Trovati 181 documenti.
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Adelphi, 25/03/2013
Abstract: Il volume contiene cinque inchieste del commissario Maigret: "Maigret e il caso Nahour", "Maigret è prudente", "Maigret a Vichy", "Maigret e il produttore di vino" e "L'amico di infanzia di Maigret".
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Adelphi, 27/02/2012
Abstract: Il volume contiene le prime cinque inchieste del commissario Maigret: "Pietr il Lettone", "L'impiccato di Saint-Pholien", "La ballerina del Gai-Moulin", "Il defunto signor Gallet" e "Il porto delle nebbie".
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Adelphi, 24/04/2013
Abstract: C'era, in tutta quella faccenda, qualcosa d'infinitamente triste, come il fiume che da mattina a sera rifletteva lo stesso cielo, come quei convogli di barche che si annunciavano a colpi di sirena (uno per ogni chiatta rimorchiata) e che sfilavano ininterrottamente attraverso la chiusa. Poi, mentre le donne, sul ponte, si occupavano dei marmocchi sorvegliando la manovra, gli uomini salivano fino al bistrot, buttavano giù un bicchierino e riscendevano col passo pesante. "Caso risolto!" aveva dichiarato un collega a Maigret. Eppure il commissario, di umore uggioso come la Senna, uggioso come un canale sotto la pioggia, era tornato alla chiusa e non riusciva più a scollarsene.
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Adelphi, 24/04/2013
Abstract: Il volume contiene cinque inchieste del commissario Maigret: "Maigret e l'uomo solitario", " Maigret e l'omicida di Rue Popincourt", "La pazza di Maigret", "Maigret e l'informatore" e " "Maigret e il signor Charles".
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Adelphi, 22/05/2013
Abstract: Frank ha diciannove anni ed è figlio dell'attraente tenutaria di una casa di appuntamenti in una città del Nord durante l'occupazione nazista. Freddo, scostante, insolente, solitario, Frank vuole in segreto una cosa sola: iniziarsi alla vita. E crede che il modo migliore per farlo sia uccidere qualcuno senza ragione. Con sbalorditiva sicurezza, Simenon entra nella testa di questo personaggio al limite fra l'abiezione e una paradossale innocenza, e intorno a lui fa vivere il mondo della "neve sporca" – la sordida scena di una città dove tutto è tradimento, rancore, doppio gioco.
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La Locanda degli Annegati e altri racconti
Adelphi, 22/05/2013
Abstract: Tutti, compresa una decina di automobilisti di passaggio, facevano capannello attorno al relitto ripescato dal fiume, e alcuni tastavano distrattamente la carrozzeria o si chinavano per guardare dentro. Ed è proprio a uno di quegli sconosciuti che venne in mente di girare la maniglia del bagagliaio. Che, contro ogni aspettativa, nonostante la vettura fosse così deformata, si aprì facilmente; l'uomo cacciò un grido e indietreggiò di qualche passo, mentre chi gli era a fianco si precipitava a vedere. Maigret si avvicinò come gli altri, aggrottò la fronte e, per la prima volta dal mattino, non si limitò a borbottare qualcosa, ma fece sentire chiaramente la sua voce: "Via, fate largo!... Non toccate niente!". Anche lui aveva visto. Aveva visto una forma umana stranamente ripiegata su se stessa, pigiata in fondo al bagagliaio come se quest'ultimo fosse stato richiuso a fatica. Sopra quella specie di fagotto, una cortina di capelli biondo platino suggeriva che si trattava di una donna.
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Adelphi, 27/05/2013
Abstract: Jules Guérec – quarant'anni, celibe, proprietario di due pescherecci – è sempre vissuto nella cittadina bretone in cui è nato, nella casa adiacente all'emporio che la sua famiglia gestisce da generazioni, nello stesso odore "di catrame, cordami, caffè, cannella e acquavite", insieme alle due sorelle rimaste nubili, che lo accudiscono con una sollecitudine benigna, occhiuta e possessiva. A loro Guérec deve rendere conto di come spende ogni centesimo. Persino quando gli capita di andare a Quimper, e di non resistere alla tentazione di tornare in quella certa strada dove un paio di signore "arrivate da Parigi" passeggiano "gettando agli uomini sguardi provocanti", il pensiero di come farà a giustificare i cinquanta franchi mancanti gli rovina il piacere. Sono loro, le sorelle, a sorvegliare tutto, a provvedere a tutto. Anche quella volta che lui, da giovanotto, ha messa incinta una ragazza, è stata Céline – che delle due è la più penetrante e la più spiccia, e che afferma di conoscere il fratello come fosse un figlio suo – a prendere in mano la situazione. Una notte, però, Guérec, senza quasi accorgersene, sarà la causa di un evento tragico, le cui paradossali conseguenze potrebbero forse spingerlo a uscire dal bozzolo soffocante, ma anche tiepido e rassicurante, dei legami familiari.
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Adelphi, 19/06/2013
Abstract: Un lento, soffocante pomeriggio estivo. In un modesto appartamento di Faubourg Saint-Honoré, una donna sta ricucendo un vecchio vestito. Al di là della sottile parete che divide la sua stanza da quella attigua, due corpi giovani si stiracchiano voluttuosamente dopo aver fatto l'amore. La donna sente tutto, immagina ogni gesto, come se li vedesse: nudi, "carne contro carne, avvinghiati, con la pelle luccicante di sudore ... si crogiolano in quel colore, in quell'odore di bestia umana". Nel lungo specchio rettangolare dell'armadio, prima di provarsi il vestito, si guarda i seni, li prende in mano, li stringe: nessuno sa quanto siano belli, ancora adesso che sta per compiere quarant'anni, nessuno sa che il suo corpo – mai sfiorato dalla mano di un uomo – è lo stesso di quando ne aveva sedici. Poi, come fa sempre, si avvicina alla finestra. Dall'altra parte della strada vive la ricca famiglia dei Rouet, proprietari non solo del palazzo in cui abitano, ma di buona parte dei palazzi intorno. Per ore e ore, da dietro le persiane accostate, la donna spia la loro esistenza: quella dei vecchi, al piano di sopra, e quella del giovane Hubert e della sua bella, irrequieta moglie Antoinette, al piano di sotto. Sarà lei, in questo assolato pomeriggio di luglio, l'unica testimone di qualcosa che potrebbe anche essere un omicidio. E da ora in poi la donna comincerà a vivere per procura la vita di Antoinette: una vita "fervida, invadente, in tutta la sua spaventosa ferocia", una vita "proibita", che a poco a poco diventerà la sua. Con "La finestra dei Rouet", storia di una torbida ossessione, Simenon ha scritto uno dei suoi romanzi più sottilmente perversi.
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Adelphi, 19/06/2013
Abstract: Quando scendono dal treno nella stazione del sobborgo di una città di provincia, si conoscono da un paio di mesi appena. Quel quarantenne un po' sciupato ma ancora di bell'aspetto e con qualche pretesa di eleganza – un cappello a larghe tese, un bastone da passeggio con l'impugnatura d'oro –, che si fa chiamare De Ritter, Léa lo ha incontrato nella casa chiusa di Clermont-Ferrand dove lavorava; se lo ha seguito è solo perché lui le ha fatto baluginare la possibilità di una combine che frutterà loro parecchio denaro. Adesso che sono lì, però, di denaro non se ne vede, e lei riprende a rimorchiare gli uomini nei caffè – gli stessi caffè dove lui tiene banco con il racconto delle sue mirabolanti avventure in giro per il mondo. Quello che non dice è che in quei luoghi esotici, Tahiti, Giava, Rio de Janeiro, Bombay, ha vissuto di lavoretti umilianti, di piccole truffe; e a Panama ha anche trascorso un paio d'anni in carcere. Non ci mette molto, Léa, a capire di trovarsi di fronte un dilettante, un piccolo imbroglione da quattro soldi che si è sempre cullato nella convinzione, o nell'illusione, di non essere "un pecorone" come tutti gli altri, e di poter fare grandi cose. Comincia a disprezzarlo, e non glielo nasconde. E poi, perché piazzarsi proprio lì, in quel buco dove lui è nato, e dal quale mancava da più di vent'anni? Che cosa cerca, esattamente, De Ritter? Perché passa tre volte al giorno davanti a casa di sua madre senza mai decidersi a entrare? Forse perché è sempre stata certa che un giorno, fatalmente, quel figlio avrebbe fatto qualcosa non di grande, ma di irreparabile?
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Adelphi, 24/07/2013
Abstract: Finalmente, dopo tanti anni passati a comandare quelle degli altri, il capitano Lannec è riuscito a comprarsi una nave; e nonostante le proteste della suocera e le lacrime della moglie l'ha chiamata "Fulmine del Cielo", a evocare la sua imprecazione preferita. Ma dei soldi della suocera – dei soldi dei Pitard, con la loro spocchia di piccoli borghesi normanni arricchiti –, della sua malleveria, per comprarla ha pur avuto bisogno. Ed è perciò che Mathilde, sua moglie, ha preteso di fare la prima traversata insieme a lui – anche se tutto le sembra sporco, e soffre il mal di mare, e rimane quello che è: una vera Pitard! Ma non basta: alla partenza Lannec ha ricevuto un avvertimento anonimo e minaccioso: "il "Fulmine del Cielo" non arriverà mai in porto...". A poco a poco, come per un'inappellabile sentenza del tribunale che gli antichi chiamavano Fato, quello che doveva essere il primo, trionfale viaggio del "Fulmine del Cielo", si trasformerà in un incubo... "Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei "Pitard", per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni" (Louis-Ferdinand Céline).
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Adelphi, 24/07/2013
Abstract: Una piovosa sera di ottobre, in una quieta cittadina di provincia dove ogni cosa sembra immersa "in un'atmosfera stagnante". In casa Loursat de Saint-Marc tutto si svolge esattamente come ogni altra sera: dopo aver cenato con la figlia senza mai rivolgerle la parola, Hector Loursat si chiude a chiave nel suo studio dalle pareti tappezzate di libri in compagnia di una bottiglia di bourgogne, la terza della giornata, e si sprofonda nella lettura. Sono ormai diciott'anni, da quando sua moglie se n'è andata lasciandolo solo con una bambina piccola, che vive così. Un orso di quarantotto anni, sciatto e trasandato, questo è ormai il brillante rampollo dei Loursat de Saint-Marc, imparentato con tutti quelli che contano in città – e questo gli altri pensano di lui: che è un talento sprecato, un avvocato che non patrocina più cause, un burbero e inutile ubriacone rintanato in casa come un animale ferito. Ma quella notte, improvvisamente, accade qualcosa che costringe l'orso ad abbandonare la tana: un colpo di arma da fuoco, un'ombra che si dilegua in fondo a un corridoio, e in una stanza in disuso del secondo piano un uomo che muore sotto i suoi occhi. Che cosa ci fa quell'intruso in casa sua? Chi lo ha ucciso? Quali segreti nasconde la vecchia dimora dietro le antiche mura sonnolente? E che cosa tormenta sua figlia, altra sconosciuta, dietro quell'apparenza placida e remissiva? Qualcosa – qualcosa che assomiglia alla vergogna, alla compassione e al bisogno di amore – spingerà Loursat a uscire dalla sua solitudine fatta di nausea e di pensieri inaciditi, e ad assumere la difesa del giovane che è l'amante di sua figlia – insomma, a calarsi nuovamente nella vita: almeno per un po'. Scritto nel 1939, "Gli intrusi" apparve a stampa l'anno successivo.
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Adelphi, 28/08/2013
Abstract: Maggio 1940. Le truppe della Wehrmacht dilagano in Belgio e minacciano i confini della Francia. Dalle Ardenne, dove è stato promulgato un ordine di evacuazione generale, sciami di profughi lasciano le loro case prendendo d'assalto i pochi treni disponibili. Nel carro bestiame di un convoglio che procede lentissimo verso il sud – e che viene continuamente fermato in piena campagna, parcheggiato per ore su linee secondarie, bombardato dagli Stuka tedeschi –, un uomo privo di ogni qualità, miope e di salute cagionevole, un uomo con una piccola vita mediocre e mediocremente serena, incontra una donna di cui non saprà altro, per tutto il tempo che passeranno insieme, se non che è una cèca di origine ebrea, e che è stata in prigione a Namur. Fra loro, all'inizio del lungo viaggio che li porterà fino alla Rochelle, non ci sono che sguardi. Ma un po' alla volta, senza che nulla sia stato detto, le due solitarie creature diventano inseparabili; finché, durante la prima notte che passano l'uno accanto all'altro sulla paglia ammucchiata per terra, confusi fra altri corpi sconosciuti, accadrà qualcosa di inimmaginabile. Sarà l'inizio di una passione amorosa di cui Simenon ci racconta (caso rarissimo) anche i momenti di più bruciante erotismo; una passione che isolerà un uomo e una donna che fino a poche ore prima ignoravano l'esistenza stessa l'uno dell'altro da tutto ciò che accade intorno a loro (l'occupazione tedesca, i convogli di sfollati, il tendone da circo che li ospita insieme ad altre decine di profughi), chiudendoli in un bozzolo fatto di desiderio e di gioco – e di una scandalosa, disperata, effimera felicità.
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Adelphi, 28/08/2013
Abstract: Una piccola città, La Rochelle, immersa in una gelida pioggia autunnale; borghesi all'apparenza insospettabili che giocano a bridge; una serie di strani delitti che viene improvvisamente a turbare la vita della città; e due personaggi – il cappellaio, agiato e rispettabile commerciante, e il "piccolo sarto" armeno con il suo perenne odore di aglio e di miseria – che si osservano in una comunicazione tragica e segreta: due sguardi consapevoli, due punti di vista contrapposti e complementari fino alla reciproca dipendenza, fino alla complicità, si affrontano in una sorta di controcanto investigativo vibrante di tensione drammatica. Nell'arco di due anni, agli esordi del suo periodo americano, Simenon, quasi ne fosse ossessionato, torna per ben tre volte sulla stessa storia: al racconto "Il piccolo sarto e il cappellaio", del marzo '47, fanno seguito "Benedetti gli umili", nuova versione modificata soprattutto nel finale, e, nel dicembre del '48, "I fantasmi del cappellaio". Il passaggio dalle novelle al romanzo comporta un rovesciamento di prospettiva: l'intera vicenda – la condivisione di un terribile segreto – non è più narrata dal punto di vista del sarto armeno, ma da quello del cappellaio, di cui il lettore seguirà, attimo per attimo, il lento inabissarsi nella follia. "I fantasmi del cappellaio" venne pubblicato per la prima volta nel 1949. Il volume propone, in appendice al testo del romanzo, "Il piccolo sarto e il cappellaio" e il capitolo finale di "Benedetti gli umili", che, tradotto in inglese, ottenne il premio indetto dall'"Ellery Queen's Mystery Magazine".
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Adelphi, 25/09/2013
Abstract: Quando vedrà Jef, il minore dei cugini, svuotare delle sue viscere uno scoiattolo che ha appena ucciso a pietrate, e poi scuoiarlo, e poi inchiodarlo al muro con le zampe divaricate, Edmée conoscerà per la prima volta quella "sensazione di angoscia che si prova quando di notte all'improvviso la paura mozza il respiro e costringe a fuggire da un pericolo invisibile".Rimasta orfana a sedici anni, Edmée arriva alle Irrigations, l'immensa proprietà dello zio materno a Neeroeteren, nella provincia belga del Limburgo: "terre basse, con filari simmetrici di pioppi interrotti qua e là dalla macchia nera di un bosco di abeti"; anche il cielo è basso e grigio, e in fondo, lungo i canali, scivolano lentamente le chiatte. Edmée è graziosa, minuta, pallida, quasi anemica e non parla una parola di fiammingo _ ma ha una volontà di ferro, ed è abituata a farsi obbedire. Non ci vorrà molto perché entrambi i cugini si lascino ammaliare dal fascino acerbo, ambiguo, di quella creatura inquietante e dominatrice, così diversa da loro. E il dissidio tra i fratelli rivali non potrà che sfociare in tragedia.
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Adelphi, 25/09/2013
Abstract: "Mi raccomando di essere gentile con la zia..." aveva detto la mamma. Sono passati tanti anni, ma Jérôme se lo ricorda come fosse oggi il giorno in cui era arrivata quella "vecchia foca" della zia Valérie, con la sua "faccia larga e grassa, diversi strati di doppio mento e una peluria scura sul labbro superiore". Lui aveva capito subito che era cattiva, quando si era installata di prepotenza – enorme, maleodorante, astiosa – nella loro minuscola casa sopra il negozio di tessuti. E aveva capito pure che lo odiava, ancor prima che in un momento di rabbia lei schiacciasse gli animaletti con cui giocava, seduto per terra davanti alla finestra a mezzaluna. Ma c'era un'altra cosa che Jérôme aveva capito prima degli altri: dove si nascondeva, per sfuggire alla polizia, il padre di Albert, l'esile bambino biondo che viveva, dietro una finestra a mezzaluna identica alla sua, dall'altra parte della piazza, e che lui considerava suo amico anche se non si erano mai parlati. Ma doveva fare attenzione a non destare i sospetti di zia Valérie, perché lei era malvagia, avida e malvagia...
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Adelphi, 25/09/2013
Abstract: Anche quando sarebbe diventato un pittore famoso, un'autentica leggenda, Louis Cuchas sarebbe rimasto il bambino dall'occhio limpido e svagato che sembrava non guardare niente e invece "guardava molta gente e molte cose, ma non quelle che ci si aspettava lo interessassero"; il bambino che non reagiva alle aggressioni degli altri e a cui avevano affibbiato il soprannome di "angioletto". Era stato così sin da piccolissimo, negli anni in cui dormiva su un pagliericcio uguale a quello che spettava a ciascuno dei cinque fratelli (ciascuno, peraltro, di un padre diverso), in una sordida stanza di rue Mouffetard. Anche la notte in cui aveva visto il fratello maggiore, poco più che undicenne, alzarsi la camicia e dire ad Alice, che di anni ne aveva solo nove: "Fammelo!... E sta' attenta con i denti", Louis non ne era stato né turbato né tanto meno sorpreso; così come non lo turbavano il fatto che la madre andasse in giro seminuda, né gli uomini che si portava a casa ogni sera, né le malattie, né la fame, né lo squallore della loro esistenza. Anzi, tutto lo incuriosiva e lo affascinava, e tutto lui assorbiva e immagazzinava – i tram, la verruca sulla guancia di una donna grassa, un quarto di bue appeso a un gancio, le espressioni delle facce per strada, i facchini delle Halles –, tutto quello che un giorno sarebbe entrato nei suoi quadri in larghe pennellate di "colori puri": come puri erano lo sguardo e l'anima di colui che se n'era appropriato.
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Adelphi, 02/10/2013
Abstract: Nel 1933 Simenon compie trent'anni e decide che è venuto il momento di diventare un vero scrittore. Per far questo, opera due rotture significative: con il personaggio che gli ha dato la fama e con l'editore Fayard che lo ha pubblicato. In giugno termina "Maigret", il romanzo in cui manda in pensione il commissario. In ottobre firma un contratto con Gaston Gallimard, patron di quella che viene unanimemente considerata la più letteraria, e la più prestigiosa, casa editrice francese. Ciò nonostante, da Maigret non riesce a staccarsi, e in fondo anche al suo nuovo editore non dispiacerebbe vederlo "resuscitare", sebbene entrambi sappiano che un ritorno del commissario rischierebbe di interferire con la nuova carriera dello scrittore. Il quale, però, troverà un compromesso soddisfacente, che consisterà nel limitarsi a scrivere dei racconti destinati ad apparire solo su riviste. In molti di essi, come nei quattro raccolti in questo volume, Maigret è sì in pensione, ma (per una dinamica quasi speculare a quella dell'autore) è "costretto" a indagare su casi più o meno tenebrosi: o perché non riesce a vincere la curiosità (come nel "Notaio di Châteauneuf"); o perché, in vacanza con la moglie, si trova ad assistere a un omicidio (come in "Tempesta sulla Manica"); o perché non sa respingere una richiesta di aiuto (come nella "Signorina Berthe e il suo amante"); o infine perché, commettendo quello che è difficile non definire un atto mancato, quarantott'ore prima di lasciare il Quai des Orfèvres risponde a una telefonata nell'ufficio dei suoi ispettori (come in "Assassinio all'Étoile du Nord").
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Adelphi, 23/10/2013
Abstract: Furnes è un borgo fiammingo dove, accanto alle opulente dimore in cui si perpetuano opachi rituali borghesi, cominciano ad apparire i primi segni di una modernizzazione strisciante. Domina sulla piccola città la figura di Joris Terlinck, il borgomastro, che tutti chiamano Baas e che di Furnes è effettivamente il padrone: un padrone autorevole, arrogante, inflessibile, temuto. Intorno a lui, un tessuto di sguardi, chiacchiere, delazioni, subdole manovre. E una ragazza nascosta, in condizioni abiette. Ma, una sera come tante altre, persino nel borgomastro, in questo imperturbabile monolite, si apre una crepa. Simenon ci mostra, fino alle estreme conseguenze, che cosa accade quando l'implacabile e sinistro ordine quotidiano si lacera all'improvviso facendo affiorare per un attimo l'illusione di un'altra possibile esistenza. Quando lesse questo romanzo (steso, secondo le parole dello stesso autore, "in un vero e proprio stato di allucinazione"), Gaston Gallimard, che non usava essere indulgente con i suoi autori, scrisse a Simenon: "È un libro notevolissimo. Uno dei suoi romanzi migliori. Glielo dico con entusiasmo, non solo per amicizia, da vero lettore disinteressato"."Il borgomastro di Furnes", scritto nell'autunno del 1938, apparve nel 1939.
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Adelphi, 23/10/2013
Abstract: Perché mai il dottor Mahé continuasse a trascinare l'intera famiglia a Porquerolles nessuno riusciva a capirlo. Sin dalla prima volta che ci avevano messo piede sua moglie si era lamentata del caldo, delle zanzare e della cucina meridionale che le rovinava lo stomaco. E lui stesso si era sentito fuori posto in quell'isola dove tutto gli era ostile, dal cielo di un azzurro troppo intenso agli abitanti, ai pesci che non era capace di prendere. Eppure, in quel "caos indicibile", che come il fondo marino gli causava una sorta di vertigine, aveva scelto di tornare una seconda volta. E poi una terza. Forse perché era ossessionato da un'immagine: quella di una ragazzina vestita di rosso, alla quale non aveva mai rivolto la parola, che "non era una donna, e neppure un corpo", ma "la negazione di tutto quello che era stata la sua vita" – il paesino della Vandea in cui tanti, troppi, portavano il suo stesso cognome, la casa di pietra grigia con le siepi di bosso tagliate in modo maniacale, la madre che gli preparava ancora la biancheria pulita e che gli aveva scelto persino la moglie... E forse perché sapeva che Porquerolles sarebbe stata il suo destino, un destino a cui, al pari di molti degli eroi simenoniani, anche lui non poteva che andare incontro con allucinata e implacabile determinazione.
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Adelphi, 27/11/2013
Abstract: Un grappolo di case strette attorno a un piccolo porto di pescatori normanni, un molo sul quale si affaccia il Caffè della Marina, centro focale dell'intreccio, la modesta casa sulla scogliera dove abita Marie, la protagonista, e, sullo sfondo, la città di Cherbourg: sono i luoghi, quanto mai simenoniani, dove si svolge la vicenda di questo romanzo del 1938, a cui Simenon teneva particolarmente, come rivela la sua corrispondenza con Gide, al quale scrisse, a proposito della Marie: "È una buona cosa provare a se stessi che è possibile dare una personalità alle comparse incaricate di venire a dire: "La Signora è servita"". E aggiunse anche: "È il solo romanzo che sia riuscito a scrivere con un tono completamente oggettivo". La Marie del porto è una figura che non si dimentica nella vasta galleria delle donne di Simenon: una ragazzina poco appariscente, una vera "acqua cheta", che riesce a impaniare un uomo sbrigativo e spavaldo, avvezzo a vincere e comandare. Questo personaggio, Chatelard, scorge da lontano la smilza figuretta di Marie che segue compunta il feretro del padre, e se ne innamora. Per starle vicino, compra un peschereccio, che gli fornirà la scusa per tornare in paese e frequentare il Caffè della Marina dove la ragazza è stata assunta come cameriera. Chatelard crede di avere in pugno il proprio destino e quello della Marie, ma in realtà è quest'ultima a tessere con abilità consumata e ironica determinazione una sottile trama di eventi nella quale l'uomo si lascerà avvolgere.