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Il senso dei luoghi
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Teti, Vito

Il senso dei luoghi

Donzelli Editore, 30/01/2023

Abstract: Contro ogni apparenza, i luoghi abbandonati non muoiono mai. Si solidificano nella dimensione della memoria di coloro che vi abitavano, fino a costituire un irriducibile elemento di identità. Vivono di una loro fisicità, di una loro corposa e materiale consistenza. Si alimentano di uno spessore doppio e riflesso. Pretendono non la fissità, ma al contrario il movimento, il percorso fisico e mentale di una loro continua riconquista. In questo libro, scritto con la sapienza fine e distillata dell'antropologo, con la tenacia del testimone e con la passione dello scrittore, Vito Teti porta ad evidenza e ricompone per intero tutti i suoi percorsi di vita. L'oggetto – ma sarebbe più proprio dire "il soggetto" – sono i paesi abbandonati di Calabria, ripercorsi col passo lento e misurato della riappropriazione in ogni loro più densa e nascosta sfumatura: case capanne e grotte, alberi sabbie e pietre, acqua nuvole e vento. Ma si sbaglierebbe a chiudere questo libro entro una dimensione angustamente geografica. I paesi abbandonati, osserva Predrag Matvejević nella postfazione a questo volume diventato di culto e giunto alla sua quarta edizione, "sono un luogo assai più vasto della regione a cui questo libro è dedicato. Sono il luogo di una poetica". È una poetica dell'abbandono e della riappropriazione che ha l'effetto di una potente memoria di ogni luogo comune. Vige, a proposito dei paesi abbandonati, uno strano sentimento, superficiale e compassionevole. Questi luoghi, si pensa in genere, non hanno senso: non hanno più senso, se mai ne hanno avuto uno. E invece, c'è un senso in questi luoghi. Un senso per sentirli. Un senso per capirli. Un senso per percorrerli, che è quello doppio del partire e del tornare.

L'Italia e i figli del vento
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Licata, Delfina

L'Italia e i figli del vento

Donzelli Editore, 27/07/2022

Abstract: Importanti studi scientifici ipotizzano che il desiderio di viaggiare e di fare esperienze nuove risieda in un gene del Dna, il Drd4-7R. Ma non è necessario appellarsi a un fattore genetico per comprendere come la mobilità, l'esigenza di viaggiare sia un profondo bisogno di tutti. Lo abbiamo riscontrato durante i lock-down: improvvisamente ci siamo riscoperti runner incalliti, bisognosi di spazi aperti, amanti della natura, sostenitori dell'ambiente, ecologisti oltremisura. La verità è che noi, popolo vocato alla migrazione, non siamo mai riusciti a stare immobili: chi ha potuto non si è fermato, oppure è ritornato, o ancora è in attesa di andare come un velocista sulla linea di partenza. E ciò è vero per tutti i popoli, ancor più quando entrano in gioco esigenze di sopravvivenza. La mobilità come valore, come risorsa naturale, per chi si muove e per chi accoglie, per tutti noi che nasciamo "figli del vento": è questo il faro che guida l'analisi svolta nel volume da Delfina Licata, grazie al lavoro e alle ricerche che da anni svolge per la Fondazione Migrantes. L'immigrazione in Italia non è un fenomeno recente, ma ci accompagna da mezzo secolo, è un fatto strutturale della nostra società. Eppure, nel dibattito politico e talvolta nella coscienza pubblica, è ancora affrontato in maniera frammentaria, disorganica, emergenziale. Poco consapevoli di essere un paese di anziani, crediamo d'essere minacciati da un'invasione di stranieri, per cui è necessario alzare muri e serrare porte. Ma la realtà è un'altra. L'Italia è un paese vecchio, ma non fermo. Ed è un paese che si muove. Si muovono gli immigrati, si muovono gli italiani: giovani e meno giovani – con un considerevole aumento della percentuale femminile, di cui in queste pagine si analizzano i più recenti sviluppi – si spostano all'interno e vanno anche fuori, mettendo in atto, grazie alla tecnologia, nuove modalità per essere presenti nei luoghi che hanno fisicamente lasciato. Dai dati riportati nel volume scopriamo che gli italiani che lasciano l'Italia non sono più un rivolo, ma corrispondono ora agli stranieri che arrivano. Il cui flusso, dopo vent'anni di crescita costante, si è arrestato, e sempre più spesso chi arriva nel nostro paese presto riparte. Fenomeno decisamente preoccupante per un'Italia in crisi demografica. L'immigrazione è un bisogno della società italiana e della sua economia, tanto che, di fatto, l'Italia ha cominciato a integrare i suoi immigrati, seguendo mo¬delli che non ricalcano quelli sperimentati in precedenza da Francia, Gran Bretagna o Germania. Ci sforziamo da anni di capire quale modello teorico di integrazione ci appartenga di più – melting pot, assimilazione ecc. – e non ci siamo accorti che un modello lo stiamo già sperimentando, tutto italiano, e lo viviamo nei nostri spazi quotidiani, a scuola, al lavoro. L'Italia è interculturale, ma perde tempo a discutere di quanto sia giusto riformulare una legge sulla cittadinanza desueta, impantanata in un passato che non esiste più. L'Italia è una società recettiva e viva, a confronto con una legislazione sempre in ritardo. Ciò che serve, come scrive Andrea Riccardi nella Prefazione, è "guardare agli italiani in modo nuovo, non statico e non fermi a vecchie rappresentazioni". Siamo un paese ricco di risorse, ma dominato da uno sguardo pauroso, preoccupato che ci venga tolto qualcosa del nostro presente, più che proteso a conquistare il futuro.

La Russia, l'Ucraina e la guerra in Europa
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Bettanin, Fabio

La Russia, l'Ucraina e la guerra in Europa

Donzelli Editore, 09/12/2022

Abstract: "L'aggressione all'Ucraina è un'aggressione all'Europa, considerata imbelle, debole e divisa, incapace di condurre una politica di sicurezza autonoma, fiaccata dalla Brexit, dall'uscita di scena di Merkel, dalle crisi legate alle migrazioni e al Covid. Ma per l'Europa è anche un'opportunità: per non essere più l'Europa delle occasioni mancate, delle iniziative abbandonate, dei sovranismi posticci, e diventare un attore geopolitico globale, in grado di dialogare con Russia, Cina, Usa. L'Ucraina è il primo e decisivo test che l'Unione europea deve superare per dare fondamento a questa ambizione".Nei paesi occidentali, la guerra in Ucraina ha riproposto l'immagine di una Russia che ubbidisce a un primordiale istinto di aggressione e controllo dei vicini. In Russia, i media governativi hanno rinnovato la denuncia della doppia morale della Nato e dell'Unione europea, che nasconde – sotto la retorica della promozione della democrazia e dei diritti umani – piani per ridurre all'impotenza chiunque tenti di difendere la propria "sovranità". Al momento, queste narrative allo specchio hanno avuto con le rispettive opinioni pubbliche un successo che preoccupa, perché propongono la visione di un "altro" immutabile nella sua minacciosità, che preclude la ricerca di una pace che non sia solo una tregua armata. Non vi sono dubbi su chi sia l'aggressore – la Russia – e l'aggredito – l'Ucraina –, ma non bisogna dimenticare che la decisione di Putin di lanciare la sua "operazione speciale" ha fatto emergere problemi da tempo irrisolti. La Russia non è riuscita a riorganizzare lo spazio ex sovietico, teatro di conflitti "congelati" che a volte si riaccendono; dal canto loro, i paesi della Ue si sono disinteressati di questi territori, trascurandone le questioni aperte – l'incerta identità nazionale, le urgenti esigenze economiche, lo scarso rispetto dei diritti umani, il carente processo di democratizzazione, sistemi di potere incagliati nella corruzione. Una fragilità strutturale, pronta a esplodere, aggravata dalle crisi economiche dei primi decenni del nuovo secolo. Russia e Ucraina, accomunate dalla condizione di "perdenti" della globalizzazione, in un crescendo di recriminazioni hanno riversato l'una sull'altra le colpe di questa condizione. È stata la guerra di un uomo ad aver posto fine all'illusione che i conflitti in Euro¬pa potessero essere solo temporanei e periferici, ma è l'assenza di un sistema di sicurezza europeo ad aver consentito che questo accadesse. Il groviglio di questi problemi è cresciuto sotto gli occhi, sino all'ultimo disattenti, delle élites e delle opinioni pubbliche dei paesi della Ue, le uniche a disporre dei mezzi per risolvere un conflitto che era e resterà essenzialmente europeo e ad avere l'interesse a risolvere il dilemma mai seriamente affrontato nei tre decenni post-sovietici: la sicurezza del nostro continente (militare, ma anche economica e umana) potrà essere garantita dal containment della Russia o dalla sua integrazione in nuove istituzioni europee? Dopo la seconda guerra mondiale l'Europa ha saputo cogliere le lezioni della Storia e ha ritrovato unità di intenti. Oggi c'è solo da sperare che quella Storia non passi.

Le memorie del paniere
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Barbieri, Giovanni A. - Giacché, Paola

Le memorie del paniere

Donzelli Editore, 05/08/2022

Abstract: Ogni anno, a febbraio, l'aggiornamento del paniere alla base degli indici dei prezzi stimola la curiosità dei giornali, che vi leggono i cambiamenti delle abitudini di consumo. Ma il paniere ha una storia quasi centenaria e molto di più da raccontare: il passaggio da un'Italia in cui prevaleva ancora un'economia di sussistenza, basata sull'autoproduzione, al boom dei consumi di beni e via via, in misura crescente, di servizi. Ognuno dei prodotti racconta la nostra vita quotidiana e i mutamenti nel tempo: dalla farina per la polenta al dentifricio, alla radio, allo smartphone, alle mascherine, il paniere è il regista di un cortometraggio sull'Italia, che ci aiuta a capire come siamo e come eravamo. In un gioco di specchi, rinvia ai film, alle canzoni, ai libri, ai personaggi, alle abitudini e alle mode. Il paniere racconta questa storia, e il libro ne segue gli sviluppi, a partire dal primo indice nazionale (1927-1928) fino all'aggiornamento del 2022. Sullo sfondo affiorano i grandi cambiamenti economici e sociali: il fascismo e la guerra, l'industrializzazione e le grandi migrazioni interne, le lotte operaie e i movimenti giovanili, le battaglie delle donne, l'inflazione a due cifre e la scala mobile, l'innovazione tecnologica, l'euro e le crisi del 2008-2011, fino alla pandemia. E si affrontano le questioni che l'indice dei prezzi solleva: quanto contribuiscono le singole voci del paniere a determinare l'indice generale? L'inflazione è uguale per tutti? Che cosa misurano gli indici dei prezzi al consumo? Perché l'Istat ne pubblica tre diversi ogni mese? Perché non ci riconosciamo negli aumenti dei prezzi rilevati? Chi decide quali prodotti entrano o escono dal paniere? I nostri modelli di consumo convergono o divergono? Quale contributo i consumi danno alle diseguaglianze? In ogni capitolo vengono analizzati beni – e servizi – che entrano nel paniere o ne escono: un continuo avvicendarsi di cibi, elettrodomestici, automobili diesel ed elettriche, telefoni a filo e cellulari, macchine da cucire e computer; e poi prodotti di bellezza, biglietti per il cinema e lo stadio, abbonamenti alle pay-tv. Un cammino – quello raccontato in queste pagine – che assume spesso i tratti di un vagabondaggio, aprendosi a continue digressioni, lasciandosi catturare dalle suggestioni, dalle curiosità che scaturiscono da una macchina fotografica come da un chilo di zucchine… Con la consapevolezza che quello che nel paniere manca, o ancora non è presente, è spesso altrettanto importante di quello che c'è, e che per cogliere "il clima dell'epoca" è necessario che i beni e i servizi del paniere ci accompagnino alla scoperta degli eventi, dei libri, dei film, delle canzoni, delle pubblicità – in un gioco di vuoti e di pieni, di presenze e di assenze. Tracce di una storia sempre in movimento, affioramenti in superficie di trasformazioni sociali e culturali più profonde, spie infallibili del movimento incessante – nei gusti, nel pensiero, nelle passioni – che ci attraversa e di cui spesso non riusciamo a trattenere la memoria.

Mitologie fasciste
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Finchelstein, Federico

Mitologie fasciste

Donzelli Editore, 25/08/2022

Abstract: Per il fascismo il mito era la realtà – se non più reale della realtà stessa. Le concezioni fasciste di "capo", "nazione", "potere" e "violenza" erano pervase da un immaginario mitico e da fantasie di trascendere la storia. Così l'idea di un passato mitico avrebbe ispirato la necessità di un eroico rovesciamento del presente, ritenuto corrotto, alla volta di un futuro redento grazie alla forza. Qual è la particolarità delle mitologie fasciste e in che modo questa prospettiva aiuta a spiegare l'influenza e i pericoli del fascismo, ieri come oggi? Attingendo a una sorprendente combinazione di pensatori – Jorge Luis Borges, Sigmund Freud e Carl Schmitt –, Federico Finchelstein svela come il fascismo sia stato una fucina di nuove mitologie politiche. Dimostra, per esempio, come l'opera letteraria e critica di Borges e gli scritti psicoanalitici di Freud abbiano enfatizzato il ruolo del mito e dell'inconscio nella politica fascista. Finchelstein prende in esame sia le idee di Freud e Borges sull'"Io", la "violenza" e il "sacro", sia la relazione tra vittime delle violenze fasciste e mitologie che idealizzano i violenti. Si avvale di Freud e di Borges per analizzare il lavoro di diversi intellettuali fascisti, dall'America Latina all'Europa, con particolare attenzione alla teologia politica di Schmitt. Nel contrastare il loro approccio all'irrazionalismo, l'autore sonda i limiti della dicotomia tra mito e ragione, e mostra il ruolo che questa contrapposizione svolge per comprendere l'ideologia fascista. In un momento in cui l'eredità del fascismo getta nuove ombre sul presente a livello mondiale, Finchelstein fornisce un'analisi storica e critica attuale svelando i pericoli delle mitologie nelle politiche moderne.

Valchirie rosse
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Ghodsee, Kristen R.

Valchirie rosse

Donzelli Editore, 27/07/2022

Abstract: Cinque ritratti di rivoluzionarie socialiste che hanno cambiato la storia politica, sociale e culturale delle donne in Europa e nel mondo. L'aristocratica Aleksandra Kollontaj, protagonista della Rivoluzione bolscevica; la pedagogista radicale Nadežda Krupskaja, che fu moglie di Lenin; la passionale Inessa Armand, che fu stretta collaboratrice di Lenin e forse sua amante; l'infallibile cecchina antinazista Ljudmila Pavličenko; la partigiana bulgara Elena Lagadinova, scienziata e leader del movimento globale delle donne: attraverso le vite di queste attiviste vissute a cavallo tra Otto e Novecento, Kristen R. Ghodsee traccia un'affascinante storia alternativa del movimento femminista. Le Valchirie rosse furono promotrici di un femminismo originale, e in parte inesplorato, che si sviluppò nell'Europa dell'Est, distinguendosi, per modalità e fini, da quello occidentale. Convinte, come scrive Noemi Ghetti nella prefazione al volume, che "l'auspicato avvento dell'uomo nuovo non ci sarebbe mai stato senza la formazione di una nuova donna", queste rivoluzionarie ripensarono radicalmente il ruolo della donna nella famiglia e nella società, spesso scontrandosi con le resistenze dei compagni maschi, che consideravano la questione femminile un obiettivo secondario rispetto alla rivoluzione e all'edificazione dello Stato socialista. Sempre in bilico tra le esigenze della lotta di classe e l'impegno a migliorare la condizione delle donne, le Valchirie riuscirono a ottenere importanti conquiste sul fronte dell'emancipazione femminile: dal diritto di voto all'accesso all'istruzione superiore, dalla legalizzazione dell'aborto e del divorzio alla naturalizzazione dei figli nati fuori dal matrimonio, fino alle misure di assistenza alla maternità e all'infanzia. Con le loro storie e i loro successi le Valchirie rosse hanno indicato la strada di un'emancipazione femminile che si inserisca nel più ampio progetto di costruzione di una società equa per tutti: un insegnamento valido ancora oggi per le attiviste di tutto il mondo.

Coste in movimento
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Di Venosa, Matteo - Manigrasso, Michele

Coste in movimento

Donzelli Editore, 22/07/2022

Abstract: Questo libro intende rimettere al centro dell'attenzione delle politiche territoriali e del progetto urbanistico il tema della qualità ecologica delle coste, intese come infrastrutture ambientali e di servizio per la rigenerazione dei contesti territoriali. Le coste sono geografie mobili e fragili il cui stato di salute appare sempre più minacciato dagli effetti pervasivi della pressione antropica e delle crisi congiunturali in atto. Nel nostro paese, oltre il 30% della popolazione nazionale vive in aree costiere; le città sul mare occupano il 13% del territorio nazionale; la densità di urbanizzazione nei cinquecento metri dalla linea della battigia è pari a cinque volte la media nazionale. L'effetto antropico produce ricadute negative sugli equilibri ambientali dei sistemi costieri, determinando un decremento della qualità dei servizi eco-sistemici necessari alla vita degli organismi, compresa quella degli uomini. I cambiamenti climatici hanno accentuato le dinamiche di innalzamento delle maree, di ingressione marina, di subsidenza ed erosione, d'inquinamento dell'aria e dell'acqua. I contributi raccolti in questo volume affermano la necessità che i piani, i progetti e le governance territoriali riscattino gli approcci correnti – settoriali e frammentari – e pongano al centro dell'attenzione i temi della vulnerabilità e della sicurezza ambientale come materiali di un ampio programma progettuale, integrato e transcalare. È necessario confrontarsi con le prospettive di rigenerazione ecologica e sociale dei contesti urbani e territoriali, con politiche per la mobilità, il risparmio energetico, la salute ecosistemica del suolo, la qualità dei servizi collettivi, la riduzione della vulnerabilità ambientale e sociale dei tessuti interessati dai programmi d'intervento. Si tratta, inoltre, di attraversare e descrivere le coste: far emergere la loro complessità e il loro spessore ecologico. In quest'ultima prospettiva, il libro raccoglie un interessante atlante di scatti fotografici che hanno partecipato al concorso Erosioni, bandito da Legambiente e dall'Osservatorio paesaggi costieri italiani nel luglio 2020.

Come si studiano le mafie?
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Ingrascì, Ombretta - Massari, Monica

Come si studiano le mafie?

Donzelli Editore, 10/11/2022

Abstract: La criminalità organizzata, soprattutto di tipo mafioso, è un oggetto di analisi che impone ai ricercatori uno sguardo critico. Come si può, infatti, studiare un fenomeno segreto, oscuro, illegale, pericoloso? Un fenomeno che non si presta a essere osservato direttamente, che risulta sovraccarico di immagini di senso comune e che risente di rappresentazioni sociali diffuse, profondamente legate alla prospettiva istituzionale? Gli studi sulle mafie assistono a una crescita costante, testimoniata dalla vivacità del confronto scientifico a livello internazionale, dall'avvio di progetti di ricerca interdisciplinari e dall'emergere di centri di ricerca specializzati fuori e dentro l'accademia. Ma a fronte di una sempre maggiore rilevanza del dibattito, la riflessione riguardante gli strumenti, il metodo e le tecniche utilizzati non ha ricevuto un'attenzione altrettanto sistematica. A partire dalla ricerca di studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari – dalla sociologia al diritto, dall'antropologia alla storia, dalla geografia alla criminologia – questo volume si pone come strumento utile per coloro che non solo vogliono interrogarsi su tecniche di ricerca, fonti e approcci disciplinari, ma sono anche interessati ad approfondire e affinare la consapevolezza delle implicazioni etiche e politiche delle proprie scelte e farsi carico degli esiti che i processi di conoscenza sono in grado di innescare, sia sul piano delle rappresentazioni del fenomeno che su quello delle decisioni pubbliche.

Rinnovabili subito
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Becchetti, Leonardo - Becchetti, Claudio - Naso, Francesco

Rinnovabili subito

Donzelli Editore, 27/09/2022

Abstract: L'Italia è il paese del sole e del vento, perché allora dipende così tanto dalle fonti fossili, che paga a caro prezzo in periodi di crisi come questo? È come se un paese ricchissimo di mari e bacini di pesca invece di investire in pescherecci e canne da pesca si ostinasse a importare il pesce a carissimo prezzo dall'estero. Se la Norvegia è arrivata al 66% di energia da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico), perché noi siamo appena al 16%? Non solo abbiamo il bisogno di produrre energia senza emettere sostanze inquinanti e gas che alterano il clima, ma dobbiamo anche sprecarla il meno possibile. Accompagnare l'elettrificazione dei consumi, là dove possibile, con la produzione da fonti rinnovabili è la via maestra per lo sviluppo sostenibile, economico, ambientale e sociale. Le sofferenze insegnano, amava ricordare lo storico greco Erodoto, e purtroppo l'umanità sembra aver bisogno della pedagogia delle catastrofi. Già prima dell'invasione dell'Ucraina sapevamo che le fonti rinnovabili erano il futuro per almeno tre motivi fondamentali: la riduzione dell'inquinamento dell'aria e quindi la salute, la riduzione delle emissioni e quindi la lotta al riscaldamento globale, e la convenienza di prezzo. Con le economie di scala realizzate a seguito dell'enorme aumento di produzione globale, eolico e fotovoltaico erano infatti di gran lunga già prima della guerra il modo più conveniente dal punto di vista economico di produrre energia. Oggi purtroppo si è scoperto che i prezzi delle fonti fossili (petrolio e gas) sono molto più volatili e soggetti agli shock. Questo libro esorta alla conquista dell'indipendenza energetica e di un mondo dove la produzione di energia pulita, diffusa e partecipata diventi, oltre a tutte le altre convenienze, un modo concreto per costruire la pace e prevenire i conflitti. Ed è una sfida che non solo è necessario affrontare, ma anche possibile. Con questo obiettivo il lettore viene condotto attraverso un viaggio che parte dalla valutazione comparata delle diverse fonti di energia. Il libro affronta poi il tema dei limiti delle obiezioni alle fonti rinnovabili analizzando i problemi di intermittenza della produzione (che succede quando non c'è il sole) e delle tecnologie predisposte per fronteggiarli, e la questione dello spazio, del paesaggio e della potenza richiesta alla rete per accogliere l'enorme crescita di produzione da sole e vento che dovremo realizzare nel prossimo futuro. Non mancano le proposte politiche più utili per raggiungere il più rapidamente possibile i due obiettivi coincidenti di transizione ecologica ed emancipazione energetica. Bastano pochi anni per renderci indipendenti dalla Russia, ma in prospettiva anche dal legame con altri regimi non democratici. Quello che serve è una rivoluzione energetica, che sia positiva per clima, salute e stabilità: se vogliamo costruire la pace, è il momento di cambiare l'energia.

I cani del tempo
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Tagliapietra, Andrea

I cani del tempo

Donzelli Editore, 27/09/2022

Abstract: Nella tradizione culturale europea, la pazienza è una virtù fondamentale, anche se minore, che i Greci accostavano al coraggio e il pensiero cristiano alla speranza e alla carità. Oggi, quello che già Georg Simmel chiamava il "ritmo impaziente della vita moderna" sembra farne una nozione del tutto inattuale. Tuttavia, essa può rivelarsi una risorsa quanto mai preziosa, come emerge dalla riflessione sul rapporto dell'essere umano con il tempo e con l'attesa che Andrea Tagliapietra conduce in queste pagine. La pazienza s'inscrive nel tempo del corpo, fatto di lentezza, vulnerabilità e mortalità. Essa fa emergere il significato del corpo come fondo biologico dell'uomo nel suo essere animale. Allora, accanto al discorso "umano, troppo umano" della filosofia, ecco l'urgenza di guardare allo specchio del mondo animale e di prendere in considerazione quelle "icone del pensiero" che, nell'arte, esprimono la metafora animale in continuità con il genere umano. Si scopre così che, nella pittura europea, l'immagine della pazienza è stata spesso affidata a una specie animale che da sempre accorda i propri passi a quelli dell'uomo. Nell'arte i cani fanno la loro comparsa come silenziosi dettagli. Di essi quasi non ci si accorge, tanto la loro presenza risulta consueta e comune. Eppure spesso sono proprio loro a scandire il tempo della scena. Fondendo l'analisi filosofica e l'osservazione di oltre cento opere d'arte, l'autore rivela l'attualità non antropocentrica della pazienza, intesa come strada per giungere a una piena responsabilità nei confronti del tempo vissuto, fondamento della relazione ospitale con gli altri esseri e presupposto indispensabile per abitare il mondo avendone finalmente cura. Da Dürer a Goya, da Bassano a Leonardo fino a Marc, Balla e Warhol, i cani del tempo ci conducono all'antidoto della più pura forma di pazienza, quella dell'attenzione per ciò che semplicemente accade, che è anche la più difficile da conservare nell'epoca impaziente e distratta in cui viviamo.

Rigenerazione urbana
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Lupatelli, Giampiero - De Rossi, Antonio

Rigenerazione urbana

Donzelli Editore, 27/09/2022

Abstract: L'evoluzione della città europea del XXI secolo è segnata da trasformazioni e criticità profonde. Con queste si misura la pratica della "rigenerazione urbana" in una prospettiva non priva, però, di ambiguità e di incertezze. Attorno al concetto di rigenerazione urbana (e alla sua estensione rivolta alla dimensione territoriale, necessaria ma a sua volta foriera di complessità ulteriori) si affollano interpretazioni, metafore e allusioni generate in contesti disciplinari diversi e coltivate entro pratiche frammentarie. Pur senza la pretesa di "mettere ordine" in un campo semantico ancora assai poco codificato, il glossario si premura di sciogliere qualche ambiguità della definizione, per evitare che, nella confusione, si disperdano le energie necessarie a praticare la rigenerazione con successo. Il glossario ha raccolto autori tra i più rilevanti nel dibattito su questi temi, chiedendo loro di concentrarsi ciascuno su un termine chiave, individuando le cento parole e provando a colmare di senso queste etichette. Esercizio necessario per sostenere l'avventura verso un vero e proprio Manifesto della rigenerazione urbana. Gli autori di queste voci costruiscono un mosaico significativo, nel quale ogni tessera diventa portatrice di un messaggio preciso, politico e civile. Ne emerge uno sguardo non neutrale, quindi, ma partecipe e parziale, che nella pluralità delle voci e dei soggetti coinvolti dà conto della ricchezza del dibattito, sottoponendo la proposta al vaglio critico della comunità che quel lessico impiega. Nella consapevolezza che il lavoro sulla lingua, lungi dall'essere un mero esercizio di stile, è il presupposto fondamentale per ripulire il campo da fraintendimenti e oscurità. Per attutire e neutralizzare il rumore che rischia di distrarre o disorientare i soggetti coinvolti che la rigenerazione vuole mettere in moto.

Renzo e i suoi compagni
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Casellato, Alessandro - Zazzara, Gilda

Renzo e i suoi compagni

Donzelli Editore, 27/06/2022

Abstract: Un giovane uomo porta una bandiera, forse più grande di lui. Accanto a sé, i compagni. Orgoglioso di stare in prima fila, allo stesso tempo sembra sovrastato, schiacciato dal compito. Renzo Donazzon è nato in una famiglia di mezzadri al confine tra Veneto e Friuli, è diventato comunista da ragazzino, si è fatto le ossa da operaio nelle piccole fabbriche del territorio, prima di entrare alla Zoppas di Conegliano. Il '69 lo trasforma in un leader sindacale e da quel momento sale tutti i gradini della Cgil fino a diventare, tra il 1988 e il 1992, segretario regionale del Veneto. Poi succede qualcosa e torna a fare il sindacalista in periferia. Pochi anni dopo muore in seguito a un incidente stradale, senza lasciare scritto nulla di sé. Se l'elezione di Renzo a segretario regionale rappresenta il culmine di un ciclo di mobilità sociale delle classi popolari, la sua rimozione esprime il crollo di un'utopia: l'idea che gli operai possano diventare classe dirigente. Renzo Donazzon è un working-class hero, mandato avanti dal basso, da una comunità di pari, ma anche risucchiato dall'alto, dai dirigenti del sindacato e del partito che lo selezionano, lo allevano, gli fanno coraggio, per poi metterlo da parte. Questo volume è l'esito di una ricerca condotta con gli strumenti della storia orale e della microstoria intorno a una figura insieme esemplare ed enigmatica, che è diventata la lente attraverso la quale ripercorere la storia del Veneto dall'arretratezza all'industrializzazione diffusa e il modo in cui la Cgil e il Pci hanno cercato di stare dentro a quei processi, fino all'implosione del 1989-91. Non è una biografia, ma il tentativo di afferrare una soggettività e, attraverso la traiettoria di un sindacalista periferico e dei suoi compagni, indagare un problema irrisolto della cultura di sinistra e un passaggio cruciale della storia del nostro paese.

Tra la terra e il cielo
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Jellamo, Anna

Tra la terra e il cielo

Donzelli Editore, 28/10/2022

Abstract: Tra la seconda metà del VI e la prima metà del V secolo un rivolgimento culturale profondo avvia una separazione tra uomini e dei. Tale distacco si rivela cruciale, soprattutto alla luce del forte nesso che legava i due mondi fin dalle epoche più remote. Al tempo di Omero, quando le regole della società non avevano ancora la forma strutturata di leggi, la religione si poneva come organo dispensatore di regole etiche, precetti giuridici e usi sociali: la fiducia nella giustizia divina e il timore della vendetta degli dei spingevano gli uomini a non commettere atti di frode, prepotenza o arroganza. Gli stretti rapporti tra religione, politica e giustizia si tramandano così fino all'età di Solone, ultimo esponente di un pensiero improntato alla fiducia nella giustizia degli dei. Dopo di lui le antiche certezze cominciano però a vacillare: Teognide e Senofane instillano i primi dubbi sulla giustizia degli dei, sul loro interesse per le vicende umane, sulla loro forma e conoscibilità. Nel V secolo la legge è ormai percepita come manifestazione della volontà umana: ordine naturale e ordine umano non si appartengono più, tra physis e nomos si apre una crepa, e anche physis e theion si allontanano. Tra umano e divino si apre un dissidio. Nasce la tragedia e il contrasto tra leggi umane e leggi divine, tra libertà e necessità, tra volontà e destino viene portato in scena da figure come Eschilo, Sofocle ed Euripide. Il pensiero dei sofisti contribuirà ad allargare la crepa tra giustizia divina e giustizia umana, mettendo in dubbio entrambe e tutto ciò avrà effetti disgreganti sull'ordine della polis, sulla sua stessa identità e coesione. Il tempo scandito dalla tradizione omerica ed esiodea è finito.

La linea sottile
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Scomazzon, Francesco - Castoldi, Massimo - Panzera, Fabrizio

La linea sottile

Donzelli Editore, 21/04/2022

Abstract: Se le frontiere riflettono i rapporti di potere tra Stati, quale ruolo può avere un confine che separa dittatura e democrazia? E se la democrazia è quella di uno Stato neutrale come la Svizzera, chiamato a confrontarsi e rapportarsi per oltre vent'anni con il fascismo mussoliniano, quel confine rappresenta una netta linea di demarcazione o piuttosto il tratto distintivo di una regione dove le differenze politiche, sociali ed economiche sfumano dando vita a una realtà del tutto peculiare? Negli anni del fascismo l'apparente e invalicabile "linea sottile" che separa Italia e Svizzera sembra frantumarsi sotto i colpi di una dittatura che finisce per metterne in risalto connessioni e intrecci, elevando quella regione ad area di congiunzioni e smerci, politici ed economici: una calamita per rifugiati, antifascisti e trafficanti che trasforma una periferia del potere in un centro di attrazione e azione. Rocamboleschi traffici, avventurosi andirivieni e clamorose azioni contro il regime fanno da sfondo a un originale palcoscenico dove l'incontro-scontro tra fascismo e democrazia, dittatura e libertà, definisce i rapporti che separano Roma da Berna, l'Italia dalla Svizzera, crocevia di contatti con Francia, Germania e una Spagna martoriata dalla guerra civile. Una "linea sottile" che è precario equilibrio tra aiuto e profitto, assistenza e tradimento, salvezza e condanna. Sullo sfondo l'ondivaga politica elvetica verso antifascisti, emigranti economici e profughi razziali, stretti tra ambigue accoglienze e devastanti respingimenti: una "zona franca", quella del confine, campo da gioco per il disordinato apparato poliziesco fascista ma pure fertile terreno di scambi, contatti e riflessioni politiche, destinato a rivelarsi cruciale nel modellare il destino delle future democrazie, nonché dei rinnovati contatti tra l'Italia e la Svizzera del dopoguerra.

La città e l'isola
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Goretti, Gianfranco - Giartosio, Tommaso - Lingiardi, Vittorio

La città e l'isola

Donzelli Editore, 21/07/2022

Abstract: A seguito di meticolose indagini, decine di catanesi, in gran parte giovani o giovanissimi, vengono prima incarcerati, poi mandati al confino alle Tremiti fino allo scoppio della guerra, in due casermoni sull'isola di San Domino. Tornati a Catania, cercheranno di dimenticare e far dimenticare ciò che hanno vissuto. Pochissimi di loro, a distanza di decenni, hanno accettato di raccontarlo. A partire da queste testimonianze e da fonti d'archivio, Goretti e Giartosio ricostruiscono un mondo che sembrava scomparso nel nulla. Gli appuntamenti sulla spiaggia di notte, le sale da ballo per soli uomini, le complicità, le rivalità, i travestimenti, gli espedienti, la paura, l'amore. E poi, dopo l'arresto, gli stratagemmi messi in atto dalle famiglie, le situazioni paradossali della vita al confino, i tentativi quasi sempre vani di rivendicare la propria innocenza e guadagnarsi la libertà. Il tutto nel contesto di un'Italia provinciale, tenera ma più spesso spietata, in cui l'omosessuale è schernito di giorno e cercato di notte da uomini che non si ritengono omosessuali. Un'Italia stregata dal fascismo, che all'indomani delle leggi razziali è deciso a reprimere qualsiasi minaccia all'"integrità della stirpe", e che colpirà, con il tacito consenso dei più, centinaia di "invertiti". Indagine antropologica, riflessione sull'identità, appello alla memoria civile di un paese che facilmente dimentica, questo libro è prima di tutto una storia.

Il corpo e lo spettro
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Zani, Paolo

Il corpo e lo spettro

Donzelli Editore, 27/06/2022

Abstract: Nella primavera del 2020, di fronte all'insorgere della pandemia da coronavirus, larga parte delle nazioni di tutto il mondo ha messo in atto il lockdown, una misura che in maniera tanto radicale e generalizzata non era mai stata adottata prima. La digitalizzazione è insieme il presupposto che ha reso tale misura possibile, e lo strumento potente con cui perseguire una sorta di salto di specie, che ha a che vedere con la maniera in cui l'uomo occidentale si pensa e con la relazione che esso in trattiene con il proprio corpo. Attraverso un'argomentazione rigorosa e incalzante, capace di te nere insieme riferimenti classici e sensibilità verso il presente, Paolo Zani segue le peripezie del corpo attraverso le più diverse epoche e culture: perché il corpo è l'arcano attorno a cui danzano le religioni e le filosofie di tutto il mondo; per ché a partire dal corpo, crocevia del dolore e del desiderio, si articola la cifra fondamentale della modernità. L'esperienza del lockdown spinge infatti all'estremo un processo che ha avuto inizio ben prima della pandemia, e che affonda le sue radici nel bisogno di eliminare il dolore: la rimozione del corpo. Questo processo prende oggi una forma inedita, che è anche una nuova maniera di essere presenti: la presenza digitale. Quale sarà il prezzo di una metamorfosi simile? Una volta cancellato per sempre il corpo, cosa resterà dell'uomo, se non uno spettro? E cosa ne sarà del desiderio, del dolore, della felicità? Perché senza corpo, e in fondo senza dolore, non può esservi desiderio; e senza desiderio, non può esservi felicità. La posta in gioco è alta: sollecita a una presa di posizione morale e politica, e coinvolge in pieno la generazione dei ventenni di oggi, che della rivoluzione digitale sono gli attori e i destinatari futuri. Ad essi in particolare l'autore ha deciso di rivolgersi, anzitutto coinvolgendo un nutrito gruppo di amici suoi coetanei nella stesura del libro. L'intento è quello di proseguire su questa strada: Il corpo e lo spettro nasce da un rinnovato bisogno di incontro e coesione, e si pone di fronte ai suoi lettori come un libro aperto, da discutere, praticare, condividere.

Compagne
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Turco, Livia

Compagne

Donzelli Editore, 17/06/2022

Abstract: Nelle diverse fasi che hanno scandito la storia del Pci le donne ci sono sempre state e hanno svolto un ruolo fondamentale, contribuendo a costruire il popolo comunista come comunità, introducendovi la pratica della vita quotidiana, facendo vivere legami umani e passione civile. Sono state vere e proprie "sentinelle del cambiamento", quel le che percepivano per prime i mutamenti della società e volevano capirli, elaborarli, dare loro delle risposte concrete. Spesso però il riconoscimento del loro contributo è stato riservato soltanto alle figure più note, dalle madri costituenti in avanti, dimenticando le tante donne comuni che nelle retrovie della Resistenza, nelle sezioni di partito, nei quartieri delle grandi città operaie e nelle aree rurali, nelle manifestazioni femministe hanno dato vita a quello spirito popolare del partito che gli è valso per anni un consenso diffuso e capillare. In questo appassionato saggio Livia Turco – lei stessa tra le donne che hanno "fatto" il partito – riannoda il filo rosso della partecipazione femminile dalla nascita alla fine del Pci, presentando le protagoniste e le battaglie di ciascuna delle generazioni che hanno scandito quella storia. Emerge dal suo racconto quanto la presenza delle donne comuniste sia stata essenziale per la crescita e l'evoluzione del partito, quanto esse siano state determinanti in battaglie cruciali come la scelta della democrazia, il miglioramento delle condizioni di vita di lavoratori e lavoratrici e delle masse popolari, il divorzio, l'aborto, la proposta di una nuova concezione del welfare. E, al con¬tempo, affiora il sentimento d'orgoglio dell'essere comunista, ma anche le difficili relazioni tra donne e uomini, e la dialettica che attraverserà tutte le generazioni di donne comuniste: più donne o più comuniste? Prima donne o prima comuniste? E poi l'irrompere del femminismo e la critica aperta al maschilismo. Una storia che ha avuto il sostegno del pensiero lungimirante di Antonio Gramsci e poi di Palmiro Togliatti e di Enrico Berlinguer. Che ha segnato i congressi del partito. Che è sempre stata considerata dagli uomini comunisti centrale nei documenti ma marginale nei fatti. Che ha visto le comuniste avere sempre a cuore il legame con le donne nella società e il gioco di squadra, una vera sorellanza che ha lasciato il segno nella vita di tante, ma che non si è posta in modo adeguato la scelta della leadership nel partito. Allora esattamente come oggi.

Storia dell'emigrazione italiana in Europa
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Ricciardi, Toni

Storia dell'emigrazione italiana in Europa

Donzelli Editore, 21/04/2022

Abstract: "La migrazione è una caratteristica permanente della storia globale, che può essere utilizzata come strumento attraverso cui interpretare gli eventi in un dato contesto, o in uno spazio, appunto globale. Ripercorrere la storia della migrazione italiana nello spazio europeo significa utilizzarla non solo come elemento della costruzione del processo di integrazione europeo, ma soprattutto come tema all'interno di una gerarchizzazione di questioni che vedono l'emigrazione quale elemento centrale del processo di integrazione, che tuttora è in costante divenire".

Il Principe
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Machiavelli, Niccolò - Pedullà, Gabriele - Donzelli, Carmine

Il Principe

Donzelli Editore, 01/06/2022

Abstract: Chiosato, interpretato, adattato e spesso anche violentato, Il Principe ha troppo spesso finito per smarrire la propria fisionomia e assumere quella dei suoi ammiratori o detrattori. Questa edizione nasce precisamente dall'auspicio di favorire una nuova intimità con un grande classico più citato che letto, anzitutto giovandosi di una versione in italiano moderno appositamente realizzata da Carmine Donzelli. La traduzione accompagna, a fronte, il testo originale del Principe, mantenendo il procedere spezzato, le peculiarità e – diciamolo pure – la bellezza della prosa machiavelliana, ma al tempo stesso scioglie gli inevitabili ostacoli linguistici e permette di avvicinarsi al testo senza le consuete difficoltà della prima lettura. Alla traduzione di Donzelli si aggiungono un commento in nota e un'introduzione di Gabriele Pedullà, che, liberati del compito di spiegare la lingua e sciogliere il significato di un italiano che non ci è più familiare, seguono il filo delle teorie politiche e del retroterra storico e letterario del pensiero machiavelliano, illuminandone tutta la straordinaria forza concettuale e i legami con la cultura del tempo. Dalla sua prima uscita nel 2013, l'edizione Donzelli del Principe ha riscosso grandi consensi, e in molti hanno manifestato l'esigenza di una versione più agile, che riassumesse per un pubblico più ampio le acquisizioni spesso rivoluzionarie di quel primo commento. A questo preciso scopo – accanto a un'edizione del testo machiavelliano rinnovata e arricchita da un corposo apparato di note e da un ampio saggio introduttivo di Gabriele Pedullà, uscita anch'essa nel 2022 – con il presente volume si intende offrire una nuova stesura del commento e della traduzione, esplicitamente indirizzata agli studenti più giovani e a tutti i lettori comuni che desiderano confrontarsi con un classico quale Il Principe, ma che hanno anche timore di perdersi in un corredo di note troppo approfondito e minuzioso. In questa riformulazione più snella, il nuovo commento condensa le scoperte di una ricerca ventennale, consentendo a tutti di apprezzare le sfumature e i sottintesi del testo di Machiavelli, collocandolo nella cultura dell'epoca e al tempo stesso svelandone l'incredibile attualità.

Storia d'Europa
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Croce, Benedetto

Storia d'Europa

Donzelli Editore, 01/06/2022

Abstract: L'origine della Storia d'Europa nel secolo decimonono, pubblicata nel 1932, è da rintracciarsi nell'assillo intellettuale di Benedetto Croce di fronte alla constatazione che, in Italia come in tutto il mondo moderno, si stesse diffondendo un sentimento di "rifiuto dell'ideale morale della libertà". Il lungo processo che aveva caratterizzato per un intero secolo lo scenario europeo dalla fine dell'Impero napoleonico aveva visto il progressivo consolidarsi, contro tutte le opposizioni e gli ostacoli, della libertà come supremo valore etico. L'Europa aveva assistito alla nascita e alla diffusione di una fede nuova, di una vera e propria "religione della libertà", figlia del pensiero moderno, legata a una determinata concezione della realtà e portatrice di un'etica ad essa "conforme". La storia dell'Europa del secolo XIX è dunque per Croce la storia della lotta (vittoriosa) della "religione della libertà" contro le altre religioni in campo: da quella cattolica a quella dell'assolutismo monarchico, fino a quella "democratica" e a quella "comunista". I primi tre capitoli, dedicati alla religione della libertà e ai suoi avversari, costituiscono una premessa, a cui segue una disamina degli sviluppi storici dello scenario europeo fino alla guerra. L'Epilogo è un accorato appello contro gli odî nazionalistici che contrappongono gli Stati dando vita a un pericolosissimo "attivismo" belligerante. Le dittature di destra e di sinistra in Europa dimostrano ancora una volta che solo la "religione della libertà" sarà capace di progettare un nuovo ordine. In una lettera del 15 febbraio del 1932, nel ringraziare Croce per avergli dedicato il libro, Thomas Mann suggellerà la forza ideale del messaggio crociano in quel passaggio della storia europea che si avviava alla tragedia: "C'è da augurarsi di cuore che questo nuovo dono del Suo spirito possa essere presto tradotto nella nostra lingua. Dio sa se la Germania di oggi non ne ha bisogno".