Trovati 847439 documenti.
Trovati 847439 documenti.
Risorsa locale
Pelago, 25/02/2023
Abstract: Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, è stato uno dei fondatori della filosofia politica: il suo monumentale Lo spirito delle leggi, basato su riflessioni sui sistemi politici e giuridici del passato e del presente, da anatomizzare e mettere in riferimento alla società contemporanea, ha influito in notevole misura sulla scienza politica, dal Settecento fino a oggi, su temi quali la libertà, l'autonomia dell'essere umano, le leggi e le istituzioni. In sintesi, la legalità del potere. È stato anche il sostenitore della separazione dei poteri all'interno dello Stato, quale elemento fondamentale per garantire ai cittadini la libertà di cui necessitano.
Risorsa locale
Pelago, 25/02/2023
Abstract: Massimo teorico in Italia dell'idealismo, da lui rielaborato come "attualismo" – dottrina in base alla quale ha valore solo il pensiero universale ed assolutamente immanente, mediante il quale viene posta ogni realtà "oggettiva", di per sé astratta e priva di sussistenza –, Giovanni Gentile è stato a lungo giudicato più per la sua convinta adesione al fascismo (che gli costò la vita) che per la sua opera. Oggi il suo pensiero deve essere riletto in un'ottica più vasta, nell'ambito della tradizione filosofica "continentale" del Novecento europeo, alla quale si riconnette – al di là di lessico e competenze specifiche – per alcuni fondamentali temi teorici. Gentile è generalmente noto anche per la radicale riforma scolastica che promosse in qualità di ministro della Pubblica istruzione, la quale valorizzò gli studi umanistici e il merito intellettuale degli studenti, e la cui eredità è presente ancora oggi.
Risorsa locale
Pelago, 25/02/2023
Abstract: Il pensiero di John Stuart Mill rientra nel filone dell'utilitarismo inglese, secondo cui un'azione è moralmente giusta solo se apporta la massima felicità o il massimo piacere per il maggior numero possibile di persone, ma ne stemperò le ruvidezze e l'eccesso di razionalismo, dando la preminenza alla "cultura di sé", lo sviluppo delle capacità individuali. Sotto questo punto di vista, considerò come la migliore forma di governo una democrazia nella quale non fosse la maggioranza a imporre il suo pensiero e i suoi costumi, ma venisse data voce a tutti, individui e gruppi. Come scrisse nella sua opera più famosa, La libertà, ogni individuo deve avere la massima libertà di espressione, purché non danneggi gli interessi degli altri. Fu un fervente sostenitore del femminismo e della massima libertà di dibattito, anche sui temi religiosi.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: L'idealismo di Johann Gottlieb Fichte non fu, come a lungo si è pensato, una sorta di introduzione propedeutica alla più nota dottrina di Hegel in questo campo, ma uno sviluppo autonomo che, superando il dualismo kantiano tra la cosa in sé e il fenomeno, pose al vertice di tutto l'io assoluto, processo dell'autocoscienza che include ogni forma di conoscenza. Secondo Fichte, infatti, la realtà non è esterna all'uomo, ma il prodotto della sua libera attività spirituale. Considerò inoltre la filosofia come strumento per cambiare la vita delle persone e il mondo stesso, e l'intellettuale come una figura cui è attribuito il compito supremo di operare per incidere sulla società. In quest'ambito fu particolarmente attivo anche attraverso i Discorsi alla nazione tedesca, pronunciati per riaffermare il primato della Germania come guida spirituale degli altri popoli.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: Ludwig Feuerbach, esponente della sinistra hegeliana, è considerato l'"anello di collegamento" tra Hegel e Marx, in quanto trasferì l'idealismo hegeliano sul terreno della realtà, del finito, della concretezza. Inoltre, elaborò il concetto di "alienazione religiosa", secondo il quale l'individuo deve riappropriarsi di ciò che aveva originariamente proiettato in Dio, vale a dire della coscienza di sé, del suo essere, dei suoi ideali. L'assoluto, appunto, non è altro che l'uomo e questi non potrà trovare che in se stesso l'ideale che ricerca. Anche questo concetto verrà rielaborato da Marx in senso materialista estendendolo alla critica dell'alienazione dell'uomo nella società capitalistica. Per molti commentatori, Feuerbach è il pensatore che ha superato storicamente l'astrattezza della filosofia idealistica mettendo al centro la soggettività e la coscienza di sé, cardini dello sviluppo del pensiero filosofico di fine Ottocento e del Novecento.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: Considerato a lungo – e a torto – uno degli idealisti "minori" (con Fichte) in riferimento a Hegel, Friedrich Schelling è piuttosto un filosofo che ha superato la visione classica di questa corrente di pensiero anticipando molti temi che verranno sviluppati soltanto nel XX secolo. La sua filosofia della natura, secondo la quale spirito e natura, Io e non-Io, soggettività e oggettività si fondono nell'Assoluto originario e indifferenziato, introduce concetti quali l'inconscio e l'evoluzione cognitiva, che saranno alla base di buona parte della filosofia dello scorso secolo. Come è stato detto, quello schellinghiano è un "sistema vivente", in cui ogni risultato raggiunto diventa punto di partenza per nuovi approfondimenti, in un percorso filosofico che non ha timore di inoltrarsi nelle più oscure profondità dell'essere.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: Auguste Comte è considerato il padre del positivismo, corrente filosofica che rinuncia a qualsiasi metafisica e alla spiegazione di tutto ciò che è astratto e non verificabile, prendendo in considerazione solo le "scienze positive", quelle fondate sull'esperienza e sulla realtà dei fatti. Con queste ultime come base e metodologia di indagine, Comte elaborò un intero sistema filosofico che andò al di là della conoscenza pura per investire la politica, la società e le istituzioni, caratterizzandosi come un vero e proprio Credo, una "Religione dell'umanità" considerata come un "Grande Essere" sociale che si pone al di sopra dei singoli individui. Lo spirito positivista avrebbe segnato profondamente la seconda metà dell'Ottocento, favorendo la nascita di fenomeni letterari e artistici come il realismo e il naturalismo e influenzando notevolmente il pensiero della "borghesia colta" di fine secolo.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: Herbert Marcuse dedicò tutta la vita a riunire la dialettica hegeliana con l'originale spirito della dottrina marxiana e i concetti freudiani di repressione delle pulsioni per esercitare una profonda critica su qualunque vera o simulata democrazia, dal socialismo sovietico alle società capitalistiche avanzate come quella statunitense. In Eros e civiltà e L'uomo a una dimensione – le sue opere più note – condannò aspramente queste ultime quali elementi in grado di imprigionare spiritualmente e intellettualmente le masse, attraverso una falsa promessa di prosperità che nasconde invece il livellamento totale degli esseri umani che finiscono per condividere, in ogni strato della società, gli stessi bisogni fittizi da appagare con i consumi. Molto celebre negli anni Sessanta del Novecento, Marcuse rimase vittima di questa fama che finì per far travisare il suo reale pensiero.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: Democrito, insieme a Leucippo, è il fondatore dell'atomismo, dottrina che per la prima volta nella storia della filosofia (e della scienza) immaginò il mondo formato da unità elementari indivisibili, gli atomi. Intorno a questo concetto costruì un sistema filosofico basato su continue interazioni tra atomi senza l'intervento di cause finalistiche esterne e neppure del caso, ma dalla "necessità"; un mondo nel quale le cose avvengono per una ragione intrinseca, meccanicistica. Elaborò anche una teoria della conoscenza in parte fondata sulle sensazioni e in parte sull'intelletto: la prima critica della conoscenza sensibile.
Risorsa locale
Porsenna. Gli Etruschi, civilizzatori sconfitti
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Popolo dalle origini ancora incerte, diverso da tutti gli altri per lingua, organizzazione sociale e politica, costumi, religione, gli Etruschi al loro apogeo controllavano buona parte di un territorio che andava dal Po all'Alto Lazio, con propaggini fino in Campania. I rapporti con Roma furono complessi: dettero all'Urbe i tre ultimi re, poi resistettero a lungo alle spedizioni di conquista. Si allearono con i nemici dell'Urbe, poi con questa stessa in più occasioni, e soltanto dopo secoli i Romani riuscirono a conquistarne definitivamente il territorio. Ma, soprattutto, influenzarono come nessun altro popolo la civiltà romana, attraverso i riti religiosi, il diritto, le tecniche di organizzazione del territorio, che l'Urbe armonizzò ovviamente con i suoi immodificabili princìpi costitutivi. Roma è debitrice nei confronti degli Etruschi anche dei fondamenti dell'architettura come l'arco e le opere di ingegneria idraulica per il drenaggio delle acque, di simboli del potere come la toga praetexta, i fasci littori, la sella curule, fino ai giochi del circo e alle corse dei carri.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: Ruggero Bacone (Roger Bacon), francescano di Oxford, pensatore eclettico, si dissociò dalle correnti accademiche principali del suo tempo, monopolizzate da francescani e domenicani, per elaborare una sintesi unitaria tra pensiero scientifico, filosofico e religioso, rivendicando una libertà spirituale rara nel suo tempo, in nome di una missione di cui si sentì investito: convincere gli uomini ad abbandonare un sapere astratto e aprirsi alla pratica dell'esperienza, l'unica in grado di farsi strumento di vero progresso, in una prospettiva di riforma della Chiesa che comprendeva la Reformatio di tutto il genere umano. Qualcuno lo considera il fondatore del metodo scientifico sperimentale, che sarà alla base della rivoluzione scientifica dell'Età moderna; in realtà, Bacone considerava la scienza e la tecnica strumenti per l'elevazione dell'uomo: il sapere al servizio della teologia e dell'etica.
Risorsa locale
Romolo. La fondazione e i primi Re
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Roma nacque come centro di aggregazione di tribù latine intorno ai colli del Palatino, del Quirinale e dell'Esquilino. A unire queste genti sarebbero stati due fattori principali: la difesa comune contro altri popoli stanziati nelle aree limitrofe e la religione, già condivisa da alcune tribù del territorio. La triade inscindibile esercito-politica-religione, trasferita nei poteri dei re, avrebbe connotato subito la civiltà romana: furono i cittadini ( cives) a fondare la città ( civitas), non viceversa. Il popolo romano era affratellato dalla sacralità di questa comunità, che aveva un fine condiviso: perpetuare la sua esistenza nello spazio e nel tempo, attraverso la pax deorum, la concordia tra i cittadini e le divinità. Tale concordia si raggiungeva non solo con la pietas, il rispetto verso gli dèi, la patria e la comunità, o con i riti sacri, ma anche con l'osservanza fedele dei costumi e della morale degli antenati ( mores maiorum), cioè il sistema di valori della Romanitas. Con un simile collante, Roma attraversò tutte le fasi, spesso tempestose, della sua esistenza – monarchia, repubblica, principato, dominato –, rimanendo sempre fedele a se stessa. Una città eterna.
Risorsa locale
I Tarquini. Dalla monarchia alla Repubblica
Pelago, 29/04/2023
Abstract: L'arrivo degli ultimi tre re, gli etruschi Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, fece cambiare volto alla monarchia romana. I dinasti etruschi furono essenzialmente dei comandanti militari, portatori di un potere autoritario nuovo e laico, l' imperium, e ascesero al trono senza rispettare le procedure canoniche che prevedevano il consenso degli dèi e del popolo. La forza delle armi si sostituì a quella della religione. Contemporaneamente, soprattutto con Servio Tullio, i re posero in atto profonde riforme istituzionali e amministrative, che dettero vita a un nuovo inquadramento del popolo su base censitaria, consentendo anche ai cittadini ricchi, ma non appartenenti al patriziato, di partecipare al governo della città. Tutto ciò ebbe come risultato uno sconvolgimento della struttura sociale della civitas, creando malcontento sia fra i patrizi sia fra i plebei. La situazione si inasprì con la violenta presa del potere da parte di Tarquinio il Superbo, che instaurò una tirannide di fatto. Fu la fine della monarchia: nel 509 a.C. l'ultimo re venne cacciato da Roma e si instaurò la repubblica, con poteri di governo condivisi e limitati nel tempo.
Risorsa locale
Pelago, 28/03/2023
Abstract: Dopo essersi occupato, come psichiatra, di psicopatologia, contribuendo in modo decisivo al rinnovamento di questa disciplina, Karl Jaspers è diventato uno dei padri fondatori della "filosofia dell'esistenza". Per lui il singolo individuo – la cui vita non può mai essere sviscerata in toto dalle scienze, ma soltanto "chiarificata", nel suo nucleo più profondo e nel suo rapporto con la Trascendenza, dal pensiero filosofante – è prima o poi costretto a fare i conti con "situazioni-limite" (lotta, colpa, casualità, sofferenza, morte) che lo scuotono nelle sue certezze tradizionali, facendolo "naufragare", ma lo chiamano al contempo ad essere autenticamente "se stesso". Esse costituiscono, quindi, la condizione per la riconquista, da parte sua, di una fede "filosofica" che, pur essendo risultato di una rivelazione storicamente prospettica dell'unica Trascendenza, è in grado di dare nuovamente senso alla sua esistenza.
Risorsa locale
Manio Curio Dentato. Il conquistatore del Sud
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Equi, Volsci, Latini e poi Sanniti, Tarantini, Siracusani… nel giro di un secolo Roma giunse a sottomettere, oltre all'intero Lazio, tutto il Sud dell'Italia, fino a sbarcare in Sicilia. Qui si scontrò con il più difficile e agguerrito nemico mai avuto: i Cartaginesi della famiglia Barca.Li sconfisse nella Prima guerra punica, mostrando come una civiltà che non aveva mai affrontato battaglie sul mare poteva avere ragione di chi su quel mare viveva e combatteva da secoli.Ma a differenza di quanto avvenne in altri casi, in cui furono singoli condottieri, o intere dinastie, a creare i grandi imperi (i Persiani, i Macedoni di Alessandro Magno e così via), l'espansione di Roma fino al futuro Mare Nostrum fu in massima parte un'impresa collettiva, come fosse un vero e proprio organismo che aveva creato una civiltà e si muoveva come un sol uomo. Non da solo, però: via via si rinforzò con i popoli conquistati, mettendo in atto una saggia politica di associazione.
Risorsa locale
Pompeo e Crasso. La guerra sociale e le guerre civili
Pelago, 29/04/2023
Abstract: L'espansione di Roma, che l'aveva portata a conquistare il mondo, ebbe pesanti ripercussioni sulla tenuta interna della repubblica. Gli squilibri sociali e le condizioni dei popoli conquistati, spesso alla mercé dell'avidità dei governatori, necessitavano soluzioni. L'iterata negazione della cittadinanza romana agli italici, alleati storici di Roma, portò al bellum sociale, ossia la guerra contro gli alleati. In Oriente Mitridate, re del Ponto, riprendeva a minacciare: il comando della guerra, prima attribuito poi sottratto a Silla, fu all'origine della marcia di quest'ultimo su Roma. Si susseguirono vorticosamente numerose vicende: la dittatura di Silla, la guerra degli schiavi condotti dal Spartaco, mentre all'orizzonte si profilavano i signori della guerra, uomini politici che maturavano la loro credibilità sui campi di battaglia e facevano pesare i propri successi militari, insieme alla forza minacciosa dei loro eserciti, negli equilibri di potere interni alla res publica. Tra loro, Pompeo, Crasso e Cesare, autori di un patto privato (il trumvirato) per spartirsi lo "Stato". Con la morte di Crasso nella guerra contro i Parti e il trionfo di Cesare per la conquista della Gallia, il patto era ormai spezzato: Roma era in mano al solo Pompeo, e a Cesare non rimase che riprendersi la scena con la forza. Il bellum horribile, ossia la guerra civile tra Cesare e Pompeo, si concluse con la sconfitta del generale d'Oriente nella piana di Farsalo. Cesare era, ora, l'unico padrone di Roma.
Risorsa locale
I Celti. Roma incontra l'altra Europa
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Il termine Celti racchiude svariate centinaia di tribù che all'epoca dell'espansione di Roma avevano colonizzato a macchia di leopardo un'area che andava dalla Spagna all'Asia Minore e comprendeva l'Europa centrale, l'Italia settentrionale, le isole britanniche e l'Irlanda. Erano tribù forse di origine diversa, ma che parlavano lingue dalle radici comuni, avevano costumi e culture simili e condividevano parte dei loro pantheon.Per i Romani, Celti era sinonimo di "altro", parte di un mondo barbarico ancora poco conosciuto e proprio per questo percepito come minaccioso, sia sul piano politico e militare sia su quello culturale. Effettivamente, fra queste due popolazioni le differenze erano numerose, molto più accentuate di quelle tra Roma e gli altri popoli mediterranei: da una parte, la concretezza e la coesione dei Romani, dall'altra, la spiritualità e l'individualismo dei Celti.All'inizio del IV secolo a.C. quasi tutta l'Italia settentrionale era, di fatto, parte di un mondo celtico: la minaccia per Roma era palpabile. E mentre l'Urbe si espandeva a sud, iniziò anche a valicare il Po per combattere il nemico sconosciuto. Poi fu la volta dei territori transalpini, prima con Giulio Cesare in Gallia, in seguito con gli imperatori che conquistarono le isole britanniche. Alla fine, i Celti si latinizzarono tribù dopo tribù, anche se in alcuni territori più settentrionali, come certe aree dell'Irlanda e della Britannia, riuscirono a mantenere lingua e tradizioni proprie, la cui eredità è ancora oggi molto viva.
Risorsa locale
Scipione Emiliano. Roma espugna Cartagine
Pelago, 29/04/2023
Abstract: La distruzione di Cartagine, che nel 146 a.C. pose fine alla Terza guerra punica, arrivò al termine di un lungo e complesso dibattito in cui intervennero fattori politici, religiosi e perfino economici. Si trattò infatti di una decisione che non era motivata da un casus belli vero e proprio, come per secoli era avvenuto nei precedenti conflitti, ma rappresentò un'autentica guerra preventiva per rendere del tutto inoffensivo un nemico che per un secolo aveva tentato – quasi riuscendoci – di sopraffare Roma e la sua federazione. La paura per la rinascita dello storico avversario dell'Urbe era andata a sommarsi, facendoli traboccare, ai timori di attacchi provenienti dalla Grecia e dall'Asia, anche attraverso il Nord della penisola. Alla fine la pressione psicologica ebbe la meglio e indirizzò l'Urbe verso la scelta di eliminare definitivamente una potenza punica ritenuta solo apparentemente inerte. Era nata frattanto, tra l'irrazionale e il provvidenziale, l'idea, raccolta in Polibio, della signoria mondiale di Roma.
Risorsa locale
Il paradosso del gatto di Schrödinger
Pelago, 31/05/2023
Abstract: La nostra conoscenza della natura è limitata. Limitata nei mezzi, perché ci sono fenomeni che non siamo in grado di indagare. Ma limitata in ultima analisi dalla natura stessa, intrinsecamente indeterminata e ambigua, secondo la meccanica quantistica. Erwin Schrödinger non lo accetta e lancia una provocazione: se la natura coincide con la propria rappresentazione quantistica, sarà possibile immaginare un esperimento in cui un gatto sia contemporaneamente vivo e morto. La fantasia non ha limiti, ma la realtà sì. Cosa impedisce agli amanti dei gatti di vederli in questa sovrapposizione di stati? Il volume tratta il paradosso, la sua storia e i suoi sviluppi affrontando la meccanica quantistica nel pensiero di scienziati e filosofi. Onde e particelle, determinismo, caos, entanglement, probabilità e infinite possibilità. L'analisi di questi temi si sviluppa in un ambiente in cui fisica e filosofia convivono, si sovrappongono e si intrecciano, dando vita a uno dei dibattiti più belli della storia del pensiero.
Risorsa locale
Lucio Emilio Paolo. La conquista del Mediterraneo
Pelago, 29/04/2023
Abstract: Con la vittoria di Pidna nel 168 a.C. che pose fine alla monarchia macedone, e la distruzione di Cartagine nel 146 a.C., i Romani avevano ottenuto il dominio incontrastato su quasi tutto il mondo abitato all'epoca noto. Cambiò l'esercizio del potere: al rispetto per i vinti si sostituì quella che Catone il Censore chiamò "tracotanza, arroganza e prepotenza". I Paesi conquistati divennero terreno di spoliazioni e ruberie nei confronti dei popoli sottomessi; il governo delle province si trasformò in un'occasione di arricchimento personale, mentre la povertà si accrebbe tra i contadini-soldati. Per effetto di questo capovolgimento di valori, il divario tra l'aristocrazia e la plebe andò approfondendosi, e il sistema politico romano assunse caratteristiche spiccatamente oligarchiche. La situazione divenne incandescente quando nel 133 a.C. Tiberio Gracco propose la famosa legge che redistribuiva le terre pubbliche privilegiando i poveri: la riforma finì nel sangue ed ebbe inizio il processo che avrebbe portato alla dissoluzione delle istituzioni repubblicane.