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L'erotismo di Oberdan Baciro
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Luttazzi, Lelio

L'erotismo di Oberdan Baciro

Einaudi, 10/04/2012

Abstract: Pensate al re italiano dello swing. Immaginatelo al pianoforte, mentre duetta con Sylvie Vartan sulle note di Chi mai sei tu, o accompagna Mina in Una zebra a pois. Mettete a fuoco la postura e i gesti, l'aria signorile, l'ironia composta nella voce. Pensate ancora ai modi aristocratici, e a quell'indolenza oblomoviana che era la sua dichiarata aspirazione, il suo modo per sentirsi libero. Bene. Adesso dimenticatevi tutto. Perché a dispetto della sua immagine da gentiluomo d'altri tempi che suonava con lo smoking e la gardenia all'occhiello, il Luttazzi scrittore si rivela a dir poco spudorato. Comicità scatenata e scatenato erotismo: ecco i due binari su cui corre velocissima la cronaca della (breve) vita di Oberdan Baciro, vissuto quanto il fascismo e morto per distrazione. Figlio unico di madre vedova, devotissima a Dio e al Duce, il piccolo Oberdan è uno di quei rari esseri umani il cui destino si manifesta già nell'infanzia piú tenera. D'altra parte, "quando le cose debbono accadere, non solo accadono, ma precipitano". E a Oberdan basta un orlo appena sollevato, un baluginio di pelle, per trasformare la curiosità in chiodo fisso. Attorno a quell'apparizione fugace si consumano la sua infanzia e la sua giovinezza, votate al culto solitario dell'inspiegabile mistero femminile. Il problema però - vuoi per poco savoir-faire, vuoi per sventura, di certo non per mancanza di iniziativa - è che gli anni passano, ma per Oberdan il mistero resta tale. Non gli rimane cosí che rifugiarsi nella fantasia, accesa dai racconti di chi millanta esperienze trionfali, e da quel ritornello delizioso e crudele che le varie Aurora, Beatrice, Cicci, Patrizia, Nives, Sarah, si divertono a scandire un attimo prima di sottrarsi: Se te me fa veder ti, dopo te fazo veder mi... Mentre l'Italia degli anni Trenta cammina tronfia verso il baratro della guerra, Oberdan Baciro danza il suo impacciatissimo balletto con il desiderio, fino a un beffardo ultimo atto. Lelio Luttazzi sa essere meravigliosamente leggero. Di quella leggerezza gioiosa e immaginifica che è l'antidoto all'opacità del vivere. Con una lingua spigliata e volutamente démodée, strizzando l'occhio ai romanzi libertini, ci consegna un singolare affresco d'epoca che svela lo spirito irriverente nascosto sotto la gonnella dell'Italia piú severa. Una storia briosa e imprevedibile come la migliore delle sue improvvisazioni jazz.

Teologia del quotidiano
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Zarri, Adriana

Teologia del quotidiano

Einaudi, 29/05/2012

Abstract: In una cascina della campagna piemontese, dove Adriana Zarri ha scelto di condurre la sua vita eremitica, ci sono gesti, tempi e mestieri caduti in disuso, dimenticati. La Zarri, proseguendo la sua personale ricerca teologica - da lei definita provocatoriamente "impura" - ci dice che è dalla contemplazione, dall'educazione ai valori antichi e dalla vicinanza con le piccole cose che è possibile vivere ogni giorno il miracolo cristiano. Solo percependo i limiti dell'ordinario si raggiunge l'illimitato, l'Uno. E l'osservazione del piccolo, del'Altro, ci avvicina a Dio. Una lezione attuale e sincera come un abbraccio.

Underworld (versione italiana)
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DeLillo, Don - Vezzoli, Delfina

Underworld (versione italiana)

Einaudi, 01/03/2012

Abstract: Un romanzo che fa esplodere la storia, i miti e la vita quotidiana dell'America del dopoguerra e ne ricompone i resti. In una vorticosa alternanza di epoche e figure, DeLillo costruisce un puzzle di sequenze narrative dove protagonisti e comparse hanno lo stesso spazio, dove personaggi di finzione convivono con Lenny Bruce e con J. Edgar Hoover, il potente capo dell'Fbi. Seguendo i passaggi di mano di una pallina da baseball, cimelio di una famosa partita tra Giants e Dodgers, si finisce da una costa all'altra, da un'etnia all'altra, in un destino collettivo dominato dalle immagini e dai rifiuti. Scorie nucleari, pattume generico, feticci sentimentali, erotici, artistici. Un affresco dell'America di ieri, di oggi e di domani come nei migliori film di Altman, ma con in piú la forza di una scrittura che ha fatto definire questo romanzo "il capolavoro della letteratura americana contemporanea".

I posseduti
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Batuman, Elif - Kampmann, Eva

I posseduti

Einaudi, 30/04/2012

Abstract: *** Leggendo I posseduti il lettore imparerà alcune cose: 1) Sopravvivere alle attenzioni di un dottorando di filosofia neokantiana a Samarcanda. 2) Dimostrare, a un convegno di tolstojani, che Tolstoj è stato assassinato. 3) Scoprire affinità e divergenze tra il proprio fidanzato e un Demone di Dostoevskij. I posseduti non è solo un libro sulla lettura: è prima di tutto una storia d'amore, il racconto della passione che si scatena quando ogni lettore, ogni lettrice incontra Anna Karenina, Oblomov, Evgenij Onegin. Perché in fondo "l'essenza dell'amore non è forse la sua capacità di indurre le persone a voler imparare sempre di piú, a immergersi, a diventare posseduti?" *** I posseduti, come il romanzo e come la critica letteraria (generi a cui allo stesso tempo appartiene e che trascende), è il racconto di una storia d'amore. Come il protagonista della Montagna magica di Thomas Mann, che arriva in un sanatorio svizzero per una visita di tre settimane al cugino e vi rimane per sette anni a causa, si può dire, dell'amore, cosí Elif Batuman a tutto pensava tranne che a dedicarsi alla vita accademica: eppure resterà a Stanford sette anni per un dottorato sulla forma del romanzo russo. In parte romanzo di formazione, in parte diario di viaggio, in parte una sottile riflessione teorica sulla natura delle storie, I posseduti è lo spassoso dipanarsi delle avventure (soprattutto nei libri e nelle vite dei loro autori) e delle disavventure (soprattutto in sperduti villaggi uzbeki o in balía di improbabili studiosi ubriachi) della Batuman - e con lei del lettore - nelle meraviglie della letteratura russa. *** "Se Susan Sontag si fosse accoppiata con Buster Keaton, la loro prodigiosa figlia avrebbe scritto un libro come questo". "L. A. Times"

Il momento è delicato
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Ammaniti, Niccolò

Il momento è delicato

Einaudi, 27/04/2012

Abstract: "C'era una parte poco frequentata delle edicole della stazione, quasi abbandonata, quella dei tascabili. Tra i libri accatastati, nascosti dietro un vetro, avvolti nella plastica e ricoperti di polvere cercavo le raccolte di racconti. Era un momento tutto mio, un piacere solitario e veloce perché il treno stava partendo. Studiavo un po' i disegni della copertina, pagavo e infilavo il libro in tasca. Appena mi sedevo al mio posto, gli strappavo la plastica che non lo faceva respirare. Aprivo una pagina a caso, trovavo l'inizio del racconto e attaccavo a leggere. Altre volte, invece, guardavo l'indice e sceglievo il titolo che mi ispirava di piú. E mentre il treno mi portava via finivo su pianeti in cui c'è sempre la notte, su scale mobili che non finiscono mai e tra mogli che uccidono i mariti a colpi di cosciotti di agnello congelati. Quella era vera goduria. E spero che la stessa goduria la possa provare anche tu, caro lettore, leggendo questa raccolta di racconti che ho scritto durante gli ultimi vent'anni. C'è un po' di tutto. Non devi per forza leggerla in treno. Leggila dove ti pare e parti dall'inizio o aprendo a caso". Niccolò Ammaniti *** Racconti: Giochiamo? (scritto con Antonio Manzini) Un uccello molto serio Amore e pipistrelli La medicina del momento Respira. Piano. Ma respira Alba tragica A letto col nemico La figlia di Shiva Fa un po' male Rane e girini L'amico di Jeffrey Dahmer è l'amico mio Gelida manina Racconto per bambini cattivi Il Festival Piú Importante Del Mondo Sei il mio tesoro (scritto con Antonio Manzini) Apocalisse

I primi tornarono a nuoto
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Papi, Giacomo

I primi tornarono a nuoto

Einaudi, 24/04/2012

Abstract: Ritornano tutti, uno per uno. Vengono dall'Ottocento, dal Rinascimento, dalla Preistoria. Sono uguali a noi. Chiedono spazio e ospitalità. Non sono minacciosi all'inizio, solo smarriti e voraci: vogliono vivere, proprio come noi. E i vivi? Adriano Karaianni è il medico che ha scoperto il primo rinato. Maria aspetta un bambino da lui. La loro storia fa da controcanto al destino che i vivi devono affrontare. Con un ritmo serrato e il nitore di una lingua che sa descrivere la ferocia dell'umanità condannata a una vita senza fine, Giacomo Papi racconta un mondo dove nascere diventa un crimine. E reinventa con grande originalità uno dei luoghi più fecondi del nostro immaginario, quello del "ritorno dei morti", in cui ogni epoca ha proiettato paure e desideri inconfessati. *** Hanno la stessa età e le stesse sembianze del giorno in cui sono morti. Ma presentano un metabolismo perfetto e sono famelici come bambini appena nati. Ricompaiono nei luoghi dove hanno vissuto. Un uomo vaga nudo davanti a quello che un tempo era il suo posto di lavoro. Cerca la sua vecchia fabbrica, ma si trova davanti a un nuovo grattacielo. Un ragazzino accoltellato a 17 anni durante una rissa non riconosce più niente. Il suo decesso risale al 1850. Il mondo si ripopola a ondate. All'inizio è una festa perché la morte è sospesa. Gli uomini attendono il ritorno delle persone che hanno amato, ma si continua a vivere in modo normale. Nessuno - nemmeno Adriano, il medico che ha diagnosticato il primo caso e che è in attesa di un figlio - sospetta che la terza ondata sarà così grande. Nella lotta furiosa che si scatena tra i vivi e i rinati, dare alla luce un figlio è insensato. Ma è l'unico, disperato modo, in cui Adriano e Maria combattono per restare umani. In un mondo in cui la morte è abolita, l'amore si rivela l'unica forza capace di spezzare la catena cieca della natura, e il desiderio di dare la vita l'unica via per riconnettersi con il senso - anche oscuro - dell'esistenza.

L'ultimo uomo nella torre
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Adiga, Aravind - Gobetti, Norman

L'ultimo uomo nella torre

Einaudi, 28/02/2012

Abstract: Inaugurata il 14 novembre 1959, nel settantesimo compleanno di Jawaharlal Nehru, la società edile cooperativa Vishram è la nonna di tutti i condomìni pucca da allora sorti in un quartiere di Mumbai, Vakola, che decoroso non è affatto. I suoi abitanti, suddivisi in cattolici, indù e perfino qualche musulmano "del tipo migliore", come in una felice applicazione dei valori nehruviani di cooperazione e convivenza, difendono a oltranza quello status borghese, a dispetto degli inequivocabili segni di decadenza mostrati da uno stabile dove i muri fioriscono di umidità, il tetto rischia di cedere sotto la pressione dei monsoni e l'acqua scorre dai rubinetti per poche ore al giorno. Ma a Mumbai il nuovissimo scalza il nuovo alla velocità di un treno in corsa, il lusso scalza il decoro, e chi non salta in tempo può facilmente finire stritolato sotto le sue ruote. Nella folle corsa per accaparrarsi terra da edificare, il grande costruttore Dharmen Shah fa ai condòmini un'offerta irrifiutabile: acquistare i vari appartamenti al doppio del loro valore di mercato per poter demolire l'edificio ed erigere al suo posto quel luccicante coacervo di stili che sarà lo Shanghai, il progetto di tutta la sua vita. Sono previsti un "regalino" extra per invogliare i dubbiosi, le minacce del truce "braccio sinistro" Shanmugham per ammorbidire i refrattari, e una condizione per tutti: che l'offerta sia firmata all'unanimità. In un attimo la cooperativa torna ad essere accozzaglia di individui non cooperanti - i coniugi Puri e il loro diciottenne figlio down; lo spregiudicato agente immobiliare Ramesh Ajwani, appassionato di donne e comodità, e il gioviale Ibrahim Kudwa, proprietario di un internet café e paradigmatico "uomo medio" del condominio, ansioso di compiacere e partecipare; l'ambiguo amministratore dello stabile, Ashvin Kothari, con un sogno in ogni cassetto, e la "Corazzata" Georgina Rego, assistente sociale abbandonata dal marito con due figli adolescenti; gli anziani coniugi Pinto e il loro amico di vecchia data Yogesh Murthy, detto Masterji, insegnante in pensione da poco rimasto vedovo; la donna delle pulizie Mary e la guardia giurata dello stabile Ram Khare - ciascuno determinato a fare i conti nelle tasche proprie e altrui. Non appena l'esito si profila negativo - tutti i condòmini a favore della vendita tranne uno - l'armonia cinquantennale deflagra e fra i potenziali firmatari dell'accordo e "l'ultimo uomo nella torre" si scava un solco che nessun comune senso di umanità sembra più saper colmare. *** "Adiga riesce a dare voce e senso dello humor agli ultimi, a chi non ha potere: l 'umorismo è "la nostra unica arma" dice un personaggio. E, fortunatamente, questo libro è pieno di "armi" del genere. Magnifico". "The Tatler" *** "I buoni romanzi si leggono per tre motivi: per il piacere della parola; perchè creano un mondo facendoci sognare; perchè narrano la realtà meglio di ogni trattato sociologico. L'ultimo uomo nella torre di Aravind Adiga corrisponde a tutti e tre questi criteri". Wlodek Goldkorn, "l'Espresso"

Il ghiaccio fra le mani
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Zentner, Alexi - Oddera, Federica

Il ghiaccio fra le mani

Einaudi, 20/03/2012

Abstract: Jeannot è tornato. Dopo trent'anni in cui ha vagabondato per le foreste insieme alle ossa dell'uomo che ha ucciso due volte e il ricordo di un cane che cantava agli spettri, Jeannot è tornato. È tornato nel villaggio che aveva fondato lui stesso, anni prima: un manipolo di cercatori d'oro e taglialegna, di uomini impastati di coraggio e disperazione che hanno strappato quel brandello di terra alle silenziose immensità delle foreste del Nord canadese. Ma ciò che la maggior parte degli uomini scambia per silenzio è la voce delle creature che abitano le accecanti tenebre della neve: loup-garou e ijirait, mutaforma e divinità indiane, streghe del mare e il misterioso caribù dorato. Jeannot ne distingue le voci, ne conosce i nomi e le magie. Ma è tornato troppo tardi, dopo che il figlio Pierre e la nipotina sono stati inghiottiti dal fiume, forse a causa di una maledizione che grava sul patriarca: il ghiaccio non dimentica e il bosco pretende sempre qualcosa dagli uomini che hanno l'audacia - o la follia - di sfidarlo. Da quali demoni (non solo interiori) sta fuggendo Jeannot? Cosa successe a Pierre e alla sua mano mozzata, o quale destino attende Stephen, l'ultimo discendente della famiglia e narratore di questa storia composta di mille storie? L'unica cosa che si sa, per ora, è che Jeannot è tornato per uno scopo: far rivivere la moglie morta. Perché Il ghiaccio fra le mani è la storia di un villaggio e di tre generazioni, di uomini e dèi, di spettri e animali, di vivi e morti. Ma soprattutto è la storia di amori così forti da attraversare le foreste del tempo, di corpi che nell'abbraccio danno fuoco ai ghiacci eterni. Zentner racconta i legami misteriosi e sfuggenti che uniscono il cuore della natura più selvaggia a quello degli uomini, e lo fa come se un García Márquez del Nord raccontasse una sinistra fiaba dei fratelli Grimm: il buio di una foresta impenetrabile, il gelo di una strega dei ghiacci, la paura di una tormenta imminente. Ma tutto ciò viene, a ogni pagina, illuminato dall'amore di personaggi così reali che nessun lettore avrà il coraggio di abbandonarli nella tormenta. *** "Certi scrittori impiegano un'intera carriera a scrivere un romanzo come questo. Zentner ce l'ha fatta al primo colpo". "National Post" *** "Zentner ha creato uno dei personaggi più originali e interessanti degli ultimi anni, una figura degna di Gabriel García Márquez". "The Washington Post"

La figlia del capitano
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Puskin, Aleksandr Sergeevic - Polledro, Alfredo

La figlia del capitano

Einaudi, 28/02/2012

Abstract: Un padre severo, un figlio ribelle spedito a prestare il servizio militare all'avamposto di Belogorsk, un bandito, una giovane donna contesa. Sullo sfondo di una Russia attraversata dalla rivolta cosacca di Pugacëv, tra duelli, scontri e prigionie, Aleksandr Puskin narra il contrastato amore tra due giovani, il nobile Grinëv e la dolce Masa, che per coronare il loro sogno dovranno superare innumerevoli traversie. Ultima prova letteraria di Puskin, La figlia del capitano fonde magistralmente le vicende dei protagonisti con la Storia, in un romanzo che si legge come un'"antica fiaba russa".

Libere sempre
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Ombra, Marisa

Libere sempre

Einaudi, 20/03/2012

Abstract: Come è potuto accadere che lo slogan femminista "il corpo è mio e lo gestisco io" si sia ribaltato in una forma di schiavitú volontaria? Una lettera appassionata e delicata sull'adolescenza, la scoperta del corpo, del sesso e della libertà. Senza moralismo, con rispetto e amore. Una donna di 87 anni, ex partigiana, scrive una lunga lettera a una ragazza di 14 anni incontrata in un parco. Una lettera sulla libertà, la bellezza e la dignità delle donne. L'autrice racconta la guerra partigiana, la propria anoressia, i rapporti tra ragazzi e ragazze in montagna, e il senso di pericolo e futuro da cui tutti si sentivano uniti. Il ricordo della lotta di liberazione delle donne si contrappone, cosí, al disagio di vedere che, oggi, per molte ragazze, libertà significa libertà di mettere all'incasso la propria bellezza.

Dell'amore e del dolore delle donne
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Veronesi, Umberto

Dell'amore e del dolore delle donne

Einaudi, 14/02/2012

Abstract: In questo libro si parla di vita. Di momenti di amore vissuti con gioia, di momenti di dolore affrontati con coraggio e tenacia. Ma anche di scienza e fede, di corpo, piacere e cibo. E in particolare si parla tanto, profondamente, di madri e figli. Quelle che leggiamo sono storie di donne. Donne che con un sorriso, sopra i denti stretti, hanno lottato per se stesse e per ciò in cui credono, con la ferma volontà di prendere in mano la propria vita, di guardare sempre avanti, buttando il meno possibile. Sono storie di amore e di libertà. Storie intense, spesso semplici e lievi nella loro immediatezza, a volte dure e tenaci. E a raccontarle, con cura e gratitudine, è un uomo - non un uomo qualsiasi, ma un medico, un ricercatore, un uomo di pensiero e pratica - che ha dedicato tutta la vita all'ascolto del mondo femminile e ha deciso di ripercorrere la propria storia, le battaglie etiche e scientifiche che lo hanno visto protagonista, attraverso le donne che ha incontrato, con le quali ha condiviso sentimenti, amicizie e lavoro.

Gente di Dublino
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Joyce, James - Cancogni, Franca

Gente di Dublino

Einaudi, 14/02/2012

Abstract: Quindici storie che segnano l'esordio narrativo di James Joyce e compongono un mosaico unitario che rappresenta le tappe fondamentali della vita umana: l'infanzia, l'adolescenza, la maturità, la vecchiaia, la morte. In queste pagine Joyce ritrae oggettivamente il mondo della sua città natale, i pregi e i difetti della piccola borghesia dublinese, l'attaccamento alla tradizione cattolica, il sentimento nazionalistico, il decoro, la grettezza, le meschinità, i pregiudizi, osservati e descritti con mordente ironia e profondo senso poetico. Ogni storia, dove pare nulla succeda, rivela in realtà una complessità di sentimenti che smascherano, agli occhi e al cuore di Joyce, la vera anima di Dublino.

Il Guaritore
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Tuomainen, Antti - Suigo, Stefano

Il Guaritore

Einaudi, 14/02/2012

Abstract: In una Helsinki flagellata dalla pioggia battente e dalle continue inondazioni, una giornalista sparisce nel nulla. Stava indagando su una serie di omicidi rivendicati da un misterioso personaggio che si fa chiamare il Guaritore. Sulle tracce di Johanna, si metterà Tapani, il marito. Un uomo che fa il poeta, ma che si trasforma in segugio per ritrovare l'unica cosa che conta, in un mondo sconvolto dal cambiamento climatico. "Nell'odore di casa c'è tutto: il caffè del mattino, il profumo spruzzato in fretta e furia, il sapone all'olio di pino usato per lavare i tappeti la scorsa estate, le lunghe feste natalizie, la poltrona acquistata insieme e ogni singola notte trascorsa con chi si ama. Sono tutti presenti nello stesso odore e si compongono nella mente, per quanto spesso si siano spalancate le finestre. Un odore talmente familiare che fui sul punto di annunciare che ero a casa. Ma a chi avrei potuto dire anche solo una parola?"

La metamorfosi (Einaudi)
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Kafka, Franz - Forte, Luigi - Ganni, Enrico

La metamorfosi (Einaudi)

Einaudi, 01/04/2012

Abstract: Gregor Samsa, commesso viaggiatore, si sveglia un mattino dopo sogni inquieti e si ritrova trasformato in un enorme insetto. La speranza di recuperare la condizione perduta, i tentativi di adattarsi al nuovo stato, i comportamenti famigliari e sociali, l'oppressione della situazione, lo svanire del tempo sono gli ingredienti con i quali l'autore elabora la trama dell'uomo contemporaneo, un essere condannato al silenzio, alla solitudine e all'insignificanza. Come scrive Luigi Forte nella sua introduzione: "Dietro l'icona dell'insetto si nasconde l'abnegazione del figlio disposto a sacrificarsi, ma soprattutto la sua implacabile denuncia: essere costretto a denigrarsi, rimpicciolirsi, scomparire di fronte al potere illimitato".

Quello che le donne
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Massimi, Fabiano - Massimi, Fabiano

Quello che le donne

Einaudi, 28/02/2012

Abstract: Solo le donne possono raccontare le donne. Solo le donne possono rendere la fitta trama di pensieri della mente femminile, la complessa fabbrica di motivazioni che ne determinano scelte, sfide, sentimenti, sacrifici, capacità di amare e di lottare. Da Natalia Ginzburg a Franca Valeri, da Matilde Serao a Renata Viganò, da Sibilla Aleramo a Clara Sereni: una staffetta di scrittrici eccezionali celebra l'universo femminile e racconta la quotidianità dell'altra metà del cielo attraverso storie di donne impegnate, ognuna a suo modo, ognuna con la sua voce, in una battaglia: contro l'ipocrisia, il tradimento, le convenzioni, la guerra. O soltanto la paura. Donne che hanno deciso di non rinunciare a se stesse, di vivere con consapevolezza e autonomia i fondamentali ruoli di figlia, amante, madre, moglie.

A testa alta
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Stancanelli, Bianca

A testa alta

Einaudi, 14/02/2012

Abstract: "Questa è la storia di Giuseppe Puglisi, prete-coraggio in terra di Sicilia. Fu eliminato nel 1993 perché, sottraendo i bambini alla strada, li sottraeva al reclutamento della mafia che nel rione Brancaccio, alle porte di Palermo, ha da tempo immemorabile creato un vivaio di manovalanza criminale. Un caso di inquietante solitudine. La solitudine dell'uomo di fede, impavido fino al sacrificio di sé. Una solitudine che Bianca Stancanelli racconta con appassionata meticolosità e rara efficacia letteraria nella convinzione - vedi la citazione di Borges in apertura di libro - che talvolta, a illuminare il buio della nostra generale codardia, basta l'esempio di un solo hombre valiente. È un modo per avvertire il lettore che quella che si accinge a leggere è la biografia di un piccolo prete dal grande cuore, un eroe vero tra tanti eroi di cartapesta, deciso a dare un'anima a un quartiere che un'anima non l'ha mai avuta, un quartiere abbandonato dallo Stato e posseduto dal diavolo, dove è già un atto di sfida camminare a testa alta". Ermanno Rea

Delitto al trentunesimo piano
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Wahlöö, Per - Zatti, Renato

Delitto al trentunesimo piano

Einaudi, 28/02/2012

Abstract: In un futuro non lontano in cui lo Stato si fa carico di risolvere i problemi di tutti - abitazioni, disoccupazione, iniquità sociali - qualcosa inaspettatamente sfugge ai controlli. Una lettera minatoria viene recapitata nel palazzo dell'editoria, sede delle centinaia di testate del Paese, tutte scrupolosamente depurate di qualsiasi notizia possa turbare la serenità dei cittadini. Il caso viene affidato al cupo ispettore Jensen, che non appena inizia le sue indagini si trova invischiato nel misterioso trentunesimo piano di un palazzo che ne conta solo trenta. "La busta era bianca e del tipo piú comune. Era affrancata con tre francobolli e nell'angolo sinistro in basso c'era l'etichetta rossa della raccomandata. La busta conteneva un foglio di carta piegato in quattro. Sia l'indirizzo sia il testo erano composti con lettere incollate, evidentemente ritagliate da un giornale. La carta sembrava essere di ottima qualità e il formato appariva insolito. Jensen tenne il foglio tra le punte delle dita e lesse: Come rappresaglia per l'omicidio che avete commesso, una bomba a orologeria a elevato potenziale è stata piazzata nell'edificio ed esploderà esattamente alle quattordici del ventitre marzo, fate in modo che gli innocenti si salvino".

La Maga delle spezie
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Divakaruni, Chitra Banerjee - Oddera, Federica

La Maga delle spezie

Einaudi, 01/01/2012

Abstract: C'è una vecchia signora indiana in una bottega di Oakland, in California. Alla ricerca del sapore piú squisito, o del sortilegio piú sottile, sfiora polveri, semi, foglie, bacche. È Tilo, la Maga delle Spezie, e questo romanzo è la sua storia: dallo sperduto villaggio indiano dove la rapiscono i pirati, fino in America dove la magia delle spezie le permette di aiutare chi si è lasciato l'India alle spalle. E dove i poteri di Tilo finiranno per vacillare sotto l'onda di una passione che la esporrà alle conseguenze piú straordinarie e terribili. La Maga delle Spezie è una favola di fragranze, di aromi, di isole arcane, di un amore proibito. E, soprattutto, di una magia che si annida nel piú quotidiano, e violento, dei mondi possibili.

Io sono l'ultimo
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Faure, Stefano - Liparoto, Andrea - Papi, Giacomo - Papi, Giacomo - Faure, Stefano - Liparoto, Andrea

Io sono l'ultimo

Einaudi, 24/04/2012

Abstract: Oltre cento lettere piene di amore, amicizia, di odio e violenza. Un indimenticabile racconto corale sul fascismo, la libertà e la democrazia. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. In queste lettere, raccolte con la collaborazione dell'Anpi, i testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche la nascita di un bambino, un bacio mai dato, il piacere di mangiare o ridere in classe del Duce. Un racconto emozionante, vivo, collettivo che arriva dal passato per parlare al presente. Il ricordo della guerra di Liberazione diventa giudizio sull'Italia di oggi. *** "Ventisette anni dopo, una sera del 1971, sento suonare il campanello di casa. Era un tedesco. Dice che ha piacere di parlare con un comandante partigiano. Lo riconosco. E dopo un momento, gli dico: - Lei ha ucciso mio padre". Carlo Varda "Charles", Chiomonte (Torino), 1925, ferroviere *** "Alla mattina ho visto una cassa da morto. Allora mi hanno detto: - Guarda che dobbiamo farti il funerale. Era l'unico modo per portarmi all'ospedale. Avevo un bastoncino per alzare il coperchio. Ma ad Alpignano i tedeschi hanno fermato il carro funebre". Cesare Mondon "Rino", Collegno (Torino), 1923 *** "Si chiamava Giambattista, ma il suo nome di battaglia era "Fifa", anche se era coraggiosissimo. È morto nel 1944, a ventitre anni. L'ho saputo sei mesi dopo, a primavera, quando la neve si sciolse sul Monte Caio e il corpo fu ritrovato. Gli porto ancora i fiori. Dev'essere stato importante per me, se mentre ne scrivo me lo rivedo davanti agli occhi. L'unico nostro bacio è stato d'addio". Anita Malavasi "Laila", Reggio Emilia, 1921, studentessa *** "Ai ragazzi dico questo. Pensate le cose impensabili. Si può sopravvivere a una guerra. Si può saltare un cancello alto alto con delle lance acuminate in cima e resistere a un tempo che vuole scambiare la giovinezza con la fame e la morte. Si può scappare dai campi di concentramento in Germania usando un filo di ferro. Si può ritornare a casa quando tutto sembra distrutto e perduto e ricominciare da capo. E sapere, sul treno di ritorno, con le macerie che passano dai finestrini, che a casa ti stanno aspettando tua moglie e tua figlia". Ferruccio Mazza, Ferrara, 1921, operaio *** "A novantanove anni, ogni tanto, tendo a cadere. Perdo l'equilibrio e cado. E va bene. Però questa è stata la mia vita e io l'ho vissuta intensamente e con entusiasmo, soffrendo, amando e lottando. E ho continuato a fare. Se no, come si fa?" Giovanna Marturano, Roma, 1912, studentessa *** "In bicicletta si farà un giro di Pisa lasciando una rosa sopra ogni targa. È sempre difficile trovare gente per le commemorazioni, perché da noi gli eccidi piú grandi sono avvenuti d'estate. Ma io credo che qualcuno verrà". Giorgio Vecchiani "Lungo", Pisa, 1926, impiegato

La genealogia della morale (Einaudi)
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Nietzsche, Friedrich - Colla, Umberto

La genealogia della morale (Einaudi)

Einaudi, 08/05/2012

Abstract: La genealogia della morale è uno degli ultimi scritti di Nietzsche. La sua attualità è via via cresciuta nel tempo, tante sono le questioni cruciali con cui ci provoca, a cominciare dal fatto che Nietzsche toglie ogni rassicurante punto di appoggio a qualunque morale pretenda di valere per se stessa, fino alla grande scena del "risentimento ascetico" in cui domina quella volontà di nulla in cui noi, oggi, continuiamo a dibatterci. Questo nichilismo - ecco la sua amara e paradossale conclusione - è tutto ciò che abbiamo nelle mani: da esso paradossalmente ricaviamo quel poco di senso che ci salva dal baratro di un completo e insensato rifiuto della vita, del corpo e del desiderio. Dalla morale del "prete ascetico", risultato di un lunghissimo tragitto attraverso la cattiva coscienza e il senso di colpa (appunto, la genealogia), dobbiamo ripartire, e non possiamo girare pagina con una semplice impennata filosofica. Lo hanno capito in tanti nei decenni appena trascorsi, da Benjamin a Deleuze, a Foucault, a Sloterdijk. Si disegna qui la contraddizione del nostro presente, le sabbie mobili in cui siamo bloccati. Chi è il sano? Chi è il malato? Chi è il "vero" medico tra la folla dei falsi terapeuti? Nietzsche rilancia a noi la palla avvelenata, ed è perciò che questo libro dovrebbe essere letto, anzi "ruminato" da tutti, a cominciare dai giovani oggi cosí spaesati. E non c'è bisogno di essere addetti ai lavori per leggerlo e farne uso. Pier Aldo Rovatti