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L'accordo. Era l'estate del 1979
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Scardanelli, Paolo - Pennisi, Marco

L'accordo. Era l'estate del 1979

Carbonio Editore, 10/09/2020

Abstract: Estate del 1979. Paolo parte, dopo la maturità, con un gruppo di amici per un campo estivo della FGCI in Friuli, lasciando il suo amico fraterno Andrea ingabbiato in una relazione travolgente e logorato dal rapporto tormentato con il padre. Un tragico fatto sconvolgerà l'esistenza di Andrea e lo costringerà ad affrontare il proprio abisso. Sullo sfondo l'Italia fine anni '70; il tramonto delle illusioni e l'inizio del disimpegno politico. E le vette silenziose dell'Etna dove si contempla l'assoluto con la consapevolezza che, se non per brevi attimi, la felicità rimarrà irraggiungibile. Una prosa densa a volte ieratica, sarcastica e divertita, a volte canzonatoria. 
"...volevamo cambiare quelli che pensavamo ce l'avessero con noi: Dio, Stato, Famiglia. Volevamo che la loro stessa coscienza li portasse 
a esplodere e prendere il volo... cercavamo 'L'uomo nuovo'. Ingredienti: un terzo di Cartesio, un terzo di Marx, un terzo di Lenin, per i più radical chic una spruzzata di filosofie orientali e una foglia di Hendrix. Servire agitato…".

Cara pace
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Ginzburg, Lisa

Cara pace

Ponte alle Grazie, 17/09/2020

Abstract: "Lisa Ginzburg ha scritto un romanzo meraviglioso, maturo, stilisticamente altissimo per raccontare il tema del doppio attraverso il rapporto fra due donne. Una "sorella geniale" nel solco della nostra migliore letteratura. "Nadia Terranova"Poi lo leggo, mi son detta. Poi è diventato adesso. E in poche ore non c'era che pace e bellezza."Laura Imai Messina"Due sorelle, una madre che se ne va. Lisa Ginzburg scava nella fragilità della coppia, tra i calcinacci della famiglia, raccontando con abilità estrosa la fatica femminile di crescere proteggendo e proteggendosi. Fino a sorprenderci con l'ipotesi che gettando via lo scuso si comprende meglio la battaglia."Domenico Starnone"Questa Storia di appartenenza ha una grazia e una profondità davvero ammirevoli. "Marco BalzanoMaddalena, la maggiore, è timida,sobria, riservata. Nina, di poco minore, è bella e capricciosa,magnetica, difficile, prigioniera del proprio egocentrismo. Le due sorelle, legate dal filo di un'intima indistinzione, hanno costruito la loro infanzia e adolescenza intorno a un grande vuoto, un'assenza difficile da accettare. Ancora adesso, molti anni dopo, cercano di colmarla con corse, lunghe camminate, cascate di parole e messaggi WhatsApp che, da Parigi a New York, le riportano sempre a Roma, in una casa con terrazzo affacciata su Villa Pamphili, dove la loro strana vita, simbiotica e selvatica, ha preso forma.È proprio a Roma che Maddi,da sempre chiusa nel suo carapace,decide di tornare, fuggendo dai ruoli che la sorella, prima, e la famiglia poi, le hanno imposto. Finalmente sola con sé stessa e con i suoi ricordi, lascia cadere le difese e, rivivendo i luoghi del passato, inverte le parti e si apre alle sorprese che riserva la vita.Padri e madri, amicizie e passioni,alberi e fiumi fanno da cornice a una storia d'amore e di abbandono che,come ogni storia viva, offre solo domande senza risposta. E misura con il metro felice della letteratura la distanza che intercorre tra la ferita originaria e la pace sempre e solo sfiorata della maturità.

Il mantello
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Serrano, Marcela - Finassi Parolo, Michela

Il mantello

Feltrinelli Editore, 10/09/2022

Abstract: "Una prosa che sembra poesia: leggera e straziante al tempo stesso." Michela Marzano, RobinsonDopo anni di sofferenze, il cancro si è portato via la giornalista Margarita Serrano, terza di cinque sorelle, confidente prediletta della più giovane Marcela. La sua scomparsa rappresenta per quest'ultima la perdita di uno dei punti di riferimento più importanti, uno scossone che fa vacillare tutto il suo mondo. Invece di sfuggire al dolore, Marcela decide di abbracciarlo e di dedicarvisi interamente per cento giorni. Nell'isolamento della sua casa in campagna, la scrittura diventa strumento di riflessione e introspezione, per mettere ordine nei suoi pensieri e arrivare finalmente ad accettare una realtà nuova, mutilata. E quelli che all'inizio sono solo appunti sparsi diventano presto un romanzo, per la prima volta davvero autobiografico. Le incursioni nei territori dell'infanzia, venate da un garbato umorismo, si intrecciano ai riferimenti letterari: Philip Roth, Elias Canetti, Philippe Claudel, Brodskij, Freud, Virginia Woolf sono solo alcuni degli scrittori che come mappe accompagnano la strada di Marcela. Su tutto emerge la figura di Margarita, la "buffona della famiglia", la più spigliata, allegra e spiritosa delle sorelle, con una passione per Charlton Heston e per una cavalla bianca di nome Paloma.Con Il mantello Marcela Serrano offre al lettore il racconto delle emozioni e dei sentimenti che ci travolgono quando perdiamo una persona cara.

Miti di ieri, storie di oggi
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Zanetto, Giuseppe

Miti di ieri, storie di oggi

Feltrinelli Editore, 10/09/2022

Abstract: Su uno scoglio esposto alle onde del mare è incatenata una bellissima ragazza. Arriva in volo un eroe. Lei gli rivela che sta per morire divorata da un mostro. A queste parole lui, perdutamente innamorato, si impegna a ucciderlo, e lei gli promette che diventerà sua moglie. Non è la trama di un film fantasy, è l'inizio dell'Andromeda di Euripide, una tragedia che fece scalpore ad Atene nel V secolo a.C.: per la prima volta venne messo in scena l'innamoramento tra un uomo e una donna, Perseo e Andromeda.Sono passati oltre due millenni da quando la tragedia è stata "inventata" in Grecia ma, come diceva Aristotele, la tragedia greca è più universale della storia: non esaurisce la sua forza nel giro di una o due generazioni, ma la conserva indefinitamente.Il filosofo Gorgia sosteneva che il teatro è un inganno, perché sul palcoscenico gli attori fingono di essere quello che non sono, ma aggiungeva che questo inganno è utile a chi si lascia ingannare. Il tragico – che Giuseppe Zanetto evoca e narra in queste pagine – non è solo dentro il mito rappresentato sul palcoscenico, ma anche nella mente e nel cuore di chi assiste. La tragedia, infatti, costringe gli spettatori a porsi le stesse domande che danno senso alla vicenda e alle nostre vite ancora oggi.

La casa dalle finestre sempre accese
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Folli, Anna

La casa dalle finestre sempre accese

Neri Pozza, 10/09/2020

Abstract: A Torino, tra corso San Maurizio e il Lungo Po Cadorna, c'è un edificio color sabbia con le finestre che guardano il fiume e la collina: in questo palazzo sobrio, in un appartamento al secondo piano, vivono, "con il passo dell'illusione e con la generosità della speranza", Giacomo e Renata Debenedetti.Si sono incontrati una sera d'inverno del 1919, al Teatro Regio di Torino. Renata Orengo ha solo dodici anni quando il suo sguardo incrocia quello di Giacomo Debenedetti, di cui si innamora sin dal primo istante. Lei è una ragazza di buona famiglia, lui uno studente del politecnico dalla vivace intelligenza, le cui intime amicizie comprendono personaggi come Piero Gobetti, Mario Soldati, Umberto Saba e Eugenio Montale.Intellettuale ebreo perso nei suoi sogni, fondatore della rivista Primo Tempo, che in pochi mesi annovera tra i suoi collaboratori i futuri grandi nomi della letteratura italiana, per molto tempo Giacomo non si vede nei panni del critico letterario: vuole diventare uno scrittore, ma sarà solo dopo aver letto La Recherche di Proust che andrà incontro al suo destino.Il matrimonio con Renata si tiene il 4 dicembre 1930, in casa dei marchesi Orengo. Da quel giorno, nell'appartamento affacciato sul Lungo Po, nasce un mondo nuovo, popolato da artisti e da scrittori, da giovani intellettuali e grandi poeti. Prima a Torino e poi a Roma, in casa Debenedetti non è difficile incontrare Alberto Moravia, Elsa Morante, Alberto Savinio, Bobi Bazlen, Sibilla Aleramo, Maria Bellonci, Aldo Palazzeschi…Ma se l'inizio sembra felicemente trascorrere all'insegna dell'arte e della letteratura, la vita del più grande critico italiano del Novecento e della sua bella moglie, è destinata a un repentino mutamento. In breve tempo la loro esistenza viene sconvolta dalle leggi razziali, conoscono la desolazione della guerra, la fuga a Cortona, l'entusiasmo della ricostruzione, le disillusioni di una carriera professionale disseminata di grandi riconoscimenti e atroci delusioni.Già autrice di MoranteMoravia, Anna Folli racconta la vita di Giacomo Debenedetti, l'intellettuale ammalato di troppa intelligenza, e di sua moglie Renata, che non ha mai rinunciato a seguire quel marito inquieto e inafferrabile, trasformando in un romanzo la vita di una famiglia colta, difficile, unica, che per molti anni ha intrecciato la propria esistenza con quella degli artisti e dei letterati che hanno fatto la storia del Novecento.

Un'arma in casa
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Gordimer, Nadine - Gatti, Grazia

Un'arma in casa

Feltrinelli Editore, 10/09/2022

Abstract: "L'arma era lì, in soggiorno, come il gatto di casa; sul tavolo, come un portacenere"Una sera di gennaio del 1996 Harald e Claudia Lindgard devono affrontare l'inimmaginabile: Duncan, il loro unico figlio di ventisette anni, architetto, è stato arrestato con l'accusa di omicidio. Il ragazzo avrebbe ucciso il suo coinquilino dopo averlo sorpreso con la propria fidanzata. L'arma utilizzata è quella di casa, quella che in Sudafrica si trova in tutte le case: una pistola comprata e tenuta a disposizione contro eventuali malintenzionati. Seguendo giorno dopo giorno il processo e le rivelazioni che porta a galla, i Lindgard sono costretti a rivedere il rapporto con il figlio, ad ammettere di non conoscere Duncan davvero, ad affrontare i propri errori, fino a dubitare della lealtà reciproca che li unisce. Un'arma in casa esplora e mette in discussione gli aspetti più profondi dei legami familiari, mentre sullo sfondo viene evocato il periodo appena successivo alla fine dell'apartheid. In un paese dove per lungo tempo si è ucciso per nulla, la morte è tuttora parte indissolubile della routine quotidiana e anche i più liberali devono fare i conti con le proprie intrinseche paure.In quello che è uno dei libri più coinvolgenti del premio Nobel sudafricano, vengono svelate le infinite contraddizioni dell'animo umano di fronte alla storia, alla razza, all'identità sessuale, all'universo di valori sociali ed etici che muta continuamente, secondo modalità spesso imprevedibili.

La signora Bauhaus
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Revedin, Jana - Petrelli, Alessandra

La signora Bauhaus

Neri Pozza, 10/09/2020

Abstract: Germania, maggio 1923. La ventiseienne Ise Frank siede tra i banchi dell'Università tecnica di Hannover, sebbene non sia un architetto, né tantomeno una studentessa di quell'ateneo. Ise, che lavora come libraia, giornalista e critica letteraria a Monaco, si trova lí su insistenza di un'amica, Lise, per assistere all'insolita conferenza in programma quel giorno.Sul palco c'è un uomo con un vestito di lana pettinata grigio scuro, un papillon di seta bordeaux e un portamento da capitano di cavalleria. Si chiama Walter Gropius ed è il fondatore del Bauhaus, una scuola di arte e architettura il cui obiettivo principale è quello di operare una conciliazione tra arti ed artigianato in un nuovo linguaggio legato alla produzione industriale, impostando nuovi canoni estetici per l'architettura e il design moderni.Colpita dall'audacia con cui Gropius espone il suo innovativo progetto e affascinata dall'idea che l'architettura possa essere una missione creativa e al tempo stesso sociale e persino politica, Ise si ritrova, nei giorni successivi, a ripensare spesso a quell'uomo dal piglio ribelle e dagli occhi da volpe.Grande è, perciò, il suo stupore, quando due mesi dopo Walter Gropius si reca a Monaco per incontrarla e invitarla all'inaugurazione della prima mostra del Bauhaus, prevista per il 15 agosto a Weimar.Da quel momento la vita di Ise è destinata a cambiare per sempre. Sposando Gropius, nell'ottobre dello stesso anno, Ise sposa anche il progetto del Bauhaus, divenendone la principale sostenitrice e lavorando instancabilmente per la sua promozione, al punto da meritare l'appellativo di "Signora Bauhaus".Nonostante le preoccupazioni economiche, gli intrighi accademici e la caduta della democrazia nella nascente Germania nazista, il sodalizio tra Ise e Walter resterà saldo, permettendo al Bauhaus di continuare la sua attività oltreoceano.Con una prosa ricca ed evocativa Jana Revedin riporta brillantemente in vita l'atmosfera degli anni Venti, raccontando, attraverso la straordinaria vita di Ise Frank, un emozionante capitolo della storia contemporanea.

Per rabbia o per amore
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0, AA.VV.

Per rabbia o per amore

66THAND2ND, 10/09/2020

Abstract: Un pugile con sei mani in un futuro distopico, un calciatore del campionato cadetto che sperimenta la "peak experience", una giovanissima ginnasta dalla carriera incerta, un gruppo di vecchi giocatori di bocce in rivolta, un'insegnante di nuoto sincronizzato che attraversa lo Stretto di Messina, un talento del calcio sudamericano in lotta contro sé stesso, una generazione di nuotatori nella Romania di Ceausescu, un tennista disertore, una vecchia gloria del Milan che ripensa al suo passato, un'atleta curda e la sua squadra di ribelli, un grande cestista jugoslavo, guerrieri greci sulla piana di Ilio che si sfidano in onore di Patroclo. Sono loro i protagonisti dei dodici racconti inediti di questa antologia, nata dalla collaborazione con la rivista "effe – Periodico di Altre Narratività", per scoprire le nuove voci della narrazione sportiva. Agonistico, amatoriale, fonte di passione o dolore, lo sport è il cuore pulsante di queste storie. I loro autori, tutti giovani o giovanissimi, affiancati da Matteo Nucci e Davide Orecchio, sono la prova di una tendenza nuova che risponde però a un'esigenza da sempre presente nel panorama letterario italiano: il desiderio di conoscere l'universo sportivo attraverso le voci di narratori di talento. "Per rabbia o per amore" dimostra così che lo sport e la letteratura hanno molto più in comune di quanto si possa immaginare.

Lo strano caso di Dr. Jekyll e Mr. Hyde
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Stevenson, Robert Louis

Lo strano caso di Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Armando Curcio Editore, 08/09/2020

Abstract: Nella Londra vittoriana di fine Ottocento, l'avvocato Utterson è preoccupato per il suo amico Henry Jekyll, poiché questi ha fatto testamento a favore di un certo signor Hyde. Decide quindi di indagare su di lui. In effetti il dottor Jekyll, da sempre affascinato dalla convivenza forzata tra il bene e il male nello stesso individuo, trova il modo di scindere le due personalità mettendo a punto un siero che lo trasforma nel ripugnante e sadico Hyde, per poi ritornare alle sue vere sembianze grazie a un antidoto. Ma la quantità di antidoto necessaria per ritornare alla sua condizione iniziale è sempre più forte e la situazione gli sfuggirà di mano... Pubblicato per la prima volta a Londra nel 1886, "Lo strano caso di Dr. Jackyll e Mr. Hyde" è considerato la più importante opera di Stevenson e uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi.

Un mondo perduto. Nelle terre più remote del pianeta
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Bonatti, Walter

Un mondo perduto. Nelle terre più remote del pianeta

Solferino, 10/09/2020

Abstract: Crateri infuocati e foreste incontaminate, isole perdute e popoli primitivi, fiumi e scogli leggendari, ghiacciai, savane e deserti sconfinati, paradisi nascosti. E poi, animali preistorici, leoni e coccodrilli, orsi e serpenti.I racconti di Walter Bonatti ci riportano al suo fianco, nei suoi fantastici viaggi ai confini della Terra. Le sue sembrano cronache di un altro secolo e di un altro mondo… e lo sono. Ma riescono ancora a raccontarci la meraviglia della scoperta e a risvegliare, oltre alla nostalgia, anche la voglia di cercare, incontrare, conoscere. Perché, come insegna Bonatti, "il bello dell'avventura è sognarla", e il viaggio è sempre anche alla scoperta di noi stessi."In quelle severe solitudini ho vissuto paure e speranze, sconforti ed esaltazioni. Vi ho ascoltato gli assoluti silenzi, gli uragani, ho respirato i miasmi dei vulcani, gli umori delle giungle. La ricerca di questi ultimi frammenti di mondo intatto mi ha condotto in un viaggio a ritroso nel tempo, a contatto con l'anima selvaggia del pianeta."

I love Japan. In viaggio con Emiliano Pepe. 20 posti pazzeschi da vedere in Giappone
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La Pina

I love Japan. In viaggio con Emiliano Pepe. 20 posti pazzeschi da vedere in Giappone

Vallardi, 24/09/2020

Abstract: UNA GUIDA DI VIAGGIO, UNA DICHIARAZIONE D'AMORE: UN LIBRO DA LEGGERE COMODI SUL DIVANO DI CASA O DA PORTARE CON VOI NEL PROSSIMO VIAGGIO Se Tokyo è pazzesca, il Giappone è pazzeschissimo! Seguite la Pina a zonzo per un Paese capace di regalare sensazioni incredibili. Potrete partire e ripartire dalla capitale o incastrare le tappe come volete. Un libro speciale che vi porterà in posti veri, fuori dai classici pacchetti vacanza, dalle solite cartoline. Luoghi in cui la gente vive, lavora, mangia e ama. Ci sono luoghi così magici che invadono la mente, ci fanno sudare le mani e quando ci pensiamo abbiamo sempre il sorriso stampato sulla faccia. Non sono solo viaggi, ma storie d'amore, e durano per sempre. In I love Japan La Pina ha deciso di condividere il suo Giappone preferito, i posti che le hanno fatto battere il cuore all'impazzata, che le hanno riempito l'anima di gioia e vere avventure, mete segrete e spazi incantati. Immergetevi nei mari cristallini di Yoron, prendete treni matti che sembrano usciti da un film di Miyazaki, incontrate monaci pazzerelli con coniglietti nelle maniche, mangiate riso coltivato con l'aiuto di uccelli esotici, godetevi le acque curative di onsen tatoo friendly, visitate ryokan incantevoli, salite su montagne divine, assaggiate cibi misteriosi, incontrate cacciatrici di perle e affondate i piedi nella neve più bianca che abbiate mai visto…Un libro pieno di vita vera e di persone autentiche, di sapori, di odori e soprattutto di tutti i modi per vedere e vivere al meglio un Giappone fuori dai soliti giri.Con tanti video e le musiche originali di Emiliano Pepe, accessibili tramite QR code.

Giustizia ambientale
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Rosignoli, Francesca

Giustizia ambientale

Castelvecchi, 10/09/2020

Abstract: Cosa significa giustizia ambientale? Da dove trae origine tale concetto? Il saggio di Francesca Rosignoli cerca di rispondere a questi interrogativi tracciando una geografia delle disuguaglianze ambientali che si snoda dagli Stati Uniti all'Europa. Un'attenzione particolare è riservata all'Italia, dove fu Danilo Dolci il primo a porre la questione delle politiche ambientali come mezzo per combattere la povertà, le ingiustizie sociali e la criminalità organizzata. Questa riflessione importante, che ricostruisce la genesi e lo sviluppo della battaglia in favore dell'ambiente, mette in luce i rischi a cui sono esposte le società contemporanee offrendo un punto di vista inedito: quello delle comunità più ferite.

Il medesimo mondo
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Ragucci, Sabrina

Il medesimo mondo

Bollati Boringhieri, 01/10/2020

Abstract: È un destino implacabile quello che segna la famiglia Mogliano, a partire dal capostipite Pietro, ricco proprietario di terre coltivatea tabacco ma andato in rovina durante il fascismo, fino ad Angelo e sua moglie Teresa, emigrati in Germania negli anni del boom, e alla loro figlia, Roberta, nata con le malformazioni congenite dovute al talidomide. Tutti legati tra loro da quelle infelicità particolari che a volte sono misteriosamente i frutti comuni di uno stesso albero genealogico.Quando la tragedia colpirà da vicino la sua famiglia, la piccola Roberta verrà affidata alla nonna paterna, mentre il padre Angelo − risposatosi con Lia, una giovane vedova − continuerà a lavorare in Germania, proseguendo la propria vita di uomo sradicato, senza altro obiettivo che non sia il denaro.La famiglia si riunisce quando Roberta ha ormai dieci anni, a Milano, dove la ragazzina scopre le durezze della madre adottiva e dell'ambiente nel quale diventerà una giovane donna. Vittima e allo stesso tempo complice, Roberta vive sospesa, come tutti i protagonisti, tra due epoche storiche e due nazioni che, nonostante le differenze apparenti, spingono i personaggi a vivere immersi dentro gli stessi meccanismi di sopraffazione e sopravvivenza: il medesimo mondo, appunto.Con una scrittura estremamente lucida, capace di filtrare ogni emozione, Sabrina Ragucci scrive un libro attraversato dalla nitidezza che soltanto uno sguardo inesorabile, abituato a scandagliare la realtà, può restituire.

Biologia dell'omosessualità
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Balthazart, Jacques

Biologia dell'omosessualità

Bollati Boringhieri, 08/10/2020

Abstract: "Biologia dell'omosessualità deve assolutamente essere letto da tutti coloro che desiderano valutare il tema dell'omosessualità in maniera informata. "Geert de Vries, direttore del dipartimento di Biologia, Georgia State University"Giunta alla fine di un lungo studio, la mirabile sintesi del professor Balthazart arriva alla conclusione che la tesi dei fenotipi sessuali innati è scientificamente la più plausibile.""Le Monde"Tollerata in numerosi luoghi e differenti circostanze per gran parte dell'antichità e del Medioevo, l'omosessualità ha dovuto affrontare, nel corso dei secoli successivi, una lunga ondata di intolleranza che giunge ai nostri giorni.Divenuta una tara, se non addirittura una perversione, doveva essere combattuta come una malattia. Una malattia da eradicare con qualunque mezzo.Nel corso dei decenni le tecniche sono state talvolta relativamente blande (ipnosi, psicoanalisi), altre volte violente (lobotomia, terapia ormonale, scosse elettriche). Centinaia di migliaia di persone sono passate attraverso questo orribile calvario. Non una di loro ha effettivamente modificato il proprio orientamento sessuale.La teoria che sta alla base di queste supposte "cure" è quella secondo cui l'omosessualità sarebbe un comportamento "deviante", "patologico", "aberrante" e, soprattutto, appreso. D'altra parte il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – il manuale internazionale di riferimento delle patologie mentali – ha cancellato l'omosessualità dalle patologie sessuali solo nella sua quarta edizione, nel 1987.L'analisi scientifica della tematica omosessuale è recente e relativamente poco conosciuta. Ancora oggi gran parte delle persone ritiene che l'orientamento eterosessuale o omosessuale sia il risultato di un apprendimento, dovuto alle interazioni sociali che si sono avute nella prima infanzia. La scuola freudiana e postfreudiana ha profondamente influenzato la società, additando nel rapporto coi genitori la causa di uno sviluppo psichico "sbagliato". Ma studi accurati, ormai piuttosto solidi, di biologia, genetica e neuroendocrinologia puntano con sempre maggior convinzione a una spiegazione biologica dell'orientamento sessuale. Più le conoscenze avanzano, più appare chiaro che omosessuali (o eterosessuali) si nasce, non si diventa.Ma per gli omosessuali, data la diffidenza ancora forte nella società e l'omofobia dilagante, questo significa spesso dover riconoscere la propria natura al prezzo di grandi sofferenze, sensi di colpa e recriminazioni. Una migliore comprensione dei meccanismi biologici che stanno alla base dell'orientamento sessuale può dunque portare a un'accettazione più ampia dell'omosessualità nella società e ridurre così le sofferenze inutili che troppe persone hanno patito per troppo tempo.Jacques Balthazart – tra i più accreditati studiosi di neuroendocrinologia legata alla sessualità – ha scritto Biologia dell'omosessualità per questo: rendere accessibili a chiunque i dati più aggiornati della letteratura scientifica sull'orientamento sessuale, e per correggere le concezioni sbagliate, e queste sì aberranti, ancora così tanto diffuse nella nostra società.

Gli uomini e la storia
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Pavone, Claudio - Bidussa, David

Gli uomini e la storia

Bollati Boringhieri, 08/10/2020

Abstract: Attraverso cinque saggi che scandiscono il percorso di ricerca di Claudio Pavone, Gli uomini e la storia presenta alcuni dei contributi più rilevanti dello storico e propone una visione coerente della fase fondatrice della nostra Repubblica che affonda le sue radici fin dalla "crisi della democrazia risorgimentale".Cuore del volume è rappresentato dal saggio sulla continuità dello Stato tra il fascismo e l'immediato dopoguerra, pubblicato per la prima volta nel 1974, e sempre più attuale.Ogni saggio è legato nella chiara e puntuale prefazione di David Bidussa a una parola chiave (Resistenza tradita, zona grigia, totalitarismo), tracciando così un discorso unitario e coerente della cornice interpretativa dello storico di Una guerra civile.Mai come oggi la società civile è tenuta a interrogarsi sul senso della storia e su un passato non ancora condiviso. È quindi sempre più opportuno rivolgersi agli studiosi che si sono dedicati con serietà e passione alla riflessione sulle costanti, che sembrano sempre ritornare, della nostra storia nazionale.

L'eredità dei vivi
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Sgaggio, Federica

L'eredità dei vivi

Marsilio, 24/09/2020

Abstract: Alla fine degli anni Cinquanta, Rosa si trasferisce dal Sud al Nord Italia. È una donna intransigente che insegna alla figlia – colei che ci racconta la storia – il primo comandamento cui ogni donna deve obbedire: "Non piangere." Rosa è la madre di Francesco che, a seguito di un incidente subito dopo la nascita, ha una forte disabilità. La lotta di Rosa per migliorare la vita di suo figlio diventa subito la lotta per i diritti di tutti coloro che non possono combattere per se stessi.In queste pagine, Rosa è una madre della quale la figlia racconta la vita; ma è anche, semplicemente, l'Italia: l'Italia ancora stordita dalla guerra negli anni Cinquanta, quella euforica dei Sessanta, quella turbinosa dei Settanta, quella privatizzata degli Ottanta, quella svuotata dei Novanta. Un'Italia, Rosa, messa alla prova da un marito da cui sceglie di fuggire, dalla disabilità del figlio, dalla figlia con la quale il rapporto è tanto stretto quanto conflittuale, dai cambiamenti sociali e politici che le avvengono intorno. L'Italia è anche quella raccontata dalla figlia, oggi, una nazione che non intende rinunciare alla propria storia e che vuole inventarne una nuova.L'eredità dei vivi è un romanzo politico, se politica è la lotta da combattere per attraversare i cambiamenti, per affermare i propri diritti, per avere la vita che si desidera. E questo romanzo ci dice che anche i sentimenti, anche i corpi, soprattutto i corpi, sono intensamente politici.

Ombre nella mente
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Grignani, Maria Antonietta - Mazzarello, Paolo

Ombre nella mente

Bollati Boringhieri, 01/10/2020

Abstract: Quando il giovane Carlo Dossi, esponente di spicco della Scapigliatura milanese, lesse L'uomo delinquente di Cesare Lombroso, ne rimase folgorato. L'opera conteneva categorie psicologiche impressionanti e osservazioni cliniche sul legame fra genio e follia. Travolto dall'infatuazione per quelle idee, Dossi scrisse subito a Lombroso esprimendogli la propria stima. Fra i due si stabilì allora uno strano legame epistolare destinato a mutare nel tempo.Dapprima Dossi, fine umorista sensibile alle bizzarrie della mente, divenne suo collaboratore a distanza con l'invio dei più disparati testi letterari segnati dalla pazzia, contributi che l'alienista prontamente utilizzava nelle sue opere. Poi Dossi sentì l'esigenza di interpellare Lombroso come medico a cui inviare informazioni sulle proprie sofferenze psichiche. Assorbite le teorie lombrosiane, Dossi si trasformò ben presto in una sorta di psichiatra in grado di formulare giudizi diagnostici, come capitò con l'opera I mattoidi e con un originalissimo articolo scritto per la rivista di criminologia diretta da Lombroso.Dopo vent'anni di conoscenza reciproca, soprattutto epistolare, i vari Dossi che erano mutati nel tempo (collaboratore, paziente e scrittore-alienista) si unificavano finalmente in una figura singola, che trovava nella Grafologia di Lombroso una sistemazione precisa accanto ad altri geni un po' matti, come Zola, Ariosto, Tolstoj e Schopenhauer. In fondo se il genio era una forma di pazzia, non doveva essere accertato, ma diagnosticato.Lo strano rapporto fra Lombroso e Dossi – che finì per influenzare profondamente entrambi – viene qui raccontato per la prima volta sulla base di un epistolario inedito e di documenti finora rimasti nell'ombra. L'incantevole ricostruzione storica, da cui emergono molti dettagli spassosi, è anche il ritratto dell'esuberante atmosfera intellettuale dell'Italia ottocentesca.

Lenz
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Büchner, Georg

Lenz

Adelphi, 17/09/2020

Abstract: La vita di Georg Büchner fu brevissima e segnata da opere abbaglianti. Accanto al "Woyzeck" e alla "Morte di Danton", testi fondatori del teatro moderno, il racconto "Lenz" – qui presentato accompagnato dal testo originale – ha un ruolo analogo in rapporto alla narrazione. Questa storia, il cui protagonista è il poeta romantico Lenz, lascia affiorare una forma che diventerà un emblema per tutta la letteratura nel suo azzardo estremo, fino a Robert Walser: quella della "passeggiata dello schizofrenico". In questo racconto ogni parola, ogni articolazione della frase sottintendono una tensione tale da non poter tollerare neppure un minimo accrescimento – e però si manifestano sulla superficie di una prosa impassibile, seppur soltanto alla maniera in cui tale poteva esser definito Lenz nelle ultime righe del racconto: "Pareva del tutto ragionevole, parlò con la gente; faceva tutto come facevano gli altri, ma c'era un vuoto orribile in lui, non sentiva più alcuna paura, alcun desiderio; la sua esistenza gli era un peso necessario".

Teatro
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Büchner, Georg

Teatro

Adelphi, 17/09/2020

Abstract: "L'autore drammatico non è altro, ai miei occhi, che uno storico, ma sta al di sopra di quest'ultimo, perché egli ricrea per noi la storia una seconda volta: invece di fornirci un racconto secco e spoglio, ci introduce immediatamente nella vita di un'epoca, ci dà caratteri invece di caratteristiche, personaggi anziché descrizioni". Così Büchner, autore drammatico, definisce il proprio compito in una lettera alla famiglia del 1835. Aveva appena terminato "La morte di Danton", il suo primo lavoro letterario, e neanche venti mesi lo separavano dalla morte in esilio a Zurigo, a soli 24 anni, spesi quasi interamente nell'attività rivoluzionaria e negli studi scientifici. Delle altre due opere, "Leonce e Lena" e "Woyzeck" – pubblicate parecchi anni dopo la sua morte –, Büchner non parla, almeno nelle lettere di lui che ci sono rimaste. Tanto maggiore ci sembra il prodigio nel vedere come quel giovane abbia potuto precorrere – in queste opere che costituiscono forse il tentativo più audace di rinnovamento che la storia del teatro del XIX secolo conosca – motivi formali e ideologici la cui riscoperta ad opera del naturalismo, e soprattutto dell'espressionismo alla vigilia della prima guerra mondiale, sarebbe stata definita da Walter Benjamin come uno dei "pochi avvenimenti politico-letterari dell'epoca la cui attualità deve apparire di una luce accecante alla presente generazione". Dalla prima rappresentazione di "La morte di Danton", curata da Max Reinhardt nel 1916, a quella di Vogt del 1921 con Alessandro Moissi nella parte di Danton, il teatro di Büchner è entrato ormai a far parte del repertorio classico, sia in Germania, sia in Francia, sia in Italia.

Smart working. Riflessioni sul futuro del lavoro nelle analisi del Sole 24 Ore
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Aa.vv.

Smart working. Riflessioni sul futuro del lavoro nelle analisi del Sole 24 Ore

IlSole24Ore, 16/09/2020

Abstract: Lo smart working è la fine dell'ufficio? In questo libro troverete la risposta, perché il futuro del lavoro è già arrivato. Ha cambiato il nostro modo di lavorare, la percezione dei nostri spazi vitali. Ha modificato i rapporti tra colleghi e le modalità con cui svolgere le riunioni. Ha indotto molte imprese a valicare il muro dello scetticismo o del pregiudizio negativo. È stato il miglior strumento per affrontare una crisi senza precedenti, un evento imprevedibile e devastante. È questo lo smart working.O meglio è stato questo finora. Prima o poi la pandemia finirà, non il nuovo modo di lavorare.È questo il senso degli interventi che esperti, economisti, giuristi, sociologi hanno affidato al Sole 24 Ore e che ora sono raccolti in questo volume.Il lavoro del futuro avrà bisogno di regole, il più possibile frutto di accordi tra le parti sociali e non di ingessature normative frutto di una cultura dei vincoli tarata sull'idea novecentesca della prestazione lavorativa. Ma non cambia solo il lavoro, cambia anche il senso e la spazialità dei suoi luoghi. E forse è questa la conseguenza meno prevedibile anche se potenzialmente più dirompente.Perché la domanda a cui bisogna rispondere è una sola: lo smart working sarà la fine dell'ufficio?