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L'inventore dei cantautori. Nanni Ricordi: una storia orale
Il Saggiatore, 16/05/2019
Abstract: Alla fine degli anni cinquanta, Carlo Emanuele Ricordi detto Nanni, rampollo scalpitante dell'illustre famiglia che ha fondato l'editoria musicale, si aggira tra i locali di una Milano in pieno fermento sociale e artistico alla ricerca di voci nuove e talenti inespressi. Una sera sente suonare un certo Giorgio Gaberščik, un'altra è incuriosito dalla voce un po' stonata di un giovane studente di medicina; e lui seduta stante ingaggia gli sconosciuti Gaber e Jannacci per la neonata Dischi Ricordi.Nanni apre le porte di casa sua e trasforma il suo salotto in punto di ritrovo non solo per i Gaber e gli Jannacci, ma anche per Luigi Tenco e Maria Callas, Carla Fracci e Leonard Bernstein, Luchino Visconti e Dario Fo. Le sue feste diventano la fucina della cultura di quegli anni, il luogo in cui si intrecciano i migliori saperi e mestieri: Gino Paoli disegna le copertine dei dischi, Sergio Endrigo scrive per Ornella Vanoni, De André presenta a Nanni De Gregori – "Uno che vale molto più di me". Stanco di un modello Sanremo ancorato al passato, Nanni porterà alla rivoluzione della canzone italiana e alla consacrazione di quelli che diventeranno i grandi cantautori che tutti conosciamo.L'inventore dei cantautori ricostruisce la vita di Ricordi direttamente dalla voce di Nanni e di chi è sempre stato al suo fianco – cantanti, musicisti, produttori, famigliari e amici –, raccontando la gloria e la disfatta di un mondo, quello discografico, cresciuto a dismisura e poi crollato su se stesso per aver perso la propria umanità. Da queste pagine trapelano l'intimità e il calore, le risate, la consapevolezza e il coraggio di chi invece ha avuto "orecchio… tanto, anzi parecchio". E ha inciso i capolavori della musica italiana nella nostra anima e nella nostra storia.
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Il Saggiatore, 23/05/2019
Abstract: ""La mia è arte politica. Quello che faccio è mostrare pubblicamente la violenza del potere. Parlo di quello che si nasconde dietro la messa in scena della "preoccupazione per la sicurezza". Sono gli apparati a esercitare violenza."Il 23 luglio 2012 un uomo compare di fronte alla cattedrale di Kazan', a San Pietroburgo. La sua bocca è cucita da un filo che penetra nella carne, serrando il labbro superiore e quello inferiore: è l'artista Pëtr Pavlenskij. Il suo corpo riappare ostinato negli spazi pubblici della Russia di Putin: nel maggio 2013 Pavlenskij è nudo, avvolto nel filo spinato, davanti al Parlamento di San Pietroburgo; a novembre si inchioda i genitali al selciato di fronte al Cremlino durante la Festa della polizia. Nell'ottobre 2014, seduto sul muro di un ospedale psichiatrico, si recide il lobo dell'orecchio destro. Nel novembre 2015 incendia il portone del quartier generale dei servizi segreti.Seguono complotti giudiziari, scandali e arresti che non fanno che amplificare la forza delle sue azioni, perché se i suoi materiali non sono che un corpo, del filo spinato o una tanica di benzina, a creare il significato delle sue opere contribuiscono lo sconcerto del pubblico, le violenze dei poliziotti, il clamore dei giornali. Oggi di quel processo entra a far parte questo libro, terminato in carcere, in cui Pavlenskij racconta la sua arte politica, scandalosa e inarrestabile."
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Il futuro migliore. In difesa dell'essere umano. Manifesto per un ottimismo radicale
Il Saggiatore, 30/05/2019
Abstract: Oggi noi esseri umani siamo sotto attacco da tutti i fronti. La crisi del capitalismo globale ha lasciato campo libero alle forze arcaiche del razzismo, della misoginia e del più cieco nazionalismo autoritario. Il pianeta è febbricitante e quasi del tutto sepolto dalla sovrapproduzione di plastica e cemento. La Silicon Valley produce sempre più raffinati algoritmi che concretizzano l'incubo del controllo totale e sempre nuovi gadget che in breve realizzeranno la trasformazione dell'uomo in robot.Dobbiamo rassegnarci a essere consumatori ormai privi di volontà o macchine biologiche dal comportamento prevedibile e modificabile? Secondo Paul Mason no: possiamo ancora reagire, possiamo riprendere il controllo delle nostre vite e del nostro futuro. Mason propone una nuova forma di azione politica che unisce la tradizione dei movimenti di sinistra, l'esperienza delle lotte del nuovo millennio e la possibilità di agire sulla rete senza esserne dominati. Il suo manifesto ci invita a essere radicalmente ottimisti: dall'affrontare i troll razzisti sul web al compiere le giuste scelte quotidiane negli acquisti, dal lottare per il controllo dei nostri dati personali al costringere i governanti a promulgare leggi che liberino il potenziale positivo delle nuove tecnologie, sono molte le cose che possiamo fare per tornare a essere soggetti attivi, e non passivi oggetti delle politiche mondiali.Il futuro migliore è una chiamata alle armi per chi è deciso a resistere al monopolio delle tech companies, alla globalizzazione ultraliberista e alla politica dell'odio per le strade e sui social network. Dopo averlo letto avrete una scelta molto semplice: vivacchiare nella speranza che il vostro orticello si salvi oppure iniziare a combattere.
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Il Saggiatore, 23/05/2019
Abstract: Scritto in carcere nel 1943-44 sui fogli forniti ai detenuti per la confezione di sacchetti di carta e ambientato nel penitenziario di Fontevrault durante l'inverno 1940-41, Miracolo della rosa è un'opera di scandalo e malizia. In parte è un resoconto immaginario della vita di prigionia del protagonista "Jean Genet", in parte è una rievocazione realistica della permanenza dello scrittore nella colonia penale di Mettray, dove a sedici anni era stato incarcerato per furto.A Fontevrault Genet ritrova altri reduci di Mettray: il giovane Bulkaen, oggetto di una passione febbrile; Divers, lo "sposo" della giovinezza; ma soprattutto Harcamone, il "danzato mistico", bellissimo giovane condannato alla pena capitale per omicidio. Fontevrault, ex abbazia, poi carcere, diventa infine epicentro del desiderio e degli intrecci erotici fra i compagni di detenzione, in un susseguirsi di episodi che costituiscono una sorta di romanzo a puntate in cui i personaggi si ritrovano immersi in un clima di torride e incontenibili pulsioni virili. Su tutti domina proprio Harcamone, che dalla sua cella d'isolamento si manifesta come un'epifania libidinosa e trasmuta agli occhi di Genet le catene che gli serrano i polsi in miracolose ghirlande di rose bianche.Miracolo della rosa – qui presentato con prefazione e traduzione rivista di Dario Gibelli – è un'autobiografia visionaria che trasfigura la materia sordida da cui trae origine, fatta di verghe e violenza, e la sublima in poesia. È un'apologia di esistenze marginali sottratte all'ignominia e trasformate in emblemi eroici dalle mistiche alchimie del canto. È una celebrazione della potenza della scrittura, strumento di salvezza e di reinvenzione delle vittime sociali, e una meditazione sulle virtù evasive della fantasticheria – il lusso specifico di chi si trova in un carcere, fisico o simbolico che sia. È l'opera più eccessiva di Jean Genet.
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Elogio della rabbia. Perché dovremmo incazzarci di più e meglio
Il Saggiatore, 06/06/2019
Abstract: "Viviamo tempi bui. Da sempre. Invidia, rancore, oppressione e gelosia assorbono le nostre energie come una spugna, lasciandoci esausti e rassegnati davanti ai nostri infiniti fallimenti. Un lavoro che non ci soddisfa e il nostro capo che non la smette di umiliarci. L'amore che ci piega con le sue malsane incomprensioni, spingendoci a immaginare mille amanti. Nel frattempo, il telegiornale ci sbatte in faccia vittime e morti di guerre che non capiamo e i partiti politici si fanno forza sparando proiettili di odio verso il nemico, l'intruso, lo straniero. Basta galleggiare per qualche secondo nell'abisso di Facebook, scansando momentaneamente le foto di gattini, per rendersi conto di quanto il mondo sia violento: i commenti sotto i post sono un tripudio di offese e auguri di morte, di razzismo e sessismo; legioni di annoiati e troll si compattano, fanno gruppo per spruzzare sugli altri tutta la loro anonima bile.Eppure non dovrebbe essere così, la rabbia. Questo sentimento luminoso, carico di coraggio, di speranza, che ha permesso a popoli oppressi di conquistare la libertà, a uomini e donne cresciuti ai margini del mondo di diventare santi, artisti, presidenti, e a migliaia di volenterosi di dare voce, ogni giorno, alla loro protesta d'amore.Elogio della rabbia è un manifesto audace: un invito a scrollarci di dosso la catasta di preoccupazioni, ossessioni e isterie che bruciano le nostre vite; ad abbandonare quel bisogno di controllo che esercitiamo verso tutto e tutti – i nostri figli, la nostra poltrona, il telefono della persona che amiamo –; e, infine, a trasformare quell'energia repressa in un'arma per difendere e riconquistare il futuro. All'insegna della giustizia, però, e non del sopruso. In un coro umano che non si faccia confondere da un esercito improvvisato di solitudini avvelenate."
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Il Saggiatore, 06/06/2019
Abstract: 18 luglio 1816, le tenebre ricoprono l'abisso e il diavolo aleggia sulle acque. Nel mare al largo della Mauritania il brigantino Argus avvista tra i flutti un relitto alla deriva. Ciò che appare, avvicinandosi, è una visione demoniaca che mozza il fiato ai marinai: aggrappati a quelle assi di legno, ammassati gli uni sugli altri, ci sono i corpi sfiniti e consunti di quindici uomini, da tredici giorni ostaggio delle onde, della fame e della sete. Sono gli unici sopravvissuti tra i 147 a bordo della zattera allestita dopo che la nave francese Medusa si è arenata nelle sabbie africane d'Arguin.Subito la notizia percorre il regno di Luigi XVIII, circondata dalle domande e dai sospetti: cosa è potuto mai accadere? Come hanno fatto a resistere in quelle condizioni? Cosa ne è stato degli altri? Ma mentre i superstiti raggiungono Parigi, e i primi scandalosi brandelli della loro storia rimbalzano sui giornali, appare chiaro come certe verità, nella loro tragedia eterna e senza scampo, non possano trovare posto nel mondo dei vivi.La zattera della Medusa è un angosciante viaggio attraverso un inferno di soprusi, violenza e cannibalismo. Tra sadici marinai senza morale, perversi cuochi di bordo, mostruosi giganti asiatici dalla forza sovraumana e vanitosi ufficiali, incapaci di governare altro se non la frusta, Franzobel intesse un'appassionante narrazione storica attorno a una delle vicende più inquietanti della Francia moderna. Il suo è un romanzo ambizioso, che riesce a ridare voce ai lamenti di sommersi e salvati i cui nomi si sono inabissati nel gorgo del tempo. Una lugubre ballata del mare, che rivela ancora una volta con quale ferocia la natura possa violentare la carne lungo i solchi tracciati dalla disperazione.
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Il Saggiatore, 06/06/2019
Abstract: Paesaggi è la più completa raccolta degli scritti di John Berger dedicati all'arte e alla letteratura. Chi è alla ricerca di un ponderoso volume di critica, con quadri monografici e rigide periodizzazioni, dovrebbe guardare altrove; chi invece è già un lettore di questo "rinascimentale uomo contemporaneo" si stupirà ancora una volta di tanta varietà di saggi, poesie, racconti e meditazioni, ritrovando lo sguardo di uno storyteller che mai ha inteso la scrittura come un atto di possesso, ma sempre come un modo per abitare il presente e mutarne la trama.In questo volume, ideale prosecuzione di Ritratti, John Berger è l'osservatore tenace di vasti panorami popolati da figure umane, alla ricerca di mappe del nostro tempo. Dapprima si tratta soprattutto di paesaggi teorici, in cui Berger incontra gli scrittori e gli artisti che più hanno accompagnato il suo pensiero: da Walter Benjamin a Gabriel García Márquez, da Rosa Luxemburg a James Joyce. Poi si passa all'esplorazione – a volte reale, sempre letteraria – di paesaggi fisici: la Palestina resistente, abitata da bambini e cavalli selvaggi; la Parigi dei cubisti e la Venezia marcescente della Biennale; la città di Delft che "sgorga dagli occhi di chi l'ha lasciata"; la campagna senza tempo in cui i contadini hanno insegnato a Berger "il poco che so"; fino al fluido mercato del mondo odierno, in cui ognuno è un consumatore perduto in una geografia assente.Raccontando questi luoghi, John Berger racconta se stesso, il suo modo ardente e combattivo di cercare uno spazio da condividere e di indagare lo sguardo. Ogni paesaggio parla per lui di "rischio e avventura": il rischio e l'avventura, in questi Paesaggi composti dagli anni cinquanta a oggi, sono quelli di un pensiero pronto in qualsiasi momento a farsi mettere a repentaglio da un'opera perturbante o un fatto inatteso, che si pone sempre, qualsiasi cosa scelga di narrare, sul limite sottile del mistero.
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Il male. Storia naturale e sociale della sofferenza
Il Saggiatore, 13/06/2019
Abstract: Da millenni proviamo a dire, in infiniti modi, che cos'è il male. A ogni violenza subita, per ogni sopruso, invochiamo questo nome arcaico. Lo assegniamo ai nostri piccoli tormenti quotidiani e ai grandi desideri inappagati, alle inquietudini e ai disagi, all'infelicità e all'ingiustizia che da sempre ci pare governare il mondo. Alla morte, persino: il male più temibile di tutti. Comunque sia, ciò che è "male" per noi non dovrebbe esistere affatto. Vorremmo allontanarlo, scansarlo, cacciarlo via per sempre dalla nostra vita.Ma che cos'è davvero il male? Il grande scienziato Edoardo Boncinelli tenta di dare una risposta analizzando le particelle elementari che compongono questa contradditoria entità, con tutti gli strumenti che la scienza e la filosofia mettono a nostra disposizione. Ci racconta la biologia del male, come nascono il dolore psicologico e quello fisico, e la sua fisiologia, che si traduce nella malattia e nella morte. Affronta il crimine, il male dal punto di vista etico – la cronaca nera dell'umanità – e ci descrive come produttori di sofferenza, capaci di mentire e perfino di uccidere i nostri simili. Si spinge ai confini del pensiero per sondare l'oscurità che si annida nella nostra stessa coscienza; per farci riflettere sulla nostra doppia natura di esseri sospesi tra istinto e ragione, tra necessità e libertà, insieme carnefici e vittime di un dolore cui nulla e nessuno può sottrarsi.Il male di Edoardo Boncinelli è una lettura affascinante e alla portata di tutti. Un'opera fondamentale per scoprire davvero chi siamo, e per renderci conto della nostra complessità, irriducibile alle categorie con cui di solito decidiamo che cosa è buono e che cosa, invece, ci sembra malvagio.
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L'algoritmo e l'oracolo. Come la scienza predice il futuro e ci aiuta a cambiarlo
Il Saggiatore, 13/06/2019
Abstract: Nell'agosto 2014 lo scienziato Alessandro Vesespignani riceve una chiamata: un'epidemia senza precedenti sta distruggendo la Guinea, presto contagerà il resto del mondo. Il nome del virus è ormai noto a tutti: Ebola. Vespignani e il suo team si collegano a un supercomputer e, grazie ad algoritmi e simulazioni, riescono a prevedere la diffusione del virus con mesi di anticipo.Predire il futuro è la nostra ossessione sin dall'alba dei tempi. Gli aruspici hanno scrutato per secoli il domani nelle carcasse degli animali, e ancora oggi non riusciamo a fare a meno della divinazione: sapere a che ora sorge il sole o quando ci sarà la prossima eclissi lunare mitiga il nostro senso di spaesamento nell'universo. Cosa accadrebbe se fosse possibile prevedere con largo anticipo non solo fenomeni come quelli meteorologici, ma tutta la nostra vita? Togliamo il se. I nuovi indovini artificiali lo stanno già facendo.Alessandro Vespignani – uno dei più importanti scienziati della predizione al mondo – con la sua arte mantica non si affida ai segni della natura, bensì a quelli matematici della datificazione. E a fornirgli questi dati siamo proprio noi. Non ci credete? Guardatevi intorno: le nostre tracce sono ovunque. I pagamenti che eseguiamo con il bancomat dicono cosa possiamo permetterci e cosa ci piace, il gps sullo smartphone registra tutti i nostri spostamenti, l'algoritmo di Facebook impara i nostri gusti in fatto di cinema e musica, moda e cibo, fino a sapere che cosa abbiamo intenzione di votare alle prossime elezioni.Tutti questi dati che seminiamo sono il punto di partenza, il pozzo da cui attingere per simulare e anticipare il futuro. Una sfida che non si esaurisce nella predizione delle attività quotidiane, ma che mira a utilizzarle per profetizzare fenomeni molto più grandi: pandemie, guerre, crolli economici e politici, disastri naturali. L'algoritmo e l'oracolo non racconta come tutto ciò potrà accadere un giorno; racconta come, senza che ce ne accorgiamo, stia già accadendo.
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Il Saggiatore, 13/06/2019
Abstract: Due uomini in carrozza, una mattina d'inverno. Sono padre e figlio, hanno cinquanta e quattordici anni. Leopold Mozart, musicista colto e di talento, ha deciso che è venuto il momento di andare in Italia, di esporre il giovane Wolfgang alla musica, alla cultura, alla vita teatrale del paese che detiene il formidabile segreto della "bella melodia" e della "bella voce". Ci torneranno per tre volte, fra 1769 e il 1773, suoneranno in tutta la penisola e Wolfgang comporrà due opere e una serenata – Mitridate, re di Ponto, Lucio Silla e Ascanio in Alba – per il Regio Ducal Teatro di Milano; ogni volta rientreranno a Salisburgo con i bagagli carichi di souvenir. Soprattutto, rientreranno dopo aver incontrato papi e sovrani, visitato chiese, scavi archeologici, conventi e regge, dormito in locande malfamate e "bei palazzi", assaggiato le angurie a Napoli e partecipato ai balli in maschera a Venezia, comprato abiti di stoffe pregiate e incisioni suggestive, ascoltato opere e concerti alla ricerca del segreto della "bella maniera".I viaggi in Italia raccoglie le lettere che Leopold e Wolfgang hanno inviato durante quei viaggi ad Anna Maria e Nannerl, moglie e figlia, madre e sorella amatissime: un centinaio di missive, scritte quotidianamente con affetto e disciplina, intelligenza e divertimento, per raccontare a chi è rimasto a casa la lunga avventura alla scoperta dell'Italia.I viaggi in Italia fa parte di Lettere della famiglia Mozart, l'opera in più volumi con cui il Saggiatore offre al lettore italiano l'edizione integrale della corrispondenza mozartiana, nella traduzione di Elli Stern e nella curatela di Cliff Eisen: un epistolario fra i più ricchi del mondo musicale; una testimonianza significativa della cultura europea di fine Settecento; l'immersione nel genio di Wolfgang Amadeus Mozart
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Non ho niente da nascondere. Interviste sul cinema e sulla vita
Il Saggiatore, 20/06/2019
Abstract: "Due strade parallele, dritte e morbide come la serenità solare che le avvolge. Una macchinaavanza piano con una barchetta a rimorchio, mentre in sottofondo si innalzano le voci di Jussi Björling e Renata Tebaldi che intonano Tu qui santuzza. Vediamo mani che scelgono cd, sentiamo risate: una coppia sta giocando a chi indovina la canzone; il figlio, sul sedile dietro, è chiamato a fare da garante. Torniamo a vedere la macchina dall'alto; poi la telecamera ci mostra i volti della famiglia felice, in procinto di raggiungere la casa delle vacanze. Ma il canto di Beniamino Gigli si strappa, diventando l'angosciante Bonehead dei Naked City, che mitraglia lo spettatore accompagnando l'arrivo di titoli di testa rossi come il bagno di sangue verso il quale gli inconsapevoli, sorridenti passeggeri sono diretti. Un presagio crudele, rivelato solo a chi è in sala, impotente.Poche sequenze come l'inizio di Funny Games sanno raccontare in modo emblematico l'arte di Michael Haneke, uno dei registi e sceneggiatori più originali degli ultimi trent'anni. Non ho niente da nascondere è il suo più fedele e intimo autoritratto: solitamente laconico fino all'estremo, Haneke sceglie per la prima volta di raccontarsi in una lunga intervista che ripercorre tutta la sua esistenza e la sua carriera, dall'adolescenza nella periferica Wiener Neustadt alla tormentata vocazione religiosa, dai complessi rapporti con attrici e attori alla maniacale cura del sonoro, dai primi lavori per la televisione austriaca a Happy End, passando per i premi a Cannes e per l'Oscar ricevuto con Amour.Haneke racconta la sua vita con una franchezza violenta, svelando i segreti di una consapevole e ostinata ricerca di verità sugli uomini attraverso l'artificio di immagini e suoni. Non ho niente da nascondere è un'immersione in un microcosmo di forze brutali e sotterranee, in grado di frantumare la gelida superficie della vita quotidiana e lasciare lo spettatore faccia a faccia con la propria nuda miseria."
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Fare i bagagli. Un viaggio pratico e filosofico
Il Saggiatore, 20/06/2019
Abstract: C'è chi prepara ogni sua valigia compilando meticolose liste degli oggetti da portare per essere sicuro di non dimenticarsi nulla. C'è chi ci infila dentro roba alla rinfusa all'ultimo minuto. C'è il viaggiatore zaino in spalla, e più è sdrucito e impolverato più se n'è orgogliosi. C'è chi compra un bauletto Vuitton pure per il cagnolino. E poi ci sono le interminabili attese al nastro trasportatore dell'aeroporto d'arrivo, l'ansia che lei si sia smarrita con tutto quello che ci serviva per il viaggio o tutto quello che dal viaggio volevamo riportare a casa. All'andata trasportiamo noi stessi in un altro mondo. Al ritorno misuriamo la distanza oggettuale tra il noi che partiva e il noi che rientra. Noi. Noi e i bagagli.Fare i bagagli è il libro che racconta la relazione lunga e complicata tra le valigie e la nostra identità. Susan Harlan intreccia sapientemente storia del costume e letteratura, cinema e memoir, arte e poesia dei luoghi. Evoca l'orrore esternato nell'Enrico v di Shakespeare davanti alla perdita di valigie, bauli e salmerie. Spiega perché alle donne dovrebbe piacere molto la magica borsa di Mary Poppins. Mostra tutte le sfumature della femminilità incarnate dalle it-bag di Hermès. Rivela il rapporto tra Samsonite, il secondo dopoguerra e un tale che si era messo in testa di girare l'Europa spendendo solo 5 dollari al giorno. E naturalmente illustra come fare bene le valigie: perché con un bagaglio ben fatto sei pronto per qualsiasi destinazione.Che tu ti sposti in treno o in macchina, in nave o in aereo. Che tu sia un elegante businessman da hotel cinque stelle o un neohippie disposto a prendersi la scabbia nei peggiori pulceti. O tutto quello che ci sta in mezzo. Questa lettura davvero vale il viaggio.
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Bauhaus. Vita e arte di sei maestri del Modernismo
Il Saggiatore, 27/06/2019
Abstract: Esiste un modo estremamente semplice e altrettantoefficace per comprendere l'impatto delBauhaus sulla pittura, l'architettura e il design delNovecento: basta osservare una foto di gruppo degliartisti che ne hanno fatto parte. Tra i loro volti,si riconoscono facilmente quelli di Walter Gropiuse Paul Klee, di Vasilij Kandinskij e Ludwig Mies vander Rohe, di Joseph e Anni Albers. Il loro incontrotra Weimar, Berlino e Dessau fu un evento senzaprecedenti, probabilmente ineguagliabile, dettatodall'utopia estetica e sociale di armonizzare artee industria, razionalità e bellezza; una parentesiradiosa in una Germania che stava già precipitandonel buio.Questo volume è la storia collettiva di quei seigrandi maestri. Sei artisti cruciali che vissero l'unoa fianco all'altro, insegnarono nelle stesse aule efinirono per influenzare reciprocamente i loro destini.Mentre nei laboratori del Bauhaus nascevaun nuovo design, destinato a ridefinire i valori dellaproduzione seriale, le serate a Weimar e Dessauerano animate da balli in maschera e accaloratediscussioni. Camminando nella fresca pineta, trale case dei maestri, era possibile trovare due deimaggiori pittori dell'epoca, Paul Klee e Vasilij Kandinskij,che discutevano di colore ed energia; o imbattersiin Walter Gropius, rapito dalle volubili traiettoriedi Alma, un'autentica femme fatale che loincontrava all'insaputa del marito, Gustav Mahler.Se queste immagini si susseguono ora inBauhaus è perché il suo autore, Nicholas Fox Weber,non è soltanto uno dei maggiori studiosi delmovimento, ma è stato amico e confidente di Josefe Anni Albers. In lunghe conversazioni e intensidialoghi, ha raccolto dalla viva voce degli ultimiBauhausler le riflessioni, gli aneddoti e le memoriedi un'epoca d'eccezione. L'epoca in cui l'avanguardiaprovò a ricucire la frattura che separavaarte e società: l'ultimo grande sogno umanista delNovecento.
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I balsami di Venere. L'erotismo in Europa dal Medioevo al Settecento
Il Saggiatore, 27/06/2019
Abstract: Il Saggiatore prosegue la ripubblicazione del corpus delle opere di Piero Camporesi con I balsami di Venere, un'esplorazione storico-letteraria delle pozioni, delle pietanze e dei medicamenti ideati tra Medioevo ed età moderna per lenire o stimolare i piaceri della carne, aumentare o ridurre la fertilità, rinvigorire l'energia vitale o preservare quella della giovinezza. La conferma della capacità unica dello studioso di raccontare l'anima di un'epoca attraverso il suo corpo, e di leggere in esso le evoluzioni che hanno condotto al nostro presente.
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In Giappone. Cronaca di un cambiamento
O barra O, 14/05/2019
Abstract: Nel 1922, Albert Londres, leggenda del giornalismo d'inchiesta, si imbarca per l'Asia come inviato del quotidiano francese "Excelsior" per realizzare il più ambizioso dei suoi reportage. Prima tappa, il Giappone.In una serie di articoli dallo stile funambolico, ironico e a tratti irriverente, il grande cronista ci trasporta nelle strade, tra i templi, i giardini, le case da tè di Tokyo e Kyoto e i brulicanti paesaggi industriali di Osaka, ci introduce alla mentalità e alle usanze giapponesi e ci fa respirare le tensioni che accompagnano i primi passi dell'Impero del Sol levante sulla scena politica internazionale.Le folgoranti osservazioni contenute in queste pagine descrivono lo smarrimento e la fascinazione provati di fronte a un mondo "lontano" e "indecifrabile" e colgono con acutezza i passaggi chiave di un paese "in ebollizione" che, sotto la spinta di profonde trasformazioni sociali ed economiche, sta ponendo le basi per la nascita del moderno Giappone.
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minimum fax, 07/11/2012
Abstract: Charlotte, modella trentacinquenne dalla carriera in lento declino, ma ancora inserita negli ambienti "in" di Manhattan, resta vittima di un rovinoso incidente stradale da cui esce viva, ma gravemente sfigurata; insieme al nuovo viso regalatole dalla chirurgia plastica deve costruirsi una nuova vita, e scoprirà che farlo nel mondo virtuale è più redditizio che in quello reale. Nel frattempo, nel paesino del Midwest di cui è originaria, una sua omonima, ancora adolescente, comincia una relazione con un insegnante di matematica di origini mediorientali che nasconde un pericoloso segreto. Un investigatore privato sulle tracce di un pr misteriosamente scomparso dalla scena notturna newyorkese farà sì che le storie delle due donne convergano.Guardami, finalista al National Book Award nel 2001, è un romanzo ambizioso e potente che all'epoca dell'uscita anticipava quasi profeticamente la catastrofe dell'11 settembre e l'avvento dei social network, e che a più di dieci anni di distanza resta una magnifica testimonianza delle doti letterarie della sua autrice.
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L'orma editore, 04/10/2013
Abstract: Cinque anni della fine di un'infanzia narrati in presa diretta attraverso flash folgoranti e mirabili tappe esistenziali. Una madre alcolizzata e violenta, il socialismo reale ormai agli sgoccioli in un'abbandonata provincia della Germania Est. Ma questa reiterata discesa agli inferi è compiuta sempre a testa alta: la ragazza non piange, non chiede aiuto, è forte. Contrattacca o colpisce per prima, e nel frattempo conosce anche lei le goffe tenerezze dell'adolescenza, l'insopprimibile voglia di normalità, la fuga nella lettura e nella fantasia. Nel suo romanzo più celebrato, acclamato in patria e pubblicato finora in sette lingue, Angelika Klüssendorf ci consegna il ritratto di una cattiva ragazza in una periferia allo sbando. Un libro tagliente, duro, di disperata vitalità.
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L'orma editore, 04/10/2013
Abstract: Una ragazzina ingoia l'intero contenuto dell'armadietto di medicinali della madre per uscire da una vita di solitudine e affetti traditi. Prima di assopirsi ci racconta la sua storia di piccole delusioni che sembrano insormontabili, la storia di quella fatica naturale di divenire un'altra che può essere l'adolescenza e che continua a riguardare tutti ogni volta che ci troviamo ingabbiati in un'esistenza spenta e domata.Una fatica accesa di entusiasmi: la gioia della radio, l'ossigeno della musica, il sogno del giornalismo, la festa delle visite degli sfarzosi amici del nonno, gaudenti scialatori di sentimenti e di denari. Il tutto in una Parigi degli anni Sessanta vibrante di aneddoti famigliari e canzoni alla moda. Un romanzo che è una finestra sull'interiorità in ebollizione di una bambina. La ricostruzione fedele, acuta e commovente di quell'età della vita in cui il mondo comincia a fraintenderci.
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L'orma editore, 11/11/2013
Abstract: Può un grande speculatore in costante volo attorno al mondo fagocitare completamente le giornate di un inquilino di cui ignora persino l'esistenza? Uno scrittore in crisi creativa e matrimoniale insegue la frase per cominciare un nuovo libro, ma tutti i tentativi di afferrarla si disperdono inesorabilmente in un tragicomico reticolo di elucubrazioni sul suo attuale padrone di casa, un magnate dell'immobiliare che vive su un jet privato senza quasi mettere piede a terra. Tutte le ipotesi, anche le più sconclusionate, si mescolano tra loro come un sogno a occhi aperti: convertirlo al pauperismo, assassinarlo, servirlo fedelmente. Con questo romanzo Bremer rivendica il diritto e la capacità della letteratura di comprendere il mondo attraverso la lente straniante della fantasia. La speculazione edilizia raccontata attraverso fantasmagorie e ossessioni allucinate ed esilaranti.
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La biblioteca di Gould. Una collezione molto particolare
L'orma editore, 04/10/2013
Abstract: Improvvise resurrezioni di massa, macchine da scrivere programmate per produrre capolavori senza tempo, città assurdamente votate al silenzio, amanti che dopo ogni incontro sessuale si ritrovano nel corpo del partner. Queste e altre storie irresistibili attendono il lettore nei meandri della biblioteca di Pierre Gould, narratore acuto e perfido, regista occulto di questo sorprendente campionario di raffinate fantasie. I racconti de "La biblioteca di Gould" compongono una collezione molto particolare di tradizioni improbabili, di piccole manie eccentriche, di distorsioni in grado di mutare radicalmente lo sguardo sulla realtà in cui viviamo, ma soprattutto di libri, impensabili, fatali, esilaranti. Esattamente come questo di Bernard Quiriny, un'esperienza entusiasmante per chiunque abbia a cuore la letteratura.