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Fazi Editore, 06/02/2020
Abstract: Michael Kohlhaas, uomo rispettoso e onesto mercante di cavalli brandeburghese, è quasi una rappresentazione del bene divino: questa è la storia della sua trasformazione in un demonio.Un giorno, mentre si reca a una fiera di cavalli, a un certo punto trova la strada sbarrata; sprovvisto del lasciapassare richiestogli, si vede costretto a cedere una parte della sua merce a un nobile per poter attraversare i suoi possedimenti. Si rende presto conto di essere stato raggirato e, al suo ritorno, ritrova i cavalli spossati e denutriti. In seguito a questo grave sopruso, scioccato dalla miseria umana, Kohlhaas si anima di una fortissima sete di giustizia e pretende perciò di ristabilire l'ordine in un mondo caratterizzato dalla prepotenza e dalla depravazione. Rinunciando alla sua ineccepibile virtù e al suo rigore morale, il mercante mette in piedi un esercito di sbandati e scatena una ribellione violenta, che si alimenta del sostegno popolare e che, tuttavia, dopo aver sovvertito e messo in crisi l'intero ordinamento dello Stato, gli sarà fatale.Ispirato da un fatto di cronaca del sedicesimo secolo, von Kleist costruisce un racconto sorprendentemente moderno per tema e stile, che ha influenzato e suscitato l'ammirazione di scrittori come Thomas Mann, Franz Kafka e Hermann Hesse. Franz Kafka dedicò una delle uniche due apparizioni pubbliche della sua vita alla lettura di alcuni passaggi da Michael Kohlhaas."Il racconto più forte della letteratura tedesca".Thomas Mann"Non riesco a pensare a quest'opera senza essere travolto dalla commozione e dall'entusiasmo".Franz Kafka"Non siamo nulla, in confronto a Kleist".Rainer Maria Rilke
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Marsilio, 30/01/2020
Abstract: La gita a El Paraje, il paesino della Patagonia ai piedi del vulcano Tunik, sembra proprio un viaggio premio a Pipa Pelari e alle sue compagne di classe, la prima occasione di lasciare il prestigioso collegio di Buenos Aires in cui passano le giornate per sperimentare la libertà dei loro quindici anni. Non possono immaginare che una fuga per andare a ballare, all'insaputa della professoressa Roviralta, non vedrà tornare una ragazza del gruppo, Cornelia Villalba, segnando l'esistenza delle altre per sempre. Dieci anni dopo, una messa in memoria di Cornelia scaraventa Pipa in quel passato che ha tentato in tutti i modi di dimenticare. Ormai donna e agente della squadra Omicidi, viene convinta dalla madre della sua compagna scomparsa – sicura che la figlia sia ancora viva e insospettita dai necrologi che un individuo misterioso ha fatto pubblicare per lei – a riaprire l'indagine e a lasciarsi inghiottire, proprio come Cornelia, dalle nevi del Sud, dove l'incubo è cominciato.Un thriller ad alta tensione, popolato di personaggi inquietanti e crudeli, che indaga sul dramma della tratta delle bianche e svela il marcio che accomuna i bassifondi e i salotti lussuosi della società argentina, dove comprare e vendere le donne rende più del traffico di droga, e la violenza è una chiave che apre tutte le porte.
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Adelphi, 23/01/2020
Abstract: Jamaica Kincaid appartiene alla schiera degli autori che, nati alla "periferia dell'impero" (nel suo caso ad Antigua, nei Caraibi), hanno immesso nuova linfa nella letteratura di lingua inglese. Fin dall'inizio la sua voce si è rivelata penetrante, precisa, inconfondibile. Ma con l'"Autobiografia di mia madre" si è d'improvviso arricchita di tonalità cupe e vaste risonanze, quasi giungesse a noi portata dal "vento nero e desolato" che incessantemente soffia alle spalle della protagonista. È una storia di solitudine e insanabile risentimento, di insofferenza per la "stanza nera del mondo", che assume qui il profilo di paesaggi lussureggianti. Le vicende di Xuela, di madre cariba e padre per metà scozzese e per metà africano, abbandonata insieme a un fagotto di panni sporchi dopo che la madre è morta di parto, dispiegano un variegato itinerario nell'infelicità, dove le durezze del mondo si scontrano con un carattere roccioso, torvo e visionario. E a ogni passo la vita di Xuela si intreccia con quella di un fantasma, la madre non conosciuta, colei che non ha potuto raccontare la sua vita e l'ha attraversata come "fossile vivente" del popolo caribo.
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Adelphi, 23/01/2020
Abstract: Da un'isola caraibica di smaltata bellezza si può anche fuggire – e in un'isola simile si può anche morire. L'agonia di un fratello malato di AIDS è di per sé un'esperienza atroce, ma per chi questo fratello non lo vede da vent'anni, per chi questo fratello non l'ha mai amato, la disgrazia può diventare un gorgo di estraneità, di colpe, di ricordi pieni di rancore. È quel che accade a Jamaica Kincaid: l'enigma di un uomo che muore scatena in lei, più che dolore, l'implacabile rovello di chi si è lasciato alle spalle una vita di miseria, abbandono e ostilità, marchiata per sempre da un inesorabile senso di sconfitta; una vita intessuta di rapporti familiari aspri e crudeli, dominati da una madre che col suo amore minaccioso ha legato a sé i figli in una relazione di torva dipendenza: "Avrei voluto dirgli, Non sa quello che fa, ma non sono mai stata capace di dirlo a me stessa, non sono mai stata capace di perdonarla per nessuna delle cose che non sapeva di fare quando le ha fatte a me. Lo guardai in faccia. I ricordi non le piacciono, avrei voluto dirgli". Algida e rabbiosa, ipnotica e ossessiva, la prosa di Jamaica Kincaid scava e ferisce, trascinando il lettore in una ricerca di sé che ha la stessa forza irradiante dell'"Autobiografia di mia madre"."Mio fratello" è apparso per la prima volta nel 1997.
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Adelphi, 30/01/2020
Abstract: Mr. Potter è analfabeta e fa l'autista ad Antigua. È l'ultimo degli undici figli che un pescatore ha avuto da otto donne diverse; sua madre è andata incontro "al mare che l'avrebbe inghiottita" quando lui aveva cinque anni. Mr. Potter è crudele, indifferente, ripiegato su se stesso. Non ha mai amato nessuno, neppure "le molte bambine con il naso uguale" che gli hanno generato troppe donne diverse.È una di quelle figlie ignorate e appena intraviste – ora che Mr. Potter è morto e di lui non resta alcuna traccia, foss'anche una lapide su cui piangere – a dar corpo alla sua immagine, a strapparlo al "grande ed eterno silenzio". La sua storia nasce così da un furente lavoro di scavo, da un'affannosa investigazione – perché la figlia ha incontrato Mr. Potter una sola volta, scambiando con lui poche frasi, ed è "necessario" sciogliere l'enigma, riscattare l'oltraggio, restituire senso all'assenza, impedire che svanisca "ogni speranza, ogni prova del suo amore". Una storia che la prosa ipnotica e ossessiva di Jamaica Kincaid trasforma in una fosca ode, dove astio immedicabile e imperioso anelito alla tenerezza, lancinante estraneità e intimità biologica (si può amare qualcuno "perché il suo naso ha esattamente la stessa forma del tuo"?) vibrano e si fondono, coinvolgendo il lettore in quella ricerca di sé che ha reso indimenticabili "Autobiografia di mia madre" e "Mio fratello".
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Adelphi, 30/01/2020
Abstract: "Questo libro canterà sul vostro scaffale. È troppo soffocato d'amore per suscitare invidia, troppo umile per gli encomi, e tuttavia è così impressionante da non poter eludere lo stupore". Così Derek Walcott salutò "In fondo al fiume" – primo libro di Jamaica Kincaid –, che radunava i racconti poetici già accolti dai lettori del "New Yorker" come rari gioielli letterari: a scorci di una natura lussureggiante che suscita inquietudini profonde si alternano i ricordi di un'infanzia caribica fatta di scoperte minute e preziose, di dolenti rapporti familiari dominati da una madre che tutto dona e poi tutto nega – "Mi cinse con le braccia, stringendomi sempre più la testa al petto, finché non soffocai" –, e che verrà magistralmente celebrata nella torrida e furente "Autobiografia di mia madre". Nulla è come sembra, in questo libro breve ma inesauribile: e quando i paesaggi si accendono di colori violenti è per meglio accogliere nell'ombra i sentimenti più riposti di una creatura ancora "primitiva e senza ali". La voce della giovane Kincaid ("il mio nome mi riempie la bocca") è schietta, capricciosa e ingannevolmente semplice, e vi risuonano i ritmi laceranti di quella prosa visionaria e incantatoria che sarà soltanto sua.
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Storia universale dell'infamia
Adelphi, 23/01/2020
Abstract: Simile a un enciclopedista cinese, Borges volle accostare una sequenza di destini tenebrosi come altrettanti "esercizi di prosa narrativa". Il tono è quello, impassibile, di chi intende "raccontare con lo stesso scrupolo le esistenze degli uomini, siano stati divini, mediocri o criminali", e ritrovarle tutte in una pura "superficie di immagini". Ma chi cercasse in questi ritratti dati certi e attendibili si ingannerebbe. Ispiratore occulto è qui Marcel Schwob, che nelle sue "Vite immaginarie" inventava le biografie di uomini "che erano realmente esistiti ma di cui non si sapeva pressoché nulla". Procedimento che in Borges si inverte: "leggevo la vita di un personaggio conosciuto e la deformavo e falsificavo deliberatamente secondo la mia fantasia". Con la sua usuale sprezzatura, Borges definì una volta queste storie "l'irresponsabile gioco di un timido". Di fatto erano il primo gioiello di una nuova specie di letteratura.
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Longanesi, 13/02/2020
Abstract: L'esordio in libreria del collettivo satirico più amato del web"Posto a confronto con la frase 'chiudiamo i porti', un buonista si riconosce subito perché inizia a sudare, mostra segni di disagio e tenta di articolare ragionamenti complessi (eccedenti le tre parole). Nel frattempo il sovranista convince almeno tre persone (se è al bar; trecentomila, se è sui social) a raffiche di slogan. Pulito, veloce, efficace, e capita che ci vinci pure le elezioni."Siete stanchi di argomentare con gli urlatori, ragionare con gli odiatori, mantenere la calma con folle di sovranisti isterici? Avvertite un senso di nausea ogni qualvolta aprite un social network, sfogliate un giornale, ascoltate la radio o uscite per strada? Attenzione, siete chiaramente dei buonisti sull'orlo di una crisi di nervi e questo manuale è stato scritto APPOSTA PER VOI. Per voi che, nell'era dell'odio e degli slogan urlati, con i vostri toni pacati il più delle volte finite per essere zittiti e tacciati di "buonismo radical chic". A voi vogliamo trasmettere un messaggio importante: inutile opporsi, ridimensionate le ambizioni e pensate, piuttosto, a sfangarla! Dal lavoro all'amore al tempo libero, in questo manuale troverete storie esemplari da cui prendere ispirazione (oppure no), strategie pratiche da mandare a memoria, editoriali controversi, giochi di dubbio gusto e test di autovalutazione per mettere alla prova le vostre effettive probabilità di sopravvivenza al ventennio che ci si prospetta: razzista, misogino, populista, autoritario. In una parola, sovranista. Vi sembra che stiamo esagerando? Immaginate se mai si arrivasse a una situazione tale da costringere, per dire, una novantenne, scampata alla guerra, alla persecuzione nazista e ai campi di concentramento, a fronteggiare le minacce di un manipolo di leoni da tastiera sovranisti. Immaginate se quella novantenne dovesse essere messa sotto scorta, per questo. Una roba da pazzi, no?
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Happy Happy - Edizione italiana
Longanesi, 06/02/2020
Abstract: "Molti credono che la competizione, e quindi la vittoria, siano alla base del successo. La verità è che il successo, il più delle volte, consiste nel riuscire a collaborare con gli altri e trovare un accordo che lasci tutti felici. Anche quando gli altri vogliono qualcosa di totalmente diverso da noi." Secondo Lars-Johan Åge, esperto negoziatore svedese che collabora con l'unità ostaggi dell'FBI e con la polizia del Regno di Svezia, una trattativa può ritenersi vinta solo quando entrambe le parti coinvolte ne escono soddisfatte e, quindi, felici. Il suo metodo, battezzato Happy Happy, si fonda sull'idea-chiave che l'esito di una negoziazione sia influenzato tanto dal risultato quanto dal modo in cui lo si raggiunge. Quando si stringe un accordo è meglio avere una controparte felice e disposta a collaborare, piuttosto che destreggiarsi in un clima di ostilità e tensioni: trovare un compromesso soddisfacente per tutti innesca un circolo virtuoso che consente di ottenere risultati spesso migliori di quelli attesi. Grazie alla sua esperienza sul campo, Åge ha elaborato un modello strategico facile ed efficace che è davvero alla portata di ognuno di noi perché, come scrive nell'introduzione, "il bisogno di collaborare e andare d'accordo con gli altri è parte del nostro dna". Servono solo un po' di pratica e soprattutto un buon allenatore.
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Lindau, 23/01/2020
Abstract: In questi racconti sulla guerra e il campo di concentramento, lo sguardo di Borowski si fissa sui sofferenti, sui vinti, e con oggettiva spietatezza mette a nudo la crudeltà e il cinico egoismo che prevalgono nell'animo dell'uomo in lotta per la sopravvivenza. Quel che ci si rivela è un inferno in cui la violenza è esercitata dall'aguzzino sul prigioniero, ma anche da quest'ultimo sul compagno di detenzione, per disperazione e per sottrarsi al diretto peso dell'oppressione. Ne emerge un quadro disilluso e terribile che illumina in una nuova prospettiva la tragedia dei lager. Che il peggior delitto dei massacratori sia stato quello di corrompere la coscienza delle loro vittime?
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Lindau, 30/01/2020
Abstract: Le persone sono al giorno d'oggi sempre più frustrate e infelici, spesso incapaci di far fronte alle più piccole difficoltà della vita quotidiana. I casi diagnosticati di depressione, disturbi d'ansia e obesità sono sempre più numerosi, e il consumo di psicofarmaci è in vertiginoso aumento tra gli adulti così come tra i bambini. In una società dove ormai si offre di tutto e ogni esigenza materiale viene facilmente soddisfatta, mancano paradossalmente quella forza interiore e quel senso profondo dell'esistenza che sono una vera ancora di salvezza per l'uomo.Francesca Luzzi ci mostra come recuperarli sviluppando una "mente strategica", ossia quell'assetto mentale che ci permette di essere più elastici e più morbidi nelle interazioni con noi stessi, con gli altri e con la realtà, le tre sfere fondamentali attorno alle quali si struttura la vita di ognuno di noi. Si tratta di ottenere un "equilibrio instabile" che ci consenta di adattarci in modo funzionale al contesto che ci circonda. Ma per farlo occorre essere disposti a mettersi in gioco e a riconoscere la fondamentale importanza dei processi mentali in ogni ambito della vita quotidiana.Questo libro vuole essere un piccolo ma concreto aiuto per vivere nel modo migliore possibile, imparando a sfruttare tutto il potenziale della nostra mente per far fronte alla sfide della vita e sentirci così appagati, godendo di noi stessi, delle nostre relazioni e del mondo attorno a noi.
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Neri Pozza, 13/02/2020
Abstract: Inizia con questo volume la pubblicazione della prima edizione mondiale delle Opere Complete di Ivan Illich, un autore la cui attualità e il cui significato, al di là della sua prima, clamorosa ricezione negli anni Settanta del Novecento, forse solo oggi sono diventate pienamente visibili. La sua critica radicale della modernità e delle istituzioni dell'occidente coincide infatti con un nuovo sguardo sull'umanità dell'uomo, che non appare più come una natura biologica o un'identità culturale presupposta, ma come l'insieme delle pratiche e delle tecniche immemoriali attraverso le quali gli uomini e le donne si rendono la vita possibile, cioè come la dimensione che Illich chiama "convivialità". Si suole distinguere nella biografia di Illich il periodo in cui egli opera ancora all'interno della chiesa e quello in cui dichiarerà di rinunciare per sempre all'esercizio del ministero sacerdotale, iniziando un'attività di scrittore e conferenziere che farà di lui in pochi anni una figura conosciuta e discussa in tutto il mondo. I testi raccolti in questo primo volume, in buona parte inediti, mostrano che fra l'Illich dentro la Chiesa e quello fuori (o ai margini) della Chiesa non è possibile segnare alcuna frattura. La concettualità dell'Illich critico della modernità e archeologo della convivialità nasce come uno sviluppo radicale e coerente di categorie teologiche e filosofiche già presenti nel pensiero del sacerdote, prima di tutto quella escatologica di Regno, che non è per lui un compito da realizzare nel futuro, ma qualcosa di integralmente presente, di cui occorre testimoniare qui e ora.
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Neri Pozza, 06/02/2020
Abstract: Amelia Rosselli nasce il 28 marzo del 1930 a Parigi, figlia di Marion Cave, un'attivista del partito laburista britannico, e di Carlo Rosselli, esule antifascista (fondatore di Giustizia e Libertà) e teorico del Socialismo Liberale. Nel 1940, ancora bambina, è costretta a fuggire dalla Francia in seguito all'assassinio, compiuto dalle cagoulards (le milizie fasciste), del padre e dello zio Nello, voluto da Benito Mussolini e da Galeazzo Ciano. Il duplice omicidio la traumatizza e la sconvolge dal punto di vista psicologico: da quel momento Amelia Rosselli comincia a soffrire di ossessioni persecutorie, convinta di essere seguita dai servizi segreti con lo scopo di ucciderla. Esule con i suoi familiari, si trasferisce in un primo momento in Svizzera, per poi spostarsi negli Stati Uniti. Si cimenta in studi di carattere musicale, filosofico e letterario; nel 1946 torna in Italia. Negli anni '60 si iscrive al PCI e le sue poesie, che iniziano a uscire sulle riviste, attirano l'attenzione di Zanzotto, Raboni e Pasolini. Sarà quest'ultimo a presentarla ufficialmente al mondo letterario con una introduzione alle prime poesie. La morte della madre e altre drammatiche vicende le causarono ricorrenti esaurimenti nervosi. Non accettò mai la diagnosi di schizofrenia paranoide che le venne fornita da cliniche svizzere e inglesi, ma parlò per lo più di lesioni al sistema extrapiramidale, connesse alla malattia di Parkinson, che le si manifestarono già a 39 anni. È rimasta una figura di scrittrice unica per il suo plurilinguismo e per il tentativo di fondere l'uso della lingua con l'universalismo della musica. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a via del Corallo, dove è morta suicida l'11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione.
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Neri Pozza, 06/02/2020
Abstract: È la primavera del 1938 quando Elise Landau arriva a Tyneford House, sulla costa del Dorset. È in fuga dall'Austria, e dal nazismo ormai al potere. Tra le stanze in penombra dell'antica dimora inglese, dove prende servizio come cameriera, solo un filo di perle della madre, indossato sotto la divisa, le ricorda la vita scintillante di Vienna, e l'ambiente vivace e mondano della ricca borghesia ebraica cui appartiene. Aggrappata al ricordo, e a un'immagine di se stessa che non c'è più, Elise vaga come uno spettro in una casa dove non ha un posto: a disagio con il resto della servitù, subalterna al padrone, l'affascinante vedovo Christopher Rivers, la giovane donna impara presto a dimenticare il passato, o a nasconderlo. Finché un giorno a Tyneford House giunge Kit, il figlio di Mr Rivers. Tra lui ed Elise sboccia un amore limpido e intenso, e la vita sembra tornare piena di gioia. Ma la guerra sta per raggiungere l'Inghilterra, pronta a spazzare via le certezze di tutti, incurante dei destini dei singoli. Kit viene chiamato al fronte e i due giovani amanti sono costretti a separarsi, senza sapere cosa ne sarà del loro futuro. Perché il mondo come lo conoscevano è sul punto di cambiare irrimediabilmente: ed Elise sarà costretta, per sopravvivere, a cambiare anche lei. A diventare un'altra. Imparando che, nel corso di una vita, si può essere più di una persona. E, forse, si può amare più di una volta.
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Neri Pozza, 27/02/2020
Abstract: "Daniel Mason costruisce il suo romanzo Soldato d'inverno con ambienti e personaggi così avvincenti da rendere difficile interrompere la lettura. C'è nel romanzo qualcosa di più di un'indiscutibile abilità di narratore. Il racconto si snoda con tale precisa conoscenza dei tempi e dei luoghi, tale perizia nello sviluppo di situazioni (che l'autore sicuramente non ha vissuto di persona), da far ipotizzare una capacità immaginativa che in qualche modo s'avvicini a un transfert". Corrado Augias, il Venerdì di RepubblicaUngheria settentrionale, 1915. Per tre anni il ventiduenne Lucius Krzelewski ha consacrato con severità monastica la sua vita allo studio della medicina. Ma allo scoppio della Prima guerra mondiale, dinnanzi all'offerta di far parte di una squadra di dottori in un ospedale di guarnigione, non esita ad arruolarsi. Viene spedito in un villaggio annidato in una valle dalle pendici morbide, con due viuzze di case che scendono giù da una chiesa fatta di tronchi malamente sbozzati. La chiesa è diventata l'ospedale di campo, un avamposto gelido e devastato dal tifo, presieduto da suor Margarete, una giovane suora infermiera che, dopo che i medici si sono dati alla fuga, è la sola ad accogliere i camion carichi di feriti che si riversano a ritmo incessante nella valle colma di neve. Una sera di febbraio compare un contadino avvolto in un gigantesco mantello di pelle di pecora. Trascina una carriola in cui giace il corpo raggomitolato di un soldato con gli occhi sbarrati, in evidente stato di shock. Lucius e Margarete accolgono il soldato, lo spogliano e lo lavano e restano stupefatti dinnanzi ai numerosi fogli di carta celati nella fodera del suo pastrano: sono disegni di uomini, soldati, treni, montagne e animali fantastici, tutti eseguiti dalla stessa abile mano. Chi è quell'uomo? Da dove viene e cosa gli è successo? E, soprattutto, quale prezzo sarà disposto a pagare, Lucius, per rispondere a queste domande? Dalle dorate sale da ballo della Vienna imperiale alle foreste ghiacciate del fronte orientale; dalle improvvisate sale operatorie ai campi di battaglia battuti dalla cavalleria cosacca, Soldato d'inverno è un magistrale affresco dell'Europa in guerra e, al contempo, uno struggente romanzo d'amore, colpa e redenzione.
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Marsilio, 06/02/2020
Abstract: Una metaforica peste sembra aver colpito il rock, che non è più il linguaggio della ribellione in musica né quello stile di vita che si nutriva di estremi: solitudine e aggregazione, diavolo e acqua santa, profonda malinconia e gioia sfrenata, folle eccitazione e mistica lentezza. Per riportarci alle atmosfere, ai volti e alle vicende che hanno reso il rock il genere più popolare al mondo, Massimo Cotto ci guida attraverso una grande avventura narrativa sulle tracce di vite maledette e affascinanti, mostrandone il dietro le quinte. Dal suo inesauribile repertorio l'autore estrae centouno storie di fortune e sconfitte, tragedie e amori, rivolte e omicidi, rovinose cadute e incredibili resurrezioni, passioni sregolate e altri eccessi, per comporre un romanzo che ne contiene infiniti altri. Da Nico a Amy Winehouse, da Jeff Buckley a Kurt Cobain, passando per Dylan Thomas e William Burroughs, tra incontri maledetti, groupies, hotel e viaggi on the road, manager senza scrupoli e soldi facili, a storie mai raccontate si affiancano letture inedite di episodi più celebri, nell'affascinante interpretazione di un narratore dallo stile inconfondibile, frutto di incontri e conversazioni, perché "il rock racconta e si racconta non solo nelle canzoni, nelle trame e nei personaggi, ma anche attraverso le parole delle rockstar quando sono lontane dal palco".
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Neri Pozza, 13/02/2020
Abstract: Ottomila anni fa, una grande isola si trovava nel mezzo del Mare del Nord, la Doggerland. Margaret è una rinomata archeologa preistorica che ne ha fatto oggetto di studio e per essa ha sacrificato ogni cosa, anche l'amore per Marc Berthelot. Marc, sismologo, avrebbe potuto seguirla su questa strada, ma ha scelto il petrolio e ha lasciato il dipartimento di geologia di St Andrews per vivere una vita avventurosa sulle piattaforme offshore. A vent'anni dalla fine della loro relazione, Marc e Margaret vengono invitati a una conferenza a Esbjerg, in Danimarca. È un'occasione per incontrarsi di nuovo. Ma la sera prima, il 5 dicembre 2013, la Gran Bretagna è messa in allarme rosso. L'uragano Xaver sta per abbattersi sul Nord Europa, acquistando sempre più potenza, risvegliando i fantasmi di Doggerland e riportando a galla ricordi sepolti da vent'anni… Si dice che la storia non si ripeta. Ma i geologi sanno che, per periodi molto lunghi, alcune forze continuano ad agire a distanza e sono in grado di risvegliare antichi vulcani, riaprire vecchie fratture e richiuderle.
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Garzanti, 07/03/2019
Abstract: "Straordinariamente ben scritto."la Repubblica - Anna Lombardi "Una vicenda incredibile, raccontata splendidamente."The Observer""I sogni di mio padre" è un'autobiografia con lo sguardo in avanti. Scritta quando la partenza è più vicina del traguardo."Walter Veltroni"Un'autobiografia preziosa… capace di svelare il passato di un uomo costantemente alla ricerca della propria identità."Libération"Indimenticabile."Philip Roth"La più evocativa, lirica e onesta autobiografia mai scritta da un presidente."The New York Times - Michiko Kakutani"Un libro straordinario."Toni MorrisonQuesta storia ha inizio a New York quando, appena ventenne, Barack Obama riceve la notizia della morte di suo padre in un incidente stradale. È una scomparsa improvvisa che scatena un inarrestabile flusso di ricordi: la partenza della famiglia materna da un piccolo villaggio del Kansas verso le Hawaii; l'amore, nutrito dall'innocenza della gioventù e dallo spirito libertario dei primi anni Sessanta, tra sua madre e un giovane e promettente studente keniota; la separazione dal padre quando il piccolo Barack ha solo due anni; i dubbi e le paure che ben presto maturano in lui per l'incapacità di dare un senso al suo tormentoso passato. Questa emozionante odissea, alimentata dal profondo desiderio di comprendere le forze diversissime che hanno contribuito a plasmare la sua personalità, può terminare solamente dove tutto è iniziato: in Kenya. Qui Barack incontra la parte africana della sua famiglia, si confronta con le amare verità sulla vita di suo padre, e nella scelta di condividere le lotte delle sue sorelle e dei suoi fratelli africani si riconcilia finalmente con il proprio passato. Ispirata e toccante riflessione sul significato di identità scritta sotto forma di sincero e coinvolgente memoir ben nove anni prima della candidatura di Obama al Senato, I sogni di mio padre ha trasceso i confini della politica diventando un imprescindibile punto di riferimento letterario, e una lettura indispensabile per conoscere in profondità una delle personalità più carismatiche e affascinanti dei nostri giorni.
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66THAND2ND, 23/01/2020
Abstract: In Texas il football è una religione. E in nessun altro luogo è vissuto con l'intensità che si respira a Odessa – "paradossale combinazione tra il vecchio Sud e il selvaggio West" –, dove ogni venerdì sera d'autunno, illuminata dai riflettori dello stadio, una squadra di diciassettenni va in campo davanti a ventimila spettatori. Non ci sono atleti straordinari, forse nessuno giocherà nei pro, ma intorno alle inebrianti vittorie e alle inopinate sconfitte dei Panthers si è cementato negli anni l'orgoglio di un'intera comunità. Nel 1988 H.G. Bissinger decise di trascorrere un anno proprio lì, a Odessa, "la città peggiore sulla faccia della Terra", quella con il più alto tasso di omicidi della nazione, tra file di motel semivuoti e impianti di estrazione in disuso, dove gli abitanti pensavano che "l'unico governo buono fosse l'assenza di governo". Osservatore curioso e implacabile, Bissinger passò quell'anno a studiare e intervistare i giocatori, lo staff tecnico, la gente del posto, per ricomporre poi i tasselli di una cittadina tormentata dai fantasmi della segregazione e logorata dalla schizofrenia del mercato petrolifero, in cui l'euforia del boom cede ogni volta il passo alla depressione più nera. Con due milioni di copie vendute negli Stati Uniti dalla sua uscita nel 1990, "Friday Night Lights" è considerato uno dei migliori libri mai scritti sullo sport, in grado di raccontare con stupefacente precisione – pur concentrandosi su un microcosmo isolato e fuori dal tempo – i valori fondanti e le storture dell'America di oggi.
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Marsilio, 13/02/2020
Abstract: Che cosa sono le potenze dell'anima? A questa domanda, nell'atmosfera tumultuosa degli anni intorno al 1968, Elémire Zolla si cimentò a rispondere per un'esigenza anzitutto personale: esplorare le falde del mondo interiore, lo si chiami anima, psiche, coscienza, sé, intelletto o spirito, e lì dentro, nel groviglio di un sentire comunemente tormentato e diviso, cogliere la radice dell'infelicità, del disincanto, dell'indifferenza dell'uomo contemporaneo.Anche però scorgere una via all'emancipazione, al risveglio di energie salutari indagate nelle tradizioni del pensiero profondo in Oriente e Occidente. In Potenze dell'anima Zolla scruta la "prigione" di un'esistenza del tutto esteriorizzata e appiattita, con enorme anticipo sulle avvenute dipendenze dalle tecnologie digitali. Ricostruisce le antiche e dimenticate terapie della malattia psichica. Scandaglia la topografia dell'interiorità nella raggiera di metafore che a essa alludono: il vento, l'ombra, il custode, il soffio, il nagual. Ricostruisce la tassonomia delle facoltà dell'uomo interiore nei repertori delle antiche civiltà, dall'Egitto a Israele, al Tibet, all'India, alla Cina taoista, ai mondi greco, romano e cristiano.