mappe, fotografie, dipinti e incisioni, Il mistero dell'Erebus è l'avvincente racconto di una spedizione tragica ma indimenticabile.

Le cose da salvare
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Rossetti, Ilaria

Le cose da salvare

Neri Pozza, 12/03/2020

Abstract: Il Ponte è appena crollato. È venuto giú in un vortice di calce e blocchi di cemento. Affacciato alla finestra della cucina, il sessantaquattrenne Gabriele Maestrale osserva incredulo la voragine che si spalanca ai piedi del suo condominio, un edificio scheletrico con cinque balconi su cui incombe l'ombra spezzata del Ponte. Dal baratro si levano grida, deboli, incredule. Voci angosciate echeggiano nella tromba delle scale. Durante la loro corsa a precipizio, alcuni si fermano a picchiare alla sua porta: "Forza, raccolga quel che può e scenda, qui potrebbe venire giú tutto!". Gabriele, però, non riesce a muoversi, preda di un dilemma che non lo fa respirare: quali sono le cose da salvare? Gli oggetti utili, prima di tutto: il portafogli, i documenti, la giacca cerata, un paio di scarpe… Poi, forse, le fotografie, il cellulare, il libretto degli assegni, quel romanzo di Pavese appartenuto a Elisabetta, prima che se ne andasse… Che cosa salvare di una vita intera, quando tutto crolla, quando il mondo è ingombro di rovine prive di senso? Incapace di decidere che cosa portare con sé, Gabriele si lascia cadere sul divano; non si alzerà. Non si alzerà nemmeno all'arrivo dei vigili del fuoco, della polizia, di chiunque venga a intimargli di abbandonare la sua casa e mettersi al sicuro. Un anno dopo, la giornalista Petra Capoani viene incaricata dal direttore della Voce, una piccola testata di provincia, di scrivere la storia dell'uomo che dal crollo del Ponte vive asserragliato nella propria casa, circondato dalla desolazione e dalla solitudine. Da poco rientrata in Italia dopo diversi anni di lavoro a Londra, Petra accetta l'incarico senza entusiasmo, ma dovrà ricredersi quando Gabriele Maestrale le aprirà la porta della sua casa e, insieme, della sua esistenza. Tra quelle mura pericolanti, la giovane apprenderà, incontro dopo incontro, quanta vita è racchiusa in un appartamento e come la memoria di "tutta la tragica bellezza di ciò che è passato" - come scrive Cristina Campo nella frase che fa da esergo a queste pagine – sia piú importante dell'insensatezza della Storia. Romanzo vincitore della quarta edizione del Premio Neri Pozza, Le cose da salvare tratta di un tragico evento reale come soltanto la letteratura può fare: mostrando le crepe e le ferite, e le vie di salvezza, che lascia nell'anima degli individui e nel cuore di una comunità.

Un falco per amico
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Hines, Barry - Pugliese, Luciana

Un falco per amico

Neri Pozza, 26/03/2020

Abstract: La vita è dura per Billy Casper, un adolescente irrequieto cresciuto in un villaggio di minatori nel Nord dell'Inghilterra. Da quando suo padre se ne è andato, Billy vive con la madre, che lo considera un caso senza speranza, e con il fratellastro Jud, che lo maltratta fisicamente e verbalmente. A scuola le cose non vanno meglio per il ragazzo, che si ritrova umiliato dai professori e vessato dai compagni, soprattutto dal prepotente MacDowall. Un tempo, Billy e MacDowall appartenevano alla stessa banda: ciondolavano tutto il giorno per le strade del paese e, di tanto in tanto, compivano qualche furto. Poi, però, le cose sono cambiate. Un mattino in cui l'aria è cristallina e il trillo delle allodole risuona sui campi di fieno, Billy si ritrova a girovagare attorno alle rovine di un antico monastero. All'improvviso, un falco sbuca da un muro, virando verso i campi. A Billy non occorre molto tempo per scovare il suo nido e appropriarsi di uno dei pulcini, che infila nella tasca della giacca e porta a casa con sé. Battezzato Kes, il giovane falco è un magnifico esemplare di gheppio femmina di cui Billy si prende cura con dedizione e che decide di addestrare con l'aiuto di un manuale di falconeria sottratto in un negozio. Uno strano passatempo per un ragazzino destinato a calarsi nelle miniere di carbone, triste destino che accomuna gli adolescenti senza prospettive come lui. Eppure, sarà grazie alla forza silenziosa e alla feroce indipendenza di Kes, se Billy troverà il coraggio di dire addio alla banda e ai suoi guai con la legge e imboccare, forse, una strada diversa. Ormai divenuto un classico della letteratura inglese, Un falco per amico racconta la singolare amicizia tra un ragazzino segnato dalla vita e un gheppio. Una storia commovente e senza tempo da cui, nel 1969, Ken Loach ha tratto il lungometraggio Kes, ancora oggi considerato uno dei film piú importanti e significativi del cinema indipendente britannico.

Il cuore è una selva
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Amadei, Novita

Il cuore è una selva

Neri Pozza, 12/03/2020

Abstract: Non ha un nome, non parla. Lo trovano sotto il tabernacolo durante la messa di Natale e lo chiamano randagio. El mätt, il matto, diventerà poi, e sebbene in paese le donne ne abbiano ribrezzo e i bambini paura, finiranno per abituarsi ad avercelo attorno. Dorme nelle loro stalle, lavora da bracciante nelle loro fattorie e vaga per la golena parlando con gli animali o percuotendosi il naso perché assomigli al rostro di un rapace. Quando non lavora, dipinge su assi di legno o imposte vecchie in mancanza di tele, con pennelli fatti di peli di cavallo, con i polpastrelli e le unghie. Dipinge paesaggi selvatici, lotte di fiere e volti divisi tra il dolore e l'euforia. Opere di una potenza straordinaria, visionarie e reali fino allo spasmo, nate da mani ulcerate e da una mente bislacca. Le baratta, a volte, per un piatto di minestra all'osteria del paese, dove Bianca, la figlia dell'oste, si affaccenda tra i tavoli e la cucina. Soltanto dopo aver soddisfatto la fame degli occhi, sbirciando furtivo il bel viso della ragazza, attacca il piatto. E se incrocia i suoi occhi, sente ardere, d'improvviso, quella selva che è il suo cuore. Ma non le parla. Per lei disegna o modella, al margine del fiume, animali d'argilla in cui corpo e anima fuoriescono insieme. Quella è la sua lingua, una lingua di forme e colore, perché la voce, in bocca, ce l'ha solo per fare il verso alle bestie. Soltanto vent'anni dopo, sotto l'Occupazione tedesca, el mätt, con somma sorpresa dei paesani, parlerà. Oltre al dialetto, appreso nel tempo vissuto al villaggio, parlerà la sua lingua madre, il tedesco. Nonostante il suo corpo goffo e lo spirito storto, i nazisti si serviranno di lui come interprete al presidio militare. E sempre a lui ricorreranno, pochi mesi prima della fine della guerra, per un'ultima, frettolosa seduta della corte marziale che deve giudicare della relazione illecita tra Bianca e un giovane militare tedesco. Un compito ingrato che farà precipitare gli eventi e segnerà definitivamente la vita di Bianca e la sua. Romanzo che trae ispirazione dalla vita e dall'opera di Antonio Ligabue, uno dei maggiori pittori del nostro Novecento, Il cuore è una selva costituisce una splendida conferma del talento dell'autrice di Dentro c'è una strada per Parigi.

Il senso della mia vita
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Gary, Romain - Bogliolo, Giovanni

Il senso della mia vita

Neri Pozza, 26/03/2020

Abstract: "Penso di non avere abbastanza vita davanti a me per scrivere un'altra autobiografia". Realizzata da Jean Faucher per Radio Canada nel 1980, pochi mesi prima che Romain Gary ponesse fine alla sua vita, la conversazione, che costituisce il contenuto di queste pagine, è un documento indispensabile pet tutti coloro che amano la figura e l'opera dell'autore della Vita davanti a sé. Gary non soltanto rivolge a Faucher osservazioni che, come quella indicata, stringono il cuore, ma rivela ambizioni, speranze, successi e umiliazioni che hanno caratterizzato la sua esistenza. Rivelazioni condotte, naturalmente, alla sua maniera, con una spontanea mescolanza di struggenti confessioni – come quella che concerne le ragioni del divorzio da Jean Seberg – e di gustosi aneddoti sulla sua giovinezza, trascorsa peregrinando in paesi diversi – Russia, Polonia, Lituania – fino ad approdare alla terra promessa, la Francia, l'incarnazione stessa della grandezza, della bellezza, della giustizia agli occhi di sua madre, intrepida francofila, com'era tradizione tra i russi nati nel xix secolo. Una vita movimentata e pittoresca, degna del più stravagante dei romanzi. Una vita che da Educazione europea fino agli Aquiloni, l'ultimo commovente romanzo, estremo omaggio alla grandezza e alla fragilità dell'amore, racchiude l'avventura esistenziale e letteraria di uno dei grandi scrittori del Novecento.

Torino magica
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Del Tufo, Vittorio

Torino magica

Neri Pozza, 23/04/2020

Abstract: Misteriosa. Simmetrica. Inafferrabile. Ma anche compassata, superba, ostinata. Nata all'incrocio di due fiumi e molte leggende, rebus di luce e tenebre, Torino ha sempre avuto un rapporto strettissimo con la sua dimensione magica. Come la danzatrice delle Mille e una notte, l'antica capitale sabauda si svela poco alla volta: un velo, poi un altro, un altro ancora. Fino all'ultimo velo, dietro il quale c'è il cuore magico della città. Diceva García Márquez che ogni uomo ha una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Anche le città, come gli uomini, hanno una vita segreta, che è fatta di tracce, di voci, di storie, di memorie, di pietre e di ombre. Dal mistero del Graal alle suggestioni diaboliche, dai culti pagani ai personaggi del Risorgimento, dalle Grotte Alchemiche ai luoghi fantastici, dal mistero degli alchimisti ai simboli occulti scolpiti nei monumenti, dai miti letterari alle grandi correnti esoteriche: questo, e tanto altro ancora, è Torino magica. Una città che nasconde, occulta, molto più di quanto non mostri. Una città malinconica, austera, fascinosa, inquietante, tanto legata a un glorioso passato risorgimentale quanto all'immigrazione proveniente dal Sud, tanto nostalgica e rivolta al passato quanto protesa verso la modernità. Una città, diceva Italo Calvino, che invita alla logica, e attraverso la logica apre la strada alla follia.

Diritti o tutela degli animali?
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Binetti, Paola - Binetti, Paola

Diritti o tutela degli animali?

Lindau, 30/01/2020

Abstract: Negli ultimi decenni la relazione uomo-animale si è sostanzialmente modificata non solo sul piano dei reciproci rapporti, ma anche su quello antropologico, etico e giuridico. E sono emersi antichi e nuovi interrogativi: il diritto dell'animale alla vita può essere subordinato agli obiettivi della ricerca scientifica, ai vincoli della pet therapy e all'allevamento intensivo? Da molte parti è stata messa in discussione la subalternità dell'animale all'uomo ed è anzi stata criticata l'antropologia che pone l'uomo al vertice della natura. Come sempre accade in questi casi, bioetica, biogiuridica e biopolitica si sono trovate a incrociare le strade. Ma se il tema della tutela degli animali appare ovvio e doveroso, quello dei diritti degli animali obbliga a interrogarsi su quale sia il fondamento stesso del diritto.

Vocabolario dei desideri
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Nevo, Eshkol - Scardi, Raffella - Paloscia, Pax

Vocabolario dei desideri

Neri Pozza, 28/05/2020

Abstract: A come Amore, B come Baci, C come Confessione, D come Desiderio… Sono ventisei, tante quante sono le lettere dell'alfabeto, le storie contenute in questo libro, frutto di una rubrica settimanale di grande successo tenuta da Eshkol Nevo sulle pagine di Vanity Fair. Raccolte tutte insieme, costituiscono un'opera indispensabile per i lettori dell'autore della Simmetria dei desideri e di Tre piani, un originale viaggio all'interno della costellazione dei desideri, dei sentimenti e degli impulsi da parte di uno scrittore capace di penetrare come pochi nelle pieghe più riposte dell'animo umano. C'è la F di Ferita, dove un piccolo incidente capitato in un supermercato può cambiare il significato di parole grosse come "razzismo" e "antirazzismo"; la G di Guerra, dove una Escape room diventa pretesto, per un ex-pilota, di rievocare il passato; c'è la I di Italo Calvino, in cui una passeggiata per le vie di Rondovia, una città progettata perché nessuno dei suoi abitanti si trovi a incontrare per strada un amore del passato, dà la sensazione di averla già conosciuta attraverso le pagine delle Città invisibili. Storie, dalla A alla Z, attraversate dalla "perturbante fragilità" e, insieme, dalle "ambizioni vanagloriose" (Alessandro Piperno) dei personaggi di Nevo al cospetto della forza dirompente dell'amore e del desiderio. Storie, accompagnate tutte dalle opere di Pax Paloscia – una delle maggiori protagoniste della street art contemporanea – che traducono felicemente in immagini il dizionario dei sentimenti di uno dei protagonisti della scena letteraria internazionale.

Il Conde
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Magris, Claudio

Il Conde

Garzanti Classici, 20/02/2020

Abstract: "Lo spunto è nato dalla realtà. Mentre mi trovavo in Portogallo ho letto per caso su un giornale la notiziola dei festeggiamenti a un vecchio che da molti anni ripescava i morti da un fiume." Così Claudio Magris presenta Il Conde, pubblicato per la prima volta il 23 dicembre 1990 sul "Corriere della Sera" con il titolo Io, pescatore di anime morte. In questo racconto ritornano alcuni dei temi più cari all'autore: indifferenza, amore, oblio sono qui personificati non solo e non tanto dalla figura del Conde, a metà tra "angelo custode" e "controllore al mattatoio", quanto dal protagonista senza nome, suo compagno e sua vittima, un uomo alla ricerca di sé stesso nelle acque paludose del fiume Douro.

56 giorni
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Segal, Francesca - Faimali, Manuela

56 giorni

Bollati Boringhieri, 13/02/2020

Abstract: ""Segal osserva l'amore senza sentimentalismi: quell'amore che permette alle infermiere esauste e sottopagate, e alle madri distrutte e spaventate di sopravvivere". ""The Guardian" ""Bellissimo e insieme spaventoso, 56 giorni mi ha lasciata a bocca aperta. Ammiro l'onestà e il coraggio di Francesca Segal, per non parlare della sua scrittura, sottile e sublime. È un romanzo necessario, vitale, non solo sulla maternità, ma sulla sopravvivenza, sulla cura e la forza delle donne in difficoltà". "Olivia Laing, autrice di Città sola e Viaggio a Echo Spring ""Sono pagine dense di amore, tormento, angoscia e speranza di fronte alle difficoltà. Come memoir, è acuto e commovente; come diario di 56 giorni in terapia intensiva neonatale, è un peana alla maternità scritto magnificamente". ""The Observer" ""Eccezionale, commovente, ma anche ponderato e necessario. 56 giorni compie il suo miracolo". ""The Financial Times" ""Avvincente come un thriller, e commovente come una storia d'amore, 56 giorni è una testimonianza della raffinata scrittura di Segal e della sua profonda umanità". ""The Spectator"Francesca è incinta di due gemelle, e sta affrontando al meglio la gravidanza: fa Pilates, lavora al suo prossimo romanzo, ritorna dalle visite della ginecologa con analisi perfette. È quindi con assoluta incredulità che, a ventinove settimane e sei giorni, si sveglia al mattino con le lenzuola sporche di sangue. Arriva in ospedale, ma è tranquilla, lo considera un problema di routine: le cose orribili capitano agli altri, non a lei. Il giorno dopo, quando si sveglia, non è più incinta. Le hanno fatto un cesareo d'urgenza, e le sue figlie ora sono nel reparto di terapia intensiva neonatale. Durante quella notte, però, le bambine sono entrate nella trentesima settimana: è lo spartiacque tra la quasi impossibilità di sopravvivenza e la speranza di veder ribaltate le statistiche. Dal giorno zero di vita delle sue bambine, Francesca entra in un mondo di regole nuove. Lei, che ancora non riesce a sentirsi madre, ogni mattina si presenta al reparto di terapia intensiva per vedere le gemelle, il visino nascosto da tubicini e occhiali speciali per proteggerle dalla luce. Lì conosce i loro vicini d'incubatrice, e soprattutto, le loro madri. Nella stanzetta attrezzata per tirare il latte − un'operazione difficile e spesso frustrante per chi non ha portato a termine la gravidanza, ma necessaria perché poche gocce sono sufficienti per assicurare il nutrimento ai bambini prematuri − queste donne si aiutano a vicenda, si confortano, si danno consigli pratici: per vedere la faccia delle proprie figlie basta uno specchietto orientato nel modo giusto; per capire davvero le parole dei dottori durante il giro delle visite basta trascriverle in un taccuino e poi decifrare quelle frasi asettiche con l'aiuto di chi ci è già passato. Mentre procede il ricovero delle figlie, ogni giorno con qualche progresso o con qualche spaventosa ricaduta, Francesca trova nelle altre madri una insostituibile squadra di supporto su cui contare, e in cui non mancano i momenti di leggerezza. Francesca Segal si getta, con una prosa limpida e a tratti persino ironica, sul resoconto dettagliato di un'esperienza dolorosa e imprevista, tenendo a mente la più grande lezione imparata "in trincea": la lotta è più lieve quando condivisa.