Trovati 858414 documenti.
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Ottaviano Augusto. La fondazione dell'Impero
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Primo imperatore di un impero che formalmente non esisteva, trattandosi della prosecuzione della res publica, Augusto riuscì ad accentrare il potere su di sé evitando eccessive scosse istituzionali, ma assumendo di fatto le prerogative delle diverse magistrature di Roma senza attribuirsene le cariche; peraltro, quando veniva eletto a una carica magistratuale vera e propria, era attento a mantenere una potestà pari a quella del collega, secondo tradizione. Poco versato nell'arte della guerra – cosa che aveva fatto la fortuna di tutti i suoi predecessori dal tempo dei tempi –, si fece conferire un comando militare più elevato di quello di chiunque altro, non limitato da alcun confine ed esercitabile perfino a Roma, territorio da sempre interdetto a chiunque portasse armi. Scrisse di sé: "Fui superiore a tutti per auctoritas". Nella repubblica, auctoritas indicava una posizione autorevole liberamente riconosciuta dai Romani a un concittadino. Nel principato, auctoritas diventa il termine che qualifica il potere stabile e preminente del princeps nello Stato: uno strumento istituzionalizzato di governo. Nominato pontifex maximus, trasformò la sua casa in un tempio per abolire il confine tra il potere profano e quello sacro, e si dotò di tutte le prerogative dei diversi sacerdozi di Roma che regolavano ogni aspetto della vita pubblica. Infine, sempre sgusciando tra le istituzioni per piegarle alla sua persona, stabilì i canoni della successione dinastica. Se non è impero questo…
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Pelago, 29/06/2023
Abstract: Giovanni Maria Angioy (Bono, 1751-Parigi, 1808), discendente di una famiglia nobile e agiata, studiò diritto a Cagliari, dove ottenne ben presto una cattedra e la nomina a Giudice della Reale Udienza. Raggiunto dalle idee della Rivoluzione francese, tuttavia, all'indomani dei moti antifeudali avvenuti sull'isola (1794-95) si rese conto delle reali condizioni in cui viveva la popolazione, soprattutto nelle parti più interne del territorio. Si rifiutò quindi di riscuotere tributi per conto dei Savoia, raccolse attorno a sé un consenso sempre più vasto e divenne un rivoluzionario. L'insurrezione sperata però non ci fu. Con una taglia sulla testa, riuscì a riparare avventurosamente in Francia, dove approfondì la propria posizione libertaria. Nonostante i tentativi, non fu però mai in grado di rientrare per liberare l'isola.
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Marco Antonio e Ottaviano. L'ultima guerra civile
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Con l'assassinio di Giulio Cesare, la situazione a Roma divenne ancora più caotica che in passato. Già dal giorno dei suoi funerali. A contendersene l'eredità politica e materiale erano in due: Marco Antonio e il giovanissimo Ottaviano, il predestinato. Cercarono un'intesa istituendo un triumvirato con Lepido e diedero il via alla caccia agli anticesariani. Riapparvero le liste di proscrizione con conseguente licenza a chiunque di uccidere i propri nemici (ne fu vittima anche Cicerone); i cesaricidi Bruto e Cassio furono sconfitti con i loro eserciti, mentre Ottaviano e Antonio passavano dalle ostilità reciproche agli accordi. Finché comparve sulla scena Cleopatra, proprio quando Antonio era diventato padrone di fatto dell'Oriente. Mentre questi allarmava Roma con atteggiamenti che facevano presumere una virata dell' imperium in senso orientaleggiante-ellenistico, nell'Urbe Ottaviano garantiva la difesa di interessi consolidati e assicurava la rendita di posizione di Roma e dell'Italia quali centri del potere. Si arrivò allo scontro finale, vinto ad Azio da Ottaviano sui fuggitivi Antonio e Cleopatra. Il predestinato si preparava a fondare l'impero.
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Tiberio. Il principe riluttante
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Designato da Augusto all'ultimo momento a un principato molto lontano dalle sue aspettative, Tiberio dovette destreggiarsi nel nuovo regime imperiale che, istituito solo di fatto dal suo predecessore, presentava ancora molte lacune istituzionali. Non si sentiva né princeps né imperator (carica che non volle mai attribuirsi), dovette fronteggiare i nostalgici della repubblica, il Senato, l'esercito, il cui potere stava cominciando a diventare politicamente decisivo, come i suoi successori avrebbero sperimentato. Riuscì però, senza iniziative clamorose, a riportare una parvenza di calma nella complessa situazione politica, ripianò il debito statale, placò le ribellioni ai confini dell'impero. Nel sentimento popolare è noto più per le sue assenze che per le presenze, in seguito ai lunghi periodi di ritiro che volle vivere: prima a Rodi, poi con il suo autoesilio a Capri, dove trascorse gli ultimi nove anni della sua vita. Ma il vuoto fisico di potere a Roma rischiò di mettere in serio pericolo l'impero con la congiura del suo consigliere Seiano, sventata in extremis. Designò non uno ma due successori, quasi fosse esistito ancora il consolato come carica suprema, tanto da far leggere questo atto come l'ultima beffa nei confronti di un principato cui sentiva di non appartenere.
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Tito. La distruzione di Gerusalemme
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Salito al trono senza traumi dopo il padre Vespasiano, Tito è noto per la definizione di Svetonio "Amore e delizia del genere umano". Le fonti storiche coeve, nell'ambito di una propaganda ben orchestrata dalla dinastia flavia, ricordano infatti che nei suoi due soli anni di regno si comportò in modo ineccepibile. Si era guadagnato la fama con Vespasiano conducendo la guerra giudaica – culminata con la distruzione di Gerusalemme e la diaspora degli Ebrei –, che gli permise di ammantarsi delle vesti dell'eroe. Avviò un poderoso programma di opere pubbliche non solo a Roma ma anche nelle province, che finanziò con una politica economica abile e accorta. E nelle due calamità tragiche di quegli anni, l'eruzione del Vesuvio e l'incendio di Roma, si attivò per avviare un'efficiente macchina dei soccorsi, mettendo mano alle casse dello Stato.Alla sua morte prematura entrò in scena il fratello Domiziano, che le stesse fonti storiche hanno invece dipinto come una persona lussuriosa, vile e crudele. Condusse campagne militari che placarono solo in parte le gravi turbolenze ai confini asiatico e danubiano. E, dopo un tentativo di guerra civile nei territori germanici, avviò una sorta di caccia alle streghe che fece mettere a morte gli oppositori politici e gli intellettuali colpevoli anche solo di allusioni negative sul suo principato. Sfidò apertamente il Senato e, com'era da aspettarsi, cadde vittima di una congiura.
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Caligola e Claudio. Follia e debolezza al potere
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Caligola è stato dipinto, nella sua epoca e in parte ancora oggi, come un individuo folle, dispotico, sanguinario, perverso. Ancora giovanissimo, godette di un vasto consenso popolare, mantenuto nei primi tempi del suo impero. Poi il vento cambiò: l'atteggiamento del Senato divenne freddo, l'immagine che Caligola iniziò a dare di sé fu quella di un tiranno volubile, eccentrico e megalomane. Seguirono fallimenti militari, i conflitti con gli Ebrei, l'eliminazione di potenziali rivali. Anche l'atteggiamento della popolazione nei suoi confronti mutò, a causa dell'introduzione di nuove imposte. La congiura di cui fu vittima, a soli ventotto anni, fu ordita da tutti i poteri forti di Roma (Senato, cavalieri, prefetti, pretoriani, liberti imperiali).Anche Claudio appare nella storiografia in maniera negativa, come un personaggio contraddittorio e imbelle. In realtà, accanto a iniziative incoerenti, rivitalizzò l'efficienza e la credibilità del Senato, compì numerose riforme, sulla scia di quelle di Augusto, per razionalizzare il governo dell'impero, dette grande potere ai liberti nella burocrazia statale, svolse una politica di integrazione delle province, con provvedimenti volti a favorire la concessione della cittadinanza romana e l'ammissione di notabili della Gallia al Senato. Condusse a termine la conquista della Britannia meridionale e ampliò i confini politici dello Stato nel quadro di una visione universalistica del potere romano. Coinvolto in scandali e intrighi di corte, morì avvelenato forse su iniziativa della quarta moglie Agrippina, che non vedeva l'ora di porre sul trono il figlio adolescente Lucio Domizio Enobarbo, più noto come Nerone.
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Pelago, 26/07/2023
Abstract: I primi cinque anni di potere furono denominati "l'età d'oro" di Nerone, per la sua amministrazione saggia e avveduta, come anche gli storici a lui ostili (cioè tutti) avevano dovuto ammettere. La sua buona politica, celebrata da poeti e letterati, avrebbe portato clemenza nell'esercizio della giurisdizione, il ripristino dello stato di diritto, il rispetto delle prerogative dei consoli e del Senato. Realizzò molte opere pubbliche e combatté poche guerre, strettamente difensive. Poi, però, attuò alcune riforme amministrative che andavano nella direzione di un rafforzamento dell'assolutismo imperiale e di un forte contrasto con il Senato: ai questori dell'erario, nominati dai senatori, sostituì i prefetti dell'erario, scelti da lui stesso, in modo da togliere al Senato ogni possibilità di incidere sulle finanze dello Stato. Nerone divenne così un personaggio sempre più fuori controllo, sotto il profilo politico, personale e umano.Nell'ambito familiare e della cerchia dei suoi sostenitori le cose andarono progressivamente peggio: i dissapori con la madre Agrippina, che pure aveva fatto carte false affinché succedesse a Claudio, condussero al matricidio; stessa fine fecero la moglie Ottavia e – pare – la successiva, Poppea. Intanto Roma bruciava nel famoso incendio del 64 e, se ormai sembra esclusa ogni sua responsabilità nell'evento, Nerone approfittò della situazione per crocifiggere cristiani e costruirsi una nuova residenza, la Domus Aurea, espropriando terreni privati. Toccò infine a lui diventare bersaglio di congiure; sventata quella di Pisone, affollata di partecipanti, perse via via tutti i suoi sostenitori finché si trovò attorno solo nemici: militari, pretoriani, senatori. E non gli rimase che togliersi la vita.
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Pelago, 26/07/2023
Abstract: Completamente privo di autorevolezza e di credenziali per aspirare al dominio del mondo, proveniente dalla borghesia rurale di provincia ma ottimo soldato, Vespasiano riuscì a salire al trono grazie all'acclamazione degli eserciti di stanza in Oriente e a una serie di auspici e prodigi ben orchestrati. Ma in un momento in cui, dopo Nerone e l'anno dei tre imperatori, l'impero era allo sbando, seppe riportarlo su binari di stabilità, pace e prosperità. Governò una specie di "monarchia costituzionale", comandando con la forza della legge e del diritto e attribuendosi competenze che nessun altro imperatore aveva avuto. La conseguenza fu di ridurre ulteriormente le prerogative di un Senato che negli ultimi decenni aveva progressivamente perduto potere.A fare le spese, anche in senso materiale, della nuova organizzazione furono le province di quell'Oriente che Vespasiano non aveva mai amato e che – a differenza di tanti suoi predecessori e successori – sentiva lontanissimo da sé e dall'antica romanità che intese ripristinare. I più colpiti furono i Giudei, sottomessi – con il contributo decisivo del figlio Tito – mediante una spietata repressione della loro rivolta, culminata con la distruzione del tempio di Gerusalemme. Gli Ebrei si videro imporre una tassa speciale, legata unicamente alla religione professata (evento senza precedenti), e soprattutto furono allontanati dalla loro terra; ebbe così inizio il lungo e doloroso esilio di questo popolo.
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Pelago, 29/08/2023
Abstract: Ci sono cose che nemmeno un ente onnipotente è in grado fare? Quali sono i confini dell'onnipotenza? Da secoli, gli uomini si sono interrogati sull'intellegibilità di uno degli attributi divini fondamentali e sui paradossi che sembrano scaturire da esso. Tuttavia, è facile vedere come, per cercare di comprendere l'onnipotenza, siano necessarie molte altre nozioni: volontà, necessità, libertà, possibilità e così via. I paradossi dell'Onnipotenza non solo sono un capitolo importante nell'analisi razionale degli attributi divini, ma attraggono e affascinano da sempre anche coloro che non aderiscono a una visione religiosa del mondo. Perché l'onnipotenza chiama in causa la stessa struttura logica e metafisica della realtà. Il volume è una guida semplice e completa per addentrarsi nei labirinti dell'onnipotenza alla scoperta di pietre talmente pesanti che nemmeno un dio onnipotente può sollevare, di eventi passati che sembrano essere fissati nella storia eterna dell'universo e dei limiti posti dalla libertà degli uomini.
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Pelago, 29/08/2023
Abstract: In questo volume sono affrontati due problemi: come armonizzare le liste di preferenze individuali per ottenerne una soddisfacente per l'intera collettività, cioè la legge di benessere sociale, e come individuare una legge elettorale che sia veramente democratica. In entrambi emergono vari paradossi. In particolare, nel testo viene sviluppato e commentato un fondamentale teorema di Kenneth Arrow, il quale dimostra che, paradossalmente, alcune richieste del tutto ragionevoli per ottenere una legge di benessere sociale veramente democratica implicano che solo la dittatura può soddisfarle. In secondo luogo, si considerano le più diffuse leggi elettorali proporzionali e maggioritarie, e se ne analizzano le proprietà che consentono di evitare alcuni paradossi riscontrati in votazioni realmente avvenute. Anche qui si dimostra che, paradossalmente, non esiste una legge elettorale in grado di garantire un'equa ripartizione dei seggi che sia esente da giustificate critiche.
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Pelago, 29/08/2023
Abstract: Il paradosso del Sorite, chiamato anche il paradosso del mucchio, si origina quando tentiamo di rispondere alla seguente domanda: qual è il numero minimo di granelli di sabbia che ci vogliono per formare un mucchio? Dare la risposta non è facile perché comunemente riteniamo che un solo granello di sabbia non possa fare la differenza fra una quantità di granelli che costituisce un mucchio e una quantità che non lo costituisce.La questione filosofica interessante è: che cosa ci insegna il paradosso del Sorite? I filosofi hanno fornito diverse risposte, e in questo volume vengono ripercorse – in modo semplice e accessibile – le diverse proposte teoriche avanzate per far fronte al paradosso.
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Traiano. L'apogeo dell'Impero romano nel mondo
Pelago, 26/07/2023
Abstract: Molti storici hanno scritto che con Traiano si aprì l'epoca d'oro dell'impero romano: fu imperatore abile nella politica espansionistica, nella guerra, nella munificenza e beneficenza pubblica, nelle leggi. È rimasto celebre per le campagne che giunsero alla sottomissione della Dacia (odierna Romania) e, a Oriente, di Armenia, Assiria e Nabatea, condotte vivendo e combattendo in mezzo alle sue truppe. Nessun altro imperatore avrebbe ulteriormente allargato i confini dell'impero. Nato in Spagna, Traiano fu il primo princeps provinciale e, anche in forza di ciò, inaugurò l'epoca dell'ingresso dei provinciali nella politica dell'impero, fortemente indicativa del ricambio sociale che continuava a prodursi nei ceti nobiliari, che si preoccupò di avere sempre al suo fianco. Con lui si aprì anche un'epoca felice per il pensiero giuridico romano, attraverso la creazione di un legame tra i giuristi e il trono imperiale che si sarebbe protratto in futuro. Abolì il delitto di lesa maestà e, anche per questo, non volle essere divinizzato in vita. Avviò un programma che prevedeva fondazioni alimentari per i giovani poveri dell'Italia e benefici per i contadini, contribuendo alla ripresa economica della Penisola. Nei confronti dei cristiani restò ambiguo, ma se non altro li sottrasse alla persecuzione legata alla professione di una fede non romana.
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Pelago, 29/08/2023
Abstract: Due criminali vengono interrogati dalla polizia, che vuole scoprire se hanno commesso assieme un colpo. Entrambi sono "perfettamente" razionali, ma proprio per questo si trovano in una situazione paradossale: sanno che la cosa migliore per entrambi sarebbe tacere, ma sanno anche di non poterlo fare, e che alla fine entrambi confesseranno, andando assieme in prigione. Questo apparente paradosso è un problema classico della teoria matematica dei giochi, che studia le decisioni razionali nei più vari contesti strategici, dal commercio alla guerra. Il dilemma del prigioniero continua a ispirare riflessioni cruciali sulla possibilità e la razionalità della cooperazione spontanea, sfidando le nostre intuizioni comuni così come le teorie di matematici, filosofi, politici, economisti e scienziati sociali.
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Pelago, 29/08/2023
Abstract: Questo volume verte sui limiti dell'informatica, in particolare sull'indecidibilità del cosiddetto problema della fermata. Si tratta di un tema che di solito non viene classificato tra i paradossi, ma che tuttavia presenta affinità e legami strettissimi con alcuni paradossi intesi in senso proprio, per esempio con il paradosso del Barbiere. I risultati presentati nel volume furono ottenuti nel contesto delle ricerche pionieristiche di Alan Mathison Turing sulle macchine calcolatrici e sul concetto di computazione. In un certo senso, tali risultati delimitano il campo dell'informatica, stabilendone i confini: vi sono cose che un programma per calcolatore non potrà mai fare, non per vincoli contingenti di tipo tecnologico, ma per ragioni teoriche.
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Il paradosso dell'asta nel fienile
Pelago, 29/08/2023
Abstract: Se per porre fine all'eterna ricerca di un parcheggio avete acquistato un garage anziché una bicicletta, fate attenzione alla velocità con cui posteggiate l'auto: il garage potrebbe accorciarsi lasciandovi con un palmo di naso. Oppure sarà l'auto a farlo. Dipende dai punti di vista. La questione è nota come paradosso dell'Asta nel fienile, a causa del primo famoso esempio usato per spiegare il mai osservato fenomeno della contrazione delle lunghezze. Siamo nell'ambito della teoria della relatività ristretta e dobbiamo fare i conti con ciò di cui ci fidiamo, ma che non possiamo ancora misurare. Tuttavia, la nostra fiducia non è cieca: Einstein e colleghi sono degni del credito che concediamo loro, malgrado qualche curioso errore di valutazione. La realtà, infatti, non è come appare. Ma neppure come Einstein crede che appaia. Questo volume ci accompagna alla scoperta di effetti relativistici invisibili, dorati o spostati verso il rosso attraverso cunicoli spazio-temporali che avvicinano teorie distanti. Una trasformazione alla volta.
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Pelago, 29/08/2023
Abstract: Georg Cantor fu il fondatore della teoria degli insiemi. Nello sviluppo della sua teoria si imbatté in alcuni paradossi che, come illustrato da Bertrand Russell all'inizio del secolo scorso, sono delle vere e proprie antinomie. Questo volume presenta tutte e tre le antinomie logiche, quella di Cantor e quelle dello stesso Russell e di Burali-Forti. Se l'antinomia di Russell scosse dalle fondamenta il programma logicista di Gottlob Frege, le altre due minavano importanti risultati matematici relativi agli insiemi infiniti. Per renderle inoffensive, la risposta più in sintonia con le istanze della matematica moderna fu quella di proporre un'assiomatizzazione della teoria degli insiemi. Nel testo ci si sofferma anche sull'assioma di scelta e sul dibattito che ha suscitato tra gli studiosi dei fondamenti della matematica. Infine, vengono descritte le teorie dei numeri cardinali e dei numeri ordinali che sono state coinvolte dalle tre antinomie logiche.
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Pelago, 29/08/2023
Abstract: Quando si cerca di capire la natura di concetti fondamentali come la verità, e ci si impegna a trovare le leggi che li definiscono, è facile imbattersi in paradossi come quello del Mentitore. Situazioni paradossali si incontrano anche quando oggetto di esame sono fenomeni primi come la conoscenza. In questo volume sono trattati due paradossi della conoscenza. Quello della Conoscibilità, chiamato anche paradosso dell'onniscienza perché dalla semplice ipotesi che è possibile conoscere ciò che è vero segue, in base alle leggi del conoscere, che conosciamo tutto. E il paradosso del Conoscitore: come il mentitore dice di dire il falso, così il conoscitore dice di conoscere l'inconoscibile. L'analisi dei due paradossi, che sono strettamente intrecciati, consente di gettare lo sguardo su questioni fondamentali concernenti la natura della verità e la conoscenza della realtà.
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Commodo. Il ritorno delle congiure
Pelago, 30/09/2023
Abstract: A soli quindici anni di età, Commodo fu il più giovane console della storia di Roma. Alla morte improvvisa del padre Marco Aurelio, ereditò, diciannovenne, il trono e apparve subito come un principe sotto tutela che manifestava tutti i presagi del cattivo imperatore. Per prima cosa si liberò dei consiglieri del padre per avere mano libera nelle sue azioni, che a Roma erano dirette in particolare a ingraziarsi i favori del popolo. Poco incline alle campagne militari, rinunciò a espandere l'impero a oriente, ma dovette fare i conti con una serie di ribellioni e di diserzioni in massa nelle province occidentali, che riuscì a domare, autoconferendosi il titolo di pacificatore del mondo. Altrettanto poco incline alla gestione diretta della cosa pubblica, trasferì parte dei suoi poteri a persone del suo ambiente domestico – come Saotero prima e Cleandro poi –, estromettendo così il Senato. La reazione dell'aristocrazia generò più di una congiura nei suoi confronti, prima fra tutte quella ordita dalla sorella Lucilla, dalle quali uscì indenne.
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Il paradosso di San Pietroburgo
Pelago, 29/08/2023
Abstract: Il Paradosso di San Pietroburgo fu formulato nel Settecento, alcuni decenni dopo la nascita della teoria matematica della probabilità. Uno dei giochi d'azzardo in voga nella Russia zarista diede origine a un vero e proprio paradosso. La teoria prevede che un giocatore, per parteciparvi, dovrebbe essere disposto a pagare una somma comunque elevata, mentre, nella realtà, nessuno punterebbe una quantità di denaro anche poco più che modesta. In questo volume si mette a confronto il Paradosso di San Pietroburgo con altri della stessa natura, si illustra come se ne può uscire (si evita l'uso del concetto di speranza matematica e si impiega quello di utilità, il quale si è in seguito rivelato molto importante in economia) e vengono prese in esame varie rilevanti applicazioni della speranza matematica. Infine, viene presentata un'esposizione commentata della famosa "scommessa" di Blaise Pascal.
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I paradossi della credenza razionale
Pelago, 29/08/2023
Abstract: Pensiamo di sapere molte cose, anche se sappiamo di poterci sempre sbagliare nel credere qualcosa di falso. Anche nella scienza l'errore è in agguato: gli scienziati accettano oggi le loro teorie sapendo che potrebbero essere costretti a cambiarle domani. In una parola, la conoscenza umana è "fallibile". Capire cosa questo significhi è un problema tradizionale della teoria della conoscenza e della filosofia della scienza, che oggi impegna anche logici, matematici e statistici. I paradossi della Lotteria e della Prefazione presentati in questo volume mettono alla prova le nostre intuizioni su alcuni concetti fondamentali, come quello di verità, certezza, probabilità e razionalità, sollevando un problema cruciale: se, e come, sia possibile avere credenze che siano allo stesso tempo razionali e fallibili.