Trovati 18824 documenti.
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Donzelli Editore, 01/06/2022
Abstract: Chiosato, interpretato, adattato e spesso anche violentato, Il Principe ha troppo spesso finito per smarrire la propria fisionomia e assumere quella dei suoi ammiratori o detrattori. Questa edizione nasce precisamente dall'auspicio di favorire una nuova intimità con un grande classico più citato che letto, anzitutto giovandosi di una versione in italiano moderno appositamente realizzata da Carmine Donzelli. La traduzione accompagna, a fronte, il testo originale del Principe, mantenendo il procedere spezzato, le peculiarità e – diciamolo pure – la bellezza della prosa machiavelliana, ma al tempo stesso scioglie gli inevitabili ostacoli linguistici e permette di avvicinarsi al testo senza le consuete difficoltà della prima lettura. Alla traduzione di Donzelli si aggiungono un commento in nota e un'introduzione di Gabriele Pedullà, che, liberati del compito di spiegare la lingua e sciogliere il significato di un italiano che non ci è più familiare, seguono il filo delle teorie politiche e del retroterra storico e letterario del pensiero machiavelliano, illuminandone tutta la straordinaria forza concettuale e i legami con la cultura del tempo. Dalla sua prima uscita nel 2013, l'edizione Donzelli del Principe ha riscosso grandi consensi, e in molti hanno manifestato l'esigenza di una versione più agile, che riassumesse per un pubblico più ampio le acquisizioni spesso rivoluzionarie di quel primo commento. A questo preciso scopo – accanto a un'edizione del testo machiavelliano rinnovata e arricchita da un corposo apparato di note e da un ampio saggio introduttivo di Gabriele Pedullà, uscita anch'essa nel 2022 – con il presente volume si intende offrire una nuova stesura del commento e della traduzione, esplicitamente indirizzata agli studenti più giovani e a tutti i lettori comuni che desiderano confrontarsi con un classico quale Il Principe, ma che hanno anche timore di perdersi in un corredo di note troppo approfondito e minuzioso. In questa riformulazione più snella, il nuovo commento condensa le scoperte di una ricerca ventennale, consentendo a tutti di apprezzare le sfumature e i sottintesi del testo di Machiavelli, collocandolo nella cultura dell'epoca e al tempo stesso svelandone l'incredibile attualità.
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Donzelli Editore, 01/06/2022
Abstract: L'origine della Storia d'Europa nel secolo decimonono, pubblicata nel 1932, è da rintracciarsi nell'assillo intellettuale di Benedetto Croce di fronte alla constatazione che, in Italia come in tutto il mondo moderno, si stesse diffondendo un sentimento di "rifiuto dell'ideale morale della libertà". Il lungo processo che aveva caratterizzato per un intero secolo lo scenario europeo dalla fine dell'Impero napoleonico aveva visto il progressivo consolidarsi, contro tutte le opposizioni e gli ostacoli, della libertà come supremo valore etico. L'Europa aveva assistito alla nascita e alla diffusione di una fede nuova, di una vera e propria "religione della libertà", figlia del pensiero moderno, legata a una determinata concezione della realtà e portatrice di un'etica ad essa "conforme". La storia dell'Europa del secolo XIX è dunque per Croce la storia della lotta (vittoriosa) della "religione della libertà" contro le altre religioni in campo: da quella cattolica a quella dell'assolutismo monarchico, fino a quella "democratica" e a quella "comunista". I primi tre capitoli, dedicati alla religione della libertà e ai suoi avversari, costituiscono una premessa, a cui segue una disamina degli sviluppi storici dello scenario europeo fino alla guerra. L'Epilogo è un accorato appello contro gli odî nazionalistici che contrappongono gli Stati dando vita a un pericolosissimo "attivismo" belligerante. Le dittature di destra e di sinistra in Europa dimostrano ancora una volta che solo la "religione della libertà" sarà capace di progettare un nuovo ordine. In una lettera del 15 febbraio del 1932, nel ringraziare Croce per avergli dedicato il libro, Thomas Mann suggellerà la forza ideale del messaggio crociano in quel passaggio della storia europea che si avviava alla tragedia: "C'è da augurarsi di cuore che questo nuovo dono del Suo spirito possa essere presto tradotto nella nostra lingua. Dio sa se la Germania di oggi non ne ha bisogno".
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L'azienda Olivetti e la cultura
Donzelli Editore, 17/05/2022
Abstract: Le vicende editoriali, nate su iniziativa di Camillo e Adriano Olivetti, non sono state ancora oggetto di uno studio complessivo e sistematico. Questo volume raccoglie i primi risultati di una ricerca dedicata alle riviste aziendali dell'impresa eporediese a partire dai primi anni venti fino agli anni novanta del XX secolo. Oltre a testimoniare l'impegno politico e una visione innovativa del fare impresa, la peculiarità di questa vicenda culturale sta nella continuità di un pensiero e di una azione, che ha le radici nella storia della famiglia fondatrice e che prosegue oltre la scomparsa di Adriano. Tra gli obiettivi del volume vi è quello di rimettere in discussione la vulgata secondo la quale il suo pensiero e la sua azione modernizzatrice si siano concluse con la sua morte nel febbraio 1960. La continuità del pensiero di Adriano Olivetti si evince da una ricca produzione culturale che si distingue per le pubblicazioni e le iniziative di alto livello, e che si incrocia con l'attività dell'impresa, nel corso del secondo Novecento. Dopo l'era di Adriano, "gli olivettiani della seconda ora" portano avanti una nuova operazione culturale con la stessa determinazione del fondatore. Tra la fine degli anni sessanta e a metà degli anni novanta, la società Olivetti prosegue la pubblicazione delle riviste aziendali senza soluzione di continuità. In particolare, il volume ricostruisce un'esperienza editoriale inedita riguardante "GO" (1973-1980), periodico dedicato a cultura, economia e tecnica, rivolto anche a lettori esterni all'azienda. "GO" fornisce indicazioni di modernizzazione della società proponendo una politica, che poteva apparire visionaria, di innovazione e di svecchiamento del paese. L'esperienza di "GO" aiuta a comprendere un altro elemento che caratterizza la storia culturale della Olivetti. Alla responsabilità del pensare e dell'agire va accostato il senso di creatività "non organizzata". Rispetto ai "grandi nomi", spesso transitati nella storia aziendale, merita ricordare figure, meno note, che hanno operato nell'ombra.
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Donzelli Editore, 17/05/2022
Abstract: C'è un pezzo importante del nostro paese che è tenuto lontano dai servizi fondamentali di cittadinanza. Aree dove non è garantito ai residenti l'accesso alle scuole, alle strutture sanitarie, ai trasporti, a internet. È l'Italia interna, per decenni oscurata, marginalizzata, rimossa perché considerata arcaica, improduttiva, refrattaria all'innovazione. Eppure sono luoghi, per lo più di collina e montagna, che offrono ossigeno, acqua, legname, silenzio, senza alcuna contropartita. E sono anche territori dove si producono alimenti di qualità, energia da fonti rinnovabili, dove la presenza umana cura e manutiene il paesaggio. La desertificazione umana di queste aree interne implica dunque un duplice costo: a monte, la svalorizzazione di ecosistemi vitali stratificatisi nel corso di secoli e, a valle, l'abbassamento delle condizioni di sicurezza e della qualità della vita. Nel 2013, su impulso dell'allora ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, nasce la Strategia nazionale per le aree interne (Snai), una politica diretta in primo luogo a riconoscere le fragilità sociali e fisiche dei luoghi e delle comunità lontane e, nel contempo, a potenziare la dotazione di servizi essenziali di cittadinanza in modo da contrastare lo spopolamento. La Snai è una politica place-based, che considera vincoli e potenzialità luogo per luogo, soggetti e risorse specifici di ogni area interna, dotazione di servizi civili e opportunità di occupazione in ogni contesto territoriale. In questo libro, scritto a più mani da alcuni dei protagonisti dell'esperienza Snai, si ricostruisce la storia di questa ancora giovane politica pubblica e si prefigurano adattamenti futuri per assicurare dignità e vivibilità agli italiani delle aree lontane.
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Donzelli Editore, 01/06/2022
Abstract: Ogni emigrazione è una rottura fondamentale nella vita. Sradica una persona, la rende priva di voce, sola e invisibile. Con spietata onestà, Günther Anders racconta la vergogna sperimentata nella propria esistenza da esule, vittima della persecuzione nazista, costretto a emigrare perché ebreo. Il suo brillante saggio – uscito su rivista nel 1962, pubblicato ora per la prima volta in volume e mai tradotto in italiano – getta nuova luce sulla principale "miseria morale" del XX secolo. Come mostra programmaticamente il titolo, la figura al centro è quella del soggetto migrante, che non vede se stesso come "immigrato", dunque proiettato su un luogo di arrivo, ma sempre in relazione alla propria origine e al proprio passato perduto. Nonostante le differenze di circostanze storiche tra l'emigrazione indotta dai regimi totalitari del Novecento e quella del nostro mondo globalizzato, questo breve e folgorante scritto ci porta direttamente al presente, un tempo in cui – osserva Anders – la fuga e l'esilio non sono più casi isolati o estremi ma si configurano come un'"esperienza generale". Nel saggio l'autore si rivolge a un "tu" che, ovviamente, rimane indefinito. Il testo assume così il carattere di una conversazione con chiunque sia disposto ad ascoltare il vissuto di qualcuno che è "incalzato dalla storia". Il carattere dialogico e quello testimoniale rendono evidente quanto Anders sia alla ricerca di una scrittura che "raggiunga la gente di oggi". Nel suo insieme, l'attenzione alla "sostanza" dell'esperienza dell'emigrante e ai destinatari conferisce al testo una straordinaria attualità. Felicemente a cavallo tra letteratura e riflessione filosofica, il testo di Anders sa andare direttamente al cuore dei problemi più significativi connessi alla "miseria" dell'emigrazione: di quella che i migranti subiscono e di quella a cui non dovrebbe essere indifferente chi si ritrova nelle mani il potere di concedere loro il "permesso di vita".
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Donzelli Editore, 05/04/2022
Abstract: Molto si è scritto sulla corrispondenza di Vincent van Gogh con suo fratello Theo, con il quale condivideva la passione per la pittura e che finanziò la sua carriera d'artista, accudendolo fino alla fine dei suoi giorni. Ben poco, invece, si sa delle tre sorelle Van Gogh: Anna, Elisabeth (Lies) e Willemien (Wil), che pure segnarono in vario modo la vita del pittore e contribuirono alla sua fortuna postuma. Attraverso l'analisi di lettere per la gran parte inedite, Willem-Jan Verlinden ripercorre le biografie delle sorelle Van Gogh, tre donne diverse per temperamento e destino, tratteggiando al contempo un quadro della condizione femminile tra la metà del XIX e l'inizio del XX secolo. Anna, la sorella maggiore, ligia alla rigida mentalità protestante dei Van Gogh, ebbe un rapporto burrascoso con Vincent, disapprovandone i comportamenti ritenuti contrari ai valori familiari. Lies intrattenne una scandalosa relazione con un uomo sposato e coltivò le sue aspirazioni letterarie, ma, caduta in povertà, fu costretta a vendere molti dei dipinti del fratello per sopravvivere. Fu però con Willemien, la sorella minore, che Vincent intrattenne il rapporto più stretto, uniti nell'amore per l'arte e per la letteratura. Wil non si sposò mai, viaggiò molto ed ebbe un ruolo attivo nel nascente movimento femminista. Il destino legherà Wil e Vincent anche nella malattia: Wil finirà infatti i suoi giorni, affetta da demenza, in una struttura psichiatrica. E persino dopo la morte sarà Vincent a sostenerla: dalla corrispondenza inedita emerge infatti che la famiglia Van Gogh riuscì a pagare le cure di Wil vendendo alcuni quadri del pittore. Il libro, corredato di un ricchissimo apparato iconografico, tra lettere, dipinti e fotografie, fa uscire dall'ombra di Vincent le figure di Anna, Lies e Wil, che aggiungono nuovi particolari alla storia della famiglia Van Gogh e offrono una prospettiva inedita sul percorso umano e artistico di Vincent.
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Dalla valigia di cartone al web
Donzelli Editore, 21/04/2022
Abstract: Chi sono le italiane e gli italiani che vivono oggi in Svizzera? Come è cambiata la loro presenza? Le associazioni in migrazione, molto attive in passato e particolarmente diffuse in Svizzera rispetto agli altri paesi, vi svolgono ancora un ruolo o sono forme di organizzazione superate? Sono gli interrogativi alla base di questo lavoro, che interseca la storia all'analisi sul campo. Nonostante la Svizzera sia l'unico paese al mondo in cui l'italiano è riconosciuto come una delle lingue ufficiali, la sua diffusione, soprattutto dal secondo dopoguerra, è dovuta principalmente alla crescente presenza della comunità italiana. Una comunità che attualmente conta quasi 700 000 persone, di cui più della metà con la doppia cittadinanza, e che rappresenta la terza collettività italiana nel mondo. Una presenza storica che ha cambiato pelle: ha lasciato le valigie di cartone per affidarsi sempre più al web. Chi oggi decide di vivere in Svizzera trova un clima sociale aperto, dove l'italianità non è più un ostacolo, ma si è trasformata in opportunità e risorsa. Certamente, si tratta di una migrazione ben diversa da quella del secondo dopoguerra, caratterizzata dal modello migratorio di epoca fordista, che implicava partenza, inserimento lavorativo stabile, sedentarizzazione e assimilazione. Oggi, la migrazione è un fenomeno molto più complesso da interpretare, dove lo spostamento è un progetto individuale e individualizzato, generalmente meno orientato alla sedentarizzazione, flessibile e non definitorio e per certi aspetti quotidiano.
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Donzelli Editore, 05/04/2022
Abstract: Il lavoro sociale ed educativo deve cambiare, imboccare una strada nuova. Quella indicata dagli esempi di cittadinanza attiva delle piccole realtà e associazioni: micro-modelli – di cui gli autori di questo libro hanno avuto esperienza diretta – in cui ad essere vincente è una concezione del fare sociale non assistenzialista ma fondata sul coinvolgimento di tutti. La vera crescita è possibile solo attraverso un'opera di rammendo: non solo occuparsi della cura e dell'assistenza degli esclusi e dei fragili ma allargare lo sguardo alla comunità intera, potenziando le capacità di ciascuno, chiamando tutti a un'opera di sutura delle fratture prodotte dalle disuguaglianze. Come i fili che nelle Città invisibili di Calvino collegavano ogni casa di Ersilia, così gli autori tracciano con la penna un unico lungo filo che connette ogni porta o sportello sociale, dai singoli abitanti ai vertici istituzionali. Questo testo è un forte appello al mondo del lavoro sociale perché ripensi sé stesso e il proprio modo di operare e di raccontarsi all'esterno, ma è anche un appello al decisore politico perché riconosca a chi lavora con i marginali e i deboli un ruolo attivo nell'orientare l'allocazione delle risorse in arrivo con il Pnrr. Senza il sostegno di politiche che riconoscano l'importanza del lavoro sociale, nessun cambiamento è possibile.
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Donzelli Editore, 21/03/2022
Abstract: Nella consapevolezza che l'itinerario politico e istituzionale di Nilde Iotti non possa essere correttamente letto al di fuori della lunga e non sempre lineare storia del Pci, il volume, che prende spunto dalla coincidenza dei centenari della nascita della deputata emiliana e del Partito comunista d'Italia, ne ripercorre le tappe più significative. I cento anni trascorsi dalla scissione di Livorno fanno da sfondo alla storia di alcune militanti, a partire da Nilde Iotti, e al loro spesso travagliato rapporto con un partito assai mutato nel tempo ma che alle sue radici rimaneva, almeno teoricamente, ancorato. Si è voluto, pertanto, ripercorrere un pezzo della storia politico-istituzionale italiana, ricostruendo, insieme a quelli di Iotti, l'impegno e la carriera politica delle "altre" all'interno del Pci, talvolta anche "contro" e "nonostante" il partito, in particolare durante gli anni settanta e ottanta che videro, insieme all'emergere di nuove generazioni di "compagne", il raggiungimento di tanti importanti obiettivi sull'accidentato percorso dell'emancipazione femminile nel nostro paese. Se, come ricordava Nilde Iotti, "la Costituzione è il più grande atto di questo secolo fatto in favore delle donne", sarebbero trascorsi, infatti, molti anni dall'entrata in vigore di quel testo, incentrato sulla dignità e sui diritti della "persona umana", perché le donne italiane potessero rivendicare l'identificazione con quel sostantivo "neutro", persona, al di là degli stereotipi coltivati dalla cultura fascista e dalla tradizione cattolica e dai quali, spesso, neanche le sinistre italiane si sarebbero dimostrate immuni.
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Il fascismo e l'immagine dell'impero
Donzelli Editore, 05/04/2022
Abstract: La sera del 9 maggio 1936, dal balcone di Palazzo Venezia e dalle radio di tutta Italia, Benito Mussolini proclama l'istituzione dell'impero d'Italia, con il celebre discorso che annuncia "la riapparizione dell'Impero sui colli fatali di Roma". La narrazione dell'impero fascista – periodo di massimo consenso e luogo ideale dove sembrano convergere l'attività e la politica passate e future del regime – è oggetto in questo libro di un'analisi approfondita, condotta attraverso la visione e la lettura delle immagini della propaganda. Se la vicenda storica è ovviamente sullo sfondo, il volume si concentra maggiormente sull'impianto iconografico e narrativo dell'impero, frutto della gigantesca macchina propagandistica messa in piedi dal regime. Quali mitologie incarnavano le immagini di propaganda? Come si strutturavano i significati sociali dell'ampia cultura visuale dominante del tempo (manifesti, copertine, filmati, opere d'arte, esposizioni, cartoline, arredi urbani, progetti architettonici)? Lo studio, frutto di un lungo periodo di ricerca, propone un ampio ventaglio di ipotesi interpretative, incrociando le teorie dell'arte e dell'immagine con la filosofia politica, la storia culturale e la dimensione sociologica. A differenza dell'approccio storico tradizionale, la metodologia qui sviluppata è propria dei lavori di cultura visuale, che pensano le immagini come luoghi di elaborazione politica, sociale e mitologica. Il libro propone per la prima volta uno studio di questo tipo e di tale portata sull'iconografia del fascismo imperiale, con immagini in gran parte inedite o raramente studiate. In conclusione di questa ampia ricognizione, l'autore apre anche al tema della difficoltà di rielaborare, nel mondo contemporaneo, la memoria di questo periodo storico traumatico.
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Donzelli Editore, 10/02/2022
Abstract: Franca Ongaro è stata una intellettuale di straordinario impegno civile: il suo nome è da sempre legato a quello del marito Franco Basaglia, con il quale si è resa protagonista della "rivoluzione culturale" che ha portato alla chiusura dei manicomi. Eppure, il suo ruolo non si è esaurito nell'impresa comune accanto al compagno di una vita: durante gli anni della sua attività parlamentare, come senatrice nel gruppo di Sinistra indipendente, fu capace di tradurre le esperienze e le riflessioni del movimento basagliano in attività legislativa. Puntare una luce su Franca Ongaro, attingendo alle carte del suo archivio, vuol dire riscoprire la storia di una donna che ha scritto molto ma che ha voluto si parlasse poco di sé: apparentemente discosta, rispetto alla personalità straripante di Basaglia, nel tempo un cono d'ombra ha finito per avvolgerla e sovente il suo spessore di studiosa è stato schiacciato su ruoli marginali – come quello di dattilografa o di segretaria di Basaglia –, non valorizzando la ricchezza del suo impegno civile che la portò a fare ricerca in modo nuovo rispetto alla cultura scientifica dominante e a promuovere prese di coscienza e lotte di liberazione che oltrepassarono i confini manicomiali. Ne sono un esempio le battaglie a favore delle donne e dei diritti delle persone meno garantite, a conferma che la deistituzionalizzazione non poteva fermarsi semplicemente alle soglie del manicomio, ma doveva rappresentare un processo continuo contro tutti i muri di parole, contro i pensieri, i pregiudizi, le culture che potevano limitare la dignità degli uomini e delle donne.
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Lettere a Virginia Woolf dal XXI secolo
Donzelli Editore, 21/03/2022
Abstract: E se esistesse una casella postale nel passato dove spedire messaggi per noi importanti? E se la destinataria fosse l'artista e pensatrice che ha influenzato di più la nostra vita? Immaginate dunque questo piccolo volume come una finestra temporale, un portale tra oggi e ieri, per parlare direttamente a lei: Virginia Woolf. A farlo sono un gruppo di scrittrici, studiose, artiste, e alcune lettrici appassionate, così care a Woolf che al common reader, nel senso di "non specialista", sempre si rivolge. Nelle loro lettere raccontano a Virginia di trasformazioni personali e ispirazioni, le confidano segreti, paure, riflessioni sul nostro tempo. Per lettera, appunto: riesumando uno strumento di comunicazione "antico". Poetiche, divertenti, drammaticamente sincere, in tutte risuona una gratitudine e una passione profonde, perché con Virginia succede così: una volta conosciuta, con lei si instaura una relazione intima, senza limiti di immaginazione, né di tempo. Non solo Virginia "possiede la propria anima", parafrasando la bella biografia scritta da Nadia Fusini, ma illumina anche l'anima di chi ha la fortuna di incontrarla. L'epistolario offre dunque una testimonianza diretta dell'influenza di Woolf nella vita personale e artistica delle donne, in Italia, oggi. Un'ulteriore prova di come il suo pensiero abbia contribuito a ispirare il femminismo della differenza e la sua poetica abbia cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo. Leonetta Bentivoglio, Elisa Bolchi, Maria Grazia Calandrone, Donatella Di Pietrantonio, Manuela Fraire, Elisabetta Rasy, Nadia Terranova e molte altre, tutte interpreti della nostra contemporaneità, hanno spedito la loro lettera "a Virginia". E Virginia, è noto, adorava ricevere lettere… Non a caso, secondo lei, "L'amicizia, e comunque ogni relazione, consiste nel parlare, o nello scriversi lettere di un qualche tipo". Come scrive Nadia Fusini nella sua Introduzione: "Nelle lettere qui raccolte lievita un'ammirazione autentica, e una gratitudine vera di cui sono certa Virginia Woolf andrà orgogliosa. Perché qui chi le scrive le si rivolge senza nessuna adulazione, ma dimostrandole un amore autentico; rivelandole, cioè, il miracolo che la lettura dei suoi romanzi, dei suoi saggi, dei suoi diari, delle sue lettere ha rappresentato nella sua esistenza. Che cosa potrebbe volere di più una scrittrice come Virginia Woolf? Non è forse questa la prova provata che ogni parola che lei ha scritto c'è chi l'ha accolta, e se ne è servita per vivere?".
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Donzelli Editore, 05/04/2022
Abstract: "Cosa significa uguaglianza?" è la domanda da cui nasce questo volume, necessaria per avviare un discorso orientato alle possibili soluzioni piuttosto che al solo riconoscimento del problema. Oggi il nostro paese è lacerato da grandi disuguaglianze – territoriali, di genere, generazionali, economiche e sociali – che la pandemia ha reso più evidenti e ha ulteriormente aggravato. È per questa ragione che dobbiamo immaginare, avviare e diffondere percorsi in grado di garantire a tutti i cittadini la possibilità di svilupparsi pienamente, avendo accesso a condizioni di vita dignitose, per poter mettere a frutto il proprio potenziale. Questo volume raccoglie idee e possibili soluzioni, con l'intento di alimentare un dibattito sempre più urgente e di diventare una base comune di riflessione a disposizione di coloro che sul contrasto alle disuguaglianze vogliono o debbono cimentarsi. A partire da una sorta di lessico fondamentale dell'uguaglianza – da Bambini a Welfare –, un gruppo di pensatori, scrittori, intellettuali e professionisti, che si occupano dei temi relativi alle cause delle disuguaglianze, alle pratiche per contrastarle e per costruire una società più giusta, provano ad attribuire a ogni voce un senso nel composito mosaico socioeconomico e culturale dell'uguaglianza. Nella prossima fase di ricostruzione post-Covid sarà fondamentale mettere in campo uno sforzo corale di ripensamento collettivo, i cui protagonisti dovranno essere in tanti, dalle istituzioni al mondo dell'impresa, dall'università al Terzo settore. La Costituzione lo esprime chiaramente: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che […] impediscono il pieno sviluppo della persona umana". I primi ostacoli da rimuovere sono, appunto, le disuguaglianze, e i soggetti chiamati a realizzare questa rimozione, insieme alle istituzioni, sono tutti i cittadini, nelle diverse articolazioni della società.
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Donzelli Editore, 27/01/2022
Abstract: L'antisemitismo è di nuovo attuale e presente nelle nostre società democratiche, in parte manifestamente, in parte celato dietro dichiarazioni critiche verso lo Stato di Israele. Basti pensare che proprio nei primi giorni di ottobre 2021 l'Europa, per la prima volta nella storia, ha varato un "piano contro l'antisemitismo" per difendere la vita ebraica in Europa contro un fenomeno in continua crescita, in particolare sulle piattaforme social e nelle modalità più odiose dell'incitamento alla discriminazione. Ma quando e dove inizia l'antisemitismo e quanto sono nuove, oggi, le dinamiche che lo caratterizzano? Odio per gli ebrei, ghetti e pogrom esistevano già nell'antichità precristiana, ma furono gli scritti neotestamentari, con la loro opposizione all'ebraismo, a gettare le basi per la nascita delle leggende sugli omicidi rituali e sugli avvelenamenti dei pozzi nonché delle persecuzioni nel medio evo cristiano. Lutero esortava allo sterminio dei "figli del diavolo"; l'Illuminismo considerava l'ebraismo irrazionale; gli scienziati davano una spiegazione razziale all'odio per il popolo ebraico, e fin troppe persone hanno partecipato alla "soluzione finale della questione ebraica" o hanno semplicemente preferito voltarsi dall'altra parte. Si potrebbe pensare che il trauma della Shoah sia stato per certi versi "utile", che ci abbia insegnato qualcosa; eppure, l'antisionismo e le ideologie di destra continuano a diffondersi da anni nella nostra società contemporanea, portando con sé un forte bagaglio antisemita e preparando il terreno per nuove violenze. L'analisi di Peter Schäfer si muove lungo secoli di storia, in otto densi e documentati capitoli di rara chiarezza espositiva: una lettura necessaria per capire perché l'antisemitismo è un fenomeno così antico e, allo stesso tempo, così attuale, che resiste a ogni tentativo di ricacciarlo nel passato, e cosa esso significa oggi per gli ebrei del nostro quartiere, d'Israele e di tutto il mondo.
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Etica e Intelligenza artificiale
Donzelli Editore, 21/02/2022
Abstract: Cos'è l'Intelligenza artificiale (IA)? Protagonista di intensi dibattiti negli ultimi anni, questa realtà assume, nell'opinione pubblica, una molteplicità di profili profondamente eterogenei. C'è chi saluta con entusiasmo lo sviluppo dell'IA riponendo nell'automazione poteri salvifici e chi, dalla parte opposta, scongiura l'avvento dei temibili robot, macchine potenzialmente in grado di esercitare il loro dominio sulla specie umana.Siamo ancora lontani dall'esistenza di una macchina in grado di avere sentimenti e autocoscienza, eppure lo straordinario progresso compiuto dall'IA permea in maniera profonda la nostra società con significative trasformazioni a livello sanitario, economico ed etico che sollevano urgenti interrogativi.Come dimostrano molti esempi in ambito sanitario proposti nel testo, l'affidabilità e l'accuratezza dei processi di IA sono, in alcuni contesti, superiori rispetto a quelli umani. Tale aspetto è, tuttavia, alimentato dalla convinzione che l'IA costituisca una realtà indipendente dall'essere umano, sempre in grado di fornire risultati accurati, neutri e oggettivi. Ma tale prospettiva, oltre ad aprire a pericolose derive di dogmatismo, può restituire una visione distorta della realtà celando, dietro la magia dell'automazione, la componente umana dell'IA.È in tale ottica che viene affrontata una riflessione sulle implicazioni etiche dello sviluppo dell'IA per comprendere, innanzitutto, quanto ciascuno, ogni giorno, interagisca con tale dimensione, la cui efficienza dipende necessariamente dalla quantità e dalla qualità dei dati che noi utenti – anche inconsapevolmente – forniamo.Coniugando attualità e analisi, attraverso un linguaggio chiaro e privo di tecnicismi, il volume offre degli spunti di riflessione per mettere a fuoco la realtà dell'IA, il suo straordinario potenziale, nonché i rischi e i limiti che la caratterizzano, al fine di incoraggiarne uno sviluppo inclusivo, sostenibile e responsabile.
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Donzelli Editore, 27/01/2022
Abstract: Nel giro di un trentennio, tra il 1850 e il 1880 circa, la zona di Mosso, una località a venti chilometri da Biella, a ridosso delle montagne, conobbe una duplice profonda trasformazione. In un primo tempo la lavorazione domestica dei panni di lana si concentrò negli opifici. In un secondo tempo i telai a mano vennero sostituiti dai telai meccanici. Franco Ramella ha ricostruito questo processo, analizzando fin dagli anni venti le trasformazioni e i conflitti sociali che l'accompagnarono. Pubblicato originariamente nel 1984, questo libro – un vero e proprio capolavoro della microstoria, di cui fu antesignano – non è semplice - mente un capitolo di storia della classe operaia, del movimento operaio o dell'industrializzazione italiana. Ponendo al centro della ricerca elementi di solito troppo trascurati, come la forza delle strutture comunitarie, il ruolo della terra come fonte di credito e di sussistenza, l'importanza dei piccoli produttori, Ramella ci offre un quadro che mette in discussione una serie di certezze o di luoghi comuni. Le lotte operaie sono inserite finalmente nelle strutture economiche, sociali, culturali che le resero possibili. Per questo, i protagonisti di questo libro sono, accanto alle vicende dei capi operai come Gioanni Sella detto il Bleu, dei crumiri come Giuseppe Torello, dei padroni e le loro mogli come Clementina Sella (cognata di Quintino), le peripezie conosciute da un piccolo podere, la Passera: ai tentativi, durati mezzo secolo, della famiglia Garbaccio Brut per rientrare in possesso della loro antica proprietà, Ramella dedica pagine non solo illuminanti ma narrativamente memorabili. Come osserva Giovanni Levi nella sua introduzione, la scelta di una scala circoscritta ha consentito a Ramella di dissociare elementi finora considerati come costituenti un tutto.
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Donzelli Editore, 27/01/2022
Abstract: ed io non sapròdi te, se ti tufferaio scenderai tra i gradonidi calcare e poseraisopra la posidoniala tua sagoma di uomoche continuerà a muoversi con le onde,che continuerà a crescere dopo di me,dopo la mareggiatae l'erosione della nostra memoria
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Bollati Boringhieri, 27/01/2022
Abstract: Chi ha inventato il pane? Non lo sappiamo. Ma fu indubbiamente un individuo di quella nazione unica al mondo che combinò la pazienza del contadino con la curiosità del chimico. Indubbiamente un egiziano.Ed è proprio dall'antico Egitto che inizia l'affascinante viaggio raccontato da Heinrich Eduard Jacob; da allora il pane è stato il cibo essenziale, il vero simbolo del benessere fondamentale per l'uomo. Un viaggio lungo 6000 anni, con il pane in epoca preistorica, e continua con un'esplorazione dell'aratro, la scoperta della cottura in forno, la passione greca per le sementi e la venerazione per la dea del pane Demetra, il significato dei numerosi riferimenti biblici e come il pane abbia contribuito al risultato della prima guerra mondiale. Per finire con una conclusione toccante, in cui Jacob descrive le sue esperienze in un campo di concentramento nazista e sul "pane" fatto di segatura. Pubblicato per la prima volta nel 1944 e frutto di una ricerca di oltre due decenni, I seimila anni del pane è una brillante celebrazione del pane e del ruolo straordinario che ha svolto nella storia umana.
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Agromafie e caporalato. 6º rapporto
Futura, 01/11/2022
Abstract: Il VI Rapporto Agromafie e caporalato, curato dall'Osservatorio Placido Rizzotto/Flai Cgil, si pone ancora una volta l'obiettivo di realizzare una fotografia dettagliata dei diversi fenomeni di sfruttamento che riguardano i lavoratori e le lavoratrici della filiera agro-alimentare. Negli ultimi due anni, il contesto generale del settore ha subito stravolgimenti epocali, che ci restituiscono una delle fasi più incerte dal dopoguerra a oggi, evocando dinamiche e scenari fino a non molto tempo fa del tutto imprevedibili.È indubbio che gli effetti della pandemia e, successivamente, della guerra in Ucraina abbiano prodotto, soprattutto tra i lavoratori meno tutelati, ulteriori difficoltà e disagi. Un trend che non può non preoccupare, se si considera il fatto che nelle nostre campagne l'esercito delle persone occupate irregolarmente è in continua crescita, con il relativo aumento dell'esposizione al caporalato e allo sfruttamento.Le analisi e gli approfondimenti contenuti nelle prime due sezioni del volume, oltre a contestualizzare la fase, provano a esaminare le norme di contrasto alle forme di sfruttamento, così come quelle di tutela e assistenza alle vittime. Una lettura fatta di chiaroscuri, in cui emergono purtroppo con maggiore evidenza gli elementi di debolezza rispetto a quelli di forza.La terza sezione rappresenta, come di consueto, la parte più innovativa del Rapporto, con l'attività di inchiesta sociale, centrata quest'anno su quattro casi di studio (in due regioni del Nord e due del Mezzogiorno), effettuata ascoltando – e riportando – la voce e le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.
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Pari e dispari. Noughts & Crosses
Magazzini Salani, 11/10/2022
Abstract: Ci sono legami che nemmeno il pregiudizio può spezzare. Perché l'amore non è mai bianco o nero e trova sempre la sua strada. Sephy e Callum sono amici sin da quando hanno memoria, ma nonostante ciò che hanno in comune, il loro legame non è destinato a durare. Sephy, infatti, è una Cross, un membro della classe al potere nella Comunità Pangeana. Ha la pelle scura ed è figlia di un uomo politico ricco e influente. Callum, invece, è un nullo: ha la pelle bianca e proviene da una famiglia umile. Nulli e Cross sono condannati a detestarsi e ogni relazione fra loro è scoraggiata. Quando Sephy e Callum si ritrovano a frequentare la stessa scuola, il rapporto trai due, fino ad allora impermeabile all'odio che da sempre li circonda, viene messo a dura prova. E mentre nel Paese infuriano proteste sempre più violente, le loro strade si dividono, forse per sempre. Dove regna l'oppressione sembra non esserci spazio per l'amicizia né per l'amore…Proprio quando tutto sembra perduto, però, i due ragazzi si ritrovano ancora fianco a fianco, pronti a lottare per scrivere insieme il loro destino. Considerato dalla critica uno tra i romanzi più influenti degli ultimi anni, Pari e Dispari è una storia di crescita, amicizia e amore. Un libro che coniuga il romanticismo immortale di Romeo e Giulietta con una riflessione originale sul tema del razzismo e dell'emarginazione.