Trovati 63428 documenti.
Trovati 63428 documenti.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: In una casa isolata nel deserto due uomini discutono della natura del tempo e del significato dell'agire umano nella storia. Discutono e aspettano. Uno, Richard Elster, è un anziano intellettuale per niente pentito dell'appoggio che ha dato al governo nella guerra in Iraq, l'altro è un giovane regista che vorrebbe girare un documentario su di lui. L'improvvisa scomparsa della figlia di Elster li costringe a interrompere discussioni e attese e a cercare altre risposte per altre domande: che cosa è capitato alla ragazza? Scelta, fatalità oppure orrendo crimine? L'intensità della scrittura di DeLillo al servizio di una straordinaria riflessione sull'enigma del tempo, il tempo in cui ogni momento perduto è la vita, la nuda vita.
Risorsa locale
London Fields (Versione italiana)
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Un mistery, il romanzo di un delitto ricco di comicità, una satira apocalittica, una meditazione su amore e morte, e sull'inverno nucleare. 1999: in una Londra post-thatcheriana, dura, violenta, ferita, tra Dickens e Blade Runner. Qui sbarca lo scrittore americano Samson Young in cerca d'ispirazione; e qui si trova di fronte, reale e in svolgimento, la storia del suo romanzo, che dunque trascrive "in presa diretta" sulle orme di un inquietante trio: Nicola Six, disperata femme fatale e per sua stessa ammissione, "figura della fantasia maschile", che si fa complice del suo omicidio; Keith Talent, truffatore e mediocre criminale con la passione del gioco delle freccette, assassino designato; Guy Clinch, "l'antagonista", liquida figura dell'alta borghesia, ricco, inibito e innamorato di Nicola. Intorno a loro la Crisi segna la fine del millennio: i missili nucleari pronti per il lancio, la terra apparentemente rovesciata sul suo asse, il sole, sempre bassissimo all'orizzonte, in un clima, anche meteorologico, che profuma di estinzione.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: È il 1889, eppure si direbbe l'inizio del mondo. Michele Angelo e Mercede sono poco più che ragazzini quando s'incontrano per la prima volta, ma si riconoscono subito: "lui fabbro e lei donna". Quel rapido sguardo che si scambiano è una promessa silenziosa che li condurrà dritti al matrimonio, e che negli anni verrà rinnovata a ogni nascita. Dopo Pietro e Paolo, i gemelli, arriveranno Gavino, Luigi Ippolito, Marianna... La stirpe dei Chironi s'irrobustisce e Nuoro la segue di pari passo: se prima "la campagna e la roccia abitavano insieme agli uomini, che avevano i ritmi dimessi del sole e delle bestie", ora i pastori e i mercanti devono fronteggiare quel fermento di modernità che pare voler travolgere ogni cosa. Le strade cambiano nome e si allargano, accanto alla pesa per il bestiame spuntano negozi e locali alla moda, e se circolano più soldi nascono anche bisogni che prima non c'erano. Come i balconi da ingentilire lungo via Majore, ad esempio, e Michele Angelo - che sa del ferro come nessun altro, ed è capace di toccare la materia con lo sguardo prima di plasmarla - si spezza la schiena in officina per garantire prosperità alla sua famiglia. Ma "la felicità non piace a nessuno che non ce l'abbia", e infatti quei Chironi venuti su dal nulla, così fortunati, sono sulla bocca di tutti. È l'inizio della stagione terribile: i gemelli vengono trovati morti, i corpicini fatti a pezzi e nascosti in un cespuglio, mentre la Prima guerra mondiale raggiunge anche Nuoro, e bussa alla porta di casa Chironi proprio quando Gavino e Luigi Ippolito - taciturno e riflessivo il primo, deciso e appassionato il secondo - sono in età per essere arruolati... La voce unica di Marcello Fois squaderna il Novecento con una forza poetica e infallibile, e ci consegna un romanzo che abbraccia in un solo sguardo le storie piccole e quelle grandi, la luce calda dei ricordi d'infanzia e le ombre fitte dell'età adulta. L'epica del quotidiano accompagna le sorti dei Chironi a ogni pagina, seducendo il lettore con un racconto in cui la memoria del sangue - ciò che davvero, sotterraneamente, tiene unita una famiglia - si allea alla potenza della letteratura. E ciascun personaggio sembra quasi a proprio agio, sballottato dalle onde degli anni che s'inseguono, forse perché impegnato a cercare dietro di sé il passato dal quale proviene - umile o nobile, vero o inventato che sia. L'importante è non cedere mai di fronte alle sventure: "perché non c'è genia, da che mondo è mondo, che sia nata forte e invincibile se nutrita di lacrime". "Certo Michele Angelo era arrabbiato contro questa sorte che con una mano dava e con due prendeva, ma lui non piegava la testa, aveva imparato che certe leghe cedono quando meno te lo aspetti, basta un colpo in più. Il metallo è cosa viva, lui capisce la mano che lo forgia. Capisce il cuore di chi lo lavora".
Risorsa locale
Einaudi, 10/04/2012
Abstract: Dopo averci raccontato come nessun altro i misfatti del Nordest italiano, e averci appassionato con le indagini dell'Alligatore, Massimo Carlotto ha deciso di allargare lo sguardo, e andare al cuore del crimine dei nostri tempi, globale e senza frontiere. Con i pregi che l'hanno fatto amare da tanti lettori: lo stile essenziale, la perfetta padronanza dell'intreccio, i personaggi che nella loro amoralità e crudeltà riescono ad affascinare, perché li sentiamo veri, umani nella loro disumanità. O nelle loro ossessioni, come la straordinaria coppia della poliziotta B.B. e del boss Grisoni, unici a contrastare l'avvento della Dromos Gang. *** Come una danza leggera e sapiente, ma implacabile, uno tra i più amati scrittori italiani ci conduce nella orgogliosa arroganza del nuovo crimine. E racconta da par suo una grande storia, che spazia dai boschi radioattivi di Cernobyl ai caveau delle banche svizzere. Con una irresistibile gang di privilegiati. Zosim, Sunil, Giuseppe, Inez. La Dromos Gang. Si sono conosciuti studiando Economia a Leeds. Brillanti, impeccabilmente vestiti, del tutto amorali ma tra loro fraterni, quattro giovanissimi con pesanti famiglie alle spalle piombano su Marsiglia da ogni parte del globo, per prendersela tutta. Sono convinti che il mondo è di chi corre veloce come il denaro, di chi corre più veloce di tutti, e il resto non merita di vivere. È subito guerra con i vecchi arnesi: un tenace boss corso di lunga carriera, e una poliziotta in disgrazia che ha un'idea tutta sua della giustizia. Mentre un narcotrafficante allo sbaraglio, che porta il nome fatale di un grande calciatore, proverà a giocare la sua esilarante, tragica partita. E Marsiglia, il luogo oggi dello scontro criminale per eccellenza, dove i conflitti si risolvono a colpi di kalashnikov, diventa l'epicentro di un sisma vastissimo, dalle conseguenze del tutto imprevedibili.
Risorsa locale
Einaudi, 23/11/2010
Abstract: Si dice che quando si perde la vista si amplino gli altri sensi. Dev'essere per questo che a Barnaba, che sta per diventare cieco, la voce di Anne sembra di un "colore caldo e brillante, lucido di tenerezza". Ma di Anne forse non ci si può fidare. È elusiva, inventa dettagli, e se deve dire che un vestito è giallo, non dice che è come un limone o un girasole, ma "giallo come l'amore legittimo, o l'adulterio che lo rompe". Eppure Barnaba decide di farsi guidare dalla sua voce per le sale del museo di Reims, e di condividere con lei il suo segreto, l'ossessione per un celebre dipinto che lo ha spinto fin lì. Il racconto di due solitudini che si incontrano e si riconoscono. Una parabola cristallina sul potere evocativo della parola, sul sottile crinale tra capacità immaginifica e menzogna, ma soprattutto sull'esperienza vertiginosa della letteratura. "È da quando ho saputo che sarei diventato cieco che ho cominciato ad amare la pittura ". Inizia così il racconto di Barnaba, un giovane ex ufficiale di Marina che a causa di una malattia "malcurata" sta perdendo progressivamente la vista. Ormai le immagini per lui si confondono in "un'opacità indistinta e chiara", una sensazione quasi tattile, tanto deve avvicinarsi alle cose, sfiorarle con gli occhi. Barnaba ha deciso di sfruttare il tempo che gli rimane per fissare nella memoria alcuni capolavori dell'arte. È per questo che lo troviamo nel museo di Reims, tra le tele di Corot, Géricault e Delacroix. Ma Barnaba è lì per un quadro in particolare: il Marat assassiné di David. Quella tela, da quando l'ha vista in una riproduzione, è diventata un piccolo rovello: ha subito sentito che in qualche modo lo riguardava. Mentre Barnaba si aggira per le sale del museo, aggrappandosi ai dettagli per dare una forma ai dipinti - come del resto si fa con le nuvole -, la voce accesa e leggera di una donna gli si affianca. È Anne, di cui Barnaba non riesce ad afferrare nemmeno il colore esatto degli occhi. Anne ha indovinato il suo segreto e inizia a descrivergli i quadri che lui quasi non vede. Tra i due nasce come un gioco fatto di pudica sensualità, di intima tenerezza. Perché Anne in alcuni casi mente, racconta quello che non c'è, inventa particolari. E Barnaba lo sa. Ma il raccontare in sé non è in fondo un po' mentire? O forse è la possibilità di vedere oltre il dato sensibile, attraverso la capacità immaginativa? La voce di Anne, allora, diventa il filo da seguire nel labirinto che è il museo, che è la letteratura, alla scoperta di passaggi segreti, di percorsi di senso. E Barnaba si lascia condurre, prendendo a sua volta la parola per raccontare il "suo" Marat, in un continuo scambio di ruoli, quasi un codice amoroso. La scrittura fluida e precisa di Daniele Del Giudice ci guida in questo racconto in cui i luoghi ancora una volta sono geografie dello spirito, e il dolore una porta da attraversare per attingere alla conoscenza. Un testo breve in cui c'è tutta la potenza di un grande scrittore. L'atteso ritorno in libreria di un piccolo gioiello letterario uscito nel 1988 per Mondadori.
Risorsa locale
Einaudi, 05/06/2012
Abstract: Benvenuti al Drive-in 1: siamo in Texas, è un venerdí sera e l'Orbit, il piú grande drive-in mai esistito, è stipato di gente che sgomita per popcorn e Coca-Cola, pregustando la Grande Nottata Horror. Ma sul piú bello, il drive-in stesso si trasforma in un film dell'orrore: gli spettatori diventano gli involontari ed esterrefatti protagonisti di un incubo orchestrato dal mostruoso Re del Popcorn, sintesi delle peggiori conseguenze dell'ossessione al consumo. E se nel Drive-in 2 vediamo i personaggi sopravvissuti aggirarsi in un paesaggio irriconoscibile, La notte del drive-in 3 ci catapulta in un microcosmo ancora piú delirante: un mondo di misteriose e inclassificabili meraviglie, dove ci si imbatte in inondazioni di proporzioni bibliche, in un pesce gatto che potrebbe ingoiarsi la balena di Giona e in una schiera di creature oscure, di una malvagità paragonabile solo a quella dell'essere umano al suo peggio.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Tredici racconti che ci immergono nella Los Angeles degli anni Ottanta. Tredici istantanee di un mondo troppo patinato per essere vero, eppure troppo riconoscibile per essere falso. Figli ricchi e viziati di genitori mai cresciuti, rockstar invasate in tour mondiale, star della televisione effimere e vacue, lettere scritte per non ottenere alcuna risposta, amori impossibili vissuti nei brevi momenti di una gita allo zoo, vampiri che guidano la Porsche, malviventi maldestri e apatici ma non per questo meno crudeli, ragazzi morti in un incidente stradale o ragazze che stanno per morire di cancro. Come in una galleria - in cui il decennio maledetto che ha travolto ogni certezza viene catturato nella sua posa venefica - questi ritratti spettrali, freddi e precisi come un videoclip, ricostruiscono l'iconografia di una umanità assediata dall'indifferenza, tra droghe, sesso e abusi a non finire. Lo sguardo tagliente di Bret Easton Ellis ci presenta una commedia umana degli orrori che si cristallizza in una rigorosa limpidezza formale, fra dialoghi indimenticabili e una descrizione spietata della disgregazione sociale attorno a cui emerge un'intera generazione, risucchiata dal crollo di tutti i valori.
Risorsa locale
Einaudi, 17/03/2011
Abstract: Gano di Maganza ci descrive il caratteraccio e la stupidità di Rolando e spiega con chiarezza perché non è vero che lui sia stato un traditore. Isotta ci svela tutti i trucchi coi quali lei e Tristano riuscivano a gabbare quel babbeo di re Marco. Marie Le Jars de Gournay, figlia adottiva di Montaigne e curatrice dei Saggi dopo la morte dello scrittore, nega ambiguamente di aver interpolato il testo originale con cose sue. E poi ancora le storie d'amore del trovatore Guillem de Cabestanh e una nobildonna provenzale, di Sordello da Goito e Cunizza da Romano, di Vittorio Alfieri e Penelope Pitt (con tanto di duello col marito di lei), di Antonio Machado e Pilar Valderrama, diventata la fantomatica Guiomar nelle sue poesie. Segre scrive questi racconti con un¿ampia gamma di voci: eroica, comica, ironica, drammatica, reticente. Per ogni personaggio inventa una parlata. Ogni storia è l'occasione per mettere a punto uno stile diverso. Invenzione e scrittura vanno così di pari passo, mettendo a fuoco in maniera indelebile personaggi e situazioni. Il risultato è un libro inaspettato: un "esordio" letterario di un autore che passa alla fiction dopo anni di critica e di filologia. E che è riuscito a trasferire nella pagina scritta non solo le competenze e le tecniche studiate negli anni, ma soprattutto l¿amore per la letteratura e il gusto per una scrittura che sappia svelare, alludere, sorprendere e divertire.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Giuseppe ha i capelli rossi, i brufoli e un'inesauribile riserva di denaro nel portafoglio. Vincenzo invece è bello e tenebroso, come ogni antagonista che si rispetti. Il terzo amico è quello che racconta: l'occhio inquieto che registra con caustica, millimetrica precisione la vertigine dei loro quindici anni, la lunga inerzia del liceo, il precipizio dentro l'età adulta. Siamo a Bari, e sono gli anni Ottanta. Assassinata l'era delle ideologie, le strade sono piene di ottimismo, le televisioni commerciali stanno ridisegnando la mappa dei desideri, "qualcosa di molto simile alla follia meteorologica percorre l'economia del nostro piccolo paese". Il tempo è rapido, vorticoso, illuminato dal bagliore non del tutto estinto dei tanti risparmi inceneriti. Ma sotto quelle ceneri ci sono altri soldi che bruciano dalla voglia di passare di mano in mano. Eppure, via via che i tre ragazzi affrontano la vita, risulta evidente che le cose non sono così semplici. A dispetto delle loro case sempre più lussuose, a dispetto dell'ascesa dei padri (un imprenditore ossessionato dalla scalata sociale, un principe del foro, un ex meccanico dai molti talenti che ha preso denaro in prestito dalle persone sbagliate), a dispetto delle madri - o delle matrigne - che consumano i tacchi davanti alle vetrine, il radar dei loro occhi adolescenti registra vibrazioni inaspettate. Nicola Lagioia ha scritto un romanzo d'iniziazione maturo e arrabbiato. Con una scrittura tesa, alta, capace di precisione lenticolare e di accensioni vertiginose, racconta una storia di amicizia, di tradimenti, di conflitti generazionali - arrivando infine a rappresentare il germe dei giorni che stiamo vivendo, ovvero l'eterna adolescenza di un paese che diventa vecchio senza essere cresciuto. "I cambiamenti scavano la fossa al vecchio mondo in modo che il suo crollo sia spesso molto silenzioso. È così che cambiano gli uomini - una smorfia, uno scatto di nervi, una parola al posto di un'altra parola -, è così che da un momento all'altro noi non siamo più noi stessi".
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: La globalizzazione - e la fine delle diffidenze della Guerra Fredda - favoriscono la solidarietà con persone lontane. Questo amore per il distante sembra promosso anche dalle comunicazioni elettroniche e dai viaggi piú facili. Ma quello che amiamo cosí è spesso un'astrazione, e chi ne paga il prezzo è l'amore per il prossimo richiesto per millenni dalla morale giudaico-cristiana. Come in un circolo vizioso, questa tendenza si salda con l'indifferenza per il vicino prodotta dalla civiltà di massa e dalla scomparsa dei valori tradizionali. E come nel momento in cui Nietzsche proclamò la "morte di Dio", siamo alla soglia di un territorio radicalmente nuovo. Dove la morale dell'amore non è piú possibile per mancanza di oggetto. "Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo? Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale. Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. Il comandamento si svuota. Perché non abbiamo piú nessuno da amare".
Risorsa locale
Einaudi, 02/12/2010
Abstract: In questa storia raccontata a ritroso, la vita di un criminale di guerra nazista, il dottor Tod T. Friendly, viene narrata a partire dalla sua conclusione, procedendo all'indietro verso l'inizio. Cosí il dottor Friendly muore e in seguito si sente significativamente meglio, rompe con le sue amanti con un gesto che prelude alla loro seduzione; inoltre fa scempio dei propri pazienti prima di mandarli a casa. Fuggendo dal corpo del medico morente, che aveva lavorato come complice dei nazisti nei campi di concentramento, la coscienza del dottor Friendly inizia a vivere la sua vita dal fondo, consapevole soltanto che quella che sta vivendo è la vita di un uomo orribile in un tempo tremendo.
Risorsa locale
Il secondo libro dell'ignoranza
Einaudi, 05/06/2012
Abstract: Dopo Il libro dell'ignoranza e Il libro dell'ignoranza sugli animali, tradotti in ventisei lingue e best-seller anche in Italia, un nuovo prontuario contro le chiacchiere e le leggende metropolitane che scambiamo per verità. *** John Lloyd e John Mitchinson continuano nella loro nella intelligente, scoppiettante opera di demolizione dei falsi miti e dei luoghi comuni. Ancora una volta, avrete modo di scoprire che molte cose sono diverse non solo da come sembrano, ma addirittura da come pensavate che fossero. Verrete a sapere che certo l'acqua del Mar Morto è molto salata, ma non la piú salata sulla Terra. O che contare le pecore serve a tutto, fuorché ad addormentarsi. Troverete finalmente la risposta alla domanda se sia nato prima l'uovo o la gallina. E apprenderete con sgomento che la vita eterna, ebbene sí, esiste. Graffianti come sempre e documentati come sempre, "i due John" ci aprono le porte di un paese delle meraviglie in cui la storia, la geografia, la scienza - insomma, il Sapere - si prende la rivincita su supposizioni e leggende; dimostrandosi, oltretutto, la piú divertente delle avventure.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: "Mio padre si chiamava Eric Fletcher Waters. Morì ad Anzio il 18 febbraio 1944. Io sono nato 165 giorni prima della sua morte. La gente mi conosce come Roger Waters, voce, bassista e autore della maggior parte dei testi dei Pink Floyd". Inizia così una delle confessioni dell'immaginaria "istruttoria" che fa da spina dorsale a questo libro. Un romanzo che ricostruisce la parabola artistica dei Pink Floyd facendo coincidere i dati biografici con quelli fantastici, dando forma a un impasto unico modellato intorno a una delle band più celebrate del ventesimo secolo. A sovraintendere a questa febbrile requisitoria sono "i siamesi": due cervelli per un solo corpo, un legame conflittuale come quello che unì Roger Waters e David Gilmour. Ma qual è stato l'originario "evento scarlatto" che ha fatto dei Pink Floyd la leggenda che sono diventati? Sappiamo che Syd "Diamante Pazzo" Barrett - dopo appena due dischi e un'esperienza psichedelica dalla quale non si riprenderà mai più - viene allontanato dai suoi stessi compagni. È allora che decide di rinchiudersi nello scantinato della casa di famiglia a Cambridge, in compagnia delle sue amate chitarre e di tutta la musica che ha in testa. La stessa musica che, grazie ai concerti tenuti dal gruppo, continua a fare il giro del mondo: come se il talento visionario di Barrett - tramite insondabili vie oniriche - avesse continuato a influenzare sotterraneamente ogni canzone composta dagli altri Pink Floyd dopo il suo esilio. L'estro catalogatore ed enciclopedico di Michele Mari si fa in questo libro vertiginoso: l'autore sembra schiudere le porte del suo laboratorio per interrogare in profondità la genesi del processo creativo. Il potere della letteratura si allea in queste pagine a quello della musica: solo così è possibile far dialogare i personaggi delle canzoni dei Pink Floyd con i membri stessi della band, Stanley Kubrick con le coriste, David Bowie con Michelangelo Antonioni... Come il prisma scompone un raggio di luce mostrando lo spettro di colori che lo costituisce, così l'autore disseziona il nucleo incandescente delle canzoni dei Pink Floyd fino a svelare come dietro ogni loro singolo verso si nasconda un messaggio rivolto all'altrove.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: La storia inizia il 20 gennaio del 1902, sotto una luna piena chiara e fredda. Un semplice torto - un sorso d'acqua negato a lui e suo padre - e Samuele Stocchino, che non ha nemmeno sette anni, si trova davanti al suo destino, segnato dalla "solitudine, la morte degli affetti, il ringhio della vendetta". A soli sedici anni, mentendo sull'età, Samuele si arruola per la campagna di Libia dove impara ad uccidere. A ventun anni è richiamato per la Grande Guerra dove rischia piú volte di morire e sempre resuscita, con ferocia. Quando rientra ad Arzana da eroe pluridecorato, scopre che durante la sua assenza è stato derubato di tutti i suoi averi. Come un ritorno all'infanzia il suo dolore muto è pronto ad esplodere fino al 20 gennaio del 1920, la notte dell'eccidio, quando ancora una luna piena maledetta sussurra sventure. Braccato, temuto, imprendibile, nel lungo periodo della latitanza l'eroe Samuele Stocchino diventa "la tigre d'Ogliastra", una figura epica in bilico tra l'agiografia popolare e la mitologia del banditismo: il terrore dei possidenti che non vogliono abbassare il capo, il latitante su cui, per volontà del Duce, pende la taglia piú alta mai fissata per un ricercato.
Risorsa locale
Einaudi, 13/04/2012
Abstract: Un cane regalato mette a nudo un matrimonio che fa fatica a stare su, e chissà se a Tano fare il vigile basterà. E il Matto Bedini? Esisterà davvero o saranno le solite chiacchiere di paese? Di sicuro esistono i due ragazzini che decidono di scoprire finalmente la verità. Una lettera che un chirurgo forse aprirà, forse no. Che forse gli farà aprire gli occhi su una storia di quotidiana disumanità, forse no, ma è certo che li farà aprire a noi. Un'azienda che sta morendo, anche se ha ancora qualcosa da dire, e un fiume che sta morendo, anche se ha ancora qualcosa da dire. Una vacanza nell'estate piú strana fin qui e una in pieno inverno, e la scoperta che il passato riesce a ferire nonostante i patti e le promesse, ma forse non mortalmente. Un comico all'apice del successo che compie una scelta difficile da capire. Un rapimento per errore che forse non è tanto per errore. Una moglie già anziana che si è portata dentro tutta la vita un incredibile segreto e adesso lo svela. O forse no. E quale verde aspetterà il giovane medico per oltrepassare il semaforo davanti al quale la sua vita sembra essersi tranquillamente assestata? E sarà davvero morto quel gatto tirato sotto la sera in cui un papà decide che non vuole piú parlare a suo figlio attraverso lo specchietto retrovisore? E quello scontrino pescato tra i rifiuti, e se... una delle prossime cinque macchine fosse una golf... Ma questa casa, comunque, non la vendo. Ci sono molti tipi di amore, in queste storie. Nessuno facile. Verso i figli, verso i genitori, verso gli amici, dentro le piú diverse coppie e famiglie. Ma c'è soprattutto tenerezza, nei racconti teneri come in quelli che colpiscono dritti allo stomaco. E c'è speranza e futuro, nei finali aperti che lasciano immaginare tante soluzioni possibili. E sempre c'è tenerezza nello sguardo che l'autore rivolge alle persone, e ai suoi indimenticabili personaggi.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: "Stavo camminando sulla sabbia invernale, solida, pesante. Spingevo la carrozzina con te dentro, mi piaceva voltarmi indietro e vedere le tracce che lasciavamo, due rotaie parallele, un binario curvo, con in mezzo i segni dei miei passi. Il mio percorso dentro il tuo percorso, il mio sentiero dentro la tua via". Leonardo è diventato padre da pochi giorni. La nascita di Mario ha ribaltato il suo modo di vedere e sentire le cose, come se una locomotiva avesse sfondato le pareti di casa: il suo bambino è adesso "il punto più folto dell'universo". Lo osserva attentamente, per quell'intruso che è: un piccolo alieno piovuto sulla terra, un concentrato di potenzialità e vita irriflessa. È affascinato dai suoi occhi spalancati sul mondo, dal suo essere corporeo, insieme inattingibile e totalmente permeabile: "Per ora sei attraversato da tua madre. Prima la respiravi, immerso dentro di lei. Adesso la mangi. Un'ondata di mamma ti attraversa". Lui pensa a quando Mario sarà abitato dalle parole, a quando i pensieri lo porteranno lontano. Vorrebbe accompagnarlo, o aspettarlo laggiù, nutrendolo a sua volta del "latte nero" della scrittura: "Queste parole, da nere che sono, diventeranno trasparenti, trapassate, trapensate, solo se ci sarai tu che le leggi". Decide di scrivere su un quaderno quello che prova per lui e quello che ha imparato dalla vita: gli racconta le sue storie d'amore e le sue disillusioni, i rapporti con la famiglia, le esperienze più scontate e quelle di cui non si parla volentieri. "Io sono stato un bambino felice. Poi, a quattordici anni ho scoperto che era tutta una finzione. Ora tocca a te". È il senso autentico delle cose che vuole consegnargli, senza infingimenti né censure. Il figlio dovrà leggerlo quando sarà un adolescente, e il suo sguardo potrà illuminare ogni frase facendo sbocciare nuovi significati. Ma questo castello di parole è destinato a crollare ben presto, davanti alla più inaspettata e indicibile verità.
Risorsa locale
Einaudi, 04/03/2011
Abstract: "Quest'anno ho piantato un viale di tigli, li ho piantati per rendere più bella la terra che lascerò, li ho piantati perché altri si sentano inebriati dal loro profumo, come lo sono stato io da quello degli alberi piantati da chi mi ha preceduto. La vita continua e sono gli uomini e le donne che si susseguono nelle generazioni, pur con tutti i loro errori, a dar senso alla terra, a dar senso alle nostre vite, a renderle degne di essere vissute fino in fondo". "Ora che avverto quotidianamente l'incedere della vecchiaia, la memoria mi riporta sovente ai luoghi in cui ho vissuto... " dice Enzo Bianchi che parte con cuore, testa e memoria, alla ricerca di tutti i luoghi che hanno suscitato in lui affetti e sentimenti, dove ha trascorso l'infanzia o che ha raggiunto viaggiando. E noi partiamo con lui. Quelli che visitiamo sono angoli di mondo ma anche luoghi della vita e dell'anima. Sono il Monferrato con le sue colline, i bric, il paese con la sua comunità, le usanze, i proverbi, l'esistenza grama, la fatica e i momenti di forte e gratuita solidarietà. Sono via Po a Torino, l'università, i portici con i caffè all'aperto. Sono anche la più lontana Santorini con la sua luce impareggiabile e l'occhio puntato sul Mediterraneo. Sono la cella del monaco, un luogo da dove osservare il mondo, dove diventare consapevoli delle gioie e delle sofferenze e dove prendono forma le parole con cui narrare qualcosa della vita. Un luogo in cui si ripropone sovente la domanda: che ne è di noi? Perché questo viaggio, naturalmente, è anche un viaggio nel tempo, un viaggio nella vita che scorre, nei giorni di un uomo e in quelli delle stagioni. I giorni degli aromi, ad esempio, che imprimono nella memoria di tutti la Teresina del Muchèt con il suo logoro abito nero, la saggezza popolare, le formaggette e le erbe profumate. O le luci lontane dei falò che brillavano un tempo sulle colline per segnare l'inizio e la fine dell'estate. Sono i giorni del focolare, passati a tavola conversando insieme ai famigliari e all'ospite, gustando il cibo preparato con cura e bevendo il vino che celebra e festeggia (ma che, a volte, è usato per non guardare negli occhi il proprio dolore). Ma sono anche le vacanze di Natale, quando i bambini aspettavano la festa preparando il presepe e la sera della vigilia il grande ceppo, el süc 'd Nadàl, ardeva nel camino. Sono i giorni della memoria, quella dedicata ai morti e quella delle persone care. E le ore dell'amicizia che scalda il cuore e della fraternità, nonostante. Sono tutti giorni che attraversano il tempo e fanno parte del nostro vivere: alcuni ci fanno soffrire, altri ci rallegrano e ancora ci stupiscono. Dentro ognuno di questi ricordi, così come per Il pane di ieri, ci sono tante cose: c'è un senso esatto dell'esistenza, dello scorrere del tempo e delle stagioni dell'uomo. C'è un guardare avanti. E c'è una parola per la vita di ognuno di noi.
Risorsa locale
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Con la forza intellettuale e l'acume che lo hanno reso celebre, Enzensberger disegna il profilo del perdente radicale di ogni tempo. Ieri il combattente nazista, oggi il terrorista islamico. Colui che ha resuscitato la tradizione del nichilismo autolesionista, amalgamando istanze religiose, politiche e sociali in una strategia di distruzione a vasto raggio. Contro l'America, contro il capitale internazionale, contro il sionismo, contro gli infedeli. Perché il perdente radicale non conosce la soluzione del conflitto, il compromesso. E quanto piú è assurdo il suo progetto, tanto piú fanaticamente lo persegue. Come era accaduto con Hitler, il suo vero obiettivo non è la vittoria ma lo sterminio, non è il controllo ma il dissolvimento, non è la vita ma il suicidio collettivo e la fine con orrore. Convinto della propria superiorità e animato da cieco vittimismo, l'islamista chiede a gran voce rispetto per sé senza riconoscerlo agli altri. Riservando solo alla propria minoranza di eletti la salvezza da un mondo che condanna alla morte.
Risorsa locale
Una giornata al Monte dei Pegni
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Una professoressa con i capelli a spazzola e un balordo che ce l'ha con il mondo intero. Una simpatica vecchietta in ciabatte, un povero Cristo e tre buffi giostrai. Che ci fanno tutti nello stesso posto? Al Monte dei Pegni ciascuno porta con sé la propria storia, ma a parlare è soprattutto "la roba" che passa di mano in mano: gioielli, argenti, tappeti e pellicce. Ma anche piatti decorati, spille e piastrine. Oggetti piccoli e grandi, "pezzetti di vita" che per necessità o per timore vengono lasciati lì, in attesa - si spera - di poterli un giorno riscattare. Per scrivere questo libro Elena Loewenthal ha osservato con sguardo discreto la fila ordinata che ogni giorno, in attesa del miracolo, si snoda davanti agli sportelli del Monte dei Pegni: gli oggetti depositati si trasformano in banconote, le preoccupazioni lasciano spazio alle speranze. L'autrice accompagna il lettore lungo un percorso fatto di memorie e di piccoli addii, raccontando il doloroso sollievo che ogni separazione porta con sé. Fino a scoprire che - malgrado i ricordi sembrino avvolgere tutto ciò che possediamo - in realtà "le cose tacciono, siamo noi che c'illudiamo di ascoltarle".
Risorsa locale
Einaudi, 02/12/2010
Abstract: "Mi ribello all'affermazione corrente che sia un dono di natura. La comicità è un lavoro di cervello". "Francamente trovare idee per la mia vita mi sembrerebbe troppo, avendola anche vissuta". Più che un'autobiografia, Bugiarda no, reticente è un vitale, indisciplinato, liberissimo confidarsi di Franca Valeri come fa la notte con se stessa, o con i suoi cani. I ricordi di un'esistenza febbrile si fanno strada a modo loro sgomitando nel buio. E Franca Valeri è lì, pronta a infilzarli uno ad uno con l'ironia puntuta e l'intelligenza sintetica e spiazzante, per trasformarli in racconto. Quando si ha da restituire una vita e non una scansione ordinata di fatti, le priorità di un'intera esistenza si possono anche riassumere in poche splendide righe, se si possiede l'etica disciplinare della sintesi: "A vent'anni era affondare il fascismo, a trenta avere in pugno il teatro, a quaranta tutto, a cinquanta occhiali e quasi tutto, e... eccomi". Fra una virgola e l'altra, e disseminati in queste pagine, ci sono naturalmente i fatti, gli affetti, gli eventi: i genitori, gli amici, la scuola, le leggi razziali, la guerra, il trasferimento da Milano a Roma; gli episodi più importanti della lunga carriera, dagli inizi in Francia, con il Teatro dei Gobbi, all'ultima commedia appena scritta. La nascita dei personaggi più celebri, dalla Signorina Snob alla signora Cecioni. E gli amori, anche: due uomini da raccontare senza imbarazzi come grandi traditori. E, nettissimo, il ritratto di una generazione di donne libere e anticonformiste, uscite dalla guerra ventenni con una storia tutta da inventare. Ma quello che conta, e che resta, è il sorriso storto con cui Franca Valeri commenta e valuta ogni episodio, è la qualità dello sguardo, la grana della voce che trasfigura tutto, l'incontro con Charlie Chaplin dietro le quinte di un teatro come la descrizione di un vestito di georgette. Capita, leggendo questo libro, di tornare indietro. Si sorvola su una frase e mentre si legge quella successiva si è colpiti da una freccia sulla nuca. È una sensazione bellissima seguire un'intelligenza che va dove vuole, capace di sorridere sui grandi e sui piccoli eventi senza compiacimenti e senza retorica, offrendo ai nostri tempi ridondanti una irripetibile lezione di stile.