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× Nomi Nadotti, Maria
× Data 2017

Trovati 3 documenti.

Qui, dove ci incontriamo
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Berger, John - Nadotti, Maria

Qui, dove ci incontriamo

Bollati Boringhieri, 22/06/2017

Abstract: Un libro nomade, che viaggia attraverso l'Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: "Una vecchia con l'ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l'attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare". A Ginevra vive la figlia dell'autore, e c'è la tomba di Jorge Luis Borges: "Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura". Non c'è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l'altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell'immaginazione. Nell'attraversare confini e barriere temporali Qui, dove ci incontriamo è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.

I love Dick
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Kraus, Chris - Nadotti, Maria

I love Dick

Neri Pozza, 04/07/2017

Abstract: Filmmaker sperimentale di trentanove anni, Chris è sposata con Sylvère, docente universitario di cinquantasei anni. Appassionata d'arte di cattiva qualità, che secondo lei rende molto piú attivo chi la osserva, Chris, diversamente da Sylvère, non si esprime in un linguaggio teorico. È abituata perciò ad attenersi a un perfetto silenzio quando Sylvère si avventura nei suoi discorsi sulla teoria critica postmoderna. Non facendo piú sesso, i due però non evitano affatto di parlare. Praticano anzi una rigorosa "decostruzione" a modo loro. In altre parole, si raccontano tutto.Dopo aver trascorso l'intero anno sabbatico di Sylvère in un cottage sperduto tra le montagne a un'ora e mezza da Los Angeles, una sera i due cenano in un sushi bar di Pasadena con Dick, critico culturale inglese e buon conoscente di Sylvère. Durante la cena, mentre i due uomini discettano sulle ultime tendenze del postmoderno, Chris si accorge che Dick cerca di continuo il suo sguardo, e non può fare a meno di sentirsi eccitata da quell'inaspettata attenzione. Eccitazione che si accresce quando, dopo aver raggiunto casa di Dick nel deserto di Antelope Valley, per trascorrervi la notte ed evitare cosí di avventurarsi sulle strade innevate, Chris si rende conto che l'inglese flirta apertamente con lei. Lo sogna perciò tutta la notte. Ma la mattina dopo, quando si sveglia sul divano letto offerto dal loro generoso ospite, Dick non c'è piú.Quella scomparsa le sembra il perfetto compimento di un'intensa storia non vissuta, anzi, come confessa a Sylvère, di una "Scopata Concettuale ". Una volta tornati nel cottage, Sylvère – per un gioco perverso o forse perché per la prima volta dall'estate scorsa Chris gli appare animata e viva – le suggerisce di scrivere a Dick e di esprimergli i suoi sentimenti.Pubblicato per la prima volta nel 1997 e tornato prepotentemente a far parlare di sé, I love Dick è un romanzo di culto considerato "uno dei piú importanti libri femministi degli ultimi due decenni" (Observer) oltre che "un formidabile romanzo di idee" (New Statesman)."Questo è il libro piú importante sugli uomini e sulle donne che l'ultimo secolo ci ha lasciato".Guardian"I Love Dick è uno dei più importanti libri mai scritti sull'essere donna".Observer Magazine"Uno dei piú esplosivi, rivelatori, laceranti e insoliti memoir mai portati sulla pagina".Rick Moody"Per anni, prima di leggerlo, ho continuato a sentir parlare di I love Dick. Sono in ritardo di due decenni, ma ho capito subito di avere tra le mani un testo incandescente".Leslie Jamison, New Yorker

Damasco
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Amiry, Suad - Nadotti, Maria

Damasco

Feltrinelli Editore, 05/10/2017

Abstract: Suad Amiry conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Baroudi, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le figlie femmine. Una saga appassionante e poetica sospesa tra realtà e finzione, una rievocazione innamorata e nostalgica di un mondo raffinatissimo spazzato via dal fanatismo e dalla crudeltà, ma soprattutto una riflessione sul senso della maternità e sul silenzio come estremo gesto d'amore. Una storia e un affresco che dall'Impero ottomano arrivano al presente ulcerato del Medio Oriente. I personaggi sono memorabili, la scrittura leggera, le emozioni grandi.