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Einaudi, 02/01/2013
Abstract: Irene vuole essere felice, e quando il suo matrimonio inizia a zoppicare se ne va. Nicola è solo, confusamente addolorato dalla morte di una donna che aveva smesso di amare da tempo. Anche lui, come Irene, è mosso da un'assoluta urgenza di felicità. Anche lui vuole un amore e sa esattamente come vuole che sia fatto. Sarebbero destinati a una grande storia, se solo s'incontrassero una volta nel bistrot che frequentano entrambi. Ma il caso vuole che ogni volta che Nicola arriva, Irene sia appena andata via. Se le vite di Nicola e Irene non s'incontrano fino alla fine, le loro teste invece s'incontrano furiosamente nelle pagine di questo libro: i pensieri, le derive, il sentire - quell'impasto inconfondibile di toni alti e bassi, riflessivi e comici - si richiamano di continuo, sono ponti gettati verso il nulla o verso l'altro. Forse, verso l'attimo imprevisto in cui la felicità finalmente abbocca: perché se lo lasci passare, quell'attimo, te ne vai con la curiosa ma lucida impressione d'esserti appena giocato la vita.
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Einaudi, 26/11/2013
Abstract: Lei "era una bambina magra, delicata, tutt'ossa, come un tritone, con capelli che sembravano fili di fumo illuminati dal sole". E c'era la guerra. L'aviazione tedesca bombardava Londra e i centri industriali. Gli abitanti delle città si rifugiavano in campagna. Come la bambina e sua madre, che per un paradosso del destino in campagna, pur essendo sposata, "può avere una vita della mente". Il padre è via, nei cieli dell'Africa, forse. Sua madre, a cui piacciono le parole, le regala un libro, Asgard e gli dèi, la storia del Ragnarök, la fine senza resurrezione degli dèi norreni. Il libro diventa una compagnia essenziale, la bambina lo legge ogni sera in un tenue spiraglio di luce, ammira il coraggio di Odino, si compiace degli inganni di Loki, si gode le sue avventure subacquee in compagnia della portentosa serpentessa sua figlia. Di giorno riflette su quelle storie, a cui non crede, ma che tuttavia "le si attorcigliavano nel cervello come fumo, ronzando come api scure dentro un alveare". L'aiutano a tenere a bada un'inconscia disperazione. Ha paura, paura che il padre non torni, paura di veder sparire il mondo che conosce. Legge anche i miti greci e le fiabe dei Grimm e di Andersen, ma perfezione e fantasia non le offrono appigli per fronteggiare un senso di disastro imminente. Gli dèi norreni invece vanno incontro al disastro, e in questo le appaiono terribilmente umani, cosí limitati e stupidi. Sanno che verrà il Ragnarök, ma non sono capaci di creare un mondo migliore. Cavalcano nei cieli con un fragore di zoccoli che si confonde con il ronzio degli aerei durante i raid. È un paesaggio di lupi, caverne e acque turbolente, di spettri e bellicosi inganni. In stridente contrasto con l'idillico paesaggio della campagna inglese. Non c'è salvezza nel mito norreno, ma proprio questo aiuta la bambina magra a sopravvivere, anzi, a vivere un'infanzia di pensieri intensi e di precocissime memorie, che sedimentano giorno per giorno traducendosi in un archivio interiore al quale attingerà nel corso della vita. I pensieri e le visioni di cui A. S. Byatt da sempre dissemina i suoi romanzi trovano qui la loro unità, strutturandosi nella narrazione fluida e immaginifica di anni di caos. C'era la guerra - ma da allora ce n'è sempre stata una - e quel caos primordiale appare piú terapeutico di ogni credenza consolatoria. *** "Una lettura brillante, intelligentissima e altamente personale della mitologia norrena [...] Un magistrale arricchimento del mito originale". Ursula K. Le Guin, "Literary Review"
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Einaudi, 04/12/2012
Abstract: Investita da una tormenta di neve, la città è un miscuglio di etnie e fazioni politiche. Ci sono turchi, curdi, georgiani, nazionalisti laici e integralisti religiosi. C'è la polizia segreta, c'è l'esercito e ci sono i terroristi islamici. Ka inizia la sua indagine, mentre la neve continua a cadere e le strade vengono chiuse. Kars è isolata. In città, Ka rivede dopo diversi anni Ipek, una compagna di università molto bella. Ka se ne innamora e sogna di portarla con sé in Germania. Per realizzare questo sogno, farà di tutto. La situazione precipita quando una compagnia di teatro mette in scena un dramma degli anni Venti, scritto in sostegno della laicità dello Stato fondato da Atatürk, dove una donna, coraggiosamente, brucia il chador in pubblico. Durante lo spettacolo alcuni giovani del liceo religioso inscenano una protesta. E la serata finisce nel sangue. Ka viene coinvolto suo malgrado. È uno spettatore imparziale, ma molto confuso. Non sa nemmeno rispondere alla domanda: credi in Dio? Sostiene che a Kars ha ritrovato Allah, ma poi l'unica cosa che gli interessa è la ricerca, molto occidentale, della felicità. Il dilemma di Ka ruota intorno al confronto tra Occidente e Islam.
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Einaudi, 26/11/2013
Abstract: Quale demone spinge il procuratore a puntare tutto su un traffico di droga da venti milioni di dollari? È l'avidità a fargli rischiare ciò che ha di piú caro - un rispettabile lavoro da avvocato, l'amore della donna dei suoi sogni, le leggi della coscienza? "L'avidità è decisamente sopravvalutata, - suggerisce il suo socio di malaffari, Reiner - la paura invece no". E nel cartello di Juárez, uno dei posti piú pericolosi e depravati al mondo, dove la vita si perde per gioco e perderla in fretta è la sola preghiera, la paura non è mai sopravvalutata. Il primo testo di Cormac McCarthy specificamente scritto per il cinema ha il pathos dell'azione e la solennità dell'universale, e offre, nel diverso mezzo espressivo, l'ennesima, inconfondibile prova d'autore. La pellicola di The Counselor - Il procuratore, diretta e coprodotta da Ridley Scott, ha per protagonisti Michael Fassbender nel ruolo del procuratore, Brad Pitt, Cameron Diaz, Penélope Cruz e Javier Bardem. *** "Tra le opere di McCarthy piú inquietanti e vigorose". Steve Schwartz, coproduttore di The Counselor
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Einaudi, 01/10/2019
Abstract: Cosí rispondeva l'autore a chi, al momento della pubblicazione, gli chiedeva se La ciudad y los perros - bruciato in piazza dai militari, considerato dalla critica il migliore tra i suoi romanzi, - fosse un romanzo "sulla violenza". E la violenza - fisica e non - fa da sfondo al microcosmo del Collegio Leoncio Prado di Lima dove avviene l'educazione del protagonista-alter ego dell'autore. Un collegio retto da militari secondo una disciplina militare in cui confluiscono sia i figli delle classi inferiori ammessi per merito sia quelli delle classi alte mandati lí dalle famiglie nella speranza di domarli, e dove la sopraffazione, la forza bruta, il dispotismo sono le leggi della convivenza, a dispetto di regolamenti e norme. "Ero un bambino viziatissimo, presuntuosissimo, cresciuto, faccio per dire, come una bambina... Mio padre pensava che il Leoncio Prado avrebbe fatto di me un uomo, - ricorda Vargas Llosa, - ma per me fu come scoprire l'inferno".
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Einaudi, 19/11/2013
Abstract: Il corpo massacrato di un poliziotto è ritrovato alle porte della capitale norvegese, sulla scena di un crimine rimasto irrisolto e su cui lui stesso aveva indagato. Qualche tempo dopo viene scoperto il cadavere di un suo collega: stesse modalità di esecuzione, stesse coincidenze. A questo punto non può essere un caso. I delitti sono tanto feroci quanto perfetti, ed è chiaro a tutti che l'assassino ha appena cominciato. Fermarlo è un lavoro per Harry Hole. Ma di Harry Hole non c'è traccia. *** "Il piú grande scrittore al mondo di crime sono io. Poi c'è Jo Nesbø, che mi sta alle calcagna come un pitbull rabbioso, pronto a prendere il mio posto, appena tirerò le cuoia". James Ellroy *** "Avevo promosso Nesbø da numero due (come si era degnato di nominarlo Ellroy) a numero uno. Ora lo confermo il numero uno e aggiungo almeno un mezzo voto in piú". Antonio d'Orrico *** "Jo Nesbø è il mio scrittore di thriller preferito e Harry Hole il mio nuovo eroe". Michael Connelly
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La signorina dagli occhi verdi
Einaudi, 21/05/2013
Abstract: In una luminosa giornata di aprile, durante una passeggiata per le strade di Parigi, il barone di Limézy viene attirato dalla bellezza e dai magnifici occhi azzurri della giovane inglese Constance Bakefield. Nell'inseguire la donna si imbatte però in un'altra figura bellissima da cui rimane immediatamente conquistato: "non si poteva distogliere lo sguardo dai grandi occhi verde giada, striati d'oro"... Ed è qui che comincia l'avventura, ma Raoul (Arsène Lupin nel dramma sostenne la sua parte sotto questo nome) non avrebbe mai immaginato di trovarsi coinvolto in un caso intricatissimo. Benché la sua vita di grande avventuriero l'avesse abituato agli spettacoli peggiori, rimase confuso davanti a una realtà che non riusciva a concepire, e in qualche modo, ad afferrare. I fatti superavano la sua immaginazione. Chi è veramente la signorina dagli occhi verdi? La demoiselle aux yeux verts uscí per la prima volta a puntate nel 1926 su "Le Journal".
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Camminano forse due uomini insieme?
Einaudi, 26/11/2013
Abstract: In un appartamento londinese, un uomo talmente privo di senso pratico da non saper aprire una latta di sardine osserva incredulo il suo rivale piú accanito, impegnato nella preparazione di una frittata. Il primo è Vladimir Jabotinskij, leader della destra revisionista sionista, l'uomo ai fornelli invece è David Ben Gurion, ebreo socialista e futuro fondatore dello Stato d'Israele. È il 1934: mentre sull'Europa incombe lo spettro del nazismo, i due leader, solitamente divisi da un contrasto insanabile, si incontrano per cercare un terreno comune con cui affrontare il destino che li attende e costruire il futuro di Israele. Del resto è la Bibbia a insegnarlo: "Camminano forse due uomini insieme, se prima non si sono accordati?" Mettendo in scena il dramma di due uomini carismatici e tormentati, Abraham Yehoshua ci fa entrare in quelle stanze, solitamente inaccessibili, in cui la Storia si svela. *** "Io non sono né giovane né sano e a volte sto lontano dalla mia famiglia per giorni o settimane intere. Vado in giro per il mondo, mia moglie è lontana e so quanto soffre. È stanca di seguirmi in Paesi diversi e di ascoltare la mia ennesima conferenza, il mio ennesimo discorso, di rimanere sola in una camera d'albergo mentre io sono costretto a presenziare a infinite riunioni. Lei, Ben Gurion, ha parlato della lapide che un giorno vorrà sulla sua tomba nel deserto, in una nuova città, e su di essa, cosí ha detto, ci saranno solo tre date, non è vero? Quella della nascita, del giorno in cui è arrivato in Terra di Israele e della morte. Le sue parole mi sono piaciute. Ma la mia tomba dove sarà?"
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Benjamin Sachs è uno scrittore di talento, invidiato per un matrimonio quasi perfetto e una vita di soddisfazioni. Ma a un certo punto, nella sua vita, si innesca un imprevedibile concatenarsi di eventi che porteranno alla cruda notizia riportata da un quotidiano: "Sei giorni fa un uomo si è fatto saltare in aria sul ciglio di una strada in Wisconsin". Dietro la brutalità del fatto di cronaca, un caro amico di Sachs, Peter Aaron, riconosce la notizia della morte dello scrittore misteriosamente scomparso. Cosí tassello dopo tassello, ne ricostruisce pazientemente gli ultimi sconclusionati anni. E come spesso succede nei romanzi di Paul Auster, quel che dalla narrazione emerge è quanto la vita di ciascuno sia in totale balía del caso.
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Einaudi, 20/04/2013
Abstract: "Rachele è comparsa nel giorno che la sinistra spariva dal parlamento... come biglietto da visita non c'è male". Aprile 2008: Ottavio è appena diventato papà, ma per lui, che "la politica già la facevo de brutto, da quando manco avevo compiuto sedici anni" in "ambienti a destra dell'Msi", quei giorni rappresentano anche un momento di rinascita: è candidato per Alleanza Nazionale alle elezioni amministrative di Roma, che portano al clamoroso trionfo di Gianni Alemanno. "Una primavera scriteriata", racconta Walter Siti, che in questo breve reportage segue, ascolta, osserva Ottavio, e attende insieme a lui i risultati delle elezioni. "Un picchiatore, quasi un fiancheggiatore del terrorismo nero", si aspetta Siti, e invece incontra un uomo dagli "occhi torpidi" e il "profilo pacioso" appassionato di pesca alla mosca.
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Einaudi, 26/11/2013
Abstract: Fare arrabbiare una donna è pericoloso. Farne arrabbiare quattro è da pazzi. Il quarto romanzo del ciclo Le Vendicatrici. *** Un traffico di merce umana che scavalca le frontiere e arriva sotto le finestre di casa nostra, insospettabile e demoniaco. La precarietà delle vite di scarto, destinate al macero. La forza degli umili, dei rifiutati. In questo romanzo teso e durissimo, eppure illuminato da una misteriosa luce, la catena internazionale del nuovo crimine si stringe sul destino di una donna in fuga. Che può contare solo su Luz, sulla sua strana famiglia femminile. E su un paio di angeli. Due terremoti scuotono la vita di Luz, che è appena riuscita a trovare una nicchia felice, nell'affetto della figlia Lourdes e nella protezione della nuova famiglia formata dalle tre amiche Ksenia, Eva e Sara. Le piomba in casa Mirabel, fuggiasca dalla sua Colombia, portando con sé tutto quello che Luz si era lasciata alle spalle. E il suo amore per Ksenia è sconvolto dall'attrazione improvvisa per un uomo affascinante e pericoloso... *** "La gente non aveva ancora capito come funzionava. Le persone sparivano e diventavano personaggi di trasmissioni televisive specializzate che ne trattavano i casi anno dopo anno. Fornivano informazioni, chiedevano aiuto e sostegno per ritrovarle. Ma non capitava mai, perché l'unica verità da raccontare era che il mondo è pieno di predatori che si alzano la mattina con l'unico scopo di impadronirsi di altri esseri umani. Poteva trattarsi di semplici individui o di bande organizzate, ma con la forza o con l'inganno riuscivano comunque a rapire alcune migliaia di individui all'anno".
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Einaudi, 27/11/2012
Abstract: "Piaceri fisici e dolori fisici. I piaceri del sesso innanzitutto, ma anche quelli del mangiare e del bere, di stare nudo in un bagno caldo, di grattarti un prurito, di starnutire e di scoreggiare, di stare a letto un'ora in piú, di voltare la faccia verso il sole in un mite pomeriggio di tarda primavera o d'inizio estate e sentire il tepore posarsi sulla pelle". Quando sei perso, guardati intorno. Dubita di tutto e cancellalo. Hai una sola certezza: tu sei lí. Lo sei perché c'è il tuo corpo e tu sei il tuo corpo. Il tuo corpo è lo spazio che hai attraversato, ma anche il tempo che ti ha reso ciò che sei. Il tempo te lo porti scritto addosso: le cicatrici sono parole (questa racconta di quando bambino scivolasti cosí vicino a un chiodo da poterne rimanere cieco, quest'altra ti ricorda di quando quasi uccidesti tua moglie e tua figlia) e le parole sono cicatrici (quelle che ti disse tua madre dopo che la sentisti parlare al telefono con un uomo che non era tuo padre). Ma non c'è solo il dolore. C'è il piacere, tutto il piacere che hai vissuto, che ti ha travolto in questi sessantaquattro anni: da quello che provi guardando il collo di tua moglie al mattino, a quello che ti insegnò una prostituta nel Quartiere Latino quando tu, ventenne solitario e senza un soldo a Parigi, l'ascoltasti sbalordito recitare a memoria una poesia di Baudelaire. E infine il corpo da cui il tuo corpo ha iniziato a esistere, quello di tua madre. La sua storia e il tuo rapporto con lei sono il cuore pulsante di questo libro (una sorta di doppio, di gemello segreto del tuo L'invenzione della solitudine, dov'era il padre il fulcro dell'ossessione). Hai capito dal silenzio con cui hai accolto la notizia della sua morte e dalla crisi di panico che ne è seguita - fu come sentire il tuo stesso corpo fuggire da te - che qualcosa era cambiato, che dovevi fermarti a ricapitolare. Che eri entrato nell'inverno della vita. *** "Alla fine della lettura siamo travolti dalla passione dell'autore, dalla sua umanità, dal suo amore per le parole, dal suo attaccamento alla vita, dalla sua capacità di trovare la grazia nell'inaspettato". "The Washington Post" *** "In Diario d'inverno c'è il ritratto di una giovane madre, quella di Paul Auster, che potrebbe essere stato scritto da Alice Munro". "The New York Times"
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: "Mentre il mondo del futuro è aperto all'immaginazione, e non ti appartiene piú, il mondo del passato è quello in cui attraverso la rimembranza ti rifugi in te stesso, ricostruisci la tua identità, che si è venuta formando e rivelando nella ininterrotta serie dei tuoi atti di vita, concatenati gli uni con gli altri, ti giudichi, ti assolvi, ti condanni, puoi anche tentare, quando il corso della vita sta per essere consumato, di fare il bilancio finale. Bisogna affrettarsi. Il vecchio vive di ricordi e per i ricordi, ma la sua memoria si affievolisce di giorno in giorno. Il tempo della memoria procede all'inverso di quello reale: tanto piú vivi i ricordi che affiorano nella reminescenza quanto piú lontani nel tempo gli eventi. Ma sai anche che ciò che è rimasto, o sei riuscito a scavare in quel pozzo senza fondo, non è che un'infinitesima parte della storia della tua vita. Non arrestarti. Non tralasciare di continuare a scavare. Ogni volto, ogni gesto, ogni parola, ogni piú lontano canto, ritrovati, che sembravano perduti per sempre, ti aiutano a sopravvivere". Norberto Bobbio *** Nuova edizione. Con una Nota ai testi e una Nota biografica.
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Einaudi, 19/11/2013
Abstract: Un cuore cosí bianco è un romanzo sull'amore e sulla morte e su ciò che non si dovrebbe dire e su ciò che non si vorrebbe sapere, strutturato con grande abilità, in cui tutti ipersonaggi, con i loro dubbi e la loro possibile intercambiabilità, trasmettono un senso di profonda inquietudine e lasciano nel lettore una sensazione di realtà ineffabile e scomoda, precaria, impossibile da definire e difficile da accettare. "Un cuore cosí bianco" è una citazione dal Macbeth. Lady Macbeth, saputo dell'assassinio del re Duncan da parte del marito, gli si rivolge con queste parole: "Le mie mani sono come le tue, ma ho vergogna di avere un cuore cosí bianco". E un cuore bianco lo possiede non chi è senza colpe, ma chi non è stato contagiato dalle parole e dalle colpe degli altri.
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Einaudi, 20/04/2013
Abstract: Luca stabilisce un rapporto tra i fatti narrati, l'ordine in cui sono disposti e il loro significato salvifico che non ha equivalenti nella letteratura del primo cristianesimo, al punto che la concezione stessa del racconto evangelico e la sua funzione ne risultano mutate rispetto a Marco e a Matteo. Anticipazioni e parallelismi sono giocati strategicamente per amplificare le sequenze della Passione e delle Resurrezione, climax drammatico e spirituale di tutta la narrazione.
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Nuova storia della filosofia occidentale. Vol. I
Einaudi, 27/11/2012
Abstract: In questo libro si narra la vicenda della nascita della filosofia: il suo fiorire nel bacino del Mediterraneo e lo sviluppo di idee che avrebbero dato forma all'intera parabola del pensiero occidentale, nell'arco di tempo che va dal sorgere delle scuole presocratiche della Ionia e dell'Italia meridionale alla conversione di Agostino al cristianesimo. Al centro del racconto, come nella celebre raffigurazione della Scuola di Atene di Raffaello, si stagliano le due grandi figure di Platone e Aristotele: i due giganti che hanno posto le basi per il pensiero dei millenni successivi, e la cui influenza, nella mentalità e nella società odierne, si rivela ancora molto profonda.
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Emancipata, disillusa, intelligente, Clelia, il personaggio che dice "io", è una donna che vive orgogliosamente del proprio lavoro in una ruvida e scontrosa solitudine. Quando da Roma torna a Torino, dove era nata, per allestire, nella città ancora ingombra di macerie, un atelier di moda, si trova immersa in uno straniamento tale che le permette di vedere e giudicare l'irrequieta borghesia dell'immediato dopoguerra, gli intellettuali snob, le ragazze un po' disperate e un po' frivole, con uno sguardo piú aperto ma forse anche piú cinico. Pavese pubblicò Tra donne sole con altri due romanzi brevi, Il diavolo sulle colline e La bella estate, in un volume che ne segnò la consacrazione critica, sancita anche dal Premio Strega del 1950.
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Einaudi, 26/03/2013
Abstract: L'attentato del 1995 alla metropolitana di Tokyo - nel quale alcuni adepti del culto religioso Aum diffusero nei treni un potentissimo veleno, il sarin, causando dodici morti e migliaia di intossicati - ha scosso violentemente la coscienza collettiva dei giapponesi, prefigurando le nostre attuali paure. Attraverso una serie di interviste, sia agli affiliati della setta che ai superstiti, Murakami cerca di chiarire i motivi di un gesto cosí assurdo, e di comprendere che cosa possano aver provato e provino ancor oggi le vittime di quella tragedia: gente comune, che ha vissuto un incubo impossibile da dimenticare.
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Einaudi, 10/10/2013
Abstract: Ci son quelli che amano i bilanci, la nostalgia, tornare piuttosto che partire. Ci son quelli, invece, che guardano sempre avanti e preferiscono mille volte gli inizi alle conclusioni. Lorenzo Jovanotti Cherubini è uno cosí, uno che, non appena finisce un disco, non vede l'ora di farne uno nuovo. Ma anche per quelli come lui arriva prima o poi il momento di volgere lo sguardo all'indietro e fare, se non un vero e proprio bilancio, almeno un backup. Per liberare spazio salvando il passato. A venticinque anni da È qui la festa?, il suo primo grande successo, Lorenzo Cherubini tira il fiato e si racconta: la passione per il rap, le notti in consolle, gli inizi a Radio Deejay e, all'improvviso, la sensazione di essere al centro della scena della musica italiana, senza sapere bene come. E poi i viaggi, le idee, le canzoni scritte di getto e subito incise, o quelle tenute in un cassetto per anni. Come Bella, rimasta musica fino all'arrivo della moglie Francesca. Sí, perché c'è anche questo in Gratitude, c'è forse soprattutto questo: l'ispirazione che viene dalle persone e dall'amore per le persone. La donna della vita, un fratello che non c'è piú ma che si sente sempre... Con una voce in cui risuonano tutto il ritmo, la passione e l'allegria della sua musica, Lorenzo Cherubini ci trascina in una festosa maratona all'indietro, la rincorsa che serve a spiccare il volo. Perché per quelli come lui, anche con venticinque anni di carriera alle spalle, la vita è sempre un nuovo viaggio.
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: L'aspirazione al compimento di un'educazione umana, la volontà di spezzare il cerchio di solitudine e di tragicità che per Cesare Pavese circondava da sempre la vita. La speranza a tutti i costi di dare un valore alla propria attraverso la politica. Il tentativo di capire Torino attraverso Roma e viceversa nell'impegno alla lotta civile e nella ricerca di una moralità.