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Storia di lotta e di anarchia in Calabria
Donzelli Editore, 22/06/2021
Abstract: I saggi che compongono questo volume offrono uno spaccato vivo ed eloquente della Calabria novecentesca, scossa da plurisecolari conflitti sociali e solcata da movimenti e lotte dotati di una dirompente potenzialità trasformatrice.Frutto di un lavoro di ricerca di un gruppo di studiosi guidati da Piero Bevilacqua, il libro ricostruisce in dieci storie, in gran parte ignote al grande pubblico, alcuni importanti episodi tragici del nostro passato per rendere giustizia ai protagonisti e consegnare alle generazioni che verranno una memoria anche emotiva delle vicende che hanno come protagonisti gli umili della nostra terra.Sono storie di ribelli, di donne coraggiose, di emarginati e sconfitti, da cui emerge la durezza delle condizioni di vita e di lavoro dei subalterni, ma soprattutto l'enormità dello sforzo di emancipazione e di riscatto che uomini e donne calabresi hanno dovuto sostenere nel corso del tempo per pervenire a una condizione mai definitiva di benessere e di dignità umana. Si va dalla vicenda drammatica dei salinari di Lungro, costretti a lavorare in condizioni miserevoli, alle lotte bracciantili di Casignana, che videro un durissimo scontro tra le forze fasciste emergenti e il movimento contadino locale, passando per la singolarissima figura di Giuseppe Zangara, l'uomo che tentò di assassinare il presidente americano Roosevelt, fino all'"incidente" in cui persero la vita cinque giovani anarchici, un vero e proprio attentato maturato nell'ambito della destra eversiva e che si va ad aggiungere all'infinita serie di vicende consimili che hanno segnato la storia italiana del Novecento. Le canzoni e le musiche di Francesca Prestìa – nel cd abbinato al volume – fanno da suggestivo commento sonoro a ogni saggio del libro, arricchendolo di speciali e appassionate vibrazioni emotive.
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Donzelli Editore, 14/06/2021
Abstract: Il nostro pianeta si trova a una svolta epocale e lentamente, forse troppo lentamente, ce ne stiamo accorgendo. Il cambiamento climatico, la pandemia e le crescenti disuguaglianze ci espongono a nuove grandi sfide. Le migrazioni sono uno degli aspetti di questo cambiamento. Sono un fenomeno strutturale, anche se si continuano a considerare come una emergenza. Di fronte a queste sfide la scuola è un ambiente educativo e sociale centrale per approfondire la consapevolezza del cambiamento e per immaginare il prossimo futuro. D'altra parte, le nuove generazioni digitali sono oggetto e soggetto dell'informazione echiedono di essere protagoniste con movimenti come quello di Fridays for Future.È in questo contesto che si è svolta la ricerca-azione del CeSPI sull'Agro pontino, con una indagine unica nel suo genere, interrogando i giovani studenti sul loro futuro, sullo sviluppo sostenibile, guardando in particolare al fenomeno dell'immigrazione e al ruolo della scuola. La ricerca-azione è stata parte attiva del progetto Get AP! Strategie per una cittadinanza globale dell'Agro pontino finanziato dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.
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Donzelli Editore, 02/07/2021
Abstract: Vent'anni sono passati dal G8 di Genova, da quei giorni caldissimi del luglio del 2001 che hanno segnato la coscienza di diverse generazioni. Eppure, Genova rappresenta un tabù dal punto di vista storiografico: è stata oggetto di un complesso processo memoriale, che forse deriva dalla difficoltà di dare un senso a ciò che avvenne, tra lotta, resistenza e repressione. È tempo ormai di interrogare le memorie di chi partecipò, tentando di ricostruire l'eterogeneità delle piazze ed evitando di riprodurre narrazioni vittimali. A questo scopo, non vi è strumento più efficace della storia orale perché, come scrive Alessandro Portelli nella prefazione al volume, consente di vedere nell'evento non una massa indistinta ma un incontro di persone, con una storia e un nome, e, al contempo, ne espande i confini, trasformando l'evento accaduto in evento ricordato, senza fine né inizio. Gabriele Proglio pone le fonti orali in dialogo con il racconto mediatico di Genova, dando vita a una ricerca unica che ricostruisce i processi di memoria legati al G8, sulla base di decine di testimonianze di chi, in modi diversi, ha partecipato a quelle giornate. Un intreccio di memorie pubbliche e private da cui scaturisce un racconto potente: da un lato, la cronaca mediatica, che ha imposto nell'immaginario l'idea delle devastazioni operate dai black bloc e delle violenze delle forze dell'ordine; dall'altro, i racconti di chi ha preso parte, talvolta involontariamente, a ciò che nel ricordo diventa una vera e propria guerra. Anche le amnesie e i silenzi rientrano nella narrazione: la paura di raccontarsi, l'ansia di riportare al presente violenze efferate, l'angoscia di non essere compresi. Lo studio di queste memorie restituisce un quadro storico nel quale il G8 emerge come un evento periodizzante per la storia contemporanea, facendo di Genova "un luogo della mente e del cuore", come scrive ancora Portelli: "che ci fossimo o no allora, anche grazie a libri come questo, a Genova ci stiamo, adesso".
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Donzelli Editore, 23/06/2021
Abstract: Questo volume presenta al pubblico un viaggio nell'Italia delle grandi, medie e piccole città che, attraverso interventi capaci di migliorare la qualità della vita degli abitanti, hanno scelto di confrontarsi con altre realtà urbane europee. Un diario di bordo del percorso compiuto da amministrazioni e comunità che hanno saputo mettersi in gioco, per affrontare alcuni tra i temi di maggiore impatto dell'agenda politica europea. Le città sono i luoghi in cui avvengono le sfide principali del nostro tempo, ma anche quelli in cui emergono le soluzioni più interessanti, sviluppate in molti casi attraverso la collaborazione tra pubbliche amministrazioni e comunità locali. I processi di partecipazione civica contribuiscono in maniera decisiva a rendere le città italiane ed europee più sostenibili, più eque e produttive. È in tal senso che l'Europa ha supportato con numerosi programmi, come Urbact e Urban Innovative Actions, la realizzazione di una serie di azioni innovative, favorendo soprattutto la sperimentazione di politiche integrate capaci di promuovere lo sviluppo urbano sostenibile a partire dalle esigenze concrete delle persone. Negli anni del post-pandemia, l'avvio della nuova programmazione europea e il rilancio economico e sociale non possono prescindere da un'analisi dei risultati raggiunti dalle città, che si confermano parte della soluzione grazie a politiche e interventi che guardano all'Europa e favoriscono l'emergere di nuove capacità amministrative e civiche per affrontare le sfide del nostro tempo in maniera partecipata ed efficace. Le esperienze delle città italiane coinvolte nei programmi europei di innovazione urbana rappresentano dunque un patrimonio di conoscenze e di visioni utili per amministrazioni e comunità locali ma anche per urbanisti, attivisti ed esperti di politiche urbane che intendono replicare approcci di valore europeo per ripensare il futuro dei nostri contesti urbani.
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Donzelli Editore, 09/06/2021
Abstract: Conoscere Dante significa conoscere la sua opera, ma anche conoscere la sua vita. Non solo gli eventi esterni – gli amori, l'attività politica, gli amici, i nemici, l'esilio – ma anche e soprattutto il suo percorso interiore, quell'universo ricchissimo che Dante sottoponeva a un continuo scandaglio, per verificare scelte, mettere in crisi vecchi convincimenti, saggiare nuove strade da percorrere. Perché Dante – come scrive Piero Boitani nell'Introduzione – "è il primo grande scrittore dell'Occidente a legare la sua poesia a ciò che ha vissuto, a fare poesia della vita, dei suoi sogni, delle sue idee, dei suoi sentimenti, dei suoi fallimenti". È da questo presupposto che muove John Took, dantista tra i più importanti a livello internazionale, che in questo lavoro racchiude i frutti di un'intera vita dedicata al poeta, offrendoci la ricostruzione di una grande biografia intellettuale ed esistenziale. Ed è questo sguardo particolare all'opera di Dante che consente a Took di non trascurare nulla, di tenere assieme tutto, anche le opere "minori", perché ogni singolo verso, ogni singola riflessione trova senso e acquista un nuovo significato all'interno di un percorso più ampio, quello del cammino di Dante alla ricerca di ciò che può dirsi veramente e profondamente umano. Così anche opere apparentemente distanti dalla dimensione biografica – come il De vulgari eloquentia – assumono una nuova luce, in quanto la questione linguistica e letteraria è sempre agganciata alla dimensione esistenziale, perché è questa la dimensione che conta. La ricerca personale di Dante diventa la nostra ricerca: costantemente rivolto a chi lo leggerà, soprattutto a quelli che "questo tempo chiameranno antico", Dante ci sollecita a dialogare con lui, a prendere posizione. A indagare nella maniera più seria possibile le pieghe più buie della nostra condizione, fiduciosi però di trovare la strada per quella "corruscazione", per quel sorriso dello spirito che rappresenta il vero destino dell'uomo.
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Donzelli Editore, 20/04/2021
Abstract: Anche nella più nera disperazione, anche nei tempi in cui viviamo, in cui la nostra natura più vera e profonda è soffocata da un eccesso di razionalizzazione e di artificiosità, sopravvive nell'animo dell'uomo una forza insopprimibile, la forza dell'illusione, pronta a risorgere, e sulla quale è possibile fondare una società più giusta e nobile. È questo l'approdo cui arriva Leopardi attraverso un percorso ricco e complesso, in cui è possibile individuare due momenti emblematici: la prima stesura dell'Infinito, nel 1819 (anno terribile per Leopardi, in cui tocca gli abissi del vuoto esistenziale), e la scrittura della Ginestra, nel 1836 (quando la riflessione leopardiana si conclude trovando forse la sua forma poetica più compiuta). Tra le due tappe, un cammino affascinante – fatto di incontri e contrasti, di slanci impetuosi e ripiegamenti improvvisi, di invenzioni letterarie e prove filosofiche –, lungo il quale ci accompagna Fabiana Cacciapuoti, capace di mettere in risalto la straordinaria "modernità" di Leopardi, entrando nella scrittura e nel pensiero di un autore la cui interiorità tormentata, qui esplorata con grande finezza interpretativa, è essa stessa paradigma dell'inquietudine dell'uomo moderno. Ma quali sono queste illusioni tanto care al poeta di Recanati, così preziose da affidare ad esse la salvezza dell'uomo? Sono quelle che nel mondo antico erano sentite e vissute intensamente come valori: l'amore, l'amicizia, l'eroismo, la gloria, la magnanimità, la compassione intesa come capacità di sentire insieme. Sono le virtù che consentono all'uomo di convivere in maniera civile con il prossimo, di contribuire alla costruzione di una società il più possibile giusta ed equa, nobile e vitale. È un Leopardi "politico" quello che prende forma in queste pagine: il poeta sensibile, attento ai più sottili moti dell'animo, è in realtà costantemente proteso verso gli altri e sollecitato da una irriducibile passione civile. Inquieto, mosso da una forte spinta vitale, fermo in una strenua opposizione al destino, nel l'immagine della ginestra Leopardi trova finalmente un orizzonte: guardare senza infingimenti al deserto dell'esistenza, ma da questa consapevolezza aprirsi all'altro, di cui si condivide la sorte, e insieme su quel deserto ricreare un senso, fare risorgere quelle illusioni che costituiscono l'unico possibile nutrimento per la vita.
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Donzelli Editore, 20/05/2021
Abstract: Il decreto sugli standard è una delle norme fondamentali dell'urbanistica italiana. La sua emanazione, il 2 aprile del 1968, risponde all'intento di regolare la quantità minima di spazio urbano da destinare a servizi e attrezzature collettive: scuole, dotazioni sportive e per il gioco, parchi e giardini, centri civici e istituzionali, religiosi e culturali, presidî sanitari, aree a parcheggio. Si tratta di una norma che, nella sua semplicità, ha avuto implicazioni importanti nelle trasformazioni delle città italiane negli ultimi cinquant'anni, contribuendo a definire le relazioni tra territorio e diritti di cittadinanza, attraverso la costruzione di una riserva di suoli pubblici e la regolazione degli spazi preposti a garantire un'offerta adeguata di attrezzature per l'istruzione, la cultura, la salute, la socialità e la sicurezza. Il volume nasce dalla riflessione e dalla discussione promosse su questi temi tra il 2017 e il 2019 da un gruppo composto da ricercatori di differenti atenei (Laboratorio Standard), con un numero consistente di altri studiosi, professionisti e amministratori pubblici, nell'intento di mettere a valore e fare evolvere entro un quadro condiviso sentieri di ricerca teorica e operativa. Abbiamo scelto una postura orientata a osservare gli standard a partire dal loro lascito spaziale, un consistente deposito di città pubblica, di cui garantire cura, accessibilità, fruizione. Questo patrimonio, materiale e simbolico, è a nostro modo di vedere una delle leve da cui partire per aspirare a una rinnovata stagione di politiche per la rigenerazione dei contesti urbani contemporanei e per il welfare locale. Il volume si chiude con un testo propositivo (un Manifesto articolato in sette punti), il cui obiettivo è individuare alcune delle traiettorie possibili verso l'aggiornamento della norma e la sua applicabilità, oggi.
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Donzelli Editore, 18/03/2021
Abstract: Nelle nostre società iperattive e stressate, sempre più numerosi sono coloro che giunti al momento di andare a letto fanno fatica ad addormentarsi. È una condizione strettamente connessa alla svalutazione del sonno che la modernità, con la sua smania di produrre, ha inaugurato assieme alla progressiva erosione del buio, sempre più illuminato. La veglia notturna in passato non aveva una prevalente connotazione di frustrante incapacità, di attesa ansiosa; il più antico degli eroi, Gilgamesh, soffriva di insonnia per un eccesso di energia e di voglia di agire, e quanti sono i paladini delle antiche battaglie che la notte pregustavano il piacere dello scontro mattutino? Personaggio dopo personaggio, esempio dopo esempio, Eluned Summers-Bremner cuce in un unico variegatissimo patchwork le tante forme di insonnia che la letteratura di ogni epoca e civiltà ci racconta. Dall'antica Mesopotamia all'Iliade e l'Odissea, dalla Cina all'India, dall'Europa al Giappone. Attraverso una lettura godibilissima, andiamo alle radici dell'insonnia e scopriamo che l'arte, non meno della scienza, è stata lo strumento con cui l'uomo ha cercato nei secoli di comprenderla, descriverla e superarla. I medici e i filosofi del medioevo e del Rinascimento, per esempio, la consideravano un sintomo dell'innamoramento, della melanconia, e persino della possessione demoniaca. La medicina moderna invece tende spesso ad associarla a stati di sofferenza psicologica, da cui il sempre più diffuso ricorso ai farmaci. Ma come se la cavavano i nostri antenati? E cosa ne pensano della veglia e del buio le civiltà diverse da quella occidentale, figlia dell'Illuminismo? Pagine intriganti, piene di risposte.
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Donzelli Editore, 06/05/2021
Abstract: Il collezionismo napoleonico cominciò all'alba del 19 giugno 1815 sul campo di battaglia di Waterloo e da allora non si è più fermato, contagiando per due secoli le personalità più disparate, da Lord Byron fino a Stanley Kubrick, che per il suo film mancato, quello appunto su Napoleone, realizzò una monumentale ricerca. Del resto, basta scorrere i cataloghi delle case d'aste e delle mostre per cogliere la persistenza del flusso emotivo, oltre che del valore economico, veicolato dai reperti del political drama più avvincente del XIX secolo. Ma gli oggetti ossessionarono lo stesso Napoleone, il quale nel testamento elencò gli effetti personali che desiderava fossero consegnati soprattutto al figlio: oltre a oggetti prevedibili come armi, uniformi e libri, orologi e argenteria varia, anche una collezione di tabacchiere, e poi il lavabo della camera da letto, un bidè d'argento dorato, i letti e i materassi usati a Sant'Elena, sino alla biancheria intima. Nel 1821 fu il suo corpo a diventare oggetto di culto: maschere funebri e presunti calchi di dita circolarono in una capillare operazione di commercializzazione e giunsero fino nelle Americhe, proiettando oltre oceano il mito innescato dalla nostalgia borghese e dal rimpianto dei veterani. Tra memoria, feticismo e necrofilia, il volume racconta il fenomeno di merchandising destinato al pubblico globale assetato di tracce materiali legate alla persona e al privato di Napoleone. Fiume carsico carico di simbologia, la cultura materiale napoleonica incentrata sui resti, sulle reliquie e sui cimeli fornisce consistenza tattile e visiva al mito, capace così di rinnovarsi in una "geografia del desiderio" globale e senza tempo. Nel bicentenario della morte dell'imperatore dei francesi, questo libro, arricchito da un curioso apparato iconografico – in cui il lettore potrà scoprire alcuni "feticci" dell'epopea –, porta l'onda lunga dell'epica napoleonica sino ai nostri giorni, dimostrando quanto essa ancora ci appartenga.
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Donzelli Editore, 31/05/2021
Abstract: I quindici versi più celebri della poesia italiana, e tra i più grandi della lirica di tutti i tempi, che continuano a incantare e soprattutto a stimolare domande, interpretazioni, a porre questioni: sono i versi dell'Infinito, che Giacomo Leopardi scrisse nel 1819, ma su cui tornerà con qualche aggiustamento negli anni successivi, fino alla versione definitiva data alle stampe con l'edizione Starita dei Canti del 1835. La tensione poetica e filosofica che si sprigiona da questa lirica giovanile attraversa tutta la meditazione leopardiana sia in versi che in prosa e giunge fino a noi, con un'evidenza che ancora ci interroga, costituendo la soglia che apre alla poesia contemporanea. Prima definito un idillio, poi invece un canto, L'infinito concentra in pochi versi – uno solo in più rispetto a quelli di un sonetto – le grandi domande che assillano l'uomo contemporaneo, oltrepassando ogni artificiosa distinzione dei saperi: ancora oggi, come scrive Alberto Folin nel saggio introduttivo al volume, questa lirica "offre al lettore moderno una straordinaria gamma di possibilità interpretative, non solo sul piano critico e filosofico, ma anche su quello delle scienze umane e di quelle cosiddette "esatte"". Dalla letteratura alla filosofia, dall'antropologia all'astrofisica, dall'orientalistica alla teologia, dalla matematica alla musicologia, per la prima volta grandi specialisti delle diverse discipline mettono alla prova il proprio sapere per sviscerare da questi versi la straordinaria fecondità di significati e stimoli che racchiudono. La riflessione – che trae occasione da un convegno organizzato a Recanati dal Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario dell'Infinito – si apre così letteralmente verso "interminati spazi", chiamando in causa il senso stesso dell'essere umano e del suo destino.
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Magnifici salvadanai fruttiferi
Donzelli Editore, 25/05/2021
Abstract: La storia di una banca è inevitabilmente anche quella del territorio su cui agisce e degli attori economici e politici che la animano. La sua azione è al tempo stesso specchio e motore delle dinamiche, non solo economiche, che la attraversano. La storia delle due Casse di risparmio di Padova e di Rovigo, entrambe fondate nel 1822 e unitesi nel 1928, rappresenta un interessante punto di vista sugli ultimi due secoli della vita socioeconomica e politica delle due province coinvolte, ma offre anche spunti di riflessione a ben più ampio raggio. Per l'ammontare dei suoi depositi la Cariparo arrivò a essere la quarta o quinta cassa di risparmio italiana, e spesso fece da capofila a livello nazionale nell'instaurare rapporti con i consorzi agrari, con gli enti assistenziali e con gli istituti di credito omologhi. Dopo una lenta fase di preparazione, durata circa un secolo, essa visse il suo periodo più fulgido nei cinquant'anni a cavallo fra il 1918 e il 1968, rendendosi protagonista della modernizzazione delle due province, monopolizzando il credito agrario e costituendo un punto di riferimento imprescindibile per le principali imprese del territorio. La ricerca di Francesco Sanna non manca di illuminare anche gli aspetti più squisitamente politici, il cui punto dirimente risiede nella questione delle nomine nel consiglio di amministrazione: l'evoluzione di queste norme ben riflette i più rilevanti momenti di svolta della storia politica italiana e dimostra la centralità di questo tipo di istituto di credito nei rapporti fra potere locale e nazionale. Utilizzando un vasto materiale d'archivio per la maggior parte inedito, questa ricerca, che vede la luce proprio in concomitanza col bicentenario della nascita delle casse di risparmio in Italia, intende valorizzare la storia degli istituti di credito locale in un paese dove sono tradizionalmente molto diffusi e potenti, ma non altrettanto studiati.
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Antropologia culturale. Un'introduzione
Donzelli Editore, 23/04/2021
Abstract: Tramite uno stile chiaro, scorrevole e allo stesso tempo documentato, il libro di Alessandra Castellani si presenta come un'introduzione all'antropologia culturale che aiuta a riflettere sul carattere simbolico e culturale alla base dell'agire umano. L'opera, ripercorrendo le tappe più importanti del pensiero etnografico e antropologico, analizza il cammino della disciplina con un'attenzione costante alla contemporaneità. Al centro dell'antropologia è il tema della conoscenza dell'altro, ma anche della sua "costruzione", cruciale nella società occidentale (basti pensare al movimento #metoo o alle proteste di Black Lives Matter). Il libro racconta le teorie riguardanti i concetti come etnia ed etnocentrismo, ragionando sulle eventuali correlazioni con il razzismo e l'antisemitismo. Inoltre, vengono esaminate le diverse correnti di pensiero che si sono sviluppate nel corso del tempo all'interno di differenti contesti politici, culturali, sociali ed economici, a partire dai primi antropologi evoluzionisti, come Edward Tylor e James Frazer. L'antropologia del Novecento si costituisce attraverso gli studi sul campo di antropologi "mitici" come Bronisław Malinowski tra i nativi del Pacifico occidentale, Margaret Mead tra le adolescenti a Samoa o Claude Lévi-Strauss in Amazzonia. La contemporaneità viene affrontata sulla base delle teorie postcoloniali e delle riflessioni, tra gli altri, di Arjun Appadurai, Homi Bhabha, Gayatri Chakravorty Spivak sul ruolo dell'Occidente e sull'emergere di nuovi assetti geopolitici. Infine, si pone particolare attenzione alle teorie legate al genere, a partire dagli studi pioneristici di Gayle Rubin e dalle proteste femministe e della comunità gay nei tardi anni sessanta e settanta fino ad oggi.
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Donzelli Editore, 29/03/2021
Abstract: La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, con il motto "Liberté égalité fraternité" svetta come un pinnacolo a indicare l'orizzonte della modernità. Per decifrarne i segni, Raffaele Romanelli inizia con lo scomporre i termini della trinità, rivelandone le interne tensioni: la libertà dialoga con il bisogno di ordine ed entra in conflitto con l'uguaglianza, la quale genera tirannia giacobina, ma alimenta anche le forme della democrazia. A sua volta, la fraternità, variamente declinata come solidarietà o cooperazione, plasma i socialismi. Prima ancora, già nella Rivoluzione la fraternità appare anche come coesione nazionale, germe di guerre infinite. Una volta divenuto universale, il suffragio genera cesarismi e populismi che scuotono le fragili fondamenta delle democrazie. Dopo le catastrofi totalitarie della prima metà del Novecento, le Dichiarazioni universali dei diritti recuperano i principî dell'Ottantanove e la democrazia sembra affermarsi come paradigma universale della politica. Ma, ancora una volta, il fiume della storia segue percorsi tortuosi, imprevisti. Quando le Dichiarazioni dei diritti si estendono al mondo, molti ne rifiutano le basi individualistiche a favore di valori comunitari; alcune culture, con l'eguaglianza dei soggetti, negano quella dei generi, proprio quando in Occidente l'eguaglianza faticosamente conquistata dalle donne le porta ad affermare il valore della differenza. Negli spazi di un mondo ormai globale, mentre esplodono scontri di religioni, di generi, di etnie, mentre si evolvono gli originali diritti umani, di prima, di seconda, di terza generazione, mentre multiculturalismo e politiche identitarie sembrano dissolvere il soggetto dell'Ottantanove, la stessa convenzione democratica rivela le sue antinomie originarie generando le odierne "democrazie illiberali".
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Donzelli Editore, 02/03/2021
Abstract: Uno dei caratteri più pericolosi del fenomeno mafioso è la capacità di radicarsi nelle pieghe del contesto sociale, creando aree di contiguità e di copertura indispensabili alle proprie strategie. Nella percezione diffusa, questa capacità è legata a una particolare predisposizione dei luoghi d'origine, la Sicilia, la Calabria, la Campania. La mafia tuttavia ha mostrato nel tempo un crescente potenziale espansivo ben al di là dei contesti tradizionali. Nella sterminata letteratura sulla materia, lo studio di Sciarrone costituisce una delle poche ricerche empiriche condotte sul campo: attraverso l'osservazione ravvicinata e partecipante di un contesto specifico e lo strumento dell'intervista in profondità, l'autore indaga il modo in cui la mafia interviene in una determinata società locale, e le dinamiche che si attivano tra mafiosi e imprenditori, fino ad arrivare a un condizionamento pervasivo dello sviluppo economico. Sono tre le realtà in cui viene preso in esame il "capitale sociale" della mafia: Gioia Tauro, la Puglia e il Piemonte. Il tratto caratteristico della delinquenza mafiosa rimane, nelle aree vecchie come nelle nuove, la presa sulla società, il controllo diretto del territorio. A dieci anni dalla prima fortunata edizione, Sciarrone riflette sui più importanti cambiamenti intervenuti sia sul versante mafioso sia su quello della lotta alla criminalità organizzata. Se è vero che l'azione di contrasto è stata particolarmente efficace, non si può certo dire che 'ndrangheta e camorra abbiano perso la loro forza espansiva. Anzi, proprio di recente si sono verificati clamorosi episodi di recrudescenza, anche a livello sovranazionale. La rigorosa e documentatissima analisi contenuta nel volume mostra quanto il capitale sociale sia il più rilevante punto di forza delle mafie, ma anche una risorsa disponibile per il potere politico ed economico a vari livelli. Per riuscire a inceppare i meccanismi del consenso, ovvero i fattori che favoriscono la riproduzione del fenomeno mafioso, bisognerebbe dunque colpire con fermezza i nodi di connessione delle reti mafiose.
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Donzelli Editore, 02/03/2021
Abstract: "Non avevo molta voglia di parlare di me. Questa difatti non è la mia storia, ma piuttosto, pur con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia", scriveva Natalia Ginzburg in Lessico famigliare. Chi parla si nasconde, si mette in secondo piano, perché i protagonisti sono gli altri membri della famiglia. Una simile operazione avrebbero compiuto nei decenni successivi autori come Marguerite Yourcenar, Günter Grass, Annie Ernaux, Oriana Fallaci, impegnati nel percorso a ritroso lungo i rami del proprio albero genealogico. Si realizza così un curioso rovesciamento: il discendente, colui che è stato generato, si trasforma in creatore, colui che genera i propri antenati riportandoli in vita sulla pagina scritta, o che quanto meno li osserva inosservato. Un'operazione ambigua, in cui, inevitabilmente, l'occhio di chi osserva ha un peso, più o meno rilevante. Il risultato è un genere ibrido, al confine tra il romanzo storico e le molteplici forme di scrittura del sé. Il rapporto tra verità e invenzione, i discorsi a tavola e i "lessici" condivisi, il sentimento di appartenenza alla propria classe sociale, l'incrocio tra individuale e universale, privato e pubblico, la storia collettiva guardata attraverso il filtro della storia privata sono solo alcune delle questioni affrontate. Un genere, quello delle "memorie di famiglia", che nelle esperienze più recenti si arricchisce di nuove modalità espressive – con il graphic novel – e mostra un'insospettata vitalità. La crisi della struttura familiare tradizionale si traduce spesso nell'impossibilità di realizzare un vero romanzo genealogico, solido e compatto; eppure, di fronte a una famiglia che si rivela organismo fragile, minacciato da più fronti, più urgente si fa il bisogno di costruirne le memorie: nel suo precario equilibrio, e nella possibilità di preservarlo almeno nel ricordo, risiede uno dei motivi di fascino che lo spazio domestico e le storie di famiglia continuano a esercitare su studiosi, lettori e spettatori del nostro tempo.
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Donzelli Editore, 11/03/2021
Abstract: Serve ancora la geografia? Quale senso può avere, oggi, la pretesa di fissare un territorio in una rappresentazione, di "cartografarlo"? E a cosa serve la geografia? A descrivere i luoghi su cui gli uomini "appoggiano" il loro agire, o a raccontarne le interazioni, e indagarne la storia? A fissare e legittimare lo status di quei luoghi, o a contribuire al loro cambiamento? In questo aureo libretto, che raccoglie in alcuni brevi e folgoranti saggi il percorso esemplare di quello che a buon diritto può essere considerato il più autorevole rappresentante italiano della geografia attiva, emerge una concezione della Terra in cui biosfera e sfera socio-culturale interagiscono all'interno di un medesimo sistema complesso, operando ciascuna secondo le proprie modalità. Ciò significa che, a tutti i livelli territoriali, possiamo fare scelte sbagliate, che alterano le condizioni biologiche e sociali del pianeta e che presto o tardi finiranno per ritorcersi sulle condizioni di vita dei sistemi locali. Per questo i geografi non possono limitarsi a descrivere i territori, ma devono assumersi la responsabilità di individuare e descrivere le condizioni favorevoli per instaurare rapporti virtuosi con la biosfera e, attraverso questi, rapporti sociali che riducano le diseguaglianze e gli sprechi di risorse naturali e umane a cui oggi assistiamo. Per farlo la geografia deve riaccendere quella "poetica della scoperta" che ha accompagnato le grandi esplorazioni: "la vera scoperta di Colombo – scrive Giuseppe Dematteis – non è stata l'America, ma l'idea che si potesse arrivare in India navigando verso occidente". I geografi, continua Dematteis, da sempre "fanno un pezzo di storia con i poeti: forse è per questo che gli antichi ritenevano Omero il massimo dei geografi". La geografia deve riprendere il suo cammino a fianco della poesia, recuperando così anche quella carica emotiva e affettiva che è necessaria per stabilire un corretto rapporto con i luoghi e con chi ci vive. Solo "un'immaginazione poetica che attinga al fondo oscuro e brulicante della vita potrà veramente suggerire la molteplicità dei bisogni e dei desideri che possono concorrere alla costruzione del territorio come bene comune", scovare, nascoste sotto le false necessità, "le condizioni di un divenire possibile".
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Donzelli Editore, 29/03/2021
Abstract: Ottana, ai piedi della Barbagia di Nuoro, è un paese povero, di una povertà estrema, calato in un territorio ostile, infestato dalla malaria, dove i bambini si divertono "a saltare da una parte all'altra del fiumiciattolo", come ricorda uno degli abitanti intervistati, e la gente si aiuta come può, tentando di sopravvivere e di combattere la fame. Ma c'è un grande equilibrio in questa situazione, la stabilità e la "tranquillità" di chi, in un certo modo, è venuto a patti con l'ambiente in cui è collocato. Tutto questo fino agli anni sessanta. Poi qualcosa cambia. La modernizzazione – la riforma agraria, l'industrializzazione – sconvolge questo equilibrio e fa saltare questo patto di sopravvivenza, facendo di Ottana il caso emblematico della breve durata della rivoluzione industriale in Italia. Tra il 1969 e il 1974 la Sardegna vive infatti una seconda fase di industrializzazione, successiva a quella che aveva interessato Porto Torres, Assemini e Sarroch. Al centro del maestoso progetto statale, inserito nel Piano di Rinascita della Sardegna e finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno, è la realizzazione di uno stabilimento chimico a Ottana. Il percorso etnografico delineato da Zedda – che non intende inserirsi nel dibattito sulla visione predatrice dell'operato industriale nell'isola – si snoda lungo quegli anni, attraverso narrazioni autobiografiche, interviste e un ricco apparato iconografico e documentale che fanno emergere la profonda lacerazione prodotta dalla discesa dell'industria sui territori rurali. Dalla povertà estrema al benessere, fino alla grande dismissione delle fabbriche – e di conseguenza la desertificazione del paesaggio di Ottana, che coinvolge anche l'abitato –, in queste pagine è rielaborata la complessa relazione tra tempo e identità, fra Stato e alterità, a dimostrazione di come il passato e la memoria siano capaci di trovare nuovi modi di essere attivati e reinventati a seconda delle esigenze dell'attualità.
Risorsa locale
Donzelli Editore, 04/03/2021
Abstract: Che ne è del carattere sperimentale ed empirico della ricerca in un'epoca di omologazione crescente? Questo interrogativo guida le conversazioni tra Pier Luigi Crosta e Cristina Bianchetti sulla ricerca territoriale intesa come fare guidato da una soggettività mossa da affetti e relazioni. Lo scopo del libro è mettere in evidenza gli snodi principali della traiettoria di studio di Pier Luigi Crosta: una traiettoria originale, mai ideologica e per qualche aspetto eversiva, che ha caratterizzato il panorama degli studi sulle politiche pubbliche in Italia, delineandosi al di fuori di preoccupazioni accademiche. Un percorso segnato da uno strenuo empirismo e da vere e proprie tattiche del dissenso: disaffezione rispetto ai propri stessi giudizi; diffidenza nei confronti delle teorie; apprezzamento dell'improvvisazione e dell'anomalia; uso di concetti come scollegamento e disgiunzione; attenzione ai concetti di utile, utilizzazione, uso e ai loro legami; attenzione ai nessi tra familiarità e innovazione; rottura delle sequenze, per cui a una cosa può, o non, succederne un'altra. L'obiettivo di fondo è rilanciare una concezione libera e plurale della ricerca. In un'ottica in cui è cruciale il richiamo a Hirschman, alla sua curvatura intellettuale. Questo volume ribadisce che la ricerca è un intreccio mobile e non del tutto razionalizzabile e formalizzabile di interessi, motivazioni, conoscenze e convinzioni. E che può tornare a essere affermativa, capace di rispondere a orizzonti aperti che non la consegnino al nichilismo o alla malinconia.
Risorsa locale
La resistenza ebraica in Europa
Donzelli Editore, 08/03/2021
Abstract: Perché gli ebrei non si sono difesi? Perché non hanno opposto resistenza? Domande come queste sono molto frequenti, in particolare nei ragazzi che si accostano allo studio della Shoah, e l'immagine degli ebrei portati come pecore al macello, vittime inermi della barbarie nazista, è quella prevalente nel senso comune. Come se il popolo ebraico fosse una massa omogenea, un gregge che senza reagire ha soggiaciuto alla violenza del proprio carnefice. L'assoluta necessità di non dimenticare i morti e i campi di sterminio, di fare in modo che la memoria, una volta scomparsi i testimoni diretti, resti sempre viva e vigile, ha fatto sì che le celebrazioni abbiano sempre privilegiato gli esiti dello sterminio senza guardare a cosa fecero gli ebrei in quegli anni in reazione alle politiche liberticide e poi sempre più liquidatorie dei regimi nazista e fascista. Il libro di Daniele Susini abbraccia il punto di vista delle vittime, che prima di diventare tali in molti casi hanno praticato varie strategie di resistenza. Dalla resistenza armata a quella spirituale e culturale fino alle innumerevoli forme di salvataggio e autoaiuto attuate nei ghetti e perfino nei campi di sterminio: sono tante le sfaccettature del vasto e potente movimento di opposizione al tentativo di annientamento morale e materiale del popolo ebraico, in particolare nei paesi dell'Est, dove il fenomeno è stato più diffuso e importante. Guardare agli ebrei come a individui che in forme diverse, minime o esplicite, hanno lottato contro la violenza inaudita e senza precedenti che li aveva travolti aiuta oggi ad arricchire con il racconto di vite attive e resistenti la memoria della più immane tragedia del Novecento, evitando che essa venga ridotta a un tragico bilancio di morti che rischia di scivolare in un passato sempre più lontano dalle giovani generazioni.
Risorsa locale
Donzelli Editore, 08/02/2021
Abstract: La sfida, oggi, è non dimenticare questa lezione, mettendo di nuovo lo Stato al centro della gestione delle ingenti risorse che arriveranno dall'Europa grazie al Recovery Fund. Siamo a un passaggio storico determinante per il futuro del paese: questi fondi possono essere spesi per rimediare ai guasti del nostro sistema sociale e produttivo, oppure possono essere l'occasione per cambiare davvero tutto, decidendo che di questa seconda ricostruzione dell'Italia deve farsi carico in primo luogo il sistema pubblico, lo Stato nel senso più largo possibile del termine. Come declinare l'idea di ripresa? "Più Stato e meno mercato", reclamano con forza gli autori di questa riflessione a più voci sulla ripartenza post-pandemia: puntare sullo Stato e sul pubblico è il primo indispensabile investimento dell'Italia futura. È dalla cultura alla scuola, dalla ricerca al lavoro, dalla mobilità allo sviluppo industriale, passando per la sanità, la politica energetica e le telecomunicazioni: non c'è settore interessato dalle politiche pubbliche che non venga esplorato come possibile oggetto di una rivisitazione completa, grazie a una mano pubblica sapientemente guidata. Il libro propone una visione innovativa e partecipata, in grado di indicare gli obiettivi concreti, possibili, ma anche iconici di un nuovo modello di sviluppo basato sulla centralità dello Stato.