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Mondadori, 14/10/2014
Abstract: Disertori intristiti, pubblicitari troppo abili nel manipolare il linguaggio, ufficiali arroccati nella loro base, moralisti senza parole davanti ai loro figli, adolescenti che cercano di sciogliere i propri nodi interiori al ritmo di una corsa notturna. Sono i protagonisti dei racconti racchiusi in L'uomo che corre, diversissimi tra loro per stile e ambientazione. Cinque capolavori del romanzo breve in cui David Grossman dà ancora una prova della sua personale prosa, unica per ricchezza di situazioni narrative e densità psicologica dei personaggi. Cinque storie sulla difficoltà di essere uomini in una terra come quella d'Israele. Cinque vicende umane in cui l'aspirazione di un popolo alla giustizia si scontra inevitabilmente con le brutture del presente.
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Mondadori, 11/11/2014
Abstract: Il palcoscenico è deserto. Il grido echeggia da dietro le quinte. Il pubblico in sala a poco a poco si zittisce. Un uomo con gli occhiali, di bassa statura e di corporatura esile, piomba sul palco da una porta laterale. Signore e signori un bell'applauso per Dova'le G.! C'è qualcosa di strano nella serata. Tra le sedie c'è un intruso, trascinato fino a quella cittadina poco raccomandabile da una telefonata inattesa: è l'onorevole giudice Avishai Lazar, amico d'infanzia di Dova'le. Deve giudicare la vita intera di quello che, lo ricorda solo ora, era un ragazzino macilento e incredibilmente vivace, con l'abitudine stramba di camminare sulle mani. Dova'le sul palco si mette a nudo, e imprigiona la sala nella terribile tentazione di sbirciare nell'inferno di qualcun altro. Nella storia di un bambino che camminava a testa in giù e da quella posizione riusciva ad affrontare il mondo. Un ragazzino che al campeggio paramilitare viene raggiunto dalla notizia della morte di un genitore e deve partire per arrivare in tempo al funerale. Ma chi è morto? Nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo, o forse lui non ha compreso. Il giovane Dova'le ha un viaggio intero nel deserto per torturarsi con l'angoscia di un calcolo oscuro che gli avvelena la testa. Mio padre o mia madre? Ora eccolo, quel ragazzino, ancora impigliato nell'estremo tentativo di venire a capo di quella giornata lontana, ancora incapace di camminare dritto. Dal fondo del palcoscenico Dova'le scocca il suo sorriso più smagliante ed è pronto a consegnare al pubblico, all'onorevole giudice, tutto quello che ha: lo spettacolo della sua storia.