Trovati 3 documenti.
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Gente nel tempo / Massimo Bontempelli ; prefazione di Marinella Mascia Galateria
Utopia, 2020
Abstract: Incipit tra i più incalzanti della letteratura italiana, il romanzo si apre con la morte della Gran Vecchia, donna molto autoritaria che ha plagiato sia il figlio Silvano che la nuora Vittoria. Fiera e severa, la vecchia ammonisce i parenti, avvertendoli che tutta la famiglia morirà giovane. E muore. È il 1900. Nelle settimane successive, Silvano e Vittoria sperimentano la libertà. L'assenza, però, della Gran Vecchia al timone della casa disorienta la famiglia; Vittoria si innamora di un altro uomo, Silvano si dimostra sempre più inetto. Per giunta si ammala. E muore. È il 1905. La vedova, divisa tra il rimorso e la libertà, prova a rifarsi una vita. Gli anni passano, è il 1910. Vittoria si ammala e muore. La gente del paese inizia allora a pensare che la famiglia sia vittima di una maledizione, per cui uno dei membri continuerà a morire ogni cinque anni. A Silvano e Vittoria sopravvivono le due figlie, Dirce e Nora. Le giovani si convincono presto che la maledizione della Gran Vecchia sia ricaduta anche su di loro, con delle conseguenze destabilizzanti per entrambe.
Avventura dell'uomo / Piero Scanziani
Utopia, 2020
Abstract: Il mistero della vita, le domande che ogni giorno l'uomo pone a se stesso, lo spirito di sopravvivenza che lo rende più forte del dubbio, dell'abbandono, del dolore. Con una lingua poetica, piana e potente, Piero Scanziani accompagna il lettore alla ricerca di sé, ripercorrendo le stagioni della vita, dal concepimento alla nascita, dalla fase dell'apprendimento primario fino alla giovinezza, alla maturità, agli anni della procreazione e, infine, al terzo tempo. Un elogio della donna e dell'uomo, della forza che dimostrano nell'affrontare una sfida che non hanno desiderato, ossia la vita, della tenacia dell'essere e della fuga dal nulla. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? E perché ci ostiniamo a restare?
Utopia, 2020
Abstract: Le leggi del mondo, rigide e inoppugnabili, ma sempre in equilibrio sulla precarietà della vita. L’oltre, incerto e indescrivibile, che in fondo legittima l’uomo e lo sostanzia. Con la sua lingua preziosa e misurata, Anne Carson traccia un parallelismo tra le vite di due poeti europei, il greco Simonide di Ceo, vissuto tra il VI e il V secolo a.C., e il romeno di origine ebraica Paul Celan, uno tra gli autori più acclamati del XX secolo. «Forse sono poeti quelli che sperperano ciò che i loro padri avrebbero risparmiato», scrive l’autrice. Eppure Simonide è stato uno dei primi intellettuali a scrivere versi in cambio di denaro, a piegare le regole del mondo all’imperscrutabilità dell’arte, conciliando il visibile e l’invisibile. E così Paul Celan, sopravvissuto all’Olocausto e cultore della memoria, che trascorre gli ultimi anni della vita in un regime capitalista di reificazione, in cui tutto ha il valore del proprio corrispettivo economico. Ma se è vero che a «dispetto d’ogni altra cosa, questo soltanto, sì, il linguaggio, rimane imperduto», come Celan stesso scrive, se è vero che la poesia è l’unica testimonianza del passaggio fugace di un uomo nel mondo, cosa va perduto quando si spreca una parola?